La morte appiana tutte le asperità, è noto. Succede da sempre e non ci sono eccezioni. Finché una persona è in vita è lecito criticarla aspramente, arrivando talvolta (sbagliando) al dileggio e all'insulto; poi subentra quella "pietas" che ammorbidisce tutto e fa passare in cavalleria anche i suoi tratti più indecenti. Vale anche per Bossi, ovviamente.
Oggi è tutto un florilegio di commenti all’insegna del "però era fondamentalmente una brava persona", ignorando che, invece, è stato un leader razzista, rozzo, incolto e dai toni sguaiati e opportunisti. Funziona così, è la norma. Tra i tanti, colpisce il commento di Mattarella, che lo ha definito "un sincero democratico", omettendo che nei suoi momenti migliori invitava a gettare il tricolore nel water.
Il potere edulcorante della morte.
Io direi il potere ipocrita della morte. Pongo la mia speranza nel giudizio dei posteri. Buona giornata a te
RispondiEliminaQueste ipocrisie posticce anche quando muore la qualsiasi andrebbero bandite. Non dico insultare, ma perlomeno un discreto non esprimersi.
RispondiEliminaBravo, sottoscrivo, ho appena discusso in famiglia su Bossi che veniva esaltato come leghista “buono e onesto” contrapposto a Salvini. Per me resta un politico mediocre di piccole furberie e scarso senso democratico.
RispondiEliminamassimolegnani
Sono d'accordo con Franco, meglio stare zitti si fa più bella figura.
RispondiEliminaStessa cosa si può dire di Vittorio Emanuele II di Savoia, Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso, conte di Cavour.
RispondiEliminaTre criminali portati in gloria...
Se mettiamo su una bilancia questi tizi con Bossi (che pure va disprezzato) potete immaginare il risultato...
Concorde, più che concorde. Finalmente qualcuno che racconta il vero lato della nostra storia. Mi sembra un sogno. Grazie
EliminaPerché Giuseppe Garibaldi?
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