Questo interessantissimo saggio di Tomaso Montanari sarebbe da fare leggere a tutti quelli che sostengono che la destra oggi al governo non c'entra niente col Ventennio. Per smontare questa narrazione Montanari ha messo a confronto la retorica, il linguaggio, le esternazioni, i discorsi ufficiali, le leggi fatte, i provvedimenti adottati, i decreti legge promulgati dall'attuale governo con gli stessi elementi del periodo fascista.
L'autore ha in pratica analizzato le radici storiche, il linguaggio e i simboli della politica nostrana, dimostrando che determinati elementi ideologici del passato non sono mai stati del tutto superati o rielaborati, ma continuano a riaffiorare sotto nuove forme attraverso, come la chiama l'autore, una "risemantizzazione" del linguaggio, ovvero l'uso di parole d'ordine e concetti del passato riadattati al contesto democratico moderno.
Alcuni parallelismi sono particolarmente precisi. Ad esempio la forte enfasi sulla natalità, sulla difesa della famiglia tradizionale e il timore del declino della popolazione autoctona. Quando nell'aprile del 2023 il ministro Lollobrigida, durante il congresso della Cisal, dichiarava: "Non possiamo arrenderci all'idea della sostituzione etnica: gli italiani fanno meno figli, li sostituiamo con qualcun altro. Non è quella la strada", non faceva altro che richiamare da vicino la retorica della "battaglia demografica" degli anni Venti e Trenta, seppur oggi declinata in chiave di welfare e sovranismo. Nei discorsi mussoliniani questa retorica era onnipresente, per Mussolini era una specie di ossessione.
Altro elemento ricorrente è la dicotomia popolo vs. élite, ossia la narrazione di un popolo genuino e laborioso contrapposto a élite cosmopolite, intellettuali o burocratiche (spesso identificate con "Bruxelles" o con la sinistra interna), dicotomia che ricalca vecchi schemi retorici antiparlamentari e anti-intellettuali, oggi aggiornati in chiave populista.
Oppure, ancora, l'identità e la terra, il richiamo continuo alle radici, alla "Patria", al legame sacro tra sangue e suolo, e la celebrazione di un passato idealizzato e privo di ombre che serve a costruire un senso di appartenenza esclusivo. Ma anche la diffidenza, il rifiuto e la stigmatizzazione dello straniero hanno costituito una delle colonne portanti della propaganda e dell'ideologia del Ventennio fascista, allora esattamente come oggi. Basta pensare a tutta la stucchevole retorica della (inesistente) invasione. E si potrebbe continuare.
No, chi oggi governa non rappresenta alcuna evoluzione moderata o innocua di ciò che è stato. Magari è stato cambiato qualche indumento esteriore, ma la matrice rimane quella.

Letto un paio di mesi fa.
RispondiEliminaL'ho trovato spesso illuminante: certi retroscena e certi "agganci" con il passato più nero e indegno sono davvero inquietanti.
Vero, e comunque Montanari è davvero bravo: un attentissimo osservatore della realtà e un grande intellettuale.
EliminaAvevo iniziato a leggerlo, ma poi mi fa troppo 'male'. Così ho lasciato perdere.
RispondiEliminaMa una considerazione trasversale c'è, se la destra di oggi raccoglie consensi usando i mezzucci della destra di allora, e parliamo di 80anni fa se non 100, vuol dire che l'italiano medio è ancora lì, ancorato a qualcosa che gli è stato impiantato nel cervello e che ha funzionato perfettamente per 100 anni, nonostante tutto, nonostante i politici di oggi siano solo copie petulanti di quelli di allora.
Molti italiani vengono da quella storia lì. Ci sono tante famiglie che hanno avuto nonni vissuti sotto il fascismo che hanno tramandato l'idea che sotto Mussolini si stava benissimo e non c'era nessun problema. Così come, invece, tante famiglie hanno avuto nonni e bisnonni che magari stavano coi partigiani ed erano antifascisti e hanno tramandato i valori antifascisti.
EliminaA questo c'è da aggiungere che molti fascisti di oggi, specialmente i più giovani, non conoscono la storia del ventennio, non sono interessati a studiarla e ad approfondirla, e credono che effettivamente il fascismo sia stata una buona cosa.
Purtroppo non se ne esce.
Il male prende le forme del suo presente; che non abbia una somiglianza esatta non vuol dire che non sia lo stesso.
RispondiEliminaLa forma dell'acqua... un bicchiere o una bottiglia; in sostanza, è acqua.
podi-.
Verissimo.
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