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giovedì 30 luglio 2026

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un personaggio realmente esistito. Ma andiamo con ordine.

Nella parte finale del ciclopico romanzo Lonesome Dove, di Larry McMurtry, in un dialogo tra alcuni dei protagonisti a un certo punto viene citato, quasi di striscio, un Texas Ranger di nome Kit Carson. Siccome quando ero ragazzino leggevo vagonate di Tex Willer, quel nome non poteva non riportarmi al Kit Carson compagno e amico di Tex Willer. Lì per lì ho pensato: forse Larry McMurtry ha deciso di citare Kit Carson come omaggio al compagno brontolone di Willer, o magari proprio al fumetto di Tex Willer. 

Dal momento che sono curioso, ho chiesto qualche info a ChatGPT, la quale mi ha spiegato che esistono appunto due Kit Carson: il pard di Tex Willer e il Kit Carson in carne e ossa. Il Kit Carson in carne e ossa (1809-1868) è stato esploratore, trapper, guida, cacciatore nonché ufficiale dell'esercito statunitense e una delle figure più leggendarie, ma realmente esistite, della conquista del West, al pari di Buffalo Bill o Wild Bill Hickok. Già quando era in vita era diventato una celebrità grazie ai dime novels, i romanzi popolari dell'epoca. Quando, nel 1948, Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini crearono Tex Willer, decisero di affiancargli proprio Kit Carson, trasformandolo in un ranger più anziano, ironico e brontolone. Quindi il Kit Carson di Tex è sì un personaggio di fantasia, ma ispirato all'uomo realmente esistito, e quando McMurtry cita Kit Carson non sta facendo un riferimento al fumetto, sta semplicemente inserendo nella narrazione uno dei personaggi storici più famosi del West.



Kit Carson reale



Kit Carson personaggio dei fumetti

Ecco, io 'sta cosa non la sapevo e mi ha divertito e sorpreso, ma mi ha creato anche un po' di disappunto: tanti di anni di lettura di Tex, da giovane, senza aver mai saputo la storia di Kit Carson. Vabbe', meglio tardi che mai :-)

sabato 29 gennaio 2022

Fumetti

Sull'ultimo Venerdì di Repubblica c'è una interessante inchiesta (qui) sulla diffusione dei fumetti nel nostro paese, dove tra le altre cose si parla dell'ottimo stato di salute in cui versa questo particolare settore editoriale. Due cose interessanti: nel 2021 appena chiuso circa nove milioni di persone sono andate in libreria, più o meno regolarmente, per comprare fumetti (rilevazione relativa alle sole librerie, che quindi esclude edicole e fumetterie); il fumetto è solo cartaceo. A differenza dei libri, che possono essere acquistati e letti su aggeggi elettronici, il fumetto viene letto solo su carta.

La cosa un po' mi ha sorpreso, dal momento che lavoro in un'agenzia di distribuzione stampa e ogni giorno mi vedo passare per le mani tonnellate e tonnellate di fumetti destinati esclusivamente alle edicole. Non pensavo che anche le librerie avessero un così attivo mercato dei fumetti. Bella, questa cosa.

L'inchiesta in questione mi ha fatto venire in mente l'infinita serie di fumetti che leggevo da bambino e da ragazzino prima del passaggio ai libri: Topolino, Braccio di ferro, Tex, Zagor, Diabolik, Il comandante Mark, Dylan Dog i primi che mi vengono in mente e che mi riportano al periodo più spensierato della mia vita. Tra l'altro, molti di questi (in particolare molti numeri di Topolino) li conservo ancora, da qualche parte.

I fumetti mi fanno venire in mente un aneddoto di cui parlò Francesco Guccini in una intervista di qualche anno fa, in cui raccontava che quand'era giovinetto doveva leggerli di nascosto perché suo padre glieli proibiva. Glieli proibiva perché temeva che i fumetti, con tutte quelle figure, lo disabituassero alla lettura. I libri andavano bene, e suo padre gliene regalava in continuazione, ma i fumetti no, quindi lui se li faceva prestare di nascosto da qualche amico e li leggeva quando suo padre non c'era. Dal momento che Guccini in mezzo ai libri ci ha passato tutta la vita e che è diventato a sua volta scrittore di romanzi, direi che i timori di suo padre erano palesemente infondati.

venerdì 6 dicembre 2019

Settant'anni


Poco fa mi è passato per le mani Tex, e pensavo che quello in corso è il suo settantesimo anno. Quindi, quando io nascevo lui usciva già nelle edicole da vent'anni. È curioso come basti poco per andare con la mente alla velocità con cui passa il tempo, alle età che non sono più, ai famosi vent'anni cantati da De Gregori, quelli che "sembrano pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più", o al "fugge un cane come la tua giovinezza" di gucciniana memoria.
C'è da dire, comunque, che i suoi settant'anni Tex Willer li porta benissimo. Tipo un eterno Peter Pan. Beato lui.

Immagini da Ceuta

Alcune immagini da Ceuta. Due soldati spagnoli consolano un ragazzino marocchino che è riuscito a raggiungere la spiaggia e un militare dell...