Quelli con gli occhi senza le fette di prosciutto davanti l'avevano fatto notare fin dall'inizio: disoccupazione e articolo 18 non c'entrano niente, non esiste alcuna correlazione. Non ci voleva un genio per capirlo, in verità, dal momento che fino a circa metà degli anni '80 la nostra economia viaggiava a livelli cinesi e l'art. 18 c'era. Ma lui niente, portava avanti imperterrito la sua battaglia per togliere diritti ai lavoratori pur essendo il primo a sapere questa cosa - è l'atteggiamento tipico di quegli arrogantoni un po' stronzi.
Poi, dopo il JobsAct, la disoccupazione è effettivamente calata e le assunzioni sono aumentate, ma non, come continua ancora a ripetere lui, per effetto della sua straordinaria riforma del lavoro, talmente straordinaria da aver praticamente istituzionalizzato il precariato e aver riportato i diritti dei lavoratori a quelli dei primi del '900, ma semplicemente perché nella suddetta riforma erano previsti forti sgravi fiscali - a tempo - per chi assumeva. Adesso che gli sgravi sono finiti, sono finite anche le assunzioni e tutto torna come prima, con la differenza che l'articolo 18 non c'è più così come non ci sono più molte delle tutele e dei diritti mandati in fumo dalla sua strepitosa riforma del lavoro. Con buona pace degli allocchi che hanno creduto alle sue balle.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
mercoledì 18 maggio 2016
Toh, il problema non era l'articolo 18
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