C’è una narrazione ecologista, ormai molto diffusa, secondo cui piantare alberi sarebbe di per sé un atto risolutivo per salvaguardare l’ambiente. L’idea è semplice e rassicurante: gli alberi, grazie alla fotosintesi – nozione che impariamo già alle medie – assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno. Dunque, se vogliamo contrastare l’effetto serra e il riscaldamento globale, basta piantare alberi. Lo leggiamo sui social, lo sentiamo nelle campagne ambientaliste, lo ripetono anche gli scienziati. Ma è davvero così semplice?
In linea di principio sì, ma con molti distinguo. Non tutti gli alberi assorbono CO₂ allo stesso modo, e soprattutto non lo fanno per tutta la loro vita. La capacità di “trasformare” anidride carbonica in ossigeno è legata alla fase di crescita: una volta raggiunta la maturità, il bilancio cambia, e in determinate condizioni può persino invertirsi. Insomma, il meccanismo è molto più complesso di quanto suggerisca la versione da slogan.
Noi, come è noto, siamo naturalmente portati a cercare spiegazioni semplici e consolatorie e a rifuggire la complessità. Così finiamo per pensare, in modo un po’ romantico, che piantare alberi sia sempre e comunque un gesto virtuoso. Giacomo Moro Mauretto, di Entropy for Life, in una breve ma densissima lezione, smonta questa convinzione pezzo per pezzo, mettendo in fila tutti i “ma”. E non sono pochi.
Nessun commento:
Posta un commento