mercoledì 31 gennaio 2018

Buonismo e pietismo

All'indomani della promulgazione delle leggi razziali del 1938, prese a circolare ed ebbe una certa diffusione il termine pietismo. Pietisti venivano definiti, dai seguaci del regime fascista, con toni che andavano dal dileggio al disprezzo, coloro che in qualunque modo mostravano solidarietà versi gli ebrei italiani perseguitati dal regime di Mussolini.

Dai pietisti di allora siamo arrivati ai buonisti di oggi. Chiunque mostri una qualsiasi forma di solidarietà nei confronti di chi scappa da guerra, miseria o persecuzioni di tipo politico o religioso, viene definito buonista.

Non so dire con quale tipo di valenza venga principalmente utilizzato oggi - mi pare che anche in questo caso sia un equilibrato mix di dileggio e di disprezzo. Mi sembra comunque di vedere, oggi come allora, la stessa pericolosa stronzaggine mista a cinismo.

martedì 30 gennaio 2018

La fine dell'umano (?)

"Il mio impegno nella prossima legislatura sarà quello di battermi, insieme agli amici della coalizione di centrodestra, per abolire o cambiare profondamente tutte le leggi approvate dalla sinistra che hanno ferito la famiglia. Penso al provvedimento sulle unioni civili che, va detto con chiarezza, di fatto apre alla stepchild adoption. Per la sinistra, leggi come questa portano verso il progresso; per noi, vanno verso la fine dell’umano."

Sorvoliamo sul fatto che andare verso la fine dell'umano, detta così, è una frase che di per sé non ha alcun senso (oppure ne ha talmente tanti che è impossibile capire cosa voglia dire la signora); ma se la signora Roccella oltre a Bibbia, Vangelo e raccolte di salmi avesse aperto -  anche per sbaglio eh? - un libro di scienze, saprebbe che tutto ciò che ha a che fare col concetto di umano è collegato alla natura. L'essere umano è un prodotto della natura, è esso stesso natura, e la natura se ne frega delle modalità con cui i suoi figli allevano la prole. Lì la natura e la biologia si fermano ed entra in campo l'ambiente culturale in cui sono inseriti.

La cosiddetta famiglia naturale, come la intendono la signora Roccella e il trust di cervelli a simposio con lei, Gasparri, Salvini, Meloni ecc., cioè la famiglia composta da papà e mamma, naturalmente sposati in chiesa, che copulano e generano pargoli, è un prodotto culturale che di naturale non ha assolutamente nulla. Prova ne è il fatto che basta mettere un attimo il naso fuori dalle quattro mura di ignoranza che circonda 'sta gente qua per rendersene conto.

Per alcune culture dell'estremo oriente, ad esempio, il concetto di famiglia naturale è legato alla poliandria, ossia a una donna che può avere legami sentimentali con più uomini; in alcune culture del medio oriente, invece, il concetto di famiglia naturale è espresso dalla poligamia; se ci si sposta in alcune culture tribali del sud dell'Asia, il concetto di famiglia naturale è espresso dalla "colonia": i figli che nascono appartengono alla comunità e sono di tutti, e tutti si occupano del loro sostentamento e dei loro bisogni.

La famiglia naturale come la intendono Roccella e soci non è nient'altro che il frutto di elaborazioni del ragionare umano e dello sviluppo di particolari comportamenti sociali, che non c'entrano niente con la natura. Non occorre una laurea in scienze naturali per sapere queste cose, basterebbe aver letto anche solo un bignamino di un libro di scienze.

Quanto poi alla promessa/minaccia di abrogare le unioni civili, ci sono i numeri e la storia che fanno capire l'inconsistenza della promessa/minaccia. I numeri perché il centrodestra, almeno allo stato attuale non ne avrebbe abbastanza; la storia perché è pacifico che sulle leggi che riguardano i diritti civili non si è mai tornati indietro - aborto e divorzio sono ancora saldamente al loro posto, ad esempio.

Coraggio, ancora un mesetto di gara a chi la spara più grossa e tutto sarà finito.

domenica 28 gennaio 2018

Da Il signor Hood a Stavo pensando a te

Quindi, c'è questo tormentone che ci sta assillando ormai da parecchi mesi e che le radio si ostinano, con una pervicacia francamente incompresibile e ormai ai limiti dell'irritante, a propinare senza soluzione di continuità. Il pezzo in questione è musicalmente tra il banale e l'insignificante mentre il testo... beh, diciamo che qualsiasi alunno medio delle elementari sarebbe in grado di scrivere dei versi più profondi e intelligenti senza grosse difficoltà.

Una strofa del testo di questo capolavoro, che al confronto De Gregori lèvati che non sei nessuno, recita così:

"Che figata andare al mare quando gli altri lavorano
Che figata fumare in spiaggia con i draghi che volano
Che figata non avere orari né doveri o pensieri
Che figata tornare tardi con nessuno che chiede "dov'eri?"

Ora, voi capite che tra questa roba qui a cose come "Albero bell'albero intorno a te vogliam danzar" o, che ne so?, "Il caffé della Peppina non si beve la mattina" non è che ci passi tutta 'sta differenza, no? Almeno secondo il mio modestissimo e opinabilissimo punto di vista.

Intendiamoci, scemenze di questo genere hanno contraddistinto bene o male ogni epoca. Se prendete il testo di Love me do dei Beatles, giusto per fare il primo esempio che mi viene in mente, a profondità non è che si discosti tanto dal capolavoro di Fabri Fibra. Anche gli anni '80 di quanto ero giovane io hanno partorito una discreta quantità di pezzi di questo infimo livello.

Il problema è che io, come ho scritto più volte su queste pagine, sono musicalmente un vecchio e nostalgico rottame, e non ricordo ai miei tempi un bombardamento simile di insulsaggini; certo, ripeto, c'erano anche quelle, ma erano tutto sommato equilibrate ed equamente controbilanciate dalle poesie in musica di De Gregori, dalle intelligenti provocazioni di Battiato, dai bellissimi richiami letterari di Guccini, dalle godibilissme storie che Ivan Graziani o Vecchioni vestivano di musica, dall'ermetismo dei testi dei Pink Floyd. E le radio mandavano anche queste, anzi soprattutto queste.

Giusto per restare a De Gregori, prendete ad esempio Il signor Hood (lo so, è difficile scegliere un pezzo tra la poderosa mole di suoi capolavori, ma abbiate pazienza). Inizia così:

"Il signor Hood era un galantuomo
Sempre ispirato dal sole
Con due pistole caricate a salve e un canestro di parole."

Ora, è chiaro che è difficile se non impossibile dare un significato a queste frasi, che De Gregori all'epoca utlizzò per descrivere Marco Pannella, ma in esse c'è della poesia, e la poesia per definizione non la puoi spiegare altrimenti diventa qualcos'altro. E volete mettere quanto è bello immaginare nella propria mente chi sia questo fantomatico signor Hood, lavorare di fantasia per capire perché questo tizio fosse sempre ispirato dal sole e perché avesse due pistole caricate a salve e un canestro di parole? I grandi autori di allora invitavano a pensare, a lavorare di fantasia, a porsi domande. Dal "canestro di parole" (pensate a quanto è bello questo abbinamento e a quanti significati si può collegare) siamo arrivati a "che figata andare al mare."

E niente, probabilmente l'involuzione della qualità musicale è andata di pari passo con l'involuzione generale della società. Forse è effettivamente meglio andare tutti al mare, va'.

(...)





(da Sapiens, da animali a dèi - Y. H. Harari)

Carne da collegio

Non si prova nemmeno più sorpresa nell'assistere allo spettacolo, tra l'osceno e l'indecoroso, offerto dalla compilazione delle liste elettorali da parte dei capi partito, Renzi o Di Maio che siano.

Chi andrà a votare, diritto-dovere a cui lo scrivente si sottrae da tempo senza alcuna remora, potrà tutt'al più provare un senso di umiliazione nell'assistere allo spettacolo di capi politici che distribuiscono ai propri sottoposti collegi elettorali che non sono loro ma dei cittadini, specie se questa pratica viene posta in essere in oscuri e blindati consessi notturni, dove i concetti di pluralismo e squadra vengono senza troppi patemi lasciati fuori dalla porta, così che il Renzi di turno possa spianare e annullare la voce delle minoranze e imporre suoi fedelissimi nelle circoscrizioni di tutto lo stivale, laddove, invece, lo spirito del collegio uninominale dovrebbe trovare la sua ragione d'essere nella candidatura di un soggetto legato alla storia, al contesto territoriale del collegio stesso.

Renzi e Di Maio non hanno inventato niente, intendiamoci, si limitano a perpetuare nel tempo una triste consuetudine, quella del partito personale diretto da un capo circondato da yesmen, inaugurata da Berlusconi nel 1994 col suo partito-azienda. Un capo carismatico con tanti fedeli servitori attorno, servitori perché sempre debitori di qualcosa nei suoi confronti, pronti in virtù di questo obbligo a servirlo e compiacerlo svilendo se stessi fino al punto di rinunciare alla propria dignità, come quando 300 e rotti parlamentari giurarono in Parlamento di essere convinti che Ruby era la nipote di Mubarak, in quella che può considerarsi una delle pagine politiche più ignobili della storia repubblicana.

Come scriveva ieri Vittorio Zucconi, in un suo raro pensiero con cui mi trovo d'accordo, non siamo ormai niente più che carne da collegio, miglior espressione possibile per descrivere l'inutilità di andare a votare.

sabato 27 gennaio 2018

Una questione privata per la mia Giornata della memoria



Ho terminato poco fa di leggere questo romanzo di Beppe Fenoglio, scrittore e partigiano piemontese che combatté sulle Langhe la guerra di Liberazione nelle file dei Partigiani badogliani. Usando come pretesto una storia d'amore tra un partigiano soprannominato Milton e una bella ragazza piemontese di buona famiglia, Fulvia, Fenoglio racconta in maniera dettagliata com'era la Resistenza, i suoi valori, e le modalità con cui i partigiani diedero il loro fondamentale contributo al raggiungimento del traguardo finale, quello della Liberazione dalla dittatura nazifascista.

È un libro coinvolgente, anche se dal finale sospeso. Non ci è infatti dato di sapere che fine faccia il partigiano Milton, il protagonista. Il libro si chiude infatti con la sua fuga precipitosa, a piedi, inseguito per campi e boschi delle Langhe da una squadraccia fascista. Molti critici sostengono si tratti di un romanzo incompiuto, tesi avvalorata dal fatto che i fogli del manoscritto furono ritrovati casualmente dopo la morte dell'autore e il lavoro pubblicato come romanzo postumo nel 1963.

Sia come sia, a me è piaciuto molto, e il pregio maggiore del suo finale sospeso sta nel fatto che ognuno può liberare la fantasia e "scrivere" da sé quello che preferisce.

giovedì 25 gennaio 2018

Giulio Regeni

Sia il comune di Santarcangelo che quello di Poggio Torriana hanno sulle ripettive facciate due striscioni gialli con scritto "Verità per Giulio Regeni". Sia Santarcangelo che Poggio Torriana sono due giunte comunali rette dalla sinistra, anzi no, rette dal Pd, che è notoriamente cosa assai diversa dalla sinistra, ma comunque facciamo finta che siano due giunte di sinistra.

Mi chiedevo: quei due striscioni sarebbero stati appesi anche se le due giunte fossero state di destra? Credo di no, anzi ne sono sicuro. E ho questa convinzione perché quelli di destra - non so se valga per tutti ma spannometricamente sì - tendono a inquadrare e liquidare la tragedia del ricercatore italiano nel classico e triste se l'è cercata. Mi  è capitato di persona anche di sentire cose come "Ma che cazzo è andato a fare là?" e simili, giusto per rendere l'idea.

Non so quale ne sia la genesi, ma si è instaurata nel collettivo l'idea che se si ha a cuore la vicenda Regeni si è di sinistra. Perché? Boh, non so, penso che certe vicende dimostrino come le facoltà intellettive del cervello dei rospi di Soanne siano di gran lunga superiori a quelle di certi personaggi dalle sembianze umane.

Il blocco del blogger

Il blogger che torna dal lavoro dopo nove ore di magazzino si mette lì, davanti al suo pc. Spinge il pulsante dell'accensione e, mentre attende la conclusione di tutta la trafila che dal boot conduce alla scrivania con tutte le iconcine belle in vista, operazione che richiede un certo tempo perché il pc è vecchiotto e malandato e Ubuntu 16.04 LTS relativamente pesantuccia, pensa al post che sta appressandosi a vergare. Perché il blogger sa già cosa vuole scrivere, l'idea gli è venuta a metà mattinata e non vede l'ora di trasformarla in parola scritta in modo che i trentadue fedeli lettori del suo blog possano leggerla.

Prima di vergare il post, però, il blogger dà un'occhiata alle mail (l'ha già fatto in mattinata da cell ma un'altra occhiatina non guasta), poi legge ciò che hanno scritto i blog inseriti nel suo blogroll e, già che c'è, dà pure un'occhiata alle home page dei siti per vedere cosa è successo nel mondo, cosa anche questa già fatta in mattinata tramite cellulare. Un'altra occhiata però non guasta, il blogger degno di questo nome deve sempre essere aggiornatissimo.

Esaurite finalmente tutte queste operazioni preliminari, il blogger può finalmente cliccare su "Nuovo post" e cominciare a scrivere. È tutto pronto: il cursore lampeggia sul campo bianco e le dita fremono sulla tastiera. Ma... cos'è che doveva scrivere? Ci pensa un po' su, il blogger, perché è come se avesse una specie di amnesia improvvisa, poi, tutt'a un tratto, ecco che gli sovviene. Però l'idea che sembrava all'inizio così intrigante, adesso non lo è più tanto se è vero che c'è mancato poco che addirittura se la dimenticasse.

E poi, in fin dei conti, ha veramente voglia di scriverla, il blogger? Ma no, forse non era una cosa così fondamentale, e l'umanità può sopravvivere per un altro giorno anche senza. Poi, magari, domani si vedrà.

(Questo post può essere annoverato nell'ipotetica categoria denominata Cazzeggio libero, ma anche Post smaronati può andare bene, quelle categorie, insomma, in cui ammucchiare gli scritti insulsi che nascono in certi pomeriggi un po' tediosi.)


Lonesome Dove

Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1...