sabato 19 settembre 2026

Professoresse e remigrazione

La professoressa accoltellata da uno studente italiano e salvata da un altro studente originario del Congo, professoressa a cui va tutta la nostra solidarietà, dice di non vedere incoerenza tra il gesto del suo salvatore, che ha ringraziato, e le sue idee sulla remigrazione. Per come l'ha spiegata lei stessa nelle interviste dopo l'aggressione, per lei non c'è incongruenza perché tiene separati due livelli: quello personale (è grata al ragazzo congolese, dice che ha pieno diritto di vivere in Italia e che meriterebbe un riconoscimento) e quello politico (quando dice di essere per la remigrazione, intende una posizione di principio sulla gestione dell'immigrazione irregolare e non integrabile, non un giudizio su ogni singolo straniero presente in Italia).

A me, sinceramente, sembra una posizione piuttosto paracula. Se infatti si vede la remigrazione nell'accezione più estesa, cioè come progetto di rimpatrio anche di persone già integrate, con permesso, o addirittura di seconda generazione, allora il ragazzo che l'ha salvata rientrerebbe proprio tra le persone che dovrebbero partire, e quindi salvarle la vita e volerlo rimpatriare diventa giocoforza contraddittorio.

In ogni caso, quale che sia la posizione della professoressa (che nel suo profilo ha la foto di Almirante accompagnata dalla data della marcia su Roma), io vedo una incongruenza difficilmente sanabile nel fatto che una insegnante possa essere incline ad abbracciare certe idee. La cultura, in particolare quella umanistica, non dovrebbe rappresentare un argine naturale a queste derive?

18 commenti:

  1. Vorrei scrivere un post anche io su questo tema. La situazione paradossale mi ha colpito molto.
    Mi chiedo come possa una donna, una docente, una laureata in Lettere (quindi preparata anche in Storia), possa fare certe affermazioni.
    È davvero inquietante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo, come insegna la storia, la cultura non è garanzia di umanità.

      Elimina
  2. Se sei un'insegnante non puoi pensare certe cose il primo valore che viene insegnato a scuola è che siamo tutti uguali.

    RispondiElimina
  3. Strano e desolante fenomeno, un'insegnante che è la negazione di un'insegnante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi chiedo, per un caso venuto alla luce, quanti ce ne siano nella realtà. L'insegnante in questione nel suo profilo, ora cancellato, aveva l'immagine di Almirante con in sovrimpressione la data della marcia su Roma.
      Quali valori ha trasmesso per 40 anni ai suoi studenti?

      Elimina
  4. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  5. L'articolo è riservato agli abbonati, tra i quali non mi annovero, ma già l'incipit mi pare interessante:
    https://www.repubblica.it/cronaca/2026/09/20/news/isabella_marsilio_professoressa_accoltellata_ragazzo_13_anni-425595784/?ref=RHLF-BG-P7-S1-T1-r3837

    RispondiElimina
  6. Questa botta di ipocrisia me l'ero persa.
    Ma trovo particolarmente inquietante che quella sia la posizione di un'insegnante, una persona continuamente a contatto con i ragazzi e con le loro menti in formazione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Circolano sui social screenshot di alcuni suoi post. Si va dall'esultanza per la vittoria dell'AfD alle felicitazioni per la ricorrenza del compleanno di Mussolini a cose tipo "Come si stava bene quando non c'erano i migranti, la società multi etnica fa schifo".
      Mi chiedo come possa una persona del genere essere compatibile con l'insegnamento e quali valori abbia trasmesso ai suoi studenti in 40 anni dietro alla cattedra.

      Elimina
  7. Perdona la franchezza ma trovo che le tue valutazioni, formalmente ineccepibili, siano inopportune dopo un accoltellamento: fare le pulci all’accoltellata assomiglia a indagare sulla moralità di una ragazza appena violentata.
    Con invariata stima
    massimolegnani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me occorre distinguere i due piani: il tentato omicidio di cui è stata vittima e i pareri sulle sue simpatie politiche. Nel mio post ho espresso solidarietà alla professoressa aggredita, e l'hanno fatto in tanti, come è giusto che sia.
      Poi, però, espressa la doverosa solidarietà nei suoi confronti, per quel che mi riguarda nulla vieta di criticare il suo orientamento politico e, in virtù di tale orientamento, di porsi domande sulla compatibilità con l'insegnamento. Non si tratta di un atto di accusa, si tratta di dubbi e domande che nascono spontanee.
      Ciao Massimo.

      Elimina
  8. Io invece, partendo dal fatto che certe dichiarazioni le ha fatte lei stessa, dopo l'accoltellamento, non vedo perchè non si possano criticare e anzi dato il loro tenore trovo che farlo sia doveroso.
    La constatazione poi che un'insegnante della scuola italiana abbia il profilo di questa qua non può che destare una più che fondata preoccupazione, e anche su questo mi pare sacrosanto discutere.

    RispondiElimina
  9. La cultura, come dici tu, dovrebbe far questo, ma molto persone non sanno neppure cos'è, seppur se ne lavano la bocca. Aggiungo che tutte le dichiarazioni dell'insegnante mi sono sembrate di facciata; sarò diventato cinico e diffidente, ma tutto questo buonismo sta stancando, per non parlare del dire che i poveri ragazzi hanno tanto malessere: si è sbagliato a educarli permettendogli di fare di tutto e dopo averli rovinati così facendo, li si compatisce. Poi si dà la colpa ai social, ai fomentatori, quando invece si dovrebbe dire "non abbiamo fatto gli adulti e questi sono i risultati".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che queste situazioni siano generate anche da un grande vuoto educativo è innegabile. Oggi il problema delle carenze educative, sia da parte delle famiglie che da parte delle scuole, è enorme.
      Ho letto che il ragazzino accoltellatore veniva ripreso spesso dai genitori per la sua mania di passare le giornate su internet a guardare video di stragi nelle scuole. Ma una volta che i genitori uscivano dalla sua stanza dopo averlo ripreso, lui ricominciava. Se i genitori avessero voluto realmente impedirgli di continuare a fare quello che faceva, le possibilità le avrebbero avute: sequestro dello smartphone o del computer o taglio della connessione internet. Ma non lo facevano, perché oggi i genitori queste cose non le fanno più. Una volta che a un ragazzino di 13 anni non si pongono limitazioni, poi le conseguenze possono arrivare fino a questi eccessi.

      Elimina
  10. Giorni fa su Sky ho visto un documentario su Dubai. Dicevano che se un lavoratore perde il lavoro viene espulso immediatamente dal paese. Niente criminalità o vagabondi in giro.
    Purtroppo la remigrazione intesa come principio di non accoglienza per chi vagabonda e non lavora, alimentanto da atti di delinquenza è sacrosanto per la sicurezza e stabilità di un Paese che non è in grado di gestire la massa di persone che chiedono tutto gratis, dalla casa, alla sanità senza versare un soldo di tasse nelle casse di chi li ospita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Temo che tu abbia fatto confusione tra i concetti di rimpatrio e remigrazione. Il rimpatrio per chi delinque o comunque non ha i requisiti per restare qui esiste da svariati decenni, almeno sulla carta.
      La remigrazione, che è incostituzionale dal punto di vista del diritto e infattibile dal punto di vista tecnico-logistico, e quindi non vedrà mai la luce, esiste solo nella testa di Vannacci e degli allocchi che abboccano alle sue panzane.

      Elimina

Professoresse e remigrazione

La professoressa accoltellata da uno studente italiano e salvata da un altro studente originario del Congo, professoressa a cui va tutta la ...