sabato 31 marzo 2018

I doganieri francesi a Bardonecchia

Ho googlato un po' per trovare tracce dell'accordo doganale stipulato - dice la Francia - nel 1990 tra i nostri cugini d'oltralpe e l'Italia, ma non ho trovato niente, quindi, alla fine della giostra, ci tocca prendere per buona la parola del ministro francese Gerald Darmanin, secondo cui, in virtù appunto del suddetto accordo, i funzionari doganali francesi non hanno commesso alcun illecito entrando in territorio italiano.

Per tutto il resto - presunti modi autoritari dei funzionari, presunte violazioni di diritti umani ecc. - ne so quanto voi, o almeno so quanto si legge in giro, ed è probabile a questo punto che venga aperta un'inchiesta per appurare esattamente l'esistenza e l'eventuale entità di queste per ora presunte violazioni.

Quello che in tutta questa faccenda fa un po' sorridere, anche se in realtà da sorridere c'è ben poco, sono le prese di posizione infuriate dei vari Salvini, Meloni e compagnia cantante al seguito, perché questi come si permettono, e la sovranità, e casa nostra e blablabla, rimostranze di cui non avremmo avuto notizia se ad inseguire un presunto pusher nigeriano fossero state le forze dell'ordine nostrane.

Anzi, in quel caso, probabilmente avremmo avuto plausi ed elogi.

venerdì 30 marzo 2018

Newton e la mela

Scrive Stephen Hawking, nel suo celeberrimo Dal big bang ai buchi neri, che sto leggendo in questi giorni, che la mela che ispirò a Newton la formulazione della legge sulla gravitazione universale non gli cadde sulla testa. Semplicemente, la vide cadere mentre, seduto, se ne stava tranquillamente in contemplazione.

Voi, riderete, ma io ci avevo sempre creduto. Eh, beata ingenuità. Mi sento come quei bambini quando scoprono che Babbo Natale non esiste.

giovedì 29 marzo 2018

Ai miei tempi

Quando andavo a scuola io i professori avevano sempre ragione, anche quando secondo me non ne avevano affatto. E all'epoca, se avessi combinato una cosa del genere, il mese di sospensione comminato dal preside dell'Istituto sarebbe stato solo un microscopico anticipo di quello che mi sarebbe aspettato a casa.

Altri tempi.

mercoledì 28 marzo 2018

Cento giorni

Stamattina, poco prima delle sei, mi sono fermato da Urbinati, nota caffetteria/pasticceria di Santarcangelo dove ogni tanto faccio tappa per una brioches e un cappuccino, tappa comoda perché si trova a metà strada del mio giornaliero tragitto casa - lavoro. (Piccola nota a margine: le paste sono gigantesche, piene di ogni ben di dio e l'accoppiamento brioches e cappuccino lo fanno pagare appena due euro, che è molto poco rispetto ai prezzi standard di bar e caffetterie per questi due prodotti.)

Non appena ho aperto la porta per entrare, invece della solita gradevole tranquillità, tipica di quell'orario, ho trovato orde di ragazzotti e ragazzotte vocianti che occupavano ogni tavolino e ogni sedia disponibili, e pure lo spazio in piedi tra i tavolini e il bancone. Sono arrivato faticosamente al banco e ho guardato la barista come per dire: e questi da dove sbucano fuori? E lei: "Eh, sono i reduci dei cento giorni." Ah, ho capito, le ho fatto intendere con l'espressione della faccia. Ho consumato velocemente cappuccino e brioches al banco, in piedi, e me ne sono andato, rinunciando, con un lieve giramento di scatole, ai soliti dieci minuti di relax comodamente seduto al tavolino a consumare le mie leccornie preferite.

Per chi non lo sapesse - non lo sapevo neppure io ma ci sono passato - quella dei cento giorni è una festa a base di cene, balli notturni e gozzovigliamenti vari (può capitare, com'è successo qua a Rimini, che debbano pure intervenire i Carabinieri per calmare gli inevitabili eccessi) che viene organizzata dagli studenti dell'ultimo anno degli istituti superiori quando mancano appunto cento giorni agli esami di maturità, festa a cui parteciparono anche le mie figlie, quando erano in quinta superiore, ma di cui non ho mai capito il senso. Del resto neppure pure loro, interpellate ripetutamente in tal senso, sono mai riuscite a spiegarmelo in maniera convincente.

Insomma, mancano cento giorni alla maturità: embé? Cosa c'è da festeggiare? Si festeggia per caso il quindici settembre perché mancano cento giorni al Natale? Mah, mistero.

E l'immigrazione?

Magari è un'impressione mia, ma mi pare che già dal lunedì successivo alle elezioni l'emergenza immigrazione fosse come scemata, come se non fosse più un'emergenza così grave. Un po' come gli uragani nel Golfo del Messico, avete presente?, che esaurita la loro potenza distruttrice vengono declassati a tempesta tropicale e poi giù giù fino a semplice temporale estivo.

Sarà mica che in realtà non c'era nessuna emergenza se non quella dettata dalla necessità di solleticare la pancia e le paure dei poveri di spirito per poter arraffare qualche voto in più alle elezioni?

lunedì 26 marzo 2018

(...)



(da Il piccolo burattinaio di Varsavia - E. Weaver)

(...)

[...]
"Il Settecento e l’Ottocento sono stati i secoli per eccellenza della corrispondenza epistolare. Il perfezionamento della tecnica postale e il miglioramento della viabilità e dei mezzi di trasporto (nel XVIII, per es., l’introduzione delle sospensioni nelle carrozze) favorì lo sviluppo della cultura epistolare, l’arte dello scrivere lettere. Il miglior manuale, in tal senso, fu la letteratura; ne è esempio Tatjana che scrive ad Onegin una lettera “così sincera e palpitante di ingenuo entusiasmo” composta esclusivamente di citazioni letterarie (a proposito di “prestiti”). 

Oggi non si scrivono quasi più lettere, e anche in tal caso ci si limita a notificare lo stretto necessario. Si scrivono “mail” e s’inviano miliardi di messaggi dai cellulari, su twitter ci si scambiano battute, spesso invettive, e su FB la comunicazione non è molto dissimile. S’è enormemente allargata la platea degli scriventi, e ciò costituisce un progresso, ma d’altro lato la cultura epistolare s’è estinta e la scrittura in generale conosce un decadimento senza precedenti."
[...]

(via diciottobrumaio)

sabato 24 marzo 2018

Facebook

Scommettiamo? Prima o poi si scoprirà che - toh! - Google fa le stesse cose che faceva voltotomo, e magari pure Twitter. E la cosa sarà pure più grave perché sulla faccia del pianeta qualcuno non iscritto a faccialibro ancora si trova, ma un account su Google ce l'hanno presumibilmente anche i Pigmei dell'Africa equatoriale. E dopo tutti a stracciarsi le vesti perché, come ogni social o servizio internet in circolazione, pure Google maneggiava con una disinvoltura degna di miglior causa i dati degli iscritti.

Io comincio a preparare i popcorn.

Fico e Casellati

Roberto Fico non so chi sia. So solo che è un pentastellato, note biografiche zero, né per ora mi interessa sapere altro. Neppure della signora Casellati so niente, se non che è una berlusconiana di vecchia data, ma anche di lei note biografiche zero, né per ora mi interessa conoscerle, e neppure in futuro, presumo.

L'unica cosa a cui riesco a collegarla è un vecchio dibattito televisivo in cui la signora dal fare pacioso e tranquillo veniva fatta a pezzi da Travaglio. Non ricordo di preciso quale fosse il casus belli né quale la trasmissione, l'unica cosa che ricordo è che la discussione verteva su una delle innumerevoli leggi che il tipo delle cene eleganti usava cucirsi addosso con la perizia di un sarto intento a confezionare un vestito.

Credo si parlasse di intercettazioni, ma potrei sbagliarmi, potrebbe essere stato anche il processo breve. Comunque sia, ricordo 'sta signora che ripeteva come un disco rotto sempre le stesse balle, e quando Travaglio, dati alla mano, le faceva notare che quelle che sparava erano appunto balle lei si fermava un attimo e poi, come se niente fosse, rimetteva su il disco.

Ecco, adesso avremo 'sta tipa a dirigere il Senato, e magari già da lunedì rimpiangeremo Grasso.

giovedì 22 marzo 2018

Staminali embrionali, maculopatia e princìpi non negoziabili

Mia madre, un paio d'anni fa, è stata colpita da una grave forma di maculopatia, una malattia degenerativa degli occhi a tutt'oggi senza cura - esistono solo terapie per cercare di stabilizzarla e impedirne la degenerazione.

Scrive l'Ansa che, per la prima volta, due pazienti hanno riacquistato la vista grazie a una terapia basata sull'uso di cellule staminali embrionali. Embrionali, badate bene, non adulte. C'è differenza? Sì. La Chiesa permette l'utilizzo a fini terapeutici e di ricerca delle sole staminali adulte, il patetico e ridicolo divieto assoluto di utilizzare quelle embrionali rientra nel novero dei famosi/famigerati princìpi non negoziabili.

Ora, sarebbe bello che il buon Dio, come scrive Malvino, mandasse una bella maculopatia degenerativa a quelli che ogni santo giorno rompono le appendici pendule con la barzelletta dei principi non negoziabili, così giusto per vedere fino a che punto non sono negoziabili.

mercoledì 21 marzo 2018

C'è un medico in sala?



(14.2.2018)



(21.3.2018)

Follia maggiore

E niente, capitano ogni tanto quei libri che li pensi anche mentre sei al lavoro, pensi a come procederà la storia, a cosa combineranno ancora Ghezzi e Carella, due tipi che in una ipotetica serie televisiva potrebbero essere Stursky & Hutch o qualcuno sul genere.

E quindi quando torni a casa dal lavoro, doccia veloce e poi sul divano, pure il blog può aspettare, ché mentre tu eri in magazzino chissà quei due cos'hanno combinato. Alessandro Robecchi è un mago.

lunedì 19 marzo 2018

Dal vaffa in qua

Sono passati un po' di anni dall'intransigente vaffanculo al parliamo con tutti di alcuni giorni fa. Neppure tanti, per la verità. In fondo è una sorta di percorso obbligato: si inizia col purismo senza se e senza ma e si finisce piano piano coll'amalgamarsi alla massa.

Anche la Lega iniziò così. "Mai con la destra e mai con la sinistra", strillava trent'anni fa un giovane Bossi, con gl'immancabili dito medio e gesto dell'ombrello, a quei comici figuri che con alabarde e corna lo stavano a sentire, estasiati di quell'estasi che nasconde solo vuoti di pensiero, assiepati sul pratone di Pontida. Poi s'è visto com'è andata finire: via via sono andati in soffitta purismi e celodurismi vari in favore di un comodo e remunerativo rilassamento a bagnomaria nell'andazzo generale.

I pentastellati ci hanno messo un po' meno ma sono arrivati lì anche loro. Del resto il blogger di Genova l'ha detto chiaramente: "L'epoca dei vaffa e' finita [...] Noi siamo un po' democristiani, un po' di destra e un po' di sinistra, un po' di centro. Possiamo adattarci a qualsiasi cosa."

Eh? Possiamo adattarci a qualsiasi cosa? Ho capito bene? Non mi diventerà un De Mita?

domenica 18 marzo 2018

Tra Enzo e Gino

Ora, gaffe più o meno grosse chi prima e chi dopo ne abbiamo fatte tutti. Ci sta. Ma se io fossi un deputato appena eletto alla Camera nella circoscrizione di Modena e mi accingessi a partecipare a un incontro con sindaco e autorità varie per suggellare l'elezione, la prima cosa che farei, non sapendo un tubo della città che mi ha spedito in parlamento perché in tutta la mia vita non ho mai messo il becco fuori da Roma, la prima cosa che farei, dicevo, è documentarmi un pochino.

Senza fare chissaché, eh, anche solo dando una scorsa a Wikipedia per apprendere a grandi linee la storia della città, i personaggi principali ad essa legati, ed evitare così figure di questo genere.
Che poi non c'entra nemmeno più di tanto la storia di Modena. L'immagine di Enzo Ferrari, coi suoi occhialoni neri e quel viso da nonno un po' rude ma bonaccione, fanno ormai parte dell'iconografia classica dei grandi personaggi italiani, un po' come Gino Paoli. Non stiamo parlando di una gaffe che si potrebbe fare scambiando, che ne so?, Otto von Bismarck col Barone di Münchhausen - lì novantanove su cento, me compreso, si sbaglierebbero - stiamo parlando di due personaggi che si conoscono, noti, che fanno parte della cultura e dell'imprenditoria italiane, e se tu non li conosci vuol dire che negli ultimi trent'anni non hai mai aperto un giornale, guardato un servizio alla tv, letto un libro, niente.

Sei stata solo chiusa tra le tue quattro mura su Marte. Mentre qua sulla Terra la vita andava avanti.

Paese che vai, Russiagate che trovi

"L’indagine di Mueller non sarebbe mai dovuta iniziare [...] è stata basata su attività fraudolente e falsi dossier pagati da Hillary e dai democratici. Una caccia alle streghe."

La rabbia e gli strali che Trump lancia contro Robert Mueller, il procuratore che ha in mano l'inchiesta chiamata (tipico degli americani) Russiagate, dove si indaga sui rapporti tra l'entourage trumpiano e il Cremlino e sul presunto ruolo che avrebbe avuto quest'ultimo relativamente all'ingresso di Trump alla Casa bianca (se è vero, managgia a lui!), ripercorrono un film già visto anche qua da noi, pur ovviamente con tutte le differenze tra i due casi. Perché?

Chi ha seguito un po' la tragicomica epopea del tipo delle cene eleganti ricorderà che ogni volta che un tribunale spostava la sua attenzione su di lui, il che accadeva con una certa frequenza, questi reagiva esternando gli stessi concetti esternati da Trump. Nel caso di Trump dietro l'inchiesta c'è quella comunista impenitente della Clinton che vuole farlo fuori, qua c'erano i comunisti de noantri che, affiancati subdolamente da altrettante procure marchiate da falce e martello, complottavano per mandarlo al gabbio - oh, ci fossero mai riusciti una volta!

Poi, col tempo, anche quelli con abbondanti fette di prosciutto sugli occhi, o almeno buona parte di essi, hanno capito che non c'era alcun complotto, ma semplicemente un mascalzone matricolato a cui le procure correvano dietro come usano generalmente fare coi mascalzoni.

Certo, il Russiagate è appena agli inizi (chi vuole i dettagli trova un dettagliato resoconto qui) ed è difficile prevederne gli sviluppi, ma dai documenti che circolano pare ben poco probabile che si tratti di un complotto e molto probabile che si tratti invece di un'inchiesta con solidi fondamenti, e questo spiega un po' il nervosismo e le improvvide ultime mosse di Trump, tipo licenziare due direttori dell'FBI, che sta appunto indagando su di lui, in pochi mesi. D'altra parte il tycoon stupido del tutto non è e non ignora certo che, come scrivono autorevoli esperti di faccende politiche USA, l'impeachment potrebbe essere dietro l'angolo, nel qual caso qua i popcorn sono già pronti.

sabato 17 marzo 2018

Nibali e io





Nel giorno in cui Nibali ha vinto la Milano-Sanremo (294 Km), che da quel che leggo è un'impresa storica - abbiate pazienza, non seguo molto il ciclismo - io mi sono coperto, stamattina, in poco più di due ore, i trenta e rotti chilometri, tra andare e tornare, che separano casa mia da Torre Pedrera (foto qui sopra). Non è la stessa cosa, ovviamente, ma considerando che sto uscendo adesso dal letargo invernale e che ho spolverato solo pochi giorni fa la bicicletta, anche questa la posso nel mio piccolo considerare un'impresa, via.



Ah, dato che ero in zona ho fatto un giretto alla piccola stazione di Viserba. Ci andavo da ragazzino, sempre in bicicletta, a vedere i treni. Bei ricordi.

(...)

Anni di storytelling di rivoluzionario gettati al vento dalla genuflessione davanti alla salma del tipo della tintura di iodio, come un Ratzinger o un Wojtyla qualsiasi.
Bah.

venerdì 16 marzo 2018

La gentile bibliotecaria

Nota di plauso alla biblioteca (e alla bibliotecaria) di Santarcangelo. Perché? Qualche tempo fa, in una delle mie frequenti incursioni nel tempio santarcangiolese dei libri, mi ero fatto mettere in lista per il prestito di Follia maggiore, di Alessandro Robecchi, che in quel momento era in prestito a qualcun altro. Il 7 marzo mi era arrivata la mail con cui la biblioteca mi avvisava della disponibilità del libro, libro che sarebbe stato disponibile per tre giorni a far data dall'invio della suddetta mail.

Il problema è che l'indirizzo di posta elettronica che è nei miei dati di registrazione alla biblioteca è piuttosto vecchiotto - lo attivai anni e anni fa con libero.it - e ormai non lo utilizzo quasi più e lo consulto ancora meno, per cui l'avviso della disponibilità del libro non lo lessi. Il terzo giorno, però, ecco che mi squillava il cellulare: era la bibliotecaria che mi chiedeva, dal momento che alla mail non avevo risposto, se fossi ancora interessato al libro di Robecchi, altrimenti l'avrebbe dato in prestito a chi l'aveva prenotato dopo di me.

Quando mi aveva telefonato ero al lavoro e le dissi che sarei passato il giorno stesso appena uscito, cosa che puntualmente ho fatto. Non so se sia prassi comune quella di chiamare al cellulare per ricordare una prenotazione; diciamo che mi piace pensare che l'abbia fatto in via di cortesia, visto che sono un affezionatissimo "cliente" della biblioteca. Comunque sia, casomai passasse di qui e leggesse: grazie.

mercoledì 14 marzo 2018

Per capirci

Al momento, perché gli sviluppi cambiano di ora in ora, il tipo di Arcore sarebbe disposto a farsi appoggiare dal PD. Salvini s'incazza, perché mai col PD, eccheccavolo! Ma fino a tre giorni fa pure lui strizzava l'occhio a quelli del PD che non si riconoscono nel PD e possono condividere qualcosa del programma della lega.

Il tipo della ruspa vedrebbe di buon occhio, invece, una alleanza coi 5* per presunte affinità dei rispettivi programmi. Ma il cavaliere s'incazza a sua volta, perché i 5* sono pericolosissimi, una sciagura, e lui mica può fare comunella coi nuovi comunisti, come li definiva in campagna elettorale, d'altra parte è sceso in campo un'altra volta proprio per scongiurare questo pericolo, no?

Nel frattempo, i pericolosissimi nuovi comunisti vanno a seconda di come si svegliano la mattina: prima fanno l'occhiolino ai leghisti, poi lisciano il PD, poi invitano tutti - è roba di ieri - ad andare a quel paese e si torni pure al voto, che loro mica hanno paura.

Questo fino a oggi, domani è un altro giorno.

Stephen Hawking

Se non ricordo male, fu un paio d'anni fa che lessi Dal big bang ai buchi neri. Metà libro non riuscii a capirlo, troppo grandi le mie lacune in fisica, l'altra metà, invece, mi piacque molto. Non sto qui a ripubblicare suoi aforismi o a copiaincollare citazioni prese dai suoi libri - immagino ci sia già tutta internet che lo sta facendo. Questo breve post solo per dire che mi spiace molto che se ne sia andato.

martedì 13 marzo 2018

Segen

Alla fine ciò che più impressiona non è tanto la morte per inedia, tragedia comunque inaccettabile. Impressiona semmai sapere che a venti chilometri dall'Italia ci sono campi di concentramento come quello in cui per diciannove mesi (diciannove mesi!) è stato tenuto prigioniero questo povero ragazzo.

Dice Fazzo

Ha ragione Fazzo: il processo con protagonista B. per la nota faccenda della compravendita di senatori si chiuse con una bella estinzione per intervenuta prescrizione (modificata da chi? Mmh... fatemi pensare...). Nel frattempo, però - ci sei, Fazzo? - fece tempo a vedere la luce la sentenza di primo grado, quella che condannò B. e nelle cui motivazioni si legge: "Le dazioni di denaro effettuate da Berlusconi, tramite Lavitola, a De Gregorio sono state effettuate quale corrispettivo della messa a disposizione del senatore e, quindi, della sua rinuncia a determinarsi liberamente nelle attività parlamentari di sua competenza, e non certo come mero finanziamento al Movimento Italiani nel Mondo. Tant'è vero che il 24 gennaio 2008, votando la sfiducia alla maggioranza della quale solo quattro mesi prima faceva parte, De Gregorio contribuì a mettere la parola fine al secondo esecutivo guidato da Romano Prodi".

E ancora: "È del tutto pacifico che Berlusconi abbia agito, direttamente o attraverso Lavitola, con assoluta coscienza di corrompere un senatore, compensando la condotta del pubblico ufficiale contraria ai suoi doveri di parlamentare con l'ingente somma di tre milioni di euro".

Sarebbe stato carino menzionarlo nell'articolo, no, Fazzo?

lunedì 12 marzo 2018

Non molla

Dice che si dimette ma non molla, perché il futuro non si può mettere da parte.

Dopo aver in tre anni portato un partito dal 40 al 18%; dopo che venti milioni di persone il 4 dicembre 2016 gli hanno chiesto esplicitamente di sparire; dopo che lui stesso aveva reiteratamente promesso all'universo mondo, in quell'occasione, che avrebbe smesso di fare politica; dopo la debacle impressionante di qualche giorno fa, atto ultimo della scientifica distruzione del partito di cui era a capo, ancora non molla, ancora pretende di fare quello che vuole.

Cosa deve succedere ancora perché realizzi di stare sulle scatole anche ai pigmei dell'Africa equatoriale?

domenica 11 marzo 2018

Tortura



Più che un saggio storico, si tratta di un viaggio nel tunnel dell'orrore, e devo confessare di aver tralasciato le descrizioni delle parti più cruente per mancanza di stomaco. Dettagli grandguignoleschi a parte, il libro ha il merito di affrontare in maniera esaustiva, forse fin troppo, un argomento che la storiografia ufficiale ha generalmente sempre trattato con maldisposizione se non direttamente scansato, e cioè l'utilizzo della tortura in Italia durante la dittatura nazifascista.

Il periodo preso in esame dal libro va dall'armistizio del settembre 1943 all'aprile del 1945. In questi venti mesi il ricorso alla tortura da parte degli occupanti tedeschi e dei loro sodali fascisti diventa sistematico, metodico, fondamentale, una vera e propria tecnica di guerra messa in atto per riuscire a estorcere informazioni con cui disarticolare e neutralizzare la lotta partigiana. Venti mesi in cui caserme, stazioni di polizia, carceri, fattorie, conventi vengono requisiti dai nazisti e trasformati in immense ed efficientissime fabbriche di tortura e di morte.

In questi edifici del dolore sono passati nei venti mesi presi in esame migliaia di uomini e donne, spesso anche ragazzini. Non occorreva essere dichiaratamente appartenenti al CNL o a qualsiasi formazione partigiana per cadere nelle grinfie dei carnefici fascisti, era sufficiente un'ipotesi, un sospetto, una soffiata, fosse pure basata sull'incertezza. I metodi con cui sono state seviziate e uccise - molti morivano per la brutalità dei sistemi usati, molti altri preferivano uccidersi, vedendo in questo gesto un sollievo e una liberazione - travalicavano abbondantemente il disumano, e il sadismo ne diventava spesso l'ingrediente fondamentale.

È un libro che non tralascia niente, neppure di menzionare come il ricorso alla tortura fu purtroppo utilizzato anche da chi stava dalla parte giusta, un aspetto questo sempre volutamente ignorato o nascosto, utilizzato, quando utilizzato, in maniera impropria e/o decontestualizzato per aumentarne artificiosamente e strumentalmente la portata. Anche per questo motivo alcune doverose precisazioni e differenze l'autore le evidenzia, la più importante delle quali è quella quantitativa.

Gli episodi di tortura perpetrata dai nazifascisti, infatti, documenti alla mano sono infinitamente più numerosi rispetto a quelli perpetrati dai resistenti, e questo in quanto per gli occupanti tedeschi la tortura era istituzionalizzata, era appunto una normale tecnica di guerra, tollerata se non apertamente incoraggiata dalle gerarchie militari naziste e fasciste, laddove, invece, tutti i codici di condotta militare adottati da ogni organizzazione partigiana la proibivano espressamente, punendo duramente - a volte si arrivava fino alla fucilazione - chi ne facesse ricorso.

È un saggio storico che lascia rabbia e amarezza in chi legge, specialmente pensando che sono bastati così pochi decenni per dimenticare quella tragedia, dimenticanza che ha inevitabilmente aperto la via ai rigurgiti fascisti di cui sono oggi infarcite le cronache. Un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che "Ah ma lui ha fatto anche cose buone..."

venerdì 9 marzo 2018

L'improvvisatore



Il nome Hans Christian Andersen mi ha sempre fatto pensare a La piccola fiammiferaia, Il soldatino di stagno, Il brutto anatroccolo e altre fiabe che i miei mi leggevano da piccolo. Quello che io non sapevo, e che ho scoperto grazie a questo libro, trovato per caso nella libreria di mia mamma, è che è stato invece anche un ottimo romanziere e narratore.

L'improvvisatore, scritto nel 1835, è un romanzo che cattura e appassiona, strugge e commuove. Unico difetto, sempre ammesso che di difetto si tratti, una eccessiva melodrammaticità che fa capolino ogni tanto, compensata però da una gradevolissima vena poetica.

Tutti medici e veterinari (su Google)

Il cartello ironico che il veterinario di Rimini ha appeso nella sala d'aspetto del suo studio, al di là dell'ironia credo sia il sintomo di una piaga che sta prendendo piede e che forse merita di non essere sottovalutata: la convinzione di essere tutti esperti di tutto tramite Google. E il povero dott. Moretti, da tempo alle prese con padroni di quadrupedi che arrivano in studio con già diagnosticata diagnosi e formulata terapia, naturalmente gran parte delle volte errate, quando fa notare l'irritazione generata dal fatto di dover mettersi a discutere con gente che crede di saper tutto dopo dieci minuti su Google o su un forum, ricorda un po' il professor Burioni.

Il professor Roberto Burioni, del quale lessi l'anno scorso l'ottimo saggio Il vaccino non è un'opinione, è lo scienziato che è sceso in rete per cercare di contrastare le bufale e le stupidaggini messe in circolazione dagli antivaccinisti, e una delle sue affermazioni più note ha molte similitudini coi concetti espressi dal veterinario di Rimini.

In generale, credo che serva a tutti un buon ridimensionamento e la capacità di riappropriarsi di una certa dose di umiltà. È comprensibile che, anche senza avere mai aperto un libro, la facilità con cui oggi si ha accesso a informazioni che fino a qualche anno fa richiedevano una visita in biblioteca possa dare quella sensazione di poter competere alla pari, specie su materie scientifiche e mediche, con chi ha studiato per decenni, ma non è così. E prima riusciremo a capire questa cosa, prima smetteremo di sbatterci il muso.

Non c'è stato nessun assalto per il Reddito di cittadinanza

Già i titoloni, così come lanciati da Repubblica e altri, erano sospetti e odoravano di iperbolica e interessata esagerazione lontano un chilometro. Poi quelli de Il post, notoriamente più assennati e abituati a raccontare le cose come stanno, hanno confermato l'esagerazione.

Chiarito ciò, è comunque innegabile che con questo benedetto Reddito di cittadinanza si sono messi una specie di cappio al collo sia i pentastellati che il centrodestra. Non è un mistero, infatti, che gran parte del successo dei grillini al centro-sud è proprio da attribuire a questa promessa. Ma non è neppure da escludere che buona parte dei consensi ottenuti dal centrodestra al nord abbia la stessa motivazione - Berlusconi in campagna elettorale l'ha chiamato Reddito di dignità ma è la stessa roba.

Il punto è che ora, chiunque dei due sieda nella stanza dei bottoni, ben difficilmente potrà esimersi dall'adempiere a questo impegno, pena un crollo verticale dei consensi acquisiti, e ci sarà da ridere quando si tratterà, materialmente e non più a chiacchiere come in campagna elettorale, di trovare le ingenti coperture necessarie a finanziare il tutto.

giovedì 8 marzo 2018

Decessi diversi

[Post infarciti di stucchevole retorica mode ON]

Nello stesso giorno in cui in una suite di un albergo di Udine veniva ritrovato il cadavere di Davide Astori, in un modesto appartamento di Santarcangelo veniva ritrovato il cadavere di un giovane originario del Mali, suppergiù della stessa età di Astori, del quale non sono neppure state fornite le generalità perché non frega niente a nessuno, morto in seguito alle esalazioni generate da una piccola stufa con la quale riscaldava il suo alloggio. Un piccolo trafilettino nella cronaca locale e finita lì.

[Post infarciti di stucchevole retorica mode OFF]

mercoledì 7 marzo 2018

Toni Iwobi

Ciò che mi ha colpito di più dell'elezione di Toni Iwobi al Senato non è il fatto che il primo senatore di colore della storia italiana sia stato eletto nelle fila della lega, né che da decenni vi militi. D'altra parte è noto che ognuno si accasa dove si trova meglio.

Mi ha colpito il fatto che scriva meglio di Salvini, come si evince dal post vergato su faccialibro per esprimere la sua contentezza: periodi brevi e messi giù bene, virgole al loro posto, e soprattutto un solo punto esclamativo per enfatizzare le sue esclamazioni, laddove invece Salvini ne usa sempre in quantità in perfetto stile studente delle medie se non addirittura elementari.

Finita lì. Su tutto il resto, specialmente dove afferma che finché esistono gli stati nazione i clandestini devono essere rispediti a casa, stendo un velo pietoso, e magari lo invito a leggere qualche libro, con cui magari potrebbe assimilare il semplice concetto che gli stati nazione sono un'invenzione degli ultimi due secoli, mentre l'uomo si muove sul globo terracqueo da quando vi ha messo piede.

martedì 6 marzo 2018

T'é i baiocc per andè a fe la spoisa?

"Ero ben disposto a impiegare alcuni baiocchi per il Metastasio, ma non volevo separarmi dall'intero paolo."

Questa frase, pronunciata da Antonio, il protagonista del romanzo di Hans Christian Andersen L'improvvisatore, che sto leggendo in questi giorni, contiene, avrete notato, i sostantivi baiocco e paolo. Si tratta di tipi di monete che erano in corso nello Stato della chiesa e nel Regno di Napoli, ma anche successivamente, fino a circa metà del 1800, epoca in cui si narrano le vicende del romanzo. Come si legge in una nota a pie' di pagina del libro stesso e relativa a questo termine, nel periodo narrato la moneta principale era lo scudo, il quale si divideva in dieci paoli. Ogni paolo in dieci baiocchi, i quali erano di rame mentre i baiocchi d'argento.

Note numismatiche a parte, perché il termine baiocco ha attirato la mia attenzione? Perché nel dialetto della zona in cui abito, il termine soldi si traduce appunto con baiocc. La frase in dialetto santarcangiolese che ho messo a titolo del post significa infatti: Hai i soldi per andare a fare la spesa? Non appena ho letto baiocco nel libro mi è così venuto spontaneo collegarlo ai baiocc del dialetto romagnolo.

Lo Stato della chiesa, entro il quale circolava il baiocco, nel momento della sua massima espansione abbracciava anche quella che oggi è la Romagna, ecco spiegato quindi da dove deriva il termine baiocc che ancora circola nel gergo dialettale romagnolo. Poi dicono che leggere non serve.

Dimissioni con calma

Capito, no? Prima annuncia solennemente le dimissioni e trenta secondi dopo le congela, perché prima ci sono da scegliere i presidenti delle due camere, c'è un governo che si deve formare e insediare, e come si fa a fare tutto questo senza che lui metta becco? Scherziamo? Dovrà pure lasciare la sua impronta, no? Poi con calma, tra un mesetto o quando sarà, toglierà il disturbo.

Cioè, prima distrugge un partito e poi pretende pure di continuare a fare quel cazzo che vuole fino al definitivo colpo di grazia. L'ipertrofismo dell'io di cui soffre 'sto ragazzo ha ormai raggiunto dimensioni tali che dubito si possa più curare in qualche modo.

lunedì 5 marzo 2018

L'orologiaio cieco



Devo ammettere che a tratti ho trovato questo saggio complesso, difficile, ostico, cosa del resto abbastanza naturale dal momento che non sono un biologo né particolarmente ferrato in faccende scientifiche. Complessivamente, invece, un libro coinvolgente con cui il grande scienziato inglese Richard Dawkins spiega esaurientemente perché il creazionismo non regge sotto nessun punto di vista per spiegare l'origine e l'evoluzione della vita.

Non che ci sia bisogno di libri come questo, intendiamoci - è sufficiente un minimo di background culturale generale e di buon senso per capire che il creazionismo è una bufala - ma un conto è capirlo per buon senso, altro, sicuramente più interessante, è capirlo grazie a spiegazioni scientifiche accurate e dettagliate.

E adesso?

Adesso niente. Quel che succederà non lo so certo io, e non lo sanno neppure gli esperti politologi, e men che meno lo sanno i politici stessi. Diciamo che nell'immediato futuro non vorrei essere nei panni di Mattarella, ecco. Ma la situazione in cui ci troviamo dopo quello che è successo ieri era stata ampiamente pronosticata, e quindi è probabile che l'attuale inquilino del colle abbia già pensato a qualcosa o abbia già qualche idea. Vedremo.

L'unico punto fermo in questo mare di incertezze è che la sinistra è morta, altri non ve ne sono, e la sua agonia, di cui ieri si è avuta solo l'ultima certificazione, è cominciata, lenta ma inesorabile, una dozzina di anni fa, quando il centrosinistra di Prodi portava a casa diciannove milioni di voti e una percentuale del 50%. Altri tempi.

Da lì, appunto, è stato tutto un lento ma continuo disgregarsi, una lenta ma costante perdita di identità, di connessione con la realtà, di incapacità di interpretare le istanze di un elettorato che non si riconosceva più nella direzione che stava prendendo il centrosinistra e cioè un patetico sciommiottamento della destra. Scimmiottamento di cui l'ultima legislatura è stata l'esempio più lampante - viene in mente il Guccini di Addio, quando se la prendeva con "chi si dichiara di sinistra e democratico ma è amico di tutti perché non si sa mai."

Adesso è tutta destra, il 70% dell'elettorato ha espresso il desiderio di andare a destra chiaramente, o votando esplicitamente il centrodestra o votando partiti sicuramente maggiormente assimilabili a quest'area. Il Pd e le poche macerie che ne restano hanno adesso davanti cinque anni di opposizione, cinque anni in cui, forse, riusciranno ad analizzare ciò che è successo, a scrollarsi di dosso quella ridicola e arrogante macchietta che, specie nell'ultimo tratto di percorso, li ha guidati scientemente verso il disastro e magari provare a riprendere in mano quella bussola e quella identità persi tanto tempo fa.

domenica 4 marzo 2018

Casino ai seggi

I miei sono partiti in quarta per andare a votare. Dopo dieci minuti sono tornati.
"Già fatto?" chiedo loro.
"Ma va' là," fa mia mamma, "al seggio c'è una fila interminabile. Riproviamo più tardi."
Sta' a vedere che stavolta ci sarà un'affluenza straordinaria, penso io. Poi leggo su alcuni siti di disagi e code in vari seggi d'Italia per la faccenda del nuovo sistema antifrode.
Mi sembrava strano.

sabato 3 marzo 2018

Ripensamenti

Nonostante quanto scritto qualche giorno fa, credo che domani a votare andrò. Ho cambiato idea, sì, lo ammetto. Del resto lo fa ogni giorno chi ci governa, cosa esime me dal farlo? È da un po' che covo questo ripensamento, e la decisione definitiva l'ho presa ieri sera dopo aver ascoltato per una decina di minuti Berlusconi intervistato da Mentana nella sua trasmissione Bersaglio mobile. Tra l'altro, per un fortuito caso sono capitato da Mentana in una pausa pubblicitaria della trasmissione di Crozza, pubblicità immediatamente susseguente alla scenetta in cui il comico imitava lo statista di Arcore. E la cosa curiosa è che mi ha suscitato più ilarità l'originale intervistato da Mentana che la sua imitazione interpretata da Crozza.

Sto parlando, naturalmente, di risate amare, dal momento che c'è in realtà ben poco da ridere. Comunque sia, ascoltare Berlusconi è stato ciò che mi ha convinto ad andare a votare, per dare in ogni modo il mio piccolo contributo affinché il centrodestra non vinca le elezioni, o comunque non ottenga un risultato importante. Il mio, quindi, come credo accada per la stragrande maggioranza di quanti avranno il coraggio di presentarsi ai seggi, e ce ne vuole, non sarà un voto per qualcuno ma contro qualcuno. Dubito che servirà a qualcosa - il centrodestra nei sondaggi è messo piuttosto bene - ma non si può assistere impassibili a ciò che potrebbe succedere.

Non so chi abbia visto quell'intervista, ieri sera, perché è comprensibile che si abbia la tentazione di cambiare canale a ogni sua comparsa, e anch'io, in verità, appena scontratomi con la sua immagine ho provato l'impellente desiderio di farlo, come mi accade sempre, ma ieri sera ho resistito e mi sono imposto di seguire qualche minuto del penoso show. Perché è stato uno show vero e proprio, non un'intervista. Uno show alla Wanna Marchi dove il maggior venditore di fumo della storia recente ancora una volta non si è risparmiato. Un venditore di fumo che, ne sono convinto, è talmente abituato a raccontare falsità e a promettere cose che lui stesso sa essere irrealizzabili che ormai ci crede pure lui.

Di questo si tratta: promesse irrealizzabili. Perché alzare la pensione minima a tutti a mille euro per tredici mensilità, introdurre un reddito di dignità per tutti i disoccupati presenti in Italia, introdurre questa benedetta Flat tax, abolire l'Irap, abolire l'Imu sulle seconde e terze case (tra l'altro introdotta dal suo governo nel 2011) e rimpatriare i famosi seicentomila immigrati irregolari (che sono molti di meno ma facciamo finta di niente) costerebbe, secondo stime più che prudenti, una cifra che oscilla tra 270 e 300 miliardi di euro. E non sta in piedi la giustificazione secondo cui le coperture sono garantite e per gran parte sarebbero generate dall'introduzione di 'sta benedetta Flat tax, per il semplice motivo che in tutti i paesi in cui è stata introdotta ha prodotto i suoi effetti a distanza di anni, mentre lui ha promesso tutto questo nel primo consiglio dei ministri.

È lui stesso il primo a sapere di non potere realizzare quanto promesso a meno di non portare il paese alla bancarotta, bancarotta tra l'altro da cui non è che sia molto lontano e alla quale, ai suoi tempi, diede un bel contributo pure lui. Quindi, e lo dico tranquillamente, chi voterà il centrodestra credendo a questa marea di palle è un fesso, non trovo altro aggettivo. Quindi andrò a votare, anche se ancora non so chi, e non tanto perché timoroso della bancarotta di cui sopra, dal momento che anche se vincesse non farebbe niente di quanto promesso, quanto forse per il rifiuto di considerare anche solo per un momento che gentaglia come Salvini o la Meloni possano in qualche modo avere accesso alla stanza dei bottoni, o forse solo per la famosa igiene mentale di cui parlava qualche giorno fa Bersani.

venerdì 2 marzo 2018

(...)



(da L'orologiaio cieco - R. Dawkins)

Sul voto a destra

È inutile che lui continui a propinare il ridicolo ritornello secondo cui un voto dato a LeU è un voto a favore della destra; giusto quelli con due belle fette di prosciutto sugli occhi ci potrebbero credere. L'espansione della destra, e tutti gli altri - quelli senza prosciutto - lo sanno, ha tra le sue principali ragioni cinque anni di politica fortemente improntata a destra del PD nella legislatura che sta per terminare.
A meno che non si vogliano spacciare come politica di sinistra l'abolizione dell'art. 18, il JobsAct, la Buona scuola, i tagli lineari e il prosieguo della macelleria sociale iniziata con Monti. Il voto a LeU è un voto a LeU, così come il voto al PD è un voto al PD, il resto sono chiacchiere ridicole di chi è conscio della valanga di palle di letame che gli stanno per piovere addosso dalle urne.

giovedì 1 marzo 2018

La maestra antifascista (ce ne fossero!)

La maestra quando è in classe, davanti ai suoi alunni, è una maestra; quando è fuori servizio, nella sua vita privata fa quello che vuole, sempre entro i limiti del lecito, si intende; è pacifico infatti che se nel tempo libero sevizia bambini non è forse il soggetto più adatto a guidare delle classi.

Da quel che se ne sa, l'unico illecito di cui si è macchiata la combattiva maestra torinese è quello di aver insultato dei poliziotti a una (a mio parere sacrosanta) manifestazione antifascista. Che è un reato, certo, e del quale dovrà rispondere in sede penale, senza contare che corre pure il rischio di essere licenziata (anche l'apologia di fascismo, da quel che ne so io, è ancora reato, ma si sa che su questo versante si è sempre stati più morbidi).

Quello che non capisco è il motivo per cui non potrebbe più insegnare, cioè per quale motivo la pubblica manifestazione del pensiero nel tempo libero è incompatibile con l'insegnamento. Qualcuno me lo potrebbe spiegare? Gasparri, ad esempio, secondo cui andrebbe cacciata perché - dice - "è inconcepibile che un’invasata di questo tipo possa avere a che fare con i bambini delle elementari."

Io, per dire, sarei molto ma molto più preoccupato se a guidare una classe elementare fosse lui, piuttosto che una maestra antifascista.