lunedì 4 maggio 2026

La peste


Mi ripromisi di leggere questo libro ai tempi del covid, quando Telmo Pievani lo citava in ogni sua conferenza e in ogni intervista. La storia raccontata è inventata, ma è ambientata in una città reale, Orano, in Algeria, paese natale dello scrittore.

Quello che sorprende è il racconto delle dinamiche umane, praticamente identiche a quelle generate dal covid. Camus descrive con lucidità l’incredulità iniziale, la paura che cresce, le resistenze verso le restrizioni, fino alla gioia collettiva per la fine dell’epidemia. E poi, forse la cosa più inquietante: la tendenza a dimenticare, a rimuovere tutto una volta che il pericolo è passato, esattamente come è successo a noi. L'autore, nelle ultimissime pagine, rimarca come l'agente patogeno, mentre la comunità festeggia, è già in viaggio per guastare la serenità di un'altra comunità.

Il dottor Rieux, uno dei protagonisti principali del romanzo, chiude infatti il racconto ricordando che la fine di un'epidemia non corrisponde alla morte dell'agente patogeno che l'ha generata, il quale, se noi gliene diamo la possibilità, può sempre dare inizio ad altri disastri. Difficile non rivedere in queste pagine ciò che abbiamo vissuto durante il covid. Cambiano i contesti, ma le reazioni e i comportamenti umani restano sempre uguali.

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