Riassumendo e semplificando un po’, ogni volta che ci troviamo di fronte alla possibilità di compiere una certa azione, abbiamo almeno due strade: compierla o non compierla. Pensiamo a quando scegliamo cosa preparare per cena. Vogliamo preparare un pasto con un buon apporto proteico e possiamo farlo in due modi: cucinando un piatto che contenga proteine di origine animale o un altro piatto che contiene proteine di origine vegetale. Nel primo caso la nostra azione contribuisce al malessere dell’animale che finirà nel nostro piatto, per esempio, sotto forma di hamburger. Nel secondo caso no. Ovviamente dobbiamo tenere in considerazione anche i nostri interessi per valutare la situazione. Se siamo in Italia e abbiamo un normale accesso al cibo, la nostra sopravvivenza non dipende dal consumo di animali. Per un nativo dell’Artico che non può andare al supermercato, ma deve cacciare una foca per sopravvivere, le cose sono diverse. Ma se escludiamo l’interesse fondamentale a sopravvivere, che cosa rimane? Rimane il nostro interesse a gustare un piatto che forse ci piace molto e magari quello di non perdere troppo tempo per trovare un’alternativa vegetale a un piatto di carne più facile da cucinare. Il piacere di gustare un hamburger e il tempo che risparmiamo sono sufficienti a bilanciare la sofferenza imposta all’animale da cui quella carne è derivata?
Quello citato qui sopra è uno dei passaggi più "problematici" del libro, e uno dei molti dilemmi etici, morali e filosofici in esso contenuti. Quanti di noi, pur riconoscendo la validità logica del ragionamento, continuano a scegliere l'hamburger di carne? Simone Pollo, professore di filosofia morale alla Sapienza di Roma, si infila proprio in questa fessura: la distanza tra ciò che la nostra razionalità riconosce come "giusto" e ciò che le nostre abitudini culturali e sociali ci spingono a fare.
Considera gli animali è un libro che "disturba" perché toglie gli alibi. Smonta l'idea che gli animali siano "oggetti" a nostra disposizione e pone domande sul peso che diamo alla sofferenza. Leggendo questo saggio si capisce chiaramente che la questione animale non è una moda passeggera né un tema "snob" ed elitario. I temi affrontati nel saggio sono molti e tutti interessanti (ovviamente per chi è interessato a questi argomenti), a partire dai capitoli iniziali in cui si parla degli animali da compagnia che tutti amiamo (cani, gatti ecc.) e della storia evolutiva che li ha portati a stare in mezzo a noi.
Altri argomenti trattati sono, inevitabilmente, gli impatti ambientali ed ecologici degli allevamenti intensivi, l'enorme consumo di acqua, suolo e risorse causati da queste pratiche. Uno dei dati sorprendenti, tra i tanti, è che attualmente la maggior parte (circa il 70 per cento) delle superfici coltivabili del pianeta è destinata alla produzione di cibo per gli animali negli allevamenti, non all'alimentazione umana. È paradossale questo dato, se ci si pensa. La maggior parte delle terre coltivate sono destinate ad alimentare animali le cui carni sono poi consumate da una piccola minoranza degli esseri umani a causa dei suoi costi. Senza contare le elevatissime ricadute sul cambiamento climatico, a causa dell'effetto serra, generate dal consumo di carne e derivati animali (gli allevamenti intensivi sono ai primi posti nella produzione di gas serra).
Ma il punto centrale del saggio sta, appunto, nei dilemmi etici e morali che solleva, e sono veramente tanti. È interessante anche perché non ha un tono moralistico o colpevolizzante nei confronti di chi ama cibarsi di animali. Si limita a esporre dati, numeri, evidenze e a sollevare interrogativi, che ognuno può interpretare come crede.

Sono una brutta persona, sono onnivora.
RispondiEliminaAnche io sono onnivoro, anche se da anni ho praticamente azzerato carne e insaccati per motivi etici e di salute. Ma il libro è per tutti, non solo per vegani o vegetariani.
EliminaBuongiorno, non lo metto in dubbio.
EliminaDa quello che riporti, caro Andrea, direi che mi piace questo libro, sia per i contenuti che per la modalità nel proporli.
RispondiEliminaE come te anch'io, teoricamente ancora e sempre onnivora, di fatto da tempo non mangio più alcun tipo di carne o salumi, il che non rappresenta ormai per me il minimo sacrificio, gli alimenti di tipo animale avendo finito per procurarmi una sensazione sgradevole. Anche se adesso che ci penso... sì, una piccola trasgressione mi capita di compierla, quando l'ora è propizia e casualmente mi trovo in un bar dove li fanno buonissimi: prendo un toast. Ma succede davvero più che raramente, visto che lì l'ottimo caffè e delle enormi brioche alla crema sono altrettanto allettanti...
Concordo con te. Per quanto mi riguarda, credo che sarebbe uno sforzo improponibile abbandonare totalmente i cibi di origine animale. Sono già contento di aver praticamente azzerato da anni carne, salumi, affettati e quant'altro. Poi, vabbe', non sono un monaco zen, ogni tanto (tanto tanto) capita che con amici o parenti ci si ritrovi a pranzo o a cena e lì, magari, una fettina di carne me la concedo. Ma si tratta, appunto, di rarissime eccezioni.
EliminaTratta anche dei formaggi e uova? Anche questi argomenti fanno parte dello sfruttamento animale.
RispondiEliminaGrazie per aver proposto questo libro, da parte di una vegana trentennale e più ckn famiglia al seguito
Sì, tratta anche di latte e uova. Affronta il tema nella sua totalità.
EliminaTorinese di origine da quel che leggo su Fb e autore di libri interessanti trovati sul catalogo della biblio. Quindi filosofo da seguire. Grazie, buona giornata
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