sabato 29 settembre 2018

Chi ha fatto il debito

Qualcuno dica a Salvini che il debito pubblico italiano non è esploso, come racconta lui, "dopo anni di manovre economiche imposte dall'Europa", ma è esploso a partire dagli anni '70, quando qui in Italia, ma anche altrove per la verità, ci si incamminò sulla via perversa della spesa fuori controllo, che negli anni ha generato l'immenso debito pubblico di cui portiamo il peso.

Debito pubblico che è cresciuto costantemente ad opera di ogni esecutivo in carica dal 1970 a oggi, compresi quelli in cui al governo c'era la Lega a braccetto del tipo delle cene eleganti. E l'esplosione di tale debito pubblico si deve proprio al succedersi di provvedimenti improntati alla spesa in deficit (tanto qualcuno prima o poi pagherà), in tutto e per tutto simili a quello partorito ieri da lui e dal suo socio. L'Europa non c'entra un fico secco.

Questa è storia del nostro paese, l'ABC proprio, e io non riesco a smettere di stupirmi di come gli elettori leghisti riescano a farsi prendere per i fondelli in questo modo senza un minimo sussulto di orgoglio, senza il minimo segnale di avere qualche neurone funzionante.

Niente, il vuoto assoluto.

Se il vitellone fosse stato una lei

Non posso fare a meno di pensare che l'equivalente femminile dell'ultimo vitellone romagnolo, andatosene ieri durante un amplesso con una ragazza dell'est, sarebbe, molto eufemisticamente, niente di più che una donna di facili costumi.

venerdì 28 settembre 2018

Il governo del cambiamento (all'indietro)

Ieri sera sono andati in piazza a festeggiare, Salvini e Di Maio, a festeggiare la manovra che valicherà la linea del Piave del 2% (Tria puntava a non superare l'1,6 ma si è dovuto arrendere) e porterà il deficit al 2,45% del Pil. Loro festeggiano, mentre portano il nostro paese, che è il quinto al mondo per debito pubblico, ancora un pochino più vicino all'orlo del baratro, facendo una manovra in deficit, deficit destinato inevitabilmente a trasformarsi in debito pubblico i cui costi saranno scaricati sui nostri figli e sulle generazioni future, quando Salvini e Di Maio (per fortuna) non ci saranno più.

Ma è inutile recriminare e stracciarsi le vesti ora. Questo avevano scritto nel loro contratto e questo hanno fatto. Una manovra economica le cui due caratteristiche principali sono l'assistenzialismo e la spesa senza vincoli fatta a debito, esattamente come le manovre che si facevano nella prima repubblica. Neanche nella seconda, nella prima, durante le formidabili stagioni dei Craxi, dei Forlani, dei Cirino Pomicino, quella gente lì, insomma, cioè quelli che hanno portato il nostro paese nello stato in cui versa oggi. E oggi i nuovi condottieri di 'sta ceppa hanno fatto esattamente ciò che facevano i vecchi dinosauri, aggiungendo, se possibile, danno a danno.

Doveva essere il governo del cambiamento, e in effetti il cambiamento s'è visto tutto, ma all'indietro di una trentina abbondante di anni. E, ciliegina sulla torta, il tutto condito con un bel condono fiscale, che gli scaltri comunicatori di governo hanno provveduto a edulcorare sotto il delizioso nome di pace fiscale. Bello, pace fiscale, no? Dà come un senso di tranquillità, di distensione, di rilassatezza, di tregua. Perché, poi, pace fiscale? C'è stata per caso una guerra, che voi sappiate? Non ne ho avuto notizia. Io non voglio la loro pace fiscale del cazzo. Io non sono in guerra con nessuno, tanto meno col fisco, io sono in guerra con quelli che le tasse non le pagano e costringono gli altri a pagarle anche per loro. Con questi sono in guerra, io. E questi sono quelli che invece vengono premiati.

Io non voglio andare in pensione un anno prima scaricando il costo di questo anno sulle prossime generazioni. Preferisco starmene al lavoro, piuttosto. E sono tutte balle (sì, dico a voi due, Salvini e Di Maio) quelle secondo cui i 4/500000 posti che si libereranno saranno occupati dai giovani. Tutte balle. Chi se ne andrà sarà rimpiazzato, se lo sarà, da precari al più infimo livello, inviati alle aziende dalle cooperative che forniscono lavoro in subappalto alla bisogna dell'azienda. E non serve avere un dottorato in economia per sapere queste cose, basta avere sulle spalle qualche anno di lavoro in qualsiasi azienda, quello che sia Salvini che Di Maio non hanno mai avuto, dal momento che non hanno lavorato nemmeno un'ora in vita loro.

Non c'è niente in questa manovra, se ci avete fatto caso (non abolizione della Fornero né reddito e pensione di cittadinanza), che crei nuovo lavoro, nessun meccanismo che permetta ai giovani di entrare nel giro del lavoro, quello vero. Questa manovra è solo una specie di toppa che viene messa lì per tenere buoni per un paio d'anni quelli che un lavoro non ce l'hanno. Niente di nuovo, di rivoluzionario, di inedito, solo assistenzialismo allo stato puro già visto e rivisto.

Una parziale nota di speranza viene dal fatto, a molti ignoto, che la porcata messa nero su bianco da questi due figuri, quella chiamata pomposamente "Nota di aggiornamento del documento di programmazione economica e finanziaria", è solo un documento al momento senza alcun valore, neppure approvato dal governo, e che la manovra economica tutta intera per vedere la luce dovrà essere approvata dal Parlamento, e chissà che qualche sorpresina non esca fuori, anche se ho parecchi dubbi. Incrociamo le dita.

mercoledì 26 settembre 2018

Chissà se ha avuto un'erezione...

De Luca, intendo, lo sceriffo piddino che da sempre mette in riga i delinquenti della Campania e pure delle regioni limitrofe. L'ultima impresa in ordine di tempo è stata epica, e ha visto il solerte giustiziere assicurare alla giustizia, con notevole sangue freddo e sprezzo del pericolo, un pericolosissimo delinquente, un tranquillo ragazzo di colore che cercava di racimolare qualche spicciolo davanti a un supermercato.

Perché lui è così, sa bene dove si annidano i lestofanti. Governa una regione devastata da criminalità e camorra ma, da governatore di ferro che la sa lunga, conosce bene dove si annidano i veri delinquenti, altroché storie, e quindi fa fermare davanti al supermercato la sua bella e lucida auto blu con tanto di autista e codazzo, va dal nigeriano e lo fa portare immediatamente in caserma, dove gli viene contestato l'accattonaggio e gli viene appioppata una bella multa di 250 euro che naturalmente, e giustamente aggiungo, non pagherà mai.

Giustizia è fatta, una giustizia dettata quasi esclusivamente dall'aria che tira da un po' di tempo nel nostro paese e che fa proseliti ovunque, a destra come a sinistra, ammesso che una tale distinzione abbia oggi ancora un senso: la giustizia del forte che si accanisce sul più debole, specie se di colore. E non potrebbe essere diversamente, visto che gli esempi ci vengono quotidianamente forniti dalle alte gerarchie governative.

domenica 23 settembre 2018

Tra pace fiscale e condono

Le motivazioni con cui sia Salvini che Di Maio cercano con ogni mezzo di convincere le masse che la pace fiscale non è un condono, non reggono da nessun punto di vista. A mio modesto parere, se si propone a chiunque abbia pendenze col fisco di sanare la propria posizione pagando una minima percentuale di tali pendenze, siamo inevitabilmente di fronte a un condono, ci arrivo pure io.

Lui, il ruspista, ripete fino allo sfinimento che non è un condono ma solo un venire incontro a chi, per i più disparati motivi, e qui si è tranquillamente disposti ad ammettere che molti di questi possano pure essere plausibili, non è riuscito a restituire al fisco quanto dovuto. Va bene, sotto questo punto di vista la sanatoria può pure avere una sua ratio, ma come si distingue chi non ha potuto pagare da chi non ha voluto?

Facciamo cento la platea di chi ha pendenze con l'erario. Davvero Salvini vuol fare credere che tutti e cento hanno evaso il fisco perché non potevano fare diversamente? Dài, non scherziamo, su. Non sarebbe un condono se si prendessero i cento uno per uno, si analizzasse in dettaglio la loro posizione e si distinguessero così i "buoni" dai "cattivi". Ma se si prendono tutti e cento indistintamente, è un condono che non ha niente di diverso dai tanti che sono stati fatti in passato (l'ultimo condono tombale lo fece il tipo delle cene eleganti nel 2002).

Ora, io capisco che sia Di Maio che Salvini cerchino in tutti i modi di mascherare la porcata per provare a intortare i rispettivi elettorati, specie i grillini, paladini da sempre, almeno a parole, dell'onestà, ma sarà difficile che tutti ci caschino.

Forse.

sabato 22 settembre 2018

Il reddito di cittadinanza in chiave razzista

Il reddito di cittadinanza, definizione impropria, quella corretta sarebbe qualcosa tipo reddito minimo garantito, di cui si parla in questi giorni, non è un cavallo di battaglia dei Cinque stelle da oggi ma già da tempo, tanto che vide la luce nel 2013 durante la precedente legislatura.

All'epoca, quando i pentastellati non erano ancora pateticamente succubi dell'egemonia salviniana, come accade oggi, i requisiti che consentivano di poter accedere ai benefici di tale provvedimento non prevedevano il possesso della cittadinanza italiana come vincolante, ma questo status era solo uno dei tanti. Scrive l'Agi: “Hanno diritto al reddito di cittadinanza (…) i soggetti che risiedono nel territorio nazionale”, in particolare “i soggetti in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti parte dell’Unione europea” e “i soggetti provenienti da Paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale”.

Oggi le cose sono ovviamente cambiate. I grillini sono alleati col tipo della ruspa, l'argine alla deriva estremista che dovevano costituire nei suoi confronti si è sbriciolato una settimana dopo l'entrata in carica del governo e Salvini è colui, piaccia o no, che conduce il gioco, e la bestia nera del razzismo che alberga in lui, mai doma, mai sazia, non manca di uscire fuori in ogni occasione e di lasciare la sua zampata e il suo sigillo su ogni provvedimento venga messo in campo.

Il reddito di cittadinanza riservato solo agli italiani ne è un perfetto esempio. Poco importa - e Salvini lo sa benissimo - che infranga almeno due articoli della Costituzione (verrebbe stracciato dalla Consulta al primo ricorso che gli arrivasse) e una dozzina di quelli inseriti nei trattati europei che l'Italia ha sottoscritto. Poco importa che Mattarella, come ipotizzano in molti, potrebbe rifiutarsi di firmarlo e rispedirlo al mittente. Salvini lo sa benissimo, e anzi è proprio questo che probabilmente cerca, lo scontro, così da potersi poi ammantare di vittimismo e giustificare davanti ai suoi seguaci la mancata approvazione del suo obbrobrio razzista dicendo: "Vedete, io lo volevo fare ma Mattarella (la Consulta, l'Europa o chi volete voi) non me l'ha fatto fare".

Tutto già visto e rivisto. Ed è questo che fa incazzare ancora di più.

La grassa e l'umana(*) (e la caotica)

Ieri ho fatto un salto a Bologna, in macchina, per portare un po' di roba nell'appartamento in cui Michela alloggerà da lunedì, per i prossimi due anni, per seguire i corsi magistrali di pedagogia post laurea. A Bologna ci sono stato altre volte, in passato ma anche recentemente, ma mai in macchina, e mi sono reso conto - non che non lo immaginassi, ma provarlo dal vivo è un'altra cosa - che guidare a Bologna è eufemisticamente un casino.

Considerando poi che la pazienza automobilistica io l'ho già persa da un certo numero di anni, beh, non credo sopravviverei a lungo in una simile bolgia. La trafficata Santarcangiolese di cui mi lamentavo qui, al confronto è un tranquilla stradina di campagna.

(*) Per chi non le avesse riconosciute, le parole del titolo le ho estrapolate dai versi di una canzone di Guccini, Bologna appunto, la cui frase completa è: "Bologna la grassa e l'umana / già un poco Romagna / e in odor di Toscana..."

giovedì 20 settembre 2018

Salvini e la masturbazione

Tra le tante battaglie lanciate da Salvini, battaglie fondamentali per il nostro paese, come capite bene, c'è quella per reintrodurre il reato di masturbazione in pubblico. Dice infatti l'intrepido difensore degli italiani che scriverà subito a Bonafede "affinché gli atti osceni, tra cui la masturbazione in pubblico, tornino ad essere reato penale."

Ecco, qualcuno spieghi al tizio della ruspa che la masturbazione pubblica è già reato e lo è sempre stata. Scrive a tal proposito il professor Guido Saraceni, giurista: "Sono costretto a precisare che per il codice penale italiano è ancora perfettamente reato (art. 527) masturbarsi in pubblico. L'unica differenza rispetto al recente passato è che dal 2015 lo sporcaccione viene punito con una multa salata (fino a 30000 euro)".

Il giurista Saraceni, quindi, a corredo della sua precisazione indica un'altra battaglia che potrebbe sicuramente giovare agli italiani: regala anche tu una copia del Codice penale italiano al somaro che sta sciaguratamente a capo degli Interni.

La pena del Celeste

La condanna in appello a sette anni e mezzo del Celeste per corruzione mi ha sorpreso per un fatto: i giudici gli hanno inflitto una pena superiore di un anno e mezzo a quella che gli fu comminata in primo grado, che era di sei anni.

Io sapevo che uno dei motivi per cui in Italia, a differenza di altri paesi europei, il ricorso in appello lo fanno tutti, e che l'eventuale pena inflitta non può superare quella del primo grado, può essere uguale o al limite ridotta. Evidentemente non è così, dovrò informarmi.

Abbiate pazienza, non sono un esperto di faccende giuridiche ma solo un umile magazziniere.

mercoledì 19 settembre 2018

(...)

Tg5. In sequenza, servizio su padre Pio e sul miracolo di san Gennaro (sì, continuano a chiamarlo miracolo, in sprezzo a qualsiasi senso del ridicolo).
E niente, questo paese non ce la farà mai.

Studiare per amore

Questo saggio è incantevole ed entusiasmante. Non è un manuale su come studiare, è esattamente il contrario e l'ho trovato particolarmen...