mercoledì 29 aprile 2026

Gesù non l'ha mai detto

Volendo riassumere questo libro in una frase si potrebbe dire che non esiste una sola parola, in tutto il nuovo testamento, di cui si abbia sicurezza che sia corretta, che cioè corrisponda alle reali parole contenute nei testi originali. Anzi, nessuno sa neppure più - non esiste oggi studioso in grado di dirlo con certezza - quali siano i testi originali da cui sono derivati i vangeli che leggiamo oggi.

In genere siamo abituati a pensare, e lo pensavo anch'io prima di leggere libri come questo, che i testi ufficiali CEI siano le riproduzioni fedeli di quanto detto e fatto da Gesù durante la sua epopea terrena (lo stesso identico discorso vale per l'antico testamento). Non è cosi. E a dire il vero non servirebbe neppure leggere libri del genere per rendersene conto, sarebbe sufficiente vedere le macroscopiche differenze ad esempio tra i quattro vangeli canonici. 

Uno degli aspetti curiosi di questo saggio è che l'autore non è nato ateo o scettico. Da giovane era un cristiano evangelico "nato di nuovo" che credeva che ogni singola parola della Bibbia fosse ispirata direttamente da Dio e priva di errori. Ha iniziato a studiare le lingue antiche (greco, ebraico, latino) proprio per leggere la "parola di Dio" nel modo più puro possibile. Più studiava, però, più si rendeva conto delle migliaia di varianti e alterazioni nei manoscritti, cosa che lo ha portato gradualmente a perdere la fede, pur mantenendo un amore immenso per lo studio storico.

Ehrman è uno dei massimi esperti mondiali di critica testuale. In parole povere, il suo lavoro consiste nel confrontare migliaia di frammenti di papiri e codici antichi per capire quale fosse la versione "originale" di un versetto e come è stata cambiata dai copisti nel corso dei secoli (a volte per errore, altre per motivi teologici).

Uno dei tantissimi esempi riportati da Ehrman nel libro riguarda il passo di Matteo 1,41 in cui Gesù guarisce un uomo affetto da una malattia della pelle. I manoscritti superstiti conservano il versetto 41 in due forme diverse. Fra parentesi quadre sono evidenziate entrambe le versioni:


E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni. Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi guarirmi". [Mosso a compassione (in greco: splaghnistheis) / adirandosi (in greco: orgistheis) ], stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, guarisci". Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: "Guarda di non dir niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote e offri, per la tua purificazione, quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro". Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città."


Scrive l'autore:


La maggior parte delle traduzioni rende l'inizio del versetto 41 in un modo che enfatizza l'amore di Gesù per questo povero lebbroso reietto: "Mosso a compassione" (il termine potrebbe essere tradotto anche "mosso da pietà") nei suoi confronti. Così facendo, le traduzioni seguono il testo greco rinvenuto nella maggioranza dei nostri manoscritti.

​Non è difficile capire perché, in questa situazione, possa essere invocata la compassione. Non conosciamo l'esatta natura della malattia dell'uomo, molti commentatori preferiscono pensare che si trattasse di un disturbo di desquamazione piuttosto che della carne in putrefazione di solito associata alla lebbra. In ogni caso, era senz'altro possibile che fosse soggetto alle disposizioni della Torah che vietavano ai lebbrosi di ogni sorta di vivere una vita normale; essi dovevano essere isolati, emarginati dalla popolazione, considerati impuri (Lv 13-14). Impietosito, Gesù stende una mano amorevole, tocca la sua pelle malata e lo guarisce. 

Il semplice pathos e la comprensibile emozione della scena possono senza dubbio spiegare perché traduttori e interpreti non prendano, di regola, in considerazione il testo alternativo scoperto in alcuni manoscritti. A tutta prima, infatti, la formulazione di una delle nostre più antiche testimonianze, il Codex Bezae, confermata da tre manoscritti latini, è sconcertante e bizzarra. Qui non viene detto che Gesù prova compassione per l'uomo, bensì che si adira. In greco si tratta della differenza fra le parole "splaghnistheis" e "orgistheis". Data la sua attestazione in testimonianze sia greche sia latine, la seconda versione è in genere riconosciuta dagli specialisti testuali come risalente almeno al II secolo. Ma è possibile che sia proprio ciò che Marco scrisse?

​Come abbiamo già visto, non si può affermare con assoluta certezza che, quando la grande maggioranza dei manoscritti riporta una versione e solo un paio ne presentano un'altra, la maggioranza sia nel giusto. Qualche volta alcuni manoscritti sembrano essere corretti anche se tutti gli altri sono discordanti. Ciò accade in parte perché la grande maggioranza dei nostri manoscritti è stata prodotta centinaia e centinaia di anni dopo gli originali, trascritta non da questi ultimi, bensì da altre copie, assai più tarde. Una volta che si fosse fatto strada nella tradizione dei manoscritti, un cambiamento poteva essere perpetuato fino a essere esso stesso trasmesso con maggiore frequenza della formulazione originale. Nel caso in questione, entrambe le versioni sembrano essere molto antiche. Qual è originale?


Nessuno sa quale sia l'originale, così come nessuno studioso, oggi, è in grado di stabilirlo. Da qui la "disillusione" dell'autore: la consapevolezza che 15 secoli di traduzioni tra più lingue, copiature a mano, interpolazioni, aggiunte, sottrazioni,  modifiche abbiano reso impossibile risalire ai testi originali. Riflette ancora l'autore:


Come compresi già alle superiori, anche se Dio avesse ispirato le parole originali, noi non ne siamo in possesso. La dottrina dell'ispirazione, in un certo senso, era quindi estranea alla Bibbia così come ci è pervenuta, poiché le parole che, secondo quel che si dice, Dio aveva ispirato erano state modificate e talvolta smarrite. Inoltre, giunsi a ritenere che le mie precedenti opinioni sull'ispirazione non fossero solo irrilevanti, ma probabilmente sbagliate. Infatti, l'unico motivo (finii per pensare) per il quale Dio avrebbe ispirato la Bibbia sarebbe stato quello di fare avere al suo popolo le sue esatte parole; tuttavia, se proprio avesse voluto che ci giungessero tali e quali, le avrebbe senz'altro salvaguardate per miracolo, proprio come le aveva ispirate per miracolo in quel primo momento. Visto e considerato che non lo aveva fatto, mi pareva inevitabile dedurne che non si fosse preso il disturbo di ispirarle.

Questa parte del libro è forse la più intima di Ehrman. Qui descrive il momento esatto in cui la logica ha prevalso sulla sua fede giovanile: se Dio è onnipotente e vuole comunicare con gli uomini, perché avrebbe permesso che le sue parole venissero cambiate da scribi stanchi o distratti? Comunque, nonostante le sue posizioni critiche, Ehrman difende fermamente l'esistenza storica di Gesù. In un altro suo celebre libro, Did Jesus Exist?, si scaglia addirittura contro chi sostiene che Gesù sia solo un mito, usando proprio le prove storiche per dimostrare che un predicatore ebreo di nome Gesù è realmente esistito nella Galilea del I secolo. Consiglio questo libro a quei credenti "abitudinari" o "leggeri", quelli che nel loro percorso si sono sempre limitati ad ascoltare passivamente ciò che racconta loro il prete la domenica: c'è molto altro oltre a quello.

9 commenti:

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  2. Nessuno mi toglierà mai dalla testa che si è trattato della più colossale, oltre che perfettamente riuscita turlupinatura della storia.

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    1. L'immaginazione è uno dei tratti peculiari della nostra specie, quindi è naturale che gli esseri umani si siano inventati nel corso della loro storia di tutto: religioni, esseri metafisici, divinità e tutto il resto. Il cristianesimo, in fondo, non è nient'altro che una delle centinaia di migliaia di religioni che l'uomo si è inventato da quando esiste. Stupisce il successo che ha avuto rispetto ad altre, quello indubbiamente. Credo sia stato Nietzsche uno dei primi a interrogarsi sul suo successo, e si rispose dicendo che il cristianesimo ha sbaragliato la concorrenza perché fu la prima religione a dire: "Voi non morirete mai".
      In ogni caso, sulla questione della turlupinatura non posso che concordare con te.

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    1. In parte sì, ma ci sono notevoli differenze. Nei Vangeli abbiamo migliaia di manoscritti greci antichi che presentano migliaia di varianti. Gli scribi copiavano i testi a mano nei primi secoli, introducendo modifiche, sviste e errori più o meno intenzionali.
      ​Il Corano, invece, è un testo molto più recente rispetto all'antico testamento ed è stato stato fissato nella sua forma definitiva per ordine del califfo 'Uthman, pochi decenni dopo la morte di Maometto (circa 650 d.C.). I testi vennero standardizzati e le copie non conformi furono distrutte. Insomma, è difficile mettere sullo stesso piano i due libri.

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    2. Grazie per la tua bella e interessante analisi. MI segnalano il tuo post (Sul mio blog, arte e ordine anarchico) alcuni lettori attratti dal contenuto e dalla (eventuale) corrispondenza del tuo pezzo con i temi da me indagati. Ti dico subito che non condivido le modalità con cui tu, e pure molti esperti, trattano l'argomento 'testi sacri'. Anzitutto credo che i testi antichi siano stati redatti da figure colte e legte alla letteratura (pochi sapevano padroneggiare la scrittura all'epoca.) di cui poco sappiano , se non che nessuno di loro avesse vissuto in prima persona i fatti che narra ad eccezione,( ma con una bassa probabilità, dato che avrebbe dovuto avere più di
      cento anni) di Giovanni. Curiosamente il suo testo si discosta largamente dagli altri , che vengono classificati come 'sinottici' proprio per le loro assonanze.

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    3. Detto ciò ritengo sia necessario affrontare in senso filologico l'intera faccenda, ovvero, prendendo coscienza del contesto in cui tali opere letterarie sono state realizzate. In secondo luogo, e in virtù di quanto detto, è bene ricordare che il senso letterale, e pertanto il valore di cronaca, non si addice ad un'opera propriamente detta, neppure ai giorni nostri. E qui si apre un mondo di discussioni e utili confronti. VOrrei , prima di essere eventualmente interrogato, soffermarmi e farvi soffermare sulle modalità ovvie di quello che diciamo essere un prodotto letterario, per l'autore del quale - è bene ricordare - non importa tanto la fedeltà storica della narrazione ma il significato/messaggio da veicolare e diffondere. Allora come oggi, pertanto, vi è una questione di cui tener conto, ovvero: un autore qls o, più generalmente, un artista, prende a 'prestito' una realtà, un contesto temporale, o una fase storica, sulla quale ricamarci sopra un racconto (Mitos) che sottende significati particolari (validi nel periplo della propria cultura) , quando non profondi (validi per i più), se non veri e propri insegnamenti (come nel caso dei testi sacri). I testi filosofici, come quelli sacri paiono attenersi a questo criterio. La pretesa di un racconto composto a quei tempi come una fedele cronaca dei fatti, esula ragionevolmente dalle intenzioni di un artista, di uno scrittore. Quindi si tratta di capire se gli evangelisti fossero letterati o cronisti, qualcosa cioè, di paragonabile a un giornalista moderno. Io propendo per la prima soluzione. Da qui dobbiamo partire se vogliamo affrontare un utile confronto di idee.

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  4. In realtà il mio post ha solo lo scopo di segnalare il fatto che i vangeli e i passi della Bibbia che oggi vengono letti durante le funzioni religiose non hanno alcuna garanzia di originalità (non si sa chi sono gli autori originali ma si sa con certezza che non esiste alcuna corrispondenza tra i testi ufficiali in uso oggi e gli originali), cosa di cui il 99% di chi partecipa alle suddette funzioni probabilmente non è al corrente.
    Pur essendo ateo, ho letto molti libri sulla storia del cristianesimo, e anche di altre religioni, e sui modi in cui è giunto fino a noi perché in fondo sono argomenti che per qualche motivo mi appassionano.
    Tuttavia sono piuttosto restio ad avventurarmi in un confronto di idee su questi argomenti. In primo luogo perché la loro complessità richiederebbe sedi diverse da un blog per sviscerarli; in secondo luogo per mancanza di tempo.
    Comunque, grazie per l'attenzione, e se desidera aggiungere considerazioni, non si faccia scrupoli.

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  5. Bene. Io invece utilizzo il blog per approfondimenti vari, proprio per 'mancanza di tempo' , quello viceversa che sarebbe necessario per un confronto 'in presenza' . Una domanda: qual è il suo parere sulla inaffidabilità dei testi? O forse anche lei ritiene che siano stati scritti allo scopo di fornirci una mera cronaca degli avvenimenti ?. In tal caso gli evangelisti avrebbero svolto la funzione di cronisti, quali in realtà non hanno dimostrato di essere, e nemmeno, penso, abbiano voluto. Detto ciò ne evinco che non ritiene affidabili i restanti 26 reperti ritrovati successivamente nella nostra epoca e già classificati all'unanimità, proprio come i canonici, effettivamente redatti fra il II e il IV sec. d.C. in seno a varie comunità . In definitiva, se si valutano, nella forte coerenza dei rispettivi significati spirituali e simbolici, non sarebbe difficile dimostrare la loro autenticità. Bè, se poi uno si aspetta di trovare in quelle pergamene erose, un documento storicamente riscontrabile, allora può considerarli a ragione favolette poco serie e continuare a ignorarne il senso e, ciò che più rattrista, a sottostimarne gli insegnamenti. In quest'ottica l'ateismo va benone, non pretende conferme , né eventuali ricerche. Concludo con un pensiero di C. G. Jung: 'non posso dire che credo in Dio come credevo da bambino , prima forse credevo, ora so.

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