Leggere Buzzati equivale a fare un viaggio nel tempo, un viaggio a ritroso tramite il quale è facile comprendere come la lingua non sia qualcosa di statico, di granitico, ma qualcosa in continua evoluzione. Lo si capisce da parole come "valige", "ciliege", da espressioni come "andare in letto" invece di "andare a letto", o da periodi che oggi considereremmo permeati da una consecutio temporum traballante. Tutti approcci alla lingua che, nel 2026, metterebbero in allarme e farebbero storcere il naso a molti insegnanti di italiano.
Questo romanzo è stato pubblicato la prima volta nel 1963 ed è abbastanza fuori dagli schemi della produzione del grande scrittore bellunese. Narra le vicende di un affermato architetto milanese di mezza età che si invaghisce perdutamente di una giovanissima prostituta conosciuta in una casa di appuntamenti. Ma la ragazza non manifesterà mai alcuna intenzione di lasciarsi coinvolgere sentimentalmente, preferendo mantenere il rapporto su un piano esclusivamente sessuale. L'ossessione dell'affermato architetto per la giovanissima ragazza lo porterà sull'orlo dell'autodistruzione.
È un romanzo sui conflitti, quello tra l'uomo più che maturo attratto dalla giovinezza e quello sociale che contrappone la borghesia benestante al proletariato. Entrambi questi conflitti vengono messi in scena da Buzzati nel contesto di una Milano fredda, veloce, presa dalle sue urgenze economiche, la Milano del boom che mostra già i prodromi della "Milano da bere" che arriverà una ventina di anni dopo. La metropoli milanese è una presenza costante nel romanzo, sembra quasi un personaggio della narrazione, presenza che lo scrittore richiama spesso con vivide descrizioni di angoli, strade, case, palazzi, atmosfere.
Ho letto pochi libri di Buzzati, ma ogni volta è una piacevolissima sorpresa.

Buzzati, per me, è tra i grandi.
RispondiEliminapodi-.
È considerato uno dei più grandi scrittori del '900. Non a caso.
EliminaIo non riesco a leggerlo proprio per il modello linguistico usato. Per deformazione professionale mi viene da correggere ma poi rinuncio. Mi chiedo : ma l'accademia della Crusca che ne pensa?
RispondiEliminaScusa, forse mi sono confusa con Carlo Emilio Gadda
RispondiEliminaSe leggi romanzi scritti negli anni '50, '60 e anche '70 ti accorgi che molte delle regole grammaticali di oggi all'epoca erano diverse. È normale, la lingua cambia col tempo.
EliminaDino Buzzati sin dai tempi delle medie è il mio scrittore preferito.
RispondiEliminaProprio l'altro ieri ho comprato la nuova edizione di Il deserto dei tartari.