giovedì 6 febbraio 2020

La rabbia e l'orgoglio


La prima cosa che si può dire dopo aver letto La rabbia e l'orgoglio è che Oriana Fallaci come profetessa non è granché. A dire il vero quella contenuta nel libro non è neppure una vera e propria profezia ma più un avvertimento, un tentativo di indurre a prendere coscienza di una situazione pericolosa che si sarebbe potuta verificare, e cioè che il nostro paese, e in generale l'Europa, diventasse una sorta di teocrazia islamica con minareti e moschee al posto delle chiese, con tanto di muezzin impegnati a strillare per ricordare le ore in cui ci si sarebbe dovuti rivolgere verso La Mecca e pregare. Non è andata così, come si può facilmente verificare. Perché la signora Fallaci nutriva questa paura? Di preciso non lo so, tendo a pensare a una specie di fisima, un convincimento personale senza solide basi che lo corroborassero. D'altra parte che la profezia non si sia realizzata è sotto gli occhi di tutti.

Questo libro, uscito ormai vent'anni fa, è la versione estesa di un lungo articolo che l'autrice vergò, a distanza di pochi giorni dalla tragedia dell'11 settembre, dal suo esilio newyorkese. Lei, trovandosi proprio a New York mentre accadeva la tragedia, la visse praticamente sulla sua pelle e nelle pagine questo trauma si ritrova ampiamente descritto. Ma che cos'è, in pratica, questo libro? Niente di più di una feroce, appassionata, veemente, a tratti faziosa e insensata critica all'islam. Nient'altro. Qual è, ovviamente a mio giudizio, l'errore maggiore in cui cade l'autrice? Quello di fare di ogni erba un fascio, mettendo sullo stesso piano l'islam radicale, fondamentalista, battagliero e intollerante con quello moderato, pacifico, diciamo più ecumenico, via.

In sostanza, sempre a mio giudizio, l'autrice assecondava già vent'anni fa la prassi tanto in voga oggi circa le speculazioni sul pensiero politico, religioso e sociale: rifuggire la complessità e abbracciare il qualunquismo. Oltretutto, questo atteggiamento non è in realtà neppure un errore, come ho scritto sopra, è una semplificazione voluta e anzi rivendicata dall'autrice in più di un passo del libro, laddove addita come stolto chiunque pensi che occorre fare delle distinzioni, che c'è differenza tra il terrorista che milita nell'Isis e il mio collega di lavoro musulmano con i figli che vanno a scuola qui a cui fa fare tranquillamente la recita natalizia e magari a casa pure l'albero. No, per la Fallaci questa distinzione non va fatta perché sono tutti uguali, tutti fondamentalisti, e tutti spinti dal medesimo scopo: instaurare qua una teocrazia islamica. Amen.

Sparare a zero sull'islam, mettendone in luce gli attributi più turpi e inaccettabili è facile, ovvio, e oltretutto a costo zero. Anche la persona più tollerante e aperta del mondo, ad esempio, non potrà mai accettare come viene considerata la donna in Arabia Saudita, in Iran, in Pakistan o in Afghanistan. C'è però da chiedersi, guardandoci, se un paese come il nostro in cui i femminicidi raggiungono vette da brividi e dove sono ancora palesi i retaggi di una cultura di stampo patriarcale che ha imperato fino alla metà del secolo scorso possa considerarsi molto più progredito, e ognuno può elaborare in merito una sua riflessione.

Con una affermazione mi sento di concordare con l'autrice: l'Occidente sta declinando. Questo mi pare sia ormai fuori discussione, basta guardare, tra i tanti possibili, anche solo l'andamento demografico per rendersene conto, e a tal proposito proprio la demografia ci dice che, di questo passo, fra tre o quattro generazioni gli europei non ci saranno più.

Un'ultima annotazione riguarda la prosa. Trattandosi dell'assemblaggio di appunti sparsi, ne risulta uno stile discorsivo, colloquiale, ma a tratti anche duro, rabbioso, rancoroso, con non poche cadute nel turpiloquio; più che la lettura di un testo scritto si ha quasi l'impressione di stare all'ascolto di un interlocutore, e questo aspetto non si può non apprezzare. Il libro ha venduto milioni di copie in tutto il mondo ed è stato continuamente ristampato, raggiungendo ventotto edizioni. È stato un libro, prevedibile visto il tema trattato, che come pochi altri ha generato dibattiti, discussioni, diatribe, prese di posizione manichee pro o contro l'autrice e le idee che ha espresso. Io credo, molto più semplicemente, che si tratti di un libro molto sopravvalutato.

11 commenti:

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  2. Della Fallaci ho letto Un uomo, e mi piacque molto per stile e contenuti.
    Di questo ho sentito parlare e avevo idea dell'argomento trattato, anche se non ho mai sentito l esigenza di accostarmi ad esso.
    E credo che difficilmente lo farò :-D

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    1. L'unico altro suo libro letto, oltre a questo, è Insciallah, che ho trovato benissimo. Anche questo, sotto vari punti di vista, è pregevole e sotto altri meno. Ne avevo sempre sentito parlare e ho voluto colmare la lacuna.
      Ciao :-)

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  3. Ricordo molto bene quel lungo articolo apparso – se non sbaglio - sul Corriere della sera, all’indomani dell’abbattimento delle due torri gemelle in America da parte di terroristi islamici, articolo con cui la Fallaci rompeva un suo lungo silenzio di giornalista e scrittrice, attaccando con parole feroci non solo il fondamentalismo islamico, ma un intero popolo. E ricordo bene quante polemiche e reazioni estreme suscitò quel suo scritto - trasformato poi nel libro da te letto e recensito – che ancora oggi divide l’opinione pubblica internazionale.
    Devo dire che la tua esauriente riflessione mi trova d’accordo: non si può fare di ogni erba un fascio.

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    1. Se si è intellettualmente onesti, no. Le semplificazioni facili lasciamole a Salvini e soci.

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  4. Se tu abitassi in un paese islamico e fossi un libero pensatore non potresti essere così libero di esprimere un'opinione contraria a quella ufficiale. Se tu fossi una donna non faresti nulla di quello che ha fatto tua figlia a Graz. Nulla, informati. Non riconoscere che l'Islam è in rotta di collisione con la totalità del nostro mondo e della millenaria cultura europea è a mio parere intellettualmente disonesto.

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    1. "Non riconoscere che l'Islam è in rotta di collisione con la totalità del nostro mondo" è, con altre parole, ciò che ho scritto nel quarto paragrafo del post. E questo non è in discussione.
      Quello che rimprovero alla Fallaci sono le generalizzazioni, specie se riferite ai musulmani che vivono qua. E parlo con cognizione di causa, dal momento che per motivi di lavoro con persone di religione musulmana sono a contatto ogni giorno.
      Ti rivolgo lo stesso appello rivolto a me: informati.

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    2. Te lo dico in modo semplice: io non nutro nei confronti della stragrande maggioranza degli islamici che vivono qui la tua stessa fiducia. Io credo che si nascondano profittando della libertà occidentale. Sono propenso alla generalizzazione in questo caso, Le cronache degli ultimi anni confermano la Fallaci, mi dispiace. Ma so bene che è un discorso fuori dal coro. Non ti disturbo più. Ciao

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    3. Però scrivi bene e questo in un blog conta. Mi piacciono anche i libri che leggi.

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    4. Non mi disturbi. In generale non mi disturba chi ha un'idea diversa dalla mia. Ciò che mi irrita è il tono con cui una eventuale e più che legittima diversità di vedute viene espressa. E non è il tuo caso, visto che hai espresso la tua opinione in maniera più che educata.

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