domenica 12 luglio 2020

Ritmi ridotti

Scrivo poco, ultimamente, e leggo tanto. Questo è il motivo per cui, come forse avrete notato, le distanze temporali tra un post e l'altro tendono a dilatarsi. I principali motivi sono che il lavoro mi impegna molto e, quando torno a casa, non ho voglia di mettermi a scrivere, preferisco di gran lunga leggere o andare a camminare. D'altra parte, come ho già spiegato altre volte, per me il blog è sempre stato un semplice passatempo e non l'ho mai inteso come una "missione", diciamo così, nel senso che se non pubblico uno o più post al giorno è come se dessi buca a qualcuno. Per cui, se ho voglia (e tempo) scrivo, altrimenti faccio altro. Fine del "disclaimer" :-)

martedì 7 luglio 2020

La verità sul caso Harry Quebert


Sto leggendo questo libro, caldamente consigliato (e prestato) da un'amica. Le prime duecento pagine le ho divorate. Non ci sono per nessuno finché non l'ho finito.

lunedì 6 luglio 2020

Ennio Morricone

Difficile scrivere un post su Ennio Morricone. Cosa si può scrivere? Ognuno ha inevitabilmente il ricordo di un film, di un frammento, di una musica scritta dal grande maestro a cui è legato uno o più pezzi della propria vita. Ciò che si può dire con certezza è che molti grandi film non sarebbero probabilmente stati così grandi senza il suo contributo. Io, tra i tanti, fin da bambino ho sempre avuto una predilezione per la bellissima e straziata tromba che è il tema centrale di Occhio alla penna. Il film non è niente di che, in realtà; uno dei tanti prodotti commerciali appartenenti al cosiddetto filone spaghetti western, ma l'impronta del maestro, anche qui, è gigantesca. 
Addio, maestro, e grazie di tutto.

domenica 5 luglio 2020

Da Salvini al Pd

Se la Ocean Viking fosse stata tenuta al largo per due settimane da Salvini, col suo carico di disperati, e per due settimane avesse ricevuto solo dinieghi alle reiterate richieste di un porto per sbarcare, quest'ultimo, Salvini, sarebbe (giustamente, intendiamoci) stato messo in croce sette volte. Adesso al governo non c'è Salvini, c'è il PD, e in queste due settimane non ho visto né letto di sollevazioni indignate di alcun genere, né ho visto staffette di parlamentari del centrosinistra in visita sulla nave come accadeva ai tempi in cui queste cose le faceva il leader leghista. La prima considerazione che mi viene in mente è che, evidentemente, il PD certe cose le può fare; la seconda è che sempre il PD, nella gestione delle emergenze legate all'immigrazione, è forse peggiore di chi c'era prima al governo.

sabato 4 luglio 2020

La giostra dei criceti


Le ultime cento pagine le ho lette tutte in un fiato. Non si tratta di un capolavoro nel suo genere, intendiamoci, ma è un noir con una buona trama e un giusto mix tra richiami grandguignoleschi, ironia e tratti commoventi. Un buon libro, insomma, che non delude. Avevo già letto altri lavori di Antonio Manzini, in passato, come Sangue marcio e Pista nera, quindi sapevo più o meno a cosa andavo incontro, e questo libro ne è stata una piacevole conferma.

Acqua, plastica e ghiacciai


Mi è caduto l'occhio su questa pubblicità, stampata sul retro di una di quelle riviste usa e getta che è possibile trovare nelle sale d'aspetto del medico o della parrucchiera. Notate anche voi qualcosa che stride in questa immagine? Probabilmente sì, anche perché salta agli occhi abbastanza facilmente: la plastica delle bottiglie col ghiacciaio sullo sfondo.

Perché stridono questi due elementi? Perché la plastica (produzione, lavorazione, trasporto, smaltimento ecc.) genera il 17% delle emissioni di CO2 che ogni anno vengono rilasciate nell'atmosfera dalle attività umane. Nel 2015, ad esempio, i dati più recenti che ho trovato, l'utilizzo della plastica ha immesso nell'atmosfera 1,8 miliardi di tonnellate di CO2, cioè di anidride carbonica, il composto responsabile del progressivo riscaldamento della Terra (effetto serra) e del conseguente scioglimento dei ghiacchiai (solo una delle molteplici disastrose conseguenze di questa assurda deriva).

Gli scienziati, sulla base di calcoli e proiezioni correlati all'attuale velocità con cui si stanno sciogliendo i ghiacciai, hanno pronosticato che fra appena cento anni l'intero arco alpino che va dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia sarà completamente privo sia di nevi che di ghiacciai. E tutto questo col contributo determinante delle bottiglie di plastica che vedete qui sopra, che una subdola pubblicità definisce "Un dono della natura."

Ironico, no?

domenica 28 giugno 2020

Ne siamo usciti migliori?

Prima della pandemia, terminato qua a Santarcangelo il mercato del venerdì, restavano su piazza Ganganelli cumuli di immondizia che gli spazzini provvedevano a raccogliere pazientemente nel primo pomeriggio. Poi è arrivato il lockdown: tutti chiusi in casa e fine del mercato del venerdì. Il lockdown è poi finito e il mercato è ricominciato: su piazza Ganganelli rimangono oggi gli stessi cumuli di immondizia che rimanevano prima della pandemia. Naturalmente questo è un piccolo e insignificante angolino di visuale dalla cui analisi non ho la pretesa di trarre conclusioni generali, ma la percezione, la sensazione che ne ricavo è che la pandemia non ci abbia resi migliori, come molti auspicavano, ma ci abbia lasciati sostanzialmente uguali a prima, se non addirittura peggiori. 

A Pescara un gruppo di giovani ha assalito e malmenato un ragazzo che camminava mano nella mano con un altro. In pieno terzo millennio dobbiamo ancora assistere a cose di questo genere: persone che vengono fatte oggetto di aggressione e violenza a causa delle loro preferenze sessuali. Succedeva prima, continua a succedere ora.

Qua a Rimini i locali vengono chiusi e sanzionati senza soluzione di continuità perché delle regole minime di sicurezza (mascherine, distanze ecc.) anti-Covid non frega più nulla a nessuno, né ai gestori né - figurarsi - agli avventori. E, verrebbe da dire, come dare loro torto dal momento che, quotidianamente, politicanti di ogni risma - uno in particolare, sempre quello - si concedono ai media con la stessa noncuranza e lo stesso spregio delle regole?

Ho preso tre situazioni a caso, in alcun modo collegate tra loro, ne avrei potute aggiungere altre millemila, ma tutte avrebbero comunque autorizzato a trarre le medesime conclusioni: no, non ne siamo usciti migliori, ammesso e non concesso che ne siamo usciti.

venerdì 26 giugno 2020

Una lettera dal pianeta Terra

Cari umani, non l'ho mai fatto prima, ma quest'anno ho deciso di scrivervi. Per voi inizia un nuovo anno, per me non ha importanza, di questi capodanni ne ho già visti quattro miliardi e mezzo. Duecentomila anni fa siete comparsi voi autonominati Homo Sapiens, ora siete diventati tantissimi, formicolate in 7 miliardi e mezzo sulla mia pelle, mi pungete con trivelle per succhiarmi olio che io avevo sigillato in innocue vesciche, scavate gallerie per estrarmi preziosi elementi che poi buttate come rifiuti disperdendoli per sempre e avvelenandovi da soli, abbattete le foreste che mi coprono di una verde peluria, esaurite i pesci degli oceani e sterminate le creature della mia biosfera che ci ha messo tre miliardi di anni per evolversi; asfaltate, cementate, bruciate, fumate, inquinate qualsiasi cosa passi per le vostre mani, e da un secolo a questa parte sembra non abbiate più alcun rispetto per me, mi succhiate ogni forza e mi intossicate con i vostri gas, cambiate il clima, mi fate venir la febbre che fonde i ghiacci e aumenta il livello dei mari, mi riempite di plastica, una roba che avete inventato voi, senza curarvi di riciclarla come ogni cosa che faccio io. Mai nessuna specie aveva osato tanto e danneggiato così gravemente i miei processi vitali. Avete cosparso pure la mia orbita con un sacco di ferraglia e Marte mi ha detto preoccupato che avete mandato oggetti anche sulla sua superficie. Ora state esagerando, e alcuni di voi l'hanno capito: avete battezzato Antropocene quest'epoca geologica per via della vostra invasività. Ho visto che quindicimila scienziati hanno firmato l'ennesimo appello che bene interpreta la mia sofferenza, avete capito benissimo quali siano i limiti fisici da non superare per non farmi collassare, avete convocato conferenze per rispettare clima e ambiente, ma nei fatti non siete sulla strada giusta, continuate a inseguire la crescita economica infinita sapendo che io non sono affatto infinita! Le vostre televisioni ridono e scherzano mentre io soffoco e vomito: attenti, che un mio scrollone vi spazza via come fuscelli! Ricordatevi che io non ho bisogno di voi, ma voi avete bisogno di me. Un vostro scrittore, Francois Mauriac, che avete premiato con il Nobel, ha detto: "È inutile per l'uomo conquistare la luna, se poi finisce per perdere la terra". Pensateci! Io che vedo più in là di voi, vi assicuro che per molti anni luce qui attorno non c'è posto migliore per vivere, cercate di conservarlo e di passare ancora qualche centinaio di migliaia di anni insieme a me. Ogni tanto infatti, quando non vi ammazzate o fate rumore con le vostre macchine, siete anche capaci di belle cose: ascolto con gioia la vostra musica, una novità dopo milioni di anni nei quali avevo udito solo il canto degli uccelli, osservo stupende interpretazioni della mia natura e delle mie stagioni - prima che cambiaste voi il clima - come la Primavera di un certo Botticelli, mi piace quando usate la mia pietra per costruire torri, teatri, templi, e ci sono storie che ascolto volentieri, composte con un metodo tutto vostro, unico a quanto ne so in buona parte di questa Galassia: la poesia. Mentre giro attorno al sole sorrido leggendo un tal Dante che parla del nostro gran dispensatore di energia come un carro che sbanda su una "strada che mal non seppe carreggiar Fetòn". Ecco, queste cose di voi mi divertono, e poi siete bravi a scoprire le leggi fisiche che mi fanno funzionare, a costruire apparecchi per comunicare lontano e far calcoli complessi, curare la vostra salute, generare energia con il sole senza affumicarmi. Ma accidenti, usatela bene questa conoscenza! È il vostro jolly: o saprete sbarazzarvi della stupidità, dell'arroganza, dell'indifferenza verso di me, e con un grande scatto evolutivo culturale farete della vostra civiltà un membro sostenibile del mio ambiente, oppure - l'ha scoperto uno di voi che si chiamava Darwin - l'evoluzione vi eliminerà perché non adatti, e io guarirò presto dalle vostre ferite. Però mi dispiacerebbe che dopo così tanta fatica per avervi fatto emergere falliste così miseramente. Vostra madre terra.

(da Non c'è più tempo. Come reagire agli allarmi ambientali - Luca Mercalli, Einaudi editore)

giovedì 25 giugno 2020

Come una rinascita

Mentre leggevo di Sgarbi che viene portato via di peso dal Parlamento dopo l'ennesima piazzata, pensavo che questa scena potrebbe essere l'ideale metafora di una possibile ripartenza di questo paese. Un paese che finalmente allontana e si emancipa dal becerume dilagante, dalla stupidità e dall'incoscienza urlate ogni giorno per ogni dove (ricorrere alla violenza verbale per sostenere le proprie idee è la migliore dimostrazione della loro pochezza e fallacia). Sì, una rinascita etica, morale, culturale di un paese che, nonostante tutto, non merita ciò che gli viene inflitto.

sabato 20 giugno 2020

Mi sono innamorato di Alessandro Barbero

[Nota: se non siete appassionati di storia saltate pure questo post.]

Come ho già scritto altre volte su queste pagine, tra le mie perversioni preferite c'è quella di fare lunghe passeggiate nella campagna attorno a casa mia ascoltanto conferenze su Youtube. Conferenze e interventi di storici, filosofi, scienziati, psichiatri e chi più ne ha, più ne metta. Questo perché, da sempre, sono affascinato da chiunque abbia una competenza, in qualsiasi campo.

Ultimamente ho cominciato a seguire con interesse gli interventi di Alessandro Barbero, uno dei maggiori storici italiani contemporanei, le cui lezioni sono frequentemente trasmesse dal canale Rai Storia. Perché Barbero è affascinante? In primo luogo perché ne sa a pacchi; in secondo luogo perché il suo eloquio trascina l'ascoltatore e non annoia, neppure quando spiega concetti che spiegati da altri risulterebbero probabilmente noiosi.

Lascio qui di seguito tre dei suoi interventi che mi sono piaciuti di più. Il primo è una breve ma chiarissima spiegazione delle differenze tra nazismo, fascismo e comunismo, che non sono, come in genere si tende riduttivamente a pensare, tre facce della stessa medaglia (ammesso che esista una medaglia a tre facce), ma sono tre ideologie spiccatamente diverse tra loro.

Il secondo video, più lungo ma altrettanto interessante, è invece una esaustiva spiegazione della lunga serie di eventi che hanno condotto allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Il terzo, molto breve, è un'analisi dei motivi che portano a considerare realistica l'esistenza storica di Gesù di Nazareth. Come forse sapete, esiste una non trascurabile compagine di storici e accademici che tende a mettere in dubbio il fatto che Gesù sia realmente esistito. Barbero spiega, in cinque minuti, perché invece ci sono pochissimi dubbi sull'esistenza del personaggio storico, e lo fa facendo il parallelo con Tiberio, l'imperatore sotto cui Gesù morì. Il riferimento, qui, è ovviamente solo al personaggio storico e non tocca minimamente tutta la sovrastruttura mitologica che sta alla base della religione da lui fondata.

Insomma, se siete appassionati di storia, qualche lezione di Alessandro Barbero vi consiglio di ascoltarla. A mio parere, merita.



venerdì 19 giugno 2020

Giugno

Non ricordo altri anni in cui giugno abbia avuto una temperatura così gradevole fin quasi al suo termine. L'anno scorso, ad esempio, accesi il condizionatore in casa il 12 o il 13, mi pare, mentre oggi, che è il 19, non solo non l'ho ancora acceso ma neppure ho fatto le solite operazioni preparatorie: pulizia filtri, controllo funzionamento ecc. 

Detesto il caldo estivo da sempre, mi sono sempre trovato molto più a mio agio nel freddo dell'inverno, e il mio clima ideale è sempre stato quello che c'è appunto in questi giorni, almeno qua dalle mie parti, e cioè temperatura gradevole, assenza di umidità e giusta ventilazione - stasera, forse, è anche troppo forte, ma mica si può avere tutto, no?

Un mio desiderio (irrealizzabile, lo so) sarebbe avere questo clima per tutta l'estate, che permetterebbe a chi lo desidera di andare al mare mentre a chi lo detesta, come lo scrivente, di potersene stare qua, nella sua campagna, senza annegare nell'umidità e nelle zanzare. Vedi mai che questo sia quell'anno.

De Luca, Salvini e il somaro

Leggo sul blog di Mia Euridice che Vincenzo De Luca avrebbe apostrofato Salvini con l'epiteto "somaro geneticamente puro". Ora, paragonare Salvini a un somaro ha una ragion d'essere piuttosto scollata dalla realtà, nonostante ciò che in un primo momento si potrebbe pensare. Senza stare a riscrivere, ho spiegato il motivo in un commento a quel post.

Carlos Ruis Zafòn


Qualche anno fa lessi Il palazzo della mezzanotte, che trovai per caso in mezzo ai libri delle mie figlie. Mi piacque un sacco (appartiene al genere narrativa per ragazzi). Mi ripromisi, all'epoca, di leggere altri lavori suoi ma, per un motivo o per un altro, il principale dei quali è che il reparto della mia libreria in cui "riposano" i libri in attesa è strapieno, non ho più letto niente; ma prima o poi recupererò.

Oggi se n'è andato l'autore di quel bellissimo libro, Carlos Ruis Zafòn. Mi spiace.

giovedì 18 giugno 2020

Pescarenico - Rimini

Da Pescarenico a Rimini sono 380 Km, dice Google Maps. A fra Cristoforo viene ordinato di recarcisi, a Rimini, ufficialmente per officiare la Quaresima, in realtà per impedire che aiuti Lucia e Agnese nella loro diatriba con don Rodrigo. Fra Cristoforo, come se niente fosse, prende su e s'incammina. A piedi. 380 Km. E a me che sembrano lunghi i 150 metri per andare all'edicola.

martedì 16 giugno 2020

L'Umbria e l'interruzione di gravidanza

Dato che dal punto di vista medico-scientifico è assodato che l'obbligo di ricovero di tre giorni per l'interruzione farmacologica di gravidanza non ha alcun senso (non aumenta la sicurezza per la donna né ne tutela maggiormente la salute, in compenso aumenta i costi a carico del SSN e contribuisce a intasare le strutture ospedaliere), mi chiedo quale sia la reale motivazione che ha indotto la giunta regionale umbra, naturalmente a trazione cattoleghista, a imporre tale obbligo invece del normale day hospital. Ma temo di avere la risposta.

domenica 14 giugno 2020

Non so che viso avesse

Nella mia biografia si parla, anche e vagamente, di libri e biblioteche. Sì, si accenna a questo ma sarebbe impossibile rievocare l'emozione, il sottile piacere, quasi la frenesia, che ogni nuovo libro mi dava, fin dal primo in assoluto della mia vita, sul quale ho imparato a leggere, quel Pinocchio regalatomi da chissà chi, amato e tragicamente perduto in uno degli innumerevoli traslochi (che andrebbero raccontati, anche questi, a parte) a lungo rimpianto e poi finalmente riacquistato, riletto, e forse capito, da adulto. E il gusto per le letture infantili e adolescenziali, i Salgari, i Verne e poi, da studente, la religione dei libri, che altri ti suggerivano o che tu suggerivi ad altri: narrativa, con la predilezione per i romanzi umoristici, per i gialli e per la fantascienza, poesia, storia, linguistica. La scoperta di un autore faceva sì che andassi alla ricerca di tutto quello che quell'autore aveva scritto. E la mania per i fumetti, "letteratura disegnata" che mio padre, quando ero ragazzo, mi proibiva, perché mi avrebbe disabituato alla lettura, pensa te. E il leggere dappertutto, perché se leggi non ti annoi mai: alla scrivania, a letto, in bagno, in treno, da militare, con la pila sotto le coperte, aspettando l'autobus, dal medico, sulla spiaggia. Ovunque. E il piacere di possederli, i libri: dalla prima decina, accatastata nell'armadio assieme alla biancheria, alle centinaia impilati dentro a scaffali sempre troppo piccoli per contenerli tutti, ai tanti accumulati sui tavoli, per terra, quasi impossibili da trovare quando li cerchi perché ne avresti bisogno, e finisci per ricomprarli anche due, tre volte. Confesso di aver rubato dei libri, per necessità, o meglio, di non aver restituito dei prestiti; quattro volte mi è successo, perché non avrei più saputo dove recuperare i volumi, ma altrettante volte è capitato a me.

Tratto dalla prefazione al prossimo libro che leggerò.

sabato 13 giugno 2020

I "meravigliosi" Ottanta

Ciò che fa la fortuna di Salvini, ma in generale di molti simili a lui, è che può contare su una memoria storica che, nella gran parte delle italiche genti, arriva giusto a cosa si è mangiato la sera prima. In questo modo il grande statista de noantri può tranquillamente affermare che gli anni Ottanta sono stati un'epoca in cui si stava molto meglio di oggi. "Se tornare alla lira vuol dire tornare agli anni ‘80, ad essere paninari, a vedere ‘Drive In’ con Granfranco D’Angelo che diceva 'As Fidanken', allora tutta la vita tornare alla Lira. Posso dire che preferisco As Fidanken ad Angela Merkel? Se tornare alla lira vuol dire avere più Sabrine Salerno italiane e meno sbarchi di clandestini…allora sì, voglio la Lira. Posso godere dell’Italia degli anni '80 con la lira dove non c’erano i Fazi, i Saviani?" Qui, di primo acchito, relativamente al fatto che negli Ottanta si stava meglio verrebbe da rispondere coll'ormai abusato grazie al cazzo, ma l'aulica locuzione necessita di almeno un barlume di spiegazione.

Parentesi. Per quanto riguarda Drive In, As Fidanken, Sabrina Salerno et similia, da queste parti si è d'accordo con chi ritiene, e qui il pensiero va al grande Umberto Eco ma non solo, che tutta la cultura mediatico-televisiva che negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso era espressione di quei personaggi e programmi, sia stata la maggiore responsabile della devastazione culturale generalizzata oggi così universalmente palese. Ma questo è un altro discorso. Chiusa parentesi.

Torniamo agli anni Ottanta. Si stava meglio di oggi? Sicuramente, ma perché si stava meglio? Perché si spendeva come se non ci fosse un domani. Il mostruoso debito pubblico che oggi ci soffoca ha avuto la sua maggiore impennata in quegli anni lì. A partire dal 1970 è scattato una specie di delirio collettivo che ha visto nella spesa pubblica fuori controllo un sistema gestionale che - si pensava - avrebbe alla lunga avuto ricadute positive sull'economia e sul welfare del paese (qui il craxismo ha avuto la parte del leone). Non solo da noi, certo; questa nuova religione della spesa aveva convertito quasi tutti i paesi europei, con la differenza che mentre in Europa la spesa pubblica raddoppiava, da noi quadruplicava. Nessuno esponente politico, destra o sinistra che fosse, si tirò fuori da questa follia collettiva. O meglio, quasi nessuno. E qui vale la pena citare due parlamentari di quegli anni: Beniamino Andreatta (Democrazia Cristiana) e Ugo La Malfa (partito Repubblicano). Furono gli unici due, in parlamento in quegli anni, a implorare che si fermasse quella follia collettiva perché "stiamo mettendo una bomba sotto il futuro delle prossime generazioni." Furono ascoltati? No, spernacchiati. 

Per cosa si spendevano questi soldi? In quali settori veniva convogliata la maggior parte della ricchezza prodotta dal boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta? Nel consenso politico. Gran parte di questa ricchezza è stata usata ad esempio per mandare in pensione a quaranta o cinquant'anni i dipendenti pubblici di Poste, Ferrovie ecc. Io ti mando in pensione a cinquant'anni e alle prossime elezioni mi voti (ho sintetizzato brutalmente ma è per rendere l'idea). In Italia, oggi, secondo i dati dell'Inps, abbiamo 400.000 pensionati che sono a riposo da 40 anni, e ben 1,7 milioni che lo sono da 30 anni. Avete presente cosa significa, no? Questo è uno dei tantissimi motivi per cui negli anni Ottanta si stava bene: perché si spendeva scriteriatamente accumulando quel debito che oggi è sulle nostre spalle e domani su quelle dei nostri figli, compresi quelli di Salvini.

Per quanto riguarda la lunga fila di stupidaggini economiche dette dallo statista in quella trasmissione, qui trovate un esaustivo articolo in cui vengono smontate una per una alla luce dei dati reali diponibili. Gli anni Ottanta sono stati meravigliosi? Sì, e oggi ne paghiamo il prezzo.

venerdì 12 giugno 2020

Calcio e scuola

Mi stavo chiedendo perché il calcio riapra senza se e senza ma mentre invece, per quanto riguarda la scuola, nulla si sa e nulla c'è di definito. La prima risposta che mi sono dato è che, per lo Stato, il calcio rappresenta un introito, mentre invece la scuola un costo. Ma sicuramente c'è dell'altro.

mercoledì 10 giugno 2020

Una nuova legge contro l'omofobia? Per la CEI non serve

La Conferenza Episcopale Italiana, in uno stringato documento, bolla come non necessaria la nuova proposta di legge, avanzata alla Camera e in votazione a luglio, contro l'omotransfobia. Non necessaria perché, dicono i vescovi, "un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio." Poi, magari, uno va a vedere i dati relativi al numero delle prevaricazioni, discriminazioni, violenze e crimini che ogni giorno subiscono le persone, in Italia, a causa del proprio orientamento sessuale, e può anche farsi l'idea che le leggi già esistenti non siano un deterrente particolarmente efficace contro questi crimini, ma tant'è.

Questione dell'utilità a parte, non si capisce a quale titolo gli esponenti di una confessione religiosa mettano becco nelle vicende legislative di uno Stato. Di un altro Stato, tra l'altro, dal momento che il Vaticano è incistato in quello italiano come Stato a sé. Sarebbe come se dalle parti di Oltretevere si discutesse una legge o un provvedimento e, che ne so?, una commissione parlamentare del Parlamento italiano si alzasse a esternare dubbi sull'utilità di quel provvedimento. Cosa direbbero dalle parti di Oltretevere? Eppure è così, ed è sempre stato così, purtroppo, a partire da quell'infausto 1929 quando la Chiesa fece il famigerato Concordato col regime fascista, Concordato che nessuna riforma costituzionale degli ultimi settant'anni ha mai pensato di toccare. E siamo talmente abituati ad avere sotto gli occhi ogni giorno questa invereconda commistione che neppure ci facciamo più caso, ormai. È diventata una cosa naturale.

Una confessione religiosa seria, invece di intromettersi nelle faccende legislative e parlamentari di uno Stato, si limiterebbe a impartire direttive ai relativi fedeli e chiusa lì. Direbbe: Su questa determinata faccenda le nostre regole sono le tal dei tali, poi lo Stato faccia quello che vuole. Invece no: una religione come quella Cattolica, che in Italia è seguita dal 30% della popolazione, va a mettere becco nella discussione di leggi la cui eventuale approvazione riguarderebbe tutti i cittadini. È successo in passato, succede ora, e succederà sempre. E non riusciamo a venirne fuori.

martedì 9 giugno 2020

Pau Donés se n'è andato


Ci ha lasciato Pau Donés, leader dei Jarabedepalo. È universalmente noto per alcuni pezzi che hanno fatto il giro del mondo, tipo La Flaca, Dipende e altri (Dipende ha un testo bellissimo, tra l'altro, oltre a essere musicalmente accattivante e trascinante). Ma qui in casa è noto soprattutto perché anni fa incise una bellissima canzone assieme ai Nomadi, di cui qua siamo tutti fan sfegatati, specialmente Francesca. Il pezzo si chiama Lo specchio ti riflette e fu inserito nell'album Allo specchio, che la band capitanata da Beppe Carletti pubblicò nel 2009.

E niente. Dispiace. Ciao, Pau.


lunedì 8 giugno 2020

[...]

L'odiato/amato I promessi sposi


Sto leggendo I promessi sposi, nell'edizione integrale uscita qualche giorno fa col Corriere della Sera. Perché lo leggo? In primo luogo perché integralmente non l'ho mai letto, in secondo luogo perché I promessi sposi è il classico romanzo che alle superiori ci è stato fatto odiare dai professori, cosa che è successa a me come immagino a molti altri. Ho ricordi terribili di quegli anni in cui ero costretto ad analizzare, sintetizzare (il cielo benedica il Bignami) ed esporre parti del romanzo nelle interrogazioni.

L'arco di tempo che va dai diciott'anni di allora ai cinquanta di oggi è però stato sufficientemente ampio da trasformare quell'odio primevo, quasi ancestrale, in curiosità, e infatti è già da qualche anno che mi riprometto di colmare quella lacuna e di leggermi integralmente il capolavoro di Manzoni, magari tra un libro di King e uno di Sepùlveda. Ora quel momento è arrivato e devo ammettere che i primi otto capitoli li ho divorati, oltretutto divertendomi. Tutto ciò che all'epoca della scuola era sfilacciato, incoerente, brani presi qua, brani presi là, acquista finalmente un filo logico e coerente che sono ora in grado di apprezzare e godere.

A qualcuno è andata meglio. Umberto Eco, ad esempio, racconta che suo padre glielo regalò sei mesi prima che un professore glielo facesse studiare a scuola; lo lesse quindi per libera scelta e gli piacque tantissimo. Molti, me compreso, non sono stati altrettanto fortunati.

Giordano Bruno e la Santa Inquisizione


Questo interessantissimo libro, Giordano Bruno, L'eretico impenitente e ostinato, dello storico Saverio Ansaldi, che ho appena terminato, è interessante non solo perché racconta nel dettaglio la vita e il suo tragico epilogo del filosofo e scrittore di Nola, ma perché rende abbastanza bene l'idea di cosa sia stata e come funzionasse l'istituzione ecclesiastica fondata dalla Chiesa per contrastare la diffusione delle teorie considerate contrarie all'ortodossia cattolica.

Nell'immaginario collettivo la Santa Inquisizione è quell'orrorifica istituzione che nel corso dei secoli ha cosparso di sangue buona parte dell'Europa, e che, ancora oggi, il solo nominarla scatena un misto di sensazioni che vanno dall'orrore all'indignazione. Non bisogna tuttavia dimenticare che gli otto secoli in cui l'Inquisizione ha svolto la sua crudele missione hanno attraversato diverse epoche, che vanno dall'alto Medioevo fino agli inizi dell'età moderna, epoche differenti dalla nostra sotto tanti punti di vista e in cui gli avvenimenti vanno letti inseriti in quegli specifici contesti. Ciò non significa, naturalmente, indulgere a forme di giustificazione di quegli orrori, beninteso.

Da questo punto di vista l'Inquisizione era considerata un'istituzione al pari di tante altre, che per certi versi aveva addirittura una sua legittimità. Per tutto il Medioevo, ma anche dopo, Dio faceva mondo, era nel mondo, e la vita era scandita dai suoi richiami, nella letteratura, nella pittura, nella musica, nelle cadenze della vita di tutti i giorni. Era quindi perfettamente legittimo che ci fosse un'istituzione, che oggi provoca orrore, che in qualche modo si occupasse di preservare la canonicità di tutto l'impianto teologico su cui si reggeva questo dio. Un'istituzione che non era prettamente legata all'ambito ecclesistico ma, specialmente nel periodo di sua massima diffusione, aveva ramificazioni anche civili, e questo perché i regnanti delle varie epoche consideravano la religione il primo bene dei popoli e un baluardo contro i disordini. Da qui, la legittimità istituzionale dell'Inquisizione, che oggi potrebbe tranquillamente essere paragonata ai nostri tribunali che si occupano di perseguire reati.

Naturalmente, dietro gli scopi ufficiali, diciamo così, che muovevano la missione di quell'istituzione ve n'erano altri non ufficiali ma altrettanto pregnanti, che avevano a che fare con la politica, con le manovre nei palazzi vaticani e col mantenimento dei precari equilibri interni su cui poggiava la chiesa dell'epoca. (Anche quella attuale, naturalmente; anzi, forse mai come oggi gli equilibri interni della chiesa hanno raggiunto un così elevato grado di fragilità.)

Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il processo per eresia istruito nei confronti del frate domenicano, filosofo e scrittore Giordano Bruno, un processo lunghissimo e  intricatissimo che si aprirà nel 1592 in seguito a una denuncia del nobile Giovanni Moncenigo, a Venezia, e terminerà otto anni dopo, il 17 febbraio 1600, a Roma, quando l'ultimo memoriale di difesa di Bruno sarà fatto pervenire a papa Clemente VIII, che lo ignorerà e darà ordine che Bruno venga mandato al rogo.

È impossibile, naturalmente, raccontare nel dettaglio gli otto anni di processo descritti nel libro (per chi ha tempo e voglia, c'è un riassunto abbastanza ben fatto in questa pagina su Wikipedia). Ciò che si può dire, in riferimento alla funzione "politica" dell'Inquisizione, è che il processo a Bruno è il classico processo basato sul niente (la prima denuncia da parte di Moncenigo ebbe motivazioni esclusivamente di carattere personale) e che ha avuto la sua ragion d'essere principale nelle controversie politico-diplomatiche che travagliavano allora la Repubblica di Venezia, la Francia, la Spagna e la Santa Sede. Riassumendo brutalmente si può dire che la morte di Giordano Bruno trova la sua principale motivazione in queste contese e nel tentativo di non scardinare questi fragilissimi equilibri. Una valenza politica, prima che teologica, che caratterizzerà gran parte dell'operato della Santa Inquisizione negli otto secoli in cui è stata attiva.

sabato 6 giugno 2020

Razzismo ed economia

Da quel poco che so, il razzismo non si batte con un'economia forte ma con l'educazione, che non sono le buone maniere ma l'insegnamento fin da piccoli che la discriminazione sulla base del colore della pelle non ha senso. Nessuno nasce razzista, i bambini giocano spontaneamente con chiunque, finché sentono poi i genitori o i più grandi dire: "Mah, quello è di colore, meglio che non ci giochi." Lì comincia il disastro educativo che origina poi persone come Trump.

Quale scuola?

I divisori in pexiglass no, lezioni metà online e metà in classe no, turni di lezione scaglionati mattina/pomeriggio no; non ho ancora sentito una delle proposte del governo per la riapertura delle scuole, a settembre, che metta d'accordo tutti. Sarebbe interessante, a questo punto, che facessero proposte i fautori del no sempre e comunque; così, giusto per farsi un'idea di come la vorrebbero riaprire.

venerdì 5 giugno 2020

Il Dopo



Ho terminato poco fa questo ottimo saggio della scienziata Ilaria Capua, un saggio che è sostanzialmente una guida estremamente completa e utile oltre che per conoscere nel dettaglio il virus, la sua genesi, i "salti" che lo hanno portato ad arrivare all'uomo partendo da un pipistrello, anche per orientarsi in mezzo alla valanga di bufale e stupidaggini che sono state dette sul Sars-Cov-2 da quando è iniziata la pandemia. Corbellerie che tra l'altro continuano senza soluzione di continuità pure ora. Si va da quella che vuole la nascita del coronavirus in un laboratorio di Wuhan sponsorizzato da Geroge Soros alla sua modifica genetica per inserirvi parti del virus HIV; dalle origini spaziali alla sua creazione da parte degli americani con lo scopo di distruggere l'economia cinese, oppure creato da un gruppo di terroristi affiliati alla CIA e chi più ne ha più ne metta.

Scrive a tal proposito la scienziata: "I complottisti possono stare tranquilli: un virus non può uscire dal nulla, da qualcosa deve venire. Mentre scrivo non è stata ancora accertata al 100 per cento l'origine del Sars-Cov-2, ma è stato riconosciuto come parente di un coronavirus del pipistrello (di cui avevamo la sequenza genetica) e, pare, come parente di un coronavirus del pangolino (di cui avevamo la sequenza genetica). Quando avremo gli schemi completi sarà possibile confermare con totale certezza l'origine del virus. Se il virus è stato creato o modificato in laboratorio lo sapremo. Qualsiasi modifica genetica lascia tracce, proprio come una rosa tatuata su un polso o su una caviglia. Il corpo è sempre lo stesso, la persona anche, ma ha un segno in più. Basta un buon occhio per vederlo."

L'altra questione esaminata e approfondita da Ilaria Capua nel libro è quella relativa alla correlazione tra il virus e l'impatto distruttivo delle attività umane sul pianeta (incendi, devastazioni, inquinamento, consumo scriteriato delle risorse disponibili, riscaldamento globale e quant'altro), correlazione che tra l'altro è già stata messa in evidenza da tempo dalla totalità del mondo scientifico. Il coronavirus non è piovuto dal cielo per un colpo di sfortuna. In un mercato di animali di Wuhan, una gabbia con dei pipistrelli è stata messa vicina a una gabbia con dei pangolini, e lì vicino c'era l'uomo. Il pipistrello, il pangolino e l'uomo sono tre specie differenti che abitano tre ecosistemi differenti e che la natura non ha mai previsto che venissero a contatto tra loro, e questa convivenza forzata ha generato il disastro. L'uomo ha poi completato l'opera salendo su aerei, navi e treni e diffondendo il virus nel resto del globo a velocità altissima.

La progressiva distruzione di ecosistemi naturali da parte dell'uomo sta facendo sì che specie diverse, abitanti di ecosistemi diversi, si trovino in maniera forzata e innaturale sempre più in contatto tra loro, contatto che, in maniera esponenziale, aumenta il rischio che si verifichino disastri epidemiologici come quello che stiamo vivendo sulla nostra pelle, che non è il primo che capita né sarà l'ultimo, purtroppo, specie se non riusciremo a darci una regolata provando una volta per tutte a convivere col pianeta, o con ciò che ne resta, in maniera sostenibile. Ma i segnali in questa direzione sono tutt'altro che ottimistici, specie se si pensa che quella ragazzina, Greta Thunberg, è stata spernacchiata per mesi per il solo fatto di aver provato a sensibilizzare l'opinione pubblica su queste tematiche.

Tra l'altro oggi, 5 giugno, è anche la Giornata mondiale dell'ambiente, una delle tante ricorrenze annuali di sensibilizzazione verso temi etici che riguardano tutti e che domani sarà già nel dimenticatoio.

martedì 2 giugno 2020

La destra a Roma

Qualche giorno fa mi sono recato in un negozio di forniture elettriche, qua a Santarcangelo, per acquistare un neon con cui sostituire quello bruciato della cucina. Sono entrato con la mascherina d'ordinanza tenendo la distanza dal cliente che era davanti a me. Pensavo di essere a posto e invece non lo ero, perché uno dei commessi, prima di servirmi, mi ha fatto uscire dal negozio invitandomi a indossare i guanti in lattice che si trovavano su un espositore all'entrata. "Mi dispiace" mi ha detto il commesso "ma è obbligatorio indossarli, e ogni tanto passano i vigili a controllare." Nessun problema, sono uscito e li ho indossati.

Oggi c'è stata una manifestazione, a Roma, organizzata dalla destra: Salvini, Meloni e compagnia bella, e mi sono chiesto perché lì i partecipanti fossero tranquillamente ammassati tipo concerto dei Rolling Stones col tipo della felpa che si toglieva continuamente la mascherina per fare selfie coi seguaci. Perché le regole a cui deve sottostare un negoziante possono essere tranquillamente calpestate da chi manifesta? La risposta è semplice: perché la destra, almeno la destra in Italia, è questa roba qua: arroganza, ignoranza e sprezzo delle regole. 

Due considerazioni. La prima è che una persona normale che assiste a uno spettacolo del genere può essere legittimamente portata a pensare: Se un parlamentare può fregarsene delle regole, a maggiore ragione posso fregarmene io. Naturalmente, qualsiasi persona mediamente intelligente liquida la faccenda bollando come cretini irresponsabili quei manifestanti e chiusa lì, ma è noto che l'intelligenza non è la caratteristica precipua di parte delle italiche genti.

La seconda considerazione riguarda la coerenza di queste persone. I due promotori della manifestazione sono coloro che spendevano e spandevano tweet su tweet traboccanti di elogi per medici e operatori sanitari "eroi" deceduti nella lotta al virus, tweet conditi di preghierine per le migliaia e migliaia di vittime; tutto questo per poi radunare in piazza migliaia di persone accalcate tipo invasione delle cavallette in sprezzo alle basilari norme per contrastare i contagi.

Tutto normale? Sì, tutto normale, la destra è questa cosa qua, per chi ancora non l'avesse ben chiaro.

Cos'è la Repubblica

Nella Costituzione si trova scritto (art. 3): "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

Quindi, il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il raggiungimento degli obiettivi indicati nell'articolo tre è della Repubblica. Ma cos'è la Repubblica? Qualcuno se lo chiede, ogni tanto? Chissà. Non è un ente astratto, di misteriosa definizione, situato chissà dove e che opera in chissà quale modo. La Repubblica siamo noi, noi cittadini che, ogni giorno, col nostro vivere, le nostre azioni, i nostri comportamenti, il nostro esempio e il nostro impegno facciamo sì che si abbattano quegli ostacoli che impediscono l'uguaglianza e le pari possibilità per tutti.

Chi ha letto il bellissimo Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar, ricorda probabilmente la frase che la scrittrice fa dire al grande imperatore: "Mi sento responsabile della bellezza del mondo." Significa che lui, col suo agire, col suo esempio, si sentiva responsabile della bellezza o della bruttezza del mondo. E questo vale anche per noi che imperatori non siamo. Col modo in cui ogni giorno compiamo le nostre azioni, comprese quelle più semplici e apparentemente insignificanti, contribuiamo a fare un mondo migliore o peggiore.

Se ci pensate, il filo che lega l'imperatore Adriano a noi e alla nostra Costituzione è il medesimo, ed è quello che Piero Calamandrei ha mirabilmente descritto nel suo celeberrimo Discorso sulla Costituzione ai giovani di Milano, pronunciato il 26 gennaio 1955 nel Salone degli Affreschi della Società Umanitaria ed ascoltabile integralmente qui.

Ecco perché il 2 giugno non è una festa come le altre ma nostra. Perché la Repubblica siamo noi.

L'orso Guccini


L'ultimo romanzo di Guccini, Tralummescuro, è entrato tra i finalisti del premio Campiello e il Resto del Carlino di stamattina pubblica una gustosa intervista al cantautore-scrittore. 

L'intervista cade poi, inevitabilmente, sugli 80 anni in arrivo, che il maestrone festeggerà il prossimo 14 giugno. A tal proposito, sapendo che già da tempo qualcuno stava organizzando iniziative per festeggiarlo, dice: "Non voglio nessuna festa, lasciatemi in pace." 

Adoro Guccini anche per quella lieve venatura di misantropia che contraddistingue il suo carattere, misantropia in cui mi riconosco.

Ah, buona festa della Repubblica, o di ciò che ne resta, sia della Repubblica che della festa.

lunedì 1 giugno 2020

Dialogo

Tra mia figlia maggiore (classe '96) e me (classe '70).

"Ba', ma quando non c'era internet come si ascoltava la musica?"

"Coi CD."

"E prima ancora?"

"Beh, c'erano musicassette e vinili, oppure la radio."

"Ah. Ma se volevi ascoltare una canzone che in casa non avevi, come facevi? Adesso vai su Youtube e ascolti quello che vuoi."

"Beh, quando non c'era internet non si ascoltava quello che si voleva ma quello che si poteva."

"Si rinunciava, in pratica."

"Non è che si rinunciava, semplicemente c'era un'altra concezione di fruizione della musica. In primo luogo la musica non era considerata una merce usa e getta come oggi ma aveva un valore che durava nel tempo. Io, ad esempio, compravo gli album dei cantautori che mi piacevano e li ascoltavo e riascoltavo per lungo tempo. Stesso discorso per le singole canzoni che oggi i giovani ascoltano su Youtube; allora si comprava il 45 giri e si ascoltava in casa, oppure si riversava su musicassetta magnetica e si ascoltava in macchina. Poi, magari, capitava che si fosse a corto di soldi per comprare un disco o un CD, allora ce lo si faceva duplicare da un amico che ce l'aveva."

"Sì, ma che scomodo."

"Beh, rapportato a oggi sì, era più scomodo, ma era più serio, più vero, meno usa e getta. Ascoltare musica era come una specie di rito, aveva una sua "religiosità". E poi il fatto che per procurarsela fosse necessario fare a volte dei sacrifici (i dischi costavano) te la faceva apprezzare molto di più, sentivi che aveva più valore. E c'era anche più soddisfazione. Vuoi mettere quanto fosse più gratificante riuscire a comprare un album intero, portarlo a casa, togliere il cellophane dalla confezione, tirarlo fuori e metterlo sul piatto del giradischi, piuttosto che avere tutto e subito con un clic sullo smartphone?"

"Mah, sarà, comunque secondo me è molto meglio adesso."

"Mah, sarà, ma non ne sono così sicuro."

Il nemico vero

Si sa ma non si dice, e quando si dice si tende a minimizzare; in primo luogo perché, come diceva un noto personaggio politico alcuni anni fa, l'evasione fiscale vale 10 milioni di voti e quindi non la combatterà mai nessuno; in secondo luogo perché un certo tipo di propaganda, specie in questi ultimi anni, ci martella indicandoci i nemici (migranti, tasse, Europa, Merkel, ONG, stranieri ecc.) da cui dobbiamo guardarci, campagna accompagnata dal celeberrimo ritornello Prima gli italiani. È normale, quindi, che chi imposta una campagna perenne di questo tipo non possa indicare tra i nemici l'evasione fiscale, perché l'evasione fiscale è prodotta quasi esclusivamente dagli italiani e sarebbe troppo tafazziano.

Quanto vale l'evasione fiscale nel nostro paese? Vale circa 120 miliardi di euro ogni anno, risorse letteralmente rubate alla collettività. Alla collettività significa ad altri italiani. Italiani che rubano ad altri italiani. E chi evade sottrae risorse che servono per finanziare servizi di cui pure lui usufruisce. In pratica, non contribuisce a pagare servizi pubblici quali scuola, sicurezza, rifiuti, strade ecc. che pure lui utilizza. Sapete ad esempio quanto costa una craniotomia? 15.000 euro. Un by-pass coronarico 20.000, un ciclo annuale di chemioterapia 90.000. E questi soldi li sborsa lo Stato, non chi vi si sottopone, Stato che poi li prende dalle tasse che si pagano (e che moltissimi non pagano).

La sempre ottima Milena Gabanelli ha pubblicato un esaustivo (e triste) reportage in cui elenca voce per voce dove si annida l'evasione fiscale e tutto ciò che lo Stato potrebbe fare con quelle risorse per quanto riguarda il welfare, i servizi e quant'altro. Quando sentite Salvini e soci strillare contro i migranti che poi dobbiamo mantenere a nostre spese, dateci un'occhiata, giusto per capire dove si annida realmente il nemico.

La capsula spaziale e la disoccupazione

Credo sia abbastanza chiaro che l'onda travolgente delle proteste che stanno sconquassando gli USA in questi giorni non è nella sua interezza riferibile alla sacrosanta indignazione per l'uccisione di George Floyd, ma è animata anche da altro. E quell'altro va ricercato nei due mesi di lockdown causati dall'emergenza coronavirus, che hanno fatto lievitare la disoccupazione americana al 14,7%. In numeri reali significa che 36 milioni di americani hanno perso il lavoro. Milioni di disoccupati in più che vanno ad aggiungersi alla folta schiera di disoccupati "fisiologici", diciamo così, pre-pandemia.

Per trovare un dato peggiore di questo, relativamente alla disoccupazione negli USA, occorre andare indietro fino al famoso crollo di Wall Street del 1929, che aprì la strada al tragico periodo della Grande Depressione. Neppure la crisi dei subprime del 2007, da cui ebbe origine la crisi economica mondiale che investì tutto il globo, noi compresi, ebbe effetti sulla disoccupazione peggiori di quelli causati dalla pandemia (si fermò al 10%).

Davanti a questo scenario apocalittico dal punto di vista economico e sociale, da giorni non si fa che dedicare pagine e pagine al lancio della capsula SpaceX da Cape Canaveral, lancio a cui hanno assistito in diretta Donald Trump e il suo vice Mike Pence, entrambi ovviamente senza mascherina. "È incredibile", ha commentato Trump, che poi si è lanciato in una serie di acclamazioni del tipo "La nuova era delle ambizioni spaziali americane", "Una delle cose più importanti che abbiamo mai fatto", "Coraggioso e trionfante ritorno americano tra le stelle" e via di questo passo.

Così, istintivamente, mi è venuta in mente la ormai celeberrima scena cinematografica delle danze sul Titanic mentre questo affondava.

sabato 30 maggio 2020

I 90 di Clint

Sono sempre stato dell'idea che sia meglio campare poco ma bene piuttosto che molto e male, e ricordo che una volta Umberto Galimberti disse che la tecnica e la scienza medica, oggi, non servono tanto ad allungare la vita quanto semmai ad allungare la vecchiaia. Comunque sia, ad arrivare a 90 anni come ci è arrivato Clint Eastwood ci metterei la firma.

Casapound e Gilet arancioni

Le due manifestazioni in corso oggi a Milano (Gilet arancioni) e a Roma (Casapound e soci) non sono da prendere sottogamba, relegandole sbrigativamente a un raduno di ignoranti e negazionisti del covid-19. Molti di quelli che manifestano sono infatti persone che sono da mesi senza stipendio e prive di ogni altro ammortizzatore sociale, e la storia insegna che l'estrema destra e in generale i movimenti più sovversivi e radicali sono bravissimi a intercettare la disperazione. Specie in un paese come il nostro, dove la sinistra, o ciò che ne restava, è da tempo definitivamente sparita dai radar. Occhio.

George Floyd e l'omicidio involontario

Alla fine, il poliziotto implicato nella morte di George Floyd è stato arrestato e incriminato dal procuratore di Minneapolis per omicidio di terzo grado. L'omicidio di terzo grado, nell'ordinamento penale del Minnesota, si configura quando, "senza intenzione di uccidere, si provoca la morte di un’altra persona compiendo un’azione crudele e molto pericolosa per gli altri, mostrando di non avere riguardo per la vita umana."

La famiglia della vittima aveva chiesto l'incriminazione per omicidio volontario (primo grado), ma l'avvocato che la assiste ha dichiarato che l'accusa non avrebbe retto in tribunale perché si sarebbe dovuto dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che il poliziotto aveva realmente l'intenzione di uccidere George Floyd, ad esempio estraendo la pistola e sparandogli a sangue freddo. In più, l'autopsia ha dimostrato che la vittima soffriva di patologie pregresse e già prima della tragedia aveva lamentato difficoltà respiratorie.

In sostanza, per la legge di quello stato la violenza del poliziotto sull'uomo è stata una delle cause che ha contribuito al verificarsi del suo decesso, ma non quella determinante. Questo, naturalmente, sminuisce solo in parte la sua responsabilità, tanto è vero che, qualora l'accusa di omicidio di terzo grado venisse provata, il poliziotto rischierebbe fino a 25 anni di carcere.

Ho provato a guardare il video integrale dell'intervento della polizia, che dura poco più di una decina di minuti, ma dopo tre minuti ho smesso perché mi ha dato fastidio, e ho pensato come in certi casi il confine che delimita la volontarietà di un'azione dalla sua involontarietà sia talmente sottile da apparire difficilmente individuabile. Il poliziotto ha tenuto per dieci minuti il suo ginocchio sul collo dell'uomo (disarmato, oltretutto) e ha continuato a esercitare la pressione del peso del suo corpo non solo quando questi gli ha detto a voce, più volte, di non riuscire a respirare, ma anche quando era ormai esanime a terra.

Già è difficilmente comprensibile come l'agente non abbia allentato la pressione quando George Floyd (già ammanettato, tra l'altro) gli diceva di non riuscire a respirare, ma il fatto che abbia continuato imperterrito a tenerlo bloccato per tutti i lunghissimi minuti in cui il poveretto era ormai privo di coscienza come si concilia con la non intenzionalità di uccidere prevista nell'omicidio di terzo grado? Ecco perché dicevo che il confine che separa la volontarietà di un'azione dalla sua involontarietà è talmente sottile da essere a volte difficilmente individuabile. E io, in questo caso, fatico a vederla.

mercoledì 27 maggio 2020

Recovery fund

Come dice Enrico Letta, oggi è una di quelle giornate in cui Salvini scruta l'orizzonte in cerca di una barca di disperati che si avvicini alle nostre coste.

lunedì 25 maggio 2020

Biblioteca e bar

Oltre a svariate attività commerciali, tra cui naturalmente i bar, la fase due ha permesso la riapertura delle biblioteche, luoghi notoriamente a me molto cari. La differenza consiste nel fatto che mentre i bar sono aperti nell'accezione più ampia del termine, nel senso che ci si può fiondare dentro in massa e anzi più si è più il gestore è contento, la biblioteca si presenta tipo Fort Knox: telecamera all'ingresso, porta scorrevole rigorosamente chiusa e apribile solo dall'interno previa premitura del campanello esterno, ingresso contingentatissimo (uno alla volta e non si sgarra). Uno delle tante situazioni che declinano oggi ciò che il tanto vituperato Marx predisse un secolo e mezzo fa.

L'assistente civico

L'assistente civico, la figura immaginata dal governo con la funzione di cercare di far rispettare la distanza fisica tra le persone nei luoghi pubblici, salvo poche eccezioni è stata accolta con sarcasmo e ilarità dal tribunale dei social, quel sarcasmo a prescindere un po' infantile tipico di chi deve dire qualcosa a qualsiasi costo. 

Il buon Mantellini, in questo post sul suo blog, racconta come in altri posti, in questo caso la perfida Albione, tale figura esista e funzioni. Ovviamente con lo spirito collaborativo e l'intelligenza della popolazione, requisiti la cui dubbia esistenza, qui da noi, potrebbero pregiudicare la buona riuscita del progetto.

domenica 24 maggio 2020

Al Bano e i dinosauri

Dice Al Bano che l'uomo è stato capace di distruggere i dinosauri e quindi sconfiggerà anche il Covid-19. Nel mio piccolo, consiglio ad Al Bano la lettura di un paio di libri molto istruttivi. Uno è La straordinaria storia della vita sulla Terra, di Piero e Alberto Angela; l'altro è Sapiens, da animali a dèi, del professor Yuval Noah Harari. Così, giusto per schiarirsi un po' le idee relativamente alla distanza temporale che separa i dinosauri dalla comparsa dei nostri primi antenati.

Gallera e i contagi

Difficile commentare ciò che ha detto ieri Gallera. Istintivamente, quando sento corbellerie di questo genere, prima di inveire provo a cercare eventuali attenuanti. Non so, un lapsus, un errore, una frase infelice uscita in un momento di stress o tensione. In questo caso non ne ho trovata nessuna: Gallera ha detto quella stupidaggine per pura ignoranza. Cioè, per capirci, l'assessore alla sanità della regione che a livello mondiale, neppure nazionale, è stata più duramente colpita dal coronavirus, a tre mesi dallo scoppio dell'epidemia non conosce l'ABC del meccanismo con cui si propaga il contagio. Mi chiedo: in quale altro paese del globo terracqueo uno così non sarebbe stato mandato via cinque minuti dopo? Boh, non so, sarà che ormai ci siamo talmente abituati a digerire tutto che nulla più ci tocca.

sabato 23 maggio 2020

Shining

Quarant'anni fa uscì nelle sale cinematografiche uno dei film più universalmente noti di Stanley Kubrick: Shining. Quelli de Il Post per l'occasione hanno pubblicato un esaustivo articolo in cui, con dovizia di particolari, si spiega perché Kubrick scelse quel romanzo di Stephen King dopo averne scartati molti di altri autori; perché scelse quel cast (sarebbe stato lo stesso film se Jack Torrance fosse stato interpretato da Robin Williams o Rober De Niro?); perché dei 300 chilometri di pellicola riempita, nei cinema ne finì appena un centesimo. E qui la risposta è semplice: perché altrimenti non sarebbe stato Stanley Kubrick.

Mother

L'isolamento sociale ha, tra le poche cose positive, spinto molti musicisti a realizzare jam session virtuali tramite internet. Una delle più emozionanti che mi sia capitato di ascoltare (e vedere) è questa versione di Mother di quel genio in terra che risponde al nome di Roger Waters.

venerdì 22 maggio 2020

Grandi statisti

Non mi sorprende che la signora Meloni, nell'anniversario della morte di Giorgio Almirante, ne faccia un'apologia descrivendolo come un grande statista. Non mi sorprende per almeno due motivi. Il primo è che lei, politicamente, proviene da quella cultura lì; il secondo è che può contare sul fatto che la storia non la studia più nessuno, oggi, o quasi nessuno, e se la storia non si conosce, come si fa a obiettare qualcosa? Si prende per buono ciò che viene raccontato e chiusa lì.

giovedì 21 maggio 2020

il MES spiegato ai semplici

Dice Salvini, noto luminare in economia, che "la soluzione non è il MES ma i Buoni del tesoro italiani comprati dagli italiani." Ok, facciamo due conti. Il MES sono 35 miliardi di euro (2% del PIL), elargiti dall'Europa, che lo Stato dovrà restituire in dieci anni a un tasso dello 0,1%. Ci siamo? Bene. I BTP di cui parla Salvini hanno invece un ammontare di 20 miliardi a un tasso dell'1,4% in cinque anni. Se la matematica ha ancora un senso, allo Stato italiano conviene rimborsare i soldi del MES o i BTP? Si fanno due conti e ci si arriva. Con un po' di impegno ce la potrebbero fare pure Salvini e la Meloni. Ma poi, scusate, trovatemi voi chi mi faccia un prestito allo 0,1% di interesse. Ma no, non va bene, perché poi se accettiamo i soldi del MES arriva la troika e sono cazzi. Bene, se non siete tra i creduloni che abboccano a ogni stupidaggine che dice il felpato, sappiate che non arriva nessuna troika, e non perché lo dico io, ma perché è nero su bianco negli accordi che hanno definito i dettagli del MES, e si possono leggere qui. L'unico obbligo che avremmo se accettassimo quei fondi sarebbe quello di spendere quei soldi nella sanità, e nello specifico per le spese dirette e indirette al contrasto del coronavirus. Non ci sono altri obblighi né, tanto meno, si prefigura all'orizzonte lo spettro delle fauci della troika, che il duetto Salvini-Meloni dipinge come il babau con cui i fratelli maggiori ci terrorizzavano quando eravamo piccoli.

Oltre al MES, si parla molto in questi giorni del cosiddetto "bazooka" messo in campo con l'accordo di Francia e Germania, accordo attraverso il quale vengono stanziati 500 miliardi a fondo perduto, generati con l'emissione di bond europei, per aiutare i paesi dell'eurozona più colpiti dall'emergenza pandemia (dettagli qui). All'Italia, secondo gli accordi, spetterebbero circa 100 miliardi. Va bene? No, non va bene neppure questo. Il perché lo spiega l'altra luminare in economia che si affianca a Salvini, la signora Meloni, e lo fa con un tweet che riporto pari pari perché è un capolavoro: "Surreale si stia discutendo di ciò che hanno deciso Germania e Francia col trattato di Aquisgrana che nulla ha a che fare con l’Europa, ma è accordo per una sorta di “super-Stato” dentro l’UE che si muove non per beneficienza ma per interesse dei due Paesi." Chiaro, il senso, no? Per me no. 

L'unica cosa chiara, in tutta questa faccenda, è che l'Europa sta dando la possibilità agli Stati più in difficoltà di ricevere aiuti economici praticamente a fondo perduto e i sovranisti storcono il naso, accampando pretesti puramente ideologici e privi di qualsiasi fondamento reale. Perché lo fanno? Io ho una mia idea. Credo lo facciano perché un'Europa troppo benevola nei nostri confronti potrebbe cancellare quell'aura di "nemico" che in tutti questi anni i sovranisti hanno cercato di creare; spesso, per onestà intellettuale va detto, con ottime ragioni. Un'Europa troppo benevola è un nemico in meno da poter utilizzare per tornaconto politico. Già l'immigrazione non è più politicamente spendibile come una volta, in tempi di coronavirus; se togliamo anche l'Europa, la lista dei nemici da dare in pasto ai seguaci si assottiglia pericolosamente; poi bisogna trovarne altri. A proposito di nemici, una volta il grande Umberto Eco disse: "Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria", aforisma inserito nelle note di un suo saggio, di cui consiglio caldamente la lettura, intitolato appunto Costruire il nemico e altri scritti occasionali

I sovranisti di oggi, pur con le dovute differenze, ricordano un po' quelli appartenenti ai partiti del cosiddetto Fronte popolare, che nell'immediato dopoguerra, in un'Italia ridotta in macerie, si opponevano strenuamente agli aiuti americani per la ricostruzione inseriti nel cosiddetto Piano Marshall, e lo facevano per ragioni esclusivamente ideologiche totalmente prive di ancoraggi alla realtà. Gli oppositori di questi ebbero buon gioco a bollarli come anti-italiani, in quanto le loro posizioni erano platealmente in contrasto con le immediate ed evidenti esigenze del paese. C'è da sperare che la cosa si ripeta e che ci si renda conto, una volta per tutte, che a chi strilla ogni giorno "prima gli italiani", in realtà di questi ultimi non importa nulla.

mercoledì 20 maggio 2020

Libri che innamorano

Coi libri di José Saramago mi sono innamorato di Lisbona, anche se non ci sono mai stato. Coi libri di Stephen King mi sono innamorato del New England, e anche lì non ci sono mai stato. Coi libri di Jean-Claude Izzo mi sto innamorando di Marsiglia, e magari lì prima o poi ci andrò. I libri hanno anche questo di bello: ti fanno innamorare di posti in cui magari non sei mai stato ma che con l'immaginazione è come se ci fossi stato.

Wojtyla e le dittature meno pericolose

Chi conosce un po' di storia europea del Novecento, sa sicuramente che Karol Wojtyla è stato il pontefice che con più ostinazione ha combattuto il comunismo, guerra giustificata anche dal fatto di essere nato, nel 1920, in una Polonia sotto il giogo di una feroce dittatura comunista, dittatura che pur a fasi più o meno intense si protrarrà fino a metà degli anni '80 del secolo scorso e che conoscerà il suo epilogo a partire dall'arrivo di Lech Wałęsa e il sindacato Solidarność fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989.

L'atteggiamento ostile e intransigente di Wojtyla nei confronti del comunismo dell'est si è però sempre accompagnato a un atteggiamento molto più indulgente e tollerante verso le dittature fasciste dell'ovest, specie quelle dell'America latina. Chi non è più giovanissimo ricorderà ad esempio l'amichevole incontro pubblico, in Cile, nel 1987, col dittatore cileno Augusto Pinochet, responsabile dell'instaurazione di una delle più feroci dittature del Sudamerica.

Ho sempre pensato che l'indulgenza e il sostegno di Wojtyla verso queste dittature avessero un proprio senso lette in chiave di opposizione al comunismo, niente di più. E invece c'è di più.

In questi giorni sto leggendo Michail Gorbačëv, dello storico Adriano Roccucci, un saggio che racconta la storia della caduta dell'URSS e del regime comunista sovietico col contributo determinante del padre della perestrojka e della glasnost. Un capitolo è dedicato naturalmente ai rapporti tra l'ex presidente russo e il pontefice, rapporti molto cordiali dopo decenni di gelo assoluto tra Vaticano e URSS, e in questo passaggio l'autore spiega perché Wojtyla abbia sempre avuto molta più tolleranza verso i regimi dell'ovest rispetto a quelli dell'est.


Giovanni Paolo II, in pratica, non faceva di ogni erba un fascio ma distingueva tra dittature personali e istituzionali, distinzione che lo portava a pensare che le prime fossero migliori delle seconde, da qui il suo sostegno a queste ultime. Poi, a dire il vero, che fossero più convertibili mi sembra un assunto abbastanza al di fuori della realtà; non mi risulta, infatti, che i diciassette anni di feroce dittatura militare di Pinochet siano terminati per intervento del papa. Tutt'altro. A mio modestissimo parere si tratta della classica questione di lana caprina, che sa tanto di pretesto per giustificare la sua "simpatia" verso queste ultime. Ma, ripeto, è un mio pensiero, nulla di più.

Al di fuori dei fatti storici, mi sono sempre chiesto perché, Wojtyla a parte, la Chiesa in generale si sia sempre scagliata contro il comunismo e non abbia mai proferito parola ad esempio contro l'edonismo americano. Dal punto di vista della filosofia, infatti, qual è delle due situazioni quella più assimilabile ai valori di solidarietà e umanità di cui è portatrice la Chiesa? Forse il comunismo, ma magari è una mia impressione.

lunedì 18 maggio 2020

FCA e il prestito

A dire il vero, non ho capito granché relativamente alla vicenda FCA. Da perfetto profano in materia mi sembra che le ragioni di chi è favorevole a che le venga concesso il prestito da Banca Intesa con lo Stato come garante siano sostanzialmente paritarie rispetto alle ragioni dei contrari. 

Al di là di questo, ciò che mi auguro è che gli indignati in ragione del fatto che FCA chiede aiuto finanziario allo stato italiano pur avendo la sede fiscale in Inghilterra, siano integerrimi contribuenti, altrimenti perdono ogni diritto a indignarsi.

E comunque, alla fine, paritarie sì, le ragioni, ma le argomentazioni di Calenda perché FCA si arrangi mi sembrano epistemologicamente solide.

"Barba o capelli?"

"Osvaldo!"

domenica 17 maggio 2020

#contedimettiti

Ogni tanto sui social esce fuori l'hashtag #contedimettiti, che aggrega la marea di scontenti che vorrebbero che il Presidente del consiglio in carica se ne andasse. Ma il numero dei politici che ciclicamente vengono presi di mira dall'esercito dei critici da tastiera è molto composito e varia a seconda dei protagonisti del momento. In questo periodo vanno forte Conte, Meloni, Salvini ecc., in passato Renzi, Monti, Fornero, Letta e chi più ne ha più ne metta. È il modo di esprimere il dissenso, ma anche l'assenso, al tempo di internet. Una volta si andava in piazza, oggi lo si fa dalla tastiera. I tempi cambiano continuamente.

La differenza rispetto a una volta, forse, sta nel fatto che siccome senza internet si era privi della possibilità di scrivere impulsivamente e senza bisogno di documentarsi qualsiasi sciocchezza passasse per la mente, prima di andare in piazza ci si informava un po'. Ricordo ad esempio che quando frequentavo le superiori io, c'era un Ministro della pubblica istruzione che si chiamava Franca  Falcucci, la quale aveva partorito una riforma della scuola che a noi studenti non stava bene. Quindi, ogni tanto, docenti e studenti assieme si scioperava e si andava in piazza, anche se buona parte delle volte lo sciopero era poco più di un buon pretesto per "bucare" le lezioni.

C'era però una informazione relativamente a ciò per cui si scioperava. Nelle classi giravano, ricordo, volantini esplicativi coi punti controversi della riforma Falcucci, e ciò comportava che si andasse in piazza a scioperare avendo perlomeno una infarinatura sui motivi per cui lo si faceva. Oggi, invece, uno come Salvini può organizzare una manifestazione a Roma, il due giugno, contro il decreto da 55 miliardi varato dal governo per affrontare l'emergenza cortonavirus pur ammettendo di non averne letto neppure una riga. Tutti in piazza! A fare che? Boh, intanto andiamo, poi si vedrà.

C'è oggi questa sorta di sciatteria collettiva, di mancanza di voglia o capacità di approfondire, dove la politica viene intesa come competizione e giocata quasi esclusivamente sul filo dell'appartenenza ideologica e della simpatia o antipatia per o contro qualcuno. Non si conosce per cosa si protesta ma si protesta, e i social non hanno fatto altro che agevolare e ingrossare questa tendenza.

Da ciò consegue che se al posto di Giuseppe Conte ci fosse stato un altro a dirigere il paese in questa emergenza sanitaria, in quell'hashtag ci sarebbe finito lui. È matematico, e per certi versi inevitabile, per i motivi di cui sopra. Poi, certo, non è si vuole generalizzare, è pacifico infatti come molti critichino l'operato del governo a ragion veduta e sulla base dei propri problemi che Conte non ha saputo risolvere, ma dubito fortemente che siano la maggior parte.

Per quanto mi riguarda, io non so dire se Conte si debba dimettere oppure no e se, in generale, il governo abbia affrontato l'emergenza in maniera buona o cattiva, perché una valutazione in questo senso la potrei elaborare solo raffrontando il suo operato a quello di un eventuale altro esecutivo, cosa che, come è logico, non è possibile fare. In linea generale penso che questo governo abbia gestito la pandemia facendo un sacco di errori, a livello comunicativo, organizzativo, previsionale, ma gli riconosco di essersi mosso sul filo di una prudenza che a molti è parsa esagerata, ad altri, me compreso, è sembrata saggia. Diciamo che, al di là degli innegabili errori fatti (non va dimenticato che ci troviamo di fronte a una emergenza mai vista prima), riconosco a Conte di avere avuto una visione del futuro.

Avrebbe potuto essere più spavaldo, più improvvido, certo. Se in pieno lockdown avesse ad esempio dato retta a chi voleva riaprire tutto e subito, oggi sarebbe al 90% di consenso, ma probabilmente avremmo il sistema sanitario collassato e un conteggio di contagiati e deceduti decuplicato rispetto a quello di fronte a cui ci troviamo ora. E se questa pandemia, numeri alla mano, si può sostanzialmente definire sotto controllo, almeno allo stato attuale, e se si può provare a tornare a una relativa normalità riaprendo le attività economiche finore rimaste chiuse, lo si può fare grazie a quella prudenza di cui sopra e alle misure dure messe in campo per arginare il contagio.

Questo, sostanzialmente, è il merito che riconosco a Conte, quello di non essersi limitato a lavorare sulla contingenza ma sul futuro, che nello specifico è aver fatto di tutto per impedire che a fine estate ci si debba ritrovare con un altro, disastroso, lockdown, dal quale sarebbe impossibile, questa volta sì, risollevarsi.

Questo per ciò che concerne il coronavirus. Per quanto riguarda il governo in generale, come ho già scritto in passato lo ritengo un esecutivo né migliore né peggiore di altri, diciamo in linea con la mediocrità che ha contraddistinto gli esecutivi degli ultimi venti/venticinque anni. D'altra parte, se si mette agli Interni (Conte uno) un povero ignorante totalmente a digiuno di demografia, economia, sociale, privo delle elementari basi conoscitive di come funzioni il mondo e che ha come unica stella polare il consenso, capite anche voi che non si va lontano.

Se a questo si aggiunge (Conte due) che le redini del Ministero degli esteri vengono date in mano a un ragazzotto di trent'anni senza alcuna istruzione, con un passato da bibitaro e webdesigner che non sa una parola di inglese, vuol dire che si è già deciso in partenza che non si vuol fare politca, ma qualcos'altro.

sabato 16 maggio 2020

Verità di fede

Quand'ero giovane e, prima di ravvedermi, frequentavo la parrocchia, ogni tanto andavo all'incontro del venerdì sera, dove don Natale spiegava a chi partecipava le letture dell'imminente domenica. Terminato l'incontro "ufficiale", diciamo così, prima di levare le tende ci si lasciava andare a qualche minuto di chiacchiere a ruota libera. Ricordo che una volta uno dei partecipanti, tra le varie chiacchiere, disse al don più o meno così: "Certo che se poi di là non c'è niente..." Non ricordo di preciso come venne il discorso, ma ricordo la risposta (seria) del don: "Eh, se di là non c'è niente prendiamo una bella fregatura." 

Io, all'epoca ancora imberbe giovinetto, ricordo che rimasi sorpreso da quella risposta. Come poteva un prete avere dubbi su questo? mi chiedevo. Poi, col tempo, ho capito che la sua fede era autentica, ed era autentica appunto perché aveva dei dubbi. I veri credenti, infatti, non sono quelli che parlano di "verità di fede", come si sente spessissimo dire, ma sono quelli che dubitano. La verità e la fede sono due cose diversissime tra loro e certamente non compatibili. La verità ha un proprio statuto, la fede un altro.

Perché questo discorso? Mi è venuto in mente l'episodio raccontato sopra ascoltando la conferenza di Umberto Galimberti che vi linko qui di seguito. Ovviamente non occorre ascoltarla tutta, anche se è interessantissima, ma se avete dieci minuti di tempo, a partire dal minuto 1:17:00 circa il noto filosofo spiega perché, come del resto dicevano sia san Paolo che Tommaso D'Acquino, ma anche altri, il vero credente è chi ha dubbi, non certezze. E il mio parroco era certamente credente. 

La conferenza è qui (min. 1:17:00 ca.).

martedì 12 maggio 2020

Le ragioni dell'odio

Avevo messo in conto che il ritorno in Italia di Silvia Romano, libera, avrebbe dato la stura a un fiume in piena di stupidità, ignoranza, livore e odio, ma sinceramente non mi aspettavo che avesse queste dimensioni. È dai tempi del sequestro di Simona Pari e Simona Turretta in Iraq che non si vedeva tanto astio, con la differenza che allora, era il 2004, non essendoci ancora i social, questo odio e questo livore venivano sfogati nei bar dopo essere stati propalati dal giornalame di destra e dal tg4 di Emilio Fede, e quindi, tutto sommato, aveva una potenza di fuoco minore rispetto a quanto accade oggi.

Mi sono domandato il motivo e ho provato a darmi alcune risposte, che non sono naturalmente la verità ma solamente ciò che penso io. Credo che, tra le tante, la causa principale risieda nel fatto che si tratta di una donna. Se al posto di Silvia ci fosse stato un uomo, un ragazzo, si sarebbe scatenato questo fiume di odio? Io penso di no. Silvia è laureata, colta, istruita, e ha avuto la sfrontatezza, imperdonabile, oggi, in un paese in cui più del 70% degli uomini pensa che la donna debba restare dietri i fornelli e sfornare figli, ha avuto la sfrontatezza, dicevo, di fare ciò che si sentiva di fare, di andare fuori dagli schemi. Io non penso che la sua decisione di mollare tutto e andare per un certo periodo in un poverissimo villaggio africano a prestare la sua opera in un orfanotrofio non abbia generato, nei suoi conoscenti o familiari, timori, dubbi o perplessità. E penso che pure lei li abbia avuti, questi dubbi e queste perplessità. Ma ci è andata lo stesso, perché quando senti che ci devi andare, ci vai e basta.

Perché ci è andata lo stesso? Perché a vent'anni si è idealisti, un idealismo ingenuo magari, non organizzato, non strutturato, ma forte, vivo, vero, che all'atto pratico si traduce nella voglia di cambiare il mondo. C'è qualcuno tra i miei trentadue lettori che a vent'anni non voleva cambiare il mondo? Ecco, io penso che Silvia sia andata là perché nel suo piccolo ci voleva provare. E si è data da fare, non è stata tanto lì a menarsela, pur consapevole degli eventuali rischi a cui poteva andare incontro. E sapete una cosa? È questo ciò che ha mandato in bestia l'esercito di leoni da tastiera e la nutrita mandria di vegliardi scemi alla Feltri, gli uni e gli altri accomunati dalla rabbia nei confronti di chi, oggi, vuole ancora cambiare il mondo.

Un filosofo francese, Gilles Deleuze, diceva che il desiderio è potenzialmente rivoluzionario, e il desiderio non si accontenta dello status quo, lo vuole cambiare, lo status quo può interessare giusto a Vittorio Feltri o a Vittorio Sgarbi, non a un giovane di vent'anni. E questo a Feltri e Sgarbi dà fastidio. Fateci caso: gli odiatori, da tastiera o da giornali che siano, che oggi ricoprono di insulti Silvia Romano, ieri ricoprivano di insulti Carola Rackete, Samantha Cristoforetti, Laura Boldrini e altre, tutte donne che hanno in comune l'attivismo, la passione per la politica, per la scienza, lontanissime dallo stereotipo del focolare e della donnina tranquilla che sta buona lì e non si agita tanto.

Questa, in definitiva, penso sia la causa principale del fiume in piena di odio riversato su Silvia Romano. Causa che naturalmente è difficile da ammettere, e così, a mo' di giustificazione, si tira in ballo il riscatto, la conversione, il se l'è cercata, il vestito indossato e la lunga fila di stupidaggini a cui si aggrappa chi non ha più desideri né ideali.

domenica 10 maggio 2020

Quanto hanno pagato?

Com'era prevedibile, il rilievo maggiore che una certa parte politica, sempre la solita, e giornalistica ha tributato alla liberazione di Silvia Romano, ha a che fare non con la bellezza della notizia in sé, ma col riscatto. "Quanto hanno pagato?" si chiede ad esempio Libero in prima pagina. E a seguire, sulla stessa falsa riga, tutti gli altri. Poi, naturalmente, da lì al se l'è cercata il passo è breve, basta leggere i relativi commenti agli articoli.

Naturalmente, l'estensore della domanda più idiota del mondo, cioè l'entità del riscatto pagato dal governo italiano ai rapitori, si guarderebbe bene dal porre la stessa domanda nel caso in cui nelle grinfie dei rapitori fosse caduto un suo caro affetto, ma, si sa, essere polemici coi drammi degli altri è ormai diventato lo sport nazionale di questo disgraziato paese.

Sarebbe interessante sapere, in aggiunta, se chi storce il muso per i quattro milioni di euro che si vocifera il governo abbia pagato per il rilascio di Silvia, lo storca in altrettanto veemente maniera per i 26 miliardi (1,43% del PIL) che l'Italia tirerà fuori quest'anno per le spese militari. No, perché è indubbio che se pagare quattro milioni per liberare una volontaria di un'associazione umanitaria impiegata in un orfanotrofio di un poverissimo paese africano procura indignazione, a maggiore ragione ne procurerà pagarne 6.500 volte tanto per gli armamenti. O almeno dovrebbe essere così.

Per quanto riguarda il discorso del se l'è cercata, perché andare in quei posti là si sa che è pericoloso, non vale neppure la pena spendere tempo e parole per replicare, dal momento che viaggia sullo stesso assunto per cui uno stupro perpetrato a una donna appariscente, magari con una attillata minigonna... insomma, sapete com'è, un po' se l'è cercata, l'archetipo del ragionamento stupido che porta senza troppi giri alla colpevolizzazione della vittima. Ecco, siamo a questi livelli qua. Bassi, bassissimi livelli. Per fortuna esiste una parte sana di questo paese che, rispetto a quella malata, gioisce per la liberazione di Silvia senza se e senza ma.

venerdì 8 maggio 2020

Vent'anni di Iloveyou

Il sempre attento Paolo Attivissimo segnala, in questo bell'articolo sul suo blog, la ricorrenza dell'attacco informatico chiamato Iloveyou, dal titolo di una mail truffaldina che esattamente vent'anni fa fece disastri in mezzo mondo. Mentre leggevo il post di Paolo pensavo che nel 2000, quando esplose Iloveyou, io non ero ancora informatizzato, se così si può dire, cioè non avevo ancora messo le mani su un pc.

Il primo lo acquistai un anno dopo, nel 2001; Windows 2000 era appena stato collocato in pensione e i pc nuovi venivano venduti con preinstallato Windows Xp, uno dei più longevi (e bacati) sistemi operativi di tutta la storia dell'informatica, tanto che una certa quota di utenza lo utilizza ancora oggi nonostante Microsoft abbia interrotto ormai da anni il rilascio degli aggiornamenti.

Quel pc fisso, che assemblai con l'aiuto di un amico in quanto io ero totalmente a digiuno di collegamenti, aveva, ricordo, 512 MB di RAM e un disco fisso da ben 40 GB, due parametri che oggi fanno quasi sorridere ma che all'epoca facevano del mio pc l'equivalente informatico di una Ferrari. Niente prese usb, mi pare, ma un bel lettore di floppy disk, oggi pura archeologia informatica. Credo ci fosse nella dotazione anche un masterizzatore di cd, ma non sono sicuro.

Di adsl, all'epoca, neppure a parlarne, in quanto la mia zona sarebbe stata coperta solo nel 2007. Con cosa navigavo, quindi, all'epoca? Sfruttando la linea del telefono fisso alla velocità di 56K (se non sapete cosa sia, qui trovate un'ottima spiegazione), e utilizzando una specie di router preistorico (in realtà era un modem analogico) che permetteva una navigazione lentissima convertendo il segnale della linea telefonica fissa da analogico a digitale e viceversa.

All'epoca non esistevano tariffe flat come siamo abituati ora, e quindi navigare aveva un costo notevole, un po' come telefonare, senza contare che con la navigazione a 56K il pc non era perennemente collegato alla rete, come succede ora con l'adsl, ma ogni volta che si voleva utilizzare internet bisognava collegarsi e poi, una volta terminata la navigazione, scollegarsi. Naturalmente, quando il modem era collegato alla rete il telefono diventava muto, cosa questa che è stata all'origine di non poche litigate con mia moglie (all'epoca i cellulari erano ancora lontani), e vabbe'. Ah, volete sentire il suono caratteristico di un modem a 56K che si collegava a internet? Eccolo qui. Ecco, quando mia moglie sentiva questa sequenza di suoni gracchianti e incomprensibili cominciava ad alzare gli occhi al cielo.

Scampai Iloveyou perché, come detto, misi le mani sul mio primo pc un anno dopo la sua deflagrazione, quando già gli antivirus lo riconoscevano perfettamente e lo neutralizzavano. Feci comunque una discreta collezione di altri virus, di tutte le tipologie, finché un giorno mi stancai e abbandonai Windows per passare a Linux, passaggio pieno di difficoltà, allora - oggi la maggior parte dei sistemi operativi Linux è estremamente user-friendly, forse addirittura più dei vari Windows - che attuai grazie all'aiuto di Maurizio Antonelli, che con una pazienza da premio Nobel mi supportò ad ogni mia difficoltà.

Era finito l'incubo dei virus, finalmente (gli eseguibili .exe non giravano su Linux), e potei dire addio ad antivirus, antidialer, antispyware e quant'altro, navigando in tutta tranquillità. Inutile dire che, da allora, non ho più abbandonato i sistemi operativi del pinguino.

Perché questo excursus storico-informatico originato da Iloveyou? Mah. Forse perché, per dirla alla De Gregori, "vent'anni [passati] sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più." Sì, sarà per questo.

giovedì 7 maggio 2020

Quanto costano le mascherine?

Due settimane fa avevo prenotato telefonicamente, presso la farmacia vicina a casa, cinque mascherine, quelle di tipo chirurgico. Prezzo (due settimane fa): 2,50 euro l'una. Un po' care, avevo pensato lì per lì, ma d'altra parte mi servivano, per cui... Ero rimasto d'accordo con la farmacista che mi avrebbe contattato lei non appena fossero arrivate. Bene.

Ieri, non avendo ancora avuto notizie delle suddette mascherine e non risultando raggiungibile telefonicamente la farmacia, sono andato di persona. Una volta dentro, la farmacista mi dice, con aria contrita, che le mascherine pronte per essere consegnate a chi ne aveva fatto richiesta non sono più disponibili. Motivo: sono stati sequestrati tutti i lotti perché non a norma. Questa la generica spiegazione. L'accordo telefonico rimane comunque valido: non appena arriveranno altre mascherine, mi contatterà.

Oggi, in maniera del tutto casuale, scopro che il negozio di alimentari sotto casa mia ha in vendita le mascherine chirurgiche a 65 centesimi ognuna. Resto sorpreso e alla mia richiesta di spiegazioni l'addetta mi dice che sono i prezzi calmierati imposti dal governo: 50 centesimi al pezzo più IVA. 

Perché allora la farmacia le vende a 2,50 euro? Faccio un'ipotesi. Forse la farmacia aveva acquistato i lotti prima che il governo imponesse i prezzi calmierati al pubblico, e probabilmente la farmacista stessa aveva pagato al grossista un prezzo superiore a quello a cui avrebbe poi dovuto venderle ai clienti (0,50 euro più IVA), per cui anziché guadagnarci, con la vendita al prezzo calmierato ci avrebbe rimesso, e quindi ha preferito restituire tutto al grossista, o forse non comprarle affatto. Ma è solo un'ipotesi.

Comunque sia, googlando un po' ho scoperto che, ancora alla data di ieri, in ogni parte d'Italia ognuno, per quanto riguarda i prezzi, fa come gli pare, una specie di giungla che si muove all'interno di una forbice che, a seconda delle zone, va da un minimo di pochi centesimi a un massimo di svariati euro, in alcuni posti anche sette o otto al pezzo.

Un classico italiano, insomma.

mercoledì 6 maggio 2020

Lezione sull'infinito e sui suoi paradossi

Se siete appassionati di matematica, fisica, infinito e relativi paradossi, prendetevi un quarto d'ora e gustatevi questa lezione del sempre grande professor Piergiorgio Odifreddi.

martedì 5 maggio 2020

Trump, il coronavirus e il laboratorio

Tra la marea di stupidaggini dette in quest'ultimo periodo da Trump c'è quella in cui afferma di avere le prove che il coronavirus sia stato creato artificialmente in un laboratorio cinese. Naturalmente, delle suddette prove non c'è traccia da nessuna parte, ma sapete com'è, tutto fa brodo pur di cercare di sviare l'attenzione dal fatto che l'America è attualmente in ginocchio di fronte alla pandemia, pandemia inizialmente sottovalutata in maniera anche un po' strafottente dallo stesso Trump.

Che il covid-19 sia un virus del tutto naturale, che è saltato all'uomo dagli animali dopo una mutazione autonoma, lo affermano convintamente la comunità scientifica tutta, i vertici dell'OMS e lo stesso Anthony Fauci, uno dei massimi virologi americani non a caso messo da Trump a capo della task force anti-pandemia negli USA. Se tutto questo non bastasse, uno dei maggiori scienziati italiani, il professor Fabrizio Pregliasco, in questa dettagliata intervista spiega scientificamente perché è impossibile che il virus sia stato manipolato artificialmente.

Con buona pace di Trump, quello che aveva proposto di tentare di sconfiggere il coronavirus iniettando disinfettante nei polmoni delle persone malate.

Karl Marx


Duecentodue anni fa nasceva Karl Marx, nell'immaginario collettivo sbrigativamente catalogato come un comunista della peggior risma. Questo, naturalmente, da parte di chi si trova al livello dei commentatori del Giornale o di Libero. Chi ne sa un po' di più, invece, ed è scevro dalla visione ottusa della partigianeria politica, sa perfettamente l'importanza del grande pensatore, filosofo, sociologo, politico ed economista tedesco, il quale, centocinquant'anni fa, predisse ciò che in campo economico sarebbe successo e che oggi è sotto gli occhi di tutti. Marx il comunista, talmente comunista che i primi a mettere in pratica i suoi insegnamenti furono gli americani, i quali avevano capito che aveva ragione quando diceva che l'operaio va trattato bene se si vogliono evitare scioperi, rimostranze, casini ecc. Ce ne fossero, oggi, di Marx.

lunedì 4 maggio 2020

I due mesi che sconvolsero la Lombardia

Generalmente non linko e non faccio elogi a testate giornalistiche, ma questa volta mi tocca fare un'eccezione. Il reportage pubblicato da Il Post in cui si racconta in maniera chiara, dettagliata, completa ed esaustiva ciò che è accaduto alla sanità lombarda nei mesi clou (febbraio e marzo) dell'emergenza coronavirus, è un capolavoro di giornalismo, quel giornalismo che racconta i fatti senza distorcerli e non fa sconti a nessuno. Cosa sempre più rara, oggi. Se avete dieci minuti, dategli una letta (è qui), merita veramente.

Ritmi ridotti

Scrivo poco, ultimamente, e leggo tanto. Questo è il motivo per cui, come forse avrete notato, le distanze temporali tra un post e l'alt...