domenica 18 novembre 2018

Pucciarelli e terza media

A me non hanno stupito più di tanto le simpatie per forni e ruspe della neo eletta presidente della Commissione parlamentare per la tutela e la promozione dei diritti umani, la leghista Stefania Pucciarelli, dal momento che il governo stesso è pieno di gente con idee simili, mi ha semmai stupito di più scoprire che la suddetta signora non è in possesso di alcun titolo di studio. O almeno io non ho trovato niente che ne certifichi qualcuno oltre alla terza media.

Né sul suo sito personale, né sulle sue pagine social viene menzionato alcunché, se non genericamente che è casalinga con una passione viscerale per le moto, requisiti questi fondamentali per presiedere una commissione parlamentare per i diritti umani, lo capite bene anche voi, no?

Quindi, a guidare la suddetta commissione, succederà a Luigi Manconi (docente universitario, scrittore, giornalista e critico letterario) una casalinga con (probabilmente) la terza media e la passione per le moto. Mi pare sia superfluo qualsiasi commento.

Il mio Padre nostro

Come forse avrete letto, la CEI ha modificato un passaggio del testo del famosissimo Padre nostro. La frase "non ci indurre in tentazione" è diventata "non abbandonarci alla tentazione". Manca ancora la parola finale della santa sede ma dovrebbe essere questione solo di tempo, dal momento che è stato lo stesso Bergoglio a sollecitare la modifica.

Leggendo questa notizia mi è venuto in mente che il Padre nostro è sempre stata la preghiera che da bambino preferivo, e per un motivo molto semplice: era il preludio alla fine della messa. Cioè, ipotizzando sessanta minuti la durata di una messa, la recita del Padre nostro arrivava più o meno a un quarto d'ora dalla fine, quindi il grosso era fatto e si cominciava a intravedere la luce in fondo al tunnel.

Oh, lo so, qualcuno aveva magari inizialmente pensato a motivi più nobili che giustificassero il mio fanciullesco apprezzamento della suddetta preghiera, ma pazienza. D'altra parte, questo era.
Per quanto riguarda la modifica in sé, trovate una esauriente spiegazione qui.

Riassumendo brutalmente, comunque, è stato il cambiamento nel corso dei decenni dell'accezione del sostantivo tentazione a fare scattare la decisione di modificare la frase, sostantivo che aveva all'epoca della stesura del testo una valenza molto più positiva di quanto ne abbia oggi.

sabato 17 novembre 2018

Bag of bones

La trasposizione cinematografica di Bag of bones, finita di vedere poco fa, è abbastanza noiosa e priva di mordente, come del resto lo sono molte delle trasposizioni cinematografiche delle opere di Stephen King. Si salva solo l'ottima interpretazione di Mike Noonan, personaggio principale, ad opera di Pierce Brosnan.

Rimango del parere che le opere di King dovrebbero rimanere su carta, perché lì hanno un potere di coinvolgimento del lettore che per gran parte va perso nella trasformazione in film.

Termovalorizzatori a targhe alterne

Difficile stabilire chi, fra Lega e M5S, abbia fatto più giravolte nel passaggio dalla campagna elettorale agli scranni governativi. L'ultima di queste infinite retromarce riguarda gli inceneritori, oggi tanto cari a Salvini e da sempre odiati dai Cinque stelle.

Il ruspista dice che in Campania si faranno, a costo di mandare Di Maio a quel paese e il governo a casa. Peccato che nel 2016, appena due anni fa, sempre Salvini si schierava a spada tratta contro la costruzione di un inceneritore a Terni, solidarizzando coi consiglieri leghisti che occupavano l'aula del Consiglio regionale umbro per bloccarne i lavori.

L'anno successivo, la Lega avrebbe poi vinto le comunali anche, anzi soprattutto, coi voti di chi era contrario alla costruzione dell'inceneritore di Terni.

La politica, oggi, è così. Non esistono più idee di ampio respiro, progetti in cui si crede da difendere nel tempo a costo dell'impopolarità, esistono solo piccoli e meschini calcoli elettorali utili solo per raccattare consenso in vista di una consultazione elettorale. Poi va tutto nel dimenticatoio.

E questa cosa qui la stragrande maggioranza di chi vota non la capisce, oppure la capisce ma va bene così. Qua si propende per la seconda ipotesi.

venerdì 16 novembre 2018

Spam

Da qualche tempo mi arrivano tonnellate di commenti spam, più o meno nell'ordine di svariate decine al giorno, commenti che ovviamente non appaiono grazia alla funzione di moderazione (sia benedetta!).

Dal momento che questo è solo un piccolo blog di campagna letto da quattro gatti, mi chiedo quanti ne arrivino a chi invece gestisce blog di successo con molti visitatori.

martedì 13 novembre 2018

Stop all'illegalità

Lo dice Salvini, compiacendosi di aver dato l'ordine di radere al suolo con ruspa e blindati un luogo dove si prestava assistenza a migranti e bisognosi, italiani compresi. "Zone franche, senza Stato e legalità, non sono più tollerate", ribadisce il giustiziere di 'sto cazzo.

Poi, certo, dipende sempre quale tipo di illegalità si vuole combattere. Se si vogliono colpire un manipolo di poveri cristi chiusi in una tendopoli improvvisata in un parcheggio, arriva la forza, la mano pesante, i blindati, le ruspe, i pullman della polizia.

Per altri tipi di illegalità, invece, è sempre pronto un bel condono edilizio o fiscale, a seconda dei casi. Perché le tende dei poveracci sono brutte, dànno fastidio, non sono un bello spettacolo, quindi ruspa. Gli evasori, invece, quelli girano in cravatta e giacchetta, e poi votano pure.

Quindi, dove veramente ci vorrebbe la ruspa, vedi Ischia, arriva il condono; dove invece sarebbe auspicabile comprensione, lì tolleranza zero. Duri coi deboli e accondiscendenti coi forti e i furbi. Nella migliore tradizione di ogni autoritarismo guidato da stronzi.

Stan Lee

Mi spiace che se ne sia andato Stan Lee, anche se non sono mai stato un estimatore dei fumetti della Marvel. Ricordo che da bambino mi capitava di guardare, a volte, i cartoni animati di Batman, di Superman o dell'Uomo ragno, ma niente di più.

Di fumetti ero appassionato, certo, ma ho sempre preferito personaggi più, come dire?, normali e senza tanti super poteri, tipo Tex Willer, Zagor, Il comandante Mark, Diabolik. Poi, più tardi, il mitico Dylan Dog e altri simili.

Bei tempi.

domenica 11 novembre 2018

Sarum



Quando due settimane fa o giù di lì ho iniziato questo imponente volume, un romanzo storico di quasi millecento pagine (qui una breve sinossi), avevo messo in conto che avrei anche potuto non terminarlo. D'altra parte novemila anni di storia dell'Inghilterra, anche se in realtà il romanzo muove i primissimi passi ventimila anni fa, durante l'ultima glaciazione, quando ancora l'antica Britannia era una penisola dell'Eurasia, novemila anni di storia dell'Inghilterra, dicevo, possono incutere più di un timore.

Timori poi risultati vani. Il libro non annoia mai, infatti, e i moltissimi personaggi che compongono le cinque stirpi familiari attraverso cui si snoda la lunghissima storia sono assolutamente credibili, e le vicende sono raccontate in stile romanzesco che avvince e cattura l'attenzione. L'unico rammarico, che poi è quello che mi assale ogni volta che leggo, è non avere più tempo per farlo.

venerdì 9 novembre 2018

San Martino

Alle tre, oggi pomeriggio, passando da Santarcangelo dopo essere uscito dal lavoro, ho visto i primi segni dell'Apocalisse.

Niente a che vedere con con la Bibbia, naturalmente, mi riferisco alla annuale fiera di san Martino, che qua a Santarcangelo viene considerata più importante di qualsiasi altra festività, Natale o Capodanno compresi.

E niente, se il tempo reggerà, e dalle previsioni sembra proprio che reggerà, questo weekend sarà appunto qualcosa di simile a un'apocalisse.

mercoledì 7 novembre 2018

La vittoria di Trump e la collaborazione



Dalle parti del Giornale di zio Tibia, la cui peculiarità è quella di poter raccontare ai suoi lettori ciò che vuole ché tanto quelli, figurarsi, sono riusciti a confezionare il titolo che vedete sopra, dove hanno infilato con nonchalance la palese contraddizione della vittoria e del dialogo coi democratici.

Naturalmente, se fosse stata la "Grande vittoria" cantata dal Giornale, a Trump di collaborare coi democratici non sarebbe potuto fregare di meno. Alla collaborazione ci sarà invece costretto perché la Camera se la sono presa loro, e da adesso in avanti per fare passare ogni suo porcata coi democratici dovrà discuterci eccome. Altroché collaborazione come gentile concessione, come la racconta Sallusti.

ICI e Chiesa cattolica

La prendo un po' alla lontana ma la faccio breve. I'ICI, imposta comunale sugli immobili, fu istituita nel 1992 e la legge che la istituì prevedeva l'esenzione per gli immobili destinati al culto (chiese, oratori e quant'altro). Già qui c'è una prima stortura, dal momento che non si capisce in base a quale principio gli edifici destinati al culto ne furono esentati, ma lasciamo stare.

Nel 2005, secondo governo Berlusconi, l'esenzione fu estesa anche agli edifici facenti capo alla Chiesa cattolica con finalità commerciali, tipo alberghi, negozi ecc. Se già della prima esenzione è difficile capire la ragione, della seconda è impossibile. L'unica spiegazione è che nel 2005 il secondo governo del tipo delle cene eleganti era quasi al capolinea, le elezioni erano alle porte, e quale mossa migliore per ingraziarsi i favori dell'elettorato cattolico che togliere tutte le tasse alla Chiesa?

Infatti Berlusconi vinse e sempre in quell'anno diede vita al famigerato suo terzo governo, grazie anche, naturalmente, al voto dei cattolici. La genialata di esentare da ogni tassa la Chiesa gli fece sì, probabilmente, vincere le elezioni, ma creò un mancato gettito nelle casse dello Stato di una cifra compresa tra quattro e cinque miliardi di euro. Figo ingraziarsi papi, cardinali, vescovi e relativo elettorato coi soldi degli altri, no? Ma d'altra parte il modus operandi del tipo di Arcore è sempre stato questo, basta ricordare come finì la vicenda Alitalia e relativi capitani coraggiosi nel 2008, giusto per fare un esempio dei tanti possibili.

Comunque sia, ieri la Corte di giustizia europea ha stabilito che il governo italiano dovrà recuperare il mancato gettito ICI dalla Chiesa per gli anni dal 2006 al 2011. Naturalmente, pensare di recuperare quei soldi è pura illusione. In primo luogo perché, quand'anche si volesse fare, la procedura sarebbe lunga, faragginosa e senza alcuna garanzia di successo; in secondo luogo perché servirebbe una legge apposita del governo. E figuratevi se un governo come quello attuale farebbe mai qualcosa per "danneggiare" i porporati.

In un mondo giusto e perfetto, ma anche utopico, bisognerebbe chiedere quei soldi direttamente a Berlusconi.

martedì 6 novembre 2018

Finanziare il presepe

Leggo, tramite Andy, questa notizia: la regione Veneto stanzia cinquantamila euro per finanziare l'allestimento di presepi nelle scuole, private e pubbliche. Naturalmente è inutile stare a elencare cosa si potrebbe fare di più utile con quei soldi, che tra l'altro sono soldi pubblici, ma la giunta veneta di centrodestra (e chi, se no?) ha deliberato e così sia.

Dicono che l'iniziativa serve a incentivare la tradizione cristiana. Dicono sempre così. Siamo un paese destinato a morire sotto il peso immenso e insostenibile delle tradizioni, mentre buona parte del resto del mondo va avanti.

E stavolta non me la posso neppure prendere con Salvini, dal momento che l'iniziativa è della Regione.

lunedì 5 novembre 2018

Mediamente normale

Vivremo in un paese mediamente normale quando le preferenze sessuali di una campionessa sportiva non meraviglieranno la giornalista che la intervista. Ma ancora c'è da lavorare.

domenica 4 novembre 2018

Non è rimasto niente, a parte la presa per i fondelli

Alla fine la finanziaria è stata presentata e dentro cosa c'è? Niente, è rimasto solo il condono edilizio a Ischia, infilato chissà perché nel decreto Genova (e cosa cavolo c'entra?). Niente flat tax, niente quota 100, niente reddito di cittadinanza. Niente di niente. Pure le accise sulla benzina che Salvini prometteva in campagna elettorale di togliere nel primo Consiglio dei ministri sono ancora tutte al loro posto. Mesi di annunci, promesse, chiacchiere che alla prova dei fatti sono rimasti tali.

Quanto ci ha rotto le scatole, Salvini, con la legge Fornero, che era il male assoluto e che in campagna elettorale, strillava lui, doveva essere abrogata cascasse il mondo, poi superata (?) e infine... infine niente, sparita dall'orizzonte. E la flat tax, quella che in campagna elettorale doveva addirittura prevedere un'aliquota unica per tutti e che alla fine si è risolta con uno sconto fiscale alle partite IVA? Sparita anche quella dall'orizzonte.

E quanto ci ha rotto le scatole Di Maio con 'sto benedetto reddito di cittadinanza, che col reddito di cittadinanza non c'entra niente dal momento che si tratta di una specie di sussidio provvisorio ai disoccupati (il vero reddito di cittadinanza esiste solo in Alaska)? Niente, anche questo sparito dai radar, se ne riparlerà nell'anno nuovo, forse. Insomma le tre promesse clou che hanno consentito a questa manica di incompetenti di raccattare i voti sono tutte sparite. Si sono salvati solo il condono fiscale, mascherato da pace fiscale, e il condono edilizio a Ischia, stessi sistemi che si usavano nella prima e seconda repubblica per fare cassa velocemente, che non sono certo la massima espressione di un governo del cambiamento.

Ma alla fine, quelli che hanno votato questi qua, un minimo di sentore di essere stati solennemente presi per il culo lo avvertiranno?

sabato 3 novembre 2018

L'idraulico e l'origine della vita

L'idraulico è quello che sa tutto, ogni campo dello scibile umano è casa sua e non perde occasione, appoggiato al banco del bar intento a gustarsi cappuccino e cornetto, di fare sfoggio di questa sua monumentale conoscenza col barista. Il quale barista, che un po' di cose invece le sa ma sa anche che il cliente ha sempre ragione, seduto sul suo sgabello vicino alla cassa si profonde in accondiscendenti cenni di approvazione. Più in là ci sono io, seduto al tavolino, intento a sorseggiare il mio cappuccino sfogliando il giornale.

Il casus belli che dà il via alle colte discettazioni scientifiche dell'idraulico è un documentario in TV che racconta come si sono formate le possenti catene montuose dello Yukon, pane quotidiano del loquace idraulico, evidentemente. "Chissà se l'uomo c'era già, a quei tempi?" domanda quest'ultimo rivolto al barista. Il quale barista assume un'aria pensosa. Ma naturalmente l'idraulico so-tutto-io lo sa eccome. "Certo che c'era. L'uomo è comparso circa centomila anni fa e quelle montagne sono sicuramente venute su prima." Il prosieguo del siparietto si preannuncia interessante e mi metto ad ascoltare attentamente.

"Ma ci pensi, Marco, che la scienza non è ancora riuscita a capire come è nato l'uomo? E se non riesce a spiegarlo la scienza, dopo per forza che la gente crede alla favoletta di Adamo ed Eva, la costola ecc. Che poi" prosegue ormai lanciato "questi scienziati ci possono raccontare quello che vogliono, tanto noi che ne sappiamo? Dobbiamo fidarci di quello che ci raccontano." Il barista prova a replicare ma ormai l'idraulico è lanciato, e chi lo ferma più? "Sì, è vero, c'è quella storia del Big Bang, ma quella mica spiega come hanno fatto a formarsi dal nulla i nostri organi interni; fegato, milza, cuore. Insomma, gli scienziati sono lì che provano e riprovano ma ancora non sono riusciti a ricreare l'uomo dal nulla, come è successo all'origine, oppure ci sono riusciti ma non ce lo vogliono dire. E poi, Marco (Marco vorrebbe replicare ma l'idraulico è ormai come il treno senza freni di Runaway train), c'è questo mistero del cervello che nessuno è riuscito a spiegare, come ad esempio il fatto che ce l'abbiamo solo noi. Cioè, no, ce l'hanno anche gli animali ma rispetto al nostro è niente e quindi è come se non ce l'avessero."

A questo punto mi alzo, mi avvicino a Marco, alla cassa, pago il mio cappuccino, gli faccio un mezzo sorriso sotto i baffi e me ne vado. Marco mi guarda come se volesse venire con me, in qualsiasi posto, fossero pure le montagne dello Yukon, sguardo tipo implorante. Tutto pur di fuggire dall'idraulico so-tutto-io. In effetti un po' mi dispiace lasciarlo lì.

giovedì 1 novembre 2018

Quanto è costata l'inchiesta

Matteo Salvini, alla notizia che la procura di Catania ha avanzato richiesta di archiviazione nei suoi confronti per il caso Diciotti, ha chiesto, provocatoriamente, quanto sia costata l'inchiesta e quanti uomini siano stati utilizzati per essa. Due domande che non hanno alcun senso, come del resto lui sa benissimo, ma che hanno senso per i suoi fans, i quali sono generalmente poco inclini a utilizzare in maniera adeguata la materia grigia di cui l'evoluzione ha dotato tutti noi. Ai soggetti di cui sopra che dovessero per sbaglio passare di qui, provo a spiegare un paio di cose.

Ogni anno in Italia vengono aperte milioni di inchieste. Di queste, molte vengono archiviate mentre altre danno il via ai relativi processi. Tutti questi procedimenti giudiziari hanno naturalmente un costo, che generalmente si sobbarca lo Stato (lasciamo perdere per comodità tutta la faccenda delle spese processuali eventualmente addebitate per sentenza come pena accessoria). Questa mole di procedimenti giudiziari che ogni anno si svolgono, serve per stabilire la cosiddetta verità processuale, cioè per stabilire se chi è accusato di un determinato illecito è responsabile oppure no di ciò di cui è accusato. Nonostante ciò che pensa Salvini, e che vent'anni di berlusconismo hanno inculcato nelle italiche menti, i procedimenti giudiziari sono una garanzia per la collettività, non un'arma giudiziaria con cui colpire presunti nemici politici.

Paradossalmente, quindi, invece di chiedersi quanto sia costato avviare l'inchiesta a suo carico, domanda retorica che in realtà ha come unico fine quello di dare a intendere che quei soldi sono stati sprecati perchè lui sapeva già di essere innocente, Salvini avrebbe dovuto felicitarsi del fatto che quei soldi siano stati spesi per aprire un'inchiesta che certificasse (finora, non è ancora conclusa) la sua estraneità agli illeciti contestatigli. Non è un concetto complicato, vero? Ma la faccio più semplice, sempre per i soggetti di cui sopra.

Se io sospetto di avere una qualche patologia e il mio medico, avallando questo mio sospetto, mi suggerisce di sottopormi a esami approfonditi, al riscontro negativo dei suddetti esami non è che dico: Cavolo, non ho niente, ho sprecato quei soldi, ma sono semmai contento di averli spesi in modo che un esame diagnostico escludesse la patologia che sospettavo avere. Per le inchieste giudiziarie vale lo stesso discorso, che non è complicato, ma semplice, lineare. Almeno per chi ha un minimo di cognizione di causa di come funzionano le cose in uno stato di diritto.

Per tutti gli altri ci sono i post di Salvini su Facebook.

Cacciatori

La finestra della camera è aperta, fuori piove, sono steso sul letto e leggo un libro. In lontananza odo gli spari dei cacciatori che vagano nelle campagne qua attorno fin dalle prime luci dell'alba, e mi chiedo che senso abbia un tale passatempo.

Lasciando stare l'assurdità di un passatempo in cui si uccide per diletto, ché qua si vuole evitare si scadere nel facile moralismo, che gusto c'è a vagare per i campi pieni d'acqua inzaccherandosi di fango fino alla cintola? Non è meglio, piuttosto, restarsene a letto fino a tardi a leggere?

Ma, d'altra parte, un cacciatore potrebbe benissimo chiedersi che senso abbia restarsene fino a tardi nel letto a leggere libri quando si potrebbe andare a caccia.

Alla fine, tutto dipende dalla prospettiva in cui si guardano le cose, no?

Storia perfetta dell'errore

Martedì sera sono andato alla biblioteca di Santarcangelo ad ascoltare Roberto Mercadini, che da questa estate gira l'Italia presentando Storia perfetta dell'errore, il suo ultimo libro.





Mercadini è un ragazzone (lo vedete nelle foto qui sopra accanto a me) di Cesena che alcuni anni fa decise di lasciare il suo lavoro sicuro (è ingegnere elettronico e prima di buttarsi nel vuoto ha lavorato per dieci anni in una azienda informatica) per vivere di arte, e più precisamente arte letteraria: scrittura di libri, monologhi, testi teatrali, poesia ecc. E il salto nel vuoto gli ha portato fortuna, dal momento che è sempre in giro per l'Italia e il suo Storia perfetta dell'errore è già alla terza ristampa.



Ovviamente non ha bisogno che io gli faccia pubblicità, ma se volete conoscerlo e capire un po' chi è, qui c'è il suo sito e qui il suo canale YouTube, e comunque è attivo anche su tutti gli altri social. 

Riassumo in una parola chi è Mercadini: un grande.

lunedì 29 ottobre 2018

Jair Bolsonaro

Alcune perle dette nel corso degli anni da Jair Bolsonaro, l'ex militare neo presidente di estrema destra del Brasile. "Io sono favorevole a una dittatura militare"; "Io non la stuprerò, lei è troppo brutta" [frase rivolta alla deputata del Partito dei Lavoratori Maria Dò Rosario, ndr]; "Con il voto nulla potrà cambiare in questo Paese. Si cambierà solo con una guerra civile"; "Purtroppo al momento del concepimento c’è stato un errore ed è venuta femmina" [il riferimento è all'unica figlia femmina dei cinque che ha avuto, ndr]; "Sarei incapace di volere bene a un figlio omosessuale"; "Con il tempo, per colpa di atteggiamenti liberali, le droghe e anche con le donne lavorando (?), il numero di omosessuali è aumentato […] Lo dico sempre, se tuo figlio vede certe cose, poi penserà che è normale."

Grossa soddisfazione di Salvini, naturalmente, il quale ha scritto: "Anche in Brasile si cambia! Sinistra sconfitta e aria nuova!"

Ecco, i brasiliani si sono messi al governo uno così. In bocca al lupo a loro. Dio sa quanto ne avranno bisogno.

Le farei studiare

Fosse per me, prenderei le tre stupide che in gita scolastica si sono fatte un selfie, con tanto di saluto romano, davanti al cancello di Auschwitz; prenderei quindi la cretina che ieri, a Predappio, ha esibito, con patetico e grottesco orgoglio, la maglietta con su scritto auschwitzland e le costringerei a studiare, a leggere qualche libro, magari Se questo è un uomo o qualcuno simile.

Anche se so che non servirebbe a niente.

domenica 28 ottobre 2018

Pittsburgh

Dice Trump che se davanti a quella sinagoga ci fossero state delle guardie armate magari le cose sarebbero potute andare diversamente.

A parte la palese impossibilità di farlo - quante persone ci vorrebbero per presidiare ogni luogo di culto degli states? - c'è da rimarcare come ad ogni strage ripeta sempre le stesse cose. Fateci caso. Quando le stragi avvengono nelle chiese dice che bisognerebbe armare preti e pastori, quando avvengono nelle scuole dice che bisognerebbe armate gli insegnanti.

Per Trump, la soluzione per cercare di arginare i disastri generati da un paese che affoga nelle armi è quella di immettere nel sistema ancora più armi.

Io boh...

sabato 27 ottobre 2018

Spiegazioni

Quando credi di aver ormai visto tutto, trovi Di Maio che spiega lo spread a Mario Draghi, che è un po' come se il mago Otelma spiegasse la fisica delle particelle a Carlo Rubbia.

venerdì 26 ottobre 2018

L'errore di uno

Ogni volta che si parla della tragedia di Stefano Cucchi, e secondo me non se ne parlerà mai abbastanza, Salvini dà fiato alle trombe per ripetere sempre il medesimo ritornello, e cioè che l'errore di uno non deve infangare tutti.

Ora, lasciando da parte il fatto che nel caso di Cucchi non siamo in presenza dell'errore di uno ma semmai dell'errore di molti, dal momento che coll'avanzare delle indagini si continuano a scoprire livelli di omertà e depistaggi che definire preoccupanti è un eufemismo, è comunque necessario che qualcuno dica a Salvini che quello da lui propugnato è un concetto tautologicamente talmente palese da scadere nel ridicolo.

Nessuno sano di mente, infatti, è portato a pensare che tutti i carabinieri siano assassini, così come nessuno pensa che tutti gli italiani siano evasori fiscali o tutti i politici rubino, anche se sono disposto a concedere che qui la cosa è un tantino più difficoltosa.

Paradossalmente, ciò che Salvini non vuole che si faccia, cioè pensare che tutti i carabinieri siano criminali, è esattamente ciò che fa lui con gli stranieri utilizzando la potenza di fuoco della sua propaganda sui social, dove, grazie a una certosina opera di selezione delle notizie, viene dato risalto a ogni notizia di crimini compiuti da stranieri mentre viene ricoperta di silenzio tombale ogni notizia di crimini commessi da italiani, e tutto questo con lo scopo preciso di instillare nell'immaginario collettivo l'idea che tutti gli stranieri siano criminali, cosa che Salvini sa benissimo non essere vera.

Forse.

lunedì 22 ottobre 2018

I poteri di Mattarella

Non so se il Presidente della Repubblica abbia troppi poteri, come dice Grillo, anche perché, buttata lì così, senza nessuna ulteriore precisazione, come del resto è nello stile del comico, quella affermazione può voler dire tutto e niente.

Quello che so è che è bene che la Presidenza della Repubblica, così come altre istituzioni terze di controllo, possa costituire un valido e solido argine a qualsiasi velleità autoritaria di qualsiasi governo. E le velleità autoritarie di quello attuale, non le vede solo chi non le vuole vedere.

sabato 20 ottobre 2018

Condono

Un po' capisco il povero Di Maio e i suoi grotteschi tentativi di non addossarsi di fronte al suo elettorato la responsabilità di questa roba, al cui confronto la famosa Voluntary disclosure di Renzi e i condoni di B. erano caramelline, contro i quali i pentastellati si sono peraltro sempre scagliati in ogni modo immaginabile.

Piano piano credo stiano capendo che tra le campagne elettorali e la politica reale corre una certa differenza. Ben svegliati.

venerdì 19 ottobre 2018

Avrebbe dovuto fare l'attore

Quindi, riassumendo, tutta la sceneggiata fatta da Vespa, la manina, il complotto, le modifiche fatte da chissà chi a sua insaputa (ma quanto ha fatto scuola Scajola?), la denuncia in Procura e tutto il resto, insomma tutto 'sto teatrino era stato accuratamente preparato e pianificato a tavolino per poter dare a bere ai suoi elettori che lui del condono non sapeva niente.

Quest'uomo ha sbagliato mestiere, avrebbe dovuto fare l'attore.

giovedì 18 ottobre 2018

Sentirsi a casa

Sono 133 i giornalisti uccisi in Russia da quando Putin è al potere, dato che rende bene l'idea dello stato di salute della libertà di stampa e di come viene gestito il dissenso da quelle parti, per non parlare della considerazione attribuita al rispetto dei basilari diritti umani.

Ecco, Salvini, tra un selfie e l'altro con lo stato maggiore dell'imprenditoria russa, dice che lì si sente a casa. Mica in altri paesi europei, dove ancora sopravvive un barlume di libertà di stampa e una qualche possibilità di poter esprimere il dissenso. No, è là che lui si sente a casa.

mercoledì 17 ottobre 2018

Siamo sempre stati così?

C'è il caso Lodi, il caso Riace, poi c'è Prato, dove la segretaria della Lega vorrebbe togliere le piste ciclabili perché agevolano i migranti (i pratesi, evidentemente, secondo lei girano tutti in macchina). Poi c'è l'idea di far chiudere i negozietti etnici alle nove di sera, e poi assalti squadristi a centri di accoglienza. Poi che altro? Tantissimo altro. È sufficiente sfogliare le cronache locali per trovare innumerevoli casi di questo tipo. Magari piccoli, che non fanno notizia, ma che messi tutti insieme dipingono un quadro sconfortante, e che spesso riscuotono il plauso della gente.

Mi chiedo: ma noi quand'è che siamo diventati così stronzi? Così cinici e razzisti? Non tutti, eh, fortunatamente c'è ancora una parte di paese che non si rassegna e non segue questa deriva, come dimostra la raccolta fondi nel caso Lodi e le manifestazioni di solidarietà al sindaco di Riace, ma comunque molti, troppi. Lo siamo sempre stati, magari inizialmente in maniera più discreta e latente (prima che arrivasse questo governo), o lo siamo diventati nel recente periodo?

E niente, non riesco a trovare risposta. O forse ho paura di averla.

martedì 16 ottobre 2018

Guccini e la maculopatia

C'è una bella intervista a Guccini, oggi, sul Corriere, da cui apprendo che l'ex cantautore è affetto da maculopatia bilaterale, patologia degli occhi che impedisce, tra le altre cose, di leggere. Capite bene quale deve essere il peso di questo handicap per lui, che da anni aveva appeso la chitarra al chiodo e si era ritirato nel suo mulino, sull'Appennino tra la Toscana e l'Emilia, per leggere e scrivere. E infatti - dice - i libri gli vengono letti da sua moglie o da una ragazza che va da lui apposta.

La maculopatia ha colpito mia madre, un paio di anni fa, e anche lei, come Guccini, ha entrambi gli occhi compromessi (in tutti e due i casi ci ha messo lo zampino anche la sfiga, perché nella stragrande maggioranza dei casi viene colpito un occhio solo, non tutti e due). Non rende ciechi, questa patologia, ma non c'è cura, si può solo intervenire perché non peggiori, e se si escludono alcune cose che non si possono più fare, tra le quali appunto leggere, si conduce una vita quasi normale.

E niente, pensavo a cosa farei io se dovessi beccarmi la maculopatia, io che leggo libri svariate ore al giorno e che non guardo neppure la TV per farlo. E la possibilità che in futuro ci debba avere a che fare non è neppure così remota, dal momento che, come dice il mio oculista, questa patologia ha una forte componente ereditaria. Ma forse è meglio che non ci pensi.

Diluire l'identità

Dice il ministro Fontana, altro pezzo da novanta (per quanto riguarda le corbellerie) di questo governo, che i migranti diluiscono l'identità. Ma quale identità? verrebbe da chiedere. Quella italiana? E qual è l'identità italiana? se è lecito chiedere.

Per caso quella di Salvini che fino a due anni fa, prima di accorgersi che pure loro votano, insultava a spron sbattuto i meridionali? Quella del suo partito che ha ancora nel suo statuto, anche se non ne parla più nessuno, la secessione della Padania dal resto dello stivale? È questa l'identità italiana tirata in ballo da Fontana?

No, forse è quella dei romagnoli e degli emiliani che si sopportano a fatica, dei siciliani che quando vanno in Val D'Aosta (e viceversa) devono portarsi dietro un interprete, di Verona che è a mezzoretta di macchina dal Tirolo con Venezia che è la prima porta che dà sull'Oriente. E che identità potranno mai avere?

Non si sa, e probabilmente non lo sa neppure lui. Ma ormai l'andazzo di questi è noto: spara una cazzata, possibilmente grossa. Applausi assicurati.

Letture

Ho terminato ieri, devo dire con fatica, L'ultimo cavaliere, il primo libro dei sei che compongono la saga de La torre nera, primo e unico, che io sappia, lavoro di Stephen King di genere fantasy. Sì, diciamo che a tratti non è male, anzi è pure avvincente, ma nel complesso sono più i momenti in cui mi ha annoiato rispetto a quelli interessanti. Sto valutando se proseguire o no con gli altri.

Mentre valuto la prosecuzione della saga di cui sopra, ho ripreso in mano - l'avevo abbandonato agli inizi dell'estate, mi pare - Dal big bang ai buchi neri, breve storia del tempo, di un altro Stephen, molto diverso da King, e cioè Stephen Hawking, il grande scienziato britannico che ci ha lasciato agli inizi di quest'anno. Avevo abbandonato il libro in questione principalmente perché troppo difficile per me. Nella prefazione Hawking scrive di averlo concepito anche per chi sia a digiuno di fisica e astronomia, ma evidentemente io ne sono troppo a digiuno.

Devo dire, però, che le parti che riesco a comprendere sono veramente interessanti. Stamattina, ad esempio, ho letto il capitolo in cui Hawking racconta l'inizio dell'universo e, molto dopo, la nascita del nostro pianeta e, ancora più dopo, la nostra sciagurata comparsa, e pensavo, mentre leggevo, quanto siano stupide le nostre piccole beghe da cortile rapportate al niente (letteralmente) che siamo nell'universo.

Forse, chissà, se più persone si rendessero conto di questa cosa, l'umanità sarebbe un pelino migliore, con tutto ciò che ne consegue. Ma non so se ci metterei la mano sul fuoco.

lunedì 15 ottobre 2018

Il sicario

Sull'aborto ognuno ha certamente una propria idea, ma questa idea, date le molteplici sfaccettature e le altrettanto molteplici implicazioni, specie di carattere morale e di coscienza, che l'argomento veicola, dovrebbe essere sempre espressa con cautela e ponderazione, specie dai maschietti, e ancor di più se tali maschietti dispongono di una visibilità mediatica importante.

Ora, che Bergoglio sia contro l'aborto è noto da sempre - lo erano i suoi predecessori e lo saranno i suoi successori, dal momento che il contrasto a questa pratica entra nel novero dei famosi princìpi non negoziabili della Chiesa cattolica.

Nel momento però in cui quest'ultimo definisce la donna che per qualsiasi motivo intende ricorrervi, nelle maniere e nei modi previsti dalla legge, una mandante di un omicidio che affitta un sicario per risolvere un problema, non mi pare che ossequi granché quella prudenza e quella cautela che sarebbero auspicabili in queste situazioni.

Proporre questa immagine dell'aborto e della donna che decide di ricorrervi, equivale a mio avviso a dare un'idea di, come dire?, leggerezza, superficialità; veicola l'impressione che questa scelta venga presa con la stessa facilità con cui si compila la lista della spesa o si decide di andare dalla parrucchiera, e allo stesso tempo maschera subdolamente il dramma, i sensi di colpa, i dubbi, la lacerazione interiore che invece accompagnano sempre tale scelta.

Diciamo che, fossi io una donna, il suo sproloquio un po' di incazzatura me l'avrebbe fatta venire, indipendetemente dalla posizione in merito a questo tema.

Se i genitori non si comportano bene

Dopo giorni in cui in rete e fuori non s'è parlato d'altro, Di Maio è intervenuto sulla vergognosa vicenda di Lodi, e lo ha fatto con un post che fa nascere in chi lo legge la certezza che se avesse continuato a non dire niente avrebbe fatto più bella figura.

"I bambini non si toccano. Se alcuni genitori non si comportano bene si multino loro, non i loro figli". Sacrosanto, ma dov'era lui in tutto questo tempo in cui i bambini venivano toccati eccome, grazie a una sindaca, ovviamente leghista, sulla quale cade la responsabilità di aver garantito il diritto alla mensa solo a quelli italiani?

E per quale motivo i genitori di questi bambini non si sarebbero comportati bene? Per non essere riusciti a reperire la documentazione necessaria, oltre a quella richiesta normalmente, nei loro paesi d'origine, mentre agli italiani bastava l'ISEE? Se non è discriminazione su base etnica, che cos'è questa? In quale altro modo si potrebbe chiamare?

Ah già, non è razzismo, sono solo genitori che non si comportano bene.

Compleanni

I blog festeggiano i compleanni? Boh, non lo so, sono ormai entrato in un'età in cui il cadere di questo tipo di ricorrenze mi lascia totalmente indifferente, anzi a volte mi risulta pure fastidioso.

Comunque sia, dodici anni fa, oggi, vergavo il primo post su questa specie di... come chiamarlo? Blog? Diario? Discarica di deliri digitali? Chissà.

I blog sono morti da anni, sono ormai pura archeologia informatica, e ogni giorno mi dico che domani lo chiuderò, come hanno fatto ormai quasi tutti i vecchi blogger. Intanto, però, tra un domani e l'altro, continuo a venire qui.

venerdì 12 ottobre 2018

Come (non) la racconta zio Tibia

È possibile pure che mi sbagli, ma mi sembra che da ieri mattina, dopo l'esplosione delle nuove rivelazioni relative alla tragica vicenda di Stefano Cucchi, l'unico che non abbia scritto una riga in proposito sia stato Il Giornale. Almeno sulla versione per dispositivi mobili del sito.

Niente di cui stupirsi, intendiamoci, le modalità con cui il fogliaccio guidato da Sallusti seleziona quali notizie dare e come darle è noto da decenni. Eppure rimane sempre difficile abituarsi a questo schifo.

giovedì 11 ottobre 2018

Delitto e castigo



Terminato adesso, dopo quasi due settimane dal suo inizio, il monumentale Delitto e castigo, di Dostoevskij. A tratti prolisso, quasi elefantiaco, ma anche introspettivo ed eccezionale nel descrivere la complessità della natura umana. Diciamo che non è un libro per chi è abituato agli Harmony o ai Liala. Comunque, molto bello.

mercoledì 10 ottobre 2018

Eletti

Quando ricevette l'avviso di garanzia (sacrosanto) per i fatti della Diciotti, il ruspista si scagliò contro i magistrati dicendo che lui era stato eletto dal popolo, loro no. Ieri, il suo compare Di Maio ha replicato alle osservazioni di Bankitalia in merito alla volontà del governo di superare la Fornero, suggerendo alla Banca d'Italia di presentarsi alle prossime elezioni.

Cosa accomuna le due patetiche dichiarazioni, a parte le palesi stupidità e puerilità delle stesse? L'idea che l'aver ricevuto i voti per governare ponga questi signori nella posizione di poter fare ciò che vogliono sottraendosi alle critiche e alle osservazioni. Non è una bella cosa, questa, e sicuramente non è da sottovalutare.

(Avendo tempo da perdere si potrebbe provare a spiegare a Salvini, la cui ignoranza travalica i sistemi solari, che la magistratura è un potere diverso e indipendente da quello legislativo ed esecutivo, così come previsto dalla Costituzione, e i giudici non sono eletti da nessuno dal momento che in magistratura si entra per concorso. E con Di Maio si potrebbe provare a fare la stessa cosa, dal momento che anche in Bankitalia si entra per concorso. Direte: Ma vuoi che 'ste cose non le sappiano? Non mi stupirei se fosse così.)

Teniamoci forte, la botta non sarà piccola

Dopo Commissione europea, Bankitalia, Corte dei conti, mercati e ogni organismo economico internazionale, pure l'Ufficio parlamentare del bilancio boccia la manovra (tra l'altro ancora sulla carta e con molti punti in bianco). Loro cosa fanno? Dicono che non c'è nessun piano B, si va avanti comunque, sia quel che sia.

Mi viene mente un film che vidi molti anni fa di cui non ricordo più il titolo. C'era un treno che correva a velocità folle, su un percorso per gran parte in discesa, perché un guasto aveva messo fuori uso l'impianto frenante. Il treno veniva monitorato sui terminali della centrale di controllo. Sul suo percorso si trovava un vecchio ponte, piuttosto malridotto, che doveva sempre essere attraversato a velocità ridottissima. Ma quel treno impazzito il macchinista non poteva rallentarlo in nessun modo, e nella centrale di controllo sapevano cosa sarebbe successo se il treno l'avesse attraversato a velocità elevata. Successe. Il ponte non resse, si sgretolò e il treno finì nel burrone sottostante.

La differenza tra il governo e quello sfortunato convoglio è che il governo può ancora fare qualcosa, può rivedere la manovra in modo da evitare che l'Italia faccia la fine di quel treno. Ma loro niente, loro tirano dritto con la loro stupida e pericolosa cocciutaggine. E lo fanno in primo luogo perché non sanno più che pesci pigliare, in secondo luogo per pararsi il culo quando ci sarà il disastro, perché così potranno dire: Vedete? Noi volevamo fare tutto quello che abbiamo promesso ma non ce l'hanno fatto fare/non è stato possibile farlo.

Questo non è un governo, è un teatro dell'assurdo, del tragicomico, più tragico che comico. E l'ultimo atto di questa tragicomicità l'ha messo in scena la macchietta principale, Salvini, quando ieri, a chi gli chiedeva cosa avranno intenzione di fare se lo spread raggiungerà livelli molto pericolosi, ha risposto, con la faccia più tosta del mondo, che chiederà aiuto agli italiani, grandi risparmiatori, invitandoli a comprare titoli di stato nostrani (in sostanza a comprare il debito pubblico italiano, quello che lui e il suo compare stanno contribuendo a gonfiare ancora di più). E tutto questo senza neppure sapere, nella sua universale ignoranza, perché quest'uomo è ministro di tutto ma è ignorante su tutto, che gli italiani dei Bot e dei Btp non sanno più che farsene (solo il cinque per cento dei risparmi vengono investiti qui, contro il quaranta di molti anni fa, il resto va prevalentemente in titoli esteri).

Siamo a questo punto. Questa specie di armata Brancaleone di irresponsabili, questo governo del popolo che doveva aiutare e risolvere i suoi problemi, si rivolge a quello stesso popolo chiedendo soldi per rimediare ai casini che sta combinando. Teniamoci forte, perché la botta non sarà piccola.

martedì 9 ottobre 2018

Dialoghi

Ieri mattina me ne stavo beatamente seduto su una panchina del parco Clementino con in mano il mio Delitto e castigo. A un certo punto, mentre Raslkònikov, convocato dal commissario Petròvic, stava dibattendo con quest'ultimo per capire se fosse tra i sospettati dell'omicidio della vecchia usuraia e della sorella, passano due signore dei Testimoni di Geova coi loro opuscoletti. Io manco le avevo viste, a dire il vero, assorto com'ero per seguire gli sviluppi della chiacchierata tra i due personaggi dostoevskijani, mi sono accorto della loro presenza dal fatto che una delle due signore, appressandosi a me, ha fatto alla sua socia: "Uh, c'è un signore che sta leggendo, chissà se possiamo disturbarlo..." Ovviamente non potevano, ma ormai...

"Scusi, signore," si fa avanti la più temeraria delle due, "potrei farle qualche domanda?" La mattinata è bella, la temperatura più che gradevole, è il mio primo giorno di ferie, quindi mi gira bene e invece di mandarle a cagare seduta stante, come avrei fatto in una qualsiasi giornata che non girasse per il verso giusto, ma sempre con garbo, sia chiaro, ché qua si è persone educate anche coi geovani, acconsento.

"Lei si chiede mai se Dio pensa a lei?"
"Sinceramente no, anche perché non credendoci, sa com'è..."
"Ah, quindi lei non crede alla sua esistenza..."
"Diciamo che, razionalmente, non escludo a priori la possibilità che possa esserci, come dire?, una sorta di 'disegno' superiore sulla base del quale esistiamo noi e tutto il resto, ma sono sempre stato un tipo diffidente per natura, uno di quelli che se non vede non crede, quindi... E comunque," aggiungo, "sicuramente non credo in un dio antropomorfizzato come lo intendete voi, una specie di padre-padrone che sta lì ogni minuto a controllare come ti comporti, cosa fai sotto le lenzuola e cose di questo genere, e che usa coi suoi figli il vecchio e inutile sistema premi-punizioni, che pure la Montessori a sentirne parlare si rivolterebbe ancora nella tomba." Dall'espressione della tipa intuisco la sua presa di coscienza di avere di fronte un osso duro, uno che sarà molta fatica riuscire a fargli cambiare idea. Però decide di insistere.

"Vedo che lei legge..."
"Sì, è una delle mie passioni."
"Legge molto?"
"Diciamo una media di sessanta libri all'anno, a volte qualcuno di più, a volte qualcuno di meno. Sa com'è, purtroppo ho anche altre cose da fare." Lei strabuzza gli occhi.
"Sessanta? Accidenti! Ha mai letto la Bibbia?"
"Integralmente no, ma da bambino andavo a messa e qualche brano l'ho sentito leggere lì."
"Vede," continua lei, "io da giovane non ero credente, però ero una che si faceva tante domande, e tutte le risposte a queste domande le ho poi trovate nella Bibbia. Ad esempio, lei sa perché nel mondo c'è tanto male, tanto dolore, c'è corruzione, cattiveria, ingiustizie, insomma lei sa perché il mondo va così male? Tutto dipende dal primo atto di insubordinazione che l'uomo fece nei confronti di chi l'aveva creato. Dio era stato chiaro, con Adamo ed Eva: potete prendere ogni frutto del giardino dell'Eden tranne quelli dell'albero della conoscenza. Quindi non è che non avessero scelta, l'avevano eccome, avevano un giardino intero in cui andare a pescare, eppure sono andati a prendere proprio dove non dovevano, e noi oggi ne paghiamo le conseguenze." La faccenda si mette male, penso, la signora l'ha presa alla lontana, come cavarsela dai piedi? Provo con la logica.

"Scusi signora," replico, "ma lei sa com'è fatto l'uomo, no? La sa la storia dell'occasione che lo fa ladro, suppongo. Per cui, di cosa si stupisce se sono andati a mangiare proprio quel frutto, andando contro le direttive di chi li aveva messi lì? Guardi, io ho due figlie, sa quante volte ho detto loro di non fare una cosa? E lei crede che tutte le volte mi siano state a sentire? Tra l'altro," provo ad aggiungere, "se è vero che Adamo ed Eva sono stati creati da Dio, non si capisce perché non li abbia fatti con un carattere più docile e remissivo, meno incline all'insubordinazione." La tipa sorride. Io vado avanti. "E poi, scusi eh? A parte il fatto che non si capisce perché per colpa di quei due dobbiamo pagare tutti, dal momento che proprio nella Bibbia sta scritto che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, ma non sarebbe stato meglio se Dio avesse messo quel benedetto albero fuori dal giardino o comunque in un posto non raggiungibile dai due ribelli? Pensi a quante beghe ci saremmo risparmiati, a come tutto sarebbe filato liscio e a come staremmo bene oggi." La signora abbozza, ma non demorde.
"Sì, ma questo è un approccio logico, nella Bibbia si legge ancora che..." A questo punto la fermo.
"Guardi, abbia pazienza," le dico facendo appello a ciò che ancora mi rimane di quest'ultima e constatando che un approccio logico con questa gente non sortisce alcun effetto (scemo io a provarci, mi sono detto poi). "Noi siamo su due posizioni troppo distanti che non andranno mai d'accordo, e siccome 'sto libro di Dostoevskij me lo sto tirando dietro ormai da una decina di giorni, cosa dice se io torno a leggere e lei a passeggiare?" Si arrende.
"Sì, va bene," concede lei, "ma le posso lasciare un opuscolo? Magari ci può dare un'occhiata con più calma più tardi."
"Certo," le rispondo (tutto pur di togliermela dai piedi). Ci salutiamo. A due passi dalla panchina c'è un cestino dei rifiuti.

La chiacchierata con le due invasate non l'ho riportata integralmente, anche perché abbiamo parlato per quasi mezzora e sarebbe venuto un post eccessivamente lungo. Alla fine, ciò che stupisce di 'sta gente, non solo dei Tdg, naturalmente, ma degli invasati di ogni tipo e natura (cit.), è il loro non concedere niente alla razionalità, alla logica, al buon senso, alla realtà. Per loro è tutto in quelle pagine, in quella mitologia su cui hanno impostato tutto il loro agire e pensare, indifferenti, anzi apertamente ostili, a qualunque visione che si discosti appena dalla loro. Il fondamentalismo è questa roba qua, non c'è bisogno di andare chissà dove per sbatterci il muso, ed è lo stesso fondamentalismo che permea anche la Chiesa cattolica, perché quando un Ratzinger ti dice che la sua religione è l'unica vera e le altre sono tutte false, non dice niente di diverso dai TdG.

Ah, lo so, ho scoperto l'acqua calda.

lunedì 8 ottobre 2018

La normalità di Burioni

Ascoltavo Roberto Burioni, ieri sera, da Fazio, e mi rendevo conto che diceva cose tutto sommato banali, naturali, ordinarie, logiche. La vaccinazione come gesto di responsabilità sociale, non solo di tutela individuale; gli appelli a non dare credito a chi dice di poter curare il cancro col succo di limone o il diabete con le vitamine; lo studio serio e impegnativo come unico viatico per acquistare autorevolezza e capacità di capire le cose. Concetti che dovrebbero essere lampanti anche senza aver letto un milione di libri.

Eppure non è così. Purtroppo non è così. La grandezza di Burioni, e non solo di Burioni (e Dio renda merito a tutti quelli che come lui combattono certe battaglie), non è nient'altro che una normalità che si fa grandezza nel mare della mediocrità generale.

Chi afferma che due più due fa quattro non dice niente di straordinario, ma diventa straordinario nel momento in cui comincia a dilagare l'idea che due più due faccia cinque. E il fatto che ci sia bisogno di gente del suo calibro, non fa altro che dimostrare una volta di più, se mai ce ne fosse ancora bisogno, quanto male sia messa la nostra società.

Porti e aeroporti

Prima chiude i porti, poi vuole chiudere gli aeroporti, poi cosa vorrà chiudere? Chiudiamo tutto, sì, chiudiamoci in noi stessi, nel nostro egoismo, tappiamo porte e finestre fino ad asfissiarci con la nostra maleodorante aria viziata.
Chiudiamo anche le menti, uccidiamo il pensiero, i sentimenti, gli aneliti, la compassione, l'alterità. Rivestiamo di egoismo e odio quello scherzo di anni che ci è dato di vivere. Costruiamoci tanti piccoli cosmi personali facendo finta di ignorare che tutti, alla fine, avremo due metri di terreno, come dice Guccini.

No, grazie, a me lasciatemi fuori da tutto ciò.

sabato 6 ottobre 2018

Personaggi

Nel libro autobiografico On writing, Stephen King dice che nei romanzi i personaggi, quelli principali come quelli di contorno, devono essere appena tratteggiati, non descritti approfonditamente, perché sarà poi il lettore a dare ad essi la fisionomia che preferisce tramite la propria immaginazione, e anche perché, dice sempre lo scrittore, è la storia che conta maggiormente rispetto alle figure che si muovono in essa.

Mi è venuta in mente questa cosa poc'anzi, dopo aver notato che Dostoevskij, in Delitto e castigo, riempie quasi una pagina intera per descrivere il commissario di polizia Porfirij Petròvic.

giovedì 4 ottobre 2018

Dilettanti allo sbaraglio

Mi sembra di vederli. Tutti lì a tavolino, calcolatrice alla mano, a pensare dove andare a prendere soldi che non ci sono. E poi sparare numeri alla cazzo: sette miliardi per questo, cinque per quello, due per quest'altro; no, cavolo, siamo fuori. E allora ricominciano, rifanno i calcoli. Niente, non bastano di nuovo. Panico. E adesso come facciamo, con tutto quello che gli abbiamo promesso?

Paragonare questi qua a dei dilettanti allo sbaraglio è fargli un complimento.

mercoledì 3 ottobre 2018

La sua statura

Al di là di come la si pensi relativamente all'indagine sul sindaco di Riace, un ministro che sui social gongola e commenta sarcasticamente un fatto di cronaca, si qualifica per quello che è. Ma del resto, della sua infima statura politica eravamo già a conoscenza. Niente di nuovo sotto il sole.

lunedì 1 ottobre 2018

La piazza

Era bella, ieri, quella piazza piena a Roma. Dava come un'idea di speranza che da qualche parte ci sia ancora qualcosa di alternativo al merdume governativo imperante.
Finché non si è vista l'immagine di Renzi e Gentiloni, ed è crollato tutto.

sabato 29 settembre 2018

Chi ha fatto il debito

Qualcuno dica a Salvini che il debito pubblico italiano non è esploso, come racconta lui, "dopo anni di manovre economiche imposte dall'Europa", ma è esploso a partire dagli anni '70, quando qui in Italia, ma anche altrove per la verità, ci si incamminò sulla via perversa della spesa fuori controllo, che negli anni ha generato l'immenso debito pubblico di cui portiamo il peso.

Debito pubblico che è cresciuto costantemente ad opera di ogni esecutivo in carica dal 1970 a oggi, compresi quelli in cui al governo c'era la Lega a braccetto del tipo delle cene eleganti. E l'esplosione di tale debito pubblico si deve proprio al succedersi di provvedimenti improntati alla spesa in deficit (tanto qualcuno prima o poi pagherà), in tutto e per tutto simili a quello partorito ieri da lui e dal suo socio. L'Europa non c'entra un fico secco.

Questa è storia del nostro paese, l'ABC proprio, e io non riesco a smettere di stupirmi di come gli elettori leghisti riescano a farsi prendere per i fondelli in questo modo senza un minimo sussulto di orgoglio, senza il minimo segnale di avere qualche neurone funzionante.

Niente, il vuoto assoluto.

Se il vitellone fosse stato una lei

Non posso fare a meno di pensare che l'equivalente femminile dell'ultimo vitellone romagnolo, andatosene ieri durante un amplesso con una ragazza dell'est, sarebbe, molto eufemisticamente, niente di più che una donna di facili costumi.

venerdì 28 settembre 2018

Il governo del cambiamento (all'indietro)

Ieri sera sono andati in piazza a festeggiare, Salvini e Di Maio, a festeggiare la manovra che valicherà la linea del Piave del 2% (Tria puntava a non superare l'1,6 ma si è dovuto arrendere) e porterà il deficit al 2,45% del Pil. Loro festeggiano, mentre portano il nostro paese, che è il quinto al mondo per debito pubblico, ancora un pochino più vicino all'orlo del baratro, facendo una manovra in deficit, deficit destinato inevitabilmente a trasformarsi in debito pubblico i cui costi saranno scaricati sui nostri figli e sulle generazioni future, quando Salvini e Di Maio (per fortuna) non ci saranno più.

Ma è inutile recriminare e stracciarsi le vesti ora. Questo avevano scritto nel loro contratto e questo hanno fatto. Una manovra economica le cui due caratteristiche principali sono l'assistenzialismo e la spesa senza vincoli fatta a debito, esattamente come le manovre che si facevano nella prima repubblica. Neanche nella seconda, nella prima, durante le formidabili stagioni dei Craxi, dei Forlani, dei Cirino Pomicino, quella gente lì, insomma, cioè quelli che hanno portato il nostro paese nello stato in cui versa oggi. E oggi i nuovi condottieri di 'sta ceppa hanno fatto esattamente ciò che facevano i vecchi dinosauri, aggiungendo, se possibile, danno a danno.

Doveva essere il governo del cambiamento, e in effetti il cambiamento s'è visto tutto, ma all'indietro di una trentina abbondante di anni. E, ciliegina sulla torta, il tutto condito con un bel condono fiscale, che gli scaltri comunicatori di governo hanno provveduto a edulcorare sotto il delizioso nome di pace fiscale. Bello, pace fiscale, no? Dà come un senso di tranquillità, di distensione, di rilassatezza, di tregua. Perché, poi, pace fiscale? C'è stata per caso una guerra, che voi sappiate? Non ne ho avuto notizia. Io non voglio la loro pace fiscale del cazzo. Io non sono in guerra con nessuno, tanto meno col fisco, io sono in guerra con quelli che le tasse non le pagano e costringono gli altri a pagarle anche per loro. Con questi sono in guerra, io. E questi sono quelli che invece vengono premiati.

Io non voglio andare in pensione un anno prima scaricando il costo di questo anno sulle prossime generazioni. Preferisco starmene al lavoro, piuttosto. E sono tutte balle (sì, dico a voi due, Salvini e Di Maio) quelle secondo cui i 4/500000 posti che si libereranno saranno occupati dai giovani. Tutte balle. Chi se ne andrà sarà rimpiazzato, se lo sarà, da precari al più infimo livello, inviati alle aziende dalle cooperative che forniscono lavoro in subappalto alla bisogna dell'azienda. E non serve avere un dottorato in economia per sapere queste cose, basta avere sulle spalle qualche anno di lavoro in qualsiasi azienda, quello che sia Salvini che Di Maio non hanno mai avuto, dal momento che non hanno lavorato nemmeno un'ora in vita loro.

Non c'è niente in questa manovra, se ci avete fatto caso (non abolizione della Fornero né reddito e pensione di cittadinanza), che crei nuovo lavoro, nessun meccanismo che permetta ai giovani di entrare nel giro del lavoro, quello vero. Questa manovra è solo una specie di toppa che viene messa lì per tenere buoni per un paio d'anni quelli che un lavoro non ce l'hanno. Niente di nuovo, di rivoluzionario, di inedito, solo assistenzialismo allo stato puro già visto e rivisto.

Una parziale nota di speranza viene dal fatto, a molti ignoto, che la porcata messa nero su bianco da questi due figuri, quella chiamata pomposamente "Nota di aggiornamento del documento di programmazione economica e finanziaria", è solo un documento al momento senza alcun valore, neppure approvato dal governo, e che la manovra economica tutta intera per vedere la luce dovrà essere approvata dal Parlamento, e chissà che qualche sorpresina non esca fuori, anche se ho parecchi dubbi. Incrociamo le dita.

mercoledì 26 settembre 2018

Chissà se ha avuto un'erezione...

De Luca, intendo, lo sceriffo piddino che da sempre mette in riga i delinquenti della Campania e pure delle regioni limitrofe. L'ultima impresa in ordine di tempo è stata epica, e ha visto il solerte giustiziere assicurare alla giustizia, con notevole sangue freddo e sprezzo del pericolo, un pericolosissimo delinquente, un tranquillo ragazzo di colore che cercava di racimolare qualche spicciolo davanti a un supermercato.

Perché lui è così, sa bene dove si annidano i lestofanti. Governa una regione devastata da criminalità e camorra ma, da governatore di ferro che la sa lunga, conosce bene dove si annidano i veri delinquenti, altroché storie, e quindi fa fermare davanti al supermercato la sua bella e lucida auto blu con tanto di autista e codazzo, va dal nigeriano e lo fa portare immediatamente in caserma, dove gli viene contestato l'accattonaggio e gli viene appioppata una bella multa di 250 euro che naturalmente, e giustamente aggiungo, non pagherà mai.

Giustizia è fatta, una giustizia dettata quasi esclusivamente dall'aria che tira da un po' di tempo nel nostro paese e che fa proseliti ovunque, a destra come a sinistra, ammesso che una tale distinzione abbia oggi ancora un senso: la giustizia del forte che si accanisce sul più debole, specie se di colore. E non potrebbe essere diversamente, visto che gli esempi ci vengono quotidianamente forniti dalle alte gerarchie governative.

domenica 23 settembre 2018

Tra pace fiscale e condono

Le motivazioni con cui sia Salvini che Di Maio cercano con ogni mezzo di convincere le masse che la pace fiscale non è un condono, non reggono da nessun punto di vista. A mio modesto parere, se si propone a chiunque abbia pendenze col fisco di sanare la propria posizione pagando una minima percentuale di tali pendenze, siamo inevitabilmente di fronte a un condono, ci arrivo pure io.

Lui, il ruspista, ripete fino allo sfinimento che non è un condono ma solo un venire incontro a chi, per i più disparati motivi, e qui si è tranquillamente disposti ad ammettere che molti di questi possano pure essere plausibili, non è riuscito a restituire al fisco quanto dovuto. Va bene, sotto questo punto di vista la sanatoria può pure avere una sua ratio, ma come si distingue chi non ha potuto pagare da chi non ha voluto?

Facciamo cento la platea di chi ha pendenze con l'erario. Davvero Salvini vuol fare credere che tutti e cento hanno evaso il fisco perché non potevano fare diversamente? Dài, non scherziamo, su. Non sarebbe un condono se si prendessero i cento uno per uno, si analizzasse in dettaglio la loro posizione e si distinguessero così i "buoni" dai "cattivi". Ma se si prendono tutti e cento indistintamente, è un condono che non ha niente di diverso dai tanti che sono stati fatti in passato (l'ultimo condono tombale lo fece il tipo delle cene eleganti nel 2002).

Ora, io capisco che sia Di Maio che Salvini cerchino in tutti i modi di mascherare la porcata per provare a intortare i rispettivi elettorati, specie i grillini, paladini da sempre, almeno a parole, dell'onestà, ma sarà difficile che tutti ci caschino.

Forse.

sabato 22 settembre 2018

Il reddito di cittadinanza in chiave razzista

Il reddito di cittadinanza, definizione impropria, quella corretta sarebbe qualcosa tipo reddito minimo garantito, di cui si parla in questi giorni, non è un cavallo di battaglia dei Cinque stelle da oggi ma già da tempo, tanto che vide la luce nel 2013 durante la precedente legislatura.

All'epoca, quando i pentastellati non erano ancora pateticamente succubi dell'egemonia salviniana, come accade oggi, i requisiti che consentivano di poter accedere ai benefici di tale provvedimento non prevedevano il possesso della cittadinanza italiana come vincolante, ma questo status era solo uno dei tanti. Scrive l'Agi: “Hanno diritto al reddito di cittadinanza (…) i soggetti che risiedono nel territorio nazionale”, in particolare “i soggetti in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti parte dell’Unione europea” e “i soggetti provenienti da Paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale”.

Oggi le cose sono ovviamente cambiate. I grillini sono alleati col tipo della ruspa, l'argine alla deriva estremista che dovevano costituire nei suoi confronti si è sbriciolato una settimana dopo l'entrata in carica del governo e Salvini è colui, piaccia o no, che conduce il gioco, e la bestia nera del razzismo che alberga in lui, mai doma, mai sazia, non manca di uscire fuori in ogni occasione e di lasciare la sua zampata e il suo sigillo su ogni provvedimento venga messo in campo.

Il reddito di cittadinanza riservato solo agli italiani ne è un perfetto esempio. Poco importa - e Salvini lo sa benissimo - che infranga almeno due articoli della Costituzione (verrebbe stracciato dalla Consulta al primo ricorso che gli arrivasse) e una dozzina di quelli inseriti nei trattati europei che l'Italia ha sottoscritto. Poco importa che Mattarella, come ipotizzano in molti, potrebbe rifiutarsi di firmarlo e rispedirlo al mittente. Salvini lo sa benissimo, e anzi è proprio questo che probabilmente cerca, lo scontro, così da potersi poi ammantare di vittimismo e giustificare davanti ai suoi seguaci la mancata approvazione del suo obbrobrio razzista dicendo: "Vedete, io lo volevo fare ma Mattarella (la Consulta, l'Europa o chi volete voi) non me l'ha fatto fare".

Tutto già visto e rivisto. Ed è questo che fa incazzare ancora di più.

La grassa e l'umana(*) (e la caotica)

Ieri ho fatto un salto a Bologna, in macchina, per portare un po' di roba nell'appartamento in cui Michela alloggerà da lunedì, per i prossimi due anni, per seguire i corsi magistrali di pedagogia post laurea. A Bologna ci sono stato altre volte, in passato ma anche recentemente, ma mai in macchina, e mi sono reso conto - non che non lo immaginassi, ma provarlo dal vivo è un'altra cosa - che guidare a Bologna è eufemisticamente un casino.

Considerando poi che la pazienza automobilistica io l'ho già persa da un certo numero di anni, beh, non credo sopravviverei a lungo in una simile bolgia. La trafficata Santarcangiolese di cui mi lamentavo qui, al confronto è un tranquilla stradina di campagna.

(*) Per chi non le avesse riconosciute, le parole del titolo le ho estrapolate dai versi di una canzone di Guccini, Bologna appunto, la cui frase completa è: "Bologna la grassa e l'umana / già un poco Romagna / e in odor di Toscana..."

giovedì 20 settembre 2018

Salvini e la masturbazione

Tra le tante battaglie lanciate da Salvini, battaglie fondamentali per il nostro paese, come capite bene, c'è quella per reintrodurre il reato di masturbazione in pubblico. Dice infatti l'intrepido difensore degli italiani che scriverà subito a Bonafede "affinché gli atti osceni, tra cui la masturbazione in pubblico, tornino ad essere reato penale."

Ecco, qualcuno spieghi al tizio della ruspa che la masturbazione pubblica è già reato e lo è sempre stata. Scrive a tal proposito il professor Guido Saraceni, giurista: "Sono costretto a precisare che per il codice penale italiano è ancora perfettamente reato (art. 527) masturbarsi in pubblico. L'unica differenza rispetto al recente passato è che dal 2015 lo sporcaccione viene punito con una multa salata (fino a 30000 euro)".

Il giurista Saraceni, quindi, a corredo della sua precisazione indica un'altra battaglia che potrebbe sicuramente giovare agli italiani: regala anche tu una copia del Codice penale italiano al somaro che sta sciaguratamente a capo degli Interni.

La pena del Celeste

La condanna in appello a sette anni e mezzo del Celeste per corruzione mi ha sorpreso per un fatto: i giudici gli hanno inflitto una pena superiore di un anno e mezzo a quella che gli fu comminata in primo grado, che era di sei anni.

Io sapevo che uno dei motivi per cui in Italia, a differenza di altri paesi europei, il ricorso in appello lo fanno tutti, e che l'eventuale pena inflitta non può superare quella del primo grado, può essere uguale o al limite ridotta. Evidentemente non è così, dovrò informarmi.

Abbiate pazienza, non sono un esperto di faccende giuridiche ma solo un umile magazziniere.

mercoledì 19 settembre 2018

(...)

Tg5. In sequenza, servizio su padre Pio e sul miracolo di san Gennaro (sì, continuano a chiamarlo miracolo, in sprezzo a qualsiasi senso del ridicolo).
E niente, questo paese non ce la farà mai.

Quelli che restano



Ascoltata oggi per la prima volta, per caso, in macchina. Elisa e De Gregori che duettano. Dà sollievo vedere che in mezzo a tanto ciarpame musicale, da cui siamo assediati senza soluzione di continuità, ancora sopravvive la musica vera, quella con la M maiuscola, quella che magari non è facile subito, al primo ascolto, ma che entra dentro e fa vibrare certe corde.

 La musica che è poesia, che fa riflettere, pensare, che stupisce per i non detti e i significati non immediatamente intelligibili contenuti nel testo. La musica che è lontana anni luce dai facili e stupidi motivetti che durano lo spazio di un'estate e poi muoiono prima dell'autunno. La musica che dà speranza.

E sa il cielo quanto abbiamo bisogno, oggi, di speranza.

lunedì 17 settembre 2018

Il fascismo eterno



Ho terminato in un paio d'ore questo agile saggio di Umberto Eco, pubblicato l'anno scorso. In esso il grandissimo scrittore evidenzia come il fascismo, oggi, palesi tracce di sé in maniera più subdola, più sfumata, più strisciante rispetto al famigerato ventennio, e delinea alcuni atteggiamenti, spesso esternati da personalità pubbliche, in presenza dei quali è bene alzare le antenne e mettersi in guardia.

Il culto della tradizione, ad esempio. Mica è tanto difficile, anzi non lo è per niente, oggi, sentire certi personaggi menarla col culto della tradizione, delle radici, delle origini ecc. Che va anche bene, volendo, entro certi limiti; il problema nasce quando il richiamo al culto della tradizione travalica il fisiologico per scadere nell'ossessivo. Qui bisogna alzare le orecchie. Scrive Eco: "È sufficiente guardare il sillabo di ogni movimento fascista per trovare i principali pensatori tradizionalisti. La gnosi nazista si nutriva di elementi tradizionalisti, sincretistici, occulti". 

Altri "segnali" che devono mettere sull'attenti sono il sospetto verso la cultura (viene attribuita a Göbbels la celebre frase "Quando sento parlare di cultura, estraggo la mia pistola"); e poi ancora la paura delle differenze, quindi il razzismo; l'ossessione del complotto, possibilmente internazionale; il machismo, che implica il disdegno per le donne e una condanna senza appello delle preferenze sessuali non conformiste, vedi ad esempio l'omosessualità. Questi sono solo alcuni degli esempi che Eco prende in esame nel suo saggio, ma ce ne sono tanti altri. 

Ciò che maggiormente sorprende, alla fine, è che questo breve saggio è la trasposizione scritta di un intervento che Umberto Eco fece alla Columbia University nel 1995, ossia più di vent'anni fa. Chi non lo sa può tranquillamente pensare che sia stato scritto oggi, tanto è attuale, tristemente attuale.

sabato 15 settembre 2018

La macchina straniera

La Santarcangiolese, strada trafficatissima, passa di fronte a casa mia. Si può attraversare a piedi - macellaio, alimentari e tabacchi sono dalla parte opposta - grazie alle strisce pedonali, che il Comune ha qualche tempo fa provveduto a dotare di illuminazione per rendere visibili i pedoni nelle ore notturne. Le suddette strisce pedonali hanno in realtà principalmente una funzione decorativa, in quanto gli automobilisti, non tutti ma comunque la stragrande maggioranza, se ne fregano dei pedoni e tendono a tirare dritto, come del resto è prassi comune non solo sulle strisce pedonali di fronte a casa mia ma su tutte le strisce pedonali dello stivale.

Ieri, come al solito, mi ci sono affacciato per attraversare, perché dovevo andare al negozio di alimentari a comprare un paio di cose. Naturalmente il traffico era sostenuto, come al solito, e mi sono messo ad aspettare con pazienza e con ben poche speranze che qualcuno si fermasse in tempi brevi per farmi attraversare. A un certo punto una macchina ha rallentato, poi si è fermata, immagino sollevando i fastidi di quelle che la retrocedevano, e mi ha fatto passare. Io sono andato, alzando la mano in segno di riconoscenza - un giorno qualcuno indagherà sui motivi che spingono a ringraziare in risposta alla concessione di un diritto, che in questo caso è quello dei pedoni di avere la precedenza sulle macchine, ma facciamo finta di niente.

Mentre attraversavo in fretta ho dato un'occhiata veloce alla targa della macchina ferma che mi ha fatto passare: era una targa straniera. Non saprei dire di quale paese, aveva numeri e lettere neri su sfondo bianco, forse la Svizzera o qualche paese dell'Est, non so, comunque non era italiana. Qualunque paese fosse, era comunque uno di quelli in cui la gentilezza degli automobilisti verso i pedoni e il rispetto delle regole del codice della strada hanno una certa importanza. Quindi, eccetto il nostro, poteva essere un qualsiasi paese europeo.

venerdì 14 settembre 2018

La Taverna si arrende (ai vaccini)

Ogni tanto capita di leggere qualche buona notizia, cosa che non fa mai male, visto l'andazzo. Una di queste è che Paola Taverna non parlerà più di vaccini. La signora Taverna è colei che affermava che da piccoli ci si immunizzava andando a trovare i cugini malati, quindi capite bene che se ha deciso di non parlare più dell'argomento c'è solo da guadagnarci. Rimane abbastanza inspiegabile, almeno per me, il suo avallo ai vaccini, tanto da aver fatto immunizzare senza problemi il pargoletto, ma la sua contrarietà all'obbligo.

Signora mia, se tu hai fatto i vaccini a tuo figlio, azione sacrosanta, vuol dire che pensi che siano importanti, che abbiano una funzione sociale di prevenzione di pericolose malattie, alcune delle quali hanno pericolosamente ricominciato a fare capolino, non credo tu l'abbia fatto per altri motivi, e se quindi ritieni che sono importanti non avrai difficoltà a capire che l'obbligo si è reso necessario perché molti, troppi, seguendo i vari Red Ronnie, Eleonora Brigliadori e ignoranti vari assortiti, avevano smesso di vaccinare i propri figli.

Non è difficile, su.

giovedì 13 settembre 2018

Tbc

Salvini torna a lanciare l'allarme (infondato) sulla tubercolosi diffusa dai migranti. Svariate personalità scientifiche, e pure un prefetto, affermano che l'allarme è appunto infondato e invitano il cazzaro ad andarci piano con la diffusione (strumentale) di ingiustificati allarmismi. Non è difficile intuire i seguaci del felpista quale delle due campane staranno a sentire.

domenica 9 settembre 2018

Lucio

Lucio Battisti è stato un cantautore con cui non ho mai avuto particolare affinità. Certo, ha scritto dei capolavori, è indubitabile, capolavori che ogni tanto mi piace pure suonare al piano o alla chitarra, ma finita lì. Non l'ho mai sentito un cantautore mio, tanto è vero che di lui, in casa, a differenza di tanti altri cantautori, di molti dei quali conservo la discografia completa, non credo di avere neppure un CD.

Credo sia perché sono cresciuto con una compagnia di amici più inclini ad ascoltare un tipo di cantautorato più, come dire?, serio, forse, impegnato (penso ad esempio ai Fossati, ai Guccini, ai De Gregori e altri), laddove invece Battisti rappresentava il genere di cantautore più "leggero". Insomma, per me diciamo che è stato una sorta di... grande a metà, via.

venerdì 7 settembre 2018

Prima vuole le prove

Dice l'uomo della felpa, riguardo al ddl contro la corruzione fortemente voluto dai pentastellati, che è contento e che secondo lui è un bel segnale. Ma c'è un ma, perché poi aggiunge: "Certo, però, che su quel provvedimento il Parlamento interverrà e modificherà [...] alcuni passaggi [perché] mettono sotto inchiesta sessanta milioni di italiani. Perché quando sulla base di un sospetto e senza prova dai la possibilità di intercettare, pedinare, ordinare questo e quest'altro, la preoccupazione è legittima". 

Ecco, qualcuno spieghi al ministro dell'Interno che la funzione primaria dell'intercettazione telefonica è appunto quella di cercare prove a carico dei sospettati, se le prove ci fossero già sarebbe perfettamente inutile metterli sotto intercettazione. È logica spicciola, semplice, intuibile facilmente perfino da un bambino. L'unica legittima preoccupazione degli italiani, semmai, è che un tipo del genere ricopra una delle cariche più delicate dell'amministrazione statale.

Ah, su tutta la sceneggiata fatta via facebook sull'avviso di garanzia, su lui che è stato eletto dal popolo mentre i giudici no e stronzate varie assortite, no comment. Per decenza.

giovedì 6 settembre 2018

Zingaretti

C'è Zingaretti a In onda. Zingaretti mi sembra una brava persona, pacata, tranquilla, uno che non twitta diecimila scemenze al giorno come faceva Renzi, e oltretutto dice anche cose sensate. Non escludo un mio voto al Pd, in futuro, in caso ne diventi segretario.

Sono al punto che voteterei qualsiasi cosa pur di mandare a casa questa manica di cialtroni e inetti.

Il consenso e la sentenza

Di fronte a una sentenza, sentenza che tra l'altro certifica il ladrocinio di soldi pubblici da parte della Lega, quello della ruspa replica: "Gli italiani sono con noi". A parte il fatto che non è vero, in quanto semmai è una parte degli italiani, e pure minoritaria, a essere con lui, non si vede comunque cosa c'entri il consenso politico con una sentenza, e non si capisce in base a quale ragionamento le due cose vengano messe su un piano paritario.

Il consenso non è sinonimo di verità, né tanto meno può essere usato come attenuante nei confronti di fatti illeciti commessi. È un ragionamento semplice, che può essere compreso con facilità perfino da un bambino delle elementari, e perfino da qualche leghista, forse.

martedì 4 settembre 2018

Il suo metodo di lavoro



Il tweet che vedete qui sopra è stato vergato qualche giorno fa da capitan Findus a commento di questa notizia, riportata dal sito principe per quanto riguarda fake news e bufale: il Giornale. Infatti la notizia, per come è stata riportata dal Giornale, è falsa, semplicemente falsa, e Salvini, riprendendola, ha contribuito a dare a questa bufala ancora maggiore visibilità - i motivi per cui l'ha fatto non serve che stia io qui a spiegarli, immagino.

L'articolo del Giornale, infatti, è subdolamente confezionato in modo che il lettore, e si sa che quelli del Giornale in genere non brillano per capacità intellettive, sia indotto a credere che il pusher è stato beccato in flagranza di reato e il giudice l'ha rimesso in libertà perché lo spaccio costituirebbe la sua unica fonte di reddito. Naturalmente non è così. Innanzitutto il giudice l'ha rimesso in libertà perché per una pena inferiore ai quattro anni non è prevista carcerazione preventiva, in secondo luogo, quando il pusher andrà a processo - perché andrà a processo, non è che perché non si fa la detenzione preventiva allora è assolto e perdonato - il non avere reddito costituirà per lui un'aggravante, non un'attenuante, come capziosamente vuol fare intendere il Giornale.

Scrive a tal proposito Arianna Ciccone: "Brevemente: l'uomo arrestato è stato trovato con 5 pasticche non in flagranza di reato (spaccio), quindi gli veniva contestata detenzione. Il giudice invece ha deciso di contestargli spaccio (perché è evidente che non avendo altro modo di mantenersi quelle pasticche servivano non per il consumo ma per lo spaccio). È stato liberato non per fare un favore a lui che viene dal Gambia poverino, ma perché hanno applicato la legge. Per un reato che prevede una pena inferiore ai 4 anni non c'è detenzione fino al processo. Al processo dovrà rispondere di una accusa più pesante appunto di spaccio e non consumo." Chi vuole approfondire, qui trova la spiegazione di un giurista.

Ecco, la propaganda salviniana funziona così: distorcendo i fatti per puro tornaconto politico, esattamente come faceva Berlusconi (anche Renzi, va detto, su questo versante si è dato parecchio da fare), contando sul fatto che la stragrande maggioranza di quelli che lo seguono prendono come oro colato ogni sciocchezza che scrive, acriticamente. In questo modo il felpista raggiunge più scopi: tira acqua al mulino del suo razzismo, perché i suoi tweet prendono di mira esclusivamente gli stranieri (avete mai letto qualcosa sulle cento e passa donne che ogni anno vengono uccise da mariti, amanti, fidanzati ecc.?), denigra e sfotte la magistratura e, scopo ovviamente non dichiarato, prende per i fondelli chi legge le sue baggianate, perché appunto sono bufale spacciate per realtà, e qui, purtroppo, non si può fare niente.

lunedì 3 settembre 2018

Cicli meteorologici

Ormai le evoluzioni delle situazioni meteo seguono principalmente questo schema: sole e cielo sereno, comparsa di nuvole all'orizzonte, cielo coperto e nero con improvvisi violenti rovesci, spesso e volentieri accompagnati da forti grandinate, allontanamento repentino delle nuvole e fuoriuscita di sole e cielo sereno. Poi il ciclo ricomincia da capo, ciclo che ogni volta si completa in circa un quarto d'ora.

E niente, è solo questione di abituarsi.

domenica 2 settembre 2018

Politica in classe

Caro Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ho letto in un tweet da Lei pubblicato questa frase: “Per fortuna che gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”. Bene, allora, visto che fra pochi giorni ricominceranno le scuole, e visto che sono un insegnante, Le vorrei dedicare poche semplici parole, sperando abbia il tempo e la voglia di leggerle. Partendo da quelle più importanti: io faccio e farò sempre politica in classe. Il punto è che la politica che faccio e che farò non è quella delle tifoserie, dello schierarsi da una qualche parte e cercare di portare i ragazzi a pensarla come te a tutti i costi. Non è così che funziona la vera politica.

La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero? Ecco perché uscire in giardino e leggere i versi di Giorgio Caproni, di Emily Dickinson, di David Maria Turoldo è fare politica. Spiegare al ragazzo che non deve urlare più forte e parlare sopra gli altri per farsi sentire è fare politica. Parlare di stelle cucite sui vestiti, di foibe, di gulag e di tutti gli orrori commessi nel passato perché i nostri ragazzi abbiano sempre gli occhi bene aperti sul presente è fare politica. Fotocopiare (spesso a spese nostre) le foto di Giovanni Falcone, di Malala Yousafzai, di Stephen Hawking, di Rocco Chinnici e dell’orologio della stazione di Bologna fermo alle 10.25 e poi appiccicarle ai muri delle nostre classi è fare politica. Buttare via un intero pomeriggio di lezione preparata perché in prima pagina sul giornale c’è l’ennesimo femminicidio, sedersi in cerchio insieme ai ragazzi a cercare di capire com’è che in questo Paese le donne muoiono così spesso per la violenza dei loro compagni e mariti, anche quello, soprattutto quello, è fare politica.

Insegnare a parlare correttamente e con un lessico ricco e preciso, affinché i pensieri dei ragazzi possano farsi più chiari e perché un domani non siano succubi di chi con le parole li vuole fregare, è fare politica. Accidenti se lo è. Sì, perché fare politica non vuol dire spingere i ragazzi a pensarla come te: vuol dire spingerli a pensare. Punto. È così che si costruisce una città migliore: tirando su cittadini che sanno scegliere con la propria testa. Non farlo più non significa “avanti futuro”, ma ritorno al passato. E il senso più profondo, sia della parola scuola che della parola politica, è quello di preparare, insieme, un futuro migliore. E in questo senso, soprattutto in questo senso, io faccio e farò sempre politica in classe.

Enrico Galiano, insegnante.

sabato 1 settembre 2018

Il colpevole (che è sempre qualcun altro)

C'è sempre un colpevole, ed è sempre un altro, qualcuno che non siamo noi. L'idea che una seppur minima responsabilità sia anche nostra non ci sfiora minimamente. Allora si tirano in ballo i migranti, oppure l'Europa, o magari l'euro e Prodi che ci ha fatto entrare (sì, ho sentito anche questo).

Eppure noi siamo il paese che per almeno un paio di decenni ha mandato la gente in pensione a quarant'anni per motivi elettorali-propagandistici; siamo il paese che dal 1970 ha visto un incremento esponenziale assurdo del debito pubblico, in ossequio all'assurda convinzione che l'aumento della spesa avrebbe avuto ritorni economicamente vantaggiosi per il paese - anche in altri paesi europei, a partire dagli anni '70 e '80, il debito pubblico aumentava, ma mentre in questi raddoppiava da noi quadruplicava.

In tre decenni, con questa assurdità abbiamo sperperato risorse accumulate durante il boom economico degli anni '50 e '60 che se fossero state amministrate con oculatezza e buon senso ci avrebbero consentito di superare la crisi economica iniziata alla fine degli anni duemila, e di cui oggi si fatica ancora a vedere l'uscita, con maggiore disinvoltura di quanto non stiamo tentando di fare oggi. Avremmo avuto risorse per cercare di sanare gli squilibri sempre più evidenti tra pochi ricchi e milioni di poveri; avremmo potuto garantire un welfare di un certo livello a una platea più ampia di persone; si sarebbe potuto intervenire con maggiore incisività sul problema della disoccupazione, sulla gestione dell'immigrazione e tanto altro. Ma quelle risorse sono state sacrificate sull'altare della spesa pubblica senza controllo di cui il maggior teorico e fautore, Craxi, decantava meraviglie.

Oggi siamo con le pezze al culo, e quelle pezze al culo ce le siamo messe da soli, è inutile che andiamo a cercare colpevoli chissà dove. I colpevoli ce li abbiamo in casa, e sono la mafia, l'evasione fiscale che si porta via cento miliardi all'anno, la corruzione, la commistione insana e deleteria tra politica e affari, il clientelismo, e sempre quel maledetto debito pubblico che ogni governo degli ultimi quarant'anni ha contribuito a ingrossare (trovatemi un governo sotto cui ci sia stata un'inversione di tendenza e vi pago da bere).

E allora cerchiamo capri espiatori chissà dove. L’euro, appunto, dimenticando che i suoi guasti non sono stati generati dalla moneta unica in sé ma da tutti gli anni dei mancati controlli (dov’erano tutti i governi dal 2000 in qua quando le mille lire diventavano un euro?); l’Europa, che in decenni ci ha elargito fior di miliardi per infrastrutture, territorio, ambiente, politiche sociali e che a un certo punto ha cominciato a stringere i rubinetti, giustamente, perché il grosso di questi soldi se li prendeva la mafia o restavano inutilizzati a causa della burocrazia lunare che strangola la nostra amministrazione pubblica.

L’ultimo colpevole in ordine di tempo ce l’ha trovato la Lega: i migranti, i disperati che non hanno niente che arrivano qua sui barconi e che fuggono da miseria, persecuzioni, fame. Sono loro i nuovi colpevoli dello stato in cui versa il nostro paese, i negri che vengono a rubarci il lavoro (infatti c’è la fila degli italiani che vogliono andare in spiaggia a vendere accendini o a raccogliere pomodori a due euro l’ora sotto il sole della Puglia), quei migranti sulla cui paura Salvini ha costruito la sua fortuna politica, paventando inesistenti invasioni ed inventando emergenze che non esistono.

E questi anni di campagna mediatica sono riusciti a farci credere - è paradossale, se ci pensate - che il nostro nemico sia chi è più povero di noi, mica chi ha fatto sì che la povertà e la precarietà aumentassero a dismisura, e cioè quelli che votavamo e votiamo. Ricordate la famosa storiella? Ci sono dieci panini, il padrone ne nasconde nove e poi dice agli operai: occhio che gli stranieri vi rubano il panino! Siamo a questo punto. Almeno finché la gente non si sveglierà e troverà il prossimo colpevole.

Che ovviamente è sempre qualcun altro.

domenica 26 agosto 2018

Codice etico

Quindi Alfano, nel 2016 ministro dell'Interno, secondo Di Maio si doveva dimettere "in cinque minuti" per presunte irregolarità nello spostamento di un prefetto da Enna a Isernia (inchiesta poi archiviata). Salvini, nel 2018 sciaguratamente ministro dell'Interno, sempre secondo Di Maio non si deve dimettere perché un'inchiesta per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio non confligge col loro codice etico.

No, ma a me piacerebbe dare una letta a 'sto codice etico.

Dice che li prende la chiesa a proprie spese

"Ho ritenuto di farli sbarcare" dice gongolante il ducetto di 'sta ceppa, come a voler far credere che la soluzione della vergognosa vicenda della nave Diciotti l'abbia trovata lui, quando invece a tirarlo fuori dal cul de sac in cui si era infilato da solo è stata la chiesa, che ha accettato di farsi carico di cento sventurati presenti sulla nave.

Ma lui sa bene che ai suoi "seguaci" può rifilare qualsiasi panzana, figurarsi se se ne accorgono. E allora via con la seconda: "Siamo riusciti ad aprire le porte della Chiesa e saranno ospitati a cura della Chiesa italiana. E quindi li ringrazio. Il problema lo abbiamo risolto [...] E questo a costo zero."

Ora, a parte il fatto che i minori e quelli con problemi gravi di salute fatti scendere anticipatamente sono stati presi in carico da ospedali e strutture italiani, e quindi già qui il costo zero è una balla, secondo il ducetto di 'sta ceppa da dove arriveranno i soldi che la chiesa impiegherà per l'assistenza dei migranti? da Marte? dall'Europa? da un bonifico dell'Altissimo? No, arriveranno dai sei miliardi e mezzo di euro (qui i dettagli) che ogni anno la Chiesa sottrae, più o meno direttamente, allo Stato italiano. Soldi pubblici italiani, quindi, con buona pace del "costo zero" e degli allocchi che la bevono.

Altra domanda. Sempre secondo il ducetto di 'sta ceppa, dove verranno sistemati dalla chiesa i migranti presi in carico? In Vaticano? Difficile, dal momento che come estensione non arriva a mezzo chilometro quadrato e vi risiedono già più di seicento persone. Verranno molto probabilmente sistemati in alcune delle strutture di assistenza presenti a Roma (suolo italiano, casomai qualche leghista non lo sapesse) e dintorni (un quarto del patrimonio immobiliare di Roma è di proprietà della chiesa).

La "vittoria" di Salvini è tutta qui, ma non ditelo ai suoi "seguaci", vedi mai che qualcuno si svegli dal letargo.