Come fa notare la giurista Vitalba Azzollini, il termine blasfemia indica "un'espressione, verbale o scritta, irriverente, ingiuriosa o dissacrante nei confronti della divinità, dei santi o di quanto è considerato sacro e religioso". Dal che si deduce che il ministro Nordio o non è al corrente del significato del termine che ha utilizzato, oppure ne è al corrente ma considera la riforma che porta il suo nome alla stregua di un testo sacro, e magari considera se stesso una divinità (da questi qui ci si può aspettare di tutto).
Poi, certo, nel linguaggio corrente il termine viene a volte utilizzato nell'accezione intesa da Nordio, ma se tu ti trovi nell'Aula Magna della Corte di Cassazione alla presenza del Capo dello Stato, magari certe espressioni le lasci fuori dalla porta.

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