domenica 31 agosto 2025

Shout

La recente serie tv The Institute, tratta dall'omonimo romanzo di Stephen King, pubblicato nel 2019, ha come sigla iniziale degli otto episodi questo pezzo. Si tratta di un riarrangiamento in chiave minimalista della celeberrima canzone Shout, dei Tears for Fears, pubblicata a metà degli anni ottanta e divenuta uno dei brani più inconici della band britannica.

Questa versione di Shout, dei The Lumineers, è l'unica cosa degna di nota della serie, il resto è tranquillamente dimenticabile. D'altra parte, è noto che nella gran parte dei casi le trasposizioni cinematografiche o televisive delle opere di King sono da dimenticare.


Introduzione alla morte

Già nell'introduzione, il premio Nobel per la chimica Venki Ramakrishnan, un nome che non imparerò mai, scrive alcune cose interessantissime. La prima riguarda la moltitudine di credenze e strategie che tutte le culture e le civiltà hanno elaborato per far fronte in qualche modo alla consapevolezza della mortalità. Una consapevolezza che solo noi umani abbiamo in virtù del fatto che l'evoluzione ci ha dotati di un cervello molto voluminoso che è stato capace di farci sviluppare, oltre all'immaginazione, la coscienza di sé. Nessun'altra specie ha questa coscienza. 

Scrive l'autore: "Le forme di vita inferiori, persino quelle complesse come le piante, non percepiscono la morte. Semplicemente, capita. Gli animali e gli altri esseri senzienti possono anche temere istintivamente il pericolo e la morte. Essi riconoscono quando uno di loro è morto, ed è noto che alcuni piangono il defunto. Ma non c'è alcuna prova che gli animali siano consapevoli della propria mortalità. Non mi riferisco al fatto di essere uccisi da un atto di violenza, da un incidente o da una malattia evitabile. Parlo della ineluttabilità della morte."

Secondo il filosofo Stephen Cave, la ricerca dell'immortalità e il rifiuto della mortalità sono passate attraverso quattro strategie elaborate dalla civilizzazione umana:

1) cercare di vivere il più a lungo possibile, se non addirittura per sempre.

2) rinascere fisicamente dopo la morte.

3) anche se il nostro corpo si decompone e non può essere resuscitato, la nostra essenza continua a esistere come anima immortale.

4) la prosecuzione della vita, in caso di fallimento delle altre strategie, avviene attraverso la nostra eredità, sia essa artistica (le opere che lasciamo) o biologica (la nostra discendenza).

La strategia che finora è andata per la maggiore è la numero 1, ma le culture umane si differenziano tra loro anche in base alla misura in cui hanno ripiegato sulle altre. Le religioni, ad esempio, hanno attinto a piene mani dalle ultime tre.

Ah, ho iniziato a leggere Perché moriamo, un interessantissimo saggio scientifico che tratta da un punto di vista etico, storico, sociale, morale, biologico la questione che tutti noi, da sempre, cerchiamo di rimuovere: la morte e la consapevolezza della nostra caducità. Prima di finirlo conto anche di riuscire a memorizzare il nome dell'autore :-)

Ommadawn nel silenzio


Ieri, durante una delle mie camminate nella desolazione, mi sono immerso nell'ascolto di Ommadawn. Ommadawn, pubblicato nel 1975, è il terzo album in studio del compositore britannico Mike Oldfield (lo scrivo a beneficio di eventuali giovinetti che dovessero passare di qui). Si tratta di una lunga suite musicale suddivisa in due tracce. La prima traccia dura 19 minuti, la seconda 14 - alla faccia della musica usa e getta odierna cui accennavo nel post di venerdì.

Si tratta di musica evocativa, a tratti onirica, con richiami che vanno dall'afro al celtico fino all'inquietudine della colonna sonora de L'esorcista, e in cui il musicista e polistrumentista si inserisce a tratti con pregevolissimi assoli di chitarra. Un tipo di musica perfettamente in simbiosi con l'ambiente circostante in cui ero immerso, fatto di silenzio, solitudine, sentieri persi nella vegetazione.

Ommadawn nel silenzio.


sabato 30 agosto 2025

Ex burrasca

Una volta era la burrasca, adesso è il "downburst". Perché burrasca non va più bene? Lo spiega formamentis qui. Formamentis è uno di quei blog che ogni tanto fa bene leggere :-)

venerdì 29 agosto 2025

Come cambia la (velocità della) musica

Ci sono alcuni studi, allo stesso tempo interessanti e tristi, che mostrano come è cambiata la fruizione della musica con l'avvento e l'affermazione delle piattaforme digitali. Da questi studi si evince come oggi la durata media di ascolto di un brano virale su TikTok, da parte di un pre-adolescente, sia all'incirca di 20 secondi, media che sale a 2,50 minuti su Spotify. Questo spinge le case discografiche a promuovere maggiormente i brani strutturati in modo da poter catturare l'attenzione di chi ascolta nel più breve tempo possibile, il che significa brani privi di introduzioni elaborate. Si va subito alla melodia principale, che deve essere il più possibile accattivante, pena l'abbandono dell'ascolto da parte del pre-adolescente in favore del brano successivo.

Si ripete nella musica, insomma, il meccanismo della velocità e della parcellizzazione dell'attenzione che contraddistinguono la società di oggi in ogni ambito: si leggono i titolo degli articoli e si passa oltre, si interagisce sui social senza approfondire, ci si lascia affascinare dagli slogan spesso privi di ragionamento retrostante, si studia sant'Agostino facendoselo riassumere da ChatGPT. E non si leggono ovviamente libri, perché i due requisiti principali per poter leggere sono l'attenzione e la lentezza. Tutto è veloce, immediato, ma superficiale.

Adesso siamo arrivati anche alla musica. I servizi di streaming digitale negli ultimi anni hanno contribuito moltissimo a questo infausto cambiamento. I giovanissimi di oggi spesso non conoscono né il titolo né l'autore di ciò che ascoltano, ma cantano e condividono (e poi abbandonano) il tormentone del momento nella stessa maniera in cui si getta il contenitore di un hamburger da McDonald.  

I vecchi dinosauri come lo scrivente provano ovviamente malinconia e tristezza nell'assistere a questo cambiamento antropologico nella società. Ricordo ancora i primi vinili comprati da ragazzo, le musicassette magnetiche, poi i rivoluzionari (all'epoca) compact disk. L'acquisto di un 33 giri era un vero e proprio rituale. C'era trepidazione, attesa. Una volta acquistato si correva a casa, si toglieva il sottilissimo velo di plastica trasparente, si posizionava con cura e attenzione il disco sul piatto e si faceva partire il giradischi. Si ascoltavano e riascoltavano poi le varie tracce del 33 giri con religiosa attenzione, mentre contemporaneamente si leggevano i testi stampati sul retro della copertina del disco. L'ascolto di un disco di un cantautore era quasi un rito sacrale, non l'equivalente del consumo di un hamburger.

giovedì 28 agosto 2025

Orchestrali e criminali


Parafrasando dei vecchi versi di Battiato ("Gli orchestrali sono uguali in tutto il mondo, simili ai segnali orario delle radio"), si potrebbe dire che anche i criminali di guerra sono uguali in tutto il mondo, sia che si chiamino Putin, Netanyahu, Nato o chi volete voi.

Poi certo, non si può generalizzare più di tanto, ogni criminale ha i suoi motivi e le sue personalissime giustificazioni per fare ciò che fa, ma alla fine il risultato, come diceva la buon'anima di Gino Strada, è che a morire in guerra sono per grandissima parte sempre i civili e i poveracci che vengono mandati al fronte. I criminali continuano tranquillamente la loro carriera criminale.

Quei libri un po' così

Il libro che vedete qui sopra è un inciampo. Un libro non cercato, diciamo. Una decina di giorni fa ci trovavamo a Canazei per il weekend quando mi sono reso conto, con orrore, che il saggio che stavo leggendo era prossimo alla fine e terminato quello non avrei avuto nient'altro da leggere. Panico. Quel genere di panico che solo i lettori sprovvisti di materia prima conoscono.

Mentre camminavamo per il centro mi sono quindi imbattuto in un'edicola e sono entrato, mentre gli altri aspettavano fuori, impazienti (avevamo una certa fretta). I pochi libri presenti erano appesi a una specie di espositore girevole nascosto in un angolo. Mi ci sono avvicinato e ho preso al volo questo libro, che tra quelli esposti mi sembrava il meno peggio, convinto anche da quel "ombre e mistero" in copertina. Vabbe', ho pensato, se anche sarà un libro da dimenticare al massimo avrò buttato 3,90 euro, pazienza.

E invece il romanzo in questione si è rivelato tutt'altro che da buttare. Anzi. 

Niente di che, intendiamoci; narrativa leggera più indicata ai ragazzi che agli adulti. Ma, come si dice: In tempi di carestia ogni buco è galleria. La storia è interessante, scritta bene e in un giorno e mezzo l'ho divorata. Adesso, però, terminata l'emergenza, torno ai libri con la L maiuscola.

Tipo questo, di cui ho sentito molto parlare e la cui autrice ha vinto l'anno scorso il Nobel per la letteratura.

Poi vi dirò.

mercoledì 27 agosto 2025

Fenomenologia di Molinari

Se prendessimo per buona l'affermazione di Molinari, il suo abbandono di uno studio televisivo dopo essersi trovato con un fucile puntato alla schiena sarebbe un abbandono volontario. Ci sono livelli di malafede e disonestà intellettuale, nel grande mondo dell'informazione, riguardo a ciò che succede a Gaza, che fanno rabbrividire.

Il troppo grande annichilisce

Avevo già letto questo concetto da qualche altra parte, ma qui Galimberti lo approfondisce molto bene: il troppo grande annichilisce e porta all'indifferenza. È un concetto che ha a che fare con la nostra psiche. 

Più o meno tutti sappiamo che a Gaza siamo di fronte a un genocidio ormai conclamato, un genocidio per la prima volta nella storia trasmesso via social, ma allo stesso tempo siamo coscienti che non possiamo fare niente e io, francamente, credo servano a ben poco le tante e lodevoli iniziative pubbliche di sensibilizzazione verso questa tragedia. Così come sono cosciente che non serve a niente che io e altri quasi ogni giorno scriviamo di questo sulle nostre pagine. 

Chi sta portando avanti questo genocidio ha delle motivazioni che sono molto più forti di tutte le iniziative che a livello globale vengono intraprese e non si fermerà davanti a niente. Le uniche armi che potrebbero avere una qualche efficacia sarebbero sanzioni e blocco della vendita di armi a Israele, cose che l'Europa si guarda bene dal fare visto che Israele è nostro partner e amico.

Quindi si va avanti nell'indifferenza, quella psicologica e quella strategica. Fino a quando il genocidio sarà completato e il popolo palestinese non esisterà più.


lunedì 25 agosto 2025

Fra 50 anni


Oggi era in distribuzione Rimmel (sarà domani in edicola). Questo capolavoro uscì esattamente 50 anni fa e ancora oggi ne vengono pubblicati i vinili, così come ancora hanno un mercato altri dischi di De Gregori e di altri cantautori di quella straordinaria e irripetibile stagione musicale.

Mentre lo distribuivamo, ogni tanto provavo a immaginare dove saranno tra 50 anni Achille Lauro e soci.

Immagini da Ceuta

Alcune immagini da Ceuta. Due soldati spagnoli consolano un ragazzino marocchino che è riuscito a raggiungere la spiaggia e un militare dell...