sabato 28 febbraio 2026

Rebound effect

Leggendo stamattina i giornali e aprendo facebook sono venuto a conoscenza di un fatto gravissimo accaduto ieri sera durante il tradizionale carrozzone di pseudo-canzonette: due cantanti si sono baciate. Terribile! Ma la notizia sui giornali non era questa. La notizia era l'allontamento a distanza siderale dell'inquadratura un attimo prima del dramma, in modo che non fosse possibile per il pubblico a casa assistere alla terribile scena.

Il paradosso della faccenda è che oggi si parla delle due cantanti non perché si sono baciate (ma veramente nel 2026 c'è ancora chi si scandalizza per queste cose?), ma per il tentativo maldestro di censurare la scena. Se il regista avesse continuato a riprendere l'esibizione normalmente, della cosa non sarebbe fregato niente a nessuno. Il tentativo di censurarla ha creato la notizia.

Se ci si sposta da Sanremo e si sale un po' di livello (non è che ci voglia granché) si può paragonare quanto successo sul palco a quanto succede in psicologia. In questo ambito il fenomeno si chiama effetto rimbalzo (rebound effect) o, in modo più tecnico, processo ironico del controllo mentale. Il termine è stato introdotto dallo psicologo sociale Daniel Wegner, che nel 1987 pubblicò un celebre studio intitolato "White Bears and Other Unwanted Thoughts". Durante le sue conferenze, l'autore chiedeva a un certo punto ai partecipanti non pensare a un orso bianco. Risultato: tutti pensavano a un orso bianco.

Ora nessuno pretende che il regista della trasmissione (o chi gli ha dato le direttive) abbia letto Daniel Wegner o conosca il rebound effect, ma magari ci potevano arrivare lo stesso.

venerdì 27 febbraio 2026

Fari spenti

Mentre il panem et circenses si è spostato dalle olimpiadi a Sanremo, continuano a uscire regolarmente i rapporti dell'Unrwa (qui l'ultimo, di qualche giorno fa) sullo sterminio dei palestinesi che non si è mai fermato. I palestinesi a Gaza continuano a morire per fame, malattie, freddo, mentre in Cisgiordania i coloni israeliani e l'esercito di Netanyahu continuano indisturbati a violentare e uccidere la popolazione locale e ad allargare l'occupazione di terre non loro. Però se qualcuno osa dire che gli israeliani che fanno queste cose sono criminali assassini è antisemita.

Qualche giorno fa il cardinale Pizzaballa, che era tra i papabili nella successione a Francesco, nell'indifferenza generale ha detto che la comunità internazionale permette a Israele di fare quello che alla Russia viene negato. Nessuno ha commentato questa verità che certifica il nostro ormai leggendario doppio standard morale. D'altra parte c'è Sanremo.

mercoledì 25 febbraio 2026

Il libro sacro del prodigioso spaghetto volante


Questo libro è stato scritto e pubblicato nel 2006 dal fisico statunitense Bobby Henderson, noto per essere il fondatore della religione Pastafariana. Lo scienziato decise di scriverlo dopo che lo stato del Kansas, nel 2005, propose di affiancare l'insegnamento delle teorie del disegno intelligente all'evoluzionismo nelle scuole pubbliche. È un’opera brillante e provocatoria che usa l’assurdo per parlare di cose molto serie. 

Con un tono dichiaratamente ironico e surreale, il testo spiega i princìpi e gli insegnamenti della religione Pastafariana e ne costruisce una mitologia improbabile ma coerente, trasformando la parodia in uno strumento di riflessione su religione, dogma e libertà di pensiero. Il libro raccoglie le credenze di questo "culto" parodico, tra cui un mito della creazione, una serie di comandamenti e riflessioni umoristiche sul mondo. Henderson scrisse Il libro sacro del prodigioso spaghetto volante con uno scopo ben preciso: criticare l’insegnamento del creazionismo nelle scuole pubbliche e difendere la separazione tra religione e scienza.

Nel 2005, in Kansas, il Board of Education stava valutando la possibilità di insegnare l’Intelligent Design come alternativa alla teoria dell’evoluzione. Henderson reagì scrivendo una lettera aperta in cui proponeva, in modo volutamente ironico, che nelle scuole si insegnasse anche la teoria secondo cui l’universo sarebbe stato creato da un Prode Spaghetto Volante. Se si introduce una spiegazione religiosa come alternativa scientifica, spiegava lo scienziato, allora tutte le spiegazioni religiose dovrebbero avere lo stesso spazio. Lo scopo del libro è quindi quello di mettere in luce l’assurdità di trattare credenze religiose come teorie scientifiche; difendere il metodo scientifico e l’insegnamento dell’evoluzione; promuovere il pensiero critico e la libertà di espressione; dimostrare attraverso la parodia quanto sia importante distinguere tra fede e scienza nello spazio pubblico.

Se questi erano gli intenti dell'autore, a mio avviso li ha raggiunti tutti.

Ancora su Battiato


L'ennesimo libro su Franco Battiato. Battiato è stato un cantautore che ho amato tantissimo durante la mia giovinezza e che amo ancora oggi. Uno degli artisti più colti che abbiamo avuto in Italia, capace di unire musica, filosofia, spiritualità, letteratura. I suoi dischi li ho ascoltati e riascoltati fino a consumarli.

Per questo mi chiedo: che senso ha continuare a pubblicare libri su artisti che non ci sono più? (Operazioni simili vengono continuamente fatte su tutti i grandi cantautori degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.)

È davvero un'esigenza culturale, un modo per approfondire e comprendere meglio la loro opera? Oppure è soprattutto un'operazione commerciale che continua a far leva su un nome che vende?

L’eredità di Battiato è immensa e parla già da sola. Boh, forse sono solo io a essere un po' diffidente.

lunedì 23 febbraio 2026

Calma

Io andrei piano con gli entusiami. Userei cautela prima per evitare botte nei denti decuplicate poi. Mi riferisco al sondaggio che certifica il sorpasso del No sul Sì di cui parlano tutti in queste ore. 

Prima cosa: si tratta di un singolo istituto di sondaggi che dà questo risultato, tutti gli altri danno ancora preponderante il Sì. Secondo cosa: i sondaggi vanno presi per quello che sono: sondaggi appunto, e la storia è piena di cantonate prese da più o meno tutti gli istituti sulla piazza. Quindi, volare bassi e raffreddare gli entusiasmi.

Detto questo è comunque vero che, rispetto a due-tre mesi fa, quando il Sì era tipo l'Everest e il No la collina di Windows Xp, il recupero del No è andato al di là di ogni previsione e adesso è lì che tallona il Sì. Non è quindi da escludere che, con ancora un mese di tempo prima della consultazione, il No riesca a fare il colpaccio. Vedremo.

In ogni caso è importante che Nordio continui a parlare. Le persone più attente avranno infatti sicuramente notato che l'avanzare del No è proporzionale al numero e al tenore delle uscite del guardasigilli. Cioè, più lui parla e più il No guadagna terreno, tanto che pure la Meloni pare gli abbia intimato di tacere in quanto si sta trasformando nel migliore testimonial del No. 

Comunque, se nei prossimi giorni anche altri istituti si allineeranno a Ixé un po' di ottimismo in più sarà autorizzato, ma certamente non adesso.

sabato 21 febbraio 2026

Salviamo i cavalli?

Già da qualche anno ho quasi azzerato il consumo di carne, salumi, insaccati e compagnia bella per motivi etici, di salute e ambientali. In virtù di questo, la proposta di legge in discussione alla Camera di proibire in Italia la macellazione dei cavalli la vedo positivamente. Non solo. Fosse per me estenderei il divieto di macellazione a ogni animale, ma naturalmente mi rendo conto che è pura utopia. In realtà, comunque, la eventuale messa al bando della carne di cavallo non avrebbe alcuna utilità, in quanto spalancherebbe le porte alla macellazione clandestina illegale e tutto sarebbe come prima. E comunque è facile prevedere che la proposta non diventerà mai realtà a causa degli enormi interessi economici che andrebbe a toccare.

Ma è interessante leggere le motivazioni a supporto della suddetta proposta di legge. Qualcuno potrebbe infatti chiedersi: perché risparmiare i cavalli e continuare ad ammazzare tranquillamente maiali, mucche, vitelli, pecore, agnelli, conigli, polli ecc.? Beh, perché per la legge in discussione i cavalli verrebbero classificati come "animali d'affezione" al pari di cani, gatti ecc., quindi non macellabili. In più, il cavallo, a differenza di suini & c., ha una storia di utilità storica e di supporto nelle umane vicende che gli altri animali non hanno. Da qui l'aura di nobiltà che giustificherebbe il divieto di ucciderli per cibarsene.

Qui si entra nell'ambito un po' scivoloso del cosiddetto specismo, concetto reso popolare negli anni ’70 dal filosofo australiano Peter Singer nel libro Animal Liberation (1975). Secondo questa prospettiva, di stampo etico-filosofico, discriminare un essere vivente solo perché appartiene a un’altra specie sarebbe una forma di pregiudizio morale. È un concetto con cui io concordo, anche per la simpatia che nutro verso Peter Singer, Richard Dawkins e la grande primatologa Jane Goodall, morta recentemente, tutte personalità scientifiche vicine a posizioni anti-speciste.

Tali posizioni trovano terreno fertile soprattutto dove la ricerca mostra continuità tra umano e animale: neuroscienze (coscienza animale), etologia (comportamento e emozioni), biologia evolutiva (continuità tra specie), studi sulla cognizione animale. Mi rendo conto che la questione è estremamente complessa e su alcuni suoi aspetti non ho le idee perfettamente chiare neppure io. Rimango comunque fermamente convinto che Homo Sapiens, la nostra specie, sia niente di più di una delle milioni e milioni che sono apparse sul pianeta e che non abbia granché di più o di meglio rispetto alle altre.

Il romanzo della foresta



Ho appena terminato Il romanzo della foresta, di Ann Radcliffe, pubblicato nel 1791 e generalmente inserito nel grande filone della letteratura gotica, di cui la Radcliffe è considerata pioniera. Devo dire però che mi aspettavo qualcosa di più cupo, più perturbante, più… gotico, nel senso in cui oggi siamo abituati a intendere il termine. Mi è sembrato invece un gotico molto "all'acqua di rose". Gli unici elementi che richiamano quel tipo di atmosfera sono una vecchia abbazia abbandonata, uno scheletro in una stanza segreta e un'atmosfera che resta sempre sul crinale della suggestione, mai dell’orrore pieno. E per chi, come lo scrivente, è cresciuto con King, Poe, Lovecraft, Stoker, insomma la differenza si percepisce. In certi momenti mi sembrava quasi di leggere I promessi sposi in salsa gotica, specie nel contrasto tra un potente marchese e una giovane donna povera ma affascinante, innamorata di un altro uomo. Più che un romanzo del terrore è soprattutto una storia sentimentale, attraversata da conflitti morali e sociali.

Tuttavia, ridurlo a questo sarebbe ingeneroso. Il gotico settecentesco della Radcliffe non punta sul colpo di scena meccanico, non gioca sull'enigma come una macchina narrativa che deve sorprendere a tutti i costi. La suspense è più psicologica che "enigmistica". È tensione graduale, atmosfera, attesa. La natura stessa diventa quasi un personaggio: le foreste, le rovine, i paesaggi non fanno da semplice sfondo, ma partecipano all'emotività della storia. Le descrizioni dei paesaggi - la storia si muove tra Londra, Parigi e la Savoia - sono spesso la parte più riuscita del romanzo. Anche lo stile della Radcliffe è notevole: elegante, letterariamente pregiato. Unico neo: una certa lentezza, tipica dei classici sette-ottocenteschi, cosa che per i lettori di oggi può rappresentare un problema. Insomma, niente a che vedere con la "velocità" della letteratura contemporanea.

Non un capolavoro assoluto, a mio avviso, nonostante sia stato di ispirazione ai maggiori scrittori del XIX secolo (Jane Austen, John Keats, Mary Shelley, Honoré de Balzac, Edgar Allan Poe, Charles Dickens), ma tutto sommato un buon romanzo.

venerdì 20 febbraio 2026

Senza se e senza ma

Gli sviluppi della tragedia di Rogoredo dimostrano quanto sia stupido l'atteggiamento di chi dice: "Io sto col poliziotto senza se e senza ma". 

In linea generale, approcciarsi alle vicende del mondo escludendo il dubbio, l'incertezza, la capacità di aspettare di conoscere con maggiore accuratezza i fatti prima di esprimere un giudizio, è sintomo di pochissima o nulla intelligenza, e allo stesso tempo di cinismo. In filosofia, a partire da Socrate fino a noi, il dubbio è sempre stato considerato un segno di intelligenza, non di debolezza.

Ma la cosa non stupisce, in fondo stiamo parlando di un soggetto che sul cinismo e la spregiudicatezza ha costruito l'intera sua carriera politica.

C'è chi dice no

Come ad esempio la santarcangiolese Chiara Baschetti, che nonostante sia stata lungamente corteggiata da quel galantuomo di Epstein, non ne ha mai voluto sapere. Perché qua a Santarcangelo abbiamo livelli di integrità morale che spòstati :-)

giovedì 19 febbraio 2026

Speronare

Vado a memoria, ma credo che il significato del verbo speronare io l'abbia imparato ai tempi delle medie. Non a scuola ma in televisione. All'epoca trasmettevano un cartone animato che si chiamava Capitan Harlock: una sorta di pirata (buono) intergalattico che comandava un'astronave chiamata Arcadia. Sempre se non ricordo male, questa astronave aveva tra le tante armi in dotazione una specie di rostro/lama gigantesca, posizionata a prua, che serviva a speronare le astronavi nemiche nei combattimenti ravvicinati.

Funzionava così: l'astronave comandata da Harlock avanzava verso una astronave nemica e, quando era a poca distanza da quest'ultima, dalla plancia di comando Harlock spingeva un pulsante e la gigantesca rostro/lama fuoriusciva dalla prua dell'astronave speronando quella nemica. Attenzione, particolare importante: l'astronave di Capitan Harlock procedeva a marcia avanti, non in retromarcia come la Sea Watch III comandata da Carola Rackete. Non a caso la gigantesca rostro/lama era posizionata a prua, non a poppa, altrimenti Capitan Harlock avrebbe dovuto avventarsi sulle navi nemiche avanzando a marcia indietro, situazione che se ci si pensa genera una certa ilarità. 

Ecco, tutto questo per dire che io ho imparato il significato del verbo speronare alle scuole medie, Meloni e Salvini non l'hanno ancora imparato. Ma non disperiamo, hanno davanti ancora un anno e mezzo di legislatura.

Faber

Ieri nasceva Fabrizio de André. Una delle vette più alte della sua produzione artistica fu l'album La buona novella. Il testamento di Tito, una delle perle di questo album, è forse l'espressione di uno dei momenti più filosofici del cantautore. Nel brano, mentre sta morendo, il ladrone Tito ripercorre i dieci comandamenti uno per uno, mettendoli in discussione alla luce della propria vita di miseria, fame, ingiustizia. Non è un attacco superficiale, è una rilettura amara e umanissima.

Tito smonta la rigidità della legge, ma alla fine arriva a una forma di consapevolezza morale più profonda. Il punto non è "abolire" i comandamenti ma mostrarne il loro lato ipocrita e il loro limite quando sono applicati senza compassione.


mercoledì 18 febbraio 2026

Trasferimenti e diritto

La vicenda del ministero dell'Interno condannato a risarcire con 700 euro un uomo tunisino per irregolarità nelle procedure di trasferimento in un CPR albanese ha provocato l'ennesimo intervento indignato della signora che urla. Stavolta però nel video pubblicato sui suoi social ha parlato in modo pacato e tranquillo, non ha urlato - un cambio di strategia? Il sotteso del suo intervento è comunque sempre il solito: Vedete? Noi ci sbattiamo in tutti i modi per rimpatriarli e i giudici (comunisti, ovviamente) ce lo impediscono. Il ritornello è noto e stranoto. Se si guarda però al fatto in sé, si scopre che la sanzione comminata dal tribunale civile di Roma al ministero dell'Interno riguarda semplicemente una violazione procedurale, non riguarda il merito dell’immigrazione o del diritto d’asilo in generale. Si concentra sulla specifica procedura adottata, non sulla legittimità dell’espulsione o del trattenimento, come la signora che urla vuole fare credere.

Secondo i giudici, il trasferimento verso il CPR albanese è stato effettuato senza provvedimento scritto, motivato e senza fornire informazioni all’uomo sulla reale destinazione e le sue conseguenze. Il tribunale ha stabilito che la procedura adottata dal Ministero ha leso alcuni diritti fondamentali della persona, tra cui il diritto alla vita privata e familiare tutelato dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (articolo 8), perché il migrante non era stato messo in condizione di conoscere dove e perché veniva trasferito. A questo va aggiunto il fatto che il trasferimento è avvenuto mentre la persona era trattenuta e senza un atto amministrativo formale. In breve, si tratta di un sentenza circoscritta a questo singolo fatto, non al modo in cui il governo attua le sue politiche migratorie. Il fatto che il soggetto in questione abbia numerosi precedenti penali non c'entra nulla con la sentenza e non va mischiato a questa per generare confusione. Il giudice non ha risarcito la persona "perché meritevole", ma perché ha ritenuto che la procedura amministrativa non abbia rispettato le garanzie previste dalla legge.

In diritto, i precedenti penali non eliminano i diritti fondamentali, non rendono legittima una procedura irregolare, non incidono sul dovere dello Stato di rispettare le regole formali. È un principio cardine dello Stato di diritto: le garanzie valgono anche per chi ha commesso reati. Qualcuno può spiegare questi basilari concetti alla signora che urla? Anzi, non alla signora che urla, che li conosce benissimo, ma alla massa di chi la segue e non capisce le sue strumentalizzazioni e mistificazioni. Grazie.

martedì 17 febbraio 2026

Riflessioni sul dolore


Questo di Eco non è un libro in senso stretto, è la trascrizione in una quarantina di pagine di una sua vecchia conferenza su questo tema, un testo che esamina i molteplici modi in cui il dolore è stato pensato e raccontato nei secoli.

Eco parte da una esperienza concreta personale e poi allarga il campo a riferimenti culturali, storici e filosofici, infine torna a una riflessione più generale, evidenziando le differenze tra dolore fisico e dolore morale per poi arrivare alla svolta portata dal cristianesimo.

Col cristianesimo il dolore smette di essere una delle tante cose che fanno parte della vita, e che si cerca in tutti i modi di lenire, e assume una dimensione salvifica. Il problema, perciò, non è più cercare di liberarsi da esso ma accettarlo (addirittura cercarlo) e farlo fruttare come strumento di redenzione.

Interessante questo riferimento a Agostino d'Ippona: "Nei Sermones, Agostino paragona l’insieme degli eventi dolorosi e delle passioni distruttive che possono visitare un uomo (“fame, guerra, carestia, morte, rapina e cupidigia”) alla macina che stritola le olive: “chi sopporterà con rassegnazione e persino con gioia il volere di Dio sortirà da questa terribile spremitura simile a olio lucente, mentre chi si ribellerà non sarà che nera morchia.”

Dubito che un tale insegnamento sia compreso e accettato da molti dei cristiani di oggi, la maggioranza dei quali non ha probabilmente mai letto né Eco né Agostino, ma questo è. O dovrebbe essere.

lunedì 16 febbraio 2026

Factfulness



Factfulness di Hans Rosling è uno di quei libri che cambiano in chi legge il modo di guardare i dati (e le notizie). Non è un libro ingenuo, non dice che va tutto bene, ma mostra che il mondo è migliorato su molti indicatori fondamentali anche se la nostra percezione è spesso catastrofica. A supporto di questa visione, Rosling cita ad esempio il forte calo della povertà a livello globale, il crollo della mortalità infantile anche solo rispetto a uno o due decenni fa, l'istruzione femminile in crescita. Interessante anche il rifiuto, documentato, della semplificazione relativa alla divisione netta del mondo in paesi ricchi e paesi poveri. 

È un saggio divulgativo che prova a correggere molte delle percezioni sbagliate che abbiamo sullo stato del mondo. Rosling utilizza dati statistici concreti per mostrare che, nonostante il flusso continuo di notizie negative, in molti ambiti il mondo sta migliorando: salute, povertà, istruzione, aspettativa di vita, uguaglianza di genere. E non lo fa con slogan ottimistici, ma con grafici, numeri, serie storiche. Ogni affermazione è supportata da statistiche solide. Non è un libro di opinioni ma di dati rigorosi.

Riguardo alla semplicistica suddivisione del mondo a cui accennavo poc'anzi (Paesi ricchi e poveri), Rosling spiega come in realtà la stragrande maggioranza della popolazione mondiale viva a metà strada lungo la scala di reddito. Non si tratta del nostro ceto medio occidentale, ma neppure di povertà estrema. I figli di chi si trova in questa forbice vanno a scuola, vengono vaccinati. È una fotografia del mondo molto più sfumata di quella che di solito tendiamo a immaginare. Passo dopo passo, anno dopo anno, il mondo migliora. Non da ogni singolo punto di vista e non ogni singolo anno, ma nel complesso sì.

A questo punto l'autore prova a spiegare perché allora lo vediamo sempre peggio e qui entra in gioco la parte più interessante del libro: l'analisi dei dieci "istinti" che distorcono la nostra percezione della realtà. Tra questi, l’istinto della negatività è probabilmente il più potente. Tendiamo a notare molto di più ciò che va male rispetto a ciò che va bene. Un piccolo esempio: un aereo pieno di passeggeri che cade occupa le prime pagine per giorni, 40 milioni di voli che ogni anno atterrano regolarmente senza nessun incidente non fanno notizia. Scrive l'autore, nel capitolo in cui spiega come la paura distorca le nostre percezioni:


La paura può essere utile, ma solo se diretta verso le cose giuste. Tale istinto, infatti, è una pessima guida per la comprensione del mondo. Ci induce a puntare l’attenzione sugli improbabili pericoli che ci spaventano di più e a trascurare i rischi effettivi. Questo capitolo parla di eventi terrificanti: calamità naturali (0,1 per cento dei decessi complessivi), incidenti aerei (0,001 per cento), omicidi (0,7 per cento), fuoriuscite radioattive (0 per cento) e terrorismo (0,05 per cento). Tutte insieme queste cause non uccidono nemmeno l’1 per cento delle persone che muoiono ogni anno nel mondo, eppure sono tutte oggetto di un’enorme copertura mediatica. Naturalmente, dobbiamo darci da fare per ridurre anche questi tassi di mortalità, ma i dati dimostrano quanto l’istinto della paura distorca la nostra visione. Per capire cosa dovremmo temere davvero e come proteggere i nostri cari dal pericolo dobbiamo soffocare questo istinto e misurare i bilanci effettivi delle vittime. «Spaventoso» e «pericoloso», infatti, sono due cose diverse. Qualcosa di spaventoso rappresenta un rischio percepito. Qualcosa di pericoloso, un rischio reale. Soffermarsi troppo su ciò che è spaventoso anziché su ciò che è pericoloso – cioè prestare troppa attenzione alla paura – crea una tragica dispersione di energie nelle direzioni sbagliate.

 

Rosling spiega che l'effetto distorsivo della paura dipende da tre fattori: ricordiamo il passato in modo impreciso (spesso lo idealizziamo), i media selezionano notizie eccezionali e drammatiche, ci sembra quasi crudele dire che le cose migliorano finché esistono ancora problemi. Il risultato? Una visione del mondo sistematicamente più pessimista dei dati reali. L'autore non dice: "Va tutto bene, rilassatevi". Dice piuttosto: "Preoccupatevi per le cose giuste". Non invita a ignorare i notiziari ma a ignorare il rumore e a concentrarsi sui grandi rischi globali reali, a mantenere lucidità.

Un altro punto molto interessante è il controllo dell’istinto dell’urgenza. Quante volte una decisione viene presa istintivamente sull'onda emotiva del "adesso o mai più"? Factfulness significa anche aspettare, chiedere più tempo e più informazioni, non agire impulsivamente. Meno reazioni emotive automatiche e più verifiche dei fatti. In definitiva, è un libro che aiuta a riallineare lo sguardo sul mondo.

domenica 15 febbraio 2026

Spese irrazionali

A breve - mi pare che pochi ne abbiano parlato - la Consulta si esprimerà sulla legittimità costituzionale della legge, fatta in epoca covid, che permette l'elargizione dilazionata del tfs ai dipendenti pubblici. Breve riassunto. In epoca di ristrettezze economiche causate dalla pandemia fu varato un provvedimento che consente all'INPS di erogare il tfs ai dipendenti pubblici (l'equivalente del tfr dei dipendenti privati) in forma dilazionata. In pratica, i dipendenti pubblici che andavano in pensione non ricevevano la liquidazione in un'unica soluzione, come avviene per i dipendenti privati, ma a rate spalmate su un certo numero di anni. Senza interessi, ovviamente. Oggi quella norma è ancora in vigore ma sulla sua costituzionalità pende il giudizio della Consulta, che dovrebbe arrivare a giorni.

L'INPS si batte per mantenerla in vigore, i ricorrenti alla Corte Costituzionale si battono per il diritto di ricevere la liquidazione con le stesse modalità dei dipendenti privati. Il problema è che se la legge venisse dichiarata incostituzionale, la corresponsione in blocco del tfs a tutti i dipendenti pubblici che sono andati in pensione in questi anni, obbligherebbe lo Stato a spendere circa 12-13 miliardi di euro, una cifra difficilmente sostenibile, visto il tenore delle sue finanze. Ma l'aspetto divertente (si fa per dire) della questione sta nella motivazione, oltre a quella economica, addotta dall'INPS per mantenere la dilazione: troppi soldi erogati tutti in una volta possono essere spesi in modo irrazionale. Cioè, tradotto: se io, INPS, do troppi soldi tutti in una volta a un pensionato, magari questo poi potrebbe non essere in grado di gestirli come si deve, potrebbe usarli male, sprecarli. Se invece gliene do un po' alla volta magari sta più attento e gli durano di più.

Ora, sorvolando sul fatto che quei soldi appartengono a chi li ha accantonati nel corso della sua vita lavorativa e non all'INPS; sorvolando sul fatto che ognuno è libero di gestire i propri soldi come crede (anche di sprecarli, perché no? E poi chi decide se una certa spesa è uno spreco oppure no, l'INPS?), questa sorta di paternalismo di stato mi pare si collochi tra il patetico e il ridicolo. Ricorda il genitore che elargisce la piccola paghetta settimanale al pargoletto per insegnargli a usarla con criterio e abituarlo a gestire bene i suoi soldini. Indirettamente è come se l'INPS considerasse i pensionati come dei poveri allocchi non in grado di gestire i propri soldi. 

Boh, non so, è tutto cosi assurdo da sembrare irreale.

sabato 14 febbraio 2026

Tra Bibbia, Omero e Dylan Dog

Stamattina La Stampa pubblica, in omaggio ai 10 anni dalla scomparsa di Umberto Eco, una interessante mappa cronologica della sua vita. In questa mappa compaiono alcuni suoi dati biografici, i libri che ha scritto, i temi delle sue conferenze, le vicende storiche e sociali di cui si è interessato, in generale il suo immenso contributo alla cultura italiana e non solo. Ovviamente sono menzionati anche alcuni dei suoi celebri aforismi e frasi, tra cui: "Potrei leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog per giorni e non mi stancherei".

Questa sua frase mi ha molto rincuorato. Non ho mai letto la Bibbia integralmente (ho letto libri sulla Bibbia) e neppure Omero. Ho invece letto tanto Dylan Dog, da ragazzo. Ma mi ha rincuorato perché capita abbastanza spesso che venga ripreso da moglie e figlie perché leggo troppo. Cose tipo: "Basta leggere, non ti stanchi mai? Esci di casa e vai a incontrare un po' di gente!" 

In realtà esco tutti i giorni per andare a lavorare, e visto che non lavoro in una palafitta mi tocca vedere i colleghi. Esco anche per le mie camminate in campagna, quindi non è che io stia solo in casa a leggere. Certo, quando sono in casa principalmente leggo, e probabilmente il fatto che faccia quasi solo quello crea la falsa percezione che nella vita non faccia altro. Percezione appunto, non realtà.

A volte mi chiedo se anche Eco, in vita, fosse sottoposto alle stesse "pressioni" a fare qualcos'altro da parte di sua moglie e dei suoi figli :-)

Un gioco quieto


Conobbi Greg Iles qualche anno fa, quando lessi Cemetery road, un libro geniale, ingegnoso e ipnotico, a metà tra romanzo morale e crime psicologico. Poi non lessi nient'altro di suo. Fino a questo, il primo volume di una trilogia ambientata a Natchez, Mississippi, una saga che combina suspense, storia americana, conflitti razziali e un protagonista molto umano, l’ex procuratore e scrittore Penn Cage. 

Iles ha una narrazione ricca e stratificata e i suoi thriller offrono anche molti spunti di riflessione sociale. Questo in particolare, ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti; che non è un ideale luogo dell'anima ma che qui diventa quasi un altro protagonista, con la sua storia, le sue tensioni sociali, il razzismo e i pregiudizi che ancora segnano la comunità di Natchez.

Greg Iles intreccia gli eventi del passato - come l’omicidio di Del Payton, operaio e attivista per i diritti civili, nel 1968 - con il presente del romanzo, in cui Penn Cage indaga dopo più di 30 anni su quell'assassinio rimasto impunito. Questo collegamento tra decenni diversi crea un ponte tra gli anni turbolenti della lotta per i diritti civili e le vicende contemporanee, dove a volte sembra che nonostante i decenni passati poco sia cambiato. (Se si guarda l'America trumpiana di oggi, quel poco sembra quasi niente.)

È un libro che consiglio caldamente a chi non ama i thriller fini a se stessi, ma ama i thriller con un'ambientazione ricca e un contesto storico profondo.

venerdì 13 febbraio 2026

Marcia trionfale

Continua la marcia trionfale di Trump nella direzione di annullare tutto ciò che di buono gli USA avevano fatto in passato riguardo alla questione climatica. Ieri è stato fatto un altro passo in questa direzione con l'annullamento dell’endangerment finding, un grosso regalo all'industria automobilistica e alle aziende che si occupano di estrazione di combustibili fossili, i principali responsabili del disastro climatico entro cui ci muoviamo.

Trump è un anziano signore che probabilmente non camperà ancora molto. Quindi ha buon gioco a fregarsene delle generazioni future, delle politiche ambientali a lungo termine. Il suo orizzonte temporale si limita all'oggi e del domani chi se ne frega. Riguardo alle questioni climatiche, il suo approccio si colloca tra menefreghismo e ignoranza, difficile dire quale delle due componenti sia preponderante. Trump non è un politico, è un uomo d'affari e fa i suoi affari. I politici veri hanno visioni, progetti, sono consapevoli del modo in cui funziona il mondo e si preoccupano di ciò che verrà. Trump fa altre cose.

giovedì 12 febbraio 2026

Glovo e dintorni

Come siamo arrivati ai ciclofattorini, i cosiddetti reider, ossia persone che per pochi spiccioli, in bicicletta e con un enorme zaino sulle spalle, con ogni clima, di giorno e di notte, con orari sempre più lunghi, consegnano a casa dei clienti del cibo? Prima di chiederci chi sono questi fattorini è necessario chiedersi chi sono i clienti. Forse anche tu che stai leggendo queste righe utilizzi regolarmente e trai vantaggio dai servizi di consegna a domicilio in bicicletta. Mi chiedo: che razza di gente siete, come vivete, di quali schifezze vi nutrite, ma soprattutto non vi vergognate?

Volevo scrivere due righe sulla vicenda della schiavitù nella societa contemporanea, ma l'ha già fatto molto bene Marie Gouze.

mercoledì 11 febbraio 2026

Zichichi

Zichichi è stato un grande scienziato, credo che nessuno lo possa mettere in dubbio. Poi, come a volte capita, anche i grandi scienziati possono avere lati controversi (basta pensare ad esempio a Luc Montagnier). Zichichi ne aveva almeno due, giganteschi: era un negazionista delle responsabilità antropiche del cambiamento climatico e negava l'evoluzione darwiniana, in particolare della specie umana. Negare l'evoluzionismo darwiniano è un po' come negare il teorema di Pitagora o negare che la Terra sia sferica: non c'entra granché con la fede in un dio, c'entra con l'ignoranza (qui il sostantivo va inteso nella sua accezione classica: non sapere). 

Quindi direi: ricordiamo Zichichi come lo scienziato che ha fatto importanti studi e osservazioni sull'antimateria e le interazioni forti e lasciamo perdere il resto.

Nuovi convincimenti

Mi sto sempre più convincendo che la politica e l'attualità non vadano seguite sui social, né su testate "partigiane" afferenti a partiti (quasi tutte, purtroppo). Un buon 90 per cento di quanto confezionato da questi organi non ha lo scopo di informare ma di suscitare reazioni e esasperare polarizzazioni. Mi sono convinto di questo dopo quasi un mese di astinenza da facebook e dal suo ambiente tossico. Sto cominciando a prendere l'abitudine di informarmi su siti "neutri", pur conscio che la neutralità in senso assoluto non esiste e forse è normale che non esista. Penso a siti come Il Post, Valigia Blu, oppure Reuters o The Guardian, organi che, a mio giudizio, riportano e approfondiscono solo quelle notizie che meritano di essere definite tali. In questo modo riesco meglio a farmi un'idea su un singolo problema proprio perché viene riportato in maniera neutra e analizzato nelle sue varie sfaccettature.

Senza contare, cosa non da poco, che a non restare invischiati nelle diatribe tossiche e improduttive sui social si libera un sacco di tempo che può essere dedicato ad esempio a leggere. Infatti, sorprendentemente, nel mese di gennaio appena concluso ho letto moltissimo. Non si tratta di disinteressarsi alla politica o di chiudersi in una bolla. Si tratta di scegliere con più attenzione le fonti e i luoghi in cui decidiamo di sostare. Non tutto merita la nostra reazione immediata, non tutto richiede un commento. Informarsi meglio, ho scoperto, significa anche reagire meno. Reagire meno significa pensare di più.

La cosa che più mi ha sorpreso, però, non è stata solo la maggiore chiarezza mentale. È stato il tempo, il tempo liberato, tempo non speso a discutere con sconosciuti. Tempo non consumato in indignazioni lampo: tempo che si è trasformato in pagine lette. Forse informarsi meglio non significa leggere più notizie, ma leggerle con più criterio. Volevo chiamare questo post La scoperta dell'acqua calda :-)

lunedì 9 febbraio 2026

L'era della dopamina


Devo dire che questo libro, che ha tra i suoi fili conduttori le dipendenze, mi ha spinto a fare un esame di coscienza, facendomi sospettare che il mio rapporto coi libri non sia del tutto sano. Certo, la dipendenza da libri è sicuramente meno deleteria della dipendenza da alcol, fumo, gioco, social media, pornografia ecc., ma si può inquadrare comunque come dipendenza. Del resto l'autrice stessa, nella prima parte del libro, racconta di una sua dipendenza non sana dai libri, specialmente romanzi rosa, avuta in gioventù, e in certe dinamiche raccontate mi ci sono abbastanza riconosciuto.

Comunque sia, il libro spiega con chiarezza come la nostra ricerca continua di gratificazione (dai social media agli snack, dai videogiochi alle piccole abitudini quotidiane) possa alterare il nostro cervello e il senso del piacere. Non è un manuale moralistico: è un viaggio nella mente moderna, con storie reali (l'autrice prende spunto da esperienze fatte coi suoi pazienti, col loro permesso ovviamente) e riflessioni scientifiche che aiutano a capire perché ci sentiamo spesso "sazi" ma insoddisfatti, spiegando i meccanismi che portano a questo.

In sintesi, L’era della dopamina non solo spiega come funzionano il desiderio e la gratificazione nel nostro cervello, ma offre anche strategie concrete e riflessioni profonde per sopravvivere in una società, quella attuale, che ha collocato sugli altari la ricerca del piacere e ha messo al bando il dolore. Un libro che aiuta a comprendere il rapporto tra cervello, piacere e società contemporanea.

domenica 8 febbraio 2026

Competenza

La lunga serie di imbarazzanti gaffe sparate in mondovisione da Paolo Petrecca durante la cronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, è l'esempio perfetto di cosa determina, in termini pratici, la sostituzione della competenza con l'asservimento politico: nocumento. Nient'altro. Sia nei confronti di giornalisti più preparati (era facilissimo trovarne) ma meno allineati, sia nei confronti dell'immagine e della credibilità dell'azienda RAI, o di quel poco di immagine e credibilità che ancora le resta.

sabato 7 febbraio 2026

L'uomo della terza fase


La collana Urania inserisce questo romanzo nel genere fantascienza, ma a me ha dato più l'impressione di un classico di avventura di Verne o Salgari. Probabilmente l'impressione nasce dal fatto che Cooper ha scelto di ambientare la storia in un futuro che è tornato al passato, e quando la tecnologia viene bandita dalla Chiesa Luddista, l'estetica del mondo diventa automaticamente quella di un romanzo d'avventura dell'Ottocento - la costruzione artigianale della macchina volante di Kieron mi ha fatto tornare alla mente il Nautilus di Nemo.

In ogni caso è un bel romanzo e l'ho letto in un fiato tra ieri e oggi. Cooper usa il pretesto del futuro per scrivere una grande storia sulla curiosità umana, che in fondo è il tema universale di ogni grande libro d'avventura.

Piccola curiosità. La Chiesa Luddista di cui si parla nel romanzo è ispirata a Ned Ludd ed eredita l'odio per le macchine del movimento storico, ma lo porta all'estremo fondamentalista. Probabilmente l'autore ha voluto con questo collegamento mettere alla berlina i lati più fondamentalisti di ogni religione.

Parlateci di Bibbiano



Adesso che, nell'indifferenza più o meno generale, sono sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di appello che ha demolito quasi integralmente il castello accusatorio del cosiddetto caso Bibbiano, sarebbe bello che tutti i politici di destra e dei Cinquestelle (Alessandro di Battista compreso) che all'epoca, siamo a cavallo tra il 2019 e il 2020, avevano a lungo sciacallato sulla vicenda, tornassero nel piccolo paese in provincia di Reggio Emilia a chiedere scusa a tutti. Ma ovviamente non lo faranno mai, figurarsi. 

Scrive Avvenire:

C’era una volta il partito di Bibbiano, c’erano i mostri gender che rubavano i bambini, c’erano alcuni politici – i nomi sono fin troppo noti – che mostravano dal palco delle feste di partito minorenni colpevoli solo di essere nati in una famiglia vulnerabile, e che con il caso Bibbiano non c’entravano nulla, raccontando di averli strappati dalle mani delle assistenti sociali infedeli. Non era così. Ora l'impianto accusatorio contro il presunto sistema illecito di affidi di minori nella val d'Enza reggiana è crollato. E un giorno ci renderemo conto quanto male abbia inoculato questo assurdo polverone nel nostro sistema di protezione dei minori fuori famiglia che già mostrava, e tuttora mostra, non poche fragilità. Non sono stati screditati soltanto servizi sociali e giudici minorili, ma – quel che più dispiace – sono i bambini e le loro famiglie ad aver riportato danni gravissimi «con conseguenze non calcolabili». Non solo, nell’impianto accusatorio sono state disseminate «erronee individuazioni delle fattispecie di reato» e valutazioni segnate da «debolezza sotto il profilo scientifico e metodologico degli elaborati delle consulenti tecniche del pubblico ministero». Lo si legge nelle 1.650 pagine di motivazioni diffuse dal Tribunale di Reggio Emilia che spiegano perché, dei 14 imputati coinvolti dal 2019 in una delle inchieste più clamorose degli ultimi anni, con coinvolgimenti politici serviti solo per esacerbare i toni e confondere le valutazioni, alla fine ne siano stati condannati solo tre.

In pratica, i mostri non erano né gli assistenti sociali, che hanno svolto impeccabilmente i loro compiti, né i giudici minorili che sovrintendevano alla gestione dei singoli casi. I mostri sono stati tutti coloro, politici e media, che hanno miserevolmente utilizzato la vicenda per i propri, altrettanto miserevole, scopi. È una delle tante, troppe vicende che dovrebbe spingerci a riflettere sul livello etico e morale in cui è precipitata la nostra società.

(Nella seconda immagine in alto si vede Salvini nel pieno della sua campagna di sciacallaggio su Bibbiano. La signora al suo fianco si chiama Maricetta Tirrito, che Salvini esibì al a una manifestazione definendola "madre coraggiosa", per essere stata una vittima assieme a sua figlia dei servizi sociali di Bibbiano. Si scoprì poi che la "signora" non era di Bibbiano e la bambina mostrata sul palco non era sua figlia. Nel febbraio 2025 la "signora" in questione è stata condannata a otto anni di reclusione con le accuse di circonvenzione di incapace, autoriciclaggio, falso ideologico e abuso edilizio in relazione a una struttura per anziani che gestiva nel frosinate. In pratica derubava gli anziani ospitati nella sua RSA abusiva sottraendo loro beni e proprietà.)

Da oggi nessuno parlerà più di Bibbiano, c'è da scommetterci.

venerdì 6 febbraio 2026

Se pianto un albero posso mangiare una bistecca?


Era da tempo che avevo in programma di leggere questo saggio di Giacomo Moro Mauretto, il biologo che sta dietro il bellissimo canale Youtube Entropy for life, e finalmente ho potuto leggerlo. Se l'obiettivo di Mauretto era quello di fare chiarezza nel caos di informazioni (e spesso di sensi di colpa) che riguardano l'ecologia e l'ambientalismo, ci è riuscito perfettamente.

A cominciare dal titolo, volutamente provocatorio, che già indica la direzione che intende prendere l'autore: smontare l'ambientalismo da inutili romanticherie e simbolismi. È un testo interamente basato sui dati scientifici, sui numeri, non su slogan. L'ambientalismo che Mauretto mette in discussione è quello appunto fatto di infantili semplificazioni nei confronti di tematiche che invece, per loro natura, sono estremamente complesse. 

Quante volte abbiamo sentito, ad esempio, che per compensare le emissioni di CO2 nell'atmosfera bisogna piantare tanti alberi? È un'immagine che piace, che fa breccia, ma che ha molto di idealistico e ben poco di utile. Quali alberi? Quanti? Dove? Siamo tutti persuasi che riforestare sia la soluzione a ogni male. Il libro spiega perché la piantumazione indiscriminata può essere inutile o addirittura dannosa per gli ecosistemi locali se non gestita con criteri ecologici rigorosi. Un albero non è un credito di carbonio universale. In linea di principio è vero che piante e alberi assorbono CO2, ma con molti distinguo. Non tutti gli alberi la assorbono allo stesso modo, e soprattutto non lo fanno per tutta la loro vita. La capacità di "trasformare" anidride carbonica in ossigeno è legata alla fase di crescita: una volta raggiunta la maturità, il bilancio cambia, e in determinate condizioni può persino invertirsi. Insomma, il meccanismo è molto più complesso di quanto suggerisca la versione da slogan.

Un altro esempio di cui probabilmente tutti abbiamo sentito parlare riguarda il problema della scomparsa delle api. Mauretto chiarisce che l'ape mellifera (quella da miele) è quasi un animale da allevamento e non è affatto a rischio estinzione. Il vero problema riguarda invece gli impollinatori selvatici e la perdita di biodiversità, un tema molto più complesso del semplice "salviamo le api".

C'è poi il tema del consumo di carne. È vero che, in linea generale, consumare carne è dannoso per la salute e l'allevamento degli animali allo scopo di produrre carne ha impatti molto rilevanti sul consumo di suolo, di acqua e in termini di emissioni globali, ma ci sono molti distinguo da fare perché i tipi di carne sono diversi (rosse, bianche, lavorate ecc.) e non impattano tutte allo stesso modo sulla salute e sull'ambiente. Un allevamento intensivo di pollame destinato alla produzione di carni bianche, ad esempio, è molto meno climalterante in termini di emissioni rispetto a un allevamento estensivo di bovini, oppure a grandi estensioni di terreno per la produzione di soia. Il problema è complesso, articolato, ricco di sfaccettature. 

Mauretto fa proprio questo: spiega quali sono le azioni che pesano davvero sul pianeta e quali sono invece gocce nel mare che servono a poco se non inserite in un cambiamento sistemico. Ciò che rende questo libro estremamente interessante, oltre al fatto di approfondire temi come alimentazione, energia, trasporti, conservazione della biodiversità, è il coraggio di sfatare molti luoghi comuni sull'ecologia e di sfidare alcuni dei pilastri dell'ambientalismo più mediatico, più "pop". Non per spirito di contrarietà, ma con la forza dei dati scientifici. Se questi argomenti vi interessano, questa lettura è imprescindibile.

mercoledì 4 febbraio 2026

Tutto è funzionale al Sì

Ho vissuto, e ne ho scritto parecchio su queste pagine, l'epopea berlusconiana, ma pure in quell'epoca infausta non ricordo livelli di malafede, inganno e mistificazione come quelli che vediamo (li vedono tutti?) oggi. Questi mentono su tutto. Checché ne dicano Meloni e soci, il referendum del prossimo marzo non sarà indifferente per l'andamento del governo, e loro lo sanno bene. È questo il motivo della asfissiante campagna di menzogne che a social e media unificati quotidianamente propinano alla gente.

L'ultima menzogna l'ha pronunciata Salvini, sciacallando sugli scontri di Torino di sabato scorso per fare campagna per il Sì. Il messaggio lanciato è surreale: se vincerà il Sì niente più scarcerazione facili. Tutto questo ben sapendo che l'istituto della custodia cautelare c'entra con la separazione delle funzioni e il raddoppio del CSM come uno stracchino con la ferrovia. Come dimenticare poi la signora urlante, quando l'estate scorsa dal palco del Meeting strillò che se vincerà il Sì non ci saranno più casi Garlasco? (Ne avevo scritto qui.) Falso anche quello. Ogni vicenda giudiziaria che sale agli onori della cronaca viene strumentalizzata per delegittimare la magistratura e fare credere che se vincerà il Sì tutti i problemi della giustizia si risolveranno. Falso.

Purtroppo vinceranno i Sì. Sono largamente in vantaggio e i quesiti sono troppo tecnici per essere compresi da chi andrà a votarli, quindi la stragrande maggioranza dei votanti voterà a partire da basi ideologiche e identitarie. Di pancia, in pratica. La potenza di fuoco mistificatoria (TV, giornali, social) a disposizione di questo governo farà il resto.

Rotture

La rottura tra il peggiore politico della storia repubblicana e l'ex generale della Folgore folgorato sulla via della Lega, in un Paese mediamente serio sarebbe inserita in qualche trafiletto a pagine 28. Da noi conquista fior di prime pagine sui più blasonati media del panorama (dis)informativo e lunghi e articolati dibattiti nei talk show, con tanto di approfondimenti, dietrologie, scenari futuri, implicazioni, prospettive. Anche da questo si capisce il baratro in cui siamo precipitati.

martedì 3 febbraio 2026

La Portalettere



Così, a memoria, credo che questo sia uno dei romanzi sull'emancipazione femminile e sul coraggio più belli che abbia mai letto. 

Carlo è un figlio del sud, del Salento. Dopo aver trascorso un periodo della sua giovinezza al nord, in Liguria, ha finalmente la possibilità di tornare a casa, nel suo paese di origine: Lizzanello, nel leccese. Con lui c'è sua moglie, Anna, conosciuta e sposata in Liguria. In un caldo giorno di giugno del 1934, Carlo e Anna scendono dalla corriera nella piazza principale di Lizzanello. 

Carlo è contento di essere tornato a casa, di riabbracciare suo fratello e la sua famiglia. Anna invece capisce subito di essere arrivata in un posto che non le appartiene, che le è estraneo, che inizialmente non comprende. Nel paesino di poche migliaia di anime viene subito da tutti chiamata "la forestiera". Anna è coltissima, ha studiato, non va in chiesa, è libera, determinata, dice ciò che pensa e fa ciò che vuole fare senza chiedere il permesso agli uomini, e deve farsi strada in mondo conservatore dominato dai pregiudizi, dalla superstizione, dall'ignoranza, dagli uomini e da rigidi codici sociali. 

È un romanzo in cui l'emancipazione femminile e il riscatto sociale sono racchiusi in una cornice narrativa dove si intrecciano le storie di due famiglie, quella di Carlo e quella di suo fratello Antonio. Sullo sfondo, le vicende della Seconda guerra mondiale. Splendido.

lunedì 2 febbraio 2026

È tentato omicidio (lo dice il governo)

All'indomani degli scontri di Torino, la signora urlante ha immediatamente vergato sui suoi social un vibrante post di condanna di quanto accaduto, in particolare riguardo all'aggressione e pestaggio del poliziotto da parte di un gruppo di delinquenti. Fin qui niente di male, la solidarietà nei confronti del poliziotto è sacrosanta e unanime. Nel post, però, la signora urlante, che io sapevo avere la maturità alberghiera e non una laurea in giurisprudenza, si spinge oltre. Ecco cosa scrive:


Chiaro, no? La signora con la maturità alberghiera ha già capito qual è il tipo di reato che si è configurato e ha già intimato alla magistratura, evidentemente non in grado di valutare da sé cosa fare, di procedere per tentato omicidio, cosa che a detta di numerosi avvocati penalisti non sta né in cielo né in terra. Non perché il fatto non sia grave, ma perché il diritto e l'emotività stanno su due piani diversi e nell'aggressione del poliziotto il tentato omicidio non c'entra niente, tanto è vero che delle tre persone fermate solo una è stata indagata per lesioni gravi, gli altri per il reato di devastazione. 

Ora, in un Paese mediamente normale, un capo di governo che spieghi alla magistratura cosa fare (la magistratura è l'ordine che esercita il potere giudiziario, il governo il potere esecutivo e i due poteri sono separati: credo lo insegnino già alle scuole medie) sarebbe quanto meno invitato a tacere e a occuparsi delle cose di cui ha una qualche competenza (poche, nel caso della signora urlante), ma siamo in Italia ed è noto che ognuno, capi di governo compresi, può fare e dire quello che gli pare. E poi, col referendum alle porte, come lasciarsi sfuggire l'ennesima occasione per un altro po' di propaganda anti-magistratura?

domenica 1 febbraio 2026

Del Vecchio junior

Incuriosito da vari commenti trovati in rete, ho fatto il sacrificio di ascoltare una parte della puntata di Otto e Mezzo in cui Lilli Gruber intervista Leonardo Maria Del Vecchio, erede di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica. Il ricco rampollo è attualmente possessore di un capitale (ereditato) stimato in oltre 7 miliardi di dollari. Ecco, dopo averlo sentito parlare per una ventina di minuti (di più non ce l'ho fatta), sono giunto alla deduzione che se non avesse avuto la fortuna di nascere nella famiglia in cui è nato, probabilmente sarebbe stato uno dei tanti giovanotti che per sfangarla avrebbe dovuto un po' arrangiarsi con quello che c'è in giro.

Non è una critica, la mia, sia chiaro, e non ce l'ho assolutamente col ricco ragazzotto con l'eloquio un po' problematico e infarcito di banalità. È solo una deduzione mia che non avrà mai la possibilità di essere verificata. Quindi vale quello che vale.

Letture di gennaio

Nel mese di gennaio appena concluso ho letto più di quanto mi sarei aspettato, probabilmente anche perché ho dato un grosso taglio a Facebook e al suo "rumore" inutile, e parte delle ore che sprecavo (letteralmente) a scrollare compulsivamente le pagine del social di Zuckerberg le ho riversate nelle pagine dei libri. Guadagnandoci in tutti i sensi.