giovedì 19 febbraio 2026

Faber

Ieri nasceva Fabrizio de André. Una delle vette più alte della sua produzione artistica fu l'album La buona novella. Il testamento di Tito, una delle perle di questo album, è forse l'espressione di uno dei momenti più filosofici del cantautore. Nel brano, mentre sta morendo, il ladrone Tito ripercorre i dieci comandamenti uno per uno, mettendoli in discussione alla luce della propria vita di miseria, fame, ingiustizia. Non è un attacco superficiale, è una rilettura amara e umanissima.

Tito smonta la rigidità della legge, ma alla fine arriva a una forma di consapevolezza morale più profonda. Il punto non è "abolire" i comandamenti ma mostrarne il loro lato ipocrita e il loro limite quando sono applicati senza compassione.


14 commenti:

  1. A parte il discorso che Faber è il mio autore preferito, ma la mia "canzone" preferita è Marinella. Un femminicidio trasformato in poesia.
    Grazie per averlo ricordato. Buona giornata a te

    RispondiElimina
  2. Gli omaggi a Faber non saranno mai abbastanza... Bravo Andrea ad averci pensato, e con riferimento in particolare a questo disco, che anche per me rappresenta una vetta inarrivata e inarrivabile e che non smette si farmi sentire profondamente coinvolta. Sul piano umano e morale, mi verrebbe da dire che al Testamento di Tito è difficile immaginare di aggiungere anche una sola virgola.

    RispondiElimina
  3. hai toccato la parola chiave di tutta la produzione artistica di de andrè, compassione.
    In lui prima della comprensione, prima del giudizio, prima della condanna (che raramente esprime), c'è una compassione, mai sterile, intima, sentita, per gli sconfitti della vita, gli ultimi, i condannati, i dimenticati. dalla ballata del Michè, a Tito, agli impiccati, lui ha sempre uno sguardo compassionevole, che spesso manca alla Chiesa ufficiale.
    massimolegnani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero. A volte rabbrividisco quando sento Salvini dire che De André è il suo cantautore preferito. O non ha mai letto un suo testo o l'ha letto e non l'ha capito, altrimenti non si spiega.

      Elimina
    2. Oppure c'è una terza possibilità: che tenti di farsi bello di fronte agli estimatori di De Andrè.

      Elimina
  4. Disco clamoroso, pezzo clamoroso. Il testamento di Tito è poesia, etica e filosofia in musica. È sempre bello vedere omaggi al grande Faber, grazie Andrea!

    RispondiElimina
  5. E l''album con la PFM "bocca di rosa" bellissima come gli arrangiamenti ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, gli arrangiamenti di quel disco sono effettivamente un capolavoro.

      Elimina
  6. Intanto grazie per averlo ricordato.

    Facevo una profonda osservazione su quanto letto nel post e su un tuo commento in risposta a massimolegnani ,un osservazione sul come sia difficile per tutti noi me compresa,rimanere nell'inquadratura di De André ,che focalizza l'attenzione sullo  smettere di giudicare e iniziare ad ascoltare, mantenendo viva quella"pietas" per l'essere umano.
    Quanto sia difficile rimanere nel contesto illuminante di tutta la sua spiritualità e filosofia di vita, connessa a quel : "per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti" .Un verso tratto dal testo Nella mia ora di libertà,verso piuttosto scomodo anche nella nostra responsabilità collettiva.

    E mi chiedo ,ma De André non voleva forse abbattere le barriere, senza crearne di nuove?


    Linda

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me non risulta volesse abbattere alcuna barriera. La maggior parte della sua opera artistica è dedicata a dare voce agli "ultimi", ma non in modo paternalistico. Li ha messi al centro, spesso capovolgendo la prospettiva morale. I suoi brani parlano di prostitute, carcerati, ribelli, emarginati, sconfitti, e quasi sempre sono loro ad avere una verità più autentica rispetto ai "perbene".
      Ne Il testamento di Tito rovescia i comandamenti dal punto di vista di un ladro crocifisso accanto a Cristo. È una critica potentissima all’ipocrisia religiosa e morale. De André non attacca la fede, ma il moralismo, non attacca la legge in sé, ma l’uso disumano della legge.
      Il suo bersaglio è il perbenismo, la morale selettiva, la compassione a corrente alternata.
      Forse è questa la vera barriera che ha abbattuto.

      Elimina