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martedì 26 dicembre 2023

Navalny e Assange

Lo sconcerto dei media nell'apprendere della reclusione di Alexei Navalny in una colonia penale dell'Artico russo è solo in parte giustificato. D'altra parte chi conosce un po' la Russia di Putin, magari perché ha letto qualcosa di Anna Politkovskaja, sa che fine fanno là giornalisti invisi al regime e oppositori politici. Peccato che lo stesso clamore mediatico non sia dedicato a Julian Assange.

Assange è rinchiuso da cinque anni in un carcere lager del Regno Unito dopo dieci anni di persecuzioni ed esilio, e gli restano otto settimane di tempo per tentare di evitare l'estradizione negli Stati Uniti dove lo attende una sicura condanna a 175 anni di carcere, in virtù di una legge statunitense sullo spionaggio risalente al 1917.

Assange non è un criminale, è un giornalista australiano che da quasi vent'anni è perseguitato per aver fatto il giornalista e aver rivelato gli orrori commessi dagli USA nelle varie guerre per "esportare la democrazia". 

Non c'è nessuna differenza tra Navalny e Assange. Tutti e due sono attivisti politici e giornalisti perseguitati. Uno da un regime dispotico, anti-democratico e autoritario; l'altro da un regime liberale e democratico, almeno finché qualcuno non va a scavare sotto la superficie e l'apparenza.

domenica 19 giugno 2022

Assange (forse) estradato

Alla fine l'Inghilterra ha concesso l'estradizione di Julian Assange, il quale ora, salvo accoglimenti di ricorsi dell'ultimo momento, verrà trasferito negli USA dove marcirà in galera (per usare un linguaggio caro a Salvini) finché vivrà. Là rischia infatti una pena di 175 anni di carcere per aver divulgato tramite l'organizzazione WikiLeaks documenti top secret sulle nefandezze americane compiute nelle guerre in Iraq e Afghanistan. In pratica, Assange verrà incarcerato con l'unica colpa di aver fatto il giornalista, per aver cioè fatto conoscere al mondo notizie vere e che era giusto che la gente conoscesse. A meno che si voglia porre oggetto di discussione il fatto se sia giusto o no che i cittadini di una nazione sappiano ciò che combina il governo della nazione a cui appartengono.

Sono amareggiato. Il democratico e moralista Occidente aveva la possibilità di dimostrarsi diverso dalla Russia di Putin, dove i giornalisti scomodi sono trattati come sappiamo, e invece, alla fine, è fatto della stessa pasta. 

I tanti poveretti che "ah, ma lui ha violato la legge" e balle simili, sappiano che negli USA non esiste alcuna legge che proibisce la pubblicazione di documenti segreti, non può esistere a causa del Primo Emendamento della costituzione americana. Oltrettutto, Assange è cittadino australiano e, al limite, non sarebbe neppure tenuto a rispettare leggi americane che non esistono. Restando alla questione segretezza, poi, sempre i poveretti di cui sopra devono sapere che ogni anno i media americani vincono un Pulitzer per aver pubblicato scoop nel settore "National Security Journalism", scoop che prevedono la pubblicazione di documenti di interesse pubblico classificati top secret. Che è esattamente ciò che ha fatto Assange.

Non c'è molto da aggiungere. Gli USA che faranno marcire Assange in carcere sono gli stessi che si prodigarono in ogni modo per offrire protezione internazionale ad Augusto Pinochet, uno dei più sanguinari dittatori del Novecento. Ma va bene così, in fondo, come scrivono quegli schifosi (non mi viene altro aggettivo) del Foglio, gli USA sono la patria del giusto processo, no? Quindi Assange di cosa ha paura? 

Sarebbe interessante che ci fosse fornito qualche esempio di giusto processo americano. Sacco & Vanzetti? Silvia Baraldini? Rodney King? Oppure quali altri? Così, per curiosità. E con quale faccia il fogliaccio di Cerasa blatera di giusto processo quando è dal 2010 che gli USA vogliono mettere le mani su Assange e ci sono prove documentate che la CIA ha tentato più volte di farlo fuori (ovviamente alla sua maniera)?

domenica 29 maggio 2022

Il potere segreto


La sensazione predominante che ho provato dopo aver girato l'ultima pagina di questo libro è la rabbia, non tanto e non solo per i dodici anni di ingiusta detenzione di quest'uomo (è stato incarcerato nel 2010 ed è ancora recluso in una delle più famigerate prigioni del Regno Unito), e neppure per le motivazioni esclusivamente politiche (aver rivelato al mondo documenti top secret in merito alle atrocità commesse da USA e alleati in vari conflitti nel mondo) che hanno portato alla sua reclusione, ma per il fatto che questa persecuzione è messa in opera da alcuni di quei paesi, USA, Inghilterra, Svezia, Australia, che da sempre si propongono come alfieri dei diritti umani e, a parole, si fregiano di essere paladini della libertà di stampa e di informazione.

Casi come questo, ma anche come quelli di Edward Snowden, Chelsea Manning e altri, dimostrano invece che le nostre democrazie liberali occidentali, quando vengono messe a nudo e toccate nei loro più profondi e segreti meandri, si comportano esattamente come certe autocrazie mediorientali, con la differenza che mentre queste ultime eliminano fisicamente i giornalisti scomodi, le nostre li perseguitano politicamente, facendo uso scorretto e strumentale della giustizia fino a ottenere i medesimi risultati.

Julian Assange è il fondatore di WikiLeaks, una organizzazione indipendente fondata nel 2006 che, nel corso degli anni, ha diffuso via internet, violando il segreto di stato, centinaia di migliaia di file top secret in cui sono documentati i crimini e gli abusi (omicidi di civili, rapimenti, detenzioni illegittime, torture, processi sommari) perpetrati dagli Stati Uniti nelle guerre in Iraq, Afghanistan, nelle carceri lager di Guantànamo, Abu Ghraib e altri. E il tragico paradosso è che mentre Assange pur non avendo fisicamente mai fatto male a una mosca sta scontando il dodicesimo anno di reclusione, i responsabili di quei crimini e di quegli abusi sono tutti a piede libero, ben protetti all'interno dei relativi paesi.

Le centinaia di migliaia di file pubblicati negli anni da WikiLeaks non riguardavano solo crimini di guerra e abusi carcerari, ma anche i rapporti che le varie diplomazie statunitensi inviavano al Dipartimento di stato americano dai paesi in cui operavano. In pratica, raccontavano il mondo con gli occhi della diplomazia americana, e tutto con grande schiettezza, perché i diplomatici scrivevano con la certezza che i loro rapporti sarebbero rimasti riservati. Da qui veniva fuori, al di là della retorica ufficiale, cosa realmente gli americani pensavano di Putin, oppure di Berlusconi, e poi il Vaticano, Cuba, la Cina, l'Iran.

A questo proposito, duole constatare come noi, agli occhi (veri) degli americani, siamo sempre stati considerati, e lo siamo anche oggi (basta guardare la guerra in Ucraina), qualcosa meno di camerieri. In un rapporto del 2003, all'indomani dell'annuncio di Bush della "vittoria" in Iraq, l'ambasciatore americano a Roma, Mel Sembler, scriveva: "Pur riconoscendo che l'Italia può apparire un posto arcano e bizantino fino alla frustrazione, siamo convinti che è un posto eccellente per fare i nostri affari politici e militari."

Sembler scriveva questo dopo aver appurato come le proteste di buona parte dell'opinione pubblica italiana e di una parte della politica per la partecipazione dell'Italia all'invasione dell'Iraq, fossero state rese innocue dopo le pressioni dell'amministrazione Bush sul governo italiano, all'epoca guidato da Berlusconi. E a proposito di quest'ultimo, sempre Sembler scrive: "Le sue frequenti gaffe e la sua mediocre scelta delle parole hanno offeso tutti in Italia e anche molti leader europei. La sua disponibilità percepita [all'estero] di mettere i suoi interessi al di sopra di quelli dello Stato, la sua preferenza per le soluzioni a breve termine piuttosto che per gli investimenti sul lungo termine, il suo frequente uso delle istituzioni e risorse pubbliche per ottenere un vantaggio elettorale sui suoi avversari politici hanno danneggiato la reputazione dell'Italia in Europa e hanno dato un tono disgraziatamente comico alla reputazione dell'Italia in molti settori del governo americano." Ma, nonostante questo, siccome Berlusconi era un ottimo servitore degli USA: "Ma non dobbiamo denigrare Berlusconi e l'Italia perché ci daranno dividendi strategici ora e nel futuro." In altre parole, per gli americani eravamo una specie di barzelletta, ma siccome gli eravamo utili...

Comunque, tornando ad Assange, dopo una serie di pronunce sfavorevoli dai tribunali di Londra, sulla sua estradizione negli USA si attende ora il pronunciamento della ministra dell'Interno britannica Priti Patel. Se verrà concessa l'estradizione, Assange rischia una pena di 175 anni di carcere. Non per aver ucciso civili, rapinato, stuprato, rapito (quelli che hanno fatto queste cose sono liberi e gli ultimi li ha graziati Trump), ma per aver fatto il giornalista. È anche per questo che mi vergogno di quello che ha fatto il PD a Milano

È da anni che non vado a votare, e avevo una mezza idea, quando ci fossi tornato, di dare il voto al Partito democratico. Piuttosto, continuerò a stare a casa.

venerdì 22 aprile 2022

Giornalisti

Sto leggendo in questi giorni La Russia di Putin, di Anna Politkovskaja, un duro atto di accusa all'attuale presidente russo e al regime da lui instaurato nella Russia del dopo Boris Eltsin. Anna Politkovskaja, forse la giornalista che maggiormente, oltre a svelare le nefandezze del regime, ha documentato le due guerre tra Russia e Cecenia, fu uccisa nel 2006 con due colpi di pistola nell'androne del palazzo dove abitava, a Mosca. Le (lacunose) indagini portarono all'arresto degli esecutori materiali del delitto ma sui mandanti non si è mai riuscito (voluto?) a fare luce.

Casualmente ho letto in questi giorni della concessione dell'estradizione negli USA, da parte dell'Inghilterra, del giornalista e attivista Julian Assange. Assange è cofondatore di WikiLeaks, l'organizzazione divulgativa attraverso la quale, nel 2010, furono fatti conoscere al mondo i crimini e gli abusi commessi dagli USA nelle guerre in Iraq e Afghanistan. Assange, negli USA, rischia una condanna a 175 anni di carcere per la sola colpa di aver fatto il suo mestiere di giornalista.

Naturalmente i due casi non mostrano importanti analogie, se non per il fatto che entrambi i giornalisti hanno subìto le conseguenze dell'aver parlato di ciò di cui non si doveva parlare. E fa una certa impressione vedere come anche noi occidentali, sempre così critici verso i regimi in cui i giornalisti vengono perseguitati, alla fine non è che ci comportiamo così diversamente nei confronti di quelli scomodi.

venerdì 10 dicembre 2021

Julian Assange e i diritti umani

Non è ancora chiaro se Julian Assange verrà estradato negli USA oppure no. Per il momento l'Alta corte di Londra ha accolto il ricorso presentato dagli Stati Uniti contro la precedente sentenza che ne negava l'estradizione, ma l'applicazione pratica di questa ultima pronuncia non implica alcun automatismo in merito, diciamo che ne rende solo più probabile la futura estradizione. 

Personalmente spero che l'estradizione venga negata; in primo luogo perché estradare una persona nel paese fortemente sospettato di averne complottato l'assassinio non mi sembra la migliore delle cose. In secondo luogo perché la principale "colpa" del giornalista, informatico e attivista australiano è quella di aver divulgato documenti militari riservati relativi alle guerre in Afghanistan e in Iraq, La pubblicazione di quei documenti ha svelato al mondo le nefandezze compiute dagli USA e il modo in cui operano nelle varie guerre con cui dicono di esportare la democrazia.

Incidentalmente, l'Alta corte di Londra si è pronunciata proprio oggi, 10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani (di cui in teoria avrebbero dovuto godere anche tutte le vittime "collaterali" dei vari conflitti sparsi per il globo). Si tratta dell'ennesima giornata mondiale di qualcosa che non serve assolutamente a niente, se non a ricordare che il 10 dicembre 1948 le Nazioni unite hanno proclamato la Dichiarazione universale dei diritti umani. 

Giova a questo proposito ricordare che questi benedetti diritti umani, così spesso sulla bocca di tutti, in natura non esistono, sono un prodotto culturale della società, e funzionano solo se una società li recepisce, altrimenti non valgono la carta su cui sono vergati. In natura esiste la prevaricazione, il dolore, la sofferenza inflitta dagli uomini ad altri uomini. Coi diritti umani cerchiamo in qualche modo di smussare e correggere quelli che sono i reali istinti degli esseri umani.

Se si dà uno sguardo alla situazione globale, direi che così, a occhio, questi famosi diritti umani universali siano ottimisticamente appannaggio di 1/4 della popolazione globale, mentre per i restanti 3/4 sono qualcosa meno di una pia illusione. Per quel fortunato quarto oggi è il 10 dicembre.

martedì 25 febbraio 2020

L'appello per Julian Assange

Quando puntiamo il dito contro quei regimi dittatoriali che spesso balzano alle cronache perché usano imprigionare o uccidere blogger, giornalisti o attivisti - penso ad esempio a molte realtà del Medioriente ma anche alla Russia di Putin, della quale è nota l'avversione verso il giornalismo libero - spesso dimentichiamo che pure noi occidentali democraticamente avanzati non siamo degli stinchi di santo, e verso i giornalisti scomodi spesso ci comportiamo nella stessa maniera.

Naturalmente nessuno, nel civile e democratico Occidente, uccide o mette in galera i giornalisti, ma metodi per zittirli o comunque neutralizzarli in maniera più morbida ma ugualmente efficace non mancano. Basta vedere la vicenda di Edward Snowden, ad esempio. (È uscito un paio d'anni fa un bellissimo film che narra la sua storia, per chi fosse interessato.)

In questi giorni è iniziato nel Regno Unito il processo in cui si discuterà se concedere l'estradizione di Julian Assange. Assange è un attivista e informatico australiano cofondatore del celebre sito Wikileaks, tramite il quale sono stati resi pubblici, tra gli altri, documenti militari riservatissimi che hanno permesso al mondo di conoscere cosa combinavano gli USA in Iraq e in Afghanistan nelle famose guerre per esportare la democrazia.

(Esportare la democrazia è forse il più ridicolo pretesto che si poteva trovare per giustificare quei bombardamenti. Ci abbiamo messo un paio di migliaia di anni, qua, per arrivare a una finta democrazia, passando per feudi, comuni, signorie, principati ecc., e pretendiamo in dieci minuti di esportarla là.)

Questo post per segnalare, a eventuali giornalisti interessati che si trovassero tra i miei 32 lettori, un'iniziativa, a mio parere meritoria, da sottoscrivere per supportare Assange. I dettagli sono qui.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...