giovedì 31 gennaio 2019

Jack

Le circa centocinquanta pagine del romanzo Il talismano in cui King narra le vicende di Jack Sawyer prigioniero del reverendo Gardener nella sua Casa del sole, sono un piccolo capolavoro di narrativa. Tutto il romanzo è notevole, ma da queste in particolare, che pure sono solo una piccola parte del grosso tomo, è difficile staccarsi.

Recessione e colpe

Lasciando perdere la colpa a chi c'era prima, un esercizio abbastanza ridicolo da sempre in voga nella politica italiana, non si capisce cosa intenda dire Di Maio quando afferma che i governi precedenti hanno mentito riguardo alle effettive condizioni economiche del paese.

Non sono un esperto di faccende economiche, ma da quello che so i dati sull'andamento dell'economia italiana (Pil, consumi, crescita, occupazione ecc.) sono pubblici e sono a cadenza trimestrale sfornati dall'Istat e da altri organismi. Chi li vuole consultare accende un PC, si connette a internet e li consulta. Potrebbe farcela tranquillamente anche Di Maio.

mercoledì 30 gennaio 2019

Sequestro di persona

Mettiamola così: qualcuno del suo staff, magari il suo avvocato, gli ha spiegato a cosa va incontro in caso l'autorizzazione a procedere venga concessa. Di qui la vistosa abbassata di ali e la repentina discesa a più miti consigli.

(Tranquilli, il Senato lo salverà, non ci si facciano illusioni.)

La droga Burundanga, la Guardia di finanza di Reggio Emilia e la psicologia

La cosa che dopo tanti anni ancora mi sorprende, non è che un contatto su un gruppo Whatsapp a cui sono iscritto pubblichi un'immagine con un appello bufala, ma la motivazione che lo spinge a farlo, tipo: "Forse è una bufala, nel dubbio ve la giro". Quello che mi chiedo è il motivo per cui non scatti il meccanismo che porti a pensare: Forse è una stupidata, nel dubbio non la faccio girare. Misteri della psiche umana.

Ah, l'appello in questione è questo, una vecchia bufala che circola dal 2009 e che ogni tanto torna a fare capolino.

martedì 29 gennaio 2019

Dietrofront sul processo

Non è che ci sia molto da dire sul dietrofront del felpato sul processo a suo carico relativo al caso Diciotti, processo a cui fino all'altro ieri diceva di volersi sottoporre, anzi lo chiedeva apertamente, e oggi ma anche no. Stessa cosa per i Cinquestelle, fino a ieri favorevoli a votare in Parlamento l'autorizzazione a procedere mentre oggi "alcune cose sono cambiate".

Si tratta di politici. Cambiano idea da un giorno all'altro le persone comuni, figurarsi loro. Se dovessimo stare qui a elencare i dietrofront dei politici negli ultimi vent'anni verrebbe fuori un'opera talmente ampia che farebbe sfigurare perfino i sette tomi che compongono Alla ricerca del tempo perduto di Proust.

(Mi chiedevo: a Salvini sarà mica venuta un po' di strizza?)

lunedì 28 gennaio 2019

Curricula

Professoressa universitaria ordinaria dal 2000 di economia politica presso la Scuola di management e economia dell'Università di Torino, viene indicata come «allieva di Onorato Castellino»[2]. Insegna macroeconomia ed economia del risparmio, della previdenza e dei fondi pensione (in inglese). Le sue ricerche scientifiche riguardano i sistemi previdenziali, pubblici e privati, le riforme previdenziali, l'invecchiamento della popolazione, le scelte di pensionamento, il risparmio delle famiglie e le assicurazioni sulla vita.
È membro del Collegio docenti del dottorato in Scienze economiche dell'Università di Torino e del dottorato in Social Protection Policy presso la Maastricht Graduate School of Governance (Università di Maastricht), di cui è anche docente, membro del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, costituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, membro del comitato scientifico dell'Observatoire de l'Epargne Européenne (Parigi), membro del comitato editoriale della Rivista Italiana degli Economisti, editorialista del quotidiano economico e finanziario il Sole 24 ore.
È stata vice presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo (2010-2011)[3][4][5], vice presidente della Compagnia di San Paolo (2008-2010)[6], membro del consiglio direttivo della Società italiana degli economisti (2005-2007), membro del comitato scientifico di Confindustria (2005-2006), membro della commissione di esperti valutatori presso la World Bank (2003-2004), con l'incarico di valutare il ruolo di assistenza svolto dalla Banca nell'attuazione delle riforme previdenziali di paesi con economie di transizione, membro della commissione di esperti della Task Force su "Portability of Pension Rights and Taxation of Pension Schemes in the EU" costituita presso il CEPS (Center for European Policy Studies), Bruxelles (2001-2003), membro della Commissione Ministeriale di esperti indipendenti per la verifica previdenziale (2001), componente del Comitato Scientifico del Mefop (2000-2003). Nel 2013 ha ricevuto il Premio Ezio Tarantelli del Club dell'economia per la migliore idea economica dell'anno.


***

Dopo il diploma di liceo classico,[3] si iscrive all'università. Sceglie dapprima la facoltà di ingegneria[4] per poi trasferirsi a giurisprudenza dell'Università di Napoli Federico II,[5] senza completare gli studi.[4][6][7][8] Giornalista pubblicista dal 2007,[9][10] ha lavorato per un breve periodo come webmaster e come steward allo stadio San Paolo[11] per poi lanciarsi in politica candidandosi nel Movimento 5 Stelle.[12]

Ieri sera ho seguito per una decina di minuti Di Maio da Giletti che parlava di 'sto benedetto reddito di cittadinanza. Alla fine un giornalista dello staff della trasmissione, in esterna, ha intervistato brevemente la signora Fornero chiedendole cosa ne pensasse del reddito di cittadinanza. Mi è venuto lo sbuzzo, solo per curiosità, di andare a vedere le biografie e i curricula dei due e li ho copiaincollati qui sopra da Wikipedia.

Ah, il curriculum della signora Fornero è quello in alto, in caso non fosse immediatamente chiaro.

domenica 27 gennaio 2019

A proposito di memoria

Venticinque anni fa

All'epoca non seguivo granché la politica, ero più interessato a chitarre e tastiere, ma mi ricordo abbastanza bene la sceneggiata che passavano i telegiornali della famigerata discesa in campo: la calza a rete sulla telecamera, i libri finti sulla finta libreria alle sue spalle e la sua persona, finta pure essa già all'epoca.

Si celebra il venticinquennale del partito il cui fondatore e padrone è stato per più di un ventennio forse il maggior responsabile della spaventosa regressione morale e culturale che oggi flagella in nostro paese; un partito che doveva essere popolare - ci raccontavano - e che invece era la peggior declinazione del populismo più becero, intransigente e ottuso, di cui oggi vediamo gli epigoni al lavoro.

Non c'è niente da celebrare, c'è semmai molto da commemorare.

Col cappio attorno al collo

Alla fine ci resterà impiccato (in senso metaforico, naturalmente), ai migranti. Da strumento di compattamento dell'elettorato e di crescita del consenso, la stronza speculazione politica sulla pelle di quei poveretti si trasformerà in un boomerang. Mancano cinque mesi alle Europee e gli italiani, compresi i più duri e puri del celodurismo, non reggeranno ancora per molto a questa cinica manfrina ogni volta che una nave si presenterà alle coste italiane col suo carico di disperati.

Molti sì, certo, ma la maggior parte piano piano realizzerà che i miliardi di problemi che abbiamo in Italia, sapientemente adombrati dall'emergenza creata a tavolino dell'immigrazione, sono ancora lì, insoluti, pressanti, esattamente uguali, se non addirittura ulteriormente incancreniti, a com'erano prima che la macchina propagandistica della paura iniziasse il suo sporco lavoro.

E allora, un giorno, non basterà più l'arrivo di un altro barcone per distrarre l'attenzione dal fatto che in Italia ormai sta andando tutto a ramengo e che di questo i poveretti sui barconi non hanno mai avuto alcuna colpa, perché il giochetto avrà mostrato, inesorabilmente e inevitabilmente, la corda. Quella corda a cui resterà appeso (sempre in senso metaforico, si intende).

sabato 26 gennaio 2019

Morgan e i Queen

Premessa: non ho mai apprezzato particolarmente le doti canore di Morgan, quanto semmai quelle di polistrumentista e musicista, sempre nei limiti di quel poco che lo conosco. Detto questo, il generale linciaggio via social della sua interpretazione al pianoforte di alcune canzoni dei Queen, l'altra sera in tv, lo inserisco nel novero dei linciaggi gratuiti e facili, quelli buttati lì stando comodamente spaparanzati sul divano col cellulare in mano. Immagino altresì che la folta schiera dei criticoni ossessivo/compulsivi fosse tutta composta da professori di pianoforte ed esperti di arti vocali.

Non sto qui criticando il fatto che, legittimamente, il modo in cui Morgan ha reinterpretato alcuni pezzi dei Queen possa non essere piaciuto, sto solo facendo notare la pochezza di quelli che "Freddie era un'altra cosa" (grazie alla fava) o "A quest'ora si starà rivoltando nella tomba" (donde viene tale sicumera?). Morgan ha semplicemente riproposto, riarrangiati e reinterpretati da lui, alcuni pezzi della band inglese e lui per primo non l'ha certo fatto col proposito di paragonarsi a Mercury. Non è difficile arrivarci, su.

venerdì 25 gennaio 2019

Diretta tv?

Molti siti stanno trasmettendo la diretta via internet dei tentativi di salvataggio del bambino precipitato in un pozzo a Malaga. Personalmente sono sempre dubbioso circa l'utilità di offrire tale servizio. Non so bene perché, ma avverto come una sorta di analogia tra la diretta su queste tragedie e la diretta del grande fratello, giusto per fare il primo esempio che mi viene in mente.

C'è differenza tra i due fatti? Certo. Uno è la diretta che racconta gli sviluppi reali di una possibile tragedia, l'altro è la diretta che racconta le vicende di un gruppo di cretini (opinione personale, ovviamente) rinchiusi forzatamente in una casa a cazzeggiare.

C'è differenza tra la morbosità che incolla la gente davanti alla TV per seguire i cretini e la morbosità che incolla la gente a un sito per seguire una possibile tragedia? No, a mio avviso non c'è. Ed è questa sorta di omologazione, di collocazione sullo stesso piano di due situazioni così profondamente diverse che a me dà fastidio.

(...)

Più facile

Stavo pensando a quanto sarebbe più facile, più semplice, meno faticosa la vita a essere come loro, quante incazzature risparmiate ogni volta che si va al mercato, in tabaccheria, dal meccanico, al bar, alla Coop, dal dentista sentendo sempre lo stesso ritornello: "Un altro affondato, bene"; "Stessero a casa loro"; "Basta con quest'invasione"; "Grande Salvini che ci difende e lo vogliono mettere in galera per questo".

No, dico, pensate quanto ci si guadagnerebbe a essere così, andare in qualsiasi posto e sentirsi a casa, trovarsi sempre in mezzo a gente che la pensa (pensa?) come te. Il sollievo che deriva dall'affrontare con slogan e becere battute problemi complessi e importanti come quello delle migrazioni.

Quant'è allettante tutto ciò?

giovedì 24 gennaio 2019

Prepariamoci

Arriveranno tonnellate di vittimismo, medaglie da appuntare, la sicurezza, gli italiani sono con me e io rispondo solo a loro e blablabla. Ormai lo conosciamo. E tutto questo per niente: figuriamoci se il Parlamento autorizzerà a procedere.

Addio alle armi



Dopo aver terminato, poco fa, di leggere Addio alle armi, in questa edizione del 1965 (sì, nel '65 i romanzi costavano così) trovata nella libreria di mia mamma, ho cercato in rete qualche informazione sul romanzo e ho scoperto che, pur essendo stato originariamente pubblicato negli USA nel 1929, in Italia il regime fascista ne proibì la diffusione fino al 1945 in quanto il suo contenuto venne ritenuto lesivo del prestigio delle forze armate italiane - per chi ne fosse all'oscuro, le vicende narrate nel romanzo sono ambientate sul fronte italiano della Grande guerra e si snodano tra Caporetto, Milano e la Svizzera.

Nonostante il divieto imposto dal regime di Mussolini, il libro fu tradotto clandestinamente da Fernanda Pivano, che subì l'arresto per questo. Tra le curiosità riguardo a questo libro, una delle più interessanti è che Hemingway scrisse ben quarantasette finali prima di trovare quello che lo soddisfacesse. Comunque sia, un bel libro, nonostante il finale non certo lieto. Ma, d'altra parte, come diceva Umberto Eco, chi immagina che i romanzi debbano avere sempre finali lieti ha capito ben poco di essi.

mercoledì 23 gennaio 2019

Rapporti ONG-scafisti

Quello che Salvini non comprende è che quando afferma di essere in possesso di prove di collusioni tra esponenti di ONG e trafficanti di esseri umani, per le persone normali non è necessariamente una cattiva notizia. Perché, a differenza di lui, le persone normali hanno tutto l'interesse che eventuali collusioni siano snidate, indagate ed eventualmente perseguite.

A differenza di lui, infatti, secondo cui tutti i Rom rubano, tutti gli africani stuprano e tutti gli stranieri in generale delinquono, le persone normali sanno che l'eventuale illecito di uno o più persone non inficia la credibilità e la serietà dell'organizzazione a cui appartengono.

È lo stesso ragionamento che permette di affermare che non tutti i politici rubano e non tutti i carabinieri sono come quelli del caso Cucchi. È un concetto semplice, lineare, elementare. O almeno così dovrebbe essere.

Meglio tardi...

A quasi quarantanove anni mi sono deciso a leggere Addio alle armi, di Hemingway. Arrivato a metà abbondante mi chiedo perché abbia aspettato così tanto.

Cinismo di Stato

"Volevano andare a Cortina?", "Dovevano offrirgli cappuccino e brioches?", "È finita la pacchia" ecc. Col governo del cambiamento effettivamente qualcosa è cambiato: è stato istituzionalizzato il cinismo di Stato e il disprezzo verso chi soffre o muore. Una sofferenza, oltretutto, inflitta da chi poi la irride. Perché se si tengono prigioniere a tempo indeterminato persone sulle navi, se si mostra la più gretta indifferenza verso le ormai quotidiane stragi nel Mediterraneo, se si buttano in strada uomini donne bambini da un giorno all'altro, senza alcun preavviso e soprattutto senza pianificare preventivamente soluzioni decenti, si infligge sofferenza, si provoca disagio, paura, insicurezza, per poi, paradossalmente, spacciare tutto questo come interventi atti a garantire maggiore sicurezza.

Questo governo ha istituzionalizzato il cinismo, il disprezzo dei più deboli, e ha elevato a motivo di orgoglio la prepotenza del più forte sul più debole. Mentre leggevo della deportazione degli ospiti del CARA di Castelnuovo mi veniva in mente la ricostruzione delle deportazioni, effettuate dai tedeschi nel ghetto di Roma nell'ottobre del '43, da parte di Alberto Angela in una sua trasmissione televisiva. Tante differenze, certo, ma anche tante analogie, e una delle differenze è che i camion su cui vennero all'epoca caricati gli ebrei sapevano benissimo dove andare, mentre agli autisti dei pullman su cui oggi vengono caricati i rifugiati prelevati dal centro non è neppure stato detto con precisione dove andare.

Tutto approssimativo, incerto, ciò che conta è mostrare i muscoli, che significa voti sonanti, la forza dell'autorità da elargire a dosi massicce alla vasta plebe di culturalmente e intellettualmente indifesi, cioè i più bisognosi di identificarsi nella figura dell'uomo forte che prevarica il debole, nell'eroe che ci libera dal nemico, un nemico costruito a tavolino in nome dell'atavico bisogno di sfogare su di esso le proprie miserie, come scriveva Umberto Eco (quanto ci manchi...) in un suo bellissimo libro.

L'unica pacchia che è finita, al momento, è quella di credere di vivere in un paese civile. Se mai ci si è creduto.

martedì 22 gennaio 2019

Neve

Qua dalle mie parti, un posto dimenticato da Dio che sta a cavallo tra Poggio Torriana e Santarcangelo, nevica da stamattina. Lo so, qualcuno tra i miei trentadue lettori si chiederà dove stia la notizia, dal momento che siamo nel punto più profondo dell'inverno. Diciamo che la notizia sta nel fatto che l'app meteo che si trova sul display del mio smartphone ieri l'aveva prevista.

Siccome nove volte su dieci le previsioni della suddetta app, che fa riferimento ai dati che riceve da un sito che si chiama AccuWheater.com, si rivelano poi sbagliate, stavo tranquillo. Non che mi sarebbe scocciato eccessivamente se oggi fosse nevicato, dal momento che sono in ferie e in questo momento sono spaparanzato sul divano con un libro in mano e la guardo cadere dalla finestra, ma diciamo che alla mia età non la apprezzo più come quand'ero ragazzino.

Comunque sia, l'app meteo per una volta ci ha preso: nel suo piccolo è una notizia anche questa.

(...)



(dall'introduzione di Addio alle armi, E. Hemingway)

Lino Banfi

Dice Lino Banfi, commentando la sua nomina nella commissione italiana dell'Unesco voluta da Di Maio, una nomina perfettamente in linea col livello dei personaggi di questo governo: "Il mio sogno è di vedere sorridere anche mentre si fa politica". Naturalmente, per raggiungere questo risultato non era necessario che arrivasse lui, era già stato ampiamente raggiunto da questo esecutivo fin dal giorno del suo insediamento, anche se in realtà c'è ben poco da ridere. Spero solo che Alvaro Vitali non ci sia rimasto male.

Spam



La situazione ormai ha superato il limite. Ogni giorno decine e decine di commenti spam, e selezionare tra la moltitudine di questi e i pochi buoni comincia a essere particolarmente fastidioso. Ho anche pensato di chiudere definitivamente i commenti, ma mi scoccia ancora di più.

Domanda che rivolgo a eventuali blogger che dovessero passare di qui: capita anche a voi? E se sì, come vi regolate?

Lannutti e I savi di Sion

L'uscita riguardo al celeberrimo I protocolli dei savi di Sion, tirato ieri in ballo da Lannutti in un tweet poi cancellato, mi ha fatto venire in mente Il cimitero di Praga, dopo Il nome della rosa probabilmente il romanzo più bello di Umberto Eco (piccolo e spassionato consiglio: leggetelo, se non l'avete ancora fatto).

Riguardo al povero Lannutti, il fatto che dia credito a una conclamata bufala, niente di più che un falso documento di matrice complottarda messo in circolazione nella Russia zarista in funzione antisionista e antisemita, la dice lunga sulla caratura del personaggio, ma vabbe', ognuno è in fondo libero di credere a ciò che vuole.

A proposito di complotti, visto che siamo in tema segnalo questa bellissima lezione universitaria di Eco, tenuta nel 2015 in occasione di una delle tante lauree honoris causa ricevute durante la sua carriera. Titolo: Conclusioni sul complotto: da Popper a Dan Brown.

lunedì 21 gennaio 2019

Gino

Per un certo numero di anni ho dato il mio 5x1000 a Emergency, poi ho cambiato perché ho ritenuto ci fossero altre organizzazione egualmente meritevoli. Da quest'anno ricomincio a darlo all'organizzazione di Gino Strada.

Click to pray

Mi chiedevo come si concilierà la nuova app per pregare, lanciata ieri da Bergoglio, che tra l'altro ha anche l'opzione Prega in rete, col passo evangelico dove si dice: "...quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Matteo, cap. 6).

Non per polemizzare, eh, solo così, giusto per capire.

domenica 20 gennaio 2019

Sono i like

In caso non si sia capito, e credo siano pochi quelli che non l'hanno capito, il modo di operare del ruspista non è dettato da convinzioni personali. La politica dei porti chiusi e la durezza facile nei confronti dei poveracci, solo per fare un esempio, non sono politiche che attua perché convinto che sono la soluzione ottimale per risolvere il problema dell'immigrazione, ma semplicemente perché sono quelle che gli procurano più like su facebook. E questo vale per tutto il resto: dalla legittima difesa alla quota cento ecc.

Nel momento in cui una maggiore quantità di like derivasse da un'apertura dei porti, i porti verrebbero aperti senza nessun problema. L'input che lo spinge ad agire è quello, nient'altro. Certo, non è il primo e non sarà neppure l'ultimo ad agire così, ma a certe vette era da tempo che non si arrivava.

I miei due centesimi sull'immigrazione

Non credo di poter aggiungere nulla di rilevante a ciò che ormai da anni si dice sul dramma dei migranti che dall'Africa tentano di attraversare il Mediterraneo per giungere in Europa. Provo, da semplice osservatore privo di qualunque autorevolezza in materia, a mettere in fila quelli che secondo me sono alcuni punti fermi, tentando di affrancarmi da valenze ideologiche e/o politiche alla luce delle quali in genere si tende ad affrontare il problema.

La prima considerazione, su cui credo nessuno, alla luce dei fatti, possa obiettare alcunché, è che la politica dei porti chiusi non paga e non è di alcuna deterrenza al fenomeno delle partenze. In primo luogo perché i porti tecnicamente non sono chiusi, checché ne dica Salvini, in secondo luogo perché per chi tenta la traversata non fa probabilmente alcuna differenza che i porti siano chiusi o aperti. La traversata è solo l'ultimo atto di un viaggio della disperazione iniziato spesso mesi prima, a volte anni, e quando ormai la mèta è a un pugno di chilometri e al suo raggiungimento ne mancano solo una manciata, da affrontare su un barcone, non esiste alcuna deterrenza così forte da portare chi la ambisce a rinunciarvi: o la va o la spacca. E allora si parte, con la piena coscienza che qualora si rinunciasse le alternative sarebbero fare a ritroso il lungo e periglioso viaggio fino al punto da cui si è partiti, oppure soggiornare a tempo indeterminato in uno dei tanti e confortevoli lager libici o sparsi sulla costa nordafricana, strutture da anni oggetto di dettagliati reportage dell'orrore.

Quindi, quando si sente chi dice a reti unificate, ogni santo giorno, che coi porti (non) chiusi si bloccano le partenze e si pone fine alle stragi in mare, si sente una palese falsità. E non perché lo dico io, ma perché basta leggere un giornale o seguire un tiggì per capirlo. E neppure risponde a verità l'altra menzogna che gli sbarchi sulle nostre coste sono crollati. Basta dare un'occhiata al sito del ministero dell'Interno per rendersene conto. Più di trecento persone sono sbarcate solo nel mese di dicembre, ad esempio, persone che arrivano spesso con piccole imbarcazioni e attraccano dove possono, come è a accaduto recentemente a Crotone, Taranto ecc. Casi di cui non si parla per non disturbate lo storytelling governativo sulla fine degli sbarchi.

C'è poi il discorso degli scafisti. E qui a mio avviso occorre mettere un altro punto fermo: non è vero che la politica dei porti (non) chiusi porterà alla diminuzione di questa attività criminale, per il semplice fatto che le partenze non si sono mai fermate né si fermeranno, e finché moltitudini di disperati continueranno a voler partire ci sarà sempre qualcuno che continuerà a prendere queste persone e a metterle sui barconi facendosi pagare per il suo sporco lavoro. Ovviamente stendiamo un velo pietoso sulla asfissiante campagna mediatica che equipara scafisti e ONG, mettendo sullo stesso piano chi lucra sulla vita di questi disgraziati e chi si prodiga per salvarli, secondo me una delle campagne mediatiche più odiose e stronze degli ultimi tempi, messa in atto con l'evidente intento di delegittimare chi, col suo operato, mette in luce l'ipocrisia della narrazione governativa. Ci hanno sempre raccontato che i poveretti partivano perché in mare c'erano le navi delle ONG ad attenderli. Sono tutte balle, come dimostra la tragedia di ieri.

Altro punto fermo, questo generalmente sempre ignorato. Il flusso di immigrazione dall'Africa attraverso il Mediterraneo rappresenta appena il 13/14% del flusso totale di immigrati che arrivano nel nostro paese. Del restante 86/87%, principalmente composto da persone provenienti dall'Europa dell'est che entrano con un normale visto turistico e poi ciao, non parla nessuno. Avete mai sentito Salvini in tv strillare contro questi qui? Io mai. Ci si focalizza a reti unificate contro una componente molto minoritaria dei flussi migratori in entrata e si stende un silenzio totale sulla stragrande maggioranza in entrata di questi flussi. Perché? Non si sa. Anzi, si sa benissimo, ma non credo serva spiegarlo ancora qui.

Bene. A questo punto, preso coscienza che nonostante i porti (non) chiusi e la cacciata della navi umanitarie dal Mediterraneo le persone partono comunque, cosa si fa? Non lo so. Non ho soluzioni. L'unica che a questo punto, dato il fallimento della linea dura governativa, potrebbe essere valida è quella dell'istituzione di corridoi umanitari come si è già provato a fare nel recente passato. Quello che è certo è che non è più accettabile che accadano tragedie come quella di ieri perché non si è potuto (o voluto, a seconda delle versioni) fare niente per evitarle. E soprattutto non è più accettabile che ministri cinici e stronzi vadano ogni ora in televisione a strumentalizzare tragedie di questo genere e a lavarsi la coscienza scaricando responsabilità su chi non ne ha. Come ha già detto qualcuno, non ricordo chi, prima si faccia il possibile per salvare queste persone, poi si chieda eventualmente nome e cognome.

sabato 19 gennaio 2019

Il crollo dei luoghi comuni

Chi aveva già realizzato, anche solo parzialmente, che tutto ciò che ha raccontato Salvini in questi mesi sull'immigrazione era solo un'accozzaglia di balle, falsità, stereotipi e luoghi comuni, non aveva bisogno che si verificasse una tragedia di queste proporzioni che lo confermasse.

Adesso che la conferma è arrivata, serve altro perché si aprano gli occhi anche a quelli che li hanno sempre tenuti chiusi?

Sabato

Nell'antichità, se ci fosse stato il sole per tutta la settimana e il venerdì sera fosse cominciato a piovere, con ottime probabilità che anche tutto il weekend ne venisse investito, si sarebbe incolpata qualche divinità, tipo ad esempio Giove pluvio, o magari qualche astro in posizione sfavorevole. Oggi, che da quei tempi e quella mentalità ci si è bene o male affrancati, o almeno si dovrebbe, si tende più a incolpare la sfortuna. Che poi, alla fine, tra incolpare la sfortuna e Giove pluvio forse non passa neppure tutta questa differenza.

E va bene, facciamo buon viso a cattivo gioco, che per me è abbastanza facile non avendo programmato niente in particolare tranne leggere. E anche qui il salto è stato notevole. Terminato il pesante (qui l'aggettivo va inteso nel suo significato letterale) tomo di Oz, ho cominciato il ben più leggero (qui l'aggettivo va inteso nella sua duplice valenza) Il giovane Holden, di Salinger, uno dei tanti classici (classici?) che mi sono perso da ragazzo e che affollano l'incasinato reparto della mia libreria che raccoglie i libri in attesa.

Per ora è gustosissimo, divertente. In certi punti, ad esempio quello in cui lui incontra sul treno la madre del suo compagno di scuola stronzo, mi sono dovuto addirittura fermare, togliere gli occhiali e asciugare gli occhi dalle lacrime provocate dall'ilarità della scena descritta. Credo, se non ricordo male, che il grande Roberto Vecchioni abbia scritto una canzone su questo libro. O forse era Guccini? Boh, dovrei andare a controllare.

Massì, che piova pure, fuori.

venerdì 18 gennaio 2019

Una storia di amore e di tenebra

Alla fine il celebre romanzo di Amos Oz non mi ha entusiasmato più di tanto, e le aspettative che mi ero creato leggendo pareri favolistici in rete sono state in parte disattese. Certo, rimane comunque un bel romanzo, scritto divinamente, e non guasta il fatto che attraverso di esso si ripercorrano ampi stralci della storia della Palestina, sia nell'epoca del protettorato inglese che a partire dalla suddivisione del territorio per mano delle Nazioni Unite, a metà degli anni '40, in due parti con la fondazione dello stato di Israele e relativa guerra civile, innescata dagli arabi da sempre contrari all'attuazione del progetto.

Accanto a pagine di rara bellezza narrativa ce ne sono altre in cui la prolissità si fa importante, specie nella prima parte del romanzo, quasi esclusivamente dedicata alla storia delle varie migrazioni (Polonia, Romania, Russia, Stati Uniti) di genitori, nonni e bisnonni dell'autore nella sconquassata Europa pre Seconda guerra mondiale. Voto? Diciamo sette meno meno, via. Ah, dopo aver letto il libro si sa tutto su Begin e Ben Gurion, e per chi è un po' appassionato di storia è certamente cosa buona.

Reddito e Quota 100

E così, alla fine, il famoso decreto che dà il via libera da quest'anno alle due misure cardine dei gialloverdi è arrivato. Impossibile, naturalmente, giudicarlo ora, in ossequio alla medesima filosofia che impone di non giudicare un film prima di averlo visto, quindi per valutare la bontà di tutto il progetto occorrerà attendere. Gli osservatori sono mi pare equamente divisi tra chi sostiene che il Rdc sarà un inutile e dispendioso regalo ai fancazzisti e chi sostiene che invece rappresenterà un formidabile strumento per sconfiggere la povertà (quella della sceneggiata sul balcone, ricordate?) e rilanciare la nostra economia in perenne stato di coma. Stessa cosa per Quota 100. Vedremo.

Nel frattempo non si può non notare lo stile clownesco e infantile col quale il decreto in questione è stato approvato e annunciato. Li avete visti, no, i tre moschettieri, in piedi, a favore di telecamere. Ognuno che stringeva tra le manine il suo bravo cartelloncino con su indicati i nomi dei provvedimenti, stile recita dei bambini delle elementari. Perché questo, ormai penso sia chiaro a tutti, è un governo che ha sempre tenuto in particolare conto l'effetto scenografico, gli slogan, strumenti tipici utilizzati dai grandi imbonitori per irretire i poveri di spirito - c'è da dire che anche Renzi su questo versante si diede a suo tempo parecchio da fare.

Ciò che si può dire con una certa sicurezza è che, checché ne dica Salvini, Quota 100 non è né un superamento della legge Fornero né, figurarsi, una sua abrogazione, quella che ha strombazzato per anni in campagna elettorale: si tratta semplicemente di una deroga a tempo. Per tre anni a partire da quello in corso, chi lo desidera, previa raggiungimento dei necessari requisiti, può lasciare il lavoro con le nuove regole, per tutti gli altri rimangono invece quelle della Fornero, legge che rimane ben stabile al suo posto senza essere minimamente scalfita. Diceva iera sera il felpato che la signora Fornero si farà un altro bel pianto, dopo l'approvazione della Quota 100, ma è più probabile che si farà invece una risata (amara, ahimè) al pensiero di quanti crederanno che la sua legge sarà superata mentre invece è ancora lì salda al suo posto. Ma si sa che all'elettorato leghista si può far credere ciò che si vuole.

Sarà interessante, tra l'altro, vedere quanti saranno disposti ad usufruirne, dal momento che questa possibilità di uscita anticipata costa una decurtazione dell'assegno mensile che può arrivare fino a un quarto dello stesso, cosa questa ben poco strombazzata nelle sceneggiate pubbliche. Così come del resto è passato rigorosamente sotto silenzio il fatto che le due misure, Quota 100 e Rdc, saranno costantemente monitorate e non è escluso che possano essere bloccate e/o rimodulate in caso di richieste superiori a quelle previste. Ovviamente, neppure una parola sull'accettazione da parte del governo di due clausole di salvaguardia che si attiverebbero in caso le cose si mettessero male, una delle quali è l'aumento dell'IVA a partire dal 2020, cioè ancora più tasse per tutti, nonostante Di Maio e Salvini abbiamo fino ad oggi giurato che il rialzo dell'IVA non si sarebbe mai fatto. E niente, speriamo di non farci troppo male.

giovedì 17 gennaio 2019

Di nuovo in campo

Niente, lui è fatto così, ogni tanto sente il bisogno di scendere in campo, quasi che glielo ordini il medico. Ed eccolo quindi di nuovo in campo alle prossime Europee di maggio, alla veneranda età di... boh, sicuramente più di ottanta. Ricorda un po' il mitico Stravecchio De Vecchionis del fumetto Alan Ford, avete presente? Il ricchissimo e sempre incazzoso anziano taccagno in sedia a rotelle con coperta di lana sulle ginocchia e bastone in mano. 

Potrebbe anche essere una patologia, la sua, la patologia dell'improcrastinabile e incontenibile bisogno di scendere in campo, l'equivalente politico della patologia dell'ipertrofia prostatica di certi anziani che li spinge ad alzarsi di notte per andare a urinare, così, giusto per fare il primo paragone che mi viene in mente.

E ogni volta ci deve salvare da qualcosa. Nel '94 doveva salvarci dai comunisti, alle ultime politiche dai pericolosissimi grillini, più pericolosi ancora dei comunisti del '94, oggi, oltre che per salvarci dai grillini/comunisti, la sua ennesima discesa in campo alle Europee origina, dice, dal "senso di responsabilità di andare in Europa dove manca il pensiero profondo del mondo". Capito? In Europa, regno incontrastato di freddi burocrati, oggi ciò che manca e di cui si sente la assoluta necessità è la componente filosofica che, nello specifico, si occupi del pensiero profondo del mondo. E quale migliore maître à penser dell'inventore del bunga bunga poteva colmare questa importante lacuna?

mercoledì 16 gennaio 2019

Il maestro delle giravolte

Nel 2015 diceva: "Io non sopporto la spettacolarizzazione. Chiederei agli inquirenti, agli avvocati, ai magistrati, di fare tutto nel massimo riserbo e nel massimo silenzio. [...] Poi non bisogna mai esibire un catturato. Se devi portare via uno, lo porti via di nascosto, la notte"; oggi accoglie un ergastolano a Ciampino, con tanto di tavolino ai bordi della pista, tv, microfoni, diretta fb e conferenza stampa. 

Nel 2016 solidarizzava con i consiglieri regionali leghisti della Regione Umbria che protestavano contro l'inceneritore che Renzi voleva costruire a Terni; lo slogan che i leghisti avevano ideato era: Ambiente e salute, non mandiamoli in fumo! Oggi l'inceneritore va bene e, dice il maestro delle giravolte felpate, "I rifiuti vanno smaltiti producendo anche utili, energia, ricchezza"

Fino al 2005 la Lega era graniticamente NO TAV, con Borghezio che sfilava per tutta la Val Susa a braccetto coi comitati che si battevano contro la realizzazione dell'opera (googlando si trovano ancora i manifesti in cui il simbolo della Lega era abbinato a quello dei NO TAV). Oggi, per Salvini, il TAV si deve fare senza se e senza ma. 

Per 25 anni la Lega ha insultato il sud (per sud intendeva tutto ciò che sta sotto l'Emilia Romagna) con una serie lunghissima di espressioni spregevoli che qualcuno, bontà sua, si è preso la briga di raccogliere e catalogare. Oggi Salvini fa i comizi al sud, la dicitura Padania è sparita dal simbolo, il nome Lega Nord ha perso il Nord, la secessione con cui ci hanno frantumato le appendici pendule per cinque lustri è in soffitta (rimane nello Statuto ma tanto non lo sa nessuno) e la nostra bella Italia è tornata a essere una e indivisibile, e i terroni, dopo che Salvini si è reso conto che il loro voto in fondo non fa poi così schifo, sono tornati a essere dei cari fratelli. 

Capitolo euro. Nel 2012 il ruspista diceva: "La Lombardia e il Nord l'euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa". Dal 2015, contrordine compagni: l'euro non va bene, è lui che ci ha rovinato, e cominciano da lì i No Euro Day della Lega, con Salvini intento a farsi fotografare con vistose magliette con su scritto Basta Euro! Arriva il 2018. Contrordine di nuovo: l'euro torna nei favori del tipo dalla Nutella facile. "Noi non vogliamo uscire da niente", strilla sui social. Tre giravolte in sei anni: notevole, direi.

Ora, capite bene anche voi che uno che cambia idea su tutto con la frequenza con cui Liz Taylor cambiava i mariti, qualcosa che non va ce l'ha sicuramente, forse anche a livello psicologico. Anzi, da un certo punto di vista è auspicabile che tale comportamento abbia a che fare con la patologia, perché altrimenti vorrebbe dire che il soggetto in questione è semplicemente un cretino. Cosa che francamente non mi sento di escludere. Una parola di compassione per tutti quelli che lo seguono e continuano a non rendersi conto di quanto, da anni, li sta prendendo per il culo, e l'auspicio che magari piano piano si sveglino e se ne accorgano.

Amos e la maestra

Il piccolo Amos, che a otto anni si innamora perdutamente della maestra trentenne, mi ha ricordato me quando alle medie mi innamorai della professoressa di italiano e storia quarantenne. Cioè, non so dire di preciso se si trattò di vero e proprio innamoramento, all'epoca probabilmente non ero in grado di capirlo, col senno di poi tendo più a propendere per la classica infatuazione adolescenziale che ogni studente, da che mondo è mondo, si prende per un suo insegnante.

E adesso che ci penso, chissà che fine ha fatto la professoressa di cui da ragazzetto mi invaghii? Mah...

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(da Una storia di amore e di tenebra, Amos Oz)

PFM e Cristiano

Giù a Santarcangelo ci sono i manifesti di un prossimo concerto della PFM, credo a Cesena, in cui la band di Mussida, Di Cioccio e soci interpreta pezzi di De André. Anche Cristiano De André, uno dei suoi figli, sta portando in giro per l'Italia uno spettacolo in cui reinterpreta i brani più belli e conosciuti del padre. Entrambi, PFM e pargolo, fanno sicuramente opera meritoria, che è quella di contribuire a far conoscere a chi magari ancora ne sia all'oscuro l'opera del grande Faber. Tuttavia mi sia consentito, data la mia indole caratterizzata da un alto tasso di malizia, di vedere il tutto anche come una sorta di sfruttamento del filone De André. 

martedì 15 gennaio 2019

Aquarius e Calderoli

Leggo che il tribunale del Riesame ha bocciato il sequestro dell'Aquarius e che Calderoli si è beccato 18 mesi (io gli avrei dato 18 anni) per razzismo, perché qualche anno fa in un comizio paragonò la signora Kyenge a un orango. Ci sono certe giornate in cui sembra che in fondo in fondo non tutto sia perduto.

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(da Una storia di amore e di tenebra, Amos Oz)

lunedì 14 gennaio 2019

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Se fossi capace di fotografare, questo sarebbe Palazzo Marcosanti, immortalato poco fa durante la mia passeggiata pomeridiana.

Stili diversi

Che differenza c'è tra "Sconti la pena in Italia per i gravi crimini di cui si è macchiato" (Mattarella) e "Marcisca in galera" (Salvini)? Una differenza di stile. Perché i medesimi concetti si possono esprimere in modi differenti: con pacatezza e intelligenza oppure con sguaiato e infantile populismo, e siccome viviamo sciaguratamente in un periodo storico in cui il secondo fa da padrone, ecco che la apparente banalità detta da Mattarella si trasforma in elevata forma di pensiero nel mare della becera e infantile sguaiataggine dilagante.

Il popolo

Riguardo all'annosa questione del TAV, su cui Cinquestelle e Lega stanno animatamente litigando, come del resto su quasi tutto, il felpato dice che in caso non si raggiungano accordi la via sovrana è il parere del popolo, quel popolo sul cui presunto volere è stato imperniato gran parte dell'operato di governo: la finanziaria era la manovra del popolo, quell'obbrobrio legislativo chiamato ironicamente decreto sicurezza è stato fatto in nome del popolo, il Reddito di cittadinanza, Quota 100, quando e se si faranno, tutto è in nome del popolo. Ma il popolo non è necessariamente sinonimo di verità e giustezza, come spiegava tempo fa Umberto Galimberti; anche Mussolini riempiva le piazze, ma le cose che si dicevano in quelle piazze, le guerre, i colonialismi e via andare non erano cose belle. I problemi vanno guardati in sé, e vanno guardati in sé senza pregiudiziali di tipo politico o ideologico.
Se a Torino una piazza si riempie in favore del TAV e viene immediatamente coccolata da Salvini - dove c'è qualcuno o qualcosa da coccolare in funzione accresci-consenso lui c'è sempre - non è che allora è giusto fare il TAV. La questione va guardata alla luce delle analisi, dei rapporti costi/benefici e di altri parametri. La storia insegna, e la nostra in modo particolare, che in nome delle piazze si sono commessi abomini e provocati disastri. Ma va' a parlare di storia ai salviniani...

La pasta e la suocera

L'acqua bolliva e stavo per buttare giù la pasta. Quella sera cenavo da solo, perché le figlie erano fuori (ormai quelle chi le prende più?) e mia moglie stava per uscire con mia suocera per non ricordo bene quale incombenza da sbrigare. "Ma lui adesso si deve cuocere la pasta da solo?" chiedeva preoccupata mia suocera a sua figlia. Io ero nei paraggi e avendo sentito la domanda, le ho risposto: "Vado per i cinquanta e un piatto di pasta ho imparato a cuocermelo da tempo."
È che mia suocera è venuta su in una famiglia, mi spiegava mia moglie, in cui la regola principe era che l'uomo in casa non doveva fare niente: lavorava, portava a casa i dindi e chiusa lì, e ancora, in pieno terzo millennio, questa cosa che io mi butti giù la pasta da solo, che a volte stenda qualche lavatrice, che sparecchi, che faccia una lavastoviglie e magari passi pure la polvere in casa non riesce a concepirla. E a questo punto dubito che la concepirà più. 

domenica 13 gennaio 2019

Valdesi e migranti

Da un certo numero di anni devolvo il mio otto per mille ai Valdesi. Non perché sia un adepto di questa chiesa, semplicemente perché è l'unica maniera per non contribuire a ingrossare il miliardo di euro che ogni anno il Vaticano incamera grazie al noto meccanismo truffaldino di attribuzione dell'inoptato. Sì, conosco l'obiezione, potrei darli allo Stato, ma tempo fa una approfondita inchiesta dell'UAAR dimostrò che buona parte di quanto devoluto allo Stato, attraverso meccanismi indiretti andava comunque a finire ai sodali di Bertone. E comunque non mi è mai dispiaciuto devolverli ai Valdesi, per vari motivi su cui non sto qui a indugiare.
Oggi leggo sul nuovo giornale di Mentana una interessante intervista a Marco Fornerone, pastore di una delle tre chiese valdesi che si trovano a Roma, il quale oltre a dire cose estremamente intelligenti, spiega che la quota di migranti sbarcati dalla Sea Watch e presi in carico dall'Italia sarà gestita da loro, comprese le spese per il loro soggiorno, avvio ad attività di integrazione e quant'altro. Ciò significa che i soldi che in questi anni ho donato a loro serviranno anche per questo, e ne sono felice. 

Feccia

Battisti

Magari sono io a non riuscire a cogliere le differenze, ma leggendo su Wikipedia la biografia di Cesare Battisti, a me sembra più un criminale comune che un terrorista. Si, va bene, militò alcuni anni nei PAC, ma la sua "carriera" criminale, a partire dagli esordi come rapinatore, mi pare più incanalata nella delinquenza comune. Comunque, credo che questo punto la sua carriera, di qualunque tipo sia stata, sia finita.

sabato 12 gennaio 2019

Dàgli al giudice

Come da copione, familiari e parenti delle vittime si sono scagliati, anche ricorrendo a minacce ("Esci, ti aspettiamo!"), contro il giudice che ha pronunciato la sentenza relativa al processo per il disastro stradale di Avellino, giudice colpevole di non aver condannato l'ad di Autostrade Castellucci ma solo dirigenti del troncone sul quale si è verificato il più grave incidente stradale dal dopoguerra in qua. Non è la prima volta che familiari e parenti insoddisfatti di una sentenza si scagliano contro chi l'ha pronunciata, accade con una certa regolarità, e sindacare sui motivi che generano tale insoddisfazione è impresa assai ardua. Intendiamoci, è pacifico che chi ha perso uno o più familiari in un disastro voglia vedere punito il o i responsabili; non solo è pacifico, ma sacrosanto, chi non lo vorrebbe? Il problema è che spesso, specie quando entrano in ballo gli affetti personali, la linea che separa il desiderio sacrosanto di giustizia da quello, meno sacrosanto, di vendetta è spesso molto labile.
Nel caso in questione, sul quale è inutile e inopportuno esprimere pareri, perlomeno finché non saranno rese note le motivazioni della sentenza, cinque anni di indagini, perizie, ricostruzioni, udienze, ascolto di testimoni, incidenti probatori e quant'altro hanno consentito di individuare quelli che al di là di ogni ragionevole dubbio sono i responsabili della tragedia, che vanno dai supervisori a sicurezza e manutenzione del troncone autostradale in questione all'azienda che noleggiò un pullman che aveva sul groppone un milione di chilometri e una revisione falsificata, fino ad arrivare ai dipendenti della Motorizzazione di Napoli che tale revisione falsificarono, probabilmente dietro elargizione di denaro. Eppure non basta. Familiari e parenti volevano la testa anche del comandante in capo, diciamo così, forti della convinzione mista a luogo comune che chi sta più in alto di tutti non può non essere in qualche modo responsabile, un ragionamento di tipo deduttivo che se da una parte allevia in misura maggiore il dolore e il senso di impotenza che tali tragedie generano in chi ne è colpito, dall'altra cozza spesso con la realtà.
Difficile, certo, alla fine, non comprendere le umane pulsioni generatrici dell'eufemistico malcontento sfociato in episodi di minaccia alle autorità giudicanti; altrettanto difficile, da fuori, non riuscire a inquadrare tutta la questione con gli occhi della razionalità e dell'obiettività.

venerdì 11 gennaio 2019

Fabrizio

Vent'anni fa, oggi, se ne andava Fabrizio de André. Si potrebbero scrivere fiumi di parole, evocare ricordi, citare brani della sua sterminata produzione poetica e musicale, ma a cosa servirebbe? Chi l'ha conosciuto conosce perfettamente l'entità della perdita, e sa il cielo quanto ci manca, oggi, un De André.

Amos e il telefono

Una delle pagine più belle, finora, di Una storia di amore e di tenebra è quella in cui l'autore racconta delle telefonate tra la sua famiglia e quella dei suoi zii. Lui, Amos, da bambino abitava con la sua famiglia a Gerusalemme, gli zii a Tel Aviv. Con una cadenza grosso modo bimestrale le due famiglie si sentivano per telefono. Siccome però nessuna delle due aveva l'apparecchio in casa, utilizzavano quello di due farmacie vicine alle rispettive abitazioni. Ma come concordavano il giorno e l'ora? Per lettera. La famiglia di Amos scriveva a quella degli zii indicando un giorno e un'ora precisi in cui, dalla farmacia vicina a casa loro, avrebbero chiamato la farmacia vicina alla casa degli zii, questi ultimi rispondevano con un'altra lettera in cui confermavano di aver capito il giorno e l'ora.
Lo so, la cosa fa sorridere, oggi, ma ha anche un suo innegabile fascino, e comunque era a suo modo avveniristica per l'epoca, dal momento che si sta parlando della terra di Israele degli anni quaranta del secolo scorso.

Liberateci da Libero

È difficile comprendere il cancan suscitato dal titolo di Libero di stamattina. Chiunque lo conosca sa infatti che il suo marchio di fabbrica è sempre stato questo: becerume, ignoranza e volgarità elevati al rango di giornalismo. Tutto qua. In passato hanno fatto anche di peggio. Giustificherei il polverone se un titolo simile l'avesse fatto, che ne so?, Avvenire o qualcuno di simile. Stupisce semmai che ci sia qualcuno che lo compri. Anzi, a ben pensarci non stupisce affatto.

King e l'invidia

Scrive Stephen King, nell'autobiografia On writing, che lui legge grosso modo un'ottantina di libri all'anno, a volte più, altre meno. Legge preferibilmente di pomeriggio, mentre la mattina scrive. Si concede una passeggiata di un'oretta dopo pranzo. Ecco, io invidio King, non per i soldi o la fama o la sua capacità di scrittura - beh, per questa un po' sì - ma proprio per il tipo di vita che fa. Ah lo so, l'invidia è una brutta bestia, ma d'altra parte siamo umani, e se non fossimo invidiosi che umani saremmo?

giovedì 10 gennaio 2019

Baglioni e i migranti

L'uscita di Baglioni sui migranti mi ha sorpreso. Non tanto per le cose dette, da parte mia condivisibilissime, quanto perché pensavo che nelle conferenze stampa pre sanremesi si parlasse del festival: ospiti, canzoni, presentatori ecc., e non anche di attualità politica. D'altra parte io seguo molto poco, praticamente niente, tutto il carrozzone, figurarsi le conferenze stampa.
Per quanto riguarda ciò che ha detto, niente da eccepire, d'altra parte basta avere un paio di neuroni funzionanti per rendersene conto, e il fatto che Salvini abbia liquidato il tutto con un ironico "Canta che ti passa", cioè una risposta cretina a un ragionamento intelligente, dimostra appunto che è intelligente.

Grillo e i vaccini

Da queste parti si dà poco credito alla improvvisa virata pro scienza e pro vaccini di Grillo per via di una sorta di conversione sulla via Damasco. Si tende più a pensare che dietro ci sia un calcolo politico, il medesimo che del resto stava alla base della posizione opposta tenuta fino alla conversione di cui sopra.

Il lato del mio lavoro che detesto

mercoledì 9 gennaio 2019

(...)



(da Una storia di amore e di tenebra, A. Oz)

Il libro di Oz e il mulino Sapignoli



Finalmente posso dedicarmi a Una storia di amore e di tenebra, uno dei libri più belli, da quello che leggo in rete, dello scrittore israeliano Amos Oz, scomparso pochi giorni fa. Dopo una breve ricerca sul sito che collega le biblioteche della provincia di Rimini, ho scoperto che era disponibile per il prestito nella biblioteca di Poggio Torriana, a un tiro di schioppo da casa mia. Naturalmente mi sono precipitato.



Piccola curiosità. La minuscola biblioteca comunale di Poggio Torriana, che vedete nell'immagine qui sopra, è stata ricavata anni fa dalla ristrutturazione di un antico mulino ad acqua. È circondata da un parco verde e nelle vicinanze scorre il Marecchia. Una specie di piccolo paradiso.

Sono impaziente di cominciare il libro di Oz. Quando si inizia a leggere un libro, almeno a me capita così, c'è sempre quella specie di... come chiamarla?... tensione positiva, si potrebbe dire, perché su quel libro si caricano sempre un certo numero di aspettative. Un po' come quando si parte per un viaggio.

Io parto.

martedì 8 gennaio 2019

Carige e stupidaggini varie

Titoli e titoli su 'sta benedetta banca che Di Maio e soci avrebbero salvato dal fallimento tramite decreto. Repubblica che da stamattina ha la notizia in home page a caratteri cubitali, perché loro avevano rotto gli zebedei per mesi con le banche salvate dal Pd con soldi pubblici e alla fine hanno fatto uguale.

Pagine e pagine su piccole e insignificanti beghe di cortile. Ma come si fa ad appassionarsi a queste stupidaggini? A chi interessa? Io vorrei che giornali e siti ogni giorno tenessero viva l'attenzione sulla sorte di Silvia Romano, che tenessero in home page ogni giorno, a caratteri cubitali, i cinquanta poveretti da ormai venti giorni prigionieri su una nave per volere di un "pagliaccio" (copyright Saviano) sadico e crudele.

Vorrei che parlassero del ritorno del fascismo, degli squadristi che ogni giorno sfilano con teste rasate (generalmente vuote), mimetica e braccio alzato in qualche città e che aggrediscono giornalisti. Vorrei che parlassero di amministratori razzisti e cinici che buttano in un cassonetto le coperte di un senzatetto, e che fanno ordinanze contro l'accattonaggio con la scusa della sicurezza. Vorrei che parlassero delle aggressioni e dei pestaggi subiti ogni giorno da qualcuno a causa delle sue preferenze sessuali.

Vorrei che parlassero di una società che sta regredendo su ogni fronte: culturale, etico, morale, una società sempre più cinica, razzista, rancorosa, bisognosa di avere per le mani un nemico su cui scaricare le proprie miserie e pochezze. Di questo vorrei che parlassero, non mi frega niente della banca Carige.

lunedì 7 gennaio 2019

Quando le vittime del razzismo eravamo noi

Nel secondo volume del poderoso saggio Storia dell'emigrazione italiana, Donzelli editore, c'è un capitolo intitolato Brutta gente. Il razzismo anti-italiano.

Che gli immigrati italiani che dal Rinascimento ad oggi hanno invaso ogni angolo del globo non fossero, a volte, ben visti (eufemismo) è cosa nota. Quello che forse è meno noto è che spessissimo questi episodi di intolleranza e razzismo anti-italiano si sono trasformati in veri e propri pogrom.

Dagli USA all'Argentina, dalla Francia alla Svizzera, dalla Germania all'Australia e altrove, non c'è stato posto in cui gli immigrati italiani, specie nei decenni a cavallo tra il XIX e XX secolo, non siano stati fatti oggetto di persecuzioni, cacce all'uomo, linciaggi, aggressioni, attentati, impiccagioni, processi sommari, atti spesso motivati dalle stesse accuse che noi oggi rivolgiamo agli immigrati che arrivano da noi: furto di lavoro, diffusione di malattie e quant'altro.

Persecuzioni per la maggior parte basate su stereotipi, luoghi comuni, false dicerie utilizzati come pretesti per mascherare un razzismo anti-italiano a quei tempi radicatissimo ad ogni latitudine. La storia si ripete sempre, spesso a parti invertite.

La divisa e il cretino

[...]
Insomma, c’è una conclusione quasi obbligatoria da trarre: la divisa militare, per certi aspetti, fornisce sicurezza anche agli insicuri ed incute un senso reverenziale in chi ha a che fare con lei.
[...]
Ma l’elemento comune è proprio il fatto che di qualunque colore, appartenenza, collocazione geografica sia una divisa (e/o il suo utilizzatore), viene incarnato (ed enfatizzato) un messaggio universale di forza e di potenza. Segnalare attraverso questo tipo di divise l’appartenenza ad un gruppo significa affermare il proprio status civile ed anche dare un input alla propria virilità: qualcosa che le personalità più fragili confondono con la propria stessa personalità ma che, per tutti gli altri, si rivela qualcosa di utile per affermare, senza una parola, la propria posizione.

Gli estratti che avete letto qui sopra li ho estrapolati da questo articolo, intitolato Psicologia della divisa militare. Mi ci sono imbattuto mentre cercavo, non essendo io psicologo, di capire quale significato avesse a livello psicologico la mania di indossare indumenti appartenenti a varie categorie delle forze dell'ordine.

La curiosità mi è venuta a forza di vedere il solito imbecille che in ogni occasione pubblica ama travestirsi ora da poliziotto, ora da carabiniere e ora da pompiere.

Piccola nota a margine: i pompieri ne hanno le scatole piene delle smargiassate del buffone e hanno deciso di sporgere denuncia. Da ex Vigile del fuoco (ho avuto l'onore di svolgere il servizio di leva nei VVF) non posso che compiacermi dell'iniziativa.

sabato 5 gennaio 2019

Sicurezza

Il vice sindaco triestino Polidori ha giustificato il suo gesto dicendo di averlo fatto per una questione di sicurezza. Secondo lui buttare nel cassonetto gli indumenti che un senzatetto utilizza per ripararsi dai rigori dell'inverno produce una maggiore sicurezza. Salvini ogni volta che deve giustificare una sua porcata tira in ballo la sicurezza. Togliere protezioni umanitarie, chiudere porti, tenere decine di persone prigioniere su una nave produce secondo lui una maggiore sicurezza.

A questo punto, forse, occorre capire cosa si intende col termine sicurezza, perché è effettivamente utilizzato, oggi, con una pluralità di significati. C'è ad esempio la sicurezza fisica, cioè il sentirsi sicuri di non subire aggressioni, atti violenti (rapine, stupri e quant'altro), oppure l'andare a scuola con la certezza di non ritrovarsi sepolto sotto un soffitto che crolla. C'è poi una sicurezza economica: avere un bel gruzzoletto da parte che permetta di guardare al futuro con tranquillità; c'è una sicurezza sociale: avere ad esempio un lavoro stabile e sicuro, e si potrebbe continuare.

Non riesco a inquadrare in nessun modo il tipo di sicurezza venuto alla ribalta più recentemente, secondo cui per sentirsi più sicuri bisogna emarginare e criminalizzare i più deboli (poveri, mendicanti, stranieri ecc.). Non riesco a capire in che modo cacciare un senzatetto da una strada, da sotto un porticato o dal portone di una chiesa porti una maggiore sicurezza, così come non riesco a capire come tenere una cinquantina di uomini, donne e bambini prigionieri su una nave porti una maggiore sicurezza.

Magari col tempo ci arriverò e lo capirò pure io, nonostante le mie evidenti mancanze intellettive, e magari, quando avrò capito e la mia mente avrà afferrato il concetto, riuscirò a liberarmi del pensiero fisso di essere noi governati, oggi, da una manica di stronzi.

L'ultima Thule

Quando ho sentito in questi giorni parlare di Ultima Thule, in riferimento al nome dato dagli scienziati al corpo celeste più lontano mai osservato dall'uomo grazie alla sonda New Horizons, il mio pensiero è andato immediatamente all'omonimo album di Francesco Guccini, pubblicato nel 2012, album con cui il "Maestrone" ha concluso la sua carriera di cantautore.

Sono sempre stato fissato con Guccini, io, abbiate pazienza.

Sbarchi



Vedete la linea rossa nel grafico qui sopra? Se sommate tutti i numerini che si trovano sopra di essa viene fuori una cifra: 494. È il numero di migranti sbarcati in Italia dal 25.12.2018 al 3.1.2019, cioè l'altro ieri: quasi 500 in appena nove giorni. Naturalmente del fatto che i migranti continuino a sbarcare non parla nessuno, silenzio assoluto, vedi mai che si rovini la narrazione dell'uomo duro che va in giro con la divisa della Polizia. Sai che figura se gli allocchi che lo adorano scoprissero la cosa?

Ah, il grafico in questione non sta circolando clandestinamente per mano di oscure organizzazioni sovversive o comuniste, si trova agevolmente con due clic sul sito del ministero degli Interni, quello diretto dal tipo forte coi deboli e debole coi forti: qui.

Mi raccomando, chi vuole continui pure a credere alle panzane che racconta il felpato.

venerdì 4 gennaio 2019

Incoscienza



Una volta Berlusconi, citando un non meglio precisato studio, disse che la media intellettiva degli italiani è quella di un ragazzo di seconda media. Salvini, oggi, sa che questa cosa è vera e che la stima è probabilmente fin troppo ottimistica, ed è sostanzialmente su questo che ha costruito parte della sua fortuna politica. Per rendersene conto basta scorrere (per chi ha stomaco a sufficienza) una sua pagina social: foto mentre si ingozza di ogni possibile pietanza, foto con mucche, gatti e animali vari assortiti, dileggio degli avversari, richieste al suo elettorato adorante di continue conferme ("Voi che ne dite?", "Secondo voi sto facendo bene?", "Cari amici, se ci siete anche voi io non mollo" e via andare).

Lo stesso atteggiamento, la stessa tipologia comunicativa utilizzata dagli adolescenti, ma neanche dagli adolescenti: dai pre-adolescenti. Siamo più nella sfera dell'infanzia. Il problema, quello che preoccupa e che i suoi leoni da tastiera non capiscono, è che utilizzare questo linguaggio infantile, estremizzare questa frattura tra buonisti e cattivisti (odio questi due termini ma è per semplificare) è pericolosamente incosciente. La gestione dell'immigrazione è un problema serio, complesso, che ha, e avrà sempre di più, ricadute sulla nostra vita, sulla società. Un problema che è da criminali incoscienti affrontare con slogan stupidi e infantili, dati in pasto a un elettorato idrofobo in cerca solo di un nemico da odiare per rinfrancare e dare sollievo alle proprie miserie morali.

Un politico accorto, intelligente e lungimirante, esattamente tutto ciò che non è Salvini, dovrebbe procedere con estrema cautela, dovrebbe operare in modo da smussare le inevitabili differenze che ci sono tra ospiti e ospitanti. Il suo agire dovrebbe essere improntato alla tolleranza, alla esaltazione dell'alterità. Dipingere ventiquattrore su ventiquattro ogni straniero come un nemico da isolare, tenere lontano, imprigionare su una nave, non è nient'altro che un fenomenale moltiplicatore di odio, che va a insinuarsi in una società che già di per sé, per svariati motivi, non ultimo quello dell'economia costantemente in recessione, dell'avanzare della povertà e della mancanza cronica di lavoro, è sempre più incline all'odio, al disprezzo del diverso e all'egoismo.

Incoscienza e stupidità al potere: un mix pericolosissimo.

Diventerò un adepto della Christ Wisdom Church Of God?



Stamattina, al lavoro, Nicholas dava a chiunque incontrasse adesivi come quello che vedete qui sopra, e uno l'ha dato pure a me. Diciamo che si trattava di una sorta di, come dire?... proselitismo aziendale. Nicholas, nigeriano sulla trentina, lavora con noi da circa un annetto e ricordo che il primo giorno che arrivò fu affidato a me per essere instradato e imparare un po' il lavoro. Invece che con un normale ciao mi salutò con God bless you. Lì per lì non capii il senso di quel saluto ma non detti molto peso alla cosa. Poi, col tempo, ho capito: Nicholas è di religione protestante.

Non parla molto correttamente l'italiano ma coll'inglese è un asso, quindi ogni tanto mi diletto a parlare con lui nella lingua della perfida Albione, anche per togliere un po' di ruggine al mio inglese maccheronico. L'ho quindi ringraziato per l'invito, invito che ho gentilmente declinato in virtù del mio consolidato agnosticismo condito con spruzzatine di scetticismo, e lui ha replicato dicendo che non c'è problema, era solo un invito. Amici come prima.

Mentre rimuginavo sulla faccenda, pensavo alla differenza tra i Protestanti e i Testimoni di Geova, in cui fin troppo spesso mi capita di imbattermi in giro per Santarcangelo. Nicholas si è limitato a un invito e chiusa lì, i Tdg quando ti prendono sotto non ti mollano più; hai voglia a dire che non ti interessa niente, che perdono il loro tempo. Niente, loro procedono stoicamente a mo' di rullo compressore nella frantumazione delle appendici pendule del malcapitato, finché quest'ultimo non è costretto a ricorrere a volte alla maleducazione pur di toglierseli di torno.

Quasi quasi domenica faccio un salto.

giovedì 3 gennaio 2019

Rimpianti

Ho detestato Renzi come pochi dei suoi predecessori, ma sono talmente schifato da questo governo che quasi quasi un po' lo rimpiango.

mercoledì 2 gennaio 2019

Segnali

Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di sanità, si dimette in polemica con le posizioni antiscientifiche di questo governo, e il riferimento è chiaramente a Salvini quando disse che secondo lui dieci vaccini sono troppi. Secondo lui, capito? La sua impressione contro protocolli elaborati dopo decenni di studi sui vaccini. Perché lui è il ministro di tutto e Burioni spostati ché non sei nessuno.

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, ha annunciato che sospenderà gli effetti del famigerato decreto Salvini, quello che ha istituzionalizzato il razzismo mascherandolo sotto ragioni di sicurezza.

Magari servirà a poco, ma in attesa che questo esecutivo vada a casa, sperando che nel frattempo non faccia danni irreparabili, rincuora che da varie parti d'Italia arrivino segnali in grado di tenere alta l'attenzione sulla stupidità e la pericolosità di questa compagine di governo.

martedì 1 gennaio 2019

A ognuno il suo Mattarella

Puntualmente, come ogni fine anno, seguendo una patetica tradizione ormai consolidata, legioni di politici si impossessano di piccoli frammenti del discorso del Presidente della Repubblica di turno e si adoperano, ricorrendo spesso a capziosi sofismi, per cercare di dimostrare che tali frammenti sono la prova che il pensiero del Presidente e il loro concidono.

Salvini è naturalmente maestro in queste operazioni, come ha dimostrato ieri sera nel suo discorso-replica trasmesso sui suoi amati social. Laddove infatti Mattarella spiega il suo concetto di sicurezza, antitetico rispetto a quello del felpato, come si capisce facilmente ascoltandolo, lui replica: "Sono contento che il presidente Mattarella abbia cominciato il suo discorso parlando di sicurezza: abbiamo dimostrato che volere è potere, l'Italia ha riconquistato i suoi confini". Poi aggiunge: "Chi scappa dalla guerra è benvenuto, tutti gli altri non arrivano. Il presidente della Repubblica non ha potuto essere così esplicito, ma limitare gli accessi in Italia riporta un po' di ordine e tranquillità".

Il pomposo proclama secondo cui l'Italia ha riconquistato i suoi confini, frase che presa in senso letterale non ha alcun significato, è uno di quei capziosi sofismi di cui parlavo sopra che servono a irretire gli allocchi con ridotte funzionalità sinaptiche, che abbondano sulle sue pagine social, e che in sostanza serve solo a dare un volto presentabile al fatto che con la politica dei porti chiusi si sbattono le porte in faccia ai poveracci che, quando non affogano prima, vengono salvati dalle poche navi che ancora si muovono nel Mediterraneo.

A questo c'è da aggiungere la sesquipedale fesseria del "Chi scappa dalla guerra è il benvenuto", fesseria dimostrata da tutti i casi di navi respinte fino ad oggi senza interessarsi minimamente di chi ci sia sopra. L'ultimo caso che dimostra l'infondatezza di quanto affermato dal ruspista sono le due navi umanitarie tedesche che da più di dieci giorni vagano per il Mediterraneo, in una situazione ormai sempre più critica, con a bordo il loro carico di disperati che nessuno vuole. E allora basta con le cazzate. Salvini tiri fuori apertamente le palle e dica chiaramente che a lui non frega niente di chi scappa da guerre, calamità e dittature, senza nascondersi dietro patetiche e vigliacche bugie.

Soprattutto la smetta di tirare per la giacchetta Mattarella facendo credere che le concezioni della sicurezza che i due hanno sono equivalenti. 

Dialogo

Tra mia figlia maggiore (classe '96) e me (classe '70). "Ba', ma quando non c'era internet come si ascoltava la musica?...