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mercoledì 8 luglio 2026

Pensieri della mosca con la testa storta


Devo dire che per Giorgio Vallortigara nutro da sempre una specie di venerazione. È uno dei più noti e autorevoli neuroscienziati italiani e la sua fama non è certo limitata all'Italia. Se provate a cercare qualche sua lezione su youtube, rimarrete colpiti dal suo modo pacato e garbato di spiegare, e apprezzerete la sua capacità di rendere accessibili concetti molto difficili anche a chi, come me, è a digiuno delle materie di cui si occupa.

In questo suo interessantissimo saggio smonta due luoghi comuni molto diffusi. Il primo è che la coscienza sia un'esclusiva degli esseri umani o, al massimo, dei mammiferi superiori. Il secondo è che le forme basilari dell'attività cognitiva hanno bisogno di grandi cervelli. 

Generalmente siamo portati a pensare che l'intelligenza e le capacità cognitive degli animali siano direttamente proporzionali al volume della loro massa cerebrale. L'autore, avvalendosi del risultato di lunghi studi ed esperimenti, ribalta completamente questa prospettiva. Secondo Vallortigara, quel "surplus" neurologico che osserviamo in alcuni animali, compresi noi esseri umani, non serve a far funzionare il pensiero, la coscienza e, in generale, le nostre funzioni cognitive ma è semplicemente al servizio dei nostri enormi magazzini di memoria. In pratica, un maggiore numero di neuroni non significa un maggior grado di intelligenza ma solo una migliore memoria e una migliore capacità di utilizzarla.

Si pone a questo punto il problema della coscienza: se l'enorme mole di cellule neuronali di cui noi (e altri mammiferi) disponiamo non è in relazione con la coscienza, dove e come nasce quest'ultima? La tesi dell'autore è che la nascita della coscienza vada ricercata in una caratteristica essenziale delle cellule: la capacità di "sentire". Questa abilità si sarebbe manifestata per la prima volta quando, con l'acquisizione del movimento volontario, gli organismi elementari hanno avvertito la necessità vitale di distinguere tra gli stimoli prodotti dalla propria attività e quella procurata dal mondo esterno, l'altro da sé, tesi supportata da una robusta mole di esperimenti condotti in questo senso, che vanno dalla dimostrazione che i moscerini hanno una memoria visiva alla percezione dello spazio nelle api. Da questi esperimenti in laboratorio l'autore dimostra ad esempio come anche una mosca sia capace di mappare l'ambiente e prendere decisioni complesse sulla base di questa esperienza soggettiva.

Diciamo che è una lettura che mette fortemente in discussione l'idea, che più o meno tutti abbiamo, sul nostro posto nel mondo. Consigliatissimo a tutti quelli che sono ancora rimasti all'idea biblica dell'uomo al vertice del creato, anche se ormai l'insussistenza di questa idea dovrebbe essere assodata da quasi un paio di secoli.

martedì 28 aprile 2026

Tra Newton e T. S. Eliot

Giorgio Vallortigara ha scritto un romanzo. Uno potrebbe dire: chi è Giorgio Vallortigara? È uno dei più noti neuroscienziati italiani. Ho guardato su youtube molte sue conferenze e lezioni e mai che ne abbia trovato una noiosa. Probabilmente, dopo Rita Levi Montalcini è il maggior conoscitore del cervello attualmente in circolazione. Qualche anno fa lessi un interessantissimo libro: Nati per credere, che Vallortigara scrisse assieme a Vittorio Girotto e al grande Telmo Pievani, libro in cui si spiega perché il nostro cervello ama credere a cose che non esistono e ama ragionare in maniera teleologica (spoiler: c'entra l'evoluzione).

Perché un neuroscienziato decide, dopo aver pubblicato montagne di saggi scientifici, di scrivere un romanzo? Lo spiega lui stesso nei primi minuti di questa bellissima chiacchierata con Massimo Polidoro, in cui mi sono imbattuto casualmente facendo zapping sul tubo. Molto brevemente, Vallortigara ha sempre avuto fin da giovane una smisurata passione per i romanzi e ha sempre considerato gli artisti superiori agli scienziati. Perché? Per via della loro unicità. Cioè, se Newton non avesse scoperto la gravitazione universale, l'avrebbe prima o dopo scoperta un altro; stesso discorso per la l'evoluzione darwiniana o E = mc2 di Einstein. Ma se Leonardo non avesse dipinto la Gioconda e T. S. Eliot non avesse scritto The Love Song of J. Alfred Prufrock, probabilmente questi capolavori non li avrebbe concepiti nessun altro. Come dargli torto? 

Leggerò sicuramente il suo romanzo.

venerdì 11 marzo 2022

Destra e sinistra

Non fatevi ingannare dal titolo: non c'entra la politica. C'entrano le neuroscienze. Vi siete mai chiesti perché la stragrande maggioranza delle persone scrive e fa la maggior parte delle cose con la mano destra invece che con la sinistra? In teoria nulla impedirebbe che la percentuale di persone che scrive con la destra fosse il 50% del totale e l'altro 50% scrivesse con la sinistra. Ma sarebbe stato plausibile anche che il 100% delle persone scrivesse con la destra, oppure con la sinistra. Invece no: la maggior parte degli esseri umani sul pianeta scrive con la destra, in una percentuale che grosso modo è attorno all'80%. Perché? Beh, c'entra l'evoluzione e c'entra, in qualche misura, anche la gallina e, più in generale, tutti i pennuti con gli occhi posizionati ai lati del capo.
Lo spiega Giorgio Vallortigara, uno dei più noti neuroscienziati italiani, nei quindici minuti di lezione del video qui sotto.


Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...