martedì 3 febbraio 2026

La Portalettere



Così, a memoria, credo che questo sia uno dei romanzi sull'emancipazione femminile e sul coraggio più belli che abbia mai letto. 

Carlo è un figlio del sud, del Salento. Dopo aver trascorso un periodo della sua giovinezza al nord, in Liguria, ha finalmente la possibilità di tornare a casa, nel suo paese di origine: Lizzanello, nel leccese. Con lui c'è sua moglie, Anna, conosciuta e sposata in Liguria. In un caldo giorno di giugno del 1934, Carlo e Anna scendono dalla corriera nella piazza principale di Lizzanello. 

Carlo è contento di essere tornato a casa, di riabbracciare suo fratello e la sua famiglia. Anna invece capisce subito di essere arrivata in un posto che non le appartiene, che le è estraneo, che inizialmente non comprende. Nel paesino di poche migliaia di anime viene subito da tutti chiamata "la forestiera". Anna è coltissima, ha studiato, non va in chiesa, è libera, determinata, dice ciò che pensa e fa ciò che vuole fare senza chiedere il permesso agli uomini, e deve farsi strada in mondo conservatore dominato dai pregiudizi, dalla superstizione, dall'ignoranza, dagli uomini e da rigidi codici sociali. 

È un romanzo in cui l'emancipazione femminile e il riscatto sociale sono racchiusi in una cornice narrativa dove si intrecciano le storie di due famiglie, quella di Carlo e quella di suo fratello Antonio. Sullo sfondo, le vicende della Seconda guerra mondiale. Splendido.

10 commenti:

  1. Intrigante la trama, avvincente questo femminismo agli albori, ma la scrittura a mio parere è piuttosto deludente
    massimolegnani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io l'ho trovata scorrevole e interessante. L'unica lieve difficoltà l'ho avuta, nel corso della lettura, a tenere a mente i collegamenti familiari tra i tanti personaggi. Ma questo credo sia un limite della mia memoria (e dell'età) :-)

      Elimina
  2. Una donna fuori dal suo tempo, Anna.

    podi-.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, ma che è comunque riuscita a mantenere integra la sua indole senza piegarsi.

      Elimina
  3. Letto anche io, alcuni anni fa. A me è piaciuto; è una bella storia, di una donna che negli anni trenta ha sfidato i pregiudizi che in quegli anni (e in molti anni ancora avanti...) c'erano sulle donne.
    Ciao, Mafi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A tratti, specie per quanto riguarda l'ambientazione storica e il contesto rurale sotto il regime fascista, mi ha ricordato I giorni di vetro. Entrambi i romanzi molto belli, comunque.
      Ciao Mafi.

      Elimina
  4. Devo leggerlo, grazie, ho invece letto e visto il film "l"Agnese và a morire" ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo di aver letto il libro tanti anni fa, ma non ricordo bene.
      Ciao

      Elimina
  5. leggerevolare06/02/26, 10:51

    L'ho letto tempo fa ma è piaciuto anche a me.

    Italia anni ‘30. Un paesino del sud. Una donna del nord…
    ...dai Anna, non è un lavoro da donne… Siamo seri.
    Non esistono portalettere donna. “Finora” disse Anna…
    ***
    Con queste premesse non potevo proprio non leggerlo.
    E’ stato interessante e anche spaesante leggere in questo romanzo tutti i preconcetti e le etichette che a quei tempi si appiccicavano alle donne. Una donna del nord che combatte e cerca di cambiare le cose, solo essendo donna. Perchè si sa, le donne ci mettono il cuore, in tutto quello che fanno e quindi poi si nota.

    C’è un passaggio in questo libro che mi ha fatto una tenerezza infinita… Il primo giorno del voto alle donne. Per noi è tutto scontato e anzi siamo così disamorati della democrazia da non aver più voglia di andare a votare. E quindi leggere l’emozione della prima volta mi ha dato un bello scossone interiore.

    Ci sono vari passaggi storici nel libro e quindi si tocca con mano il cambiamento politico, le prime lotte sindacali, la posizione del prete del paese e della Chiesa, l’ateismo dei comunisti e la posizione delle donne nella comunità…
    Elisa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per noi è tutto scontato e anzi siamo così disamorati della democrazia da non aver più voglia di andare a votare

      Hai ragione. Sotto questo aspetto, libri come questo andrebbero divulgati e fatti leggere il più possibile. L'educazione civica si può imparare anche dai romanzi.

      Elimina

Perché dimentichiamo

Il concetto di bias cognitivi ha preso forma grazie agli studi degli psicologi Amos Tversky e Daniel Kahneman. Quest’ultimo ha ricevuto, nel...