Se non ricordo male, in passato qualche saggio di Paolo Mieli l'ho letto. Ne ricordo uno che si chiama Il tribunale della storia e un altro dal titolo Le verità nascoste, due libri anche piuttosto interessanti. Ma li lessi prima dell'invasione dell'Ucraina e prima dell'attentato di Hamas contro gli israeliani e all'epoca non avevo una conoscenza approfondita dell'autore, ho imparato a conoscerlo un po' meglio dopo questi due eventi e a conoscerlo molto bene dopo la sua uscita di ieri.
Siamo alla frutta, non c'è verso.
RispondiEliminaSe qualcuno sottintende che una donna di origine palestinese che vive in Campania può negare con il suo aspetto la fame di Gaza, non è più possibile attuare un dialogo, avviare un confronto razionale.
Vien voglia di gettare la spugna (e anche di mollare una metaforica sberla a Mieli).
Gli va riconosciuta l'attenuante di essersi poi scusato personalmente con l'interessata, ma in realtà non è un'attenuante. Le scuse servono nella maggior parte dei casi a metterci una pezza, ma non nascondono il pensiero e l'indole di una persona.
EliminaE' da un pezzo che le cose che dice o scrive Mieli mi sembrano, quando va bene, ma molto bene, inutili.
RispondiEliminaQuest'uscita è la classica ciliegina finale sulla torta; più che indigesta, come torta: vomitevole.
In effetti mi è scaduto molto. Non che fosse molto in alto nella classifica dei miei personaggi pubblici preferiti, ma con questa uscita mi è precipitato.
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