sabato 30 giugno 2018

Ciao, Mucchio

Tutto passa e tutto se ne va, anche Mucchio Selvaggio, mensile di approfondimenti musicali, cultura e attualità nato nel 1977. Lo conobbi quand'ero ragazzino perché all'epoca lo leggeva mio zio Luigi, appassionato di musica, e per alcuni anni lo lessi anch'io. Ci scrivevano giornalisti che a me piacevano molto, come Vincenzo Cerami e Max Stèfani - di quest'ultimo adoravo soprattutto i corrosivi editoriali d'apertura.

Peccato, ma d'altra parte era inevitabile che accadesse: cultura e approfondimenti sono ormai corpi estranei nella rutilante e superficiale società odierna.

venerdì 29 giugno 2018

Il romanziere



Un romanzo, a mio avviso, per essere bello deve soddisfare almeno due requisiti: contenere una storia per quanto possibile originale ed essere scritto bene (ognuno può intendere con "scritto bene" ciò che vuole). Duma Key risponde pienamente a entrambi questi requisiti (e a molti altri eventuali). Stephen King può piacere o non piacere, ma è uno che sa scrivere e sa come tenere il lettore incollato alle pagine. E quando un romanziere sa fare questo, beh, non gli si può chiedere altro.

lunedì 25 giugno 2018

Dieci panini

"Storiella vecchia ma sempre valida: sul tavolo ci sono dieci panini, il padrone se ne mangia nove, e poi ammonisce i lavoratori: attenti, che il rom vi frega il panino! E’ un giochetto vecchio come il mondo che paga sempre e porta le classi subalterne a vedere il pericolo sotto di loro e non sopra. Eppure non ci vuole un esperto di flussi di consenso per scoprire il gioco di Salvini: una sparata feroce e estremista, alti lai e lamentazioni di chi gli si oppone, una minima correzione di rotta per dire: lo avevate già fatto voi. Cos’ho detto di male?"

(via Alessandro)

domenica 24 giugno 2018

Interpretazioni

Il profluvio di cretinate che ormai a cadenza giornaliera Salvini propina agli italici media, media che tra l'altro danno come l'impressione di non vedere l'ora di poter dare spazio ad esse, credo possa essere letto sotto una duplice luce: ignoranza e/o furbizia, e non necessariamente una esclude l'altra.

La lettura alla luce dell'ignoranza, ignoranza di Salvini, si intende, vuole che lui sia talmente somaro da non sapere - mi limito alle sue ultime tre stupidaggini dette - che (a) un censimento su base etnica è incostituzionale; (b) non risponde a realtà che ci sono dieci vaccini, tra gli obbligatori, pericolosi o dannosi, a meno che naturalmente Salvini non dimostri il contrario dati alla mano, cosa che così, a occhio, non mi pare sia in grado di fare; (c) la revoca o la conferma di una scorta a qualsivoglia personaggio non spetta al ministro dell'Interno ma a un organo di natura collegiale collegato al ministero.

La lettura di queste tre stupidaggini alla luce dell'ignoranza implica quindi, molto semplicemente, che Salvini è uno dei ministri degli Interni più ignoranti degli ultimi trent'anni (qui La Palice ci va a nozze, come capite bene). E direi che la questione non meriti ulteriori approfondimenti.

La lettura delle corbellerie sotto la luce della furbizia, invece, presuppone che in realtà Salvini sappia benissimo che le sue esternazioni sono balle ma che le vomiti ugualmente (a) per il semplice gusto di dare aria alla bocca e (b) per buttarla in caciara, come si dice. Che poi, più che per buttarla in caciara, per aumentare i suoi (e del suo partito) consensi avallando posizioni che trovano sempre amplissimo consenso tra i poveri di spirito, che in definitiva sono il target di elettori sul quale partiti come suo prosperano.

Prendete i vaccini, ad esempio. È un tema, come chi bazzica sui social sa benissimo, che basta anche solo accennare perché legioni di somari, di quelli cresciuti alla scuola di Google e che vedono complotti dappertutto, si scatenino come belve che vogliano difendere i loro piccoli da quei cattivoni, generalmente adepti più o meno occulti di Big Pharma, che si sono dati come missione quella di inoculare nei poveri corpicini dei loro piccoli chissà quali pericolosissimi intrugli e chissà per quali motivi. E hanno voglia i poveri Burioni, Di Grazia e soci, quelli che hanno studiato, a strillare che sono tutte balle, è una battaglia per gran parte persa, purtroppo.

giovedì 21 giugno 2018

Distinzioni

Sto leggendo in questi giorni Non sperate di liberarvi dei libri, un saggio di alcuni anni fa scritto a quattro mani da Umberto Eco e Jean-Claude Carrière, uno dei più noti sceneggiatori francesi. A un certo punto Eco, in un capitolo in cui si parla dell'idiozia nella letteratura, ma anche in generale, fa una distinzione tra imbecillità, cretinismo e stupidità, in genere considerati sinonimi.

A tal proposito, dice Eco che definire il cretino è facile, e prende come esempio chi si porti il cucchiaio alla fronte invece che puntarlo alla bocca. Più articolato il discorso per quanto riguarda l'imbecille, che può essere invece inquadrato nel cosiddetto gaffeur, personaggio più o meno pubblico col dono di prodursi regolarmente in un certo numero di gaffe. "L'imbecille è colui che in un dato momento dirà esattamente ciò che non dovrebbe dire", afferma Eco.

Per lo stupido, invece, il discorso è leggermente diverso, dal momento che qui ci si sposta, per definirlo, sul piano della logica. Scrive Eco: "Lo stupido invece è diverso; il suo deficit non è sociale ma logico. A prima vista sembra che ragioni in modo corretto; è difficile accorgersi immediatamente che non è così. Ad esempio, lo stupido dirà: 'Tutti gli abitanti del Pireo sono ateniesi. Tutti gli ateniesi sono greci. Quindi tutti i greci sono abitanti del Pireo'. Ti viene il sospetto che qualcosa non funzioni perché ci sono dei greci di Sparta, ad esempio. Ma non sai spiegare subito dove e perché si è sbagliato. Dovresti conoscere le regole della logica formale".

Ecco, mentre leggevo, devo dire con un certo gusto, queste sottili disquisizioni, mi era venuto in mente Trump quando diceva, riguardo alla vergognosa storia dei bambini separati dai genitori al confine messicano, che questi bambini sono "potenziali delinquenti". E davanti a questa esternazione mi è venuto spontaneo domandarmi: a quale delle tre categorie (cretino, imbecille, stupido) si potrebbe associare Trump?

Tenderei a escludere, almeno in questo caso, cretino, cioè quello che non riesce a portarsi il cucchiaio alla bocca, ma con le altre due direi che non ci si sbagli.

mercoledì 20 giugno 2018

C'entriamo anche noi

Ho letto un paio d'anni fa Storia del colonialismo, dello storico tedesco Wolfgang Reinhard. È un libro illuminante che, tra le altre cose, spiega in maniera chiara le responsabilità che abbiamo avuto (e abbiamo ancora) noi, abitanti del vecchio continente, riguardo al dramma delle migrazioni dal continente africano verso l'Europa.

I possessori di un ABC di conoscenze storiche al riguardo diranno che con la suddetta correlazione ho scoperto l'acqua calda, e glielo concedo, il problema è che a giudicare da ciò che si legge in giro, e specialmente da ciò che scrivono certi commentatori seguaci del ruspista, non sembra che la conoscenza storica in merito sia granché diffusa. Anzi.

Poi, certo, dal lato pratico non cambia niente, il problema rimane, ma un conto è approcciarsi ad esso da perfetti ignoranti, cosa che genera i commenti da minus habens di cui sopra, un altro è approcciarsi al problema con un minimo di cognizione di causa.

Poca voglia

È un periodo un po' atipico, per quanto riguarda il blog, un po' inusuale, nel senso che mi capita di iniziare a scrivere un post e dopo qualche riga mi accorgo di non avere più voglia di andare avanti. A volte salvo le righe buttate giù nelle bozze, immaginando di riprenderle successivamente, cosa che non succede mai, altre volte cancello tutto tout court.
Boh.

domenica 17 giugno 2018

sabato 16 giugno 2018

Non immaginate il sollievo

Seguo poco o niente, da qualche tempo in qua, ciò che succede, i telegiornali, i siti, le notizie. Avverto come una specie di rigetto, di repulsione per ciò che accade. O forse, più che per ciò che accade, per come viene raccontato dai media.

La televisione la tengo sempre spenta, mi rifiuto di vedere la faccia di guano di Salvini ogni volta che mi azzardo ad accendere, e allora niente telegiornali, niente talk-show, niente di niente, se non qualche film interessante.

Preferisco i libri, leggo in ogni ritaglio di tempo libero, invece di accendere il televisore, e non immaginate il sollievo.

venerdì 15 giugno 2018

Il nome della Rosa

Trovo abbastanza curioso che Il nome della Rosa abbia avuto il successo che ha avuto (50 milioni di copie vendute finora e traduzione in 40 lingue, secondo Wikipedia). Si tratta infatti di un romanzo abbastanza "difficile" e impegnativo, almeno per me. Decine e decine di pagine, ad esempio, sono dedicate a sottili diatribe teologiche inerenti la questione della povertà del clero, oppure delle famigerate eresie, argomentazioni che nel film ispirato al libro sono trattate superficialmente e frettolosamente, quando non omesse direttamente, evidentemente allo scopo di non tediare lo spettatore.

Frequentissime sono anche le citazioni in latino prive di relativa traduzione, cosa che crea qualche difficoltà a chi, come lo scrivente, non ha dimestichezza con questa lingua, e che quindi è costretto a desumerne il significato dal contesto in cui sono inserite. Tra l'altro, arrivato ormai ad averne letto più di metà, mi chiedo in che modo i traduttori nelle varie lingue abbiano tradotto le cose che dice Salvatore (quello di "Penitenziagite!", avete presente?), espresse in un miscuglio a volte indecifrabile di dialetti provenzale, della Linguadoca, del Piemonte, il tutto condito da un latino molto personalizzato. Mah... mistero!

Comunque, a parte queste considerazioni, il libro è veramente bello, e, come al solito, la versione cinematografica non ne è che una deprimente riduzione. Fermo restando, ovviamente, la bravura di Sean Connery.

Bollo e balle

Sono anziano e, come anziano, ho una certa fissa per vecchi arnesi come la semantica. Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del b...