martedì 8 giugno 2010

Intercettazioni, o la va o la spacca (da oggi)

I prossimi tre o quattro giorni - Berlusconi vorrebbe mettere in saccoccia la "riforma" entro questo giovedì - saranno determinanti per l'esito di tutto l'impianto normativo che va sotto il nome di "ddl intercettazioni". Una legge, va ricordato, che ha preso a pretesto un tema delicato come quello della tutela della privacy dei cittadini per confezionare un provvedimento che ha sostanzialmente due finalità: impedire che si svolgano certe indagini e mettere il bavaglio alla stampa.

Il primo obiettivo si cerca di raggiungerlo limitando il più possibile il ricorso, da parte delle autorità inquirenti, allo strumento delle intercettazioni telefoniche, ma anche ambientali e visive. Il motivo è molto semplice: gran parte delle inchieste e delle "magagne", anche se non necessariamente caratterizzate da risvolti giudiziari (vedi, per ora, il caso Scajola), che hanno occupato le cronache in questi ultimi anni, svelando spesso il malcostume e il malaffare di molti esponenti di spicco della politica e dell'imprenditoria nostrana, sono stati scoperti grazie alle conversazioni telefoniche captate dagli inquirenti.

Questo è il motivo principe per cui la politica, in una sorta di disperato e patetico tentativo di auto-conservazione, vuole di fatto rendere difficoltoso, quando non addirittura impossibile, il ricorso a questo mezzo investigativo. Non esistono altri motivi. Negli ultimi due anni, da quando cioè il ddl ha preso forma in Parlamento, ci hanno raccontato di tutto per cercare di giustificare il concepimento di questa legge. Ci hanno detto che le intercettazioni telefoniche sono invasive e mettono a rischio la privacy degli italiani; ci hanno detto che costano troppo; ci hanno detto che siamo tutti potenzialmente a rischio intercettazione; ci hanno detto tutto e il contrario di tutto.

Naturalmente sono tutte balle, e i motivi sono molto semplici: in primo luogo la legge per la tutela della privacy è già in vigore dal 1996, ed è già di per sé piuttosto restrittiva e precisa. Basterebbe, se proprio ce ne fosse bisogno, far rispettare quella, e non introdurne una nuova che, tra l'altro, se la si va a leggere si scopre che da questo punto di vista non tutela un bel niente. In secondo luogo non è assolutamente vero niente che tutti gli italiani sono a rischio intercettazioni, come vanno continuamente blaterando Alfano e soci; gli italiani intercettati, infatti, sono una infinitesimale percentuale, e ciò avviene solo quando l'autorità giudiziaria, l'unico organo legittimato a disporle, ritiene che vi siano fondati motivi per farlo. Tutto quello che vi raccontano all'infuori di questo, sono balle.

L'ultimo scoglio sul quale la battaglia parlamentare a partire da oggi sarà piuttosto aspra, riguarda il tempo massimo per le intercettazioni. Voi sapete, ne ho già parlato in altri articoli, che la nuova legge prevede, tra le altre cose, il tetto dei 75 giorni. In pratica, trascorso il settantacinquesimo giorno si stacca tutto e si va a casa. Poco importa se un elemento importante si ottiene l'ultimo giorno: la legge parla chiaro. Siccome una norma di questo genere è palesemente incostituzionale (veramente sarebbe anche illogica, ma considerando chi l'ha partorita...), il buon Ghedini (foto), avvocato del premier e parlamentare del suo partito - una cosa impensabile in qualunque paese - ha introdotto una piccola modifica: la proroga di 48 ore. In pratica, se in extremis dagli ascolti dovesse venire fuori qualcosa di rilevante, il pm può chiedere al giudice una proroga di 48 ore reiterabile a oltranza.

Apparentemente una norma di buon senso, perché consente in pratica di poter prolungare a piacimento la durata di una intercettazione. Peccato però che il nuovo testo obblighi il pm a chiedere la proroga non al giudice del suo tribunale, ma a un collegio di tre giudici appartenente alla circoscrizione provinciale. Il gip, quindi, per ottenere la famosa proroga di 48 ore deve inviare tutti gli incartamenti, le motivazioni (da rinnovare a ogni ulteriore richiesta) e gli atti al tribunale collegiale di riferimento. Pensate alle circoscrizioni giudiziarie in cui tra il tribunale periferico e la sede centrale ci sono svariate decine di chilometri. Insomma, qualcuno ha qualche dubbio sulle effettive finalità di questa legge?

Proprio su questo punto, in questi giorni, si concentrano le perplessità del Quirinale. E proprio qui Ghedini avrebbe proposto alcune migliorie. Naturalmente non esiste nessuna miglioria da fare. Questa legge va presa nella sua totalità e buttata nel cesso. Da oggi sapremo se sarà effettivamente così.

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