domenica 22 marzo 2026

Piccoli orticelli mentali


In occasione della festa del papà, la ministra Eugenia Roccella ha detto, tentando di giustificare il respingimento del governo della proposta di legge delle opposizioni per equiparare i congedi parentali tra madri e padri: "Tra madre e padre c’è una differenza biologica e su questo non c’è parità che tenga. Le donne hanno la gravidanza, il parto e l’allattamento. Mirare a una condivisione paritaria del lavoro di cura va benissimo, ma non si può ottenere se riteniamo che madri e padri siano la stessa cosa."

La signora Roccella, che non si capisce, col background ideologico che si ritrova, cosa ci faccia a capo di un ministero che si chiama delle pari opportunità, è l'esempio perfetto di come l'ideologia si scontri con la realtà e di quanti danni possa fare questo approccio esclusivamente ideologico alle dinamiche umane. L'ultracattolica ministra, dicendo che la parità di cura della prole "non si può ottenere se riteniamo che madri e padri siano la stessa cosa", compie un'operazione di mistificazione confondendo due piani distinti: la biologia e la cultura.

Casualmente, sto leggendo in questi giorni Il tempo dei padri, un saggio antropologico sulla storia delle cure parentali nell'evoluzione umana. Quando la signora Roccella dice che tra madre e padre "non c'è parità che tenga" perché la madre partorisce, allatta ecc, sta facendo un'affermazione difficilmente contestabile. Ma monca. È vero, infatti, che la biologia, almeno all'inizio, segna una differenza reale, ma il libro che sto leggendo (lo dovrebbe leggere anche la ministra) suggerisce una prospettiva più ampia. Nella storia evolutiva umana, crescere un figlio non è mai stato un compito della sola madre. Padri, parenti e comunità hanno sempre avuto un ruolo fondamentale. Noi esseri umani siamo, per usare un’espressione dell'antropologia, una specie che alleva i figli "insieme". Quindi la questione non è stabilire se madri e padri siano la stessa cosa - è ovvio che biologicamente non lo sono - ma capire quanto quella differenza biologica debba pesare nel tempo.

La natura crea una differenza all’inizio, poi le società e le culture decidono cosa fare di quella differenza. Nel corso dell'evoluzione umana abbiamo avuto tutte le combinazioni possibili di cure della prole. Giustificare oggi il respingimento di equiparazione tra i congedi parentali di padre e madre su presupposti esclusivamente biologici, significa approcciarsi alle dinamiche umane con le sole lenti dell'ideologia, lenti che non permettono di vedere oltre il proprio orticello mentale; e mentre là fuori le società cambiano, si modificano, evolvono, Eugenia Roccella rimane prigioniera della sua, purtroppo limitatissima, visione del mondo.

4 commenti:

  1. Sottoscrivo ogni parola, e aggiungo mi pare si tratti di un concetto che è in grado di capire anche un bambino. Ma la ministra Roccella no: appunto perchè non vuole (o non riesce a) togliersi i pesanti occhiali dell'ideologia.

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    1. Il dubbio se non voglia o non riesca l'ho sempre avuto anch'io e non sono mai riuscito a risolverlo.

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  2. Equiparare i congedi parentali non cerca che il padre allatti il figlio.
    Quando una donna cerca un lavoro, l'imprenditore può pensare: "27 anni, donna, maritata,... avrà figli a breve e dovrò 'subire' la sua assenza. Non le faccio un contratto di lavoro!".
    Equiparando, facendo che il padre abbia gli stessi permessi, l'imprenditore solo potrà che pensare che sia la madre sia il padre, tutti e due potranno prendersi il permesso. "Non ci perdo che sia l'uomo o la donna chi io prenda per il lavoro".
    E poi, con il bimbo, ciascuno potrà fare quello che convenga meglio.

    podi-.

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    1. Sì, ma è anche vero che nella maggior parte dei paesi europei i congedi parentali per padri e madri sono molto più lunghi e prolungati rispetto all'Italia, e sostanzialmente uguali tra padri e madri.

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