mercoledì 28 gennaio 2026

Addio ai social (in Francia)

A me la proposta di legge francese di proibire l'uso dei social ai minori di 15 anni piace, ma le perplessità che ho sono parecchie. In primo luogo c'è il problema delle modalità di accesso: sono affidabili i meccanismi di riconoscimento dell'età in dotazione alle singole piattaforme? Questi meccanismi di riconoscimento sono aggirabili con facilità? L'esperienza dell'Australia, dove i social sono vietati ai minori di 16 anni, non è molto confortante in questo senso. Diverse inchieste e studi hanno dimostrato che il divieto è infatti facilmente bypassabile semplicemente inserendo date di nascita false oppure modificando tramite apposite app l'immagine per il riconoscimento facciale, aggiungendo la barba, facendo smorfie ecc. Difficile pensare che in Francia non capiterà la stessa cosa.

I commenti che più frequentemente si leggono in giro riguardo a questa proposta di legge sono generalmente di entusiasmo e giustificati dall'assunto che i social rimbambirebbero i giovani e creerebbero dipendenza. Negli USA è alle battute iniziali - guarda a volte le coincidenze - il primo processo della storia che dovrà stabilire se i social creino dipendenza. In particolare stabilirà se le grandi piattaforme social adottino pratiche e meccanismi particolari per generare dipendenza - a questo proposito mi viene da pensare che forse per stabilire questo non serve un processo, tanto la cosa è palese. Comunque, aspetteremo gli esiti e vedremo.

Per il resto, non so se i social rimbambiscano i giovani, probabilmente rimbambiscono in egual misura chiunque li usi, indipendentemente dall'età. Ma il problema, a mio avviso, non è tanto quello del rimbambimento, qualsiasi cosa si intenda con questo termine, è qualcosa di più subdolo su cui vari studiosi ed esperti hanno scritto molto: le modalità con cui si approcciano alla complessità. I social tendono a disabituare alla complessità e all’approfondimento perché sono progettati per altro: funzionano su frammenti brevi, stimoli rapidi, gratificazione immediata, scorrimento continuo, e questo ovviamente favorisce reazioni, semplificazioni e posizioni nette penalizzando i processi lenti e le argomentazioni lunghe. Il nostro cervello è già "programmato" di suo per semplificare e allontanare i ragionamenti complessi, i social tendono a esasperare questa impostazione. Da qui la nascita di gruppi pro-Ucraina contro gruppi pro-Russia; gruppi pro-vaccini contro gruppi no-vax; terrapiattisti contro "terrasferisti"; negazionisti del clima contro sostenitori. O di qua o di là, bianco o nero, niente mezze misure. Credo che questo sia il vero problema dei social, non tanto il rimbambimento.

4 commenti:

  1. Io allargherei il problema a tutto il virtuale. Credo che fermarsi al rimbambimento derivato dai socials è limitativo.
    Personalmente vedo che esiste gente che sta sul virtuale 24 ore su 24. Orari di articoli e relativi commenti su blog e siti lo testimoniano.
    Nessuna accusa contro qualcuno/a, anche perché anche io ero tra questi fino a poco tempo fa.
    Ora mi sto ridimensionando, imponendomi massimo 2/3 ore nell'arco della giornata, diciamo al mattino che sono più libera da impegni familiari. Poi vivo la vita reale. E trovo che il rimbambimento sia molto diminuito. Tieni conto che vado per i 73 anni, quindi...
    Ah dimenticavo, per essere sicuri dell'età dei giovani, i governi potrebbero richiedere la fotocopia della CI ovviamente oscurando i dati personali, tipo indirizzi di casa. Solo cognomi, nomi e data di nascita visibili. Sarebbe una soluzione, mia opinione.
    Scusa il commento lungo. E spero di non essere uscita fuori tema. Ciao, a presto.

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    1. Il problema del "virtuale" è che, a livello neurologico, induce il cervello a secernere dopamina, che è l'ormone del piacere, la stessa dopamina che viene generata quando mangiamo zucchero, fumiamo o, in generale, indulgiamo verso attività gratificanti. Anche leggere libri, articoli, scrivere, ascoltare musica, attivano questo ormone del piacere. La differenza sta nelle diverse conseguenze di queste azioni su di noi.
      Passare tre ore su Facebook o passare tre ore a leggere un libro non sono la stessa cosa. Nel primo caso si disabitua il cervello all'approfondimento, alla concentrazione, nel secondo caso lo si alleni all'attenzione (perché leggere presuppone attenzione), all'approfondimento. In generale, nessuna delle cose che facciamo nella vita è di per sé positiva o negativa, dipende dalle modalità con cui ci approcciamo a esse. Se io nell'arco della giornata sto un'ora su Facebook, non succede niente, se ci sto 13 ore il discorso cambia.
      Anche io ho un account su Facebook, ma ci sto pochissimo, giusto il tempo di leggere cosa scrivono le persone che mi interessa seguire, per il resto passo la maggior parte del mio tempo libro a leggere.
      Non so se la proposta di legge francese sortirà qualche effetto, ma tutto ciò che va nella direzione di rendere maggiormente consapevoli delle valenze deleterie dei social, la vedo come una cosa positiva.

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  2. Sono d'accordo con te Andrea, anche perché io ho solo il mio blog. Ciao

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