giovedì 31 marzo 2016

Francesca Guidi

Ho appreso della vicenda della ministra Guidi, che si è dimessa poco fa, mentre oggi pomeriggio leggevo il libro postumo di Eco. Non c'è granché da commentare, mi pare, se si esclude l'evidenziazione dello squallore della vicenda di cui lascio volentieri il compito ad altri. L'unica cosa degna di nota, per quel che mi riguarda, è che questa Guidi è stata finora una perfetta sconosciuta alle cronache politiche. Da oltre due anni che questo esecutivo è in piedi chi l'ha mai sentita nominare, 'sta Guidi? Io no, anche se da tempo le faccende della politica non le seguo più granché - ho scoperto che ci sono faccende immensamente più interessanti da seguire. Curioso: mai una nota di cronaca su questa ministra e la prima volta che ne sale agli onori è per via di una storiaccia che le costa le dimissioni. Che sia una nemesi?
A parte questo rimane solo da evidenziare, come questa ennesima vicenda dimostra, che da almeno cinque lustri, se non di più, la politica è diventata da strumento finalizzato alla realizzazione dell'interesse pubblico a strumento finalizzato al perseguimento dell'interesse privato e/o familistico. Berlusconi faceva le famose/famigerate leggi ad personam per tutelare se stesso, le sue aziende e i suoi interessi, la Guidi, appartenente al partito che si stracciava le vesti in piazza quando accadeva, fa un emendamento per favorire le aziende estrattive del fidanzato.
È la politica, bellezza.

Non conoscevo Gianmaria Testa

Ho letto ieri della morte del cantautore Gianmaria Testa e ci sono rimasto male. Ma non nel senso che si usa comunemente attribuire a questo tipo di dispiacere in caso di morte di qualcuno, più o meno conosciuto e più o meno gravitante nell'orbita delle conoscenze artistiche, o almeno non solo in quello, ma anche (soprattutto, direi) nel senso che a me, questo cantautore, fino a ieri era perfettamente sconosciuto. Ecco, a me è dispiaciuto prioritariamete il fatto di scoprire di non conoscerlo. Enrico Mentana, bontà sua, ha un tantino alleviato questo mio dispiacere dicendo, nel suo tiggì, che si trattava di un cantautore di nicchia, paradossalmente molto conosciuto all'estero, specie in Francia (ha tenuto concerti anche alla celeberrima Olympia), quanto sconosciuto in patria. A me, però, è dispiaciuto lo stesso, tanto più dopo aver recuperato qualcosa su YouTube ed essermi accorto che era veramente bravo, sia come cantautore che come poeta.
Mi viene da domandarmi quanti cantautori così ci siano in circolazione senza che io ne sappia niente, e, più in generale, quanti artisti di talento, musicisti ma anche scrittori, producano e pubblichino opere di valore senza che li possa apprezzare. Ma poi penso che è impossibile conoscere tutto e restare aggiornati su ogni artista, ed è già una fortuna, di questi artisti, riuscire ad avere conoscenza postuma.

Retrocessioni (apparenti)



In realtà non si tratta di retrocessione quanto semmai di avanzamento, o di evoluzione delle cose, se la vogliamo vedere in questa prospettiva, nel senso che dopo 19 anni di scarrozzamenti delle figlie a destra e a manca può arrivare il momento in cui lo scarrozzatore diventi lo scarrozzato, specie quando una figlia è già patentata e l'altra lo sarà a breve, e magari nella curiosa coincidenza in cui l'ex scarrozzatore, momentaneamente sprovvisto del proprio mezzo, esca dal lavoro appiedato e sia costretto ad attendere qualcuno che lo riporti a casa.
Comunque devo dire che sui sedili posteriori non si sta affatto male.

mercoledì 30 marzo 2016

(...)

Mi riservo di andare a controllare, ovviamente, ma non ricordo, da parte de Il Giornale, articoli permeati dalla stessa irritazione di questo quando Bossi affermava urbi et orbi che col Tricolore ci si puliva il culo.

Michael Stipe?

Sono sincero, se prima di vedere il video non avessi letto il titolo, non l'avrei riconosciuto. Eppure dietro a quel barbone, a quell'anello al naso e a quell'aria vagamente ieratica c'è proprio il Michael Stipe dei R.E.M., quelli che purtroppo non esistono più e dei cui dischi ho la cdteca piena. Certo, dopo l'esecuzione della prima strofa della bellissima The man who sold the world, di Bowie, l'avrei riconosciuto dall'inconfondibile timbro vocale e da certe altrettanto inconfondibili inflessioni della voce, ma di fatto questa nuova immagine di Stipe mi ha parecchio spiazzato. Pur con tutte le dovute differenze mi ha fatto venire in mente la metamorfosi vocale e spirituale di Giovanni Lindo Ferretti, passato dal punk filosovietico dei CCCP alle nenie finto-religiose seguite all'abbraccio del cattolicesimo - Ferretti qualche rotella fuori posto a mio parere l'ha sempre avuta, sia prima che dopo la svolta mistica, ma è ovviamente un'impressione mia.
Comunque niente, Michael Stipe è sempre un grande.

martedì 29 marzo 2016

Cos'ha detto la madre di Giulio Regeni (secondo Il Giornale)

La signora Paola, madre di Giulio Regeni, parla per la prima volta pubblicamente, e dice una serie di cose. Tra queste, a un certo punto, tira in ballo la tortura (il figlio è stato torturato barbaramente per giorni prima di essere ucciso). Le parole esatte pronunciate dalla signora Paola sono queste: "Forse è dal Nazifascimo che noi in Italia non ci troviamo di fronte a una situazione di tortura", e la frase si può facilmente verificare da questo contributo video a partire dal minuto 1:30. Come l'ha riportata invece Il Giornale? Ecco lo screenshot (cliccandoci su si ingrandisce) catturato da me (ho evidenziato nel cerchietto rosso la parola antifascismo).



Con una ingannevole e stronza opera di manipolazione, il fogliaccio di zio Tibia ribalta completamente il significato delle parole della signora Paola, facendole dire che è dall'antifascismo che in Italia non si vede la tortura (qui il link all'articolo e qui il suo salvataggio in caso venga a lorsignori la tentazione di correggerlo).
Non c'è granché da aggiungere, se non che manipolare le parole di una madre che ha perso un figlio in quel modo, mettendole in bocca il contrario di ciò che intendeva dire, è da stronzi, anzi da fascisti, che più o meno è la stessa cosa. Il Giornale è questa roba qua.

lunedì 28 marzo 2016

Possibile che nessuno abbia fatto una foto?

Chi segue un po' i deliri dei complottisti, senza distinzioni tra quelli che speculano sugli attentati alle Torri Gemelle, sullo sbarco sulla Luna, sulle scie chimiche ecc., conoscerà senz'altro il leggendario Giulietto Chiesa, uno dei pionieri delle teorie cospirazioniste relative appunto alle suddette Torri Gemelle (sintetizzando brutalmente, i teorici di 'sta roba qua credono che gli americani si siano buttati giù da soli le torri come pretesto per invadere l'Afghanistan). Secondo questi qui, non c'è praticamente avvenimento storico, più o meno noto, più o meno tragico, che non sia frutto di una qualche premeditazione/pianificazione occulta e segreta. Potevano essere indenni da una qualche forma di cospirazione i due attentati più sanguinosi accaduti in Europa negli ultimi tempi? Certo che no - e vada pure a farsi friggere qualsiasi basilare forma di rispetto per tutti quelli che hanno perso uno o più cari negli attentati di Parigi e di Bruxelles.
Ed ecco quindi l'intrepido Chiesa lanciarsi nella spericolata e ridicola raccolta di elementi che consentirebbero di far sospettare che dietro ai due sanguinosi attentati ci sia un complotto, magari ordito con la compiacenza occulta dei governi belga e francese. A proposito di quello del Bataclan, solo per citare quello più ridicolo, ecco cosa angustia il povero Chiesa: "C’è un’ulteriore, davvero singolare, circostanza connessa con il massacro del Bataclan del 13/11/2015. Di quella tragedia esiste una ed una sola fotografia. Non ce ne sono altre. Lascio a voi trovare una spiegazione all’incredibile. Dentro quel locale c’erano infatti almeno 500 persone. Sicuramente al 99% tutte dotate di cellulare. Come si spiega che nessuno fece una foto e nessuno la pubblicò su youtube?"
L'interrogativo, se ci pensate, dà da pensare. Ma come? 500 persone e nemmeno una foto? Vediamo un po'. Stando a quello che hanno riportato le cronache il Bataclan è un locale chiuso, e al suo interno si stava tenendo un concerto rock, il locale era oltretutto stipato al limite della capienza. Sempre dai giornali si apprende che molti dei presenti si sono resi conto di ciò che stava accadendo solo successivamente all'inizio dell'attentato per via del rumore, delle luci stroboscopiche ecc. Ora immaginate la scena. Dei terroristi armati fino ai denti fanno irruzione in un locale affollatissimo, con musica ad altissimo volume e luce scarsa, e iniziano a sparare all'impazzata sventagliate di Kalashnikov, col panico e il terrore che si impadroniscono dei presenti man mano che questi si rendono conto di ciò che sta accadendo. Ora, immaginate di essere voi in mezzo a questo girone dantesco fatto di urla, colpi di mitra, sangue, terrore, persone che all'impazzata si gettano in massa verso le uscite cercando una via di scampo. Qual è la prima cosa che fareste? Ovviamente tirare fuori il cellulare e fare qualche foto, no? I più arditi di voi avrebbero perfino potuto chiedere a qualcuno dei terroristi omicidi di fermarsi un attimo e magari sorridere un po', ché la foto sarebbe anche potuta venire male.
Ecco, qui la si butta sull'ironico, ovviamente, quando ci sarebbe invece da incazzarsi con Chiesa e tutti gli speculatori più o meno prezzolati che in barba a ogni pudore spargono stronzate su simili tragedie. Un suggerimento a quelli de Il Fatto, che dagli ultimi dati risulta stia perdendo lettori e copie in maniera costante: smettete di dare spazio a Chiesa, magari qualcosa recuperate.

5,7 miliardi di ragioni faranno finire la faccenda Giulio Regeni a tarallucci e vino

Nessuno, nemmeno chi ama trascorrere le proprie giornate facendosi devastare il cervello da telequiz cretini in tv, credo sia così sprovveduto da non aver capito che quello di Giulio Regeni è un omicidio di stato destinato a rimanere insoluto e che finirà a breve nel dimenticatoio. È tristemente inevitabile, questo epilogo, e da una certa prospettiva è auspicabile che arrivi pure in fretta: se non altro avremo finito di farci prendere per il culo dal governo egiziano - pure la BBC fa notare che l'ultima versione partorita dalla congrega di Al Sisi è una solenne minchiata.
I motivi per cui tutto finirà in niente, o al massimo con l'inghiottire senza troppi problemi una qualsiasi versione di comodo egiziana, stanno anche nei 5,7 miliardi di dollari di interscambio (dati 2014) tra i due paesi, che entrambi si sono impegnati a portare a 6 entro la fine di quest'anno; sta nella presenza di Eni, Enel, Edison, Ansaldo, Banca Intesa Sanpaolo, Pirelli, Italcementi e altre 123 aziende italiane in Egitto; sta nell'Italia primo paese importatore dell'economia egiziana.
Ora, che il governo italiano accetti tutto questo - le apparentemente dure proteste di Renzi sono a esclusivo beneficio di telecamera - a qualcuno potrà anche andar bene; che si voglia sacrificare la verità su un crimine così efferato (Giulio Regeni è stato barbaramente torturato per giorni prima di essere finito) sull'altare del partenariato commerciale qualcuno lo potrà pure trovare plausibile, ma chiunque sarà ancora convinto che la dignità e il diritto di ottenere giustizia e verità vengono prima dei rapporti economici, non potrà non dire a questo governo di non essere d'accordo.

Tra Socci e Giacobazzi

È sempre un esercizio divertente leggere Antonio Socci. Divertente se preso per quello che è, ovviamente, e cioè niente di più di una piccola occasione per passare qualche minuto di buon umore. Chi scrive, ad esempio, solitamente si avvicina ai suoi pregevolissimi scritti con lo stesso spirito con cui su YouTube si gusta un monologo di Giacobazzi, uno sketch di Crozza e simili.
L'articolo con cui Socci, stamattina, porta le prove scientifiche della resurrezione di Cristo, avventurandosi in maniera molto ardita e pericolosa tra sindoni, universi, Pascal ecc., è ad esempio uno di quelli che da solo vale tutto il divertimento di due ore di Giacobazzi.

domenica 27 marzo 2016

Trivelle e astensione (e balle)

Già fa parecchio storcere il naso, o almeno dovrebbe farlo, il fatto che un capo di Governo bolli come inutile un referendum, a prescindere dalla sua natura e dal suo oggetto. Lo storcimento di naso si dovrebbe poi trasformare in irritazione quando si sapesse, e si sa, che a spingere per il fallimento è il segretario di un partito nel cui nome c'è l'aggettivo democratico. Ma queste sono elucubrazioni che in genere nascono spontanee solo in chiunque abbia una qualche propensione, più o meno innata, a far collidere almeno un paio di neuroni, unita all'altrettanto basilare propensione a non farsi prendere per il culo dall'imbonitore di turno, quindi è roba per pochi, insomma.
Tornando alla faccenda del referendum sulle trivelle, nulla qui si obietta sulla posizione di Renzi, che, come quella di tutti, è più che legittima, qui si obietta semmai sulle modalità con cui questa posizione viene data in pasto al pubblico. Se si è infatti un presidente del Consiglio degno di questo nome, e Renzi ovviamente non lo è mai stato, come del resto molti di quelli che l'hanno preceduto, non si va in tv a dire che un referendum è inutile e va fatto fallire con l'astensione, ma si va in televisione, si esprime la propria posizione argomentandone i motivi e si invitano poi gli aventi diritto ad andare a votare, magari in quella direzione. E non è di nessun rilievo l'argomentazione speciosa che pure altri premier di centrosinistra, in passato, hanno agito allo stesso modo su altre questioni referendarie. In primo luogo perché il fatto che in passato si siano tenuti comportamenti degni di biasimo su questi temi dovrebbe rappresentare uno sprone a non ripeterli; in secondo luogo perché, come da due anni Renzi va twittando per tutto il globo terracqueo, questo è il governo del #cambiaverso, se non erro - a meno che non si tratti di un #cambiaverso a targhe alterne.
Un'ultima nota sulla faccenda del mancato accorpamento con le amministrative, che il Pd si rifiuta di concedere e che farebbe risparmiare qualche centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici. Non si può fare, dice sempre il solito noto, argomentando capziosamente che "lo prevede la legge italiana, non perché lo abbiamo scelto noi." Ovviamente sono tutte balle. Accorpamenti tra referendum ed elezioni si sono già svolti altre volte, in passato, e c'è pure una legge che li disciplina. Di leggi che li vietino non c'è notizia, almeno nel mondo reale. Poi, ovvio, in quello del paese delle meraviglie (e delle balle) tutto è possibile.

Passerelle

Correva il mese di maggio 2023 e la signora del popolo, dopo la prima delle due disastrose alluvioni che misero in ginocchio l'Emilia-Ro...