lunedì 17 settembre 2018

Il fascismo eterno



Ho terminato in un paio d'ore questo agile saggio di Umberto Eco, pubblicato l'anno scorso. In esso il grandissimo scrittore evidenzia come il fascismo, oggi, palesi tracce di sé in maniera più subdola, più sfumata, più strisciante rispetto al famigerato ventennio, e delinea alcuni atteggiamenti, spesso esternati da personalità pubbliche, in presenza dei quali è bene alzare le antenne e mettersi in guardia.

Il culto della tradizione, ad esempio. Mica è tanto difficile, anzi non lo è per niente, oggi, sentire certi personaggi menarla col culto della tradizione, delle radici, delle origini ecc. Che va anche bene, volendo, entro certi limiti; il problema nasce quando il richiamo al culto della tradizione travalica il fisiologico per scadere nell'ossessivo. Qui bisogna alzare le orecchie. Scrive Eco: "È sufficiente guardare il sillabo di ogni movimento fascista per trovare i principali pensatori tradizionalisti. La gnosi nazista si nutriva di elementi tradizionalisti, sincretistici, occulti". 

Altri "segnali" che devono mettere sull'attenti sono il sospetto verso la cultura (viene attribuita a Göbbels la celebre frase "Quando sento parlare di cultura, estraggo la mia pistola"); e poi ancora la paura delle differenze, quindi il razzismo; l'ossessione del complotto, possibilmente internazionale; il machismo, che implica il disdegno per le donne e una condanna senza appello delle preferenze sessuali non conformiste, vedi ad esempio l'omosessualità. Questi sono solo alcuni degli esempi che Eco prende in esame nel suo saggio, ma ce ne sono tanti altri. 

Ciò che maggiormente sorprende, alla fine, è che questo breve saggio è la trasposizione scritta di un intervento che Umberto Eco fece alla Columbia University nel 1995, ossia più di vent'anni fa. Chi non lo sa può tranquillamente pensare che sia stato scritto oggi, tanto è attuale, tristemente attuale.

sabato 15 settembre 2018

La macchina straniera

La Santarcangiolese, strada trafficatissima, passa di fronte a casa mia. Si può attraversare a piedi - macellaio, alimentari e tabacchi sono dalla parte opposta - grazie alle strisce pedonali, che il Comune ha qualche tempo fa provveduto a dotare di illuminazione per rendere visibili i pedoni nelle ore notturne. Le suddette strisce pedonali hanno in realtà principalmente una funzione decorativa, in quanto gli automobilisti, non tutti ma comunque la stragrande maggioranza, se ne fregano dei pedoni e tendono a tirare dritto, come del resto è prassi comune non solo sulle strisce pedonali di fronte a casa mia ma su tutte le strisce pedonali dello stivale.

Ieri, come al solito, mi ci sono affacciato per attraversare, perché dovevo andare al negozio di alimentari a comprare un paio di cose. Naturalmente il traffico era sostenuto, come al solito, e mi sono messo ad aspettare con pazienza e con ben poche speranze che qualcuno si fermasse in tempi brevi per farmi attraversare. A un certo punto una macchina ha rallentato, poi si è fermata, immagino sollevando i fastidi di quelle che la retrocedevano, e mi ha fatto passare. Io sono andato, alzando la mano in segno di riconoscenza - un giorno qualcuno indagherà sui motivi che spingono a ringraziare in risposta alla concessione di un diritto, che in questo caso è quello dei pedoni di avere la precedenza sulle macchine, ma facciamo finta di niente.

Mentre attraversavo in fretta ho dato un'occhiata veloce alla targa della macchina ferma che mi ha fatto passare: era una targa straniera. Non saprei dire di quale paese, aveva numeri e lettere neri su sfondo bianco, forse la Svizzera o qualche paese dell'Est, non so, comunque non era italiana. Qualunque paese fosse, era comunque uno di quelli in cui la gentilezza degli automobilisti verso i pedoni e il rispetto delle regole del codice della strada hanno una certa importanza. Quindi, eccetto il nostro, poteva essere un qualsiasi paese europeo.

venerdì 14 settembre 2018

La Taverna si arrende (ai vaccini)

Ogni tanto capita di leggere qualche buona notizia, cosa che non fa mai male, visto l'andazzo. Una di queste è che Paola Taverna non parlerà più di vaccini. La signora Taverna è colei che affermava che da piccoli ci si immunizzava andando a trovare i cugini malati, quindi capite bene che se ha deciso di non parlare più dell'argomento c'è solo da guadagnarci. Rimane abbastanza inspiegabile, almeno per me, il suo avallo ai vaccini, tanto da aver fatto immunizzare senza problemi il pargoletto, ma la sua contrarietà all'obbligo.

Signora mia, se tu hai fatto i vaccini a tuo figlio, azione sacrosanta, vuol dire che pensi che siano importanti, che abbiano una funzione sociale di prevenzione di pericolose malattie, alcune delle quali hanno pericolosamente ricominciato a fare capolino, non credo tu l'abbia fatto per altri motivi, e se quindi ritieni che sono importanti non avrai difficoltà a capire che l'obbligo si è reso necessario perché molti, troppi, seguendo i vari Red Ronnie, Eleonora Brigliadori e ignoranti vari assortiti, avevano smesso di vaccinare i propri figli.

Non è difficile, su.

giovedì 13 settembre 2018

Tbc

Salvini torna a lanciare l'allarme (infondato) sulla tubercolosi diffusa dai migranti. Svariate personalità scientifiche, e pure un prefetto, affermano che l'allarme è appunto infondato e invitano il cazzaro ad andarci piano con la diffusione (strumentale) di ingiustificati allarmismi. Non è difficile intuire i seguaci del felpista quale delle due campane staranno a sentire.

domenica 9 settembre 2018

Lucio

Lucio Battisti è stato un cantautore con cui non ho mai avuto particolare affinità. Certo, ha scritto dei capolavori, è indubitabile, capolavori che ogni tanto mi piace pure suonare al piano o alla chitarra, ma finita lì. Non l'ho mai sentito un cantautore mio, tanto è vero che di lui, in casa, a differenza di tanti altri cantautori, di molti dei quali conservo la discografia completa, non credo di avere neppure un CD.

Credo sia perché sono cresciuto con una compagnia di amici più inclini ad ascoltare un tipo di cantautorato più, come dire?, serio, forse, impegnato (penso ad esempio ai Fossati, ai Guccini, ai De Gregori e altri), laddove invece Battisti rappresentava il genere di cantautore più "leggero". Insomma, per me diciamo che è stato una sorta di... grande a metà, via.

venerdì 7 settembre 2018

Prima vuole le prove

Dice l'uomo della felpa, riguardo al ddl contro la corruzione fortemente voluto dai pentastellati, che è contento e che secondo lui è un bel segnale. Ma c'è un ma, perché poi aggiunge: "Certo, però, che su quel provvedimento il Parlamento interverrà e modificherà [...] alcuni passaggi [perché] mettono sotto inchiesta sessanta milioni di italiani. Perché quando sulla base di un sospetto e senza prova dai la possibilità di intercettare, pedinare, ordinare questo e quest'altro, la preoccupazione è legittima". 

Ecco, qualcuno spieghi al ministro dell'Interno che la funzione primaria dell'intercettazione telefonica è appunto quella di cercare prove a carico dei sospettati, se le prove ci fossero già sarebbe perfettamente inutile metterli sotto intercettazione. È logica spicciola, semplice, intuibile facilmente perfino da un bambino. L'unica legittima preoccupazione degli italiani, semmai, è che un tipo del genere ricopra una delle cariche più delicate dell'amministrazione statale.

Ah, su tutta la sceneggiata fatta via facebook sull'avviso di garanzia, su lui che è stato eletto dal popolo mentre i giudici no e stronzate varie assortite, no comment. Per decenza.

giovedì 6 settembre 2018

Zingaretti

C'è Zingaretti a In onda. Zingaretti mi sembra una brava persona, pacata, tranquilla, uno che non twitta diecimila scemenze al giorno come faceva Renzi, e oltretutto dice anche cose sensate. Non escludo un mio voto al Pd, in futuro, in caso ne diventi segretario.

Sono al punto che voteterei qualsiasi cosa pur di mandare a casa questa manica di cialtroni e inetti.

Il consenso e la sentenza

Di fronte a una sentenza, sentenza che tra l'altro certifica il ladrocinio di soldi pubblici da parte della Lega, quello della ruspa replica: "Gli italiani sono con noi". A parte il fatto che non è vero, in quanto semmai è una parte degli italiani, e pure minoritaria, a essere con lui, non si vede comunque cosa c'entri il consenso politico con una sentenza, e non si capisce in base a quale ragionamento le due cose vengano messe su un piano paritario.

Il consenso non è sinonimo di verità, né tanto meno può essere usato come attenuante nei confronti di fatti illeciti commessi. È un ragionamento semplice, che può essere compreso con facilità perfino da un bambino delle elementari, e perfino da qualche leghista, forse.

martedì 4 settembre 2018

Il suo metodo di lavoro



Il tweet che vedete qui sopra è stato vergato qualche giorno fa da capitan Findus a commento di questa notizia, riportata dal sito principe per quanto riguarda fake news e bufale: il Giornale. Infatti la notizia, per come è stata riportata dal Giornale, è falsa, semplicemente falsa, e Salvini, riprendendola, ha contribuito a dare a questa bufala ancora maggiore visibilità - i motivi per cui l'ha fatto non serve che stia io qui a spiegarli, immagino.

L'articolo del Giornale, infatti, è subdolamente confezionato in modo che il lettore, e si sa che quelli del Giornale in genere non brillano per capacità intellettive, sia indotto a credere che il pusher è stato beccato in flagranza di reato e il giudice l'ha rimesso in libertà perché lo spaccio costituirebbe la sua unica fonte di reddito. Naturalmente non è così. Innanzitutto il giudice l'ha rimesso in libertà perché per una pena inferiore ai quattro anni non è prevista carcerazione preventiva, in secondo luogo, quando il pusher andrà a processo - perché andrà a processo, non è che perché non si fa la detenzione preventiva allora è assolto e perdonato - il non avere reddito costituirà per lui un'aggravante, non un'attenuante, come capziosamente vuol fare intendere il Giornale.

Scrive a tal proposito Arianna Ciccone: "Brevemente: l'uomo arrestato è stato trovato con 5 pasticche non in flagranza di reato (spaccio), quindi gli veniva contestata detenzione. Il giudice invece ha deciso di contestargli spaccio (perché è evidente che non avendo altro modo di mantenersi quelle pasticche servivano non per il consumo ma per lo spaccio). È stato liberato non per fare un favore a lui che viene dal Gambia poverino, ma perché hanno applicato la legge. Per un reato che prevede una pena inferiore ai 4 anni non c'è detenzione fino al processo. Al processo dovrà rispondere di una accusa più pesante appunto di spaccio e non consumo." Chi vuole approfondire, qui trova la spiegazione di un giurista.

Ecco, la propaganda salviniana funziona così: distorcendo i fatti per puro tornaconto politico, esattamente come faceva Berlusconi (anche Renzi, va detto, su questo versante si è dato parecchio da fare), contando sul fatto che la stragrande maggioranza di quelli che lo seguono prendono come oro colato ogni sciocchezza che scrive, acriticamente. In questo modo il felpista raggiunge più scopi: tira acqua al mulino del suo razzismo, perché i suoi tweet prendono di mira esclusivamente gli stranieri (avete mai letto qualcosa sulle cento e passa donne che ogni anno vengono uccise da mariti, amanti, fidanzati ecc.?), denigra e sfotte la magistratura e, scopo ovviamente non dichiarato, prende per i fondelli chi legge le sue baggianate, perché appunto sono bufale spacciate per realtà, e qui, purtroppo, non si può fare niente.

lunedì 3 settembre 2018

Cicli meteorologici

Ormai le evoluzioni delle situazioni meteo seguono principalmente questo schema: sole e cielo sereno, comparsa di nuvole all'orizzonte, cielo coperto e nero con improvvisi violenti rovesci, spesso e volentieri accompagnati da forti grandinate, allontanamento repentino delle nuvole e fuoriuscita di sole e cielo sereno. Poi il ciclo ricomincia da capo, ciclo che ogni volta si completa in circa un quarto d'ora.

E niente, è solo questione di abituarsi.

domenica 2 settembre 2018

Politica in classe

Caro Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ho letto in un tweet da Lei pubblicato questa frase: “Per fortuna che gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”. Bene, allora, visto che fra pochi giorni ricominceranno le scuole, e visto che sono un insegnante, Le vorrei dedicare poche semplici parole, sperando abbia il tempo e la voglia di leggerle. Partendo da quelle più importanti: io faccio e farò sempre politica in classe. Il punto è che la politica che faccio e che farò non è quella delle tifoserie, dello schierarsi da una qualche parte e cercare di portare i ragazzi a pensarla come te a tutti i costi. Non è così che funziona la vera politica.

La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero? Ecco perché uscire in giardino e leggere i versi di Giorgio Caproni, di Emily Dickinson, di David Maria Turoldo è fare politica. Spiegare al ragazzo che non deve urlare più forte e parlare sopra gli altri per farsi sentire è fare politica. Parlare di stelle cucite sui vestiti, di foibe, di gulag e di tutti gli orrori commessi nel passato perché i nostri ragazzi abbiano sempre gli occhi bene aperti sul presente è fare politica. Fotocopiare (spesso a spese nostre) le foto di Giovanni Falcone, di Malala Yousafzai, di Stephen Hawking, di Rocco Chinnici e dell’orologio della stazione di Bologna fermo alle 10.25 e poi appiccicarle ai muri delle nostre classi è fare politica. Buttare via un intero pomeriggio di lezione preparata perché in prima pagina sul giornale c’è l’ennesimo femminicidio, sedersi in cerchio insieme ai ragazzi a cercare di capire com’è che in questo Paese le donne muoiono così spesso per la violenza dei loro compagni e mariti, anche quello, soprattutto quello, è fare politica.

Insegnare a parlare correttamente e con un lessico ricco e preciso, affinché i pensieri dei ragazzi possano farsi più chiari e perché un domani non siano succubi di chi con le parole li vuole fregare, è fare politica. Accidenti se lo è. Sì, perché fare politica non vuol dire spingere i ragazzi a pensarla come te: vuol dire spingerli a pensare. Punto. È così che si costruisce una città migliore: tirando su cittadini che sanno scegliere con la propria testa. Non farlo più non significa “avanti futuro”, ma ritorno al passato. E il senso più profondo, sia della parola scuola che della parola politica, è quello di preparare, insieme, un futuro migliore. E in questo senso, soprattutto in questo senso, io faccio e farò sempre politica in classe.

Enrico Galiano, insegnante.

sabato 1 settembre 2018

Il colpevole (che è sempre qualcun altro)

C'è sempre un colpevole, ed è sempre un altro, qualcuno che non siamo noi. L'idea che una seppur minima responsabilità sia anche nostra non ci sfiora minimamente. Allora si tirano in ballo i migranti, oppure l'Europa, o magari l'euro e Prodi che ci ha fatto entrare (sì, ho sentito anche questo).

Eppure noi siamo il paese che per almeno un paio di decenni ha mandato la gente in pensione a quarant'anni per motivi elettorali-propagandistici; siamo il paese che dal 1970 ha visto un incremento esponenziale assurdo del debito pubblico, in ossequio all'assurda convinzione che l'aumento della spesa avrebbe avuto ritorni economicamente vantaggiosi per il paese - anche in altri paesi europei, a partire dagli anni '70 e '80, il debito pubblico aumentava, ma mentre in questi raddoppiava da noi quadruplicava.

In tre decenni, con questa assurdità abbiamo sperperato risorse accumulate durante il boom economico degli anni '50 e '60 che se fossero state amministrate con oculatezza e buon senso ci avrebbero consentito di superare la crisi economica iniziata alla fine degli anni duemila, e di cui oggi si fatica ancora a vedere l'uscita, con maggiore disinvoltura di quanto non stiamo tentando di fare oggi. Avremmo avuto risorse per cercare di sanare gli squilibri sempre più evidenti tra pochi ricchi e milioni di poveri; avremmo potuto garantire un welfare di un certo livello a una platea più ampia di persone; si sarebbe potuto intervenire con maggiore incisività sul problema della disoccupazione, sulla gestione dell'immigrazione e tanto altro. Ma quelle risorse sono state sacrificate sull'altare della spesa pubblica senza controllo di cui il maggior teorico e fautore, Craxi, decantava meraviglie.

Oggi siamo con le pezze al culo, e quelle pezze al culo ce le siamo messe da soli, è inutile che andiamo a cercare colpevoli chissà dove. I colpevoli ce li abbiamo in casa, e sono la mafia, l'evasione fiscale che si porta via cento miliardi all'anno, la corruzione, la commistione insana e deleteria tra politica e affari, il clientelismo, e sempre quel maledetto debito pubblico che ogni governo degli ultimi quarant'anni ha contribuito a ingrossare (trovatemi un governo sotto cui ci sia stata un'inversione di tendenza e vi pago da bere).

E allora cerchiamo capri espiatori chissà dove. L’euro, appunto, dimenticando che i suoi guasti non sono stati generati dalla moneta unica in sé ma da tutti gli anni dei mancati controlli (dov’erano tutti i governi dal 2000 in qua quando le mille lire diventavano un euro?); l’Europa, che in decenni ci ha elargito fior di miliardi per infrastrutture, territorio, ambiente, politiche sociali e che a un certo punto ha cominciato a stringere i rubinetti, giustamente, perché il grosso di questi soldi se li prendeva la mafia o restavano inutilizzati a causa della burocrazia lunare che strangola la nostra amministrazione pubblica.

L’ultimo colpevole in ordine di tempo ce l’ha trovato la Lega: i migranti, i disperati che non hanno niente che arrivano qua sui barconi e che fuggono da miseria, persecuzioni, fame. Sono loro i nuovi colpevoli dello stato in cui versa il nostro paese, i negri che vengono a rubarci il lavoro (infatti c’è la fila degli italiani che vogliono andare in spiaggia a vendere accendini o a raccogliere pomodori a due euro l’ora sotto il sole della Puglia), quei migranti sulla cui paura Salvini ha costruito la sua fortuna politica, paventando inesistenti invasioni ed inventando emergenze che non esistono.

E questi anni di campagna mediatica sono riusciti a farci credere - è paradossale, se ci pensate - che il nostro nemico sia chi è più povero di noi, mica chi ha fatto sì che la povertà e la precarietà aumentassero a dismisura, e cioè quelli che votavamo e votiamo. Ricordate la famosa storiella? Ci sono dieci panini, il padrone ne nasconde nove e poi dice agli operai: occhio che gli stranieri vi rubano il panino! Siamo a questo punto. Almeno finché la gente non si sveglierà e troverà il prossimo colpevole.

Che ovviamente è sempre qualcun altro.

domenica 26 agosto 2018

Codice etico

Quindi Alfano, nel 2016 ministro dell'Interno, secondo Di Maio si doveva dimettere "in cinque minuti" per presunte irregolarità nello spostamento di un prefetto da Enna a Isernia (inchiesta poi archiviata). Salvini, nel 2018 sciaguratamente ministro dell'Interno, sempre secondo Di Maio non si deve dimettere perché un'inchiesta per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio non confligge col loro codice etico.

No, ma a me piacerebbe dare una letta a 'sto codice etico.

Dice che li prende la chiesa a proprie spese

"Ho ritenuto di farli sbarcare" dice gongolante il ducetto di 'sta ceppa, come a voler far credere che la soluzione della vergognosa vicenda della nave Diciotti l'abbia trovata lui, quando invece a tirarlo fuori dal cul de sac in cui si era infilato da solo è stata la chiesa, che ha accettato di farsi carico di cento sventurati presenti sulla nave.

Ma lui sa bene che ai suoi "seguaci" può rifilare qualsiasi panzana, figurarsi se se ne accorgono. E allora via con la seconda: "Siamo riusciti ad aprire le porte della Chiesa e saranno ospitati a cura della Chiesa italiana. E quindi li ringrazio. Il problema lo abbiamo risolto [...] E questo a costo zero."

Ora, a parte il fatto che i minori e quelli con problemi gravi di salute fatti scendere anticipatamente sono stati presi in carico da ospedali e strutture italiani, e quindi già qui il costo zero è una balla, secondo il ducetto di 'sta ceppa da dove arriveranno i soldi che la chiesa impiegherà per l'assistenza dei migranti? da Marte? dall'Europa? da un bonifico dell'Altissimo? No, arriveranno dai sei miliardi e mezzo di euro (qui i dettagli) che ogni anno la Chiesa sottrae, più o meno direttamente, allo Stato italiano. Soldi pubblici italiani, quindi, con buona pace del "costo zero" e degli allocchi che la bevono.

Altra domanda. Sempre secondo il ducetto di 'sta ceppa, dove verranno sistemati dalla chiesa i migranti presi in carico? In Vaticano? Difficile, dal momento che come estensione non arriva a mezzo chilometro quadrato e vi risiedono già più di seicento persone. Verranno molto probabilmente sistemati in alcune delle strutture di assistenza presenti a Roma (suolo italiano, casomai qualche leghista non lo sapesse) e dintorni (un quarto del patrimonio immobiliare di Roma è di proprietà della chiesa).

La "vittoria" di Salvini è tutta qui, ma non ditelo ai suoi "seguaci", vedi mai che qualcuno si svegli dal letargo.

mercoledì 22 agosto 2018

Diciotti

Se potessi, salirei su quella nave e andrei da quei poveretti a dire loro che gli italiani non sono tutti come quel vigliacco che abbiamo a capo degli Interni.

martedì 21 agosto 2018

Sequestro di persona?

Non sono un esperto di queste cose, ma mi chiedo se tenere bloccate su una nave 177 persone per sei giorni, persone tra l'altro provate da ciò che hanno passato prima di essere raccolte dalla Diciotti, non configuri il reato di sequestro di persona.

Poi, vabbe', stendiamo un velo pietoso sull'assurdità tutta italiana che vede impedito a una nave militare l'attracco alle coste del paese a cui appartiene (tecnicamente la nave ha attraccato, ma dal momento che nessuno, compresi i membri dell'equipaggio, può salire o scendere da essa, è come se non avesse attraccato).

Mattarella, ci sei?

venerdì 17 agosto 2018

Bollo auto

Settimana lavorativa finita. Arrivo a casa tutto contento per il weekend di relax e riposo che mi aspetta. Trovo una lettera nella cassetta della posta speditami dalla Regione Emilia Romagna e non presagisco nulla di buono.

Infatti.

I signori della Regione mi contestano il mancato pagamento del bollo auto per l'anno 2017, bollo auto che naturalmente ho pagato e del quale conservo la ricevuta. Ciò che mi fa leggermente girare i cabasisi è che loro adesso se ne stanno lì tranquilli e pacifici, mentre io devo andare in un'agenzia ACI o perdere tempo via internet per dimostrare di essere in regola.

In un mondo perfetto, sarebbero loro che dovrebbero dimostrare a me di non aver pagato, non io a loro di averlo fatto.

giovedì 16 agosto 2018

Peggiori di loro

Quelli che hanno piazzato gli ordigni davanti alla sede della lega, intendo. Peggiori dei leghisti in primo luogo perché nessun tipo di (sacrosanto) dissenso può giustificare atti di questo genere, in secondo luogo perché per combattere tutto ciò che è leghismo non serve scendere a questi livelli, fornendo loro in questo modo, tra l'altro, una comoda patente di vittime, si può fare in maniera molto più efficace con l'argomentazione, il buon senso e l'intelligenza.

mercoledì 15 agosto 2018

Genova

Rispetto alla decina di ponti crollati in Italia dal 2013 in qua, l'unica cosa che forse si può dire di quello collassato ieri a Genova è che era probabilmente quello di cui era più che fondata l'eventualità che sarebbe crollato, almeno a giudicare dai reiterati allarmi lanciati nel corso degli anni. Non mi pare ci sia nient'altro da aggiungere. Almeno non oggi.

domenica 12 agosto 2018

Duemilasettecentocinquantotto

Scrive Gian Antonio Stella che dal giorno del suo insediamento a Ministro dell'interno, quattro marzo scorso, le sparate di Salvini hanno accumulato duemilasettecentocinquantotto titoli sul sito dell'Ansa, che equivalgono a una media di circa trentotto al giorno. Renzi, un altro che a sparate non scherzava, sia per qualità che per quantità, al confronto era un novellino.

venerdì 10 agosto 2018

Seggiolini

Quindi, fanno il decreto con cui ti obbligano all'acquisto dei seggiolini anti-abbandono, che naturalmente devi pagare di tasca tua, però tolgono l'obbligo della certificazione vaccinale. Da notare che i vaccini, a differenza dei seggiolini, non li paghi, te li paga lo Stato.

Negli ultimi cinque anni, in Italia ci sono stati quattro (quattro!) casi di bambini abbandonati in macchina, i vaccini hanno salvato (e salvano) milioni di vite in tutto il mondo. Tirate voi le conclusioni.

martedì 7 agosto 2018

Dice che viene prima la politica

Dice che la politica viene prima della scienza. Lo dice l'impiegato metalmeccanico, con tanto di passato da consulente informatico, Davide Barillari, noto antivaccinista pentastellato.

Lèvati, Burioni, che coi tuoi trentacinque anni spesi a studiare i vaccini, in confronto a lui non sei nessuno.

(Per chi voglia farsi un'idea delle competenze scientifiche dei due: qui c'è la pagina Wikipedia di Roberto Burioni, nell'immagine qui sotto quella di Barillari.)



lunedì 6 agosto 2018

È finita la pacchia



Gli evasori votano, gli immigrati no

Vado a memoria e quindi potrei sbagliarmi, ma non ricordo né un tweet, né un post su facebook, né una dichiarazione in una qualunque delle migliaia sue apparizioni in tv in cui abbia lanciato una invettiva, pure piccola, magari di sfuggita, contro i grandi evasori fiscali. Non l'ha mai fatto né in campagna elettorale (figurarsi!) né da ministro del governo in carica.

Eppure i grandi evasori, quelli che sottraggono al fisco, quindi alla collettività, quindi a noi, cifre dell'ordine di miliardi di euro, sono tra i maggiori responsabili dello stato in cui versa oggi il nostro paese, e una delle cause più rilevanti della enorme imposizione fiscale, contro cui tra l'altro starnazza un giorno sì e l'altro pure, nel patetico e paradossale (per chi lo vuol notare) giochino di strillare contro la pressione fiscale lisciando contemporaneamente il pelo a chi la provoca.

Nota. Non si sta parlando, qui, del piccolo negozio che vende piadina e tramezzini sotto casa e che fa un po' di nero per riuscire a starci dentro, no, si sta parlando dei cosiddetti pezzi grossi, quelli che rubano nascondendo soldi all'estero tramite società offshore o con la allegra compiacenza di tributaristi, studi legali ecc.

Perché con questi non se l'è mai presa? Forse perché votano? Probabile. E poi, converrete anche voi, è molto più facile e mediaticamente e politicamente remunerativo inveire contro lo zingaro che ruba un po' di rame in un cantiere o contro l'immigrato che ruba un sacchetto di mele al supermercato, piuttosto che contro il miliardario che sottrae fiumi di risorse alla collettività, no?

Del resto, siamo sempre in Italia.

domenica 5 agosto 2018

Il re degli ossimori

Nel tentativo di uscire dal cul de sac in cui si sono infilati cercando di accontentare sia i (pochi) raziocinanti che i (molti) refrattari all'utilizzo del cervello, per i vaccini si stanno inventando adesso l'obbligo flessibile. Che se è flessibile non può per definizione essere un obbligo. Ma tranquilli, nessuno ci farà caso.

sabato 4 agosto 2018

Benzina e vaccini

Nonostante la roboante campagna elettorale con cui il tipo della ruspa prometteva ogni giorno che le accise sulla benzina sarebbero sparite il giorno dopo l'insediamento del governo, le suddette accise non solo sono ancora lì, saldamente al loro posto, ma, puntuali come ogni anno in occasione dei maxi esodi d'agosto, ecco gli immancabili rincari dei carburanti. Intanto lui, per distrarre le genti e tirare un altro po' a campare mediaticamente, continua a menarla con l'inesistente emergenza migranti.

Le accise, quindi, neppure Salvini le può togliere. In compenso lui e soci possono togliere l'obbligo delle certificazioni vaccinali per poter andare a scuola, cosicché già da questo settembre torme di bambini non vaccinati, figli incolpevoli dei famosi "genitori informati", quelli che dopo dieci minuti su Google pretendono di saperne come chi studia i vaccini da una vita, invaderanno materne ed elementari, con grande gioia di eventuali bambini immunodepressi, quelli che non si vaccinano perché non possono farlo e che affidano la loro salute al fatto che tutti gli altri siano coperti dalle vaccinazioni.

Avanti così.

venerdì 3 agosto 2018

Fontana

Non è che adesso tutti a stracciarsi le vesti e a indignarsi per le cazzate odierne di Fontana, vero? Voglio dire, sappiamo ormai di che pasta è fatta la maggior parte di quelli che compongono questo governo, ne abbiamo dimostrazione ogni giorno.

Chiediamoci, semmai, come abbiamo fatto ad arrivare a tutto ciò e facciamo tesoro di questo sciagurato periodo politico affinché, una volta concluso, non ritorni mai più. Di più non possiamo fare, per ora.

È ora di occhiali da lettura?

Come forse qualcuno dei miei trentadue lettori saprà, o magari immaginerà vedendo la mia immagine del profilo qui a destra (se legge questo blog da pc), sono sempre stato abbastanza miope, condizione ereditata dai miei genitori, entrambi talpe anch'essi.

Questa condizione non mi ha mai creato alcun problema. Porto infatti gli occhiali da vista fin da giovanissimo, credo seconda o terza elementare, senza che praticamente me ne sia mai accorto, se si esclude il senso di disorientamento dei primi due o tre giorni di cui mi è rimasta memoria.

Da qualche tempo mi sono accorto che qualcosa è cambiato, nel senso che ho cominciato ad incontrare alcune difficoltà nel leggere i caratteri più piccoli. Me ne accorgo ad esempio quando leggo tramite smartphone. Quando tutto andava come doveva andare riuscivo a leggere senza alcuna difficoltà anche le pagine dei siti scritte in caratteri minuscoli, mentre da qualche tempo ho qualche difficoltà e devo o allargare i caratteri ingrandendo la pagina con pollice e indice o allontanare da me il device.

Niente di grave, naturalmente, si tratta semplicemente dei primi segnali che caratterizzano l'arrivo della presbiopia, un difetto fisiologico della vista che comincia a farsi vivo, gradualmente, a partire dai quaranta. Considerando che ho già abbondantemente superato i quarantotto, direi che finora mi è andata di lusso.

Ciò che parzialmente mi tranquillizza è il fatto che ancora riesco a leggere i libri normalmente, con i miei occhiali di tutti i giorni e senza bisogno di allontanare le pagine dagli occhi. In fondo a me è questo che interessa, dal momento che passo molto più tempo sui libri che sullo smartphone. Naturalmente so benissimo che è solo questione di tempo, come del resto mi ha già avvisato da tempo il mio oculista, ma finché dura...

mercoledì 1 agosto 2018

Perché Foa no

"Il servizio pubblico, per essere tale, non può essere espressione unilaterale di una maggioranza, qualunque essa sia. A questo criterio ci siamo attenuti quando eravamo al governo."

Lo dice il tipo delle cene eleganti, motivando così il suo no alla candidatura di Marcello Foa alla presidenza della Rai. Lo stesso tipo delle cene eleganti che come capo dei suoi governi piazzava suoi uomini dappertutto e mandava al confino i Biagi, i Santoro, i comici più appuntiti. Insomma, tutti quelli non allineati.

Ma tanto, chi volete che si ricordi?

Musei gratis

Faccio sinceramente fatica a comprendere i motivi del putiferio scatenato dalle intenzioni di Bonisoli di togliere l'obbligo, per i musei, di lasciare entrare gratuitamente i visitatori la prima domenica di ogni mese. Se infatti la lingua italiana ha ancora un senso, il ministro ha solo detto che eventuali giornate gratuite, che nessuno impedisce di istituire, saranno valutate dai singoli direttori dei musei in base alle esigenze del museo stesso (stagionalità, periodi di maggiore o minore affluenza ecc.).

Non ci vedo nulla di abominevole. Mi pare di scorgere solo una grande voglia di fare fuoco su tutto e tutti in maniera acritica e senza prendersi la briga di andare oltre i titoloni. Se il bisogno collettivo di dispiegare tale potenziale di fuoco è irrefrenabile, si abbia almeno l'accortezza di dispiegarlo dove ha un senso farlo, tipo ad esempio a ogni sparata fasciorazzista di Salvini.

martedì 31 luglio 2018

Daisy Osakue

Il gruppetto di cretini che ha colpito Daisy Osakue a un occhio col lancio di uova, si era in precedenza prodotto nella medesima prodezza ai danni di un pensionato e tre donne, tutti di pelle bianca.

Ora, va bene che Repubblica e altri hanno la loro missione di portare avanti la sacrosanta battaglia contro il razzismo, ma per farlo nel modo migliore credo sia bene che raccontino la realtà per quello che è, non avanzando a titoli cubitali sospetti e ipotesi relativi a una inesistente (per ora) matrice razzista dell'episodio, matrice scartata anche dagli stessi investigatori, oltretutto.

Nel presente caso, e alla luce di ciò che è emerso finora, personalmente non mi pare di potere bollare come razzista questa aggressione, non ne vedo gli elementi. Mi pare che sia "solamente" l'opera di un gruppo di deficienti che colpiscono a caso le loro vittime e a cui mancano alternative più intelligenti per passare il tempo.

Episodio contingente a parte, comunque, è a mio parere innegabile che negli ultimi tempi si sia rivitalizzata una deriva razzista di preoccupante portata, e quelli che la negano (Salvini, Di Maio ecc.) o sono in malafede (probabile) o hanno davanti agli occhi grosse fette di prosciutto (molto improbabile).

lunedì 30 luglio 2018

Primo giorno di ferie

Mi è capitata una settimana di ferie. Una. Questa. Poi se ne riparlerà verso ottobre, forse. Alle otto e mezza, dopo gli immancabili cappuccino-cornetto-giornale qui al bar sotto casa, ho inforcato la bicicletta e sono sceso giù a Santarcangelo con destinazione, indovinate un po'?, la biblioteca comunale, dove ho trascorso tutta la mattinata.

Durante il periodo estivo la Antonio Baldini rimane aperta tutte le mattine fino alle 13:30 e, particolare non trascurabile, specie in questo periodo, l'aria condizionata è funzionante. Cosa volere di più?

Ci sono andato per prendere un libro di Carlo Lucarelli. Non avevo un titolo preciso in testa, mi interessava solo che fosse suo. Dopo aver dato un'occhiata negli scaffali, ho scelto questo, invogliato dai cenni di trama nei risvolti di copertina.



Siccome avevo parecchio tempo a disposizione, ho fatto un giretto con calma, visitando tutti i reparti e i piani. Nel reparto saggistica la mia attenzione è stata catturata da questo saggio.



Racconta, in forma abbastanza succinta, ma non troppo, la storia d'Italia dall'età dei Comuni, grosso modo anno mille, al governo Monti. Mi sono seduto a un tavolo e ho cominciato a sfogliarlo, e nell'arco di tre ore dai Comuni sono arrivato all'Unità d'Italia del 1861. Un viaggio bello e appassionante, condotto nel silenzio, nella tranquillità e al fresco, mentre fuori la canicola di fine luglio infuriava.

Secondo me la storia d'Italia è bellissima. Mi spiace per chi non la conosce.

domenica 29 luglio 2018

Razzismo? Invenzione della sinistra

Dice che l'emergenza razzismo è una invenzione della sinistra. Ricorda un po' il tipo delle cene eleganti quando ancora nel 2009 e nel 2010, nel pieno della crisi economica i cui postumi si trascinano ancora oggi, diceva che era una invenzione della sinistra, ché i ristoranti erano sempre pieni e gli aeroporti sempre super affollati.

Peccato che otto episodi di violenza negli ultimi quarantacinque giorni, perpetrati su Rom e immigrati, non sono un'invenzione ma fatti di cronaca reali, tanto che pure il pacifico Mattarella, notoriamente avvezzo a farsi abbindolare dalle invenzioni della sinistra, ha sentito il bisogno di esternare la sua preoccupazione in merito.

Ma Salvini, tra i maggiori esponenti della nota corrente di pensiero Prima dei fatti vengono le mie opinioni, tira dritto. Del resto mica si vorranno bollare come razzisti le quattro teste di cazzo che a Partinico hanno malmenato un cameriere di colore chiamandolo sporco negro e intimandogli di tornare al suo paese? Sarà mica razzismo, questo, scherziamo?

Forse è addirittura qualcosa di più di un'emergenza. E d'altra parte non si vede come non possa essere così. Se uno passa ogni santo giorno a twittare contro Rom e immigrati, se il primo a seminare odio è chi dovrebbe essere il più cauto e il più verbalmente morigerato, poi non è che c'è da stupirsi delle conseguenze.

Vedi mai che a Dio freghi qualcosa

Non me ne vogliano eventuali cattolici integralisti che dovessero incautamente passare di qui, ma io, quando leggo certe cose, cerco sempre, non senza un minimo di sforzo unito a una punta di divertimento, di immedesimarsi in essi, di provare per un attimo a ragionare come loro. Cerco cioè di tornare al livello intellettivo di quando avevo pochi anni e credevo al prete quando mi raccontava che Dio ci osserva, soffre per i nostri peccati, ma se ci pentiamo e lo blandiamo con particolari riti torniamo nelle sue grazie e tutto torna a posto.

Blandire una qualsiasi divinità con gesti, manifestazioni, preghiere, invocazioni, sacrifici di qualsiasi tipo per ottenere da essa favori, benedizioni, riparazioni di torti e quant'altro è una di quelle attività a cui l'uomo si dedica da quando ha messo piede sulla Terra, e che se aveva una sua ragion d'essere in epoche passate, mi pare ne abbia ben poca oggi. Ma qui il discorso diventerebbe lungo e articolato. Lasciamo stare.

Ieri, giù a Rimini, si è tenuto l'annuale Gay Pride, dove, come accade regolarmente in moltissime città italiane, migliaia di persone si sono radunate festosamente e pacificamente, semplicemente per rivendicare diritti uguali a tutti gli altri, compreso quello di non essere discriminati a causa delle loro preferenze sessuali. In un paese normale e civile certe manifestazioni non avrebbero neppure bisogno di esistere, ma tant'è.

In concomitanza con la manifestazione, un centinaio scarso (e la cosa è tutto sommato confortante) di militanti ultracattolici ha messo in scena una specie di pantomima riparatrice con la quale chiedere perdono a Dio per i peccati dei gay. I peccati dei gay, capite? Mica fanno una manifestazione, che ne so?, ad esempio per chiedere perdono a Dio per le malefatte dei preti pedofili, di cui ogni santo giorno leggiamo sui giornali, oppure per le montagne di ingiustizie, vessazioni, violenze, soprusi di ogni tipo che ogni giorno vengono perpetrati da uomini su altri uomini, no, chiedono perdono per ciò che due persone fanno sotto le lenzuola a casa loro.

Diciamo la verità, il modus operandi della mente umana, sia pure nelle dimostrazioni della pochezza verso cui può scendere, è a volte affascinante, non trovate?

sabato 28 luglio 2018

L'ignoranza come metodo giornalistico

Non che ci fosse bisogno della eclissi di Luna di ieri sera per venire a conoscenza di questa cosa, dal momento che il fenomeno astrale in questione ne ha rappresentato solo l'ennesima conferma. Conferma di cosa? Del fatto che i media generalisti di scienza non capiscono un tubo, limitandosi a parlarne copiaincollando sciocchezze pseudoscientifiche prese spesso pari pari da siti bufala.

Certo, nessuno pretende che le redazioni dei giornali pullulino di emuli di Margherita Hack, ci mancherebbe, ma sarebbe il minimo sindacale della serietà che almeno i redattori spiegassero questi eventi prendendo informazioni da siti scientifici autorevoli. Non dovrebbe essere una cosa difficile, no? Insomma, copiaincollare da un sito bufala o da quello della Nasa non dovrebbe richiedere la stessa quantità di tempo?

Niente, non ce la fanno.

mercoledì 25 luglio 2018

I migranti? Armi di distrazione di massa

A quattro mesi e mezzo dalle elezioni la legge Fornero è ancora lì, nessuno ne ha modificato una riga; il decreto con cui Toninelli doveva chiudere i porti non esiste; il reddito di cittadinanza? Nel 2019 (forse). La flat tax? Non pervenuta.

La benzina costa esattamente come prima, anzi è pure aumentata, nonostante le ripetute promesse di Salvini in campagna elettorale, quelle secondo cui il giorno dopo le elezioni sarebbero state cancellate le famigerate accise che da secoli gravano sui suoi costi.

Capite, adesso, perché parla solo di migranti?

domenica 22 luglio 2018

Oggi si vola (nella noia)

Sto leggendo quello che è probabilmente il libro più noioso dei quarantasei letti finora in questo 2018. Si tratta di Oggi si vola, di William Faulkner, scrittore americano premio Nobel per la letteratura nel 1949.

Sono arrivato a pagina cento senza che la storia, a mio parere noiosa, sconclusionata e soporifera sia riuscita minimamente a prendermi.

Concedo al romanzo altre cinquanta pagine di bonus per vedere se riesce a svegliare qualche barlume di interesse, ma non nutro grosse speranze.

sabato 21 luglio 2018

Poca tv e Saramago

Dice Giuseppe Conte, tra le altre cose, di guardare pochissima tv e di essere un estimatore di José Saramago, grande scrittore portoghese e uno dei miei idoli letterari, premio Nobel per la letteratura e scomparso alcuni anni fa.

Aggiunge poi, Conte, in riferimento al suo temperamento defilato e alla sua limitata loquacità pubblica: "Parlerò un po' di più quando avrò qualcosa di concreto da dire", encomiabile proposito la cui attuazione non sarebbe male venisse presa in considerazione anche da Salvini. Ma la vedo dura.

Ah, dimenticavo, Giuseppe Conte è l'attuale Presidente del consiglio. Vedi mai che qualcuno ancora non ne sia al corrente.

venerdì 20 luglio 2018

I suoi nemici

Nell'ordine: migranti, Ong, Rom, terroni (ah no, quelli non più; dopo averli insultati per anni, un giorno si è accorto che anche loro votano), Boeri, Saviano, Boldrini. Ultima arrivata: Asia Argento. Ma sant'Iddio, quest'uomo, che sarebbe un ministro dell'Interno, oltre a stare tutto il giorno su twitter e spendere le sue giornate cercando di bloccare migranti che arrivano comunque, non ha qualcos'altro da fare?

mercoledì 18 luglio 2018

Bomba o non bomba

Considerando che la sede dell'azienda dove lavoro si trova qui dal 1993 - prima eravamo a Rimini, sulla circonvallazione - ed è in linea d'aria a meno di duecento metri dal luogo del ritrovamento del residuato bellico, gentile omaggio degli Alleati lasciato durante la Seconda guerra mondiale, ho praticamente lavorato durante gli ultimi 25 anni con un ordigno del peso di 200 chili per un metro e trenta di altezza sotto il sedere.

martedì 17 luglio 2018

Lui lo diceva

Maxi retata a Roma di esponenti del clan dei Casalesi. Si attendono commenti di Giuliano Ferrara, che l'ha menata per anni con la storiella che a Roma la mafia non esiste.

domenica 15 luglio 2018

Là e qua

C'è il caldo afoso, che si potrebbe neutralizzare tirando su i finestrini e accendendo l'aria condizionata, ma ormai sono già appiccicato e tanto vale lasciare stare.

Poi ci sono le biciclette, mari di biciclette, oceani di biciclette come manco a Nuova Delhi. Poi i semafori, regolarmente rossi, e mentre sono fermo, aspettando che arrivi il verde, stormi di moto e motorini (e anche biciclette) avvolgono la mia povera macchina di puzza mefitica di benzina bruciata e di olio motore, e a quel punto tirare su i finestrini e barricarmi dentro è un imperativo.

All'arrivo del verde è tutto un rombare di motori che vanno su di giri, di manopole che danno gas, di esplosioni di fumi azzurrognoli, di frizioni rilasciate, di scooter di ogni tipo che partono a razzo. Sarebbe interessante che quelli dell'Arpa venissero coi loro strumenti, in questi frangenti, a fare rilevazioni sulla qualità dell'aria.

E poi eserciti di persone a piedi. Di tutti i tipi e vestiti in ogni modo, dal bikini al gessato. E poi i pallinari sui marciapiedi, quelli che spillano i soldi ai gonzi. Ogni tanto arrivano i vigili, li portano via, il giorno dopo sono ancora lì a spillare i soldi ai gonzi.

Tra le sei e le sei e mezza c'è il boom di quelli che vengono via dalla spiaggia. Frotte di persone armate fino ai denti che attraversano il lungomare, dirigendosi chi verso il proprio albergo e chi verso la macchina, lasciata sui parcheggi con strisce blu prospicienti alla spiaggia e capaci di portarti via due o tre euro all'ora come niente, ché parcheggiare a Rimini è un lusso.

Rimango in questa bolgia dantesca lo stretto necessario, il tempo di prelevare Francesca che smonta dal lavoro (oggi niente mezzi pubblici) e scappare via. Torno di corsa verso casa, verso la campagna, immaginando di essere già tornato al mio amato divano e ai miei libri.

Ma come fanno, quelli là?

Il suo DL

Una "manina" ha modificato nella notte, a sua insaputa, il suo gioiellino. È un complotto ordito da non meglio precisate lobby, quali non è dato sapere, "lobby di tutti i tipi", dice lui, generica locuzione usata ogni volta che si vuole dire tutto e niente nel goffo tentativo di vendere un po' di aria fritta.

A sua insaputa riporta la memoria al famoso Scajola, indimenticabile ministro dei governi della banda Berlusconi che in merito alla vicenda dell'acquisto di un mega attico vista Colosseo, e relativa inevitabile inchiesta, dichiarò che qualcuno gliene aveva pagato una parte a sua insaputa.

Da Scajola allora siamo arrivati a Di Maio oggi. Non mi pare che abbiamo fatto tutto 'sto progresso, eh.

venerdì 13 luglio 2018

Lo sceriffo

"Andrò fino in fondo, fino a che qualcuno non verrà assicurato alla giustizia", tuona lo sceriffo, quello che si è dato come missione la protezione del popolo italiano dai pericolosi migranti.

Una frase talmente stupida, idiota, se ci pensate, che pare incredibile che a pronunciarla sia stato un ministro, oltretutto dell'Interno, ministero tra i più delicati che ci siano, il cui titolare dovrebbe sempre modulare e ponderare le esternazioni in ragione appunto di tale delicatezza.

E invece no. Lui pretendeva che qualcuno sbarcasse da quella nave in manette, in barba a una delle più elementari norme vigenti in uno stato di diritto, quella che vuole che a disporre un fermo è eventualmente un giudice, non certo un ministro. Lui voleva lo sbarco eclatante, coi due pericolosissimi facinorosi in manette, perché macchiatisi della terribile colpa di aver dato in escandescenze all'accorgersi che la nave stava facendo dietrofront riportando tutti nei confortevolissimi lager libici da cui erano riusciti a fuggire.

Lui voleva l'azione di forza, il pugno duro, l'arresto di massa preventivo, perché è lui a dettare legge, pure in ambiti che non gli competono, con una azione eclatante che avrebbe soddisfatto la sua naturale pulsione a usare la forza coi deboli, e che magari, chissà, gli avrebbe pure procurato un'erezione.

mercoledì 11 luglio 2018

Sei giorni

Un operaio muore travolto da un blocco di marmo a Marina di Carrara. Lascia la moglie e una figlia piccola. Aveva un contratto di lavoro di sei giorni.

Sei giorni.

Capite bene come il problema più grosso che ha il nostro paese siano i migranti, no?

martedì 10 luglio 2018

Il crocifisso della signora

Leggo, tramite il sempre aggiornato blog della Curiosona, l'articolo di Avvenire in cui si parla della signora che al raduno leghista del primo luglio scorso sventolava, trionfante, il suo bel cartello con su scritto "Se non ti sta bene il crocifisso torna a casa tua".

La povera signora, perfetto esempio del livello di intelligenza dell'elettore medio leghista, per sventolare un cartello così idiota doveva per forza essere all'oscuro del fatto che i cattolici praticanti italiani sono grosso modo poco più del 30% della popolazione, che arriva al 50 abbondante qualora si considerino anche i credenti all'acqua di rose, quelli che sì, sono credente ma prendo solo ciò che mi sta bene - un po' come Salvini, insomma - altrimenti non si sarebbe data la zappa sui piedi da sola in questo modo.

Tutto questo per dire che a circa metà della popolazione italiana, e tra questi c'è il sottoscritto, del crocifisso non importa una mazza. Ovviamente, io e la metà di italiani a cui del suddetto simbolo religioso non frega niente, non possiamo tornare a casa nostra perché ci siamo già, ma era solo così, giusto per rimarcare ancora una volta di che pasta è fatta quella gente lì. 

domenica 8 luglio 2018

La realtà e il resto

Non ricordo chi sia stato a dire "Ripeti una balla 100 volte e diventerà realtà". Ne sappiamo qualcosa noi, quotidianamente abbindolati da politici pericolosamente incoscienti, perlopiù inetti e costantemente in malafede, tipo quelli che si inventano invasioni ed emergenze che non esistono al solo scopo di reperire facilmente consensi facendo leva sulle paure e sulla creduloneria della gente.

E non perché lo dico io, ma perché lo dicono gli studi, i numeri. Se poi, invece di dare retta a questi, si preferisce dare retta alle panzane di quel cazzaro da bar di Salvini, nonostante sia palese che le sue sono panzane, beh, allora non se ne esce.

venerdì 6 luglio 2018

Notte Rosa

Sfogliavo poco fa un opuscolo col programma della Notte Rosa (chi non sapesse cos'è può dare un'occhiata qui). Lo sfogliavo perché giù a Rimini, in occasione di notti rosa passate, m'è capitato di assistere a ottimi concerti. Ricordo ad esempio Venditti, e poi un paio d'anni fa De Gregori, e poi mi pare Battiato e altri.

Io sono allergico al casino e alla calca, da sempre, ma amo la musica e i cantautori, specialmente quelli che hanno accompagnato la mia giovinezza, e quando capitano qua in zona, pur di vederli sono anche disposto a dare e ricevere qualche spintone (a questo si aggiunga l'ottimo incentivo della gratuità di tali concerti, cosa sempre apprezzabile).

Dalla lettura dell'opuscolo di cui sopra scopro che l'ospite clou della serata, qua a Rimini, sarà tale Alvaro Soler. Chi è Alvaro Soler? Boh. Apro il tubo e gli do in pasto il nome. Il primo risultato è una canzone (canzone, vabbe'...) che si chiama La cintura. Doppio boh. Clicco play e scopro trattarsi del tormentone spagnoleggiante e sudamericaneggiante a cui ultimamente non ci si riesce a salvare in nessun modo, eccetto forse che ascoltando Radio Maria, ma a 'sto punto è meglio il tormentone.

E niente, quest'anno salto. Di Soler non mi può fregare di meno.

Fine della penosa vicenda Englaro

In un mondo perfetto, i soldi che la Regione Lombardia ha stanziato per risarcire la famiglia di Eluana Englaro per tutto ciò che ha dovuto subire e chiudere così questa penosa vicenda, non dovrebbero essere presi dai fondi pubblici, cioè dai soldi di tutti, ma dovrebbero essere chiesti a Formigoni o al suo braccio destro, tale Carlo Lucchina, colui che nella sua veste di Direttore generale della sanità lombarda all'epoca dei fatti, materialmente ordinò a ogni clinica della regione di disattendere la sentenza del tribunale che dava il via libera al distacco del sondino alla povera ragazza.

Ma non viviamo in un mondo perfetto, e all'epoca la Regione Lombardia era guidata da una giunta di centrodestra con a capo un pseudocattolico convinto che le sue convinzioni personali fossero superiori alla legge e potessero tranquillamente calpestare i diritti di chi con tali convinzioni non aveva niente da spartire.

Ma d'altra parte perché stupirsi? La destra, e anche la chiesa, in ogni dove e in ogni quando sono sempre stati sinonimi di negazione dei diritti. Sempre. Non lo dico io, lo dice la storia, per chi la conosce.

giovedì 5 luglio 2018

Come nella seconda repubblica

È un complotto, un processo politico, perché loro stanno lavorando bene, stanno accrescendo i loro consensi, e "Forse l'efficacia dell'azione di governo dà fastidio a qualcuno", dice la ruspa umana in merito alla sentenza della Cassazione che dispone il sequestro di ogni soldo (anche futuro) della Lega fino a raggiungere i famosi 49 milioni di euro.

Ora, sorvoliamo sulla faccenda dell'efficacia dell'azione di governo, dal momento che a un mese dall'insediamento non risulta abbia visto la luce un provvedimento che sia uno ma solo beceri e stupidi slogan da campagna elettorale, campagna elettorale che naturalmente è finita (se qualcuno volesse en passant farlo presente a Salvini...). Ecco, sorvoliamo su questo, dicevo.

Chi ha qualche anno sul groppone ricorderà che con la barzelletta del processo politico il tipo delle cene eleganti ci ha fracassato le appendici pendule per una ventina d'anni, quando accusava i giudici che perseguivano le sue malefatte di volerlo fare fuori politicamente. E non è che tra la posizione del ruspista e quella del tipo con la spiccata propensione a delinquere (cit.) ci sia solo una somiglianza, ma è identica, e per di più espressa anche dalle medesime modalità gergali, dal momento che il neo Ministro dell'interno ha dichiarato: "Rispetto il lavoro della stragrande maggioranza dei giudici italiani, che al 99% fanno bene obiettivamente e senza pregiudizi il loro lavoro".

Naturalmente, il 99% dei giudici che lavora bene è quello che non va a ficcare il naso nelle faccende finanziarie del carroccio, così come per Berlusconi la stragrande maggioranza dei giudici che faceva bene il proprio lavoro era quella che non andava a ficcare il naso nelle sue ruberie e nel suo puttaname. Uguale uguale. Il governo che avrebbe dovuto inaugurare la terza repubblica ricalca paro paro modi, gesti e slogan di quella precedente, con buona pace di quelli che avevano bevuto la storiella del cambiamento di registro e balle simili.

Per quanto riguarda la faccenda del complotto, non c'è bisogno di andare a scomodare sofisticate analisi psicologiche (qui ce n'è una molto ben fatta, ad esempio) per sapere che fa sempre presa sulla massa, specie sui maggiormente poveri di spirito. E fa presa - Berlusconi l'aveva capito benissimo - perché il complotto fornisce una risposta semplice e soddisfacente a problemi complessi e spesso apparentemente insolubili. Apparentemente, badate bene, perché la stragrande maggiorana delle volte la risposta c'è ma per comprenderla occorre leggere e documentarsi, attività, è noto, a cui la stragrande maggioranza delle italiche genti non si dedica con particolare fervore.

La faccenda dei soldi della Lega, visto che siamo in tema, è abbastanza articolata, ma spiegata nel dettaglio fin dalle origini; il problema e che per capirla occorre perdere una decina di minuti a leggere. Non sia mai! Vuoi mettere quant'è più facile e meno impegnativo tirare in ballo un bel complotto?

(Come forse qualcuno avrà notato, non ho scritto da nessuna parte che la Lega ha rubato i famosi 49 milioni di euro. Vedi mai che qualcuno dei miei trentadue lettori vada a fare la spia a Salvini, visto che ha minacciato querele a destra e a manca verso chiunque osi insinuarlo.)

(Sorrido.)

Terno al lotto

Riuscire a tornare a casa dal lavoro senza bagnarsi è ormai diventata una scommessa, fortunatamente quasi sempre vinta, almeno finora. Sì, è capitato un paio di volte che abbia beccato la pioggia, ma considerando che una piovuta pomeridiana, più o meno breve e più o meno intensa, si verifica ormai ogni santo pomeriggio, direi che finora mi è andata tutto sommato bene.

Oggi, ad esempio, è stato uno di quei pomeriggi in cui ho sfangato le ire di Giove pluvio per pochi minuti. Sono partito da Santarcangelo col sole, ho coperto i miei cinque chilometri e mezzo (lunghezza tragitto casa-lavoro) sempre col sole e poi, pochi minuti dopo aver infilato la bici nel garage ed essere entrato in casa, ecco il temporalone, l'ennesimo di questa estate contraddistinta, almeno qua, da questa continua alternanza di sole e pioggia.

Ma va bene così.

mercoledì 4 luglio 2018

Boeri e i dati

Fa quasi tenerezza, il povero Boeri, quando nella diatriba con Salvini sull'utilità sociale dell'immigrazione fa riferimento a studi e dati. Cioè, per capirci, stiamo parlando di un economista che cerca di spiegare dei concetti di economia a un cazzaro da bar, che è un po' come se un laureato in fisica cercasse di spiegare a uno schiachimista, dati scientifici alla mano, che la teoria complottista delle scie chimiche è una delle maggiori panzane messe in circolazione negli ultimi anni.

domenica 1 luglio 2018

Pietà l'è morta

Ci si sente quasi dei coglioni a mostrare accenni di pietà, foss'anche solo dispiacere, nei confronti di tragedie come l'ultimo naufragio nel Mediterraneo, in cui hanno perso la vita anche tre bambini piccoli, che mani amorevoli avevano provveduto a vestire di rosso con la speranza che fossero meglio riconoscibili, in modo da avere più possibilità di salvarsi in caso di naufragio.

La stragrande maggioranza dei commenti che si leggono in calce agli articoli in cui se ne parla sono infatti tutto un fiorire di "Ma perché sono partiti?", "Questi ce li hanno sulla coscienza Tizio, Caio e Sempronio", "È colpa di questo", "È colpa di quello" e vaneggiamenti simili, saltando a piè pari cose ignobili tipo "Ma cosa fanno a fare tutti quei figli?" Oppure, peggio: "Tanto vale che siano morti, tanto qui sarebbero diventati delinquenti e spacciatori".

Certo, in mezzo a questo mare di cinismo e pochezza umana si leggono anche commenti improntati all'umanità, ma sono una infima minoranza, minoranza che viene regolarmente spernacchiata e perculata dalla massa imperante di decerebrati. E forse è tutto sommato anche una cosa positiva, nel senso che magari chi sente un minimo di umanità preferisce tacere in nome del famoso detto che recita che abbassarsi a discutere con un cretino lo pone sul tuo stesso piano.

Comunque, in generale, mi sembra che sia sempre più difficile cercare di restare un poco umani.

sabato 30 giugno 2018

Ciao, Mucchio

Tutto passa e tutto se ne va, anche Mucchio Selvaggio, mensile di approfondimenti musicali, cultura e attualità nato nel 1977. Lo conobbi quand'ero ragazzino perché all'epoca lo leggeva mio zio Luigi, appassionato di musica, e per alcuni anni lo lessi anch'io. Ci scrivevano giornalisti che a me piacevano molto, come Vincenzo Cerami e Max Stèfani - di quest'ultimo adoravo soprattutto i corrosivi editoriali d'apertura.

Peccato, ma d'altra parte era inevitabile che accadesse: cultura e approfondimenti sono ormai corpi estranei nella rutilante e superficiale società odierna.

venerdì 29 giugno 2018

Il romanziere



Un romanzo, a mio avviso, per essere bello deve soddisfare almeno due requisiti: contenere una storia per quanto possibile originale ed essere scritto bene (ognuno può intendere con "scritto bene" ciò che vuole). Duma Key risponde pienamente a entrambi questi requisiti (e a molti altri eventuali). Stephen King può piacere o non piacere, ma è uno che sa scrivere e sa come tenere il lettore incollato alle pagine. E quando un romanziere sa fare questo, beh, non gli si può chiedere altro.

lunedì 25 giugno 2018

Dieci panini

"Storiella vecchia ma sempre valida: sul tavolo ci sono dieci panini, il padrone se ne mangia nove, e poi ammonisce i lavoratori: attenti, che il rom vi frega il panino! E’ un giochetto vecchio come il mondo che paga sempre e porta le classi subalterne a vedere il pericolo sotto di loro e non sopra. Eppure non ci vuole un esperto di flussi di consenso per scoprire il gioco di Salvini: una sparata feroce e estremista, alti lai e lamentazioni di chi gli si oppone, una minima correzione di rotta per dire: lo avevate già fatto voi. Cos’ho detto di male?"

(via Alessandro)

domenica 24 giugno 2018

Interpretazioni

Il profluvio di cretinate che ormai a cadenza giornaliera Salvini propina agli italici media, media che tra l'altro danno come l'impressione di non vedere l'ora di poter dare spazio ad esse, credo possa essere letto sotto una duplice luce: ignoranza e/o furbizia, e non necessariamente una esclude l'altra.

La lettura alla luce dell'ignoranza, ignoranza di Salvini, si intende, vuole che lui sia talmente somaro da non sapere - mi limito alle sue ultime tre stupidaggini dette - che (a) un censimento su base etnica è incostituzionale; (b) non risponde a realtà che ci sono dieci vaccini, tra gli obbligatori, pericolosi o dannosi, a meno che naturalmente Salvini non dimostri il contrario dati alla mano, cosa che così, a occhio, non mi pare sia in grado di fare; (c) la revoca o la conferma di una scorta a qualsivoglia personaggio non spetta al ministro dell'Interno ma a un organo di natura collegiale collegato al ministero.

La lettura di queste tre stupidaggini alla luce dell'ignoranza implica quindi, molto semplicemente, che Salvini è uno dei ministri degli Interni più ignoranti degli ultimi trent'anni (qui La Palice ci va a nozze, come capite bene). E direi che la questione non meriti ulteriori approfondimenti.

La lettura delle corbellerie sotto la luce della furbizia, invece, presuppone che in realtà Salvini sappia benissimo che le sue esternazioni sono balle ma che le vomiti ugualmente (a) per il semplice gusto di dare aria alla bocca e (b) per buttarla in caciara, come si dice. Che poi, più che per buttarla in caciara, per aumentare i suoi (e del suo partito) consensi avallando posizioni che trovano sempre amplissimo consenso tra i poveri di spirito, che in definitiva sono il target di elettori sul quale partiti come suo prosperano.

Prendete i vaccini, ad esempio. È un tema, come chi bazzica sui social sa benissimo, che basta anche solo accennare perché legioni di somari, di quelli cresciuti alla scuola di Google e che vedono complotti dappertutto, si scatenino come belve che vogliano difendere i loro piccoli da quei cattivoni, generalmente adepti più o meno occulti di Big Pharma, che si sono dati come missione quella di inoculare nei poveri corpicini dei loro piccoli chissà quali pericolosissimi intrugli e chissà per quali motivi. E hanno voglia i poveri Burioni, Di Grazia e soci, quelli che hanno studiato, a strillare che sono tutte balle, è una battaglia per gran parte persa, purtroppo.

giovedì 21 giugno 2018

Distinzioni

Sto leggendo in questi giorni Non sperate di liberarvi dei libri, un saggio di alcuni anni fa scritto a quattro mani da Umberto Eco e Jean-Claude Carrière, uno dei più noti sceneggiatori francesi. A un certo punto Eco, in un capitolo in cui si parla dell'idiozia nella letteratura, ma anche in generale, fa una distinzione tra imbecillità, cretinismo e stupidità, in genere considerati sinonimi.

A tal proposito, dice Eco che definire il cretino è facile, e prende come esempio chi si porti il cucchiaio alla fronte invece che puntarlo alla bocca. Più articolato il discorso per quanto riguarda l'imbecille, che può essere invece inquadrato nel cosiddetto gaffeur, personaggio più o meno pubblico col dono di prodursi regolarmente in un certo numero di gaffe. "L'imbecille è colui che in un dato momento dirà esattamente ciò che non dovrebbe dire", afferma Eco.

Per lo stupido, invece, il discorso è leggermente diverso, dal momento che qui ci si sposta, per definirlo, sul piano della logica. Scrive Eco: "Lo stupido invece è diverso; il suo deficit non è sociale ma logico. A prima vista sembra che ragioni in modo corretto; è difficile accorgersi immediatamente che non è così. Ad esempio, lo stupido dirà: 'Tutti gli abitanti del Pireo sono ateniesi. Tutti gli ateniesi sono greci. Quindi tutti i greci sono abitanti del Pireo'. Ti viene il sospetto che qualcosa non funzioni perché ci sono dei greci di Sparta, ad esempio. Ma non sai spiegare subito dove e perché si è sbagliato. Dovresti conoscere le regole della logica formale".

Ecco, mentre leggevo, devo dire con un certo gusto, queste sottili disquisizioni, mi era venuto in mente Trump quando diceva, riguardo alla vergognosa storia dei bambini separati dai genitori al confine messicano, che questi bambini sono "potenziali delinquenti". E davanti a questa esternazione mi è venuto spontaneo domandarmi: a quale delle tre categorie (cretino, imbecille, stupido) si potrebbe associare Trump?

Tenderei a escludere, almeno in questo caso, cretino, cioè quello che non riesce a portarsi il cucchiaio alla bocca, ma con le altre due direi che non ci si sbagli.

mercoledì 20 giugno 2018

C'entriamo anche noi

Ho letto un paio d'anni fa Storia del colonialismo, dello storico tedesco Wolfgang Reinhard. È un libro illuminante che, tra le altre cose, spiega in maniera chiara le responsabilità che abbiamo avuto (e abbiamo ancora) noi, abitanti del vecchio continente, riguardo al dramma delle migrazioni dal continente africano verso l'Europa.

I possessori di un ABC di conoscenze storiche al riguardo diranno che con la suddetta correlazione ho scoperto l'acqua calda, e glielo concedo, il problema è che a giudicare da ciò che si legge in giro, e specialmente da ciò che scrivono certi commentatori seguaci del ruspista, non sembra che la conoscenza storica in merito sia granché diffusa. Anzi.

Poi, certo, dal lato pratico non cambia niente, il problema rimane, ma un conto è approcciarsi ad esso da perfetti ignoranti, cosa che genera i commenti da minus habens di cui sopra, un altro è approcciarsi al problema con un minimo di cognizione di causa.

Poca voglia

È un periodo un po' atipico, per quanto riguarda il blog, un po' inusuale, nel senso che mi capita di iniziare a scrivere un post e dopo qualche riga mi accorgo di non avere più voglia di andare avanti. A volte salvo le righe buttate giù nelle bozze, immaginando di riprenderle successivamente, cosa che non succede mai, altre volte cancello tutto tout court.
Boh.

sabato 16 giugno 2018

Non immaginate il sollievo

Seguo poco o niente, da qualche tempo in qua, ciò che succede, i telegiornali, i siti, le notizie. Avverto come una specie di rigetto, di repulsione per ciò che accade. O forse, più che per ciò che accade, per come viene raccontato dai media.

La televisione la tengo sempre spenta, mi rifiuto di vedere la faccia di guano di Salvini ogni volta che mi azzardo ad accendere, e allora niente telegiornali, niente talk-show, niente di niente, se non qualche film interessante.

Preferisco i libri, leggo in ogni ritaglio di tempo libero, invece di accendere il televisore, e non immaginate il sollievo.

venerdì 15 giugno 2018

Il nome della Rosa

Trovo abbastanza curioso che Il nome della Rosa abbia avuto il successo che ha avuto (50 milioni di copie vendute finora e traduzione in 40 lingue, secondo Wikipedia). Si tratta infatti di un romanzo abbastanza "difficile" e impegnativo, almeno per me. Decine e decine di pagine, ad esempio, sono dedicate a sottili diatribe teologiche inerenti la questione della povertà del clero, oppure delle famigerate eresie, argomentazioni che nel film ispirato al libro sono trattate superficialmente e frettolosamente, quando non omesse direttamente, evidentemente allo scopo di non tediare lo spettatore.

Frequentissime sono anche le citazioni in latino prive di relativa traduzione, cosa che crea qualche difficoltà a chi, come lo scrivente, non ha dimestichezza con questa lingua, e che quindi è costretto a desumerne il significato dal contesto in cui sono inserite. Tra l'altro, arrivato ormai ad averne letto più di metà, mi chiedo in che modo i traduttori nelle varie lingue abbiano tradotto le cose che dice Salvatore (quello di "Penitenziagite!", avete presente?), espresse in un miscuglio a volte indecifrabile di dialetti provenzale, della Linguadoca, del Piemonte, il tutto condito da un latino molto personalizzato. Mah... mistero!

Comunque, a parte queste considerazioni, il libro è veramente bello, e, come al solito, la versione cinematografica non ne è che una deprimente riduzione. Fermo restando, ovviamente, la bravura di Sean Connery.

mercoledì 13 giugno 2018

Faccio prima con la Fornero

Le ultime dichiarazioni di Brambilla, l'economista della Lega, sembrano andare, per quanto riguarda la famosa riforma delle pensioni chiamata Quota 100, nella direzione del paletto dei 64 anni. Detto in parole povere, anche se la somma dell'età anagrafica e degli anni di contributi di un soggetto raggiungesse 100, questi non potrebbe accedere all'agognato riposo prima di aver festeggiato il 64° compleanno.

Se fosse veramente così, chi scrive andrebbe a riposo un anno dopo rispetto a quando andrebbe con l'attuale legge targata Fornero, la bistrattata Fornero, ossia nel 2034 invece che nel 2033.

Da notare che questi qui erano quelli che dovevano prima abrograre la Fornero, poi rivederla, infine peggiorarla, se effettivamente la modificheranno in questo senso.

Da notare, in aggiunta, che nel famoso contratto di governo Lega-M5S (pdf qui) non c'è alcun riferimento a paletti di alcun genere, ma è specificato chiaramente solo la quota 100. Magari non ci voleva un genio per capire che ci stavano prendendo per i fondelli.

martedì 12 giugno 2018

Dàgli al nero

Stamattina. Ufficio pubblico affollato. Un impiegato, da dietro il suo vetro, si alza e urla: "Non lì, ti ho detto di andare all'altro sportello, non capisci?"

Magari sbaglio, ma immagino che se il destinatario dello sgarbo arrogante e maleducato invece di un ragazzo di colore con ciabatte e canottiera fosse stato un distinto signore dalla pelle bianca, quell'impiegato avrebbe usato altro linguaggio e altro tono.

È che molti di noi, per fortuna non tutti, sono così: stronzi e teste di cazzo solo con chi possono permettersi di esserlo.

Vent'anni dopo



Lessi Il nome della rosa una ventina d'anni fa - all'epoca presi in prestito il libro in biblioteca. In tutto questo tempo, in cui nel frattempo ho letto altri libri di Eco, mi sono ripetutamente ripromesso di rileggerlo. Qualche giorno fa ho trovato questa edizione a prezzo scontato in una libreria e ne ho approfittato.

Rileggere un libro dopo vent'anni è, mi sto accorgendo, un po' come leggerlo di nuovo per la prima volta. Si scoprono passaggi, aspetti, situazioni, dialoghi a cui si presta una attenzione che magari alla prima lettura non si era prestata. Il libro è sempre quello, naturalmente, è il lettore a non essere più quello di vent'anni prima.

lunedì 11 giugno 2018

Io resto di qua

Mi sono reso conto che viviamo in un periodo storico in cui è sempre più difficile restare umani. Ieri mi è capitato di parlare con una persona che conosco da una trentina d'anni, un brav'uomo, onesto, lavoratore, una vita passata a votare a sinistra. Mi ha confidato che da qualche anno simpatizza per la Lega, e a marzo l'ha votata. Quando il discorso è andato a ciò che sta succedendo in queste ore, navi cariche di disperati che vagano per il Mediterraneo perché nessuno le vuole, ha detto che se fosse per lui butterebbe tutti a mare.

Si tratta naturalmente di una esagerazione. Lo conosco troppo bene per pensare che avendo in mano una ipotetica leva con cui azionare un meccanismo per ribaltare quelle navi, la azionerebbe. Una esagerazione, però, che è sintomatica di un modo di pensare che purtroppo sta progressivamente prendendo piede nella testa delle italiche genti: considerare i migranti come nemici, con tutto ciò che ne consegue: indifferenza, cinismo, ostilità, ossia tutto ciò che normalmente si nutre verso i nemici.

C'è una bellissima raccolta di scritti di Umberto Eco, uscita ormai più di una quindicina d'anni fa, che si chiama Costruire il nemico e che indaga i procedimenti retorici con cui, dall'antichità ad oggi, si è costruito e demonizzato il nemico. Raccolta di scritti attualissima, direi, perché spiega esattamente ciò che è successo grosso modo nell'ultimo ventennio, con televisioni, giornali, politicanti e personaggi più o meno pubblici che in maniera asfissiante e subdola hanno strumentalmente costruito l'immagine del migrante come nemico. E che male c'è a buttare un nemico in acqua? Quale remora morale può avere una qualche efficacia contro questa azione? Nessuna, perché si tratta appunto di un nemico, e se si non si hanno sulle spalle gli strumenti culturali e intellettuali (e umani) per contrastare questo pensiero unico ormai imperante, ecco che è un attimo passare dalla parte di là, ecco che è un attimo accettare l'idea che sia giusto buttare tutti a mare, oppure chiudere porti e porte e uomini, donne e bambini s'arrangino.

Ora, intendiamoci, io non ho la soluzione per risolvere questo problema, non so con quali mezzi e strategie si possano gestire questi spostamenti di moltitudini di persone da un continente all'altro, e nemmeno sono, ipocritamente, tra quelli che fingono di non riconoscere che siamo di fronte a un vero e proprio commercio di esseri umani, un business su cui lucrano mafie e delinquenti vari assortiti. Quello che so è che questo dramma non si risolve chiudendo i porti. È la storia che lo insegna. E comunque, nonostante tutto, io resto dalla parte di qua.

sabato 9 giugno 2018

(...)



(da Strade di notte - G. Gazdonov)

Cattolici e soldi

Uno di questi giorni mi toccherà replicare a quello là, quello tutto casa e chiesa che dice sempre: "Se i soldi non fanno la felicità, pensa la miseria...", riprendendo un noto modo dire in voga da decenni. Uno che sta bene, lui, uno che non gli mancano, uno a cui piace accumulare.

Mi toccherà replicare per chiedergli come concilia i soldi con la devozione al cattolicesimo. Quel cattolicesimo che ha prodotto san Francesco, quel cattolicesimo del ricco che è più facile che il cammello passi per la cruna dell'ago che lui vada in paradiso, il cattolicesimo del vendere tutto e darlo ai poveri, se si vuole seguire lui, quel lui, per chi ci crede, che non perdeva occasione per stigmatizzare la ricchezza materiale perché il vero tesoro è di là. Insomma 'ste cose qua.

Un giorno glielo chiederò, a costo di inimicarmelo e di sentirmi rispondere: "E Bertone, allora?"

Sabato mattina in bicicletta (rosa)



Stamattina ho fatto un giro in bicicletta seguendo un percorso che di solito non faccio mai, perché richiede doti da scalatore che naturalmente io non ho, né avrò mai. Traduzione: è un percorso troppo faticoso (per me). L'ultima volta che l'ho fatto credo sia stato l'estate scorsa. In realtà, se proprio vogliamo dirla tutta, non richiede chissà quali doti, un ciclista mediamente allenato se lo mangia infatti con la stessa facilità con cui io mangio cornetto e cappuccino la mattina, ma la faccio più grossa di quello che è per autoconvincermi di avere doti di scalatore.
 
Il percorso. Partendo da casa mia, si segue per qualche chilometro la Santarcangiolese fino al bivio di Torriana, e qui va tutto bene perché è un tratto pianeggiante e coperto interamente da una comoda pista ciclabile. Arrivati al bivio di Torriana si svolta a destra e, dopo un paio di centinaia di metri, comincia la prima impegnativa salita, quella che arriva da Pio, rinomato ristorante della zona. Poi c'è un breve tratto pianeggiante superato il quale comincia la seconda, impegnativa, salita, roba da dover ingranare gli scatti più corti della mountain bike sia al mozzo della ruota che ai pedali. 

Il percorso è faticoso, come dicevo, ma molto bello. A sinistra si vede la valle dell'Uso e a destra quella del Marecchia, e nelle giornate molto terse si distingue nitidamente San Marino, con i suoi castelli e mura arroccati sul monte Titano. Superata la chiesa di Trebbio, sulla sinistra, e passato il piccolo cimitero di Poggio Berni, con un ultimo sforzo si arriva sulla sommità della collina, dove si trovano il comune e l'ufficio postale. Da qui in poi è tutta discesa, eccetto la breve salita che porta al palazzo Marcosanti e quindi di nuovo a casa. 

È un giretto che si fa in poco più di un'oretta, che fa fare una discreta sudata e che così, a occhio, consente di bruciare grosso modo sulle trecento calorie, cosa che non guasta, dal momento che lo scrivente, qui, non è ancora riuscito a buttare giù i chili in eccesso accumulati durante l'inverno.
 
Piccola nota a margine. Non ho una mountain bike mia, per il semplice motivo che quella di Michela giaceva da anni inutilizzata nel garage, quindi per i giri in collina o sulla ciclabile lungo il Marecchia uso la sua, che ormai è diventata mia. Ha il telaio color rosa coi fiorellini, cosa questa che, mi sono accorto, suscita a volte reazioni che vanno dalla perplessità all'ilarità nei ciclisti che mi capita di incrociare, e che farebbe inorridire Adinolfi e Giovanardi qualora mi incontrassero, perché mica si possono sovvertire così impunemente gli stereotipi di genere. Un uomo su una mountain bike rosa coi fiorellini. Scherziamo?

giovedì 7 giugno 2018

(...)

Sto cominciando Strade di notte, di Gajto Gazdonov. Nel risvolto di copertina leggo: "Un tassista russo vaga per le strade buie di Parigi degli anni trenta." [...]
Mi basta, certi romanzi si capisce che saranno belli già dalle note introduttive.

Flat tax

Alla fine le chiacchiere stanno a zero. Tutte le simulazioni sulla flat tax, così come la vogliono fare Salvini e Di Maio, portano a un'unica conclusione: più si è ricchi e più, proporzionalmente, si avranno vantaggi fiscali. Io, ad esempio, simulazione alla mano, sono tra quelli che non avranno alcun risparmio; anzi, è addirittura probabile che rientri tra quelli nei confronti dei quali scatteranno le previste clausole di garanzia per evitare che ci rimetta.

Mi chiedo che senso abbia abbassare le tasse a chi dichiara di più e lasciarle invariate (quando non addirittura aumentate) a chi dichiara meno. Salvini e Di Maio sperano forse di rimettere in moto i consumi e l'economia in questo modo? Beh, sappiano che ci avevano già provato prima di loro Reagan e Bush negli USA e la Tatcher in Inghilterra, e si è visto com'era andata a finire.

mercoledì 6 giugno 2018

L'Alchimista



Ho terminato poco fa L'Alchimista, il primo dei sei romanzi che compongono la serie fantasy scritta da Michael Scott I segreti di Nicholas Flamel, l'immortale. Interessanti sia la storia che la trama. Oltre a ciò, che non è poco, grazie a questo libro ho capito con precisione che cos'è l'alchimia, che io ho sempre considerato banalmente simile alla chimica, mentre invece è qualcosa di molto più ampio e complesso.

In più, ho imparato a conoscere Nicholas Flamel, che non è un personaggio immaginario inventato da Scott, come pensavo io quando ho cominciato a leggere il libro, ma è stato un famosissimo alchimista francese vissuto a cavallo tra il 1300 e il 1400 (Wikipedia ne parla qui).

Piccola curiosità. Nel romanzo il nome Nicholas è sempre scritto con la lettera acca tra la "c" e la "o". Su Wikipedia, sia italiana che francese, senza. Chissà, forse è una libertà che si è preso l'autore.

lunedì 4 giugno 2018

Quota 100

Ho fatto qualche calcolo e ho scoperto che se la cosiddetta Quota 100, così come congegnata nel programma di governo, diventasse legge, tra una dozzina d'anni potrei andarmene in pensione.

Con la legge attuale (Fornero) andrei nel 2033, e quindi avrei ancora quindici anni di lavoro, con la Quota 100 raggiungerei invece il traguardo nel 2030 (avrei sessant'anni tondi), cioè tre anni prima.

Naturalmente qua nessuno si fa troppe illusioni - Boeri ha già spiegato che il tutto costerebbe quindici miliardi di euro il primo anno e venti una volta che la riforma fosse a regime, per cui...

Però mi piacerebbe. Non perché mi sia stancato di lavorare (beh, sì, un po' anche per quello, via), ma pensando a quanti libri potrei leggere in tutto quel tempo libero.

sabato 2 giugno 2018

Due giugno

Stamattina Shamir, il pescivendolo ambulante, era col suo furgone al solito posto, di fronte al vecchio casello, come ogni sabato. Marco, il barista qui sotto casa mia, vendeva come ogni giorno caffè, cappuccini e brioches. La bottega degli alimentari, di là dalla strada, era aperta come ogni giorno e ogni sabato, e pure Luca, il macellaio, vendeva alla affezionata clientela spiedini, salsicce, bistecche e quant'altro.

A Santarcangelo, Coop e Lidl avevano file agli ingressi in entrata e in uscita, per non parlare naturalmente dei bazar dei cinesi, anche se quelli non fanno testo, essendo aperti 365 giorni all'anno, Natale e primo dell'anno compresi.

Diciamo insomma che, almeno qua da queste parti, ci si accorge che è il due giugno unicamente dal numero colorato in rosso sul calendario, ché la sacralità della festa della Repubblica è stata immolata sull'altare dell'incasso.

Come tutto, del resto.

venerdì 1 giugno 2018

Temporali (di calore)

Scopro oggi l'esistenza dei temporali di calore, qualsiasi cosa siano.

Nuovo governo

Così, per curiosità, ho dato un'occhiata alla lista dei diciotto ministri che compongono il neonato governo targato Salvini/Di Maio, ministri equamente divisi tra provenienza leghista e pentastellata, e la prima impressione è che si prospettino tempi non facili per chi non è di religione cattolica, ha orientamenti sessuali diversi da quello canonico, è a favore dell'aborto, del fine vita dignitoso, e tempi duri anche per chi pensa che l'umanità e i diritti vengano prima dello stato del portafoglio - mi riferisco ovviamente alle dichiarazioni del ruspista sui fondi all'accoglienza. Vabbe', è un governo di destra, lo sapevamo, così come sappiamo che destra è da sempre sinonimo di negazione di diritti, e quindi eravamo preparati alle loro intenzioni.

Tra i diciotto in questione noto la presenza di Giulia Bongiorno, celebre difensore di Andreotti nel suo processo per mafia, di cui molti ricorderanno la famosa tripla esclamazione ("Assolto! Assolto! Assolto!") dopo la sentenza della Cassazione. Peccato che non fosse così. Dettagli. Altro nome interessante, ovviamente nell'accezione che attribuisco io a questo aggettivo, è quello di Lorenzo Fontana, pericolosamente catapultato a capo del Ministero della famiglia. Leggo sulla sua pagina Wikipedia: "Si definisce un "crociato" che combatte contro il diritto di aborto, contro le unioni civili tra persone dello stesso sesso e l'omogenitorialità - considerate come un "indebolimento della famiglia" - e contro l'educazione sessuale definita da lui "pro LGBT", affermando che la Russia "è il riferimento per chi crede in un modello identitario di società". Si dichiara inoltre contro l'immigrazione di massa affermando che essa sia, insieme alla "lotta per i matrimoni gay e la teoria del gender nelle scuole", un fattore che mira a cancellare il popolo italiano insieme alle sue comunità e tradizioni."

Mi pare non occorra aggiungere altro.