giovedì 8 gennaio 2026

Trump e il "bias di conferma"

La tragedia di Renee Nicole Good, la donna che a Minneapolis è stata uccisa con un colpo di pistola sparato a bruciapelo da un agente dell'antimmigrazione, è emblematica dell'eterno scontro frontale che Trump ingaggia quotidianamente con la realtà. Lo scontro è proprio tra la realtà documentale dei fatti e la sua personale narrazione dei medesimi fatti.

Nel caso specifico, l'insistenza con cui ancora adesso Trump continua a sostenere la tesi dell'investimento, nonostante i video e le testimonianze dimostrino il contrario, è qualcosa che in parte ha a che fare con la psicologia.  Ma non solo. 

Trump ha costruito la sua intera campagna elettorale e il suo attuale mandato sull'idea che le città americane siano sotto l'attacco della "sinistra radicale" e che le forze dell'ordine siano le uniche a proteggere i cittadini. Ammettere che un agente federale dell'ICE, la sua agenzia simbolo, abbia sparato senza motivo a una donna disarmata distruggerebbe questa narrazione. Il cervello di Trump (e quello dei suoi sostenitori) filtra quindi la realtà per farla coincidere con le proprie convinzioni preesistenti. Se l'agente è "il buono", allora la donna deve aver fatto qualcosa di terribile. Questo spiega perché, invece di correggere il tiro di fronte all'evidenza, Trump spesso raddoppia, dichiarando addirittura che la donna ha "violentemente, intenzionalmente e ferocemente" investito l'agente e arrivando a dire che è un miracolo che lui sia vivo.

Tutte balle: la donna non ha investito nessuno (né ha mai avuto intenzione di farlo) e l'agente è vivo e vegeto; ma non perché è intervenuto un miracolo a salvarlo, semplicemente perché la donna non l'ha investito. Se non ricordo male, piegare e distorcere la realtà per farla coincidere con le proprie convinzioni preesistenti, si chiama "bias di conferma", che di per sé non è una condizione intrinsecamente patologica, ma può diventare problematica quando porta a decisioni irrazionali, credenze rigide, polarizzazioni. E Trump è - credo pochi non se ne siano accorti - tutte queste cose qui.

8 commenti:

  1. Trump è tutte queste cose qui, è patente, essendo pure colui che ha in mano una buona parte delle sorti del mondo: sarebbe divertente... una cosa alla Charlot, se non fosse sommamente tragico.

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    1. È tragico, sì. Poi, boh, non so, bisognerebbe vedere quanta parte di questo squilibrio psichico è reale e quanta è simulata. In ogni caso, non siamo messi bene.

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  2. Per il bene comune deve essere MOLTO rischioso violare gli ordini degli agenti.
    A sinistra non girava un motto "Colpirne uno per educarne cento!"?
    Lo squilibrio psichico diventa morti cruente e lesioni personali pesanti per criminali stranieri esotici squilibrati a piede libero nel paradiso penale italico.
    Su quelli nemmeno un bif.

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  3. E poi, sicuramente, un'altra cosa: poco gli importa che sia stato per sbaglio o per volere.

    podi-.

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  4. mah dai video che ho visto io quella donna, di origine messicana, ha cercato di metterne sotto 3 di agenti e poi di scappare schiantandosi contro un palo.

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  5. Lo stato mentale di Trump mi preoccupa da sempre, compreso l'ambiguo confine tra la realtà ed una possibile simulazione.
    Temo che non finirà bene. Non sono sicura per chi.

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    1. Credo che ci siano pochi dubbi sul fatto che Trump non sia psicologicamente a posto. Non so, mi viene ad esempio in mente quando commentò lo scampato attentato in Pensylvania dicendo che era stato Dio a deviare il proiettile per dargli la possibilità di salvare l'America; oppure quando disse: "Voglio il Nobel per la pace perché voglio andare in paradiso e penso di essere indietro nella fila".
      Sono dichiarazioni che a noi fanno sorridere, ma lui le fa convintamente. Ci crede davvero.
      Temo anch'io che non finirà bene.

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