mercoledì 28 febbraio 2018

(...)



(Lo so, lo so, rispetto ai picchi sotto lo zero che si sono raggiunti in certe parti d'Italia, questa può far sorridere, ma qui dove abito io - vado a memoria - non mi pare la temperatura sia mai scesa così in basso.)

Libri? Non credo c'entri la disponibilità economica

È probabile che eventuali sgravi fiscali per l'acquisto di libri, come proposto da Giovanni Solimine, qualche effetto potrebbero pure sortirlo, nella causa ormai irrimediabilmente persa di invogliare la gente a leggere, ma a mio modestissimo parere si tratterebbe di effetti appena appena rilevabili, perché la lettura è una passione, o si ha o non si ha, e se non si ha non la si genera abbassando un po' i prezzi dei tomi. Sarebbe un po' come pretendere di appassionare la gente alla musica classica abbassando i prezzi dei dischi di musica classica. Ridicolo.

Non è un problema di prezzo dei libri, o almeno non è solo quello, è più un problema di educazione alla lettura. Chi è abituato a leggere fin da piccolo, magari perché invogliato dalla scuola (poco probabile) o perché in famiglia i genitori sono lettori e i libri circolano, la passione la prende, e una volta che la passione si ha i soldi per i libri si trovano, a costo di fare gli stessi sacrifici che normalmente si fanno per pagarsi la promozione mensile per lo smartphone.

E se proprio i soldi non si hanno, visti i tempi un'ipotesi tutt'altro che remota, la passione per la lettura può essere soddisfatta dalle biblioteche. La stragrande maggioranza dei libri che leggo io, ad esempio, viene proprio dalla biblioteca, che è una soluzione comodissima se non si ha la pretesa di voler leggere immediatamente le ultimissime uscite. Insomma, non è questione di soldi, è questione di priorità, come per tutto, del resto.

martedì 27 febbraio 2018

Pubblicità contro i vaccini



Il cretinismo trova sempre nuove vie per riuscire a fare sentire in modo tangibile la sua presenza, e i cretini suoi alfieri si ingegnano come possono per riuscire a convincere la gente di non essere solo una piccola setta ma un corposo esercito.

Qua nel riminese, ad esempio, dove il cretinismo imperante trova spesso terreno maggiormente fertile rispetto ad altre realtà, o almeno così mi sembra, si iniziò coi manifesti contro i vaccini appiccicati agli autobus pubblici che scorrazzano per la città. Poi, poco dopo, quell'iniziativa fu fortunatamente stoppata.

Ma il cretinismo, come è noto, non è tipo da arrendersi facilmente, e i manifesti appiccicati alle terga dei bus sono stati sostituiti da furgoni pubblicitari di quelli solitamente utilizzati per reclamizzare inaugurazioni di centri commerciali, sagre della trippa, della polenta, delle lumache, del ravanello ecc. Poteva forse qualcuno non farsi venire l'idea di utilizzarli per reclamizzare la sagra dei cretini?

Le quattro cazzate di Attivissimo

Perbacco! Il solitamente tranquillo e morigerato (almeno stilisticamente) Attivissimo ha infilato per ben quattro volte, se ho contato bene, l'aggettivo "cazzata" in un suo articolo. La cosa potrebbe destare un certo stupore, almeno tra i suoi lettori di più vecchia data come lo scrivente, anche se, a dire il vero, ricordo altri articoli suoi, pubblicati in passato, in cui si è concesso una certa libertà lessicale, in particolar modo quando si è trattato di smontare cazzate (ops!) cosmiche relative a bufale antiscientifiche.

Comunque sia, leggendo a cosa sono indirizzate le sue invettive, direi che la reiterazione dell'aggettivo in questione è ampiamente giustificata e anche, tutto sommato, abbastanza contenuta.

lunedì 26 febbraio 2018

Peggio di Reagan

Neppure Ronald Reagan nel 1982, in una rilevazione fatta 11 mesi dopo la sua elezione, era riuscito a stare sulle balle a così tanti americani. Trump è riuscito a fare peggio.

L'avete voluto? Adesso tenetevelo, e guai a chi si lamenta.

domenica 25 febbraio 2018

Cosa commentate Salvini che giura sul Vangelo?

Più divertente ancora della melodrammatica scenetta di Salvini che giura sul Vangelo, è leggere le camionate di commenti indignati con cui gli si fa notare la sua impostura. Ma veramente pensate che Salvini non sappia che non esiste una sola pagina del Nuovo testamento che sia minimamente confacente al suo sproloquiare? Veramente pensate che sia convinto che il primo problema dell'Italia è l'immigrazione? Veramente pensate che non sappia che la legge Fornero non si può abrogare perché salterebbe ogni equilibrio dei conti?

Beh, mi spiace, ma se non arrivate a capire che le sue sono provocazioni e che parte del suo successo l'ha costruito sul bailamme generato da chi non è in grado di comprenderle, allora vi meritate che vada al governo.

sabato 24 febbraio 2018

Bruciare i libri

Il primo rogo di libri documentato, almeno stando a quanto riporta Wikipedia, risale al 212 a.C., sotto il regno di tale Qin Shi Huang, primo imperatore della Cina. Da lì in poi, in varie epoche storiche e occasioni, si sono verificati roghi di libri, ad esempio ad opera dell'Inquisizione, oppure dei Nazisti tedeschi che tra il 1930 e 1945 bruciarono in pubblici falò ogni libro scritto da ebrei reperibile. Anche Pinochet, dopo il golpe cileno del 1973, si diede un discreto da fare in tal senso.

In tempi più recenti, siamo nel 2015, un rogo in cui furono bruciati circa duemila libri, dati alle fiamme perché ritenuti islamicamente non corretti, fu acceso da militanti dell'Isis dopo aver saccheggiato la biblioteca di Mosul, in Iraq. In tempi ancora più recenti, per la precisione ieri, uno o più cretini hanno fatto irruzione in un centro sociale del bresciano, hanno ammucchiato in mezzo a una stanza dei libri trovati lì e hanno appiccato il fuoco.

Ma dubito che chi ha attuato tale eroica impresa, presumibilmente di matrice neofascista, sia in possesso delle nozioni minime di storia che gli consentano di rendersi conto della correlazione tra il suo gesto e i precedenti di cui sopra, e ovviamente dei relativi significati.

venerdì 23 febbraio 2018

Armiamo pure gli insegnanti

La soluzione di Trump per risolvere l'annoso problema delle stragi nelle scuole americane è armare gli insegnanti. È una trovata geniale, no? Gli americani sono sommersi di armi, che possono procurarsi con la stessa facilità con cui noi andiamo dal macellaio a comprare salsicce, logica vorrebbe che ci si adoperasse per cercare di limitarne la diffusione, non il contrario. 

Mi aspetto a questo punto la proposta di armare i preti per arginare le stragi nelle chiese, i professori di ginnastica per le stragi nelle palestre, le cassiere per eventuali stragi nei centri commerciali e così via. 

Mai visto un cretino simile alla guida dell'amministrazione americana. Fa quasi sembrare degli statisti pure Reagan e Bush.

mercoledì 21 febbraio 2018

Non voterò il meno peggio

Per carità, ognuno faccia come crede, ci mancherebbe, ma io non voterò il meno peggio, non voterò turandomi il naso o annullando la scheda con segnacci di qualsiasi tipo in segno di protesta - tra l'altro una protesta abbastanza idiota, dal momento che la scheda annullata la vedrà giusto lo scrutatore o chi c'è al seggio durante lo spoglio. No, piuttosto starò a casa, perché il mio voto lo considero prezioso e la sua funzione alta e nobile, come dovrebbe essere, e non sminuirò queste sue peculiarità andando a votare il meno peggio. Non credo neppure che abbia valenza di ragionamento valido l'argomentare che astenersi è lasciare decidere agli altri o abdicare a un preciso diritto-dovere, argomentare che avrebbe una sua ratio qualora le elezioni fossero una cosa seria.

A mio modesto modo di vedere, astenersi è rifiutarsi di prestare il fianco a quella che è una plateale presa in giro, a meno che non si voglia dare per davvero la patente di serietà a un sistema di elezione parlamentare dove i giochi sono già fatti e non si ha potere di scegliersi il candidato, e dove gli intoccabili capolista vengono calati dall'alto dalle segreterie di partito in maniera assolutamente arbitraria e discrezionale, scelti in oscuri e fumosi vertici notturni. Candidati, oltretutto, per la maggior parte avulsi dalla storia territoriale del collegio in cui sono inseriti perché funzionali esclusivamente a piccoli calcoli politici contingenti.

Mi rifiuto altresì di avallare e dare legittimità col mio voto all'osceno spettacolo messo in onda in questi ultimi tempi da politici-imbonitori, tutti protesi in una assurda e grottesca competizione a chi promette di più, quando dell'irrealizzabilità del 99,9% di quanto promesso sono essi stessi i primi a essere consci. Questi e altri - mi fermo qui per non tediare i miei trentadue lettori - sono i motivi per cui il quattro marzo me ne starò a casa, sottraendomi ancora una volta a questa assurda e ridicola farsa.

lunedì 19 febbraio 2018

Sono già due anni



«Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.»

domenica 18 febbraio 2018

A Bologna prima la dignità e la memoria

Non è solo questione di antifascismo, è questione che se tu ti chiami Roberto Fiore, hai condanne passate in giudicato per banda armata ed eversione, e scappi in Inghilterra un attimo prima che Terza Posizione, l'organizzazione da cui è uscita una generazione di stragisti, assassini, rapinatori, sequestratori, venga decapitata dalla polizia con l'arresto di Fioravanti, Mambro e Ciavardini, gli autori materiali della strage di matrice neofascista di Bologna, che provocò 85 morti, tu un comizio a Bologna non lo fai. Punto.

L'antifascismo, sacrosanto, viene dopo, prima vengono il rispetto per la dignità, per le vittime e per la memoria.

giovedì 15 febbraio 2018

Il problema dei malati mentali, mica delle armi

Uno dei primi provvedimenti attuati da Trump all'indomani del suo insediamento, è stato l'abrogazione di una legge, voluta da Obama, che impediva l'acquisto di armi da parte delle persone con problemi psichici. Tolto di mezzo quel fastidioso inciampo, con tanto di immancabile standing ovation da parte di produttori e venditori di armi, i malati di mente hanno potuto tranquillamente ricominciare a comprare pistole e fucili con la stessa facilità con cui si entra in un bar per un cappuccino e una brioches.

Cosa fa, oggi, Trump, dopo la strage compiuta in una scuola della Florida dal diciannovenne Nicolas Cruz, in cura per problemi psichiatrici in una clinica della zona? Fa un accorato discorso di sei minuti con cui si impone di affrontare la difficile questione della salute mentale. Perché è quello il problema principe che attanaglia gli USA, capito? Mica il fatto che gli americani sono imbottiti di armi che possono procurarsi con la stessa facilità con cui si va in farmacia a prendere un'aspirina, no, questo non c'entra niente, tanto è vero che in tutti e sei i minuti del suo pistolotto non lo menziona neppure una mezza volta.

Io boh...

Un altro contratto

Un altro contratto con gli italiani, diciassette anni dopo. Senza vergogna, pudore, niente. Forse è giusto così, dal momento che, dicono, si raccoglie ciò che si semina. E non si semina niente, come non si è seminato niente in tutti questi anni, non ci sarà mai niente da raccogliere.

mercoledì 14 febbraio 2018

Con Marco Cappato

E niente, siamo e saremo sempre il paese in cui deve intervenire il potere giudiziario - quello legislativo dorme - per cercare di non fare diventare incolmabile il gap tra il nostro paese e quelli (cioè tutti) più civili, moderni, evoluti.

È successo adesso con la vicenda Cappato, ma è successo ogni volta che un tribunale ha sentenziato per rimediare all'incredibile occasione mancata stralciando la stepchild adoption dalla legge sulle unioni civili; è successo ogni volta che, passo dopo passo, la Corte costituzionale ha fatto a pezzi quell'abominio rappresentato dalla famigerata legge 40, soprannominata la Ruini-Berlusconi, quella che apparentemente normava la fecondazione assistita ma che in realtà ne impediva di fatto il ricorso.

Siamo e saremo sempre il paese in cui per garantire un diritto bisogna scomodare un giudice, ché il politico ha altro a cui pensare. E sia lode a quelli come Marco Cappato, che si dannano e mettono l'anima in ciò in cui credono e per cui lottano, buttandosi nell'improba impresa di rendere questo disgraziato paese un po' più civile.

martedì 13 febbraio 2018

Lettere sulla creatività



Questo libro, che ho preso in mano con una certa dose di scetticismo circa la possibilità di portarlo a termine, l'ho trovato invece molto interessante. Si tratta di una selezione di lettere tratte dal vastissimo epistolario di Dostoevskij, tramite le quali si viene a conoscenza del suo pensiero e dei suoi valori, sostanzialmente circoscritti a due: Cristo e un fortissimo sentimento nazionale verso la patria russa.

Da questa raccolta di epistole, indirizzate ai personaggi più vari: le sue due mogli, i suoi fratelli, il suo editore, ma anche sconosciuti estimatori delle sue opere ecc., si apprende molto del Dostoevskij pensiero; dalla venerazione di Cristo all'odio verso il cattolicesimo, dall'amore per la patria, un amore che rasenta quasi lo sciovinismo, al disprezzo per il socialismo, il tutto velato di un nemmeno troppo occultato antisemitismo - ebbene sì, Dostoevskij ce l'aveva con gli ebrei. Non nutriva odio verso di loro, intendiamoci, quanto piuttosto una eufemistica diffidenza. Molto interessanti, e ovviamente drammatiche, anche le lettere scritte durante gli anni della prigionia in Siberia - nel 1849 Dostoevskij fu arrestato con l’accusa di essere membro di una società segreta tesa alla sovversione sociale e politica della Russia zarista e condannato a quattro anni di lavori forzati.

Una peculiarità dello scrittore, forse poco nota, è che intratteneva un fitto e costante rapporto epistolare - e d'altra parte questo libro ne è un'ottima testimonianza - con i lettori. Leggeva tutte le lettere che gli arrivavano e cercava, nei limiti del possibile, di rispondere. Oggi questa cosa fa un po' sorridere, se si pensa che gran parte degli scrittori hanno un profilo su un social e interagiscono in tempo reale con gli ammiratori, ma nel 1800 ancora facebook non c'era e si usava la posta tradizionale.

Ciò che dopo aver letto questo libro mi lascia un po' perplesso, è che adesso so praticamente tutto di Dostoevskij ma non ho mai letto niente di suo. Ovviamente dovrò provvedere quanto prima a colmare la lacuna.

lunedì 12 febbraio 2018

Il Museo Egizio di Torino e le polemiche sul nulla

Leggo sul sito del Museo Egizio di Torino che l'iniziativa di offrire sconti all'ingresso, per un periodo di quattro mesi, alle persone di lingua araba è stata realizzata anche l'anno scorso. Nel 2015, invece, la medesima campagna fu realizzata per i cinesi e poi abbandonata per lo scarso successo.

Non ricordo, l'anno scorso, gli stessi strali lanciati quest'anno dalla signora Meloni, né, tanto meno, quando toccò ai cinesi; forse perché non abbiamo in corso uno scontro di civiltà coi cinesi, né questi ci stanno invadendo e neppure hanno in programma alcun progetto di sostituzione razziale come invece vogliono fare quei cattivoni di arabi, o forse perché, molto più semplicemente, all'epoca non si era ancora in campagna elettorale e quindi non si presentava la necessità di prendere a pretesto qualsiasi stronzata per riuscire a raccattare due voti in più.

Perché di questo stiamo parlando: prendere a pretesto una stronzata per raccattare due voti in più. Null'altro. Qualsiasi altra interpretazione della faccenda all'infuori di questa semplicemente non esiste.

(...)



"...and the silver in her hair shines in the cold november air..."

Sul delinquere



[...] ...il "ruolo di direzione e di ideatore fin dai primordi del gruppo di un'attività delittuosa tesa ad una scientifica e sistematica evasione di portata eccezionale. [...] Va poi considerata la particolare capacità a delinquere dimostrata nell'esecuzione del disegno, consistito nell'architettare un complesso meccanismo fraudolento ramificato in infiniti paradisi fiscali, con miriadi di società satelliti e conti correnti costituiti esclusivamente in funzione del disegno delittuoso. [...] Non si può trascurare poi, per i giudici, "che dalla suddetta attività è conseguita per l'imputato un'immensa disponibilità economica all'estero, in danno non solo dello Stato, ma anche di Mediaset e, in termini di concorrenza sleale, delle altre società del settore".

(fonti qui e qui)

sabato 10 febbraio 2018

Le foibe "amputate"





"Quando si parla di foibe, sul confine orientale la storia sembra cominciare a Trieste nell’aprile 1945. Retrocedendo, al massimo si arriva in Istria all’indomani della caduta del fascismo, il 25 luglio 1943. A essere amputato dalle ricostruzioni è soprattutto il continuo, violento spostamento a est del confine orientale d’Italia, con conseguente “italianizzazione” forzata delle popolazioni slavofone. Un processo cominciato con la prima guerra mondiale, portato avanti con fanatismo dal regime fascista e culminato nel 1941 con l’invasione italotedesca della Jugoslavia. I crimini commessi dalle autorità italiane durante la guerra nei Balcani – stragi, deportazioni, internamenti in campi sparsi anche per la nostra penisola – sono un enorme non detto. La rimozione alimenta la falsa credenza negli “italiani brava gente” e al contempo delegittima e diffama la resistenza nei Balcani e lo stesso movimento partigiano italiano."

(da La storia intorno alle foibe - N. Bourbaki)

La storia è quasi sempre complessa, articolata, e in una società come la nostra, in cui ormai da tempo la complessità viene marginalizzata, evitata, allontanata perché si ha fretta, perché approfondire richiede tempo, fatica, impegno, e poi che due palle aprire un libro o mettersi a cercare in rete notizie e approfondimenti; in una società come la nostra, dicevo, in cui le notizie e i fatti vengono veicolati sotto forma di microriassunti perché devono stare in un post su twitter o facebook, è inevitabile che dall'interezza dei fatti storici vengano spesso "prelevati" singoli episodi perché utili a perorare la causa politica contingente, da dare poi in pasto ai seguaci della medesima, seguaci intortati dalle patetiche banalizzazioni e semplificazioni come quelle dei vari Meloni, Salvini e compagnia bella.

Ciò che accadde sul confine orientale, brutalmente e ignominiosamente riassunto dai tweet dei due personaggi qui sopra, è proprio l'emblema di quella complessità cui accennavo, una complessità di cui l'orrenda e vigliacca rappresaglia dei partigiani comunisti di Tito rappresentò soltanto l'epilogo, ma che in realtà affonda le sue radici nella secolare lotta per accapparrarsi il predominio sull'Adriatico orientale. Tirare in ballo gli eccidi degli italiani perpetrati dai partigiani titini senza anteporre ad essi tutto ciò che successe prima, come l'italianizzazione forzata delle popolazioni slave ad opera del regime fascista, ottenuta spesso con gli stessi metodi, se non peggiori, rinfacciati ai titini - in quanti sanno, ad esempio, che in Italia erano attivi campi di concentramento gestiti dai fascisti in cui venivano rinchiusi gli slavi deportati dalla loro patria? - è appunto un'operazione falsa e vigliacca.

Ma non se ne esce. La storia, oggi, non interessa più a nessuno, così come a nessuno interessa più approfondire, capire, bastano gli slogan, i titoli, le disonestà storiche e concettuali di certi personaggi che hanno buon gioco a infierire su chi non ha gli strumenti per potersi difendere.

Torto marcio



Ci sono libri che fanno sorridere, altri che fanno pensare, altri che commuovono. Poi ci sono libri che fanno tutte queste cose insieme. Torto marcio appartiene a questa seconda categoria.

venerdì 9 febbraio 2018

I dazi e l'ignorante

Se tu sei da vent'anni all'Europarlamento, oltretutto in Commissione commercio, e non sai che i singoli stati dell'Unione Europea non hanno facoltà di mettere dazi, sei un ignorante. Cosa già nota, intendiamoci, ma di cui continuiamo ad avere lampanti testimonianze praticamente ogni giorno.

giovedì 8 febbraio 2018

Minniti e la resa

Forse è una resa tout court al fascismo, tra l'altro pure ammantata di una certa intrinseca coerenza, dal momento che i toni e i metodi usati ("Se questo non avverrà, ci penserà il ministro dell'Interno ad evitare tali manifestazioni") ricordano quelli in voga nel ventennio per silenziare il libero pensiero e la libertà di manifestare pubblicamente il dissenso.

Già ha lascito abbastanza basiti l'invito del sindaco di Macerata ad annullare la prevista manifestazione antifascista di sabato prossimo, sconcerto cresciuto dopo che l'Anpi ha incredibilmente accettato di raccoglierlo, poi il ministro dell'Interno che rincara la dose con quei toni intimidatori. La ridicola motivazione è sempre quella, buona per tutte le occasioni: il timore di scontri, tafferugli e casini.

Eh, certo, la tranquillità prima di tutto, scherziamo? Così, mentre il casino si lascia fare ai rigurgiti fascisti che ormai da tempo fanno paurosamente capolino in ogni parte dello stivale, gli antifascisti se ne stiano lì buoni e tranquilli, ché il silenzio è d'oro e la resa definitivamente firmata.

mercoledì 7 febbraio 2018

Quasi quasi

Più passano i giorni più si fa strada in me l'idea di votare i cinque stelle. Per un motivo molto semplice: stanno sulle balle alla grande sia alla compagine renziana che a quella berlusconiana - Berlusconi li ha descritti addirittura i nuovi conunisti, quelli pericolosi che lui sconfisse nel '94. Come opzione la considero appena appena superiore allo stare a casa.

(Tranquilli, dico così ma vedrete che domani ci avrò già ripensato. Forse.)

martedì 6 febbraio 2018

Insomma, è colpa loro

E niente, più passano i giorni e più diventa certezza che nell'immaginario collettivo è colpa loro. Di quei negri lì, insomma. Per il neofascista si trovano milioni di attenuanti: e l'invasione, e l'esasperazione, e non si può andare avanti così, e dove andremo a finire, e qualcosa bisogna fare, e quindi alla fine si gira armati con la macchina e si spara ai negri tipo tiro al piccione, cosa vuoi che sia?

Salvini giustifica, migliaia di idioti sui giornali, sui social e nei bar giustificano, quando non plaudono apertamemte, a ponte Milvio si attacca addirittura un bello striscione in onore del cecchino neofascista e via andare.

E poi altre cose. Non un Mattarella o un Gentiloni o un pinco pallino un po' in alto che abbia sentito la necessità di fare un salto in ospedale a chiedere come stanno, a portare il minimo sindacale di solidarietà, a provare a raccontare che in Italia non siamo tutti come quello lì, mentecatti ignoranti e nostalgici di fascismo, e magari 'sti poveri disgraziati ci avrebbero pure creduto.

Disgraziati, sfigati e pure ignorati, che se non fosse stato per il buon Mantellini e pochi altri, manco i loro nomi avremmo saputo. Tipi poco importanti, sono negri, brutta gente, magari anche bravi, eh, ma brutta gente, e poi siamo sotto elezioni e un Mattarella che andasse a solidarizzare con 'sta gentaglia fatta entrare dalla sinistra... insomma non va bene, su, meglio soprassedere e speriamo tutto questo bailamme si spenga alla svelta.

Sanremo

Andando a rovistare un po' nei meandri arrugginiti della mia memoria, devo ammettere di non avere grossi ricordi legati alle rare visioni del festival. Probabilmente perché l'ho sempre trovato abbastanza noioso, elefantiaco, specie da quando si snoda su un arco temporale allucinante che abbraccia quasi una settimana, e quindi di rilevante è rimasto poco o niente. E comunque, come ho già detto, l'ho sempre guardato poco, anche perché sono cresciuto ascoltando generi musicali che col festival non hanno mai avuto grosse relazioni. Anzi, nessuna.

Poi, certo, qualcosa qua e là è rimasto. Come dimenticare, ad esempio, il grande Bruce Sprengsteen che nell'edizione del 1995 cantò The ghost of Tom Joad, ispirata da un famosissimo romanzo di Steinbeck, accompagnandosi solo con la chitarra? Oppure come dimenticare l'esibizione di Elton John di un paio d'anni fa? (O era l'anno scorso? Boh, vatti a ricordare.)

E pensare che ai tempi in cui andavo a scuola il festival era un evento che per importanza si poteva paragonare, almeno nella mia cerchia di compagni di classe era così, al Natale o al Capodanno. Ricordo, alle medie, una mia compagna, che credo si chiamasse Valentina ma non ci giurerei, che cominciava a entrare in fibrillazione già due settimane prima, se non di più. "Oh, ragazzi, ancora due settimane e poi inizia il festival, ci pensate?" E tutti: "Cavolo, è vero!" E io: "Bah!" Ma io ero strano già alle medie - l'aggettivo strano oggi non si usa più e le mie figlie dicono che sono "out".

Mi viene in mente, ripensando al festival dei miei tempi di scuola, Il '56, una vecchia canzone di De Gregori, un piccolo capolavoro che in una sua strofa recita: "... il Natale allora sì che era una festa vera, cominciavo ad aspettarlo quattro mesi prima, i regali mi duravano una settimana..."

E niente, proviamo a guardarci, giusto per curiosità, 'sta prima puntata, almeno l'inizio, ché tanto so già che mezzora dopo la sigla ronferò sul divano.

domenica 4 febbraio 2018

I "ma" e i "però" di Macerata

Ok, va bene, quello che ha sparato è un farabutto, "chiunque spari è un delinquente", dice perentoriamente Salvini, e qui siamo tutti d'accordo. Poi però arrivano i "ma", i "però", le precisazioni idiote e i distinguo che camminano sul filo dell'ambiguità, che ricordano vagamente il buon vecchio Guccini quando mandava a cagare "chi si dichiara di sinistra e democratico però è amico di tutti perché non si sa mai."

Ecco, insomma, c'è tutto un pullulare unanime di vibranti condanne, unite però a sottintesi e latenti tentativi di giustificare sotto sotto l'operato del cecchino di ispirazione neofascista. Perché lui ha sbagliato, per carità, ma è anche vero che c'è - dicono dalle parti di destra - "un'immigrazione fuori controllo, un'invasione come quella organizzata, voluta e finanziata in questi anni", facendo tra l'altro finta di scordare che la gestione dei flussi migratori è organizzata dal 2002 seguendo i dettami della famigerata legge Bossi-Fini, partorita durante il secondo governo del tipo delle cene eleganti. Dettagli.

Quello però che vorrei far notare è che chi si appoggia a simili patetici distinguo, che sostanzialmente scaricano la responsabilità di quanto è successo sulle vittime, ossia in questo caso gli stranieri, ragiona esattamente come chi minimizza una molestia o uno stupro perché la vittima aveva la minigonna troppo corta. È lo stesso, demente, modo di pensare.

D'altra parte la cosa non stupisce, guardando da che parte sta chi ragiona così.

Gabicce





Non so se il mare d'inverno sia "un concetto che il pensiero non considera", come dice Enrico Ruggeri, ma ha comunque un fascino recondito che nella bolgia dantesca estiva è impossibile trovare.

sabato 3 febbraio 2018

A Macerata, davanti ai Caduti

Il (per fortuna mancato) killer di Macerata ha concluso la sua eroica bravata avvolto nel tricolore e facendo il saluto fascista davanti al monumento ai Caduti del paese.

I casi sono due: o l'ha fatto come provocazione oppure l'ha fatto non sapendo che tipo di monumento è quello né cosa vuole ricordare. Considerato che l'eroe in questione è stato candidato nelle file della locale lega nord propendo per la seconda ipotesi.

Tra neve e libri



Oggi nevica. In realtà non si tratta di una nevicata vera e propria, di quelle che ti constringono a stare chiuso in casa (il ricordo del "nevone" del febbraio 2012 è da queste parti ancora ben impresso nella mente). Si tratta di quei fiocchi svogliati, che cascano giù senza troppa convinzione e che in realtà, a parte in alcuni momenti, sono niente più che acqua stretta.

Spinto dal fatto di dover fare un salto giù a Santarcangelo ad accompagnare Francesca a prendere il 9, altrimenti non sarei mai uscito di casa, ne approfitto per fare un salto in biblioteca, che il sabato - sia benedetta! - è aperta per tutto il giorno. La mia intenzione è di farmi prestare Follia maggiore, di Alessandro Robecchi, un libro di cui ho letto finora solo recensioni tra il positivo e l'entusiasta.

Essendo appena uscito nelle librerie immagino che ancora in biblioteca non ci sia, e invece c'è, solo che è già fuori. Peccato. Mi faccio comunque mettere in lista d'attesa, anche se la gentile bibliotecaria mi avvisa che ci sarà da aspettare in quanto prima di me altre due persone l'hanno già prenotato. Pazienza, il mio comodino trabocca di libri da leggere e ingannerò l'attesa leggendo quelli.

Mentre converso con la bibliotecaria mi viene improvvisamente in mente di chiederle se abbiano il libro precedente di Robecchi, Torto marcio. La ragazza digita frettolosamente sulla tastiera del pc, poi il responso: c'è. Bingo! penso io; mentre attendo Follia maggiore ingannerò l'attesa leggendo (anche) questo. Mentre lei si alza per andarlo a recuperare butto un occhio fuori dal finestrone in alto: nevica ancora svogliatamente.

Poi il mio occhio cade su un libro dalla copertina gialla e molto vistosa, appoggiato sulla scansia sotto la finestra. Mi avvicino per vedere cosa sia. Lettere sulla creatività, di Dostoevskij. Faccio mente locale per provare a ricordare se abbia mai letto niente di Dostoevskij. Mi pare di no. Non so che tipo di libro sia ma il titolo mi piace. Lo prendo e comincio a sfogliarlo velocemente, mentre nel frattempo torna la bibliotecaria col libro di Robecchi.



Prendo entrambi i libri, il mio "bottino" di questo sabato, poi ringrazio e saluto la ragazza, ed esco. Nevica ancora svogliatamente. Salgo in macchina e appoggio i libri sul sedile del passeggero. Dieci minuti per tornare a casa, poi potrà fare tutta la neve che vorrà.

Chi aiuta il centrodestra

Dice Renzi, in uno uno dei suoi tanti sproloqui quotidiani, che chi dà il voto a LeU aiuta il centrodestra. Questo assunto è talmente stupido che non meriterebbe neppure che ci si scrivessero sopra due righe a commento. Se lo si fa è solo perché viene spontaneo domandargli chi, specie in questi anni, ha aiutato davvero il centrodestra, e l'ha aiutato al punto da resuscitare come uomo della provvidenza il tipo delle cene eleganti.

Penso ad esempio ha chi ha fatto cose come il JobsAct, la Buona scuola, a chi ha portato avanti la macelleria sociale iniziata con Monti, proseguita con Letta e arrivata al suo punto apicale, guarda un po', con Renzi.

A volte mi viene da pensare che tra molti dei seguaci di Renzi e quelli di Berlusconi non corrano poi tutte queste differenze.

Sapiens



Ci sono libri che quando li finisci hai quasi l'impressione che ti chiedano: "Perché hai aspettato tanto a leggermi?" E tu ti senti quasi chiamato a scusarti con loro. L'ultimo a pormi il suddetto quesito è stato, poco fa, dopo aver girato l'ultima pagina, questo bellissimo saggio storico/scientifico del professor Yuval Noah Harari, che ripercorre - naturalmente riassumendo - la storia e l'evoluzione dell'uomo dai primi Homo sapiens dell'Età della pietra all'uomo tecnologico del XXI secolo.

È una lettura appassionante che tiene incollato il lettore alle pagine. Non c'è niente come la conoscenza della storia, del passato, delle infinite vicissitudini e avvenimenti che hanno costellato l'evolversi (ma spesso anche l'involversi) del percorso umano che possa consentire di capire il presente (e, forse, anche immaginare un po' il futuro), e soprattutto di comprendere come il presente in cui viviamo non sia un punto d'arrivo né la migliore delle società possibili, ma solo una piccola stazione intermedia di una lunghissima e ipotetica linea ferroviaria di cui è sconosciuto il capolinea.

In definitiva, e questo è comunque noto da sempre, chi conosce e si appassiona anche solo un po' alla storia ha maggiori capacità di capire e comprendere l'evolversi dei cambiamenti sociali della realtà in cui vive. Tutti gli altri continueranno sempre a ragionare come Gasparri e soci.

venerdì 2 febbraio 2018

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(da Sapiens, da animali a dèi - Y. N. Harari)

Braccialetto elettronico (sotto elezioni)

Nella migliore tradizione italiana (e non solo italiana, per la verità) di fermarsi ai titoli, comunque sempre fuorvianti, senza approfondire, il braccialetto elettronico brevettato (brevettato, non realizzato) da Amazon per consentire ai lavoratori di commettere meno errori è diventato un temibile strumento di controllo, equiparabile in tutto e per tutto a quello utilizzato dalle forze dell'ordine per controllare chi sta ai domiciliari.

Pace e amen.