sabato 12 gennaio 2019

Dàgli al giudice

Come da copione, familiari e parenti delle vittime si sono scagliati, anche ricorrendo a minacce ("Esci, ti aspettiamo!"), contro il giudice che ha pronunciato la sentenza relativa al processo per il disastro stradale di Avellino, giudice colpevole di non aver condannato l'ad di Autostrade Castellucci ma solo dirigenti del troncone sul quale si è verificato il più grave incidente stradale dal dopoguerra in qua. Non è la prima volta che familiari e parenti insoddisfatti di una sentenza si scagliano contro chi l'ha pronunciata, accade con una certa regolarità, e sindacare sui motivi che generano tale insoddisfazione è impresa assai ardua. Intendiamoci, è pacifico che chi ha perso uno o più familiari in un disastro voglia vedere punito il o i responsabili; non solo è pacifico, ma sacrosanto, chi non lo vorrebbe? Il problema è che spesso, specie quando entrano in ballo gli affetti personali, la linea che separa il desiderio sacrosanto di giustizia da quello, meno sacrosanto, di vendetta è spesso molto labile.
Nel caso in questione, sul quale è inutile e inopportuno esprimere pareri, perlomeno finché non saranno rese note le motivazioni della sentenza, cinque anni di indagini, perizie, ricostruzioni, udienze, ascolto di testimoni, incidenti probatori e quant'altro hanno consentito di individuare quelli che al di là di ogni ragionevole dubbio sono i responsabili della tragedia, che vanno dai supervisori a sicurezza e manutenzione del troncone autostradale in questione all'azienda che noleggiò un pullman che aveva sul groppone un milione di chilometri e una revisione falsificata, fino ad arrivare ai dipendenti della Motorizzazione di Napoli che tale revisione falsificarono, probabilmente dietro elargizione di denaro. Eppure non basta. Familiari e parenti volevano la testa anche del comandante in capo, diciamo così, forti della convinzione mista a luogo comune che chi sta più in alto di tutti non può non essere in qualche modo responsabile, un ragionamento di tipo deduttivo che se da una parte allevia in misura maggiore il dolore e il senso di impotenza che tali tragedie generano in chi ne è colpito, dall'altra cozza spesso con la realtà.
Difficile, certo, alla fine, non comprendere le umane pulsioni generatrici dell'eufemistico malcontento sfociato in episodi di minaccia alle autorità giudicanti; altrettanto difficile, da fuori, non riuscire a inquadrare tutta la questione con gli occhi della razionalità e dell'obiettività.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Facile parlare così quando non si è coinvolti

Andrea Sacchini ha detto...

Esattamente ciò che ho scritto.

Alberto ha detto...

Anch'io ho pensato più o meno le stesse cose.

Andrea Sacchini ha detto...

Considerazioni che elaboro ogni volta che accadono casi simili.