Questo di Eco non è un libro in senso stretto, è la trascrizione in una quarantina di pagine di una sua vecchia conferenza su questo tema, un testo che esamina i molteplici modi in cui il dolore è stato pensato e raccontato nei secoli.
Eco parte da una esperienza concreta personale e poi allarga il campo a riferimenti culturali, storici e filosofici, infine torna a una riflessione più generale, evidenziando le differenze tra dolore fisico e dolore morale per poi arrivare alla svolta portata dal cristianesimo.
Col cristianesimo il dolore smette di essere una delle tante cose che fanno parte della vita, e che si cerca in tutti i modi di lenire, e assume una dimensione salvifica. Il problema, perciò, non è più cercare di liberarsi da esso ma accettarlo (addirittura cercarlo) e farlo fruttare come strumento di redenzione.
Interessante questo riferimento a Agostino d'Ippona: "Nei Sermones, Agostino paragona l’insieme degli eventi dolorosi e delle passioni distruttive che possono visitare un uomo (“fame, guerra, carestia, morte, rapina e cupidigia”) alla macina che stritola le olive: “chi sopporterà con rassegnazione e persino con gioia il volere di Dio sortirà da questa terribile spremitura simile a olio lucente, mentre chi si ribellerà non sarà che nera morchia.”
Dubito che un tale insegnamento sia compreso e accettato da molti dei cristiani di oggi, la maggioranza dei quali non ha probabilmente mai letto né Eco né Agostino, ma questo è. O dovrebbe essere.

Un libro di certo interessante. Agostino è “tanto” “troppo”, ma vale la pena scoprirlo e riscoprirlo. Grazie per il suggerimento. Buona serata.
RispondiEliminasinforosa
Grazie a te.
EliminaCiao sinforosa.
Personalmente preferisco sconfiggere il dolore seguendo gli insegnamenti buddisti. Mia opinione
RispondiEliminaIo preferisco non sconfiggerlo. Stoicamente.
Elimina(Scherzo :-)
Grazie per le tue "segnalazioni", mi manca la lettura di questo libro, amo Eco, mi metterò alla "pari".
RispondiEliminaCome sempre grazie e ciao
A te.
EliminaCiao