venerdì 13 marzo 2026

Il diavolo in tasca


Confesso che ci sono stati momenti, durante la lettura, in cui mi è venuta voglia di prendere lo smartphone e buttarlo dalla finestra. Poi ovviamente non l'ho fatto (ci sto scrivendo questo post). È un libro tutto sommato breve ma molto denso, che affronta uno dei temi più delicati del nostro tempo: il rapporto sempre più invasivo con lo smartphone.

L'autore parte da un’osservazione semplice: il telefono non è più soltanto uno strumento, ma è diventato una presenza costante nelle nostre vite e forse siamo arrivati al punto di essere noi strumenti nelle sue mani. Sta nelle nostre tasche, sui tavoli, nei letti, nelle mani dei genitori e in quelle dei figli. È sempre lì, a portata di mano, addosso, pronto a catturare attenzione, tempo, pensieri.

Molto interessante, in particolare, l'analisi del rapporto tra genitori e figli, dove si mostra come la rivoluzione dello smartphone abbia cambiato profondamente le dinamiche familiari e la crescita degli adolescenti. Non si tratta solo della paura, spesso semplificata, che i ragazzi diventino dipendenti dallo schermo (lo sono già ormai da molti anni). Verdelli suggerisce qualcosa di più inquietante: anche gli adulti sono immersi nello stesso meccanismo, e spesso fanno fatica a offrire ai figli un modello diverso. In pratica i genitori, che dovrebbero monitorare e limitare l'uso del cellulare nei figli, sono i primi a esserne "schiavi".

L'autore riporta esempi, storie di cronaca e riflessioni personali, costruendo un racconto che oscilla tra analisi sociale e denuncia civile. Il tono è diretto, a tratti polemico, ma sempre animato dalla preoccupazione di capire che cosa sta succedendo alle nostre relazioni quando gran parte della nostra vita passa attraverso uno schermo. Impressionanti sono i numeri di questa "epidemia": i telefoni mobili in circolazione sarebbero 7,4 miliardi, a pochi passi da uno per ogni essere umano (sul pianeta siamo oggi 8 miliardi e rotti). Si sta in pratica avverando la previsione che nel 2016 fece Tim Cook, amministratore delegato di Apple, quando al Washington Post disse: "Con il tempo sono convinto che ogni persona nel mondo avrà uno smartphone." Ci siamo quasi arrivati, anche se la quasi raggiunta equiparazione tra numero di smartphone e numero di esseri umani non significa che ognuno ne abbia uno.

Il diavolo in tasca non è comunque un libro contro la tecnologia, ma è semmai un invito a recuperare consapevolezza: ricordarci che gli strumenti digitali dovrebbero servire a migliorare la nostra vita, non a sostituirla o, peggio, schiavizzarla. Ovviamente si tratta di un invito, ormai è assodato, da tempo ampiamente caduto nel vuoto.

15 commenti:

  1. È così difficile mantenere un certo equilibrio nell'utilizzo dello smartphone.
    Mio figlio ha dieci anni e, a differenza dei suoi compagni, non possiede ancora un telefono, né utilizza il mio.
    A settembre, però, frequenterà la prima media e abbiamo deciso di comprarglielo.
    Onestamente, non so come potrò convincerlo ad usarlo moderatamente se, io per prima, ce l'ho sempre in mano.
    Insomma, come diceva qualcuno, #iosperiamochemelacavo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo che il sistema migliore (nel libro si parla anche di questo) sia permetterne l'uso ma con l'obbligo di rispettare regole e paletti chiari, come ad esempio l'installazione di un sistema di parental control, il monitoraggio del rendimento scolastico, tempi di utilizzo definiti e altre condizioni. Anche dire a tuo figlio: Ok, ti comprerò il telefonino, ma sappi che regolarmente io verrò a vedere cosa fai e come lo usi. Insomma, una sorta di "responsabilizzazione" nei confronti di un oggetto che non è innocuo. Poi, certo, magari anche l'esempio servirebbe. Imporre ai figli di usarlo con moderazione e poi tenerlo tutto il giorno in mano... :-)

      Elimina
    2. Il punto è proprio questo. Come potrei pontificare su un argomento che mi vede colpevole al cento per cento? 😅
      Sul parental contro non c'è problema. Perché Lorenzo sa di essere un bambino, ormai ragazzino, molto seguito, e ne va orgoglioso.

      Elimina
    3. Allora nel tuo caso concedere il cellulare a tuo figlio non dovrebbe rappresentare pericoli. Se un figlio è seguito si può stare abbastanza tranquilli. I problemi nascono sempre da genitori - e ce ne sono tantissimi, magari anche perché non possono fare diversamente - che usano il cellulare a mo' di baby sitter, senza alcun controllo. In ogni caso, visto che stai per regalarne uno a tuo figlio, se l'argomento ti interessa ti suggerisco la lettura del libro, potresti ricavarne qualche dritta utile e interessante.

      Elimina
  2. Non possiedo uno smartphone (preferisco il cellulare classico) ma comunque possiedo un notebook, android, tablet quindi ben tre sistemi tecnologici.
    Nonostante tutto continuo a scrivere a mano quasi ogni giorno e spero di farlo per sempre perché mi piace e rilassa.
    Posso stare anche mezza giornata senza mezzi tecnologici per me conta più di ogni cosa l'equilibrio.

    Mi rendo conto di come lo smartphone sia ormai diventato per moltissimi esistenziale penso che una soluzione o meglio equilibrio sia ormai impossibile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, l'equilibrio è ormai saltato da tempo.

      Elimina
    2. Penso che per le nuove generazioni e altre fette di popolazione non ci sono più speranze.

      Io credo di aver trovato un giusto equilibrio.

      Elimina
  3. Veramente, molte ore della giornata le passiamo con lo smartphone, anche i giovani.
    Ma prima, negli ottanta, settanta,... erano tutte le ore del giorno che stavamo a casa con la tv, soprattutto i giovani.
    E ognitanto si andava alla banca (adesso si può far con lo smartphone, se vuoi); e poi potevamo avere un libro di cucina invece di guardare le ricette con l'internet; e dovevamo andare alla stazione di ferrovia per il nostro biglietti e adquistavamo la stampa e la leggevamo e molte volte restava senza essere riusciti a leggere niente,... e dovevamo mettere dieci minuti a parlare per telefono con un amico - o non farlo mai -, con i genitori, la famiglia,...
    Cercare informazione su qualcosa, semplicemente, non si poteva se non acquistavi un libro o andavi in biblioteca o ti abbonavi a chi te la spedisse per la posta.
    E la musica? avevamo i nostri impiatti HiFi per ascoltarla, e la radio era radio (a me, adesso, me la faccio ascoltare con lo smartphone)
    Adesso, tutto ciò si può fare con lo smartphone; è normale che mettiamo parte della giornata a tenerne una nelle mani (le reti sociali sono una cosa nuova)

    Negli ottanta, era fare tutte queste cose e poi la tv dal divano.Cioè, abbiamo concentrato tutte queste attività sui dispositivi mobili, ma prima le facevamo in un modo diverso.

    Io, il blog, non potrei mantenerlo con lo smartphone; solo con il computer, e molte delle cose che tutti fate con lo smartphone, io le faccio con il computer (in realtà sarebbe lo stesso, ma è vero che in strada non guardo continuamente il telefonino)

    podi-.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È vero, ormai facciamo tutto con lo smartphone. Io lo uso per scrivere, tenere monitorato il c/c, ascoltare musica, seguire il telegiornale, leggere libri, aggiornare il blog e rispondere ai commenti, e tanto altro. Non ricordo neppure quando ho scritto l'ultimo post, qui, da computer.
      E niente, ormai ci siamo dentro e non credo sia più possibile uscirne.

      Elimina
  4. Personalmente di fronte all'invasione degli smartphone su scala mondiale e al loro uso compulsivo e smodato non posso che continuare a restare basita.
    E immancabilmente mi viene in mente Galimberti, che ricordo mentre raccontava che mai e poi mai ne avrebbe posseduto uno, avendo poi dovuto capitolare solo perché altrimenti Repubblica gli avrebbe reso impossibile continuare a tenere la sua rubrica epistolare sull'inserto settimanale.
    Comunque... Mai avrei immaginato di riciclare un mio commento: va be', ma perché no? ;-))
    Sta su "Pagine ingiallite" e risale a tre mesi fa:

    Io non ho lo smartphone, e credo che mai vorrò averne uno; anzi, per me il problema si porrebbe se, per dire, me lo regalassero (ma per fortuna nel mio entourage si dev'essere capito che non è proprio il caso ;-).
    Allora passo ad un aneddoto, anzi due, freschi freschi.
    L'altra mattina alla fermata c'era una decina di giovani in attesa del bus che porta all'università. Stavo notando con tristezza che tutti ma proprio tutti erano incollati all'inevitabile protesi della loro mano, quando un po' più in là scorgo un ragazzo che ne è privo, e quasi sorrido tra me e me... Peccato che solo avvicinandomi ho notato gli auricolari infilati nelle sue orecchie: pure lui dunque ben attento ad isolarsi dalla realtà circostante.
    E non più tardi di ieri pomeriggio, attraversando sulle strisce una strada piuttosto larga, constatavo una volta di più che tutti, ma proprio tutti, ecc. ecc.
    Poi però vedo un ragazzo dall'aria dinoccolata venirmi incontro SENZA smartphone. E proprio mentre mi sto rallegrando... estrae dalla tasca del giubbotto la mano con il telefono al quale il suo sguardo subito si attacca.
    Non c'è speranza.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, e comunque a Galimberti la parola speranza non è mai piaciuta :-)
      Tra l'altro ricordo un aneddoto che racconta spesso nelle sue conferenze. Questo. Un giorno va a prendere la sua nipotina all'uscita da scuola. A un certo punto gli si avvicina una mamma e le dice, disperata: "Professore, mio figlio ha appena iniziato la prima media e vuole il telefonino, cosa devo fare?"
      "Glielo compri."
      "Ma come? Anche lei?"
      "Certo."
      Poi spiega la risposta dicendo che privare oggi un ragazzino del cellulare non significa privarlo solo di un dispositivo tecnologico, ma significa provarlo della socialità, dal momento che oggi la socialità passa di lì. La sostanza del discorso è che oggi la tecnica non è più uno strumento nelle nostre mani che possiamo in qualche modo gestire, siamo noi nelle sue mani.
      In ogni caso, se riesci ancora a vivere senza cellulare, non posso che farti i complimenti e invitarti a resistere :-)

      Elimina
  5. E’ una delle più grandi invenzioni della storia dell’umanità: tuttavia, per come viene usato, lo smartphone si sta rivelando una trappola micidiale che divora la nostra capacità di ragionare e di conversare, ci mette perennemente in comunicazione con un altrove indefinito allontanandoci da ciò che abbiamo intorno. Il cellulare, paradossalmente, ha la diabolica capacità di dividere, anziché unire. E’ diventato uno strumento-feticcio da cui si finisce per essere fagocitati e posseduti. Io non ho il cellulare (e vedo che qui siamo in due, c’è anche Siu) e se devo fare o ricevere telefonate mi servo comodamente – come si faceva una volta - del telefono fisso di casa. Certo, se sto per arrivare a casa non posso avvertire mia moglie di buttare la pasta. E poi, non conosco quel sottile piacere di far sentire agli altri i miei fatti personali, mentre mi trovo sulla metro. Devo dire che poche volte mi sono trovato nelle condizioni di dire: “ah, se avessi avuto il cellulare…! E in quelle poche volte non mi è successo niente di grave. Ho solo dovuto subire la dura reprimenda di mia moglie. Da questa mia posizione privilegiata posso, però, osservare il comportamento di chi ce l’ha quel “diavolo in tasca”: è un comportamento maniacale. Evidentemente si è felici di essere pedinati…controllati…spiati. Si è felici di fare e ricevere telefonate e messaggi spesso inutili. Si è felici di guardare video e film e immagini e sciocchezze varie e quant’altro mentre si cammina, si sta al bar, sul treno… Mi auguro che - così come è avvenuto con il fumo delle sigarette - venga esteso il divieto di usare un cellulare in tutti i luoghi pubblici. Ho l'impressione, a volte, che la gente se non è circondata da una folla di ascoltatori non trovi nessun gusto nel telefonare. Sarebbe una buona cosa per tutti, una pausa rigenerante di benessere psicofisico, un temporaneo aiuto a disintossicarsi dalla droga del terzo millennio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Pino, io un cellulare ce l'ho, ma essendo un Nokia di prima delle guerre puniche non faccio in tempo a dire "pronto" che la batteria si è già scaricata, per cui lo uso soltanto per qualche sms, tipo avvisare le amiche al caffè che farò un po' tardi in quanto la coda alla posta è più lunga del previsto, cose così... di fondamentale importanza ;-))
      Per il resto in casa ho il fisso (un ottimo cordless) e il pc.
      Lo smartphone non lo voglio: ma non per partito preso, bensì perché semplicemente non ne sento alcun bisogno, non mi serve.
      Ciao!

      Elimina
    2. Caro Pino, per quanto riguarda le telefonate concordo con te. Si assiste nei luoghi pubblici, purtroppo, a scene che definire disgustose è un eufemismo. E francamente non capisco che gusto ci provino a fare sapere a chi sta intorno i fatti loro. Vabbe'.
      Per quanto mi riguarda, le telefonate sono l'unica cosa che non faccio, nel senso che io non telefono a nessuno e nessuno telefona a me. Detesto parlare con la gente al telefono e comunque ho pochi amici e coi familiari parlo di persona quando ci vediamo, non certo al cellulare.
      Comunque volevo precisare che se anche ho uno smartphone che uso per vari servizi e varie utilità, i miei cento libri (mediamente) all'anno riesco comunque a leggerli :-)

      Elimina
    3. Con il Nokia delle "guerre puniche" sei comunque molto più avanti di me, cara Siu: io non ho nemmeno quello. Sono rimasto ai segnali di fumo, non inquinano e sono molto silenziosi. ;))

      Elimina