domenica 31 dicembre 2017

Il libro oscuro



L'ultimo post di quest'anno non poteva che essere dedicato a un libro, e precisamente a Il libro oscuro, di Gordon Dalhquist, che ho terminato giusto poco fa. Si tratta di un romanzo ambientato agli inizi del secolo scorso contraddistinto da una vena di inquietudine, mistero e atmosfere oscure, dove non mancano omicidi, case misteriose e palazzi a ridosso di scogliere che dànno sul mare dell'Europa del nord. A condire il tutto, una cabalistica congiura perpetrata da tetri personaggi e basata sull'utilizzo di un misterioso libro oscuro.

Non male, nel complesso, unico neo una certa intrinseca lentezza a cui forse si poteva ovviare riducendo il numero di pagine, magari dilungandosi un po' meno in certe prolisse descrizioni di luoghi e personaggi. Ma va bene così.

È stato il 53° libro letto quest'anno, un numero più o meno in linea col numero di libri letti gli anni precedenti. E niente, il miglior augurio di buon anno a chi passerà di qui, è che il 2018 sia per tutti un anno all'insegna delle buone letture. Auguri!

sabato 30 dicembre 2017

22.11.63

Tanto bello, avvincente, appassionante il libro, tanto brutta, sciatta, pallosa la relativa mini serie televisiva, che ho terminato solo grazie a notevoli dosi di pazienza e vincendo la reiterata tentazione di mollarla lì e mettermi a rileggere il libro, per rifarmi un po' la bocca. Peccato.

venerdì 29 dicembre 2017

Siamo tutti più poveri? Colpa della Bonino

Camillo Langone è da sempre turbato dal problema della denatalità. Non un vero e proprio turbamento, a dire il vero, ma una ossessione. Lui non può capacitarsi del fatto che qua da noi non si facciano più figli, e qualcuno a cui dare la colpa di questa gravissima tragedia bisogna trovarlo. Due anni fa ci era riuscito: la laurea.

Come sapete, da un certo numero di anni le ragazze non vogliono più saperne di restare ignoranti e addirittura rifuggono come la peste l'idea di accasarsi in giovanissima età e di cominciare a figliare come conigli, quindi si iscrivono all'università, 'ste disgraziate, buttando nel cesso dell'istruzione anni preziosi, che invece potrebbero essere impiegati in maniera molto più proficua dietro a tegami, pentole e pannolini. Poi si sa come vanno 'ste cose: il tempo passa, dopo la laurea magari si comincia a trovare qualcosa da fare, e il tempo e la voglia di fare figli perde vigore. Insomma, la laurea come causa prima della denatalità dilagante, secondo Langone.

Sono passati due anni e finalmente il prode scrivano del Foglio ha trovato un altro colpevole da affiancare alla laurea: Emma Bonino. Perché? Ma perché la signora Bonino è da sempre pro aborto e pro divorzio, e l'aborto, dice il Langone, è "corresponsabile del crollo demografico che ha moltiplicato la spesa pensionistica e sanitaria e dunque le tasse".

Affermare che la legalizzazione dell'aborto è una delle cause della denatalità è una stronzata talmente plateale che per smontarla non c'è neppure bisogno di scomodare l'Istat, che comunque spiega qui quali sono le vere cause, basta semplicemente ragionare un po', ma è noto che i lettori del Foglio appartengono grosso modo allo stesso target di lettori che frequentano testate simili, tipo Giornale, Libero ecc. Insomma, ci siamo capiti, tutta gente a cui puoi si può raccontare ciò che si vuole.

Aborto a parte, c'è da notare come il cruccio maggiore del Langone sia che la denatalità non porta ricchezza. Scrive infatti il nostro: "Tutti avremmo voluto uno zio d’America, colui che finalmente ci avrebbe arricchito. E invece ci tocca la zia di Bra [Emma Bonino, ndr], che ci ha impoverito." Chiaro, no? Meno figli, meno ricchezza economica per tutti. Qui ci sarebbe da far notare al tipo che se il valore che si dà alla natalità viene misurato in base alla ricchezza che può portare, forse ci si sta pericolosamente avvicinando al materialismo più bieco. Ed è quanto meno curioso che sia proprio un cattolico fervente come Langone a fare questa valutazione. Non sono infatti i cattolici a parlare sempre di spirito, anima e simili?

Ma probabilmente mi sono perso qualcosa.

giovedì 28 dicembre 2017

(...)



(da Il libro oscuro, G. Dalhquist)

Il medico e WhatsApp

Ieri, mentre via WhatsApp mandavo in azienda il numero di protocollo del certificato di malattia telematico, a mia volta ricevuto dal mio medico sempre tramite la nota app di messaggistica, pensavo a come era diversa questa trafila di comunicazione di dati quando iniziai a lavorare io, ormai trent'anni fa. Prima dell'avvento di WhatApp e del certificato telematico, infatti, era tutto molto più "cartaceo" e molto meno comodo.

Uno si alzava la mattina con l'influenza, poniamo. Come prima cosa telefonava subito in azienda per comunicare la sua assenza. In linea strettamente formale questo passaggio non sarebbe stato neppure necessaria, ma si faceva per una questione di, come dire?, galateo lavorativo.

Espletata questa formalità l'ammalato si recava quindi dal proprio medico per farsi visitare, pratica rimasta a tutt'oggi invariata nonostante il progresso delle tecnologie di comunicazione - quando si arriverà alla possibilità che il medico visiti il paziente via internet, anche questo passaggio diventerà inutile.

Terminata la visita, il medico faceva la diagnosi, indicava la terapia e produceva i due certificati di malattia per il paziente, uno da consegnare in azienda, l'altro all'INPS, e qui iniziava la penosa trafila burocratica di cui ancora ho memoria. Tra l'altro, la copia per l'INPS andava debitamente compilata, naturalmente a cura del lavoratore, con tutta una lunga sequela di dati relativi al lavoratore stesso e all'azienda di cui era alle dipendenze.

Una volta terminata la compilazione, facendo la massima attenzione a che le lettere non uscissero dalle caselle predisposte pena l'invalidazione del certificato, il documento poteva finalmente essere spedito. Inviare i due certificati ai rispettivi destinatari rendeva necessario recarsi all'ufficio postale e fare due raccomandate diverse, ovviamente con la mitica ricevuta di ritorno. Certo, uno poteva anche recarsi di persona a consegnare i certificati in questione, ma, specie per chi era residente lontano dal luogo di lavoro e dall'ufficio INPS più vicino, era generalmente più agevole recarsi alle Poste e fare le raccomandate, ovviamente a spese proprie.

L'aspetto leggermente paradossale dell'inviare la raccomandata all'INPS, consisteva nel fatto che tra la spedizione e il ricevimento potevano passare anche un paio di giorni, a volte di più, e se la durata della prognosi era breve, ad esempio tre giorni, era probabile che l'INPS ricevesse il certificato a malattia terminata, o comunque quando era ormai all'ultimo giorno, con conseguente impossibilità di organizzare eventuali controlli da parte del medico fiscale.

Oggi il certificato di malattia (telematico) viene spedito dal medico all'INPS praticamente in tempo reale via internet, non appena compilato, rendendo teoricamente concreta la possibilità di ritrovarsi la visita del medico fiscale non appena rientrati a casa dall'ambulatorio del proprio medico.

Voi direte: ma a noi cosa frega di 'sta cosa qua? Probabilmente niente, avete ragione, ma siccome sono qui a casa (ancora sotto malattia: che due palle!) che cerco di ingannare il tempo, ve l'ho raccontata. D'altra parte, la procedura con WhatsApp fa risparmiare un sacco di tempo, e in qualche modo, poi, tocca impiegarlo, eh.

mercoledì 27 dicembre 2017

Cosa si legge

L'Istat certifica che ogni anno in Italia diminuisce il numero di quelli che aprono almeno un libro all'anno. Fin qui niente di nuovo. Credo però che basarsi solo sul numero di lettori per trarre qualche conclusione sia fuorviante, senza tenere conto almeno un po' anche della qualità di ciò che si legge.

Uno può leggere anche cinquanta libri all'anno, ad esempio, ma se la metà di questi sono libri di Socci o di Vespa... Non per dire che leggere Socci o Vespa equivalga a non leggere niente, o che al limite sia più istruttivo andare a raccogliere funghi, ci mancherebbe, ma solo per rimarcare come per avere un quadro generale più esaustivo occorra anche vedere cosa si legge.

Cinque ore prima

L'ultima e poi non ci torno più sopra, ché tanto ormai è andata e non ci si fa più niente. Solo per far notare al piemontese senatore Esposito che giustificare l'assenza dal Senato perché comunque il numero legale non si sarebbe raggiunto è una cosa abbastanza patetica. E anche dire "ho preferito tornare dai miei figli cinque ore prima" non ha alcun senso.

Mica te l'ha ordinato il dottore di sacrificarti per fare il senatore, e il tuo mestiere di senatore è essere in aula alla bisogna. I contribuenti ti pagano (lautamente, tra l'altro) per quello. Se il 23 dicembre il Senato è aperto, tu in Senato ci devi stare. Anche io il 23 ho lavorato, e anche a me sarebbe piaciuto andarmene cinque ore prima, ma non l'ho potuto fare perché qua tra noi umani l'abbandono del posto di lavoro è causa più che sufficiente per essere licenziati.

Quindi va bene, avete disertato, avevate fretta perché Natale era alle porte, va tutto bene, ma almeno state zitti.

martedì 26 dicembre 2017

Gliel'ha scritta Soros

Il giornalame di destra è in fibrillazione, dopo l'omelia pro-migranti fatta ieri da Bergoglio. Il più scatenato è Libero ma anche il Giornale non scherza. Dalle parti di Feltri, ad esempio, si dà oggi ampio risalto a un delirio di Diego Fusaro secondo il quale dietro la predica di Natale di Bergoglio ci sarebbe L'Open Society di Soros.

Vi immaginate la scena? George che telefona a papa Ciccio e gli chiede: "Senti, Francesco, ti posso suggerire alcune cose da dire nella messa di Natale, eh? Sai com'è, ci tengo molto e ho pensato che non ci sia niente di male. Ovviamente mi sdebiterò, sta' tranquillo." E che dire del grande sondaggio odierno? "È peggio la Boldrini o Papa Francesco?"

E niente, i grandi cultori e difensori del presepe e della tradizione cristiana non riescono a concepire che il papa spieghi loro cosa significa essere cristiani. Perché il loro concetto di cristianesimo è abbastanza personalizzato e forgiato in modo che non cozzi contro il loro razzismo e la loro intolleranza. Un cristianesimo su misura, via.

La giustificazione di Scalfarotto

Credo che Scalfarotto avrebbe fatto più bella figura a restare in un dignitoso silenzio. Dire infatti che se anche tutti i senatori del PD fossero stati presenti il numero legale per avviare la discussione sullo Ius soli non si sarebbe raggiunto, è una giustificazione abbastanza puerile.

Vera, intendiamoci, ma oltre alla matematica c'è anche altro, non si può ridurre tutto ai numeri, specie su questioni così delicate e importanti che riguardano diritti uguali per tutti.

Se tutti i senatori del PD fossero stati presenti in aula il numero legale non si sarebbe raggiunto comunque, è vero, ma avrebbero dimostrato che a quella legge ci tenevano, la consideravano importante, e sarebbero usciti senza nulla da rimproverarsi. La defezione di un terzo di essi, invece, dimostra che una parte del PD si è appiattita sulle posizioni della Lega, dei centristi e della destra - da notare che la totale defezione dei Cinque stelle si giustifica solo col timore di perdere consensi a destra, subordinando una importantissima questione di diritti a meri calcoli elettorali.

Ecco perché non è una giustificazione quella dei numeri, caro Scalfarotto, ma una toppa peggiore del buco.

domenica 24 dicembre 2017

Buon Natale

Non mi sottraggo all'usuale rito di rivolgere gli auguri di buone feste ai miei 32 lettori. In fondo nella vita abbiamo bisogno anche di ritualità, di certezze, e lo scambio degli auguri nel giorno di Natale rientra in entrambe queste categorie.

I miei auguri arrivano mentre già da un paio di giorni faccio la spola tra il letto e il divano con febbre e tosse, ché qua se non ci si ammala sotto le feste che gusto c'è? Un Natale quindi in compagnia di VivinC, Tachipirina e compagnia bella. Ma non mi lamento assolutamente, dal momento che in giro per lo stivale c'è chi è alle prese con problemi ben più gravi.

Buone feste, di cuore!

"Morto e sepolto"

Le espressioni di giubilo di Calderoli, seguite all'affossamento definitivo, almeno per questa legislatura, dello Ius soli, dànno la misura dello spessore intellettuale e umano del signore in questione, che comunque conoscevamo già da anni, spessore analogo a quello dell'esercito di chi in queste ore gongola alla stessa maniera.

Gioire, dall'alto di una posizione di forza e privilegio, del fatto che a persone di fatto svantaggiate venga negata per legge la possibilità di colmare questo svantaggio e di equipararsi a tutti gli altri dà appunto la misura di questa pochezza.

Forti coi deboli, quindi, e cioè con quegli 800000 ragazzi di fatto italiani ma che la legge continua a inquadrare come stranieri, pur essendo nati qui come i vari Calderoli, Gasparri, Minniti ecc., con tutti gli svantaggi per loro che questo comporta.

Dovete avere una vita ben grama e misera, signori, per ricavare motivi di gioia e soddisfazione dall'infierire su chi è più debole.

sabato 23 dicembre 2017

L'armata perduta di Cambise



La godibilità di questo corposo thriller storico non deriva solo dalla trama avvincente e dai molteplici colpi di scena, compresi quelli numerosi del finale, ma dal fatto che l'autore, Paul Sussman, oltre ad avere la passione per la scrittura, ha anche quella per l'archeologia e la storia, ed ha quindi infarcito la narrazione di numerose e interessanti escursioni storiche riguardanti gli antichi Egizi e gli antichi Persiani.

L'armata perduta di Cambise citata nel titolo, non è frutto di fantasia, ma si riferisce a un tragico avvenimento storico realmente accaduto attorno al 500 a.C. e arrivato fino a noi grazie agli scritti di Erodoto.

Era l'epoca in cui l'impero persiano muoveva alla conquista dell'Egitto. Durante una spedizione militare, l'armata in questione, composta da circa 50000 soldati persiani agli ordini del re achemenide Cambise II, fu sorpresa da una immensa tempesta di sabbia nel deserto occidentale egiziano. L'intera armata fu spazzata via e sepolta e non ci furono superstiti. Sussman ha imbastito le vicende narrate nel libro attorno a questa tragedia e l'ha fatto, a mio modesto parere, in maniera eccellente. Uno dei libri più belli che mi è capitato di leggere quest'anno.

(...)



(Dal libro L'armata perduta di Cambise - P. Sussman)

Il tracollo dei Bitcoin

Mai investito in borsa in vita mia. In primo luogo perché non ho mai capito un accidente riguardo ai meccanismi di funzionamento di tutta la giostra - né, per la verità, mi è mai interessato conoscerli. In secondo luogo perché data la modestissima entità del giro economico familiare, da sempre all'insegna del tanti presi e tanti spesi, anche se la faccenda mi fosse in qualche modo interessata, avrei dovuto soprassedere per mancanza di materia prima.

Leggo del tracollo in borsa dei Bitcoin, la famosa moneta virtuale, com'è stata definita, e penso che già questo aggettivo avrebbe dovuto fare pensare. Virtuale dà l'idea di qualcosa di fittizio, irreale, aleatorio, evanescente. Gli investitori hanno preso quindi parte dei loro risparmi veri e li hanno messi in 'sta cosa virtuale, evanescente, e alla fine, guarda un po', a diventare evanescenti, anzi a svanire proprio, sono stati i loro soldi veri investiti lì.

(...)

giovedì 21 dicembre 2017

Fedeli agli errori

Un errore può capitare, per la fretta, la distrazione o quello che volete voi. Due scivoloni grammaticali consecutivi nell'arco di tre giorni cominciano invece a dare un po' da pensare.

Si dirà che in fondo non è così grave avere una ministra che ogni tanto inciampa nella grammatica, e sotto un certo punto di vista potrebbe anche essere vero - la nostra storia recente ha visto sedersi su quello scranno ministre come la Gelmini, per dire.

Però, insomma, un ministro, specie se dell'Istruzione, l'italiano lo deve sapere. Eddai, su, è il minimo sindacale.

mercoledì 20 dicembre 2017

Adesso, per Salvini, terroni, moneta unica e 80 euro vanno bene

Della sua giravolta sul meridione siamo bene o male tutti al corrente. Fino a qualche tempo fa il sud era la causa di tutti i mali del paese, i terroni gentaccia e i napoletani erano colerosi che puzzavano talmente che scappavano anche i cani (su Youtube ci sono ampi e dettagliati contributi in merito). Poi si è accorto che anche al sud votano e che, tutto sommato, quei voti lì saranno pure un po' colerosi ma alla fine mica fanno schifo, e quindi la secessione della Padania è andata in soffitta e sono cominciati i comizi elettorali al sud.

Passiamo all'euro. Ha rotto le appendici pendule per anni in tv, sui social, nei comizi con la storia dell'euro, perché l'euro ci ha rovinato, perché dobbiamo riprenderci la nostra sovranità monetaria e blablabla. "Siamo consapevoli che l’euro è un esperimento fallito. Quindi [...] dobbiamo prepararci per per il dopo" (22.1.2017). Oggi dice che il referendum per uscire dall'euro è una sciocchezza (e questo si sapeva già e glielo si rinfacciava da tempo) e che "c'è la possibilità di avere altre soluzioni per pagare il debito mantenendo l'euro".

Fino a ieri gli 80 euro di Renzi erano elemosina elettorale. "Noi non regaliamo 80 euro a chi vota Lega", strillava nei comizi non più tardi di qualche mese fa. Oggi, improvvisamente, gli 80 euro vanno bene e se andasse al governo li manterrebbe senza problemi

Di questo passo, mi aspetto da un giorno all'altro una dichiarazione dove dica che in fondo l'immigrazione è un problema largamente sopravvalutato, sono ben altre le questioni di cui occuparsi, e penso che ci siano dei limiti nell'avere la faccia come il culo che neppure Berlusconi riuscì a superare.

Il sindaco di Como

I signori in ghingheri e le signore impellicciate e ingioiellate possono da un paio di giorni girare per il centro di Como tranquillamente, senza correre più il rischio di incappare in qualche sgraditissimo mendicante accovacciato lungo i muri con la mano tesa, ché è roba brutta da vedere. E poi, via, il centro è il centro, ci sono gli addobbi, le lucine lungo le vie, i salami in vetrina, e che c'entrano gli straccioni con tutto ciò? Ecco quindi una bella ordinanza del sindaco che autorizza i solerti vigili ad appioppare multe a chi osi tendere la mano, ché il decoro è il decoro, eccheccavolo.

E poi Natale è alle porte, il tempo stringe, e il 25 la gente (presumo anche il sindaco) potrà così uscire dalla chiesa, dopo la santa messa, senza rischiare di incontrare il mendicante di turno. Perché la messa di Natale è importante. Lì si va per rendere omaggio al bambinello appena nato, con grande deferenza e massicce dosi di spirito votivo; quel bambinello che, narra la leggenda, Dio ha voluto nascesse in una stalla, ultimo tra gli ultimi, derelitto tra i derelitti.

Ovviamente, il derelitto dello storytelling evangelico gode di molta più considerazione dei derelitti veri, quelli che fino a un paio di giorni fa si potevano incontrare passeggiando per il centro di Como. Perché anche tra gli ultimi ci sono quelli di serie A e serie B. E al sindaco di Como questo concetto mica sfugge, scherziamo?

lunedì 18 dicembre 2017

(...)



(L'armata perduta di Cambise - P. Sussman)

Ammissioni

Non liquiderei con leggerezza l'ammissione della sua perdita di consensi. Non è cosa da poco per uno con un ego delle dimensioni del suo. Certo, non è arrivato ad ammettere di stare sulle scatole praticamente a tutto lo stivale, come effettivamente è, questo non lo ammetterà mai, ma apprezziamo lo sforzo.

Non era incitamento all'odio religioso

Maurizio Belpietro è stato assolto dall'accusa di offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone. Il fatto non sussiste. Il fatto sarebbe quel "Bastardi islamici" con cui Libero titolò la prima pagina il giorno dopo la strage del Bataclan.

Quindi, per colpa di un manipolo di criminali si apostrofano come bastardi tutti gli islamici del pianeta, indistintamente, e per il giudice in tutto ciò non c'è niente di offensivo.

Eccezion fatta per l'intelligenza e il buon senso, forse.

domenica 17 dicembre 2017

Il congiuntivo della ministra e la vittima sacrificale

Ancora più interessante del famigerato congiuntivo sbagliato dalla ministra Fedeli, è la lettera con cui il suo portavoce, attraverso una articolata spiegazione in perfetto stile cercare di vendere aria fritta, prova a salvare la ministra dalla figuraccia addossandosi ogni responsabilità.

La rivoluzione del presepe (e dell'ipocrisia)

Non so se sia vero che nessuno fa più il presepe, né so quanto ci sia di vero nel fatto che in molte scuole non si faccia più per non offendere altre culture. Certo, qualche caso ogni tanto fa capolino da qualche cronaca locale, ma da qui ad assumere che ciò sia la regola, come vuole capziosamente fare intendere la Meloni, ce ne passa.

Per quel che può valere la mia testimonianza, ho alcuni colleghi di lavoro musulmani con figli che vanno regolarmente a scuola, e a costoro non dà alcun fastidio che in queste scuole si allestisca il presepe, anzi, tutt'altro.

La Meloni, nel suo rivoluzionario video, appena un pelino velato di ipocrisia ma appena appena, si chiede: "Come fa a offenderti una famiglia che scappa per difendere quel bambino?" Gliel'ha spiegato come meglio non si potrebbe fare il buon Zoro.

sabato 16 dicembre 2017

Famiglia Cristiana in crisi

Mi spiace che Famiglia Cristiana se la passi male, anche se linea editoriale e contenuti sono da tempo quanto ci sia di più lontano da me. Mi spiace perché con quel settimanale lì ci sono cresciuto, e quindi se dovesse chiudere sarebbe un po' come se un pezzo della mia giovinezza se ne andasse con lei.

Dovete sapere - non sono sicuro che di questa cosa ai miei trentadue lettori freghi qualcosa, ma pazienza - che da bambino, essendo cresciuto in una famiglia gravemente cattolica, per lo meno da parte di madre e madre di madre, la domenica si andava a messa, e in fondo alla chiesa, accanto alla cassetta per le offerte, c'era un tavolino su cui erano impilate le copie di Famiglia Cristiana, che chi voleva poteva tranquillamente prendere e portare a casa.

Naturalmente mia madre ne prendeva sempre una copia. Siccome in casa era considerato una sorta di settimanale sacro, una volta letto non è che poi si buttasse via, scherziamo?, sarebbe stato un gesto sacrilego, e quindi le suddette copie venivano accuratamente conservate impilate sul tavolino della sala, perlomeno finché la pila raggiungeva altezze che pregiudicavano la stabilità della stessa.

Io all'epoca avevo già il mio bel da fare con Topolino, Tex Willer, Zagor, Alan Ford, Skorpio, Diabolik e compagnia bella, ma spesso, preso dalla curiosità, mi mettevo a sfogliare anche qualche copia di Famiglia Cristiana. Certo, accostare il settimanale ufficiale della Chiesa Cattolica a Diabolik potrebbe - questo sì - sembrare sacrilego, ma a quell'età il concetto di sacrilegio era ancora di là da conoscere e comprendere.

E insomma, leggevo spesso 'sta benedetta Famiglia Cristiana, e quando la prendevo in mano sapevo subito dove andare; ad esempio nella penultima pagina, dove c'era l'angolo delle vignette e del buon umore. Nella seconda pagina, invece, c'era l'angolo del direttore che risponde, che se non ricordo male all'epoca si chiamava don Zega o qualcosa del genere. Me lo ricordo perché quel nome lo accostavo per assonanza a Don Zaucker, uno dei cattivi del cartone animato Goldrake.

Praticamente, il direttore del settimanale don Zega sceglieva ogni settimana una lettera tra tutte quelle che gli inviavano i lettori e la pubblicava corredata della sua replica. Gli argomenti, da quel poco che mi ricordo, riguardavano problemi di povertà nel mondo, fame, dubbi dei lettori in materia di fede ecc. Diciamo, insomma, che tutto sommato era un giornale che sfogliavo volentieri.

Ecco perché un po' mi spiacerebbe se dovesse abbassare la saracinesca. Sarebbe un po' come se smettessero le pubblicazioni di Diabolik e tutti gli altri. Tutti pezzettini di un periodo della mia vita in cui la preoccupazione più grossa che avevo poteva essere un compito in classe il lunedì mattina. E vabbe', alla fine tutto passa e tutto se ne va.

venerdì 15 dicembre 2017

15 dicembre

Travaglio vs Boschi

Non entro nel merito della questione sul tavolo, e cioè le presunte illecite ingerenze della signora Boschi nella vicenda Banca Etruria, ma la suddetta signora è uscita malissimo dalla discussione con Travaglio di ieri sera dalla Gruber. In particolare quando ha accusato il giornalista di riservarle un tale trattamento (che poi sarebbe fare domande, quello che fa ogni giornalista che non sia Fazio) perché donna, ché se fosse stata uomo sarebbe stato diverso, facendo finta di dimenticare che Travaglio ha massacrato Berlusconi (e altri) per vent'anni. Buttarla sul sessismo (inesistente) è tipico di quando non si hanno argomenti.

giovedì 14 dicembre 2017

Il biotestamento è legge

Ci sono voluti anni, lustri addirittura, perché è noto che nel nostro paese le leggi di civiltà e libertà incontrano da sempre più ostacoli che altrove, ma alla fine abbiamo portato a casa la legge sul biotestamento, grazie alla quale, finalmente, ognuno potrà decidere come gestire l'ultima parte della propria vita. Una legge avversata da chi storicamente si è sempre opposto all'affermazione dei diritti e delle libertà, e cioè la destra e la Chiesa.

Fa paura, la libertà, l'ha sempre fatta, e se non fosse chiaro, tutte le rimostranze di chi in questi anni si è speso pateticamente contro l'affermazione di questo sacrosanto diritto, rimostranze che hanno sempre avuto come pretestuosa motivazione la difesa della vita e/o della persona, erano in realtà volte a impedire l'affermazione di una libertà, perché appunto la libertà ha sempre incusso timore.

Da oggi possiamo dire di essere tutti un pochino più liberi, alla faccia di chi ci vuole lì, sempre con le catene ai piedi. E ai letti d'ospedale.

martedì 12 dicembre 2017

L'intelligenza di Satana



Non è che ci voglia poi molto, eh.

(Invito eventuali lettori cattolici che dovessero passare di qui a non prendersela e considerare la frase qui sopra per quello che è: una battuta. D'altra parte, di fronte a certi assist, come resistere?)

Colpa di Grasso

Pietro Grasso dovrà armarsi di tanta pazienza da qui alle prossime elezioni politiche, perché per quelli del PD lui e il suo movimento sono diventati una specie di nemico pubblico numero uno e i bastoni che cercheranno di mettergli tra le ruote non saranno pochi.

Il bello è che, nella foga di ostacolarlo, i piddini si produrranno inevitabilmente in tragicomiche pantomime tipo quella di oggi sui vitalizi, della cui abolizione si parla da un certo numero di lustri senza che ovviamente si sia mai cavato un ragno dal buco. I motivi sono notoriamente abbastanza intuibili: pubblicamente tutti li vogliono abolire, privatamente tutti se li vogliono tenere.

Oggi, di fronte all'ennesimo affossamento del provvedimento, quelli del PD cosa hanno pensato di fare per cercare di salvare un po' la faccia, ammesso che ci sia ancora qualcosa da salvare? Dare la colpa a Grasso. Un governo che è in carica praticamente da cinque anni e che è ormai arrivato al compimento di una legislatura completa non ha voluto eliminarli e cosa fa? Dà la colpa al Presidente del Senato.

Se il PD manterrà questa foga tafazzista fino a marzo, è probabile che riuscirà a regalare a Liberi e uguali il numero di voti necessari al sorpasso.

lunedì 11 dicembre 2017

Gelicidio

Nella mia immensa ignoranza, pensavo che il termine gelicidio fosse un neologismo, una sorta di petaloso in ambito meteorologico. E invece è un termine che esiste da sempre - oddio, da sempre non so ma comunque già noto - nella lingua italiana. E niente, siamo su questa terra anche per imparare, no?

Grasso (a pelle)

Così, a pelle, e sempre ammesso che alle urne ci vada, il che non è affatto scontato, non mi dispiacerebbe al prossimo giro di giostra elettorale dare il voto a Liberi e uguali. Lo so, in quel mucchio lì c'è anche D'Alema, uno che mi sta sulle balle da quando ho cominciato un po' a interessarmi di politica, ma che alternative ci sono, dal momento che il panorama generale è desolante?
Però, cari Grasso e soci, almeno l'ABC: uno straccio di sito internet con uno straccio di programma metteteli online, giusto per capire bene chi siete e cosa volete fare, eh.

domenica 10 dicembre 2017

Parlando

Negli ultimi giorni mi è capitato di parlare con persone diverse. Alcune sostenevano queste tesi:

- La cura del cancro è stata scoperta già da tempo, la tengono nascosta perché se no la gente vivrebbe troppo e porterebbe il sistema previdenziale e sanitario al collasso.

- Con Trump è finalmente arrivata un'amministrazione che riporterà gli USA agli antichi fasti.

- Nella bolletta della luce c'è una voce più o meno occulta tramite cui lo Stato finanzia lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici.

Una volta mi sarei messo con pazienza a discutere e argomentare, ora lascio correre, non me ne frega più niente, credo dipenda dal fatto che invecchio e non ne ho più voglia.

(Per quanto riguarda i pannelli fotovoltaici, non è totalmente infondata la storia che sostiene il tipo, è solo imprecisa, nel senso che esiste effettivamente una specie di sottovoce, chiamata A3, attraverso la quale viene prelevata una quota destinata a finanziare le agevolazioni di chi acquista e installa pannelli fotovoltaici, ma (a) non è occulta e (b) finanzia tutto il processo, dall'installazione alla dismissione e smaltimento, non solo quest'ultimo.)

sabato 9 dicembre 2017

Como

Ciò che preoccupa di più, almeno a chi scrive, è che nel 2017 ci sia ancora bisogno di manifestazioni di condanna dei numerosissimi rigurgiti neofascisti di cui ogni giorno veniamo a conoscenza.

Sono passati più di settant'anni da quei fatti; un paese normale avrebbe già da tempo metabolizzato, fatto i conti con quell'antica vergogna.

Noi non solo non li abbiamo fatti, ma vivendo prigionieri in un paese in cui la memoria storica si ferma a cosa si è mangiato la sera prima, un paese che considera i libri alla stregua di soprammobili e in cui leader neofascisti vengono addirittura invitati in prima serata nel talk-show, ecco, finché vivremo in un paese così quei conti non li faremo mai.

Stamattina

Stamattina, poco dopo le otto, ho pensato: Che faccio? Vado a fare la mia passeggiata giornaliera o rinuncio? La mia titubanza era dettata dal fatto che dalla finestra vedevo certi nuvoloni avanzare che non promettevano niente di buono. E anche l'app meteo sul cellulare mi consigliava di stare a casa al calduccio.

Prendere su un ombrello? Scomodissimo. Quando si cammina, l'ombrello chiuso da portare appresso è uno degli impicci più fastidiosi che si possano immaginare, senza contare che durante la marcia si impiglia regolarmente nei fili degli auricolari.

Comunque, alla fine, ho rischiato. Auricolari nelle orecchie, giacchetto pesante e via: o la va o la spacca. È andata. Quarantacinque minuti di camminata completamente all'asciutto, con le prime gocce che hanno cominciato a cadere non appena ho messo piede sotto il portico di casa.

Adesso piove a dirotto e sembra pioverà fino a stasera, ma ormai io sono al sicuro, faccia quello che vuole.

giovedì 7 dicembre 2017

Spettacolo



(via Attivissimo)

Tre giorni

A casa, finalmente, dopo una giornata lavorativa di quelle che mi fanno pensare che in una vita precedente devo averla fatta grossa. E adesso tre giorni di relax e cazzeggio libero. Tre giorni per leggere, scrivere, andare a camminare. Anzi, a camminare mi sa di no, ché le previsioni per i prossimi giorni non sono belle. Vorrà dire che mi butterò sui libri. Qua ci si accontenta con poco.

mercoledì 6 dicembre 2017

Un uomo sulla soglia



A Samson Green, 36 anni, stimato professore di letteratura del Novecento alla Columbia University, viene diagnosticato un cancro benigno al cervello che necessita di essere immediatamente rimosso. L'operazione riesce, ma assieme al cancro se ne va parte del bagaglio di memorie che l'uomo ha accumulato nella sua vita, e precisamente il "buco" abbraccia l'arco di tempo che va dai dodici anni alla data dell'operazione.

Al risveglio, Samson si ritrova con una moglie diventata da un giorno all'altro una sconosciuta e una casa e degli amici che non sa più riconoscere. Pure il suo mestiere, che amava tanto, diventa un perfetto sconosciuto. Anna, sua moglie, prova in tutti i modi di sollecitare la sua memoria ma invano. Alla fine lei si arrende e lui se ne va di casa, non sapendo come gestire la convivenza con una donna che non conosce.

È un romanzo toccante e amaro che racchiude, e suggerisce al lettore, più di una riflessione: sulla vita, sulla memoria, sul tempo che passa, sulle relazioni umane. Se volete, segnatevelo, a mio parere merita.

I blog che seguo

I blog di cui Blogger mi invia le notifiche ogni volta che vengono aggiornati, alcuni di questi li vedete nel blogroll qui a destra se visualizzate questo post da pc, sono poco più di quaranta. Quarantadue, mi pare, non ricordo bene. Dovrei andare a controllare ma non ho voglia, e poi in questo momento sto scrivendo col cellulare e accedere alla bacheca di Blogger con Chrome da device mobile non è agevole.

Alcuni di questi blog li seguo da quando ho aperto il mio, undici anni fa circa, altri li ho aggiunti man mano che li ho scoperti. Gli argomenti che trattano i blog che seguo sono i più diversi: informatica, tecnologia, economia, giornalismo, media, attualità, politica, libri, riflessioni personali ecc. Anche la frequenza con cui vengono aggiornati è diversissima. Si va da quelli che vengono aggiornati con cadenza giornaliera a quelli aggiornati con cadenza grosso modo settimanale o anche maggiore.

Alcuni blog sono lì fermi da mesi, altri da anni, come soprammobili pieni di polvere in case disabitate - è la prima similitudine che mi è venuta in mente. Forse i tenutari dei blog pieni di polvere si sono lasciati sedurre dall'avvento dei social, più cool, più immediati, meno impegnativi, e li hanno abbandonati così al loro destino. O forse si sono semplicemente stancati.

I blog che seguo e che ogni giorno, quando rientro dal lavoro, vado a leggere, è un po' come se fossero una specie di famiglia dove ci si conosce tutti. Ad alcuni ci sono anche affezionato. Mi piace andare a vedere cosa hanno scritto di nuovo i tenutari, quali riflessioni o pensieri hanno convertito in bit, quale vicenda ha attirato la loro attenzione spingendoli a scriverci su.

Restando al paragone con la famiglia, è un po' come quando si torna a casa la sera e ci si racconta com'è andata la giornata, quali novità ci sono state e cose così.

Bello.

(...)





lunedì 4 dicembre 2017

Il Salvini minacciato

Il post che ha scritto quell'idiota è da stigmatizzare e da condannare senza appello, naturalmente. Una volta chiarito questo, Salvini non è che può strillare più di tanto, né tanto meno vestire i panni della vittima, per il semplicissimo motivo che se si passa una vita a seminare odio, poi è quello, l'odio, che si raccoglie. Talmente banale che forse ci può arrivare anche lui.

4 dicembre, e siamo ancora tutti vivi

È passato un anno da quando il terrorismo mediatico di stampo renziano aveva pronosticato, in caso di vittoria del No, ogni sciagura possibile e immaginabile, ma le tanto temute cavallette non sono arrivate, gli investitori esteri bene o male osano ancora avventurarsi al di qua delle Alpi, lo spread è buono lì nei suoi parametri di sempre, mentre il PIL - qui Confindustria aveva preconizzato cadute tipo i gravi che Galileo si narra lanciò dalla Torre di Pisa - pare sia addirittura in risalita.

Erano tutte balle, insomma, tipo quella che lui e il suo entourage si sarebbero tolti di torno in caso di sconfitta. Sono ancora tutti lì, come se niente fosse successo, una disgrazia, questa sì, che assomma in sé tutte quelle che non si sono verificate.

domenica 3 dicembre 2017

Bibliomania patologica?

Tranquilli, la bibliomania non è ancora stata inserita nel novero dei comportamenti che creano dipendenza. Cioè, rettifico, leggere può creare dipendenza, e chi scrive ne sa qualcosa, ma l'esperto dice che la lettura "non è imputabile di nessun crimine", almeno finché non sarà dimostrato il contrario. E qua si tira un sospiro di sollievo.

sabato 2 dicembre 2017

La riforma fiscale (già vista) di Trump

La riforma fiscale voluta da Trump che sta per entrare in vigore, che riassumendo brutalmente prevede sostanziosi tagli di tasse ad aziende e persone ricche, è un film già visto durante le amministrazioni Reagan e Bush e ripropone una vecchia ricetta da sempre cara alla destra americana: tagliare le tasse ai ceti più abbienti nella speranza che ciò porti a una crescita dell'economia i cui benefici vadano poi anche a vantaggio dei meno abbienti.

È andata così le volte precedenti? No, questa ricetta ha sempre portato a un vertiginoso aumento delle sperequazioni e della forbice che divide le fasce ricche da quelle povere (la classe media nel frattempo è evaporata). I ricchi diventano numericamente e progressivamente sempre meno ma sempre più ricchi; i poveri diventano sempre di più e sempre più poveri. È sufficiente leggere qualche libro, tipo ad esempio La grande frattura di Joseph Stiglitz, dove queste cose sono spiegate in dettaglio, per rendersene conto.

Trump evidentemente non l'ha letto.

Non è un paese per vecchi



Si potrebbe definire un romanzo sulla decadenza della società, morale, di valori, di ideali, di punti di riferimento, una decadenza generale raccontata partendo dalle vicende criminali e di violenza che vedono contrapposti gruppi di narcotrafficanti a cavallo del confine tra Texas e Messico.

Molto belle le riflessioni dello sceriffo Ed Tom Bell che anticipano ogni capitolo, e molto gradevole anche il tipo di prosa utilizzato da McCarthy: asciutto, immediato, privo di fronzoli e costellato di frasi lapidarie ma ricche di significato e interpretabili in più sensi. Un libro all'apparenza semplice ma che, una volta terminato, lascia parecchi spunti di riflessione su cui indugiare.

Lasciatelo nell'oblio

So che è difficile, ma almeno provateci. So che dare a risalto a ogni sua stronzata, mostrando oltretutto una finta indignazione, porta clic, ma provate una volta per tutte ad avere un sussulto di serietà. Invece di titolare "Salvini shock" ad ogni suo peto orale, parlate d'altro, e riservategli semmai questo titolo in caso dovesse capitare che dica una cosa intelligente.