sabato 12 giugno 2010

Il quartier generale racconta/29


Lo so, oggi è sabato, giorno solitamente dedicato al cazzeggio improduttivo, specie col caldo estivo che avanza inesorabile. Ma ieri mi è sfuggito un articolo dell'impareggiabile Alessandro Sallusti, pubblicato sul Giornale probabilmente per cercare di rabbonire un po' i molti militanti del Pdl che, in preda a un tardivo risveglio dal letargo delle menti, cominciano a capire cosa si nasconde realmente dietro il ddl intercettazioni. Il titolo è emblematico: "Le cose non dette sulle intercettazioni" - come se ci fosse ancora qualcosa che non è stato detto. Vediamo nel dettaglio cosa scrive il Sallusti.

"Non è che noi siamo felici, anzi. Qualsiasi regolamenta­zione, anche se sacrosan­ta, al nostro lavoro non ci mette certo di buon umo­re non fosse altro perché ci costringe a un supple­mento­di sforzo per forni­re ogni giorno un notizia­rio aggiornato e comple­to"; che detto dal Giornale è tutto dire. "Ma detto questo non ci uniamo alla gran cassa del colpo di Stato. Non per partigianeria [no, stiamo scherzando?, ndr], sempli­cemente perché così non è, ancora una volta pre­valgono ipocrisia, dop­pia morale, doppiezza e opportunismo politico. Ecco perché". Bene, vediamo perché.

"Non è vero che la magistratura non può più intercettare chi cre­de, gli è solo imposto di essere più responsabile nell'impiegare uno stru­mento investigativo co­stoso, il cui utilizzo era fuori controllo e spesso strumentale, una scorcia­toia investigativa che ha mietuto anche tante vitti­me innocenti". E' una balla che la magistratura può "intercettare chi crede", come afferma pateticamente il prode editorialista. Il testo, infatti, parla chiaro: si possono intercettare solo i reati puniti dai 5 anni in su, per tutti gli altri tana libera tutti. Se fosse come dice il Sallusti, qualcuno può spiegare ad esempio perché recentemente il ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha chiesto che nella lista dei reati intercettabili vengano inseriti quelli ambientali e delle cosiddette ecomafie? E perché un altro ministro, Mara Carfagna, Pari Opportunità, ha chiesto di inserire il reato di stalking? Semplicemente perché questi due tipi di reato fanno parte della lista di quelli per i quali non sarà più possibile disporre intercettazioni, con buona pace del Sallusti.

Naturalmente, poi, occorre ricordare, visto che Sallusti se l'è "dimenticato", che la legge non si occupa solo di "regolamentare" le intercettazioni telefoniche, ma anche quelle ambientali. Le cosiddette "cimici", infatti, a differenza di quanto accadeva prima, si possono piazzare "in «luoghi privati» (abitazione, auto, etc) solo se in quel posto si sta compiendo un’attività criminosa". Cioè, finora le cimici venivano piazzate con lo scopo di scoprire l'"attività criminosa"; adesso bisogna prima essere sicuri che si stia effettivamente consumando un reato, dopodiché si può intercettare. Giudicate voi la sanità mentale di chi ha partorito questa cosa.

Sarebbe interessante, poi, che l'informatissimo articolista spiegasse nel dettaglio la frase "il cui utilizzo era fuori controllo e spesso strumentale, una scorcia­toia investigativa che ha mietuto anche tante vitti­me innocenti". Non è assolutamente vero niente che l'utilizzo delle intercettazioni sia fuori controllo. Nel nostro paese, infatti, a differenza di tutti gli altri, le intercettazioni le può disporre solo l'autorità giudiziaria quando vi siano fondati e gravi motivi per farlo. Ragion per cui si sa perfettamente, sempre a differenza di quanto accade negli altri paesi, quante intercettazioni vengono fatte. Intercettazioni che sono naturalmente, quindi, tutte catalogate, dalla prima all'ultima. Non c'è perciò assolutamente niente che sia fuori controllo, tranne naturalmente quello che scrive Sallusti.

"Non è vero che i giornali non potran­no più dare notizie. Que­sta è una menzogna pro­pagandistica. I giornali­sti potranno raccontare tutti i fatti di cui sono a co­noscenza. La differenza è che non si potranno pubblicare nella versio­ne integrale atti giudizia­ri, intercettazioni com­prese, prima che un giu­dice abbia deciso che la persona sotto indagine sia un presunto colpevo­le". Certo, è vero, i giornali potranno pubblicare - magnanimi i nostri governanti, vero? - qualcosina per riassunto. Ora, mettete il caso che un'inchiesta giudiziaria coinvolga un esponente del governo e provate a far fare il riassunto a Sallusti. Cosa potrebbe venire fuori? L'interpretazione dei fatti del giornalista. Allora, se il cittadino vuole farsi un'idea chiara e priva di distorsioni di un fatto, è meglio che si legga il riassuntino fatto da un altro, o è meglio che abbia accesso all'integrità dei testi in modo che possa farsi un'idea chiara e assolutamente personale dei fatti?

"Pec­cato che una legge simi­le, anzi più restrittiva, venne approvata dalla Camera nel 2007 duran­te il governo Prodi". Sallusti scopre l'acqua calda. Quanti sono, infatti, quelli che non sanno che questa porcata è figlia della legge voluta da Mastella quando era ministro della Giustizia nel precedente governo Prodi? E secondo Sallusti questa cosa sarebbe? un'attenuante alla porcata?

"I politici di sini­stra si fanno paladini dei giornali, che in caso di violazioni saranno co­stretti a pagare multe fi­no a 400mila euro. Giu­sto, ringraziamo. Pecca­to che quei politici, Di Pie­tro in testa, sono gli stessi che quotidianamente in­timidiscono i giornalisti e gli editori presentando querele e richieste di dan­ni per centinaia di miglia­ia di euro quando si parla di loro in modo non gradi­to". Ok, Sallusti a questo punto può anche andare a Zelig a raccontare barzellette. Chi intimidisce i giornali, infatti, non è Berlusconi quando invita gli imprenditori a non comprare spazi pubblicitari sui media "catastrofisti"; non è il Giornale che ottiene le dimissioni del direttore dell'Avvenire, reo di aver criticato un po' troppo il padrone, con una bufala. No, sono quelli che sporgono denuncia perché diffamati e magari, come è successo a Di Pietro, si costruiscono case coi soldi versati dal Giornale, su cui scrive Sallusti, a causa delle bufale che racconta.

Ma tenetevi forte, perché l'epilogo dell'articolo di Sallusti è da premio Pulitzer. "Forse i giorna­listi la smetteranno di es­sere semplici portavoce delle Procure". Certo, come no? Magari, chissà, diventeranno tutti portavoce di chi ha più potere e magari paga loro lo stipendio. Non è una cosa fantastica? "Il vero giornalismo «cane da guardia del potere» è quello che provoca in­chieste giudiziarie"; Oh mamma! E, così, per curiosità, quante inchieste giudiziarie hanno provocato gli articoli del Giornale? Per ora io ricordo solo quelle riferibili alle sentenze dei tribunali che lo condannano a risarcire le vittime di diffamazione. Non me ne vengono in mente altre. Bellissima poi la frase "il vero giornalismo cane da guardia del potere". Chissà a chi pensava Sallusti? Forse al suo? Ah no, quello non è da guardia, è da compagnia.

2 commenti:

  1. Complimenti a Sallustri,gli appecorinati non sanno più cosa inventarsi per dare ragione a chi li paga!

    Complimenti,questa volta sul serio,per la nuova veste del blog,ottimo.

    Ciao Maurizio
    San Leo

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  2. Non è detto che sia definitiva. E' solo che Google ha messo a disposizione alcuni template nuovi e questo non mi sembrava male (per ora).

    Ciao Maurizio.

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