Dopo Erri De Luca, De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi se ne frega?, con De Gregori la faccenda cambia. Eh sì, perché De Gregori appartiene a quel gruppo di cantautori che per me, fin da ragazzino, sono stati delle colonne portanti, quindi penso capiate bene la difficoltà che ho a muovergli una critica. Eppure mi tocca muovergliela, perché a differenza sua io penso che sia più che giusto che un artista faccia politica con la sua arte. Poi, per carità, ci sono artisti che non scelgono, non prendono parte, non si sbilanciano, non si pronunciano, e va bene, è legittimo. Ma è altrettanto legittimo che tanti lo facciano. Anzi, è auspicabile.
Tra l'altro, credo non abbia nessun senso domandarsi che titolo abbia Bruce Springsteen per schierarsi contro l'amministrazione Trump. Ci vuole un titolo per parlare di politica? E quale sarebbe questo titolo, di grazia? Dobbiamo essere tutti dei Giovanni Sartori per parlare di politica? Io credo di no. Un artista è giusto che si esponga, che dica la sua, che scriva anche canzoni politiche, se sente che è giusto farlo. De Gregori, oltretutto, dimentica che il concetto che un cantautore deve pensare solo a cantare è uno dei ritornelli più gettonati da vari esponenti di questo governo osceno che abbiano oggi in Italia.
Voglio sperare che sia solo una dimenticanza.
Quando l'ho letto, l'altro giorno, mi ha fatto l'effetto di un pugno nello stomaco.
RispondiEliminaPerchè la penso esattamente come te Andrea, anzi aggiungo che già secoli fa ritenevo che tutti quelli che hanno visibilità, in quanto conosciuti o famosi, in qualsiasi campo, dovrebbero utilizzare la loro visibilità a favore delle cause giuste in cui credono. In questo senso ho sempre ammirato ad esempio Fiorella Mannoia, che non si nasconde ed esprime forte e senza paura le sue opinioni. Come Springsteen. Auguro una lunga vita ad entrambi.
Mentre De Gregori, con queste idee che manco si reggono in piedi, mi è caduto davvero in basso.
Diciamo che, in generale, non è obbligatorio che lo facciano. Un artista (e ce ne sono tanti) può tranquillamente continuare a fare il suo "mestiere" pensando esclusivamente a quello e senza esporsi relativamente a tematiche politiche. Per quanto mi riguarda, come ho scritto nel post, a me piacciono di più gli artisti che invece si espongono.
EliminaQuello che invece non mi va giù sono le critiche di chi non si espone nei confronti di chi, invece, lo fa. De Gregori, ad esempio, si chiede a titolo Springsteen parli di politica. Sullo stesso metro, io potrei chiedere a De Gregori: Tu, a che titolo critichi chi lo fa?
Sono d'accordo con te, non è obbligatorio, ma personalmente ho sempre ammirato quelli capaci di farlo, di restituire cioè in generosità qualcosa della loro fama, e purtroppo non sono poi così numerosi.
EliminaE sì, da De Gregori indubbiamente ci aspettava il pudore e il buon gusto almeno di astenersi dal giudicare Springsteen a quel modo.
Anche coloro che ammiriamo sono umani, soggetti a commettere errori e a dire cazzate.
RispondiEliminaDovremmo ricordarlo più spesso, rimarremmo meno delusi.
Fermo restando che a volte la cosa migliore da fare è tacere, su qualunque argomento.
Già. Un altro che ai tempi del covid mi deluse parecchio fu Enrico Ruggeri, che ha scritto pezzi a mio avviso straordinari. Se ne uscì, all'epoca, con la bufala complottista che il Sars-CoV-2 fosse stato messo in giro volutamente per non ho capito bene quale scopo.
EliminaE vabbe', passiamo oltre, va'.
Secondo me Trump non supererà la prova di metà mandato. Sbaglio?
RispondiEliminaMi auguro di no :-)
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