Uno dei concetti più interessanti che ho trovato finora in questo splendido saggio (lo sto leggendo in questi giorni) è la cosiddetta "Ipotesi della nonna". Di che si tratta?
L'autore del libro, Edward O. Wilson, che è stato uno dei più importanti e influenti biologi e divulgatori scientifici del Novecento e del XXI secolo, spiega che dal punto di vista dell'evoluzione la menopausa delle donne è ancora per gran parte un enigma. Se, infatti, l'imperativo biologico darwiniano è riprodursi, perché in alcune specie le femmine hanno una sorta di orologio interno che ferma l'ovulazione e spegne il sistema riproduttivo?
Tra le ipotesi avanzate da Wilson e generalmente accettate dalla comunità scientifica c'è appunto quella della nonna, che riguarda pochissime specie: gli esseri umani e alcuni cetacei. Spiega Wilson che, paradossalmente, la rinuncia alla riproduzione diretta non è un difetto, ma un vantaggio per la specie e per il gruppo. Le femmine più anziane, bloccando la riproduzione, non competono con le proprie figlie per le risorse ma mettono la loro enorme esperienza al servizio della comunità.
L'autore cita alcuni studi scientifici, condotti sulle orche, dove si dimostra che i cuccioli di orca che hanno una nonna in vita hanno tassi di sopravvivenza nettamente superiori, specialmente durante i periodi di scarsità di cibo. Le nonne, infatti, guidano il branco, ricordano dove trovare il cibo e accudiscono i piccoli mentre i genitori cacciano. Questo perché l'evoluzione non premia solo l'egoismo del singolo individuo che si riproduce, ma premia la cooperazione di gruppo. La presenza di individui che rinunciano alla propria riproduzione per aiutare la sopravvivenza dei propri parenti è un vantaggio molto forte per la specie.
Senza andare a scomodare i cetacei, basta guardare ciò che accade tra noi esseri umani: le famiglie che possono contare su nonni in salute che riescono a prendersi cura dei nipoti fanno mediamente piu figli. Oltre al discorso sui motivi dell'esistenza della menopausa, c'è un capitolo interessantissimo sull'omosessualità analizzata dal punto di vista biologico, evolutivo e sociologico, dove si prendono in esame i vantaggi per la specie (lo so, darwinianamente sembra un paradosso simile a quello della menopausa) di questo orientamento sessuale.
Mi riservo di farlo leggere a Vannacci semmai un giorno dovessi incontrarlo.

W i nonni ! ;-))
RispondiEliminaSempre :-)
EliminaTi ammiro, scovi sempre cose molto interessanti.
RispondiEliminaOltre che di narrativa sono appassionato di saggistica, e lì le cose interessanti e sorprendenti non mancano.
EliminaVorrei solo avere più tempo per leggere tutto ciò che mi interessa.
Sembra interessante: spero che dopo averlo finito di leggere ci ritornerai sopra con un articolo di valutazione complessiva.
RispondiEliminaPenso di sì.
EliminaDubito che Vannacci abbia tempo per leggere qualcosa che non sia il suo ego.
RispondiEliminaPer il resto rimango spesso interdetto da questi studi che fanno parallelismi tra animali ed esseri umani, perché se da un lato si cercano affinità, andando a scomodare ogni specie sul pianeta, dall'altro si prende quello che conviene alla narrazione.
Credo che assimilarsi agli altri animali non ci faccia bene, a livello di comprensione evolutiva, principalmente perché l'essere umano è una specie 'aliena' , distruttiva e feroce, come nessun'altra sul pianeta.
Dubito anch'io che Vannacci abbia mai letto qualcosa che non fossero manuali militari. A parte questo, ti faccio notare una contraddizione nel tuo commento: gli esseri umani dal punto di vista biologico sono animali. Homo Sapiens è una specie animale a tutti gli effetti. E non siamo neppure una specie "aliena". La nostra distruttività viene dal fatto che siamo animali estremamente sociali, cooperativi e tecnologici. Ci sono tantissime specie che distruggono i propri habitat e uccidono per competizione, noi lo facciamo su scala industriale perché abbiamo il linguaggio simbolico e le mani. Quindi dire che "assimilarsi agli altri animali non ci faccia bene" è in realtà un non-senso, sarebbe come dire che non va bene assimilare le mele alla frutta, quando le mele sono frutta.
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