sabato 24 ottobre 2026

Teppisti inconsapevoli

Quelli del Post hanno parlato con diversi avvocati che difendono i ragazzini fermati dalla polizia per le devastazioni e i saccheggi dello scorso weekend. Quasi tutti questi avvocati concordano sul fatto che nessuno dei giovani finiti in questura era consapevole delle conseguenze di ciò che stavano facendo. Al punto che molti di essi hanno scoperto che i reati che avevano commesso erano punibili con pene fino a 15 anni solo in fase di interrogatorio. Leggo nell'articolo:


Il Post ha sentito diversi avvocati dei ragazzi accusati dei disordini: tutti dicono che l’inconsapevolezza delle conseguenze è una delle caratteristiche più comuni tra gli arrestati. Alcuni si sono resi conto di rischiare condanne pesanti soltanto durante l’interrogatorio. Molti hanno detto ai giudici di essere convinti che sarebbe stato punito solo chi rompeva le vetrine, non chi entrava a prendere scarpe e borse. Le accuse sono gravi: il reato di devastazione e saccheggio al giorno d’oggi è molto raro in indagini e processi, ma prevede pene da 8 a 15 anni di carcere, con la pena ridotta fino a un terzo per i minorenni. Al reato di resistenza a pubblico ufficiale, contestato quasi a tutti, sono state aggiunte molte aggravanti come l’aver agito in gruppo e usando armi come pietre e bastoni, con pene che possono arrivare a 15 anni di carcere. Nessuno ha dato una motivazione politica al saccheggio. I ragazzi non risultano legati a gruppi o partiti, e alla domanda su cosa volessero ottenere hanno risposto in modo generico: la maggior parte non ha risposto, uno ha detto di protestare perché il padre aveva perso il lavoro, altri hanno detto per i prezzi alti.

 

Mi è venuto in mente, mentre leggevo l'articolo, ciò che racconta spesso Umberto Galimberti nelle sue conferenze. Nel corso degli anni, nelle sue vesti di psicoterapeuta, è stato infatti più volte consulente in processi che si sono occupati di famosi casi di cronaca del passato, come ad esempio i lanci dei sassi dai cavalcavia che, nella zona di Tortona, portarono negli anni '90 all'omicidio di Maria Letizia Berdini. Ciò che maggiormente impressionava e sorprendeva Galimberti non era tanto il reato in sé, quanto il fatto che nessuno dei ragazzi coinvolti mostrasse cognizione della gravità dei loro gesti, al punto che, durante le udienze, alzavano le spalle quando si faceva loro notare che sotto i cavalcavia passavano le macchine e nelle macchine c'erano delle persone.

Boh, non so, è come se avessimo costruito una società dell'indifferenza, della psico-apatia e del vuoto educativo.

11 commenti:

  1. Ne sono davvero inconsapevoli o la difesa punta su questa linea per farli assolvere? Sinceramente dubito che per quanto si possa essere ignoranti al giorno d'oggi un adolescente non sappia che fare certe cose è un reato: passano tanto tempo in rete e quindi qualcosa come minimo lo debbono sapere. Penso piuttosto che si stia cercando di fare i furbi, sfruttando un sistema che non persegue i minori. Non sono per la linea di Salvini che li vuole tutti in galera (ci fosse posto), ma non sono nemmeno per la linea che dice "poverini, bisogna capirli"; quello che bisogna capire è la mancanza di educazione che ha causato lo sfacelo cui siamo davanti.

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    1. Può darsi, ma a 12 anni non si ragiona come gli adulti e l'idea sulle conseguenze delle proprie azioni può non essere ben chiara. Non dico che non sappiano che spaccare una vetrina è sbagliato, ma può essere plausibile che non abbiano idea delle conseguenze del loro gesto.

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    2. Allora significa che non gli è stato insegnato nulla e si ritorna sulla lacuna decennale di un'educazione non data, perché ai nostri tempi non era così; certo c'era l'incosciente, ma i più sapevano che gesti del genere avrebbero portato conseguenze poco piacevoli.

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    3. Concordo con MT
      Non solo ai tempi nostri, sono del '61 ma anche, parlo per la mia esperienza, sono stata madre sola di un figlio da quando aveva solo 10 anni, ho dovuta fargli da padre e madre, non ha mai fatto certe cose perché sapeva esattamente cosa gli succedeva, e sapeva perfettamente che ogni azione ci sarebbe stata una reazione, sia da parte mia che nel caso, con la giustizia.
      Vabbè sono stata fortunata? Ciao

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  2. L'ignoranza domina sovrana, è una strategia del potere che ha ridotto i programmi delle scuole, dove non si studia più come una volta, a parte nelle scuole per i ricchi (ai poveri il celluare in mano, per incasinare le loro menti ancora di più). Quindi posso credere che sappiano poco o nulla delle conseguenze dei loro gesti. Siamo tornati indietro di cento e passa anni, in quanto a cultura e divisioni in classi ... non mi meraviglia che succeda questo, e non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Credo sia poi fuoriviante il paragone con gli imbecilli che lanciavano sassi dai cavalcavia.

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    1. Forse non totalmente fuorviante. È ovvio infatti che spaccare una vetrina o lanciare sassi ai poliziotti sia ben diverso dal lanciare pietre su una autostrada da un cavalcavia, ma l'incapacità di provare risonanza emotiva delle proprie azioni, a livello psicologico sia la medesima. Poi magari non è così, ma è un'impressione mia.

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  3. Mi permetto di dubitare sulla consapevolezza dei ragazzi, ma dato che fosse così, credo che i genitori debbano essere i responsabili davanti la legge (se minorenni).
    È possibili che nell'arco delle ultime settimane ci siano stati cambiamenti sulla responsabilità dei minorenni?

    podi-.

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  4. Gli è stato permesso di distruggere.
    Sacrifici e soldi di persone che si alzano la mattina alle 5 per andare a lavorare e che non sono state rispettate nei sacrifici fatti.
    Chi paga? ... ma soprattutto perchè???
    Questi ragazzi devono pagare i danni in soldi e soprattutto devono essere puniti severamente anche con lavori socialmente utili.
    Devono capire lo sbaglio e la gravità di quello che hanno fatto.

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  5. Potrei sbagliare, ma credo che in Italia esista già una legge che impone di risarcire i danni in caso di danneggiamenti e vandalismi.

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  6. Ammetto (con riserva) che i ragazzini possano non essere del tutto consapevoli delle conseguenze di ciò che hanno fatto.
    Ma se non sono consapevoli dobbiamo farglielo capire, anche attraverso misure punitive, perché poi quei bambinetti diventeranno giovani e in seguito adulti, e non potranno sperare di sfuggire per sempre alle responsabilità.

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    1. Sono d'accordo, anche con quanto scrive qui sopra leggerevolare. Io credo che chi si rende responsabile di violenze andrebbe sanzionato con l'obbligo di lavori socialmente utili e servizi resi agli altri. Compi atti vandalici? Bene, per sei mesi vai 4 ore al giorno in una rsa ad assistere gli anziani non autosufficienti. È un esempio tra i tanti che si potrebbero fare, ovviamente.
      Magari non serve a niente, ma magari sì.

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