Stavo pensando a qualcosa di originale da scrivere per augurare buon anno, ma non ho mai brillato per originalità, quindi userò la formula rituale e forse un po' abusata del classico Buon Anno; in fondo, come si dice, è il pensiero che conta, no? E questo vale per tutti.
Conosco un paio di amici che hanno dei gravi problemi di salute, a loro mando un augurio particolare, forse un pochino più sentito del normale, ma credo che in fondo non ci sia niente di male.
Statemi bene, ragazzi.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
giovedì 31 dicembre 2015
domenica 27 dicembre 2015
Sullo smog
Le città italiane sono sommerse dallo smog e i vari Corriere, Repubblica ecc. cavalcano naturalmente la faccenda a colpi di "è emergenza!" Che ricordi io, dell'inquinamento delle città si parla da decenni - mi pare di averci fatto anche qualche tema alle elementari o alle medie. E non se ne parla certamente solo da noi. In Giappone e in Cina, ad esempio, già nei primi anni '70 del secolo scorso sono cominciate ad apparire le famose macchine di ossigeno, che in sostanza non erano altro che dei distributori automatici di aria pulita che venivano installati lungo le strade delle grandi metropoli di quei paesi. Si metteva giù la monetina e ci attaccava a una specie di mascherina attraverso la quale si respirava per un quarto d'ora o mezzora un po' di aria pulita.
Qua non siamo certo a quei livelli, ma nel nostro piccolo ci diamo comunque da fare, e il blocco del traffico, le targhe alterne e sciocchezze simili sono solo misure tampone che lasciano il tempo che trovano e hanno l'unica utilità di dare l'impressione che si faccia qualcosa. In realtà il problema non è mai stato affrontato seriamente da nessuno, perché tentare di risolverlo avrebbe significato andare a rompere le palle agli automobilisti, e quello è un esercito di gente che vota. Dico, scherziamo?
Una soluzione sarebbe incentivare l'uso del trasporto pubblico, diminuendo i prezzi, aumentando la qualità del servizio, ma di questa cosa qui non è mai fregato niente a nessuno, tanto è vero che se si vanno a vedere due dati, noi siamo il paese in Europa coi servizi di trasporto pubblico meno sviluppati, sia in termini di estensione chilometrica sia in termini di qualità. A questo aggiungiamo che il governo Renzi, ultimo della serie, ha tagliato al trasporto pubblico 72 milioni di euro nel triennio 2016-2018 e abbiamo fatto bingo.
È emergenza? Certo, è emergenza: ce la siamo creata noi e tutto sommato non è che possiamo lamentarcene più di tanto.
Qua non siamo certo a quei livelli, ma nel nostro piccolo ci diamo comunque da fare, e il blocco del traffico, le targhe alterne e sciocchezze simili sono solo misure tampone che lasciano il tempo che trovano e hanno l'unica utilità di dare l'impressione che si faccia qualcosa. In realtà il problema non è mai stato affrontato seriamente da nessuno, perché tentare di risolverlo avrebbe significato andare a rompere le palle agli automobilisti, e quello è un esercito di gente che vota. Dico, scherziamo?
Una soluzione sarebbe incentivare l'uso del trasporto pubblico, diminuendo i prezzi, aumentando la qualità del servizio, ma di questa cosa qui non è mai fregato niente a nessuno, tanto è vero che se si vanno a vedere due dati, noi siamo il paese in Europa coi servizi di trasporto pubblico meno sviluppati, sia in termini di estensione chilometrica sia in termini di qualità. A questo aggiungiamo che il governo Renzi, ultimo della serie, ha tagliato al trasporto pubblico 72 milioni di euro nel triennio 2016-2018 e abbiamo fatto bingo.
È emergenza? Certo, è emergenza: ce la siamo creata noi e tutto sommato non è che possiamo lamentarcene più di tanto.
venerdì 25 dicembre 2015
A Natale niente dubbi
"Non c'è posto per il dubbio; lasciamolo agli scettici che per interrogare solo la ragione non trovano mai la verità."Bella l'omelia di Natale di Bergoglio, no? Non c'è posto per il dubbio, per chi usa il senso critico, per chi dubita, per chi non si fida e si rifiuta di comprare a scatola chiusa, precludendosi così l'unica possibilità di trovare la verità. No no, per questi qui non c'è posto, che se ne stiano pure fuori dalle palle e cuociano nei loro dubbi e nel loro non credere, ché tanto sono già tutti destinati alla Geenna. Perché la verità ce l'ha chi crede, anche se magari nove volte su dieci non ne capisce il senso; la verità ce l'ha chi si fida senza porsi troppe domande, ché il regno dei cieli è per i poveri di spirito, come è noto, quelli che fanno troppe domande hanno già un piede nella fossa.
E poi, come si sa, la verità è una, e visto che è già in possesso di qualcuno, gli altri sono esclusi in partenza. Buon Natale anche a te, Bergoglio, alla tua sicumera e alla tua intolleranza. Nel mio piccolo, sono molto felice di stare dall'altra parte, dove stanno quelli pieni di dubbi e senza alcuna verità da sbandierare.
giovedì 24 dicembre 2015
martedì 22 dicembre 2015
87 magnifici anni
lunedì 21 dicembre 2015
Sull'utero in affitto
Stavo leggendo qua e là alcune delle numerosissime polemiche sulla spinosa questione dell'utero in affitto. I contrari a tale pratica, nel nostro paese non ancora regolamentata per legge (tanto per cambiare), mentre in altri sì, sono appunto contrari perché in sostanza la considerano moralmente riprovevole. Ora, scoprendo l'acqua calda si nota facilmente che l'avverbio moralmente è riferito alla morale, ma ciò che i detrattori ignorano, o fingono di ignorare, è che la morale è un qualcosa di soggettivo e non mi risulta che sia mai stata fatta oggetto di una codifica che la renda uguale per tutti e a tutte le latitudini. Insomma, per farla breve, ciò che qualcuno considera moralmente riprovevole, qualcun altro lo può considerare moralmente accettabile o addirittura auspicabile, appunto perché la morale è soggettiva e ognuno la recepisce e la interpreta basandosi sul suo retaggio culturale, ambientale, familiare ecc. Certo, ci sono alcuni punti fermi che sono più o meno universalmente accettati e codificati, ma non è a questi che mi riferisco - penso ad esempio al non uccidere, azione questa generalmente considerata (stavolta a ragione) riprovevole da quasi tutte le culture.
Tutto questo pistolotto per dire che io, personalmente, in tale pratica non ci trovo nulla di riprovevole, essendo oltretutto basata sulla libera scelta dei singoli soggetti partecipanti, e non ci trovo nulla di riprovevole anche perché al neonato non frega una beata cippa delle modalità utilizzate per essere stato messo al mondo. Un altro punto della questione, infatti, che guarda caso i detrattori non mettono mai in gioco, è l'impatto di questo "procedimento procreativo" sul nascituro. Perché questo interrogativo non viene mai messo in campo da nessuno? Perché appunto il suddetto impatto è probabilmente nullo, e lo è perché l'utero in affitto, espressione che tra l'altro a me non piace neppure, è per tantissimi aspetti paragonabile all'adozione. Qualcuno è per caso in possesso di dati in grado di dimostrare la perniciosità delle adozioni o il loro nefasto influsso sul normale ed equilibrato processo di crescita di un bambino? No, perché non ce ne sono. E non ce ne sono perché i genitori adottivi considerano il figlio adottato esattamente come se fosse un figlio biologico, e questo vale, specularmente, per il figlio adottato nei confronti del genitore adottante. In sostanza, ai figli importa unicamente che siano allevati da genitori che si prendano cura di loro e li amino, e queste cose gliele posso garantire indistintamente sia i genitori biologici che altri tipi di genitori.
Credo che i detrattori della pratica dell'utero in affitto la condannino non perché pericolosa per i bambini, ma perché pericolosa nei confronti delle proprie convinzioni.
Tutto questo pistolotto per dire che io, personalmente, in tale pratica non ci trovo nulla di riprovevole, essendo oltretutto basata sulla libera scelta dei singoli soggetti partecipanti, e non ci trovo nulla di riprovevole anche perché al neonato non frega una beata cippa delle modalità utilizzate per essere stato messo al mondo. Un altro punto della questione, infatti, che guarda caso i detrattori non mettono mai in gioco, è l'impatto di questo "procedimento procreativo" sul nascituro. Perché questo interrogativo non viene mai messo in campo da nessuno? Perché appunto il suddetto impatto è probabilmente nullo, e lo è perché l'utero in affitto, espressione che tra l'altro a me non piace neppure, è per tantissimi aspetti paragonabile all'adozione. Qualcuno è per caso in possesso di dati in grado di dimostrare la perniciosità delle adozioni o il loro nefasto influsso sul normale ed equilibrato processo di crescita di un bambino? No, perché non ce ne sono. E non ce ne sono perché i genitori adottivi considerano il figlio adottato esattamente come se fosse un figlio biologico, e questo vale, specularmente, per il figlio adottato nei confronti del genitore adottante. In sostanza, ai figli importa unicamente che siano allevati da genitori che si prendano cura di loro e li amino, e queste cose gliele posso garantire indistintamente sia i genitori biologici che altri tipi di genitori.
Credo che i detrattori della pratica dell'utero in affitto la condannino non perché pericolosa per i bambini, ma perché pericolosa nei confronti delle proprie convinzioni.
Domandina a Parolin
Il cardinale Parolin è andato all'ospedale Bambin Gesù, quello della vicenda Bertone, a fare la consueta visita pre-natalizia, e ha visitato alcuni reparti, tra cui oncologia pediatrica. Ecco, sarebbe stato bello che qualche bambino, o genitore, gli avesse chiesto: "Scusi, cardinale, come si concilia Dio con un reparto di oncologia pediatrica?"
sabato 19 dicembre 2015
Per Dominique Velati

Dominique Velati, la signora 59enne di Borgomanero affetta da un tumore incurabile, domani andrà in Svizzera a morire. Ci andrà perché stanca e sfibrata dalla sofferenza, dal dolore, dagli inutili interventi chirurgici e dalla chemioterapia. Ci andrà perché il tumore al colon e le metastasi al fegato, scoperti a settembre, non concedono appello: sorte segnata. Ci andrà perché ritiene che quella che sta vivendo non sia sufficientemente dignitosa per essere etichettata come vita. La signora Dominique, come tantissime altre persone prima di lei, andrà in Svizzera perché il nostro cazzo di paese, a differenza di tutti gli altri, non ha ancora uno straccio di legge che regoli il fine vita, e non ce l'ha nonostante del testamento biologico si parli da decenni e in tutto questo tempo sia stato chiesto a gran voce da cittadini, associazioni e pure parlamentari.
Niente da fare, una qualche forma di regolamentazione del fine vita in Italia non si fa, perché il governo che lo portasse in porto perderebbe il voto dei cattolici. E allora niente, si soffre, come ha sofferto il Piergiorgio Welby di allora e tutta la schiera di malati terminali fino alla signora Dominique oggi, perché una certa cultura, di cui purtroppo è impregnato chi dovrebbe legiferare per tutti, ci spiega che la vita non è nella nostra disponibilità ma in quella di terzi.
Siete mai stati a un funerale in chiesa? Se sì, avete sentito il celebrante lodare il Signore perché il poveretto di turno ha finalmente lasciato le tribolazioni e le sofferenze di questo miserando passaggio terreno per approdare finalmente alla vita vera. Bello, no? Però se il poveretto vuole arrivarci quando desidera lui, allora no: anatema! Cioè, prima ci sfiniscono con la storiella che la nostra mèta ultima è di là, e poi di qua ti obbligano a stare incatenato a un letto fra tremila tubicini e magari attaccato a una macchina per poter restare in vita, cioè restare di qua. Stronzi e ipocriti.
Noi siamo ancora nel 2015, in pieno terzo millennio, forse l'ultimo paese al mondo in cui i suoi abitanti devono andare all'estero per vedersi riconoscere il diritto di morire dignitosamente, per vedersi riconosciuto il diritto di sposare chi si vuole, per vedersi riconosciuto il diritto di procreare con le modalità più confacenti alle proprie esigenze. Siamo il paese di chi non ha diritti, a meno che non si abbiano le disponibilità finanziarie per procurarseli altrove. Aberrante.
Bion viaggio, signora Dominique, con l'augurio e l'auspicio che la sua storia serva a smuovere qualcosa in questo cimitero.
venerdì 18 dicembre 2015
Sul sindaco di Pontoglio

Il sindaco di Pontoglio, che all'ingresso del paese ha messo il cartello con cui invita ad andarsene chi non intende rispettare le tradizioni cristiane, tradizioni di cui (a parole) è evidentemente impregnato il suddetto paese, dovrebbe studiare un po'. Non molto, eh, giusto quel tantino che gli permetta di sapere che uno dei punti fermi del cristianesimo, almeno da san Paolo in qua, è l'unità del genere umano. Il concetto di razza non è neppure contemplato, in quanto il cristianesimo (almeno il cristianesimo ideale, più che quello reale) ha sempre gestito le diversità valorizzando maggiormente ciò che unisce rispetto a ciò che divide. E lo so pure io, che cristiano non sono.
Ora, io capisco che quel sindaco, eletto con una giunta di centrodestra, queste cose non le sappia (destra e cultura raramente sono andate d'accordo), ma magari qualche libro, ogni tanto... no?
mercoledì 16 dicembre 2015
Salvare i correntisti o il papà della Boschi?
Si poteva fare diversamente da come ha fatto Renzi? Sì, si poteva: sarebbe bastato far intervenire il fondo interbancario, come già è successo in passato, contestando il parere contrario della Ue, come già hanno fatto altri paesi, ad esempio il Lussemburgo. Non è la prima volta che le banche in Italia falliscono, ma è la prima volta che dalla sera alla mattina si dichiarano carta straccia azioni e obbligazioni. Con il crac dell'Ambrosiano fu accertata l'insolvenza del Banco e un gruppo di istituti di credito rilevò le sue attività, lasciando i debiti in mano ai commissari. Non un dipendente fu licenziato, non un correntista perse un soldo, non un'agenzia chiuse. Gli azionisti rimasero titolari delle loro azioni e cercarono con gli anni di recuperare quanto possibile.Roberto D'Agostino pensa sempre male, e a pensare male si fa peccato, si sa. Ma forse a volte si va vicino alla verità.
Nel caso delle banche "salvate" da Renzi, niente di tutto ciò è avvenuto. Semplicemente si è deciso che azioni e obbligazioni subordinate valevano zero, espropriando di fatto gli azionisti di ogni diritto, compreso quello di rivalersi su chi ha causato il dissesto. E qui veniamo all'altra data, al 13 novembre, quando il governo decide di recepire le norme europee in materia di interventi per scongiurare i fallimenti bancari.
Che cosa fa Matteo #Renzi? Accoglie le norme della Ue e introduce nel nostro ordinamento un comma che prima non c'era: l'impossibilità per gli azionisti singoli di far causa agli ex amministratori. Non ai commissari nominati da Bankitalia, persino a chi ha portato la banca al fallimento. Per salvare le banche c'era bisogno di salvare i banchieri? Più si scava e più si ha la sensazione che l' obiettivo fosse proprio quello: mettere in sicurezza gli amministratori, in modo che nessuno potesse rivalersi su di loro, in particolare sul papà del ministro Maria Elena Boschi.
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