sabato 30 maggio 2026

Psicologia dell'ossessione per Sinner

Vado un po' controcorrente rispetto al resto del Paese: sono sostanzialmente indifferente all'epopea di Sinner. Non per snobismo o disfattismo. Non saprei dire il motivo, ma ho sempre avuto il medesimo atteggiamento verso altri campioni sportivi (penso ad esempio a Schumacher) che in tempi passati hanno monopolizzato le cronache. Unica eccezione: Alberto Tomba. Forse perché è della mia terra e quindi magari c'entra un po' il campanilismo; o forse perché all'epoca ero molto giovane; boh, vai a capire.

In virtù di quanto sopra, mi sono dilettato a chiedere all'IA una spiegazione sul bisogno ossessivo che abbiamo di miti simbolici o identitari. Ecco cosa mi ha risposto:


Sì, si può spiegare anche psicologicamente — ma più che “ossessione” in senso clinico, parlerei di investimento simbolico collettivo. E non riguarda solo l’Italia: succede spesso quando emerge una figura sportiva percepita come eccezionale, disciplinata e “rappresentativa” di qualcosa che un paese desidera vedere in sé stesso.

Nel caso di Jannik Sinner, ci sono diversi fattori che si sommano.

1. Il bisogno di identificazione collettiva

Le persone tendono a identificarsi con figure che incarnano qualità desiderabili:

controllo emotivo,

successo meritocratico,

disciplina,

sobrietà,

affidabilità.

Sinner viene percepito come l’opposto di molti stereotipi italiani tradizionali: non teatrale, non “furbo”, non mondano. Per alcuni rappresenta una versione più moderna, efficiente e internazionale dell’italiano di successo. Questo crea una forte proiezione collettiva.

2. I miti servono davvero a riempire vuoti

In parte sì. Le società hanno sempre costruito miti civili o sportivi per compensare:

senso di frammentazione,

sfiducia nelle istituzioni,

mancanza di coesione,

frustrazioni economiche o culturali.

Lo sport offre una narrativa semplice:

“Uno di noi ce l’ha fatta.”

E questa narrativa dà sollievo psicologico perché trasforma ansie diffuse in orgoglio condiviso.

In periodi percepiti come incerti o stagnanti, figure come Sinner diventano contenitori simbolici:

speranza,

riscatto,

prestigio internazionale,

idea di eccellenza.

3. In Italia il fenomeno è amplificato

L’Italia ha alcune caratteristiche culturali che intensificano questo meccanismo:

forte cultura del personaggio,

centralità emotiva dei media,

tendenza alla polarizzazione (“genio” o “fallimento”),

bisogno di appartenenza identitaria.

Inoltre l’Italia, rispetto ad altri paesi europei, spesso fatica a costruire fiducia attraverso istituzioni stabili o progetti collettivi di lungo periodo. Quindi il capitale simbolico si concentra molto sulle persone:

campioni,

imprenditori,

artisti,

allenatori,

leader carismatici.

È più facile investire emotivamente in un volto che in un sistema.

4. Sinner funziona perché è “vuoto” nel senso mediatico

Paradossalmente, il suo stile molto controllato permette a tanti di proiettare su di lui ciò che vogliono:

umiltà,

freddezza nordica,

purezza,

professionalità,

rivincita del talento silenzioso.

Non essendo divisivo o iper-esposto, diventa quasi uno “schermo psicologico” collettivo.

5. C’è anche una dinamica contemporanea di fame di eccellenza

Molte persone percepiscono la vita quotidiana come:

caotica,

mediocre,

precaria,

rumorosa.

Vedere qualcuno che appare impeccabile, metodico e vincente produce una forma di compensazione emotiva. Non è solo tifo: è desiderio di ordine, controllo e possibilità.

Quindi sì: il fenomeno può essere letto anche come bisogno di miti che colmino vuoti simbolici o identitari. Però non necessariamente in modo patologico. I miti collettivi sono una funzione normale delle società umane. Cambiano solo gli oggetti: ieri eroi politici o religiosi, oggi spesso celebrità sportive.

6 commenti:

  1. IA, ma mi faccia il piacere... "Sinner funziona perché è “vuoto” nel senso mediatico" ??? "Non essendo ((divisivo o)) iper-esposto "???
    Sinner per me è semplicemente una persona meravigliosa, unica per un insieme di qualità che non ritrovo in nessun altro; che poi sia tennista o addetto alla nettezza urbana per me poco cambia, ma proprio l'esposizione mediatica metterebbe a dura prova chiunque non fosse dotato di un'integrità e di un'interiorità forti come le sue, e una volta tanto gl'Italiani ne hanno colto il valore e l'importanza. Questo ragazzo è umanamente sano al punto da commuovermi.

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    1. Tutto vero, ma non vorrei dare l'impressione di essere un anti-Sinner. Riconosco che è un grande campione e, da quello che si può percepire, un'ottima persona. Solo, non sono così "ossessionato" da lui come sembra esserlo tutto il Paese. Mi è semplicemente indifferente, tutto qua.

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  2. In genere se vince un italiano, o una squadra italiana, sono contenta.
    Ma semplicemente il tennis mi annoia a morte.

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    1. Anche a me. In generale, lo sport in genere mi annoia e non seguo niente. Ho altri interessi.

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  3. Anch'io percepisco, dalla Spagna, che c'è un'ammirazione un po' irrazionale, non dico che non sia un buon tennista, ma le cronache più semplici ne parlano con un orgoglio come un padre parlerebbe di un suo figlio che ha avuto successo nella vita..

    Sinner agisce come fa per sè, non lo fa per gli italiani.

    podi-.

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    1. Beh, l'ammirazione è spesso irrazionale e quindi, a volte, tende a generare eccessi. Succede, credo, perché tutti, più o meno consciamente, tendiamo a mitizzare personaggi o cose.

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