domenica 17 maggio 2020

#contedimettiti

Ogni tanto sui social esce fuori l'hashtag #contedimettiti, che aggrega la marea di scontenti che vorrebbero che il Presidente del consiglio in carica se ne andasse. Ma il numero dei politici che ciclicamente vengono presi di mira dall'esercito dei critici da tastiera è molto composito e varia a seconda dei protagonisti del momento. In questo periodo vanno forte Conte, Meloni, Salvini ecc., in passato Renzi, Monti, Fornero, Letta e chi più ne ha più ne metta. È il modo di esprimere il dissenso, ma anche l'assenso, al tempo di internet. Una volta si andava in piazza, oggi lo si fa dalla tastiera. I tempi cambiano continuamente.

La differenza rispetto a una volta, forse, sta nel fatto che siccome senza internet si era privi della possibilità di scrivere impulsivamente e senza bisogno di documentarsi qualsiasi sciocchezza passasse per la mente, prima di andare in piazza ci si informava un po'. Ricordo ad esempio che quando frequentavo le superiori io, c'era un Ministro della pubblica istruzione che si chiamava Franca  Falcucci, la quale aveva partorito una riforma della scuola che a noi studenti non stava bene. Quindi, ogni tanto, docenti e studenti assieme si scioperava e si andava in piazza, anche se buona parte delle volte lo sciopero era poco più di un buon pretesto per "bucare" le lezioni.

C'era però una informazione relativamente a ciò per cui si scioperava. Nelle classi giravano, ricordo, volantini esplicativi coi punti controversi della riforma Falcucci, e ciò comportava che si andasse in piazza a scioperare avendo perlomeno una infarinatura sui motivi per cui lo si faceva. Oggi, invece, uno come Salvini può organizzare una manifestazione a Roma, il due giugno, contro il decreto da 55 miliardi varato dal governo per affrontare l'emergenza cortonavirus pur ammettendo di non averne letto neppure una riga. Tutti in piazza! A fare che? Boh, intanto andiamo, poi si vedrà.

C'è oggi questa sorta di sciatteria collettiva, di mancanza di voglia o capacità di approfondire, dove la politica viene intesa come competizione e giocata quasi esclusivamente sul filo dell'appartenenza ideologica e della simpatia o antipatia per o contro qualcuno. Non si conosce per cosa si protesta ma si protesta, e i social non hanno fatto altro che agevolare e ingrossare questa tendenza.

Da ciò consegue che se al posto di Giuseppe Conte ci fosse stato un altro a dirigere il paese in questa emergenza sanitaria, in quell'hashtag ci sarebbe finito lui. È matematico, e per certi versi inevitabile, per i motivi di cui sopra. Poi, certo, non è si vuole generalizzare, è pacifico infatti come molti critichino l'operato del governo a ragion veduta e sulla base dei propri problemi che Conte non ha saputo risolvere, ma dubito fortemente che siano la maggior parte.

Per quanto mi riguarda, io non so dire se Conte si debba dimettere oppure no e se, in generale, il governo abbia affrontato l'emergenza in maniera buona o cattiva, perché una valutazione in questo senso la potrei elaborare solo raffrontando il suo operato a quello di un eventuale altro esecutivo, cosa che, come è logico, non è possibile fare. In linea generale penso che questo governo abbia gestito la pandemia facendo un sacco di errori, a livello comunicativo, organizzativo, previsionale, ma gli riconosco di essersi mosso sul filo di una prudenza che a molti è parsa esagerata, ad altri, me compreso, è sembrata saggia. Diciamo che, al di là degli innegabili errori fatti (non va dimenticato che ci troviamo di fronte a una emergenza mai vista prima), riconosco a Conte di avere avuto una visione del futuro.

Avrebbe potuto essere più spavaldo, più improvvido, certo. Se in pieno lockdown avesse ad esempio dato retta a chi voleva riaprire tutto e subito, oggi sarebbe al 90% di consenso, ma probabilmente avremmo il sistema sanitario collassato e un conteggio di contagiati e deceduti decuplicato rispetto a quello di fronte a cui ci troviamo ora. E se questa pandemia, numeri alla mano, si può sostanzialmente definire sotto controllo, almeno allo stato attuale, e se si può provare a tornare a una relativa normalità riaprendo le attività economiche finore rimaste chiuse, lo si può fare grazie a quella prudenza di cui sopra e alle misure dure messe in campo per arginare il contagio.

Questo, sostanzialmente, è il merito che riconosco a Conte, quello di non essersi limitato a lavorare sulla contingenza ma sul futuro, che nello specifico è aver fatto di tutto per impedire che a fine estate ci si debba ritrovare con un altro, disastroso, lockdown, dal quale sarebbe impossibile, questa volta sì, risollevarsi.

Questo per ciò che concerne il coronavirus. Per quanto riguarda il governo in generale, come ho già scritto in passato lo ritengo un esecutivo né migliore né peggiore di altri, diciamo in linea con la mediocrità che ha contraddistinto gli esecutivi degli ultimi venti/venticinque anni. D'altra parte, se si mette agli Interni (Conte uno) un povero ignorante totalmente a digiuno di demografia, economia, sociale, privo delle elementari basi conoscitive di come funzioni il mondo e che ha come unica stella polare il consenso, capite anche voi che non si va lontano.

Se a questo si aggiunge (Conte due) che le redini del Ministero degli esteri vengono date in mano a un ragazzotto di trent'anni senza alcuna istruzione, con un passato da bibitaro e webdesigner che non sa una parola di inglese, vuol dire che si è già deciso in partenza che non si vuol fare politca, ma qualcos'altro.

8 commenti:

  1. Diventa difficile paragonare il lavoro di questo governo sulla base delle speculazioni politiche dell'opposizione. E non considerare che si è trovato di fronte ad un evento mai accaduto prima e per tale motivo ritenerlo inadatto, è pure stupido.
    Come te ne riconosco la mediocrità ma giudico positivamente il suo essersi messo in gioco per trovare delle soluzioni.
    Con il tempo tutto sarà più chiaro.

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    1. Sì, come diceva anche De Gregori: "la storia dà torto e dà ragione". Solo col tempo riusciremo a elaborare un giudizio obiettivo.

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  2. Riconosco a Conte una certa professionalità e una serietà sconosciuta in altri figuri tipo Salvini. Per il resto penso anch'io che sia un governo simile ai precedenti.

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    1. Sì, pure io dò atto a Conte di avere senso delle istituzioni e serietà, attributi che da soli non bastano a fare un buon politico, ma oggi come oggi averli è cosa abbastanza rara.

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  3. La politica si è tramutata, complice il web, in una sorta di sfida da stadio. Non ci sono persone interessate ma tifosi.

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  4. Salvini e i suoi seguaci manifestano contro Conte. E cosa dovremmo fare noi che abitiamo in Lombardia contro il governatore Fontana per la maniera scellerata con cui ha gestito la pandemia? Salvini sta perdendo consenso e allora ecco a fomentare la piazza, perché i social non sono più sufficienti.

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    1. Ma se Fontana ha detto giusto ieri che la Lombardia ha fronteggiato l'epidemia in maniera esemplare. Con quale faccia, poi, non lo so.

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