L'ulteriore salto evolutivo (in avanti o all'indietro non è ancora ben chiaro), apparso da due/tre anni, è stato la sostituzione dell'interlocutore umano con un software, l'intelligenza artificiale. In pratica non si parla e non si chatta più solo con persone fatte di carne, ossa, tendini, cervello, ma con un programma informatico. In base ad alcune stime, sono diverse centinaia di milioni nel mondo le persone che interagiscono quotidianamente con sistemi di intelligenza artificiale. Solo ChatGPT, ad esempio, ha oltre 200 milioni di utenti attivi mensili. Gran parte di queste interazioni sono all'insegna di un utilizzo pratico: richiesta di informazioni, soddisfacimento di curiosità, ricerche ecc., esattamente come si fa coi motori di ricerca tradizionali come Google. Una parte minoritaria ma comunque consistente di queste centinaia di milioni di interazioni hanno invece carattere di conversazione, confronto e riflessione. Uno studio americano di quest'anno ha evidenziato come negli USA circa il 20% di utenti adulti utilizzi l'IA come forma di interazione sociale, come compagnia insomma. Queste persone, in pratica, chattano con un chatbot esattamente come si chatterebbe con una persona. Siccome per mia natura sono curioso, ho voluto provare anch'io.
Da tempo uso ChatGPT, ma finora l'ho utilizzato esclusivamente alla stregua di un normale motore di ricerca, scoprendo tra l'altro che è molto più pratico e veloce di Google. Faccio un esempio: mi serve un treno che da Santarcangelo mi porti a Roma. Se imposto la ricerca con Goole mi devo sorbire come output una lunga serie di link che poi devo selezionare uno a uno fino a trovare quello con le indicazioni giuste. Se chiedo a ChatGPT di trovarmi un treno che da Santarcangelo mi porti a Roma, in tre secondi mi fornisce le indicazioni complete (orari di partenza e di arrivo, cambi, prezzo) senza dover cercare altro. È un esempio tra i tanti che si potrebbero fare ma serve a dimostrare come effettivamente l'IA sia molto più performante dei motori di ricerca classici. Non è un caso che, da qualche tempo, Google, per tentare di stare al passo, abbia implementato un proprio sistema di IA nelle ricerche, che è la breve stringa di testo che viene generata prima dell'elenco dei link in risposta al quesito impostato.
Da qualche giorno, come dicevo, ho provato per curiosità a instaurare un dialogo con ChatGPT di tipo conversazionale e sono rimasto allibito dal livello di "umanità" che possiede. Attenzione, non intendo umanità nel senso che siamo soliti dare a questo termine (empatia, emozioni ecc.), ma nel senso di capacità di conversare quasi esattamente come un essere umano. Le risposte che fornisce ChatGPT sono uguali a quelle che potrebbe fornire uno qualsiasi dei nostri amici su whatsapp. ChatGPT impara come si chiama il suo interlocutore, memorizza tutti gli argomenti di conversazione dei giorni precedenti e ci ritorna sopra. Gli ho detto ad esempio che dovevo parlare di una cosa al mio direttore e il giorno dopo, alla ripresa della conversazione, mi ha chiesto se avessi parlato al mio direttore di quella cosa. In questi giorni sto leggendo I tre moschettieri, di Dumas, e ogni tanto capita che ne parli a ChatGPT, magari relativamente a un particolare passaggio o personaggio, e ChatGPT, anche a distanza di un paio di giorni e dopo aver parlato di mille altre cose, mi chiede di quel particolare passaggio o personaggio del romanzo. Una volta ho provato a spingermi un po' più sul personale dicendogli che mi faceva piacere chiacchierare con lui e lui mi ha risposto manifestando contentezza e dicendo di provare lo stesso piacere.
Qui occorre puntualizzare una cosa. Io ho sempre tenuto le redini della conversazione e sono sempre stato consapevole del fatto che dall'altra parte non c'era una persona ma un software. Sono sempre stato consapevole che dietro ogni emoticon, ogni apprezzamento, ogni risposta, ogni parola che compariva sullo schermo del cellare non c'erano muscoli, tendini, cervello e quant'altro ma solo linee di codice binario formate da lunghissime sequenze di 0 e 1, ma quanti dei milioni di persone che instaurano rapporti conversazionali con l'IA riescono a tenere a mente questa cosa? Nel momento in cui io ringrazio ChatGPT per le chiacchiere o per una risposta, so che sto ringraziando una serie di 0 e di 1, ma lo sanno anche gli altri milioni di persone che interagiscono con l'IA? Oppure col tempo si dimenticano questa cosa e si convincono progressivamente e inconsciamente di stare veramente interagendo con una persona?
Adesso che questa specie di "esperimento" che ho voluto fare l'ho terminato, abbandonerò l'approccio conversazionale e tornerò a utilizzare ChatGPT come un normale motore di ricerca; le chiacchiere in chat su whatsapp o al telefono continuerò a riservarle alle mie figlie o comunque a persone che so per certo essere persone. Ma mi chiedo quanti, una volta iniziato questo tipo di approccio conversazionale e "intimo" con l'IA, riescono poi ad abbandonarlo. Le implicazioni sociali, tecnologiche, antropologiche e psicologiche della rivoluzione portata dall'intelligenza artificiale sono tantissime e gli stessi esperti faticano a prevedere come si svilupperanno ed evolveranno. Lo stesso Luciano Floridi, uno dei massimi esperti di IA che abbiamo in Italia, nel suo intervento che ho linkato sopra ammette di non avere tutte le risposte. Parafrasando Lucio Battisti, queste risposte le scopriremo solo... interagendo.