Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del bollo per auto e moto, leggo: "…in Consiglio dei ministri abbiamo approvato l’abolizione del bollo…", "…una misura semplice e strutturale…", "…cancelliamo una delle tasse più odiate dagli italiani…". Ora, se l’italiano e la semantica hanno ancora un senso, qualche precisazione sarebbe necessaria.
Il provvedimento non abolisce il bollo auto in quanto tale: prevede per il 2027 un'esenzione dal pagamento per determinate categorie di veicoli, ma nel 2028 tornerà a essere dovuto. E allora perché chiamarla "abolizione" e perché parlare di "cancellazione"? Non contesto la misura in sé. A ridosso delle elezioni, del resto, interventi fiscali destinati a essere particolarmente visibili non sono una novità. Berlusconi lo fece con l’Imu, Renzi con gli 80 euro e altri governi hanno fatto operazioni analoghe. Contesto piuttosto il modo in cui la misura viene raccontata. Dire "abbiamo abolito il bollo" evoca qualcosa di molto diverso dal dire "abbiamo previsto per il 2027 un'esenzione dal pagamento del bollo per determinate categorie di veicoli".
Le parole hanno un senso, un significato. E quando, come in questo caso, le si scelgono in modo da far apparire permanente ciò che è limitato a un anno, la cosa mi fa sempre incavolare. Perché una cosa è fare una misura fiscale, un'altra è raccontarla. Poi, per carità, la propaganda politica campa di questo da sempre, si sa. Ma io sono affezionato ai vecchi arnesi.
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