lunedì 8 giugno 2026

Vannacci e la disabilità

Vorrei segnalare al generale Vannacci, che propone classi differenziate per gli studenti disabili, che nel nostro Paese la svolta inclusiva si ebbe nei primi anni Settanta. A quell'epoca risale infatti l'abolizione progressiva delle classi differenziali nella scuola dell'obbligo e l'abolizione delle cosiddette "scuole speciali". Quindi, "classi differenziali" e "scuole speciali" appartengono alla pattumiera della storia da quasi sessant'anni.

Le classi differenziali erano destinate ad alunni considerati "non adatti" al normale percorso scolastico e vi venivano confinati studenti con situazioni molto diverse tra loro: disabilità intellettive, difficoltà di apprendimento, problemi comportamentali, svantaggi sociali o linguistici; talvolta perfino bambini semplicemente ritenuti "indietro" rispetto ai compagni. 

Nel 1971 fu approvata una legge che iniziò ad aprire la scuola comune agli alunni con disabilità, anche se la vera svolta arriverà con la legge 517 del 1977, che abolì gran parte delle classi differenziali nella scuola dell'obbligo e introdusse il principio dell'integrazione degli alunni con disabilità nelle classi ordinarie. Ma perché furono abolite? Perché ci si rese conto che queste discriminazioni tendevano a isolare gli studenti e abbassavano le aspettative nei loro confronti; in più rendevano difficile il ritorno nelle classi ordinarie. In pratica, una volta entrato in una classe differenziale, era frequente che un alunno rimanesse in un percorso separato per anni. A volte per sempre. 

Oggi, l'orientamento prevalente della moderna pedagogia e le convenzioni internazionali sui diritti delle persone con disabilità vanno tutti nella direzione dell'inclusione. E ci sono quasi 60 anni di storia che stanno a dimostrare la giustezza di questa impostazione. Ciò non significa, ovviamente, che ogni situazione sia semplice o che non esistano casi particolarmente complessi. Significa però che la maggior parte degli esperti ritiene preferibile migliorare gli strumenti dell'inclusione piuttosto che tornare a una separazione sistematica degli studenti con disabilità. Alla luce di tutto questo, sarebbe interessante sapere a quali fonti attinge il generale per sostenere che il ritorno alle classi differenziali gioverebbe sia agli alunni con disabilita, sia a quelli senza disabilità. Ma temo che non ci sia nessuna fonte né nessuna documentazione a supporto della sua proposta. C'è solo una particolare forma mentis che è quella della separazione e dell'esclusione.

D'altra parte, Vannacci viene dallo stesso partito che anni fa proponeva, a Milano, di istituire mezzi pubblici per stranieri e mezzi pubblici per gli italiani, esattamente come succedeva negli anni della segregazione razziale negli Stati Uniti. La segregazione razziale negli USA fu gettata nella pattumiera della storia negli anni Sessanta del Novecento. La segregazione degli studenti con disabilità fu gettata nella pattumiera della storia, in Italia, negli anni Settanta del secolo scorso. In teoria, la storia dovrebbe andare avanti, non tornare indietro.

16 commenti:

  1. una cosa rimane in evidenza: ai regolatori non piace la mistura di studenti "diversi" con quelli chiamati "normali".

    podi-.

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    1. Il problema è che questo figuro sta anche accumulando un certo consenso. Ma in fondo la cosa non stupisce, purtroppo.

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  2. Stiamo regredendo e lo stiamo facendo da un pezzo. Si ha presente il film Idiocrazia? Ecco.

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    1. Ne ho sempre sentito parlare ma non l'ho visto. Recupererò anche questa lacuna, prima o poi.

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  3. Tra le cose che Vannacci non sa, o finge di non sapere, c'è il fatto che l'integrazione degli alunni con disabilità, pur a volte non esente, come rilevi tu, da problematicità, si è dimostrata in grado di rendere migliore anche la situazione delle classi in generale, a vantaggio dunque anche dei """normali""", ed è un'acquisizione ormai stra-assodata.
    Firmato da una che nel suo percorso di specializzazione nonché nell'ultima decina d'anni di lavoro ha avuto la famosa legge 517 del 1977 come faro insostituibile e ormai, già all'epoca, imprescindibile.

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  4. Parlare con Vannacci è come parlare con un vaso di gerani morti.

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    1. Troppo buona: io sostituirei "un vaso di gerani morti" con "una cloaca".

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  5. Sono concorde con tutto in teoria, ma poi bisogna parlare con chi queste cose le ha vissute sulla sua pelle.
    Io vi racconto quello che è successo alla figlia di una mia amica, che adesso ha 10 anni. DSa e dislessica - ha iniziato a leggere e scrivere a 8 anni perchè non esistono più gli insegnanti di sostegno ma insegnanti assegnati dall'Inps, perchè si tratta di disabilità. Vi lascio immaginare cosa ha passato questa bambina, umiliata e presa in giro da tutti i bambini della classe, senza che le insegnanti potessero fare nulla. Quando finalmente gli hanno dato una insegnante di sostegno, ha dovuto cambiare scuola, perchè ormai il mobbing dei bambini non era arginabile.
    Quindi sentirsi diversi in una classe di normali forse non è la soluzione che abbiamo pensato andasse bene, e non per tutti.
    Dobbiamo riflettere molto sul trauma che si crea in questi bambini

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    1. Hai perfettamente ragione sul fatto che dobbiamo riflettere sul trauma di questi bambini. Tuttavia, da quello che racconti, la sofferenza di questa bambina non è figlia dell'inclusione ma della sua assenza. Se un'alunna con DSA o disabilità viene lasciata sola per anni, senza che le insegnanti intervengano contro le prese in giro e senza i supporti adeguati, non è il modello inclusivo ad aver fallito, è lo Stato che non lo ha finanziato e applicato. La soluzione a una scuola che funziona male non è arrendersi e ricreare i "ghetti" (le classi differenziali), ma pretendere classi meno pollaio (filosofi come Umberto Galimberti e altri su questa cosa predicano da decenni), più formazione per i docenti e la presenza costante di specialisti. Isolare i bambini "diversi" non è una soluzione al problema del bullismo.

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    2. eppure non riesco a non pensare che in una classe di bambini con dsa o altro si sentirebbero tutti uguali e non ci sarebbe il noi e il loro

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    3. Dici una cosa aberrante; ma non scoraggiarti, succede a tutti quando ci si esprime in ambiti in cui non si è competenti.

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    4. non si tratta di competenza - ma di esperienza.
      Io stessa essendo balbuziente in elementari e medie, ho subito di tutto e gli insegnanti mi prendevano in giro peggio dei miei compagni. Perchè i bambini e gli adolescenti sanno essere molto cattivi. Quindi non basta pensare di sapere le cose... io ero quella diversa, quella strana e mi hanno sparato letteralmente, per anni

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    5. Non hai letto il commento di Andrea qui sopra?

      Aggiungo una cosa sulla quale non dovrebbero esserci dubbi, ovvero che tutti gli abitanti di questo mondo fanno esperienze, però le semplici esperienze umane non sono titolo sufficiente a stabilire principi e concetti generali e conseguenti prassi efficaci e qualificate. Vale in qualsiasi campo, in primis direi proprio in quello scientifico e pedagogico.

      Comunque, che tu intenda documentarti o meno, resta il fatto che il segregazionismo è sempre un problema, mai una soluzione.
      Passo e chiudo.

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  6. Sono grato dell'esistenza di persone come Vannacci, oppure gente come Malagò. Danno l'esatta misura di ciò che pensano la maggior parte dei politici e dirigenti italiani. Ipocrisie e omertà contro parole senza filtri.

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    1. Non so se siano la maggioranza, ma fosse anche solo uno sarebbe sempre uno di troppo.

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