martedì 17 luglio 2018

Lui lo diceva

Maxi retata a Roma di esponenti del clan dei Casalesi. Si attendono commenti di Giuliano Ferrara, che l'ha menata per anni con la storiella che a Roma la mafia non esiste.

domenica 15 luglio 2018

Là e qua

C'è il caldo afoso, che si potrebbe neutralizzare tirando su i finestrini e accendendo l'aria condizionata, ma ormai sono già appiccicato e tanto vale lasciare stare.

Poi ci sono le biciclette, mari di biciclette, oceani di biciclette come manco a Nuova Delhi. Poi i semafori, regolarmente rossi, e mentre sono fermo, aspettando che arrivi il verde, stormi di moto e motorini (e anche biciclette) avvolgono la mia povera macchina di puzza mefitica di benzina bruciata e di olio motore, e a quel punto tirare su i finestrini e barricarmi dentro è un imperativo.

All'arrivo del verde è tutto un rombare di motori che vanno su di giri, di manopole che danno gas, di esplosioni di fumi azzurrognoli, di frizioni rilasciate, di scooter di ogni tipo che partono a razzo. Sarebbe interessante che quelli dell'Arpa venissero coi loro strumenti, in questi frangenti, a fare rilevazioni sulla qualità dell'aria.

E poi eserciti di persone a piedi. Di tutti i tipi e vestiti in ogni modo, dal bikini al gessato. E poi i pallinari sui marciapiedi, quelli che spillano i soldi ai gonzi. Ogni tanto arrivano i vigili, li portano via, il giorno dopo sono ancora lì a spillare i soldi ai gonzi.

Tra le sei e le sei e mezza c'è il boom di quelli che vengono via dalla spiaggia. Frotte di persone armate fino ai denti che attraversano il lungomare, dirigendosi chi verso il proprio albergo e chi verso la macchina, lasciata sui parcheggi con strisce blu prospicienti alla spiaggia e capaci di portarti via due o tre euro all'ora come niente, ché parcheggiare a Rimini è un lusso.

Rimango in questa bolgia dantesca lo stretto necessario, il tempo di prelevare Francesca che smonta dal lavoro (oggi niente mezzi pubblici) e scappare via. Torno di corsa verso casa, verso la campagna, immaginando di essere già tornato al mio amato divano e ai miei libri.

Ma come fanno, quelli là?

Il suo DL

Una "manina" ha modificato nella notte, a sua insaputa, il suo gioiellino. È un complotto ordito da non meglio precisate lobby, quali non è dato sapere, "lobby di tutti i tipi", dice lui, generica locuzione usata ogni volta che si vuole dire tutto e niente nel goffo tentativo di vendere un po' di aria fritta.

A sua insaputa riporta la memoria al famoso Scajola, indimenticabile ministro dei governi della banda Berlusconi che in merito alla vicenda dell'acquisto di un mega attico vista Colosseo, e relativa inevitabile inchiesta, dichiarò che qualcuno gliene aveva pagato una parte a sua insaputa.

Da Scajola allora siamo arrivati a Di Maio oggi. Non mi pare che abbiamo fatto tutto 'sto progresso, eh.

venerdì 13 luglio 2018

Lo sceriffo

"Andrò fino in fondo, fino a che qualcuno non verrà assicurato alla giustizia", tuona lo sceriffo, quello che si è dato come missione la protezione del popolo italiano dai pericolosi migranti.

Una frase talmente stupida, idiota, se ci pensate, che pare incredibile che a pronunciarla sia stato un ministro, oltretutto dell'Interno, ministero tra i più delicati che ci siano, il cui titolare dovrebbe sempre modulare e ponderare le esternazioni in ragione appunto di tale delicatezza.

E invece no. Lui pretendeva che qualcuno sbarcasse da quella nave in manette, in barba a una delle più elementari norme vigenti in uno stato di diritto, quella che vuole che a disporre un fermo è eventualmente un giudice, non certo un ministro. Lui voleva lo sbarco eclatante, coi due pericolosissimi facinorosi in manette, perché macchiatisi della terribile colpa di aver dato in escandescenze all'accorgersi che la nave stava facendo dietrofront riportando tutti nei confortevolissimi lager libici da cui erano riusciti a fuggire.

Lui voleva l'azione di forza, il pugno duro, l'arresto di massa preventivo, perché è lui a dettare legge, pure in ambiti che non gli competono, con una azione eclatante che avrebbe soddisfatto la sua naturale pulsione a usare la forza coi deboli, e che magari, chissà, gli avrebbe pure procurato un'erezione.

mercoledì 11 luglio 2018

Sei giorni

Un operaio muore travolto da un blocco di marmo a Marina di Carrara. Lascia la moglie e una figlia piccola. Aveva un contratto di lavoro di sei giorni.

Sei giorni.

Capite bene come il problema più grosso che ha il nostro paese siano i migranti, no?

martedì 10 luglio 2018

Il crocifisso della signora

Leggo, tramite il sempre aggiornato blog della Curiosona, l'articolo di Avvenire in cui si parla della signora che al raduno leghista del primo luglio scorso sventolava, trionfante, il suo bel cartello con su scritto "Se non ti sta bene il crocifisso torna a casa tua".

La povera signora, perfetto esempio del livello di intelligenza dell'elettore medio leghista, per sventolare un cartello così idiota doveva per forza essere all'oscuro del fatto che i cattolici praticanti italiani sono grosso modo poco più del 30% della popolazione, che arriva al 50 abbondante qualora si considerino anche i credenti all'acqua di rose, quelli che sì, sono credente ma prendo solo ciò che mi sta bene - un po' come Salvini, insomma - altrimenti non si sarebbe data la zappa sui piedi da sola in questo modo.

Tutto questo per dire che a circa metà della popolazione italiana, e tra questi c'è il sottoscritto, del crocifisso non importa una mazza. Ovviamente, io e la metà di italiani a cui del suddetto simbolo religioso non frega niente, non possiamo tornare a casa nostra perché ci siamo già, ma era solo così, giusto per rimarcare ancora una volta di che pasta è fatta quella gente lì. 

domenica 8 luglio 2018

La realtà e il resto

Non ricordo chi sia stato a dire "Ripeti una balla 100 volte e diventerà realtà". Ne sappiamo qualcosa noi, quotidianamente abbindolati da politici pericolosamente incoscienti, perlopiù inetti e costantemente in malafede, tipo quelli che si inventano invasioni ed emergenze che non esistono al solo scopo di reperire facilmente consensi facendo leva sulle paure e sulla creduloneria della gente.

E non perché lo dico io, ma perché lo dicono gli studi, i numeri. Se poi, invece di dare retta a questi, si preferisce dare retta alle panzane di quel cazzaro da bar di Salvini, nonostante sia palese che le sue sono panzane, beh, allora non se ne esce.

venerdì 6 luglio 2018

Notte Rosa

Sfogliavo poco fa un opuscolo col programma della Notte Rosa (chi non sapesse cos'è può dare un'occhiata qui). Lo sfogliavo perché giù a Rimini, in occasione di notti rosa passate, m'è capitato di assistere a ottimi concerti. Ricordo ad esempio Venditti, e poi un paio d'anni fa De Gregori, e poi mi pare Battiato e altri.

Io sono allergico al casino e alla calca, da sempre, ma amo la musica e i cantautori, specialmente quelli che hanno accompagnato la mia giovinezza, e quando capitano qua in zona, pur di vederli sono anche disposto a dare e ricevere qualche spintone (a questo si aggiunga l'ottimo incentivo della gratuità di tali concerti, cosa sempre apprezzabile).

Dalla lettura dell'opuscolo di cui sopra scopro che l'ospite clou della serata, qua a Rimini, sarà tale Alvaro Soler. Chi è Alvaro Soler? Boh. Apro il tubo e gli do in pasto il nome. Il primo risultato è una canzone (canzone, vabbe'...) che si chiama La cintura. Doppio boh. Clicco play e scopro trattarsi del tormentone spagnoleggiante e sudamericaneggiante a cui ultimamente non ci si riesce a salvare in nessun modo, eccetto forse che ascoltando Radio Maria, ma a 'sto punto è meglio il tormentone.

E niente, quest'anno salto. Di Soler non mi può fregare di meno.

Fine della penosa vicenda Englaro

In un mondo perfetto, i soldi che la Regione Lombardia ha stanziato per risarcire la famiglia di Eluana Englaro per tutto ciò che ha dovuto subire e chiudere così questa penosa vicenda, non dovrebbero essere presi dai fondi pubblici, cioè dai soldi di tutti, ma dovrebbero essere chiesti a Formigoni o al suo braccio destro, tale Carlo Lucchina, colui che nella sua veste di Direttore generale della sanità lombarda all'epoca dei fatti, materialmente ordinò a ogni clinica della regione di disattendere la sentenza del tribunale che dava il via libera al distacco del sondino alla povera ragazza.

Ma non viviamo in un mondo perfetto, e all'epoca la Regione Lombardia era guidata da una giunta di centrodestra con a capo un pseudocattolico convinto che le sue convinzioni personali fossero superiori alla legge e potessero tranquillamente calpestare i diritti di chi con tali convinzioni non aveva niente da spartire.

Ma d'altra parte perché stupirsi? La destra, e anche la chiesa, in ogni dove e in ogni quando sono sempre stati sinonimi di negazione dei diritti. Sempre. Non lo dico io, lo dice la storia, per chi la conosce.

giovedì 5 luglio 2018

Come nella seconda repubblica

È un complotto, un processo politico, perché loro stanno lavorando bene, stanno accrescendo i loro consensi, e "Forse l'efficacia dell'azione di governo dà fastidio a qualcuno", dice la ruspa umana in merito alla sentenza della Cassazione che dispone il sequestro di ogni soldo (anche futuro) della Lega fino a raggiungere i famosi 49 milioni di euro.

Ora, sorvoliamo sulla faccenda dell'efficacia dell'azione di governo, dal momento che a un mese dall'insediamento non risulta abbia visto la luce un provvedimento che sia uno ma solo beceri e stupidi slogan da campagna elettorale, campagna elettorale che naturalmente è finita (se qualcuno volesse en passant farlo presente a Salvini...). Ecco, sorvoliamo su questo, dicevo.

Chi ha qualche anno sul groppone ricorderà che con la barzelletta del processo politico il tipo delle cene eleganti ci ha fracassato le appendici pendule per una ventina d'anni, quando accusava i giudici che perseguivano le sue malefatte di volerlo fare fuori politicamente. E non è che tra la posizione del ruspista e quella del tipo con la spiccata propensione a delinquere (cit.) ci sia solo una somiglianza, ma è identica, e per di più espressa anche dalle medesime modalità gergali, dal momento che il neo Ministro dell'interno ha dichiarato: "Rispetto il lavoro della stragrande maggioranza dei giudici italiani, che al 99% fanno bene obiettivamente e senza pregiudizi il loro lavoro".

Naturalmente, il 99% dei giudici che lavora bene è quello che non va a ficcare il naso nelle faccende finanziarie del carroccio, così come per Berlusconi la stragrande maggioranza dei giudici che faceva bene il proprio lavoro era quella che non andava a ficcare il naso nelle sue ruberie e nel suo puttaname. Uguale uguale. Il governo che avrebbe dovuto inaugurare la terza repubblica ricalca paro paro modi, gesti e slogan di quella precedente, con buona pace di quelli che avevano bevuto la storiella del cambiamento di registro e balle simili.

Per quanto riguarda la faccenda del complotto, non c'è bisogno di andare a scomodare sofisticate analisi psicologiche (qui ce n'è una molto ben fatta, ad esempio) per sapere che fa sempre presa sulla massa, specie sui maggiormente poveri di spirito. E fa presa - Berlusconi l'aveva capito benissimo - perché il complotto fornisce una risposta semplice e soddisfacente a problemi complessi e spesso apparentemente insolubili. Apparentemente, badate bene, perché la stragrande maggiorana delle volte la risposta c'è ma per comprenderla occorre leggere e documentarsi, attività, è noto, a cui la stragrande maggioranza delle italiche genti non si dedica con particolare fervore.

La faccenda dei soldi della Lega, visto che siamo in tema, è abbastanza articolata, ma spiegata nel dettaglio fin dalle origini; il problema e che per capirla occorre perdere una decina di minuti a leggere. Non sia mai! Vuoi mettere quant'è più facile e meno impegnativo tirare in ballo un bel complotto?

(Come forse qualcuno avrà notato, non ho scritto da nessuna parte che la Lega ha rubato i famosi 49 milioni di euro. Vedi mai che qualcuno dei miei trentadue lettori vada a fare la spia a Salvini, visto che ha minacciato querele a destra e a manca verso chiunque osi insinuarlo.)

(Sorrido.)

Terno al lotto

Riuscire a tornare a casa dal lavoro senza bagnarsi è ormai diventata una scommessa, fortunatamente quasi sempre vinta, almeno finora. Sì, è capitato un paio di volte che abbia beccato la pioggia, ma considerando che una piovuta pomeridiana, più o meno breve e più o meno intensa, si verifica ormai ogni santo pomeriggio, direi che finora mi è andata tutto sommato bene.

Oggi, ad esempio, è stato uno di quei pomeriggi in cui ho sfangato le ire di Giove pluvio per pochi minuti. Sono partito da Santarcangelo col sole, ho coperto i miei cinque chilometri e mezzo (lunghezza tragitto casa-lavoro) sempre col sole e poi, pochi minuti dopo aver infilato la bici nel garage ed essere entrato in casa, ecco il temporalone, l'ennesimo di questa estate contraddistinta, almeno qua, da questa continua alternanza di sole e pioggia.

Ma va bene così.

mercoledì 4 luglio 2018

Boeri e i dati

Fa quasi tenerezza, il povero Boeri, quando nella diatriba con Salvini sull'utilità sociale dell'immigrazione fa riferimento a studi e dati. Cioè, per capirci, stiamo parlando di un economista che cerca di spiegare dei concetti di economia a un cazzaro da bar, che è un po' come se un laureato in fisica cercasse di spiegare a uno schiachimista, dati scientifici alla mano, che la teoria complottista delle scie chimiche è una delle maggiori panzane messe in circolazione negli ultimi anni.

domenica 1 luglio 2018

Pietà l'è morta

Ci si sente quasi dei coglioni a mostrare accenni di pietà, foss'anche solo dispiacere, nei confronti di tragedie come l'ultimo naufragio nel Mediterraneo, in cui hanno perso la vita anche tre bambini piccoli, che mani amorevoli avevano provveduto a vestire di rosso con la speranza che fossero meglio riconoscibili, in modo da avere più possibilità di salvarsi in caso di naufragio.

La stragrande maggioranza dei commenti che si leggono in calce agli articoli in cui se ne parla sono infatti tutto un fiorire di "Ma perché sono partiti?", "Questi ce li hanno sulla coscienza Tizio, Caio e Sempronio", "È colpa di questo", "È colpa di quello" e vaneggiamenti simili, saltando a piè pari cose ignobili tipo "Ma cosa fanno a fare tutti quei figli?" Oppure, peggio: "Tanto vale che siano morti, tanto qui sarebbero diventati delinquenti e spacciatori".

Certo, in mezzo a questo mare di cinismo e pochezza umana si leggono anche commenti improntati all'umanità, ma sono una infima minoranza, minoranza che viene regolarmente spernacchiata e perculata dalla massa imperante di decerebrati. E forse è tutto sommato anche una cosa positiva, nel senso che magari chi sente un minimo di umanità preferisce tacere in nome del famoso detto che recita che abbassarsi a discutere con un cretino lo pone sul tuo stesso piano.

Comunque, in generale, mi sembra che sia sempre più difficile cercare di restare un poco umani.

sabato 30 giugno 2018

Ciao, Mucchio

Tutto passa e tutto se ne va, anche Mucchio Selvaggio, mensile di approfondimenti musicali, cultura e attualità nato nel 1977. Lo conobbi quand'ero ragazzino perché all'epoca lo leggeva mio zio Luigi, appassionato di musica, e per alcuni anni lo lessi anch'io. Ci scrivevano giornalisti che a me piacevano molto, come Vincenzo Cerami e Max Stèfani - di quest'ultimo adoravo soprattutto i corrosivi editoriali d'apertura.

Peccato, ma d'altra parte era inevitabile che accadesse: cultura e approfondimenti sono ormai corpi estranei nella rutilante e superficiale società odierna.

venerdì 29 giugno 2018

Il romanziere



Un romanzo, a mio avviso, per essere bello deve soddisfare almeno due requisiti: contenere una storia per quanto possibile originale ed essere scritto bene (ognuno può intendere con "scritto bene" ciò che vuole). Duma Key risponde pienamente a entrambi questi requisiti (e a molti altri eventuali). Stephen King può piacere o non piacere, ma è uno che sa scrivere e sa come tenere il lettore incollato alle pagine. E quando un romanziere sa fare questo, beh, non gli si può chiedere altro.

lunedì 25 giugno 2018

Dieci panini

"Storiella vecchia ma sempre valida: sul tavolo ci sono dieci panini, il padrone se ne mangia nove, e poi ammonisce i lavoratori: attenti, che il rom vi frega il panino! E’ un giochetto vecchio come il mondo che paga sempre e porta le classi subalterne a vedere il pericolo sotto di loro e non sopra. Eppure non ci vuole un esperto di flussi di consenso per scoprire il gioco di Salvini: una sparata feroce e estremista, alti lai e lamentazioni di chi gli si oppone, una minima correzione di rotta per dire: lo avevate già fatto voi. Cos’ho detto di male?"

(via Alessandro)

domenica 24 giugno 2018

Interpretazioni

Il profluvio di cretinate che ormai a cadenza giornaliera Salvini propina agli italici media, media che tra l'altro danno come l'impressione di non vedere l'ora di poter dare spazio ad esse, credo possa essere letto sotto una duplice luce: ignoranza e/o furbizia, e non necessariamente una esclude l'altra.

La lettura alla luce dell'ignoranza, ignoranza di Salvini, si intende, vuole che lui sia talmente somaro da non sapere - mi limito alle sue ultime tre stupidaggini dette - che (a) un censimento su base etnica è incostituzionale; (b) non risponde a realtà che ci sono dieci vaccini, tra gli obbligatori, pericolosi o dannosi, a meno che naturalmente Salvini non dimostri il contrario dati alla mano, cosa che così, a occhio, non mi pare sia in grado di fare; (c) la revoca o la conferma di una scorta a qualsivoglia personaggio non spetta al ministro dell'Interno ma a un organo di natura collegiale collegato al ministero.

La lettura di queste tre stupidaggini alla luce dell'ignoranza implica quindi, molto semplicemente, che Salvini è uno dei ministri degli Interni più ignoranti degli ultimi trent'anni (qui La Palice ci va a nozze, come capite bene). E direi che la questione non meriti ulteriori approfondimenti.

La lettura delle corbellerie sotto la luce della furbizia, invece, presuppone che in realtà Salvini sappia benissimo che le sue esternazioni sono balle ma che le vomiti ugualmente (a) per il semplice gusto di dare aria alla bocca e (b) per buttarla in caciara, come si dice. Che poi, più che per buttarla in caciara, per aumentare i suoi (e del suo partito) consensi avallando posizioni che trovano sempre amplissimo consenso tra i poveri di spirito, che in definitiva sono il target di elettori sul quale partiti come suo prosperano.

Prendete i vaccini, ad esempio. È un tema, come chi bazzica sui social sa benissimo, che basta anche solo accennare perché legioni di somari, di quelli cresciuti alla scuola di Google e che vedono complotti dappertutto, si scatenino come belve che vogliano difendere i loro piccoli da quei cattivoni, generalmente adepti più o meno occulti di Big Pharma, che si sono dati come missione quella di inoculare nei poveri corpicini dei loro piccoli chissà quali pericolosissimi intrugli e chissà per quali motivi. E hanno voglia i poveri Burioni, Di Grazia e soci, quelli che hanno studiato, a strillare che sono tutte balle, è una battaglia per gran parte persa, purtroppo.

giovedì 21 giugno 2018

Distinzioni

Sto leggendo in questi giorni Non sperate di liberarvi dei libri, un saggio di alcuni anni fa scritto a quattro mani da Umberto Eco e Jean-Claude Carrière, uno dei più noti sceneggiatori francesi. A un certo punto Eco, in un capitolo in cui si parla dell'idiozia nella letteratura, ma anche in generale, fa una distinzione tra imbecillità, cretinismo e stupidità, in genere considerati sinonimi.

A tal proposito, dice Eco che definire il cretino è facile, e prende come esempio chi si porti il cucchiaio alla fronte invece che puntarlo alla bocca. Più articolato il discorso per quanto riguarda l'imbecille, che può essere invece inquadrato nel cosiddetto gaffeur, personaggio più o meno pubblico col dono di prodursi regolarmente in un certo numero di gaffe. "L'imbecille è colui che in un dato momento dirà esattamente ciò che non dovrebbe dire", afferma Eco.

Per lo stupido, invece, il discorso è leggermente diverso, dal momento che qui ci si sposta, per definirlo, sul piano della logica. Scrive Eco: "Lo stupido invece è diverso; il suo deficit non è sociale ma logico. A prima vista sembra che ragioni in modo corretto; è difficile accorgersi immediatamente che non è così. Ad esempio, lo stupido dirà: 'Tutti gli abitanti del Pireo sono ateniesi. Tutti gli ateniesi sono greci. Quindi tutti i greci sono abitanti del Pireo'. Ti viene il sospetto che qualcosa non funzioni perché ci sono dei greci di Sparta, ad esempio. Ma non sai spiegare subito dove e perché si è sbagliato. Dovresti conoscere le regole della logica formale".

Ecco, mentre leggevo, devo dire con un certo gusto, queste sottili disquisizioni, mi era venuto in mente Trump quando diceva, riguardo alla vergognosa storia dei bambini separati dai genitori al confine messicano, che questi bambini sono "potenziali delinquenti". E davanti a questa esternazione mi è venuto spontaneo domandarmi: a quale delle tre categorie (cretino, imbecille, stupido) si potrebbe associare Trump?

Tenderei a escludere, almeno in questo caso, cretino, cioè quello che non riesce a portarsi il cucchiaio alla bocca, ma con le altre due direi che non ci si sbagli.

mercoledì 20 giugno 2018

C'entriamo anche noi

Ho letto un paio d'anni fa Storia del colonialismo, dello storico tedesco Wolfgang Reinhard. È un libro illuminante che, tra le altre cose, spiega in maniera chiara le responsabilità che abbiamo avuto (e abbiamo ancora) noi, abitanti del vecchio continente, riguardo al dramma delle migrazioni dal continente africano verso l'Europa.

I possessori di un ABC di conoscenze storiche al riguardo diranno che con la suddetta correlazione ho scoperto l'acqua calda, e glielo concedo, il problema è che a giudicare da ciò che si legge in giro, e specialmente da ciò che scrivono certi commentatori seguaci del ruspista, non sembra che la conoscenza storica in merito sia granché diffusa. Anzi.

Poi, certo, dal lato pratico non cambia niente, il problema rimane, ma un conto è approcciarsi ad esso da perfetti ignoranti, cosa che genera i commenti da minus habens di cui sopra, un altro è approcciarsi al problema con un minimo di cognizione di causa.

Poca voglia

È un periodo un po' atipico, per quanto riguarda il blog, un po' inusuale, nel senso che mi capita di iniziare a scrivere un post e dopo qualche riga mi accorgo di non avere più voglia di andare avanti. A volte salvo le righe buttate giù nelle bozze, immaginando di riprenderle successivamente, cosa che non succede mai, altre volte cancello tutto tout court.
Boh.

sabato 16 giugno 2018

Non immaginate il sollievo

Seguo poco o niente, da qualche tempo in qua, ciò che succede, i telegiornali, i siti, le notizie. Avverto come una specie di rigetto, di repulsione per ciò che accade. O forse, più che per ciò che accade, per come viene raccontato dai media.

La televisione la tengo sempre spenta, mi rifiuto di vedere la faccia di guano di Salvini ogni volta che mi azzardo ad accendere, e allora niente telegiornali, niente talk-show, niente di niente, se non qualche film interessante.

Preferisco i libri, leggo in ogni ritaglio di tempo libero, invece di accendere il televisore, e non immaginate il sollievo.

venerdì 15 giugno 2018

Il nome della Rosa

Trovo abbastanza curioso che Il nome della Rosa abbia avuto il successo che ha avuto (50 milioni di copie vendute finora e traduzione in 40 lingue, secondo Wikipedia). Si tratta infatti di un romanzo abbastanza "difficile" e impegnativo, almeno per me. Decine e decine di pagine, ad esempio, sono dedicate a sottili diatribe teologiche inerenti la questione della povertà del clero, oppure delle famigerate eresie, argomentazioni che nel film ispirato al libro sono trattate superficialmente e frettolosamente, quando non omesse direttamente, evidentemente allo scopo di non tediare lo spettatore.

Frequentissime sono anche le citazioni in latino prive di relativa traduzione, cosa che crea qualche difficoltà a chi, come lo scrivente, non ha dimestichezza con questa lingua, e che quindi è costretto a desumerne il significato dal contesto in cui sono inserite. Tra l'altro, arrivato ormai ad averne letto più di metà, mi chiedo in che modo i traduttori nelle varie lingue abbiano tradotto le cose che dice Salvatore (quello di "Penitenziagite!", avete presente?), espresse in un miscuglio a volte indecifrabile di dialetti provenzale, della Linguadoca, del Piemonte, il tutto condito da un latino molto personalizzato. Mah... mistero!

Comunque, a parte queste considerazioni, il libro è veramente bello, e, come al solito, la versione cinematografica non ne è che una deprimente riduzione. Fermo restando, ovviamente, la bravura di Sean Connery.

mercoledì 13 giugno 2018

Faccio prima con la Fornero

Le ultime dichiarazioni di Brambilla, l'economista della Lega, sembrano andare, per quanto riguarda la famosa riforma delle pensioni chiamata Quota 100, nella direzione del paletto dei 64 anni. Detto in parole povere, anche se la somma dell'età anagrafica e degli anni di contributi di un soggetto raggiungesse 100, questi non potrebbe accedere all'agognato riposo prima di aver festeggiato il 64° compleanno.

Se fosse veramente così, chi scrive andrebbe a riposo un anno dopo rispetto a quando andrebbe con l'attuale legge targata Fornero, la bistrattata Fornero, ossia nel 2034 invece che nel 2033.

Da notare che questi qui erano quelli che dovevano prima abrograre la Fornero, poi rivederla, infine peggiorarla, se effettivamente la modificheranno in questo senso.

Da notare, in aggiunta, che nel famoso contratto di governo Lega-M5S (pdf qui) non c'è alcun riferimento a paletti di alcun genere, ma è specificato chiaramente solo la quota 100. Magari non ci voleva un genio per capire che ci stavano prendendo per i fondelli.

martedì 12 giugno 2018

Dàgli al nero

Stamattina. Ufficio pubblico affollato. Un impiegato, da dietro il suo vetro, si alza e urla: "Non lì, ti ho detto di andare all'altro sportello, non capisci?"

Magari sbaglio, ma immagino che se il destinatario dello sgarbo arrogante e maleducato invece di un ragazzo di colore con ciabatte e canottiera fosse stato un distinto signore dalla pelle bianca, quell'impiegato avrebbe usato altro linguaggio e altro tono.

È che molti di noi, per fortuna non tutti, sono così: stronzi e teste di cazzo solo con chi possono permettersi di esserlo.

Vent'anni dopo



Lessi Il nome della rosa una ventina d'anni fa - all'epoca presi in prestito il libro in biblioteca. In tutto questo tempo, in cui nel frattempo ho letto altri libri di Eco, mi sono ripetutamente ripromesso di rileggerlo. Qualche giorno fa ho trovato questa edizione a prezzo scontato in una libreria e ne ho approfittato.

Rileggere un libro dopo vent'anni è, mi sto accorgendo, un po' come leggerlo di nuovo per la prima volta. Si scoprono passaggi, aspetti, situazioni, dialoghi a cui si presta una attenzione che magari alla prima lettura non si era prestata. Il libro è sempre quello, naturalmente, è il lettore a non essere più quello di vent'anni prima.

lunedì 11 giugno 2018

Io resto di qua

Mi sono reso conto che viviamo in un periodo storico in cui è sempre più difficile restare umani. Ieri mi è capitato di parlare con una persona che conosco da una trentina d'anni, un brav'uomo, onesto, lavoratore, una vita passata a votare a sinistra. Mi ha confidato che da qualche anno simpatizza per la Lega, e a marzo l'ha votata. Quando il discorso è andato a ciò che sta succedendo in queste ore, navi cariche di disperati che vagano per il Mediterraneo perché nessuno le vuole, ha detto che se fosse per lui butterebbe tutti a mare.

Si tratta naturalmente di una esagerazione. Lo conosco troppo bene per pensare che avendo in mano una ipotetica leva con cui azionare un meccanismo per ribaltare quelle navi, la azionerebbe. Una esagerazione, però, che è sintomatica di un modo di pensare che purtroppo sta progressivamente prendendo piede nella testa delle italiche genti: considerare i migranti come nemici, con tutto ciò che ne consegue: indifferenza, cinismo, ostilità, ossia tutto ciò che normalmente si nutre verso i nemici.

C'è una bellissima raccolta di scritti di Umberto Eco, uscita ormai più di una quindicina d'anni fa, che si chiama Costruire il nemico e che indaga i procedimenti retorici con cui, dall'antichità ad oggi, si è costruito e demonizzato il nemico. Raccolta di scritti attualissima, direi, perché spiega esattamente ciò che è successo grosso modo nell'ultimo ventennio, con televisioni, giornali, politicanti e personaggi più o meno pubblici che in maniera asfissiante e subdola hanno strumentalmente costruito l'immagine del migrante come nemico. E che male c'è a buttare un nemico in acqua? Quale remora morale può avere una qualche efficacia contro questa azione? Nessuna, perché si tratta appunto di un nemico, e se si non si hanno sulle spalle gli strumenti culturali e intellettuali (e umani) per contrastare questo pensiero unico ormai imperante, ecco che è un attimo passare dalla parte di là, ecco che è un attimo accettare l'idea che sia giusto buttare tutti a mare, oppure chiudere porti e porte e uomini, donne e bambini s'arrangino.

Ora, intendiamoci, io non ho la soluzione per risolvere questo problema, non so con quali mezzi e strategie si possano gestire questi spostamenti di moltitudini di persone da un continente all'altro, e nemmeno sono, ipocritamente, tra quelli che fingono di non riconoscere che siamo di fronte a un vero e proprio commercio di esseri umani, un business su cui lucrano mafie e delinquenti vari assortiti. Quello che so è che questo dramma non si risolve chiudendo i porti. È la storia che lo insegna. E comunque, nonostante tutto, io resto dalla parte di qua.

sabato 9 giugno 2018

(...)



(da Strade di notte - G. Gazdonov)

Cattolici e soldi

Uno di questi giorni mi toccherà replicare a quello là, quello tutto casa e chiesa che dice sempre: "Se i soldi non fanno la felicità, pensa la miseria...", riprendendo un noto modo dire in voga da decenni. Uno che sta bene, lui, uno che non gli mancano, uno a cui piace accumulare.

Mi toccherà replicare per chiedergli come concilia i soldi con la devozione al cattolicesimo. Quel cattolicesimo che ha prodotto san Francesco, quel cattolicesimo del ricco che è più facile che il cammello passi per la cruna dell'ago che lui vada in paradiso, il cattolicesimo del vendere tutto e darlo ai poveri, se si vuole seguire lui, quel lui, per chi ci crede, che non perdeva occasione per stigmatizzare la ricchezza materiale perché il vero tesoro è di là. Insomma 'ste cose qua.

Un giorno glielo chiederò, a costo di inimicarmelo e di sentirmi rispondere: "E Bertone, allora?"

Sabato mattina in bicicletta (rosa)



Stamattina ho fatto un giro in bicicletta seguendo un percorso che di solito non faccio mai, perché richiede doti da scalatore che naturalmente io non ho, né avrò mai. Traduzione: è un percorso troppo faticoso (per me). L'ultima volta che l'ho fatto credo sia stato l'estate scorsa. In realtà, se proprio vogliamo dirla tutta, non richiede chissà quali doti, un ciclista mediamente allenato se lo mangia infatti con la stessa facilità con cui io mangio cornetto e cappuccino la mattina, ma la faccio più grossa di quello che è per autoconvincermi di avere doti di scalatore.
 
Il percorso. Partendo da casa mia, si segue per qualche chilometro la Santarcangiolese fino al bivio di Torriana, e qui va tutto bene perché è un tratto pianeggiante e coperto interamente da una comoda pista ciclabile. Arrivati al bivio di Torriana si svolta a destra e, dopo un paio di centinaia di metri, comincia la prima impegnativa salita, quella che arriva da Pio, rinomato ristorante della zona. Poi c'è un breve tratto pianeggiante superato il quale comincia la seconda, impegnativa, salita, roba da dover ingranare gli scatti più corti della mountain bike sia al mozzo della ruota che ai pedali. 

Il percorso è faticoso, come dicevo, ma molto bello. A sinistra si vede la valle dell'Uso e a destra quella del Marecchia, e nelle giornate molto terse si distingue nitidamente San Marino, con i suoi castelli e mura arroccati sul monte Titano. Superata la chiesa di Trebbio, sulla sinistra, e passato il piccolo cimitero di Poggio Berni, con un ultimo sforzo si arriva sulla sommità della collina, dove si trovano il comune e l'ufficio postale. Da qui in poi è tutta discesa, eccetto la breve salita che porta al palazzo Marcosanti e quindi di nuovo a casa. 

È un giretto che si fa in poco più di un'oretta, che fa fare una discreta sudata e che così, a occhio, consente di bruciare grosso modo sulle trecento calorie, cosa che non guasta, dal momento che lo scrivente, qui, non è ancora riuscito a buttare giù i chili in eccesso accumulati durante l'inverno.
 
Piccola nota a margine. Non ho una mountain bike mia, per il semplice motivo che quella di Michela giaceva da anni inutilizzata nel garage, quindi per i giri in collina o sulla ciclabile lungo il Marecchia uso la sua, che ormai è diventata mia. Ha il telaio color rosa coi fiorellini, cosa questa che, mi sono accorto, suscita a volte reazioni che vanno dalla perplessità all'ilarità nei ciclisti che mi capita di incrociare, e che farebbe inorridire Adinolfi e Giovanardi qualora mi incontrassero, perché mica si possono sovvertire così impunemente gli stereotipi di genere. Un uomo su una mountain bike rosa coi fiorellini. Scherziamo?

giovedì 7 giugno 2018

(...)

Sto cominciando Strade di notte, di Gajto Gazdonov. Nel risvolto di copertina leggo: "Un tassista russo vaga per le strade buie di Parigi degli anni trenta." [...]
Mi basta, certi romanzi si capisce che saranno belli già dalle note introduttive.

Flat tax

Alla fine le chiacchiere stanno a zero. Tutte le simulazioni sulla flat tax, così come la vogliono fare Salvini e Di Maio, portano a un'unica conclusione: più si è ricchi e più, proporzionalmente, si avranno vantaggi fiscali. Io, ad esempio, simulazione alla mano, sono tra quelli che non avranno alcun risparmio; anzi, è addirittura probabile che rientri tra quelli nei confronti dei quali scatteranno le previste clausole di garanzia per evitare che ci rimetta.

Mi chiedo che senso abbia abbassare le tasse a chi dichiara di più e lasciarle invariate (quando non addirittura aumentate) a chi dichiara meno. Salvini e Di Maio sperano forse di rimettere in moto i consumi e l'economia in questo modo? Beh, sappiano che ci avevano già provato prima di loro Reagan e Bush negli USA e la Tatcher in Inghilterra, e si è visto com'era andata a finire.

mercoledì 6 giugno 2018

L'Alchimista



Ho terminato poco fa L'Alchimista, il primo dei sei romanzi che compongono la serie fantasy scritta da Michael Scott I segreti di Nicholas Flamel, l'immortale. Interessanti sia la storia che la trama. Oltre a ciò, che non è poco, grazie a questo libro ho capito con precisione che cos'è l'alchimia, che io ho sempre considerato banalmente simile alla chimica, mentre invece è qualcosa di molto più ampio e complesso.

In più, ho imparato a conoscere Nicholas Flamel, che non è un personaggio immaginario inventato da Scott, come pensavo io quando ho cominciato a leggere il libro, ma è stato un famosissimo alchimista francese vissuto a cavallo tra il 1300 e il 1400 (Wikipedia ne parla qui).

Piccola curiosità. Nel romanzo il nome Nicholas è sempre scritto con la lettera acca tra la "c" e la "o". Su Wikipedia, sia italiana che francese, senza. Chissà, forse è una libertà che si è preso l'autore.

lunedì 4 giugno 2018

Quota 100

Ho fatto qualche calcolo e ho scoperto che se la cosiddetta Quota 100, così come congegnata nel programma di governo, diventasse legge, tra una dozzina d'anni potrei andarmene in pensione.

Con la legge attuale (Fornero) andrei nel 2033, e quindi avrei ancora quindici anni di lavoro, con la Quota 100 raggiungerei invece il traguardo nel 2030 (avrei sessant'anni tondi), cioè tre anni prima.

Naturalmente qua nessuno si fa troppe illusioni - Boeri ha già spiegato che il tutto costerebbe quindici miliardi di euro il primo anno e venti una volta che la riforma fosse a regime, per cui...

Però mi piacerebbe. Non perché mi sia stancato di lavorare (beh, sì, un po' anche per quello, via), ma pensando a quanti libri potrei leggere in tutto quel tempo libero.

sabato 2 giugno 2018

Due giugno

Stamattina Shamir, il pescivendolo ambulante, era col suo furgone al solito posto, di fronte al vecchio casello, come ogni sabato. Marco, il barista qui sotto casa mia, vendeva come ogni giorno caffè, cappuccini e brioches. La bottega degli alimentari, di là dalla strada, era aperta come ogni giorno e ogni sabato, e pure Luca, il macellaio, vendeva alla affezionata clientela spiedini, salsicce, bistecche e quant'altro.

A Santarcangelo, Coop e Lidl avevano file agli ingressi in entrata e in uscita, per non parlare naturalmente dei bazar dei cinesi, anche se quelli non fanno testo, essendo aperti 365 giorni all'anno, Natale e primo dell'anno compresi.

Diciamo insomma che, almeno qua da queste parti, ci si accorge che è il due giugno unicamente dal numero colorato in rosso sul calendario, ché la sacralità della festa della Repubblica è stata immolata sull'altare dell'incasso.

Come tutto, del resto.

venerdì 1 giugno 2018

Temporali (di calore)

Scopro oggi l'esistenza dei temporali di calore, qualsiasi cosa siano.

Nuovo governo

Così, per curiosità, ho dato un'occhiata alla lista dei diciotto ministri che compongono il neonato governo targato Salvini/Di Maio, ministri equamente divisi tra provenienza leghista e pentastellata, e la prima impressione è che si prospettino tempi non facili per chi non è di religione cattolica, ha orientamenti sessuali diversi da quello canonico, è a favore dell'aborto, del fine vita dignitoso, e tempi duri anche per chi pensa che l'umanità e i diritti vengano prima dello stato del portafoglio - mi riferisco ovviamente alle dichiarazioni del ruspista sui fondi all'accoglienza. Vabbe', è un governo di destra, lo sapevamo, così come sappiamo che destra è da sempre sinonimo di negazione di diritti, e quindi eravamo preparati alle loro intenzioni.

Tra i diciotto in questione noto la presenza di Giulia Bongiorno, celebre difensore di Andreotti nel suo processo per mafia, di cui molti ricorderanno la famosa tripla esclamazione ("Assolto! Assolto! Assolto!") dopo la sentenza della Cassazione. Peccato che non fosse così. Dettagli. Altro nome interessante, ovviamente nell'accezione che attribuisco io a questo aggettivo, è quello di Lorenzo Fontana, pericolosamente catapultato a capo del Ministero della famiglia. Leggo sulla sua pagina Wikipedia: "Si definisce un "crociato" che combatte contro il diritto di aborto, contro le unioni civili tra persone dello stesso sesso e l'omogenitorialità - considerate come un "indebolimento della famiglia" - e contro l'educazione sessuale definita da lui "pro LGBT", affermando che la Russia "è il riferimento per chi crede in un modello identitario di società". Si dichiara inoltre contro l'immigrazione di massa affermando che essa sia, insieme alla "lotta per i matrimoni gay e la teoria del gender nelle scuole", un fattore che mira a cancellare il popolo italiano insieme alle sue comunità e tradizioni."

Mi pare non occorra aggiungere altro.

giovedì 31 maggio 2018

Veti

Questa cosa che Di Maio fa il governo con Salvini e poi mette il veto sulla Meloni forse qualcuno, un giorno, me la spiegherà.

Tomi notevoli



Ogni tanto m'imbatto in libri che a vederli incutono un po' di inquietudine, ma è solo il primo momento, poi la voglia di buttarsi prende il sopravvento e si parte.

La prima trilogia de I segreti di Nicholas Flamel me l'ha consigliato Francesca e io ho accettato di buon grado. È un fantasy, un genere letterario che a me non dispiace (ho letto recentemente Il Silmarillion, di Tolkien, e mi è piaciuto molto). E poi, scusate, mica si può leggere solo Roth o Eco, eh.

Botta di fortuna

Botta di fortuna è una locuzione un pelino più elegante della più nota botta di culo, ché qua piace essere eleganti e non volgari, nei limiti del possibile, naturalmente. Nello specifico, la suddetta botta di fortuna è capitata allo scrivente oggi pomeriggio attorno alle tre e mezza, al ritorno dal lavoro, e si è manifestata sotto le sembianze di un violento acquazzone. Sapete quei temporali estivi che si scatenano improvvisamente, senza avvisare, e che spesso e volentieri sono accompagnati da chicchi di grandine? Ecco, quelli.

Voi vi domanderete: ma quale sarebbe la fortuna? Beh, la fortuna sta nel fatto che l'universo si è scatenato nei cinque minuti successivi al mio arrivo a casa dopo essere stato al lavoro. Cioè, io ho infilato la bici nel garage dopo i canonici cinque chilometri e mezzo sotto il sole (già verso oriente il cielo era scuro e in lontananza tuonava), sono entrato in casa e cinque minuti dopo si sono aperte le cateratte del cielo. Magari ai più sembrerà una cosa da poco, ma credo che eventuali patiti di bici presenti tra i miei trentadue lettori capiscano meglio degli altri cosa voglio dire.

Per quanto riguarda il meteo, boh, ormai il suo andazzo assomiglia alle vicende politiche di questi giorni: chi ci capisce qualcosa è bravo.

mercoledì 30 maggio 2018

Commenti sbloccati

Ho trovato casualmente alcuni commenti agli ultimi post fermi da un po' di tempo nella coda di moderazione. Li ho sbloccati adesso. Erano rimasti lì perché, per qualche motivo, non mi era arrivata la relativa notifica sul cellulare via mail.
In caso qualcuno si chieda perché abbia attivato la moderazione, la risposta è che ultimamente mi stanno arrivando tonnellate di spam, e l'unico modo per arginarle è la moderazione.
Abbiate pazienza.

lunedì 28 maggio 2018

L'altra scelta di Mattarella

Per come la vedo io, e per quel che vale, mi pare che la scelta di Mattarella di accanirsi contro Savona sia stata la più avventata e la meno razionale, nel senso che avrebbe potuto dargli il via libera, permettere così la nascita del nuovo governo ed eventualmente intervenire dopo, in occasione delle prime avvisaglie di eventuali progetti no-euro.

Guardate che uscire dall'euro non è cosa semplice come l'hanno strombazzata in campagna elettorale Di Maio e Salvini per intortare i soliti creduloni, quelli su cui del resto campano. Non è che uno si sveglia la mattina e dice: "Cosa facciamo oggi di bello? Usciamo dall'euro, va'!" Ci sono lacci, lacciuoli, trattati europei a cui siamo vincolati e dai quali non si può recedere con la stessa facilità con cui si prende un cappuccino la mattina, e di questi trattati Mattarella è il garante e qualsiasi legge che andasse in questa direzione dovrebbe sempre passare al vaglio della sua firma prima di vedere la luce.

Agendo come ha agito, Mattarella non ha fatto altro che trasformare Salvini da cretino a martire, martire che da oggi in poi avrà buon gioco a fare la parte della vittima, del tradito, impostando così tutta la prossima campagna elettorale su questo vittimismo con cose tipo: "Volete stare con noi o coi traditori della patria?" e riprendendo in barca Berlusconi che, furbamente, non si è mai dissociato da lui e per di più ora ha anche l'agibilità politica.

Sì, un'altra scelta Mattarella ce l'aveva, e sarebbe stata meno indolore.

domenica 27 maggio 2018

80 libri

Ha un bel dire King, il mio adorato Stephen King, che lui si fa fuori con una certa nonchalance un'ottantina di romanzi ogni anno. Grazie, lui mica si fa otto/nove ore al giorno, cinque giorni su sette, chiuso in un magazzino, come è costretto a fare lo scrivente. Date anche me una quantità di tempo libero illimitato e ottanta libri ve li faccio fuori in tre mesi, dal momento che, pur lavorando, già adesso viaggio sui cinquanta/sessanta ogni anno.

Comunque, se avete possibilità e anche se non vi piace King, leggete On writing, è un'autobiografia bellissima.

sabato 26 maggio 2018

Vie d'uscita?

Così, a occhio, le possibili vie d'uscita allo stallo (l'ennesimo) politico di queste ore sono tre:
1) Mattarella cede e dà il via libera al governo giallo-verde con dentro il malefico Savona, mossa che gli varrebbe una figura di palta di dimensioni galattiche;
2) Mattarella non cede, tutto si sfascia con probabilissimo ritorno al voto;
3) Mattarella non cede, tutto si sfascia e su queste macerie si prende la responsabilità di istituire il cosiddetto "Governo del presidente" con conseguente bagno di sangue, neppure troppo metaforico.

Diciamo che, in ogni modo, in queste ore non vorrei essere nei suoi panni.

venerdì 25 maggio 2018

Lolita (fuoco dei miei lombi)

Ho appena letto le prime cento pagine di Lolita, il celeberrimo romanzo di Vladimir Nabokov, pubblicato inizialmente a Parigi a metà degli anni '50 del secolo scorso, e devo dire che non mi stupisce lo scandalo che all'epoca suscitò in tutta Europa e negli Stati Uniti, dove fu rifiutato da ben quattro editori prima di vedere le stampe.

D'altra parte, il tema è quello che è (la passione di un trentasettenne insegnante di lettere per una ragazzina dodicenne). Anche Stanley Kubrick ne fece un celebre adattamento cinematografico.

Oddio, forse oggi non susciterebbe lo stesso scandalo, probabilmente. Giusto Adinolfi e simili potrebbero stracciarsi qualche veste.

Scrivere per contratto

Aggiorno questo blog quando ho voglia - nell'ultimo periodo abbastanza saltuariamente, devo dire. La cosa di per sé è confortante. Penso infatti ai vari Gramellini, Calabresi e soci, che ogni mattina devono per contratto far trovare ai rispettivi lettori un post che sia interessante. Io non ce la farei mai.

mercoledì 23 maggio 2018

Roth

Lessi Pastorale americana, il più celebre romanzo di Roth, qualche anno fa. Lo trovai inizialmente poco entusiasmante ma continuai la lettura, sperando che si riprendesse. E infatti si riprese, lo terminai e alla fine mi piacque pure (se non ricordo male scrissi due righe da qualche parte su queste pagine).

E niente, un altro grande romanziere americano che se ne va e che, tra l'altro, verrà anche ricordato per essere stato l'unico, probabilmente, a litigare con Wikipedia.

lunedì 21 maggio 2018

Conte

Ho letto qualche breve cenno biografico riguardo a Giuseppe Conte e così, di primo acchito, ne sono rimasto favorevolmente impressionato. Poi naturalmente si vedrà, in queste faccende è sempre meglio andarci coi piedi di piombo, e ancora non è neppure detto che a Mattarella vada bene. Diciamo che, tra le altre cose, mi è piaciuto il suo pensiero sul fatto che destra e sinistra sono categorie concettuali novecentesche ormai superate, cosa che condivido.

sabato 19 maggio 2018

Tipo la lista della spesa

Sembrano marito e moglie quando compilano la lista della spesa settimanale. Salvini e Di Maio mentre vergano il loro contratto di governo, dico. Buttano giù l'elenco delle cose da comprare, bello lungo, poi fanno una sommaria botta di conti per vedere se i soldi (le coperture) bastano e dicono tranquillamente che sì, bastano, e anche se non bastano neppure per metà delle cose che vogliono comprare chi se ne frega? Chiederemo al negoziante di venirci incontro in qualche modo, dicono (aumento della spesa a debito, ché già non siamo abbastanza indebitati).

E tra le priorità delle cose da fare per le italiche genti, nel contratto dei due statisti de noantri c'è la chiusura dei campi Rom, questi Rom brutti, sporchi e cattivi, che tra l'altro rubano pure, e agli italiani è noto che non piace essere derubati da questi mascalzoni maleodoranti e vestiti di stracci. Molto meglio farsi derubare da profumati manager in giacchetta e cravatta, tipo quelli che ti passano la fatturazione del cellulare da un mese a ventotto giorni, poi qualcuno s'incazza e te la riportano mensile però te l'aumentano dell'8,6%, ché ai soldi che ti hanno indebitamente sottratto mica rinunciano.

Oppure una mattina si svegliano e ti aumentano la benzina con la scusa che sono costretti dal mercato dei cambi e palle simili, e tu ti ritrovi che alla fine dell'anno hai pagato quasi 500 euro in più senza neppure accorgertene. Però te li hanno appunto rubati spalmando il furto su un anno, che fa meno rumore del Rom che ti entra in casa e ti porta via il forno a microonde. Quindi, castighiamo sonoramente i brutti, sporchi e cattivi, che fa figo e fa contenta la pancia della gente, e quelli in giacchetta e cravatta facciano pure i loro comodi, ché loro profumano, e vuoi mettere quant'è più bello farsi derubare da uno profumato?

venerdì 18 maggio 2018

(...)



Nello stesso momento in cui io chiamavo il direttore del Moulin Rouge e davo la mia disponibilità a fare parte delle Doriss Girls, ché io sono bravo a ballare il Can-can.

mercoledì 16 maggio 2018

Il Giro a Santarcangelo

Domani il carrozzone del Giro d'Italia passerà da Santarcangelo. Io non lo vedrò. In primo luogo perché il ciclismo è uno sport che non ha mai suscitato in me il minimo interesse - se dovessi dire così, su due piedi, il nome di un partecipante di quest'anno non saprei cosa rispondere. In secondo luogo perché il carrozzone passerà attorno alle 14:30 e io sarò al lavoro. Pensavo che del ciclismo inteso come sport non mi frega una ceppa, mentre invece andare in bicicletta mi piace un sacco. Strana 'sta cosa, no?

Comunque, il passaggio del carrozzone qualche beneficio l'ha portato, come ad esempio la rimessa in sesto di ampie porzioni di asfalto nel tratto di via Emilia interessato. Nella zona di Santa Giustina, ad esempio, ma anche altrove, in alcuni tratti c'erano dai tempi delle grande piogge di febbraio delle buche che manco a Roma, che venivano saltuariamente rattoppate alla bell'e meglio e che puntualmente si riaprivano ogni volta che faceva due gocce.

Adesso, invece, è arrivata una bella stesa d'asfalto nuovo di zecca, perché il carrozzone è importante, mica noi poveri cristi che usiamo quella strada per andare al lavoro.

(...)



(da On writing - S. King)

martedì 15 maggio 2018

I razzisti sono una certezza



Non solo hanno sbagliato casa, ma pure il simbolo della svastica, che qui è stata disegnata con braccia ruotanti in senso antiorario, com'è per quella indiana, mentre la svastica nazista ha braccia ruotanti in senso orario. Non c'è niente da fare: i razzisti sono sempre ignoranti. Sempre. È matematico.

lunedì 14 maggio 2018

Blog a rilento

Da qualche tempo, forse qualcuno dei miei 32 lettori l'avrà notato, scrivo qui a intervalli sempre più lunghi. Non c'è una ragione particolare, è solo mancanza di voglia di scrivere unita al fatto che la politica, che è sempre stato l'argomento principe di cui ho scritto in tutti questi anni, mi interessa sempre meno, anzi niente, anzi diciamo pure che mi sta venendo a nausea, quando non arriva a farmi proprio incazzare.

Potrei parlare di altro, ma è anche, come ho già detto, la voglia di scrivere in sé che mi sta venendo meno - ho anche cinque o sei idee buone per buttare giù dei racconti ma mi manca lo sprone per trasformarli da idee in parola scritta. E pensare che il tempo per farlo non mi mancherebbe.

Solo di leggere non mi è passata la voglia, anzi, quella è semmai è aumentata, e infatti la stragrande maggioranza del mio tempo libero lo passo sui libri - inizio oggi Tempi glaciali, di Fred Vargas, il 33° libro di quest'anno.

A volte mi viene pure la tentazione di chiuderlo, questo blog, d'altra parte bloggo ormai da dodici anni e i blog hanno ormai fatto il loro tempo, quindi è forse arrivato ormai il tempo di tirare i remi in barca. Poi desisto, pensando che forse prima o poi mi tornerà la voglia di scrivere coi vecchi ritmi. E poi, a dirla tutta - sentimentalone che non sono altro! - mi spiacerebbe cancellare con un clic dodici anni di post, di pensieri, di racconti e quant'altro.

Vabbe', scriverò quando avrò voglia di farlo. E poi, parafrasando Guccini: "Io canto [scrivo] quando posso e come posso, quando ne ho voglia, senza applausi o fischi, vendere [essere letto] o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi [non leggete il mio blog] e sputatemi addosso."

Beh, magari con quest'ultima cosa andateci piano, eh!

Harry Potter e le figlie

Ho un paio di figlie che sono da oggi e per due o tre giorni (e chi lo sa di preciso?) in giro per Milano per vedere 'sta roba qua. Niente in contrario, naturalmente, e d'altra parte ormai sono grandi, lavorano tutte e due, la loro autonomia è cosa assodata e la voce in capitolo di noi genitori nelle loro cose ha ormai la stessa valenza del famoso due di denari quando comanda bastoni.

Il problema è che a questa cosa, che detta così sembra semplice e naturale, mica è altrettanto semplice e naturale abituarsi.

sabato 12 maggio 2018

Candidabile

Questa sorta di incredibile riabilitazione non faccia dimenticare che esiste una differenza abissale tra candidabilità e presentabilità. Banale, certo, ma visto l'andazzo di questi tempi, sempre meglio sottolinearlo.

lunedì 7 maggio 2018

Non reggo

No, mi spiace, due campagne elettorali in un anno non le reggo. Vi immaginate altri due mesi di balle, di improbabili promesse, di bufale, di inesistenti invasioni di migranti (a proposito: com'è che dal 4 marzo in qua non ne ha più parlato nessuno? Non era un'emergenza, dicevano?), di no-euro, di redditi di cittadinanza o di dignità e di tutto e di più?

No, basta, risparmiateci tutto questo: abbiamo già dato.

venerdì 4 maggio 2018

Sul nulla

Non so se qualcuno dei miei trentadue lettori abbia avuto la voglia (e lo stomaco) di seguire l'evolversi delle vicende politiche da due mesi a questa parte, cioè da quando si è votato a oggi. Chi l'ha fatto si è sicuramente reso conto che, a partire da quel fatidico giorno, a vicende, se con questo termine intendiamo fatti e/o azioni, stiamo ancora a zero, mentre a chiacchiere stiamo a vagoni.

I titoloni con cui ogni giorno ci hanno ammorbato in questo periodo non erano altro, infatti, che riproposizioni di dichiarazioni insulse del Di Maio o del Salvini di turno. Chiacchiere. Aria fritta. Nient'altro. E per due mesi su questo mare di chiacchiere sono stati vergati fior di articoli, di dietrologie, di ipotetici retroscena, di improbabili scoop e relativi fiumi di inchiostro, ingigantendo le cretinate che i due signori partorivano la mattina a seconda di come si svegliavano.

Il nulla come protagonista. Semplicemente.

lunedì 30 aprile 2018

Ancora con 'sto benedetto referendum

Dice il redivivo di Rignano, tornato più pimpante che mai, che lo stallo in cui ci troviamo adesso è colpa della vittoria dei No al suo benedetto referendum costituzionale, sconfitta che a sentire lui sembra all'origine di tutti i mali che attanagliano attualmente il paese.

Ora, io magari di politica ci capisco poco, ma non mi pare di ricordare che il suo referendum riguardasse proposte di modifica delle meccaniche elettorali, che sono semmai regolate da leggi ordinarie e non certo da revisioni costituzionali, per cui mi pare di poter dire con una certa sicurezza che lo stallo attuale col suo referendum non c'entra assolutamente niente, ed è per gran parte generato dal fatto che siamo ormai in un sistema tripolare e non più bipolare, regolato dalla legge elettorale vigente, il famoso Rosatellum, tra l'altro scritta e fatta passare con l'ennesimo voto di fiducia proprio dal Pd e concordata col centrodestra in chiave antigrillina - il Rosatellum è concepito infatti per agevolare le coalizioni e ostacolare i partiti che corrono da soli.

Quindi, non si capisce proprio cosa c'entri il suo referendum. E non si capisce neppure cosa abbia indotto il cazzaro a uscire da quel bel silenzio in cui si era chiuso da qualche tempo.

domenica 29 aprile 2018

La sinistra immaginaria



Dal che si deduce che egli considera il Pd guidato da lui, ma anche da Letta prima di lui, un partito di sinistra, o comunque riferibile in qualche modo ai valori della sinistra, magari guardando alla politica sociale, economica e del lavoro del suo governo, ed è pure possibile ne sia veramente convinto, conoscendolo.

sabato 28 aprile 2018

Tolkien era pazzo?

La domanda è ironica, ovviamente, anche perché Tolkien è stato semmai un genio, non un pazzo, anche se spesso queste due caratteristiche in molti artisti sono andate a braccetto, ma la domanda mi è sorta spontanea perché in questi giorni sto leggendo Il Silmarillion, una monumentale opera mitopoietica di colui che è da molti considerato il più grande scrittore fantastico di tutti i tempi. 

Ho trovato questo libro per caso su una bancarella di libri usati, l'ho pagato un euro e l'ho iniziato con qualche titubanza, dal momento che questo genere non è tra i miei preferiti. Ricordo che da ragazzo lessi Il signore degli anelli e ci misi quasi un mese, e neppure mi entusiasmò troppo. 

Il Silmarillion è antecedente a Il signore degli anelli, è stato anzi il suo primo romanzo, a cui Tolkien dedicò tutta la vita riscrivendone più volte molte parti, rivedendolo, ricorreggendolo, facendo aggiunte, eliminazioni, e morì senza averlo mai pubblicato - sarà pubblicato postumo, nel 1977, dal figlio Christopher. È in pratica una sorta di gigantesco contenitore, da alcuni elementi del quale sono poi nate altre sue opere come appunto la leggendaria saga di Frodo, Gandalf, Gollum e soci.

È un libro complesso, ricco di personaggi, luoghi, trame che si intrecciano, intrighi - chi ha letto Il signore degli anelli una idea se la fa facilmente - complessità che Tolkien figlio cerca di sminuire con l'inserimento in appendice di un dizionario, che si snoda su una cinquantina di pagine e che contempla le oltre duecento voci riguardanti personaggi e luoghi menzionati nell'opera e loro collegamenti e posizionamenti nella storia. Però mi piace, e adesso che ho letto più di metà delle pagine mi ha preso davvero. 

Tornando alla domanda del titolo, no, non credo che Tolkien fosse pazzo, spero di non diventarlo io una volta arrivato in fondo.

giovedì 26 aprile 2018

Siamo davvero così?

Stamattina. Sala d'attesa del pronto soccorso gremita. Un'infermiera viene a sincerarsi delle condizioni di un ragazzo di colore, vistosamente dolorante e piegato sulla sedia. Una signora in attesa: "Ecco, noi italiani sempre dopo!"

Come abbiamo fatto a ridurci così? A diventate così cinici, stronzi, cattivi?

mercoledì 25 aprile 2018

I grillini liquidi

I grillini sono liquidi, caratteristica questa che contraddistingue in verità anche altre formazioni politiche - per rendersene conto basta guardare l'andazzo politico degli ultimi anni. Una mattina si svegliano e vogliono andare con la Lega, la mattina dopo si svegliano e vogliono andare col Pd; domattina chissà...

Mi piacerebbe sapere cosa dice a tal proposito un mio vecchio contatto, grillino fondamentalista, da tempo perso di vista, col quale ai tempi in cui ancora bazzicavo su faccialibro discutevo spesso. Lui era uno dei teorici del purismo, del sempre da soli, del "mai con la destra e mai con la sinistra", perché loro erano diversi, non c'entravano niente col sistema e menate varie assortite, menate, com'è sotto gli occhi di tutti, oggi sacrificate miseramente sull'altare della cosiddetta politica reale.

Vabbe', buon 25 aprile a tutti.

martedì 24 aprile 2018

Alfie e il pensiero unico

Se Salvini non fosse quell'ignorante che è, naturalmente in buona compagnia della Meloni, capirebbe che quel povero bambino non sarà condannato a morte dal "pensiero unico", come dice - che poi mi piacerebbe sapere cosa sia e dove sia questo famoso pensiero unico. Mah! - ma sarà condannato a morte dalla malattia da cui è affetto, una patologia talmente sconosciuta che qualcuno ha già proposto di chiamarla Alfies's disease, che lo costringe a essere vittima di continui e gravissimi attacchi di epilessia, a vivere attaccato a un respiratore e che gli ha già provocato la quasi totale devastazione del cervello (dettagli qui).

Però sono tutti - Prolife, Vaticano, sciacalli vari assortiti - compatti e irremovibili: lo vogliono portare in Italia. Perché c'è ancora speranza, dice la Raggi, nota luminare nel campo delle malattie neuro-degenerative; perché "Alfie è ancora vivo. Noi non ci arrendiamo e continuiamo a fare di tutto per salvarlo", dice un'altra luminare, la Meloni, quando invece le massime autorità medico-scientifiche (quelle vere) in materia hanno dichiarato che si tratta di una patologia irreversibile, progressiva e fatale.

Niente, non ce la fanno, l'istinto dello sciacallo prevale sempre, anche di fronte a tragedie che richiederebbero solo silenzio e pietà.

L'attentatore di Toronto e i lettori del Giornale





Qualcuno spieghi ai lettori del Giornale che (1) l'autore della strage di Toronto era cittadino canadese che con l'Armenia aveva a che spartire solo le origini; (2) in Armenia il 95% (percentuali ancora maggiori, secondo alcune fonti) della popolazione professa il cristianesimo. Se non sapete un cazzo, come è ormai ampiamente assodato, almeno state zitti, fate più bella figura.

sabato 21 aprile 2018

Pulire i cessi



Da ragazzo ho pulito i cessi anch'io. Nelle estati del 1987 e 1988 (17 e 18 anni) ho fatto la stagione estiva come inserviente in una colonia di Igea Marina, e tra i miei compiti c'era anche quello di pulire i cessi del piano che era di mia competenza. Mi trovò questo lavoro mio padre, e io lo feci volentieri, per non gravare economicamente troppo sui miei e per mettere da parte qualche soldino per le mie spese.

Chissà se tu l'hai mai pulito, un cesso. No, non credo, leggo infatti che a casa tua la pulizia dei servizi era appannaggio degli amici del tuo stalliere, quel famoso Mangano condannato per mafia. E poi, ai tuoi occhi, pulire i cessi è un mestiere indegno, da sfigati, privo di dignità, al quale al massimo concedi la valenza di veicolo di insulto per gli avversari. E mentre io pulivo i cessi, cercando di portare a casa onestamente qualche soldo, tu eri probabilmente già impegnato a trasferire all'estero, in qualche paradiso fiscale, i miliardi che sottraevi al fisco con le tue società offshore.

D'altra parte, ognuno cerca di portare a casa i soldi come può, inemendabile testa di cazzo.

mercoledì 18 aprile 2018

Le canzoni e Jovanotti

Dice Jovanotti, in una canzone che circola in questo periodo in radio, che "le canzoni non devono essere belle", e poi fornisce una specie si spiegazione a questa affermazione sempre nel medesimo pezzo. Ora, sarebbe fin troppo facile, specie dopo un assist così - sicuramente molti l'avranno già fatto - ironizzare dicendo che con le sue canzoni il pericolo non c'è, ma il punto è un altro.

In linea generale non ha molto senso etichettare le canzoni con gli aggettivi belle o brutte, semmai andrebbero etichettate con piacciono o non piacciono, e qui si entra nel campo della soggettività. Chi è cresciuto ad esempio ascoltando gli Iron Maiden fin dalla tenera età, difficilmente troverà bella una canzone, che ne so?, della Pausini. E viceversa, naturalmente - gli esempi che si potrebbero fare sono infiniti.

Rimane il mistero sul tipo di background musicale con cui occorre essere cresciuti per apprezzare le canzoni del Jova.
(Sto scherzando, su, alcune piacciono anche a me.)

venerdì 13 aprile 2018

Le respiriane

Non so se questo articolo (articolo, vabbe') sia apparso solo nella versione online o se anche in quella cartacea. Fatto sta che se anche la stampa cosiddetta seria (seria, vabbe') comincia a infilare qua e là 'sta robaccia, la fine dei giornali sarà solo questione di tempo, giornali che già da anni non se la passano bene per niente, tra l'altro.

In fin dei conti della faccenda non mi fregherebbe neppure granché, non fosse altro che nei giornali ci lavoro e da qui alla pensione mi mancano ancora grosso modo tre lustri.

Piazza san Carlo e la Appendino

Alla luce delle novità riguardanti i fattacci di piazza san Carlo dell'anno scorso, e cioè il fermo di otto cretini accusati di aver provocato il panico tramite l'utilizzo di spray urticante, non vedo cosa c'entri la Appendino, coinvolta pure lei nell'inchiesta. Non che voglia prendere le sue difese, intendiamoci, solo così, come curiosità mia.

giovedì 12 aprile 2018

Goldrake

Quando arrivò Goldrake in tv, quel Goldrake di cui ricorre in questi giorni il quarantennale della trasmissione della prima puntata, io avevo sette anni, mio fratello sei, i miei genitori erano poco più di due ragazzi. Il cartone animato in sé lo ricordo abbastanza. C'era Actarus, che era quello che "guidava" il robot, poi c'era il suo amico Falcor (o era suo fratello? Boh, vatti a ricordare!), poi c'era Venusia, il robot femmina che aveva le tette-missile (o lei era in Mazinga? Mi sa che sto facendo un po' di confusione). Poi c'erano le lame rotanti, la mitica alabarda spaziale, il raggio termico e altro - abbiate pazienza, non me le ricordo tutte. E tutto questo po' po' di arsenale veniva dispiegato contro i vegani, i cattivoni abitanti della stella Vega che volevano impadronirsi della Terra. Poi va' a capire cosa ci trovassero in questo pianeta ormai in malora, ma forse quarant'anni fa era ancora abbastanza presentabile, sicuramente più di oggi, dal momento che Berlusconi era ancora di là da venire, giusto per fare un esempio.

I vegani, quelli che inspiegabilmente erano innamorati del nostro pianeta, non li ricordo invece granché bene. Mi è rimasto impresso un tipo che mi pare avesse la faccia metà bianca e metà scura e che, vado sempre a memoria, credo si chiamasse barone Ashura o qualcosa del genere. Comunque sia, il buon Goldrake ai vegani gliele suonava di santa ragione, ma questi non mollavano, erano tosti, anche testoni direi, un po' come i vegani di oggi, che non sarebbe mica male se arrivasse un altro Goldrake a fare piazza pulita anche di questi e del loro fanatismo.

Più che il cartone animato, però, ricordo il periodo. Avevo sette anni, quindi credo fossi in seconda o terza elementare, afflitto da una timidezza che sfiorava il patologico e che mi impediva di socializzare normalmente come facevano tutti gli altri. Era il periodo in cui in parrocchia c'era don Natale, un prete alla mano, intransigente ma alla mano, che mi stava simpatico anche se, lo scoprii più tardi, detestava Battiato, che a me invece piaceva tantissimo, e lo detestava perché diceva che i suoi testi erano un misto di eretico e pericoloso. In quei testi non c'era ovviamente nulla di pericoloso, men che meno di eretico, figuriamoci, erano semmai ammantati di un neanche tanto sottile velo di provocazione - penso ad esempio a pezzi come Magic shop o Bandiera bianca o altri - ed è forse possibile che il mio parroco li considerasse eretici perché la distinzione tra eresia e provocazione non gli era ben chiara, essendo un po' vecchio stampo.

Di Goldrake, comunque, ricordo e so poco altro. Tra questo poco altro c'è la scoperta, lo scoprii molto più avanti, con una certa sorpresa, che l'autore della celeberrima sigla, quella che fa: "Si trasforma in un razzo missile ecc." fu Vince Tempera, colui che è stato per un buon quarant'anni il tastierista di Francesco Guccini. Vedi, a volte, le sorprese della vita?

martedì 10 aprile 2018

Vita lunga

Se 'sta cosa è vera dovrei avere una vita lunghissima, dal momento che almeno un'ora di movimento cerco di farla tutti i giorni. Poi magari io sono l'eccezione e mi viene un colpo domattina, e in quel caso non posso neppure mandare a quel paese quelli di Repubblica.

domenica 8 aprile 2018

Tiro a segno

Domenica pomeriggio. Poco fa. Passeggio sulle colline dietro a casa mia. Dalla cima della collina su cui, maestoso, se ne sta da qualcosa come settecento anni il palazzo Marcosanti, nelle giornate terse come oggi si vede anche la provinciale Uso fino a Santarcangelo.

Lungo la provinciale Uso c'è un poligono di tiro e il vento che spira nella mia direzione trasporta distintamente fino a me i colpi di chi spara. Quindi c'è qualcuno che la domenica pomeriggio inganna il tempo sparando. Per carità, non giudico, ognuno è libero di impiegare il suo tempo libero come crede, ma non posso fare a meno di pensare come non ci sia maniera più inutile e anche un po' stupida di trascorrere una domenica pomeriggio.

Poi, certo, quello che spara potrebbe parimenti considerare inutile e un po' stupido passeggiare tra prati e castelli la domenica pomeriggio, nella solitudine e nel silenzio. Perfettamente legittimo, naturale, d'altra parte ognuno è fatto a modo suo.

Mortalmente noioso



Mai letto un libro più noioso di questo, e dire che ero andato sul sicuro, comprandolo (due euro in una bancarella di libri usati sulla piazza di Santarcangelo), perché in passato avevo letto altre cose di De Luca che mi erano piaciute - penso ad esempio a libri come La parola contraria o Il giorno prima della felicità, i primi due che mi vengono in mente.

Questo, invece, che è sostanzialmente una lettura esegetica delle correlazioni tra l'altezza di Dio e l'altezza delle montagne su cui si svolgono molte vicende bibliche e del nuovo testamento, l'ho trovato altamente soporifero e noioso, di quelle cose che dopo la terza riga di un periodo la mente se n'è già andata altrove, e quando ritorni sul periodo in questione ti viene da chiederti cosa stessi leggendo.

Lo darò al moroso di Michela, va', conoscendolo credo che lui lo possa apprezzare.

sabato 7 aprile 2018

butac.it

Se ricevessi una querela per diffamazione in seguito a quanto scritto in un mio vecchio post e un giudice decidesse di oscurarmi tutto il blog, invece del solo post in questione, a me girerebbero assai.

Per quel che vale, la mia solidarietà a Michelangelo.

Il papa rosso

Il papa è comunista, o comunque è rosso, opinione diffusissima tra i destri - parlavo con uno di questi, un mio collega di lavoro, giusto qualche giorno fa - e pure un po' di mancini lo pensano ma almeno loro non lo dicono. È comunista perché con 'sta storia dei poveri migranti che bisogna accogliere non può essere che comunista.

Anche Ratzinger, il predecessore di papa Ciccio, ogni tanto la menava con i migranti ma rispetto a Bergoglio era meno insistente, aveva altre priorità, tipo dimostrare il suo innato fondamentalismo dicendo che la religione cattolica è l'unica vera e le altre sono barzellette, oppure facendo incazzare un miliardo di musulmani dopo il discorso di Ratisbona e altre cose, e su questo argomento, i migranti appunto, era più sfumato e con una maggiore propensione ad accompagnare il tutto con qualche se e qualche ma.

Ma 'sto povero Bergoglio cosa dovrebbe fare, secondo i destri? Fare finta che la pagina di Luca (ma anche di Matteo e altre) dove il tipo di Nazareth dice a quelli alla sua sinistra: "Via da ma, maledetti, perché ero forestiero e non mi avete accolto" non esista? Mica può. Questo dice la buona novella e questo lui deve ribadire: è o no il rappresentante in terra di chi lanciò quella maledizione?

Tanto vale, allora, che i destri apostrofino come comunista quello che trasformava l'acqua in vino, non sarebbero neppure i primi a definirlo il primo comunista della storia. E il bello è che se fai notare questa cosa ai destri, questi rimangono un po' perplessi, perché rompono le appendici pendule ogni anno col presepe, le tradizioni e blablabla ma del Vangelo non hanno mai aperto una pagina, e quindi rimangono un po' così, dubbiosi, spaesati, frastornati, e magari appena tornano a casa si precipitano subito su Google a vedere se davvero il loro idolo (solo quando è Natale) aveva detto queste eresie.

Sì, le aveva dette, mi spiace.

giovedì 5 aprile 2018

Serve tempo

Dice Mattarella che al momento non si intravedono soluzioni riguardo alla possibilità che si formi un governo, aggiungendo che serve più tempo, e quindi ha già pronto un altro giro di consultazioni che si terranno la prossima settimana.

Sto leggendo nel libro Dal big bang ai buchi neri, di Hawking, che l'universo è in costante espansione da più di una decina di miliardi di anni, e stando ai dati attuali è estremamente improbabile che in un qualche futuro possa iniziare a contrarsi. Quand'anche dovesse succedere, però, non lo farà per almeno altri dieci miliardi di anni.

Insomma, Mattarella faccia pure con calma.

mercoledì 4 aprile 2018

La app del meteo

La app del meteo è quella cosa che non ci azzecca mai. E non è che si dice che non ci azzecca mai attribuendo alla frase il significato tipico di una cosa che non funziona e allora, per estensione, tutte le cose non funzionano, no, non funziona mai per davvero, laddove per "non funziona" si intende che le previsioni del tempo le faceva più precise il colonnello Bernacca di quando ero giovane io, il colonnello Bernacca - forse qualcuno dei miei lettori più attempati se lo ricorda - inventore della celebre locuzione "Nebbia in Val Padana!"

La famigerata app meteo di cui sopra, che consulto sul mio smartphone verso sera, è quella su cui mi baso per decidere se la mattina dopo andrò a lavorare in bici o in macchina. Ora, io capisco che prevedere in maniera precisa il meteo, operazione basata su lunghe e complesse serie di calcoli con incognite e variabili sempre in agguato, non è semplice per niente, quindi ci sta che una mattina inizi a piovere alle undici invece che alle dieci. Ma se tu, app meteo di 'sta ceppa, mi dici la sera prima che il giorno dopo pioverà, e me lo dici corredando il tutto con tanto di iconcine (sempre di 'sta ceppa) a forma di gocce e fulmini, io il giorno dopo vado a lavorare in macchina e lascio la bici a casa. E lo faccio anche se alle sei, quando esco di casa, ancora non piove, perché penso che comunque inizierà presto, del resto l'ha detto la app.

Se però, in quella giornata lì, c'è da mattina a sera un sole che manco nel Sahara, allora un po' mi girano. In primo luogo perché andare a lavorare in bici a me piace, in secondo luogo perché mi è utile a buttare giù qualche chilo, in terzo luogo perché porto via una macchina da casa che a qualcuno potrebbe servire. Se poi 'sta cosa, invece di essere un errore una tantum si ripete con una certa frequenza, allora non ci siamo, eh.

Conclusione: la app del meteo la vado a disinstallare dallo smartphone e la decisione se andare a lavorare in macchina o in bici la prendo la mattina alle sei, aprendo la finestra.

martedì 3 aprile 2018

(...)

È inutile che nei commenti mi chiedi "cazzo cancelli?" Sei (o lo fai) un cretino? Ti cancello. Già commenti sotto anonimato e solo per quello me li fai girare - non ti costerebbe niente mettere almeno un nick - se poi scrivi cretinate col solo scopo di provocare è matematico che ti cancelli.

Fino a un po' di anni fa ero più tollerante coi troll, a dire la verità ero molto più tollerante su moltissime altre cose - si vede che invecchiando sono diventato più stronzo pure io - adesso non lo sono più. Provochi? Ti accompagno alla porta. Nessuna remora.

Mi voglio suicidare. Posso?

Vedremo cosa deciderà la Consulta. Nell'attesa mi chiedo come prima cosa perché ci debba essere una legge che vieti il suicidio assistito, ma sopratutto mi chiedo perché il governo si sia apertamente schierato per la sua difesa. Per come la vedo io sarebbe sacrosanto che il suicidio assistito fosse previsto dalla legge, se non altro per far finire quel viavai verso la Svizzera indecente e discriminatorio, dal momento che solo chi se lo può permettere vi ricorre.

Mi voglio suicidare perché ritengo che quella che sto vivendo non possa più essere considerata vita. Ma a parte questo. Mi voglio suicidare semplicemente perché sono stanco di vivere, per diecimila motivi: perché non posso farla finita in maniera dignitosa senza per forza essere costretto a gettarmi da una rupe o sotto un treno?

Se la legge che lo permette ci fosse, che danno procurerebbe ai suoi detrattori? Nessuno. Prendiamo ad esempio un cattolico e un ateo (o agnostico, ché è lo stesso). Entrambi, per una serie di sfortune, sono immobilizzati su un letto come lo è stato Welby o Dj Fabo. Se la legge ci fosse, il cattolico potrebbe continuare a scegliere di soffrire, come gli intima la sua religione, l'ateo potrebbe chiedere di farla finita. Entrambi avrebbero la possibilità di fare ciò che credono tranquillamente, e tutti felici e contenti (si fa per dire, ovviamente).

Chissà, forse è tutto troppo semplice e viviamo in un paese in cui la semplicità e la libertà di fare ciò che si vuole è mal vista, anche quando la suddetta libertà di agire riguarda esclusivamente sé stessi. Altre spiegazioni non ne vedo.

domenica 1 aprile 2018

Stazione spaziale

La faccenda della stazione spaziale cinese che stanotte si disintegrerà al contatto con l'atmosfera è l'emblema, uno dei tanti, di come è fatto il giornalismo italiano, e cioè un concentrato di sciocchezze scientifiche, pressappochismo, paranoia e sensazionalismo gratuito.

E se qualcuno - molti? Pochi? Chissà... - si è fatto abbindolare credendo che ci fosse davvero una qualche probabilità di beccarsi un rottame spaziale cinese sul cucuzzolo, beh, vuol dire che l'esistenza di questo tipo di giornalismo è più che giustificata.

sabato 31 marzo 2018

I doganieri francesi a Bardonecchia

Ho googlato un po' per trovare tracce dell'accordo doganale stipulato - dice la Francia - nel 1990 tra i nostri cugini d'oltralpe e l'Italia, ma non ho trovato niente, quindi, alla fine della giostra, ci tocca prendere per buona la parola del ministro francese Gerald Darmanin, secondo cui, in virtù appunto del suddetto accordo, i funzionari doganali francesi non hanno commesso alcun illecito entrando in territorio italiano.

Per tutto il resto - presunti modi autoritari dei funzionari, presunte violazioni di diritti umani ecc. - ne so quanto voi, o almeno so quanto si legge in giro, ed è probabile a questo punto che venga aperta un'inchiesta per appurare esattamente l'esistenza e l'eventuale entità di queste per ora presunte violazioni.

Quello che in tutta questa faccenda fa un po' sorridere, anche se in realtà da sorridere c'è ben poco, sono le prese di posizione infuriate dei vari Salvini, Meloni e compagnia cantante al seguito, perché questi come si permettono, e la sovranità, e casa nostra e blablabla, rimostranze di cui non avremmo avuto notizia se ad inseguire un presunto pusher nigeriano fossero state le forze dell'ordine nostrane.

Anzi, in quel caso, probabilmente avremmo avuto plausi ed elogi.

venerdì 30 marzo 2018

Newton e la mela

Scrive Stephen Hawking, nel suo celeberrimo Dal big bang ai buchi neri, che sto leggendo in questi giorni, che la mela che ispirò a Newton la formulazione della legge sulla gravitazione universale non gli cadde sulla testa. Semplicemente, la vide cadere mentre, seduto, se ne stava tranquillamente in contemplazione.

Voi, riderete, ma io ci avevo sempre creduto. Eh, beata ingenuità. Mi sento come quei bambini quando scoprono che Babbo Natale non esiste.

giovedì 29 marzo 2018

Ai miei tempi

Quando andavo a scuola io i professori avevano sempre ragione, anche quando secondo me non ne avevano affatto. E all'epoca, se avessi combinato una cosa del genere, il mese di sospensione comminato dal preside dell'Istituto sarebbe stato solo un microscopico anticipo di quello che mi sarebbe aspettato a casa.

Altri tempi.

mercoledì 28 marzo 2018

Cento giorni

Stamattina, poco prima delle sei, mi sono fermato da Urbinati, nota caffetteria/pasticceria di Santarcangelo dove ogni tanto faccio tappa per una brioches e un cappuccino, tappa comoda perché si trova a metà strada del mio giornaliero tragitto casa - lavoro. (Piccola nota a margine: le paste sono gigantesche, piene di ogni ben di dio e l'accoppiamento brioches e cappuccino lo fanno pagare appena due euro, che è molto poco rispetto ai prezzi standard di bar e caffetterie per questi due prodotti.)

Non appena ho aperto la porta per entrare, invece della solita gradevole tranquillità, tipica di quell'orario, ho trovato orde di ragazzotti e ragazzotte vocianti che occupavano ogni tavolino e ogni sedia disponibili, e pure lo spazio in piedi tra i tavolini e il bancone. Sono arrivato faticosamente al banco e ho guardato la barista come per dire: e questi da dove sbucano fuori? E lei: "Eh, sono i reduci dei cento giorni." Ah, ho capito, le ho fatto intendere con l'espressione della faccia. Ho consumato velocemente cappuccino e brioches al banco, in piedi, e me ne sono andato, rinunciando, con un lieve giramento di scatole, ai soliti dieci minuti di relax comodamente seduto al tavolino a consumare le mie leccornie preferite.

Per chi non lo sapesse - non lo sapevo neppure io ma ci sono passato - quella dei cento giorni è una festa a base di cene, balli notturni e gozzovigliamenti vari (può capitare, com'è successo qua a Rimini, che debbano pure intervenire i Carabinieri per calmare gli inevitabili eccessi) che viene organizzata dagli studenti dell'ultimo anno degli istituti superiori quando mancano appunto cento giorni agli esami di maturità, festa a cui parteciparono anche le mie figlie, quando erano in quinta superiore, ma di cui non ho mai capito il senso. Del resto neppure pure loro, interpellate ripetutamente in tal senso, sono mai riuscite a spiegarmelo in maniera convincente.

Insomma, mancano cento giorni alla maturità: embé? Cosa c'è da festeggiare? Si festeggia per caso il quindici settembre perché mancano cento giorni al Natale? Mah, mistero.