lunedì 12 gennaio 2026

La mestizia di Grazia Deledda

La parola che mi resta in mente dopo aver finito Canne al vento è una sola: mestizia, ma anche tristezza cupa, quel velo di malinconia rassegnata che avvolge ogni cosa: il paesaggio sardo, le case nobiliari che cadono a pezzi, i protagonisti. È il sentimento di chi sa che il tempo passa e che nulla torna come prima.

Tra i protagonisti, quello centrale è sicuramente Efix, il servo fedele, un personaggio immenso nella sua umiltà (ho scoperto che la Deledda l'ha utilizzato come variante di Efisio, il santo più venerato in Sardegna). Efix non è solo un lavoratore, è il custode dei segreti e dei peccati di una famiglia e la sua vita è un lungo cammino di espiazione, un tentativo disperato e silenzioso di riparare le falle del destino con il sacrificio di sé.

​È proprio lui a spiegarci il senso del titolo: "Siamo canne, e la sorte è il vento". L'essenza del romanzo è tutta in questa metafora. Siamo esseri fragili, esposti alle raffiche della vita: fortune, lutti o cambiamenti inevitabili. Non possiamo fermare il vento, possiamo solo piegarci con dignità per evitare di spezzarci, accettando che non tutto è sotto il nostro controllo. ​

A tratti devo ammettere che l'ho trovato di una certa pesantezza e prolissità, ma d'altra parte è un libro d’altri tempi che però ha moltissimo da dire anche oggi, dove impera il modello del forte e del vincente. Diciamo che Grazia Deledda, con questo libro, dà una discreta lezione di fragilità.

4 commenti:

  1. Non so se questo è il primo libro che leggi della Deledda, ma la tristezza, la malinconia, e anche una certa pesantezza, la trovi in tutti i suoi scritti. Almeno secondo me, che credo di aver letto quasi tutta Deledda. Un po' costretta perché conterranea, ma sopratutto perché mi sono piaciute le descrizioni della Sardegna di altri tempi, e i suoi racconti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, è il primo. E al momento non ti so dire se ne leggerò altri.
      (No, vabbe', mai dire mai.)
      Ciao Mafi :-)

      Elimina
  2. Libro letto, straletto, sentito con gli audiolibri della Rai, e credo che Deledda abbia ragione. Piegarci al vento senza perdere la nostra dignità umana.
    La forza del libro, a mio parere sta anche descrizione minuziosa della sua regione. Mi ricorda un po' i classici russi, tipo Tolstoj.
    Buona giornata a te.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero. A volte sembra quasi di camminare in quei paesi e in quelle campagne.
      Ciao Farfalla.

      Elimina