domenica 6 settembre 2026

Senza patria

Ieri sera ho sfidato la calura asfissiante e sono andato a un concerto degli Aironi Bianchi, una cover band dei Nomadi con un certo seguito qui in Emilia-Romagna ma anche fuori. Tra le tante canzoni proposte, una a cui sono particolarmente legato è Senza patria. Fu pubblicata nel 1990 all'interno dello splendido album Solo Nomadi ed è ispirata a un fatto storico poco o niente conosciuto: l'invasione della Carnia da parte dei cosacchi. 



La canzone prende le mosse da un romanzo storico di Carlo Sgorlon che nel 1986 vinse lo Strega e che racconta appunto quei fatti: L'armata dei fiumi perduti, che io lessi anni fa. Augusto Daolio, il compianto e mai dimenticato leader e cofondatore dei Nomadi, lesse questo libro e ne restò folgorato.




Brevemente, ecco la storia.

Durante la guerra civile russa i cosacchi, fedelissimi dello Zar, erano nemici giurati dei bolscevichi. Quando Hitler invase l'URSS nel 1941 nella famosa Operazione Barbarossa, molti di loro (non solo cosacchi del Don, Kuban e Terek, ma anche caucasici, osseti, mongoli) si arruolarono coi tedeschi pensando che i nazisti li avrebbero aiutati a battere Stalin e a tornare a casa. Ma il fronte crollò e nell'estate 1944 iniziarono la ritirata con tutto al seguito: mogli, bambini, vecchi, cavalli, persino cammelli. I cosacchi erano in totale circa 30.000 persone ma i tedeschi non seppero dove metterli. Il comandante delle SS a Trieste, Odilo Globocnik, ebbe quindi l'idea di usarli come truppa anti-partigiana in Carnia. La zona era appena stata liberata dai partigiani (la famosa Repubblica libera della Carnia) e bisognava riconquistarla. Nacque così l'Operazione Ataman: 50 treni merci portarono tutti in Friuli con la promessa di una nuova patria. Occuparono Tolmezzo, Verzegnis, Cavazzo, Trasaghis. I cosacchi si installarono con la forza nelle case, nelle scuole, requisirono cibo e letti. La convivenza fu durissima: per i carnici fu come un'invasione barbarica. L'arcivescovo di Udine li definì "flagello di Dio". Ci furono furti, incendi, violenze sistematiche contro le donne, usate come arma di terrore per dividere la popolazione dai partigiani. Però Sgorlon, nel suo libro, ha avuto il merito di raccontare anche l'altra faccia: i cosacchi furono a loro volta un popolo senza patria, sradicato, strumentalizzato, che credette davvero di aver trovato una terra promessa.

Il 2 maggio 1945, sapendo che gli inglesi stavano arrivando, scapparono tutti verso l'Austria attraverso il Passo di Monte Croce Carnico. Il 9 maggio si arresero agli inglesi a Lienz. E qui avvenne il tradimento finale: in base agli accordi di Yalta, gli inglesi li consegnarono ai sovietici e Stalin li considerò traditori. Finirono nei gulag, nei processi sommari, nelle fucilazioni. Si stima che solo la metà di quei 30.000 sopravvisse. Da qui il nome che i Nomadi diedero alla canzone: Senza patria. Una canzone che, per interpretazione estensiva di significato, utilizza questa pagina drammatica di storia per parlare di tutti quelli che covano sogni e si ritrovano senza terra, senza radici.

A volte si discute di cosa sia la musica oggi e di cosa fosse la musica della mia generazione. Credo che storie come questa illustrino come meglio non si potrebbe questa differenza.


sabato 5 settembre 2026

It e AI

A un certo punto di It si parla di una misteriosa casetta al numero 29 di Neibolt Street, a Derry, casetta in cui Bill e Richie stanno per entrare. L'ho immaginata in un certo modo seguendo la descrizione fatta da King, poi ho provato a dare in pasto la descrizione a Meta AI chiedendole di creare un'immagine della casa.




Devo dire che io e Meta AI non avremmo potuto immaginarla più diversamente.

(E niente, ogni tanto qua si cazzeggia con l'IA :-)

giovedì 3 settembre 2026

Fine vita in Veneto

Il Veneto è la quarta regione in Italia a dotarsi di una legge che regoli il fine vita dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. A differenza di queste, è la prima regione governata dal centrodestra a farlo. Mi è capitato di ascoltare un brano dell'intervento con cui Zaia ha accompagnato l'approvazione della legge in consiglio regionale: condivisibile dalla prima all'ultima parola. 

Disprezzo profondamente la lega fin da quando nacque, ma devo ammettere che a volte tracce di intelligenza si possono scovare nei posti più impensati.

mercoledì 2 settembre 2026

Nonni e omosessualità


Uno dei concetti più interessanti che ho trovato finora in questo splendido saggio (lo sto leggendo in questi giorni) è la cosiddetta "Ipotesi della nonna". Di che si tratta?

L'autore del libro, Edward O. Wilson, che è stato uno dei più importanti e influenti biologi e divulgatori scientifici del Novecento e del XXI secolo, spiega che dal punto di vista dell'evoluzione la menopausa delle donne è ancora per gran parte un enigma. Se, infatti, l'imperativo biologico darwiniano è riprodursi, perché in alcune specie le femmine hanno una sorta di orologio interno che ferma l'ovulazione e spegne il sistema riproduttivo? 

Tra le ipotesi avanzate da Wilson e generalmente accettate dalla comunità scientifica c'è appunto quella della nonna, che riguarda pochissime specie: gli esseri umani e alcuni cetacei. Spiega Wilson che, paradossalmente, la rinuncia alla riproduzione diretta non è un difetto, ma un vantaggio per la specie e per il gruppo. Le femmine più anziane, bloccando la riproduzione, non competono con le proprie figlie per le risorse ma mettono la loro enorme esperienza al servizio della comunità.
L'autore cita alcuni studi scientifici, condotti sulle orche, dove si dimostra che i cuccioli di orca che hanno una nonna in vita hanno tassi di sopravvivenza nettamente superiori, specialmente durante i periodi di scarsità di cibo. Le nonne, infatti, guidano il branco, ricordano dove trovare il cibo e accudiscono i piccoli mentre i genitori cacciano. Questo perché l'evoluzione non premia solo l'egoismo del singolo individuo che si riproduce, ma premia la cooperazione di gruppo. La presenza di individui che rinunciano alla propria riproduzione per aiutare la sopravvivenza dei propri parenti è un vantaggio molto forte per la specie.

Senza andare a scomodare i cetacei, basta guardare ciò che accade tra noi esseri umani: le famiglie che possono contare su nonni in salute che riescono a prendersi cura dei nipoti fanno mediamente piu figli. Oltre al discorso sui motivi dell'esistenza della menopausa, c'è un capitolo interessantissimo sull'omosessualità analizzata dal punto di vista biologico, evolutivo e sociologico, dove si prendono in esame i vantaggi per la specie (lo so, darwinianamente sembra un paradosso simile a quello della menopausa) di questo orientamento sessuale.

Mi riservo di farlo leggere a Vannacci semmai un giorno dovessi incontrarlo.