
18 anni fa, nella strage di Capaci, veniva assassinato il giudice antimafia Giovanni Falcone, assieme alla moglie e alla scorta (da lì a un mesetto toccherà anche a Paolo Borsellino). Passa il tempo e cambiano le modalità di esecuzione dei magistrati scomodi. Una volta si usava il tritolo, adesso si usa la delegittimazione mediatica ("matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana", oppure "per fare quel mestiere devi avere delle turbe psichiche", solo per citare quelle che mi ricordo dette da uno di nostra conoscenza).
Alla fine, comunque, si ottiene lo stesso risultato.
A proposito, chissà cosa direbbero Falcone e Borsellino, oggi, se fossero ancora vivi, circa quello che sta partorendo in questi giorni il governo? Forse è meglio che non ci siano più; se non altro evitano di vedere lo sconcio a cui stiamo assistendo noi, assieme alla paziente e certosina opera di distruzione di quella giustizia per cui loro hanno dato la vita.
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