Il primo rogo di libri documentato, almeno stando a quanto riporta Wikipedia, risale al 212 a.C., sotto il regno di tale Qin Shi Huang, primo imperatore della Cina. Da lì in poi, in varie epoche storiche e occasioni, si sono verificati roghi di libri, ad esempio ad opera dell'Inquisizione, oppure dei Nazisti tedeschi che tra il 1930 e 1945 bruciarono in pubblici falò ogni libro scritto da ebrei reperibile. Anche Pinochet, dopo il golpe cileno del 1973, si diede un discreto da fare in tal senso.
In tempi più recenti, siamo nel 2015, un rogo in cui furono bruciati circa duemila libri, dati alle fiamme perché ritenuti islamicamente non corretti, fu acceso da militanti dell'Isis dopo aver saccheggiato la biblioteca di Mosul, in Iraq. In tempi ancora più recenti, per la precisione ieri, uno o più cretini hanno fatto irruzione in un centro sociale del bresciano, hanno ammucchiato in mezzo a una stanza dei libri trovati lì e hanno appiccato il fuoco.
Ma dubito che chi ha attuato tale eroica impresa, presumibilmente di matrice neofascista, sia in possesso delle nozioni minime di storia che gli consentano di rendersi conto della correlazione tra il suo gesto e i precedenti di cui sopra, e ovviamente dei relativi significati.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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Il fanatismo è sempre figlio dell'ignoranza. E questi fascisti di libri ne devono avere letti ben pochi.
RispondiEliminaE già sei stato largo.
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